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Gennaro Costanzo

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Le grandi storie western, recensione: l'epopea di Rawhide Kid by Lee & Kirby

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È curioso come un genere così profondamente americano come il western sia oggi in patria così trascurato o di come noi italiani lo abbiamo fatto nostro negli anni. Parliamo, naturalmente, di cinema (i celebri Spaghetti Western), ma anche di fumetti, dove il Vecchio West è tutt’oggi amato dal grande pubblico che continua a premiare serie quali Tex su tutte - che ricordiamo essere il fumetto più venduto in Italia - e le diverse proposte che fanno di continuo capolinea in edicola.

Se oggi i comic book americani raccontano ancora in prevalenza gesta di supereroi (ma le proposte alternative sono nettamente aumentate), il western sembra trovare davvero poco spazio. Non era così nelle epoche passate, a cominciare dalla diffusione dei Dime Novels, ovvero racconti popolari proposti a 10 cent (un dime, appunto) che narravano le gesta degli eroi del West a pochi decenni di distanza dagli stessi eventi. La nascita del fumetto, della radio, del cinema e della tv, poi, ha fatto in modo che si attingesse a piene mani da questo genere, spesso anche con crossmedialità notevoli (personaggi declinati su più media o, ad esempio, star del cinema protagoniste di serie a fumetti).

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Riguardo ai comics, il successo dei supereroi negli anni '40 mise un po’ in ombra il genere western, che tornò in auge proprio grazie al declino degli eroi con super-poteri negli anni ’50 e alla crisi del settore dopo la pubblicazione del libro La seduzione degli innocenti, con cui si scatenò una caccia alle streghe contro il fumetto, soprattutto di genere horror o thriller, molto in voga all’epoca.
Il ritorno del fumetto supereroistico, grazie agli eroi Marvel, fece maturare l’intero mondo dei comics grazie agli eroi con super-problemi, influenzando così anche il western, spingendo ad affrontare il genere con maggiore introspezione. In particolare, da tempo, vigeva anche un certo revisionismo che vedeva una maggior attenzione al problema razziale, con i ruoli degli indiani e dei messicani rivisti e non più mostrati come semplici malvagi da sconfiggere. Nonostante questo, il predominio del fumetto supereroistico portò a un lento declino del genere.

In tutto questo movimento, la Marvel (e le sue precedenti incarnazioni Timely e Atlas) ebbe i suoi eroi western con diverse testate ben accolte dal pubblico. Fra questi ricordiamo Kid Colt, Two-Gun Kid, Black Rider e Rawhide Kid. Quest’ultimo, in particolare, il cui nome reale è Johnny Bart, un giovane di sani principi spinto a spostarsi di città in città dopo la morte dello zio Ben da parte di due malviventi (sì, l’espediente verrà ripetuto più avanti da Stan Lee). Per un malinteso, in seguito, Johnny verrà perseguitato dalla legge diventando temuto in tutto il West, nonostante la sua indole pacifica e la sua volontà di far del bene agli altri.
Il personaggio nasce nel 1955 con la prima incarnazione della testata che durerà solo 16 numeri. Riprenderà le pubblicazioni solo nel 1960, proseguendo la numerazione originale, fino al numero 151 del 1979. In questa seconda vita, inizialmente Lee si occupa dei testi insieme a Jack Kirby, con l’artista che resterà a bordo fino all’albo numero 32 del febbraio 1963, quando lascerà per i troppi impegni sulle testate supereroistiche.

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A differenza del precedente volume della collana Panini Comics che sta riproponendo le storie anni ’50 dell’Atlas, dedicato l’horror, in Le Grandi Storie Western si è deciso di selezionare avventure provenienti da una sola collana, appunto Rawhide Kid, escludendo dunque le altre dello stesso genere e di conseguenza gli altri personaggi. Una scelta che rende il titolo del libro un po' fuorviante e non in linea con l'intento originario della collana; dispiace non aver goduto di una panoramica più ampia, e dunque una selezione più antologica. È da comprendere se questa scelta, comunque, sia avvenuta in base alla reperibilità delle avventure originali e alla loro rimasterizzazione in digitale.
Le storie presenti che vedono protagonista Rawhide Kid, sono tutte ad opera di Lee e Kirby, qui per la prima volta insieme su una testata dedicata a un singolo personaggio. Tuttavia, per pochi numeri (il tomo contiene Rawhide Kid #17-28), non viene presentato l’intero ciclo dei due autori, che poteva entrare nella foliazione escludendo la selezione di brevi storie dedicate a protagonisti casuali. Una vero peccato che avrebbe, quantomeno, giustificato la monotematicità della proposta. Inoltre, come per gli altri volumi della collana, non è stata inserita una selezione di storie successive agli anni ’50, che ci avrebbero mostrato incarnazioni più recenti di Rawhide Kid.

Riguardo la qualità delle storie, non aspettatevi le complesse e articolate vicende di Tex (che in genere hanno uno sviluppo superiore alle 300 pagine). Le avventure di Rawhide Kid si svolgono nel giro di 6-7 pagine, come tradizione dell’epoca, ma spesso le storie raddoppiano o triplicano il loro spazio dando vita a una trama più vasta. Nella maggior parte dei casi vediamo il protagonista coinvolto in combattimenti e duelli e, sia il suo modo di agire che il tono stesso delle avventure, più che il western ricordano proprio il genere supereroistico dove tutto si basa sull’abilità del protagonista di superare sfide o uscire da situazioni improbabili. L’intento principale degli autori è quello di sorprendere il lettore mettendo l’eroe in situazioni di inferiorità e mostrare come riuscirà a ribaltare la situazione.
Riguardo la selezione di storie senza fisso protagonista, presenti anche queste nella testata di Rawhide Kid, altro non sono che brevi avventure con tanto di morale finale che cercano di far leva sui buoni sentimenti e sulla netta distinzione fra bene e male e buoni e cattivi.

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Le Grandi Storie Western offre un interessante scorcio sulla produzione di genere firmata Atlas/Marvel di inizio anni ’60, per questo il suo valore storico è notevole, anche in considerazione della rarità del materiale proposto. La presenza di Lee e Kirby garantisce un’ulteriore punto di interesse e una certa qualità di base ad avventure, tuttavia, molto semplici e figlie del loro tempo.

La DC Comics si riorganizza

Secondo quanto riportato da THR, la DC Comics ha licenziato 7 dipendenti nell'ambito di una ristrutturazione volta a concentrarsi maggiormente sulle pubblicazioni. La società si riorganizzerà anche in tre aree, ovvero "Editorial", "Production & Manufacturing" e "Publishing Support Services".

Secondo The Hollywood Reporter, i licenziamenti includono John Cunningham (Senior Vice President of Sales Trade Marketing), Eddie Scannell (Vice President of Consumer Marketing) e Mark Chiarello (Senior Vice President of Art Direction) e rappresentano il 3% della forza lavoro della DC composta da 240 persone.

A partire dalla ristrutturazione, il redattore capo Bob Harras supervisionerà la sezione "Editorial"; Alison Gill rimane responsabile per la parte "Production & Manufacturing" mentre Hank Kanalz gestirà le vendite, il marketing e la promozione per quanto riguarda la "Publishing Support Services". Jim Lee e Dan DiDio manterranno, invece, le loro attuali posizioni.

Altre mosse includono la ristrutturazione di Warner Bros. Consumer Products, con la DC Collectibles che si muove sotto la divisione e un licenziamento del 10% del personale, secondo le fonti di THR.

Nel 2018 ci sono stati già diversi cambiamenti: Diane Nelson si è dimessa dalla sua posizione di Presidente della DC Entertainment a giugno, dopo aver ricoperto la carica dal 2009. Sotto di lei abbiamo avuto le varie fasi The New 52, ​​DC You e DC Rebirth. Nello stesso mese, Geoff Johns si è ritirato dalla sua posizione dirigenziale presso la DC Entertainment per dedicarsi a progetti creativi alla Warner Bros. e alla DC., firmando un accordo esclusivo come produttore e scrittore.

La DC ha così commentato:

"DC sta tornando alle sue radici nel fornire storie epiche con i nostri personaggi, storie e brand di livello mondiale. Essere un editore di narrativa di prim'ordine non passerà mai di moda e intendiamo servire in modo eccellente i nostri fan attuali, fornendo al contempo nuovi contenuti avvincenti che coinvolgeranno ed entusiasmeranno ancora più persone in tutto il mondo. Siate sereni, la vendita di fumetti rimarrà al centro della nostra attività e continuerà ad essere uno dei nostri più grandi punti di forza".

Mercurio Loi chiuderà con il numero 16

L'avventura editoriale di Mercurio Loi, apprezzata serie creata da Alessandro Bilotta, giungerà alla conclusione con il numero 16 in uscita a marzo. Ad annunciarne la fine è lo stesso sito della Sergio Bonelli Editore, che riporta, nelle parole di Michele Masiero:

"Potremmo prenderla con filosofia, affermando che ogni fine corrisponde in fondo a un nuovo inizio, oppure interrogare gli arcani, ricordandoci per esempio che nei tarocchi la carta della Morte significa cambiamento. Potremmo fare i catastrofisti e dare la colpa alla cattiveria (o all'indifferenza, che è pure peggio) del "mercato" o alla crisi del mondo Occidentale (ma non è che quello Orientale se la passi poi meglio). O potremmo essere fatalisti e additare il destino cinico e baro. Oppure, possiamo constatare che siamo arrivati al termine di un bel viaggio e che la strada, semplicemente, si conclude qui. O meglio, no, la strada prosegue, siamo noi a fermarci: non saremo più lì a osservare un perdigiorno che continua a camminare in cerca di... mah, forse nemmeno lui sa bene che cosa."

Masiero aggiunge:

"I sedici numeri (più uno ospitato ne "Le Storie") di Mercurio Loi rappresentano un punto di orgoglio per Sergio Bonelli Editore: la serie e il suo creatore hanno vinto tutto quello che si poteva vincere e ci hanno regalato qualcosa di sorprendente, inaspettato, disturbante, ci hanno fatto riflettere, lasciato interdetti, costringendoci a metterci in gioco continuamente (un gioco raffinato e mai banale). I volumi che continueranno a uscire in libreria rappresenteranno l'occasione per rileggere e riscoprire ciò che ci ha intrigato, ma anche per individuare ciò che ci era sfuggito."

Mercurio Loi aveva fatto il suo esordio sulla collana Le Storie nel 2005 per poi ricevere una serie regolare nel 2017 prima mensile, poi bimestrale.

Di seguito, la copertina dell'ultimo numero ad opera di Manuele Fior.

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Gideon Falls 1, recensione: L'esordio del nuovo horror di Jeff Lemire e Andrea Sorrentino

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Dopo Green Arrow e Old Man Logan, la coppia artistica composta da Jeff Lemire e Andrea Sorrentino torna insieme per un nuovo progetto intitolato Gideon Falls, pubblicato da Image Comics. Per Lemire, si tratta dalla quarta serie creator-owned per l’editore dopo Descender, da poco conclusasi, Plutona e Royal City.

Gideon Falls è il classico “paesino tranquillo” americano, tuttavia la serena comunità cittadina è spesso scossa da eventi truculenti. Un misterioso fienile nero appare di tanto in tanto in un’atmosfera rosso sangue e porta con sé morte e follia. Non tutti, naturalmente, vedono questo spettrale edificio, per alcuni è solo una leggenda, ma diverse persone possono giurare che il fienile è reale. Fra questi, il giovane e paranoico Norton, la cui ossessione a cercare indizi nella spazzatura viene monitorata da una psicanalista, la Dottoressa Xu. O, ancora, il parroco Wilfred, appena giunto a Gideon Falls e subito coinvolto in un terribile omicidio.
A questi personaggi se ne aggiungono diversi altri come lo Sceriffo Miller, scettica a seguire la pista del fienile, e suo padre, il Dottor Sutton, che invece sta dedicando la sua vita alla risoluzione di questo mistero. I due hanno perso rispettivamente il fratello e il figlio e, separatamente, cercano di venire a capo di quel delitto.

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L’horror messo in scena da Lemire e Sorrentino ha un che di lynchiano e rimandi a Lovecraft, ma in realtà Gideon Falls si muove seguendo molti dei topoi del genere: dal paesino maledetto alla casa misteriosa, fino al tipo di indagine (mossa su più piste e condotta da più persone che, immaginiamo, finiranno per intrecciarsi) che condurrà i protagonisti alla verità. La miscela proposta da Lemire, però, è avvincente e sfrutta bene tutte le carte giocate partendo dai personaggi che appaiono credibili e reali, fino a una messa in scena solida e a un ritmo coinvolgente con un crescendo di eventi ben cadenzato. Nonostante, per il momento almeno, lo sceneggiatore sembra battere strade piuttosto sicure, il suo lavoro è convincente.

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Fondamentale è il lavoro di Andrea Sorrentino e del colorista Dave Stewart, capaci di creare la giusta atmosfera orrorifica per i testi di Lemire. Oltre al tratto sottile dell’artista, che modella personaggi altamente espressivi, va sottolineata la sua grande abilità nella costruzione delle tavole, grazie in particolare a soluzioni visive di grande impatto e originali e a una regia assolutamente perfetta. Particolarmente apprezzata è la scelta il voler simulare graficamente i segni da pennarello rosso tipici delle evidenziature fatte su prove e documenti durante le indagini: in diverse tavole, infatti, questo espediente viene utilizzato per focalizzare l’attenzione del lettore e creare transizioni visive.

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Gideon Falls, presentato in Italia in un ottimo cartonato da Bao Publishing, è un solido horror che non deluderà i fan dei due artisti né quelli del genere. Ci attendiamo che le ottime premesse fin qui viste verranno confermate nei prossimi volumi, dove ci aspettiamo anche che la creatività dei due autori porti questo prodotto a distinguersi dagli altri grazie anche a strade meno battute e trovate più personali. Per le sue enormi potenzialità, inoltre, non ci stupirebbe che presto qualche casa di produzione ne metta in cantiere una serie tv.

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