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Gennaro Costanzo

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Rick and Morty: volume uno, recensione: dalla serie animata al fumetto

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Fin dal principio, fumetto e animazione sono sempre stati strettamente connessi fra loro e personaggi nati per un medium, spesso e volentieri, vengono impiegati anche nell’altro. È per questo assolutamente comune vedere character dei fumetti divenire cartoon e viceversa. Tuttavia, se questa pratica ha funzionato molto bene per quanto riguarda il passaggio da comics ad animazione, l’opposto decisamente meno. È facile ricordare, grazie anche a una diffusione più ampia e capillare, serie animate di successo e di alta fattura tratte dai comics, un po’ meno frequenti sono le serie a fumetti tratte da cartoni animati che hanno mantenuto uno standard qualitativo alto. 

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Uno dei casi migliori, in tal senso, è quello di Topolino e degli altri personaggi Disney che hanno goduto di fumetti di qualità eccellente. In questo caso è facile, anche, individuare come una delle componenti di questo successo sia dovuto al fatto che il fumetto abbia intrapreso una strada totalmente differente e indipendente rispetto ai cartoon, senza dunque scimmiottamenti di sorta. Infatti, uno dei fallimenti maggiori di queste operazioni deriva dal voler replicare la formula proposta nei cartoni animati su carta, non tenendo presente la diversità del medium e cercando di operare una semplice trasposizione della formula originale che risulta però già fallimentare in partenza. Da aggiungere, inoltre, che spesso queste serie a fumetti vengono realizzate col solo scopo di sfruttare il successo del brand e sono affidate a team artistici minori.
All’uscita del volume Panini Comics dedicato a Rick and Morty, la domanda che ci poniamo dunque è: riuscirà questa serie ad essere all’altezza della sua fonte originaria?

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Creata da Justin Roiland e Dan Harmon per Adult Swim (e disponibile su Netflix), Rick and Morty segue le vicende di un impacciato adolescente e di suo nonno, un brillante quanto pazzo scienziato, in una serie di folli e paradossali avventure in altre dimensioni. La serie fantascientifica, ispirata fortemente alla saga di Ritorno al futuro, presenta uno humor nero e trame dense intrecciate fra loro, e si avvale di un’eccellente scrittura. Un prodotto complesso da trasporre su carta, ma che grazie alla Oni Press e agli artisti coinvolti Zac Gorman e CJ Cannon, il risultato non è per nulla negativo.

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Intendiamoci, siamo distanti anni luce dal cartone, e gli autori ce la mettono tutta per riproporre tutti gli stilemi della serie e la sua follia narrativa e creativa. Non a caso, le prova più convincente è rappresentata dai primi 3 albi (di 5) contenuti nel primo volume Panini Comics. Queste storie, infatti, compongono una lunga avventura che consente agli autori di scrivere una trama più complessa e articolata. Le due storie successive, però, mantengono un ottimo livello di originalità, seppur presentano trame condensate in sole 18 tavole. In appendice, troviamo 5 storie brevi da 4 pagine ciascuna che completano la proposta dei comic-book originali.

In attesa dei nuovi episodi, la serie a fumetti di Rick and Morty riesce ad essere un buon surrogato, seppur lontano dai fasti del cartoon. Testi e disegni riescono a riprendere il mood originale dello show e a trasporlo in maniera fedele. Non indispensabile per i fan della serie, ma sicuramente godibile e accattivante grazie anche al prezzo proposto (128 pagine a 12€).

Simone Bianchi annuncia Sharkey the Bounty Hunter di Mark Millar: fumetto e film per Netflix

Simone Bianchi ha da poco annunciato su Facebook, attraverso due video (il primo in italiano, il secondo in inglese) la miniserie di 6 numeri Sharkey the Bounty Hunter. Il fumetto è scritto da Mark Millar per la sua etichetta Millarworld, acquistata lo scorso anno da Netflix. Lo stesso Bianchi ha anche annunciato il film dell'opera sempre per Netflix.

Il primo numero della serie uscirà a febbraio 2019 per la Image Comics. Di seguito potete vedere i due video diffusi dall'artista, il teaser trailer di Netflix e la cover del primo albo.

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Il pesce di lana e altre storie... di Maryjane J. Jane, recensione: ovvero, le follie di Tito Faraci e Sio

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La coppia artistica composta da Tito Faraci e da Sio (al secolo Simone Albrigi) va sempre più consolidandosi grazie sia al loro lavoro svolto in ambito disneyano che per i volumi Feltrinelli (per cui, Faraci, cura la linea editoriale “Comics” dedicata ai fumetti).
Già nel loro precedente lavoro per l’editore milanese, ovvero Le entusiasmanti avventure di Max Middlestone e del suo cane altro trecento metri, i due autori avevano sperimentato col medium dando vita a una folle avventura in cui si alternavo in maniera simmetrica la sceneggiatura di Faraci e le tavole di Sio che travisavano e prendevano “alla lettera” le indicazioni dello sceneggiatore, generando una spirale assurda di nonsense.

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Ed è proprio la comicità nonsense che guida anche il loro nuovo lavoro, ovvero Il pesce di lana e altre storie abbastanza belle (alcune anche molto belle, non tante, solo alcune) di Maryjane J. Jane, in cui due autori mostrano la loro piena sintonia in un altro folle volume che alterna fumetti a testi vari.
L’idea di base è dar vita a un’antologia dei lavori di Maryjane J. Jane, poliedrica autrice nata nel 1873 e morta nel 1973 (un giorno prima che compisse 100 anni, anche se il suo funerale, per un disguido, è stato celebrato alcuni anni prima) che ha dato i natali al fumetto e che ha scritto romanzi, poesie, canzoni, creato invenzioni assurde e fatto tanto altro sempre in anticipo sui tempi durante tutto il ‘900. Solo una piccola precisazione: Maryjane J. Jane non è mai esistita.

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Fin dalla biografia, infatti, i due autori delineano l’assurda vicenda umana e artistica della protagonista, che inventò il fumetto ancora prima di Richard Felton Outcault con il suo celebre Yellow Kid (il suo Blacky & The Feet venne considerato il miglior fumetto al mondo, finché non ne venne creato un altro), che suonò a Woodstock per 8 ore pur avendo composto una sola canzone, e tante altre cose improbabili riportate nel volume.
Faraci e Sio propongono una moltitudine di idee e trovate, cambiando di frequente registro compositivo, passando dalla prosa ai fumetti di continuo. Seguendo le vicende di Maryjane J. Jane per tutto l'arco del '900, dunque, i due autori ironizzano sulle tendenze artistiche dei vari decenni o, semplicemente, prendono di mira generi e stili.
Oltre alle parodie delle strip avventurose alla Dick Tracy, alle avventure di Scooby Doo, alle storie in rima stile “Corriere dei piccoli”, troviamo anche l’intero libro per bambini “Il pesce di lana”, un’intervista all’autrice, un romanzo e un’opera teatrale.

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Feltrinelli Comics propone il volume nella forma tipica di molte sue proposte letterarie, dal tipo di carta utilizzato fino alla grafica di copertina, il tomo è più simile a un libro che a un fumetto, e questo ne amplifica l'eccentricità dando in pasto al lettore un ibrido letterario.
La comicità surreale e spiazzante (nonché spesso demenziale) è il frutto della massima sintonia tra i due autori, Il pesce di lana e altre storie… risulta esilarante e pieno di trovate divertenti che alleggeriscono la lettura del volume grazie alla grande varietà proposta, senza mai scadere in una noiosa e prevedibile ripetitività. Emerge chiaramente quindi il divertimento che hanno provato gli autori stessi nella sua stesura: lo stesso che si prova a leggerlo tutto d'un fiato.

Punisher Collection: Un Barbaro con la Pistola, recensione: la trasferta caraibica del Punitore di Dixon e Buscema

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Un barbaro con la pistola è il secondo volume della collana Punisher Collection ad essere dedicato alla serie Punisher War Zone varata a inizio anni ‘90 quando il personaggio di Frank Castle conobbe la sua massima espansione dopo un periodo vissuto da character secondario, e diversi anni prima del rilancio ad opera di Garth Ennis e Steve Dillon.
Mentre il precedente tomo Zona di Guerra ristampava il ciclo iniziale delle testata, disegnato da John Romita Jr., la nuova proposta presenta i 5 albi che vanno dal numero 26 al 30 realizzati dalla leggenda dei comics John Buscema, qui al suo ultimo lavoro su una serie regolare.

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Ai testi troviamo sempre Chuck Dixon, autore in ascesa che riceverà la sua consacrazione definitiva nello stesso periodo sulle testate della Bat-family alla DC Comics
Lo stile di Dixon non solo è perfetto per il Punitore, l’autore centra bene il personaggio rendendolo umano e credibile senza smussare la sua aura da duro, ma soprattutto ha uno stile di scrittura diretto e asciutto che risulta moderno e attuale ancora oggi, rendendo dunque la lettura in perfetta sintonia con le produzioni più moderne. Le vicende in cui lo sceneggiatore cala il personaggio sono sempre a misura d’uomo, mai eccessive o surreali, e si distinguono per intrecci solidi.

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La storia vede Frank Castle seguire la pista un trafficante d'armi fino a Puerto Dulce, un'isola caraibica pronta ad esplodere per i conflitti rivoluzionari in atto. Giunto sul luogo, la copertura di Frank salta presto e, una volta catturato, verrà imprigionato e mandato ai lavori forzati in una piantagione di zucchero. Lì non avrà vie di fuga e dovrà letteralmente battersi per la sopravvivenza. Fortunatamente, il suo aiutante Microchip - che lo assiste a distanza - convoca Mike “Ice” Phillips, commilitone di Castle ai tempi della guerra in Vietman il cui esordio è avvenuto nella serie bellica The 'Nam. Ice aiuterà Frank a fuggire dalla piantagione e, insieme a Microchip, intraprenderanno un rischioso viaggio di ritorno nella giungla pieno di insidie mortali.

L'avventura ha un ritmo serrato e, seppur senza un fitto intreccio, risulta ricca di pathos e di capovolgimenti di situazione. Dixon riesce a sfruttare bene gli stereotipi dei villain della vicenda riuscendo a renderli convincenti senza caratterizzazioni eccessive. Da sottolineare anche un leggero sotto testo politico che allude a situazioni simile a quella dell'immaginaria Puerto Dulce, con dittature militari, rivoluzioni in atto e popolazione ridotta alla fame.

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Alle matite troviamo John Buscema, disegnatore diventato leggendario per tante opere, in particolare per il suo splendido Conan. Siamo, naturalmente, nella fase finale della sua carriera, il suo tratto è ormai maturo ma la qualità del suo lavoro resta intatta. Il suo Punitore è massiccio e credibile, le tavole presentano una gabbia variabile e risultano sempre molto ariose, con una preferenza per inquadrature ravvicinate.
Nell'ultima delle 5 storie, le rifiniture sono affidate a Tom Palmer e le differenza con le precedenti tavole si nota sopratutto nella rifinitura dei volti e nei tratteggi più irregolari.
La colorazione è quella originale affidata a Kevin Tinsley e risente di tutti i 24 anni della storia ed è lontana da un gusto più moderno. In particolare risulta troppo satura in alcuni frangenti, specie per la scelta dei colori per gli sfondi, mentre migliora decisamente nella parte d'avventura ambientata nella giungla in cui appare più naturale.

Punisher Collection: Un Barbaro con la Pistola recupera un ottimo ciclo del Punitore, scritto da uno degli autori simbolo degli anni '90 e disegnato da una leggenda dei comics, il cui valore aggiunto è quello di essere il suo ultimo lavoro su una testata regolare.

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