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Ottobre 2026 - Comicus

4 Words About: I Nuovi Dei 2 – Sull’orlo dell’oscurità

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
I Nuovi Dei 2 – Sull’orlo dell’oscurità

Maxiserie stranamente passata quasi sotto silenzio sia negli USA che in Italia, I Nuovi Dei è una nuova perla scritta da Ram V, un autore di cui si parla ancora troppo poco. Per nulla intimorito di confrontarsi con alcuni dei personaggi più celebri creati da Jack Kirby e neppure di modificarne in maniera consistente la mitologia, lo sceneggiatore indiano realizza un’opera affascinante, dal sapore epico, dove miscela abilmente supereroismo e fantascienza, abbracciando a piene mani il sense of wonder con cui il Re amava scolpire i suoi lavori (aiutato in questo dalle evocative tavole di Evan Cagle e Pye Parr, più diversi altri artisti, che hanno illustrato le pagine iniziali di ogni episodio), ma senza replicarne il gigantismo, con lo scopo di favorire una narrazione intrisa di lirismo, necessaria a far emergere la vera anima dei protagonisti. E riguardo questi ultimi, era dai tempi del Mister Miracle di Tom King e Mitch Gerards che non apparivano così ben caratterizzati.

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Dettagli volume
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Ram V, disegni di Evan Cagle, Pye Parr e AA.VV.
Genere: Supereroistico
Formato: 17X26, 144 pp., C., col.
ISBN: 9791221941272
Prezzo: 21€
Voto: 7,5

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Intervista a Deniz Camp: la nuova star dei comics americani, da Ultimates a Absolute Martian Manhunter

Durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, grazie a Panini Comics abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Deniz Camp, astro nascente del fumetto americano e autore dei testi delle acclamate serie Ultimates per la Marvel e Absolute Martian Manhunter per la DC.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.

Intervista a cura di Antonio Ausilio e Luca Tomassini.



Comicus (Antonio): Ciao Deniz, come stai?
Molto bene, grazie

Comicus (Antonio): Stan Lee era solito dire che i fumetti della Marvel mostrano il mondo fuori dalla finestra. Tuttavia, siamo rimasti molto sorpresi dell’esplicito messaggio politico contenuto nelle storie dei tuoi Ultimates. Hai mai avuto problemi a ricevere l’approvazione della Marvel per le tue sceneggiature?
È divertente che tu me lo chieda, perché è la domanda che si fanno tutti: “come è possibile che sia successa una cosa del genere?”. Eppure, in Marvel non ho mai ricevuto quasi nessuna opposizione sulle mie posizioni politiche o sui messaggi politici che ho inserito nell’albo. Mi hanno supportato fin dalla prima proposta che ho presentato loro. È vero, la serie possiede un sottotesto politico, io credo, però, che ormai non sia più possibile fare arte senza politica. Sì, forse il mio messaggio è più “di sinistra” di quanto la gente sia abituata negli Stati Uniti, ma io penso che un numero sempre più crescente di persone sia stanca del sistema, ed è per questa ragione che la serie ha avuto una risonanza così significativa.
Ripeto, in Marvel non mi è mancato il supporto, benché, onestamente, per ogni nuovo episodio mi aspettassi frasi del tipo: “questo non lo puoi fare”, “cosa stai facendo?”. Invece, mi hanno sempre detto: “ottimo, andiamo avanti”, aggiungendo solo minime annotazioni. Questa è la bellezza dell’Universo Ultimate e Wil Moss, l’editor delle serie Ultimate - e uno dei migliori del fumetto americano - ha davvero lasciato sia a me che agli altri sceneggiatori molta libertà. Per questo motivo, gli X-Men di Peach (Peach Momoko, autrice di Ultimate X-Men, ndr) sono completamente diversi dalla mia serie o da quella di John (Jonathan Hickman, sceneggiatore di Ultimate Spider-Man, ndr). Abbiamo la serie di Spider-Man che non somiglia per niente a quella di Wolverine, e così via.

Comicus (Luca): Escluso Children of the Vault, il tuo primo lavoro per Marvel Comics, stai scrivendo serie ambientate in universi alternativi tanto per Marvel (Ultimates) quanto per DC (Absolute Martian Manhunter). Pensi che in futuro lavorerai sulle icone classiche dei due editori oppure preferisci gli universi alternativi per la maggiore libertà creativa che possono offrire?
Adoro gli universi alternativi per la maggiore libertà che possono offrire, ma non è stata una scelta intenzionale da parte mia bensì quello che mi è stato offerto. Ho ricevuto una e-mail in cui mi veniva chiesto se potesse interessarmi scrivere The Ultimates e ho risposto di sì, e la stessa cosa è successa con Absolute Martian Manhunter e la possibilità di scrivere qualcosa per l’Universo Absolute. Il mio prossimo progetto per DC Comics sarà ambientato nella continuity dell’universo principale, cosa che non mi dispiace affatto, è una cosa che richiede un differente insieme di competenze anche se alla fine si tratta sempre di narrazione, quindi adoro lavorare a cose diverse e amo le sfide, sono entusiasta di potermi confrontare con nuove sfide.

Comicus (Antonio): Secondo la nostra opinione, Absolute Martian Manhunter è una delle serie migliori del 2025 e – detto onestamente – anche del 2026, ma in confronto al resto dell’Universo Absolute ci sono alcune differenze. L’aspetto supereroistico non è così evidente, per noi la trama si avvicina più a quella di un thriller psicologico. Erano queste le caratteristiche della serie fin dall’inizio o le hai cambiate successivamente? Nello specifico, considerando l’arte straordinaria di Javier Rodríguez, queste modifiche vengono forse da lui? Giusto per fare un esempio, il fumo delle sigarette o il fumo in generale sembra quasi un personaggio della storia. Hai avuto subito questa idea o forse ti è venuta parlandone con Javi?
L’idea del fumo come metafora e che fosse una cosa attiva viene da me. Innanzitutto, perché tradizionalmente nei fumetti il balloon a forma di fumo è il modo in cui vengono rappresentati i pensieri e poi perché Martian Manhunter è connesso con il fuoco, essendo una sua debolezza. Era una cosa già presente nella mia proposta originale. Tuttavia, l’idea di utilizzare più colori, il modo in cui il fumo “agisce” e sembra “vivo”, provengono da Javi. In pratica, in ogni episodio lavoriamo così: io propongo qualcosa e poi lui la migliora in maniera sostanziale. Se, invece, è lui a fare una proposta, io cerco di fare del mio meglio affinché possa funzionare. La nostra è una vera collaborazione. So che lui fa dei cambiamenti per le giuste ragioni, per cui anch’io mi impegno al massimo per rendere efficaci quelle modifiche. L’intera esperienza sulla serie è stata meravigliosa per me. Ho imparato e sto ancora imparando moltissimo sui fumetti grazie a Javi. A volte dice cose che mi lasciano a bocca aperta, ma che per lui sono semplici, ed è stato un vero piacere vivere tutto ciò sulla serie.

Comicus (Luca): La serie originale di The Ultimates è un grande classico del nuovo millennio, ma nel frattempo il mondo è cambiato molto. È questo il motivo per cui la tua versione è così diversa dall’originale? E in cosa è differente dalla versione di Millar e Hitch?
Quello che ho cercato di fare, quando mi è stato offerto il lavoro, è stato di restare fedele allo spirito di quello che Mark e Bryan avevano fatto con The Ultimates. E quello che hanno fatto è guardare i supereroi Marvel iconici e chiedersi: “Ok, che aspetto ha un supereroe oggi?”
Quello era il periodo post 11 settembre, ovvero un tempo di imperialismo americano, di forza del complesso militare e industriale e di una certa “tracotanza americana”. Così quello che fecero fu prendere questi elementi e usarli per modellare gli Avengers. Quello che c’era prima era finito, e loro resero gli Avengers una sorta di combattenti contro il terrorismo. Ma ora anche quel periodo è finito e le cose sono cambiate molto. Io ovviamente sono uno scrittore diverso da Mark, com’è diversa la mia prospettiva sul mondo di oggi e la mia visione di questi personaggi. Ciò che lui faceva era satira, o almeno in parte. Io invece cercavo un approccio più sincero, più diretto. Volevo guardare e capire: che aspetto ha un supereroe oggi? Che aspetto ha un eroe negli anni 2020? Per me gli eroi sono persone che di solito vengono oppresse – dallo Stato, dal Capitale o da qualunque altra struttura di potere – e che fanno parte di movimenti. Non sono figure dallo spirito individualista e fuori dal comune. Nascono dai movimenti, nascono dal popolo, costruiscono movimenti oppure contribuiscono a costruirli. E non solo oggi: se guardi alla storia, penso che sia sempre stato così. Quindi nella mia versione c’è anche una sorta di rifiuto dell’idea del “grande uomo della storia”, dell’idea che una sola persona possa cambiare tutto. Per quanto riguarda la differenza tra le due versioni, il modo più sintetico in cui la descrivo è questo: negli Ultimates di Mark, i supereroi danno la caccia ai terroristi. Nei miei Ultimates, o meglio nei nostri Ultimates, i supereroi sono i terroristi (o considerati tali, ndr.)

Comicus (Antonio): Panini Comics ha presentato in questa manifestazione Assorted Crisis Events, ma onestamente non abbiamo ancora avuto il tempo di leggere il volume. Puoi parlarcene tu?
In breve, è come se delle persone normali venissero coinvolte in Crisi sulle terre infinite (notissima maxiserie di Marv Wolfman e George Pérez, che nel 1985 azzerò il multiverso DC, ndr), oppure è una sorta di Black Mirror (celebre serie televisiva britannica, della quale nel 2025 è stata rilasciata su Netflix la settima stagione, ndr) in cui il tempo e lo spazio stanno collassando. È una serie antologica, dove ogni episodio è una storia completa, con nuovi personaggi, che devono affrontare questa crisi temporale, la quale si manifesta sempre in maniera differente.
Ad esempio, in un numero una ragazza rimane bloccata in un loop temporale di sessanta secondi, ma per milioni di anni. Poi improvvisamente riesce a uscirne e cerca di riadattarsi alla vita. Ciascuna tavola dell’episodio raffigura un loop, in modo che la narrazione rifletta ciò che sta accadendo ai personaggi, cercando di far provare al lettore le stesse emozioni che provano loro.
In un altro numero, un personaggio attraversa la vita a velocità vertiginosa. Ogni momento della sua esistenza sembra durare uno schiocco di dita e il modo in cui raccontiamo la storia, prova a replicare quella sensazione, con rapidi passaggi da una scena all’altra.
Quindi, protagonisti sempre differenti, che devono fronteggiare diverse manifestazioni della crisi. Le quali, ovviamente, sono anche metafore di ciò con cui io e i miei amici abbiamo a che fare in questo momento.

Comicus (Luca): Come puoi vedere dalla maglietta che indosso, sono un grande fan dei Fantastici Quattro e della tua versione di Reed Richards che, nell’ Ultimate Universe, veste i panni di Ultimate Doom. Credo che Destino sia il personaggio più umano e tragico di tutta la serie, a causa del dolore e della sofferenza che prova per la consapevolezza delle opportunità di vita che gli sono state sottratte. Prova costantemente a riportare le lancette dell’orologio indietro, che è una cosa molto umana. Qual è il motivo della scelta di questa caratterizzazione del personaggio, che adoro?
Come sapete, l’idea di far vestire i panni di Destino a Reed Richards è di Jonathan Hickman, che lo ha reso una figura tormentata dalle macchinazioni del Creatore e che odia sé stesso così tanto da aver torturato il proprio io per chissà quanto tempo. Io volevo semplicemente portare avanti quell’idea. Per me è diventato il protagonista di una tragedia struggente, con al centro tutto quello che gli manca e tutto quello che sarebbe dovuto essere. E questo, per me, è il vero tema dell’intero universo che Jonathan ha costruito. Credo che lui stesse cercando di distillare quella sensazione che molte persone della mia generazione provano, cioè che ci era stato promesso un futuro migliore e più luminoso, con la certezza che ogni generazione sarebbe stata più sana, più felice e più giusta della precedente, come abbiamo sempre pensato crescendo. E questa cosa non si è realizzata. Non credo si sia realizzata affatto. Penso che molte persone stiano molto peggio oggi rispetto a prima. La sensazione generale è che ci sia stato tolto qualcosa. E quindi Destino è la versione definitiva di tutto questo. Tutti gli Ultimates portano dentro questa sensazione, ma Destino ne è l’incarnazione assoluta. È letteralmente perseguitato dai fantasmi di tutto ciò che non è mai stato, da quei Fantastici Quattro che non sono mai esistiti. Non solo gli è stato strappato via tutto quello che lo definiva, ma è stato anche torturato per un tempo infinito. Gli è stata strappata via perfino quella parte di sé che amava la scoperta scientifica. Gli è stato tolto tutto. Eppure, nonostante tutto quello che gli è stato portato via, continuiamo ad essere testimoni del suo eroismo. Continua a salvare le persone. Continua a preoccuparsi per gli altri. E adoro questa cosa. La adoro. Ho sempre amato Reed Richards come personaggio, ma mi sono davvero innamorato di Destino. È uno dei personaggi che preferisco scrivere.

Comicus (Antonio): Lo stile di Ultimate Endgame è piuttosto diverso da quello di altre tue serie. Contiene diversi elementi rintracciabili negli albi sceneggiati da Jonathan Hickman. Hai discusso il progetto con lui, decidendo, poi, di mantenere vari aspetti della sua scrittura?
Io e John ne abbiamo parlato brevemente. Gli ho descritto le mie idee, anche se, di base, ho dovuto solo collegare tutti i fili narrativi da lui impostati. Dovevo, per esempio, occuparmi del Creatore nella Città e di ciò che proveniva da Ultimate Invasion, la sua run originale, tipo la vicenda relativa a Kang. Dovevo, insomma, rendere giustizia alla sua storia, all’universo da lui creato. Endgame parla sostanzialmente di questo. Ultimates, invece, racconta una ribellione. La rivoluzione sorta in Ultimates è nata dalle mie idee per la serie. Non faceva affatto parte del piano iniziale di John.

Comicus (Luca): Qualche anticipazione su progetti per l’immediato futuro? Qualcosa di cui ci puoi parlare?
Ancora no, però posso dire che c’è qualcosa in arrivo per la DC che probabilmente verrà annunciato al San Diego Comic-Con o in un’altra occasione del genere. E ne sono molto entusiasta. È il mio prossimo progetto con Javier Rodriguez dopo Absolute Martian Manhunter. E siamo molto emozionati. Io ho già iniziato a scriverlo. Lui non ha ancora iniziato a disegnarlo perché sta ancora finendo Absolute Martian Manhunter, ma spero che verrà fuori qualcosa di grandioso.

Grazie Deniz, è stato un piacere.

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Il teaser trailer di Hexe: Il Regno delle Streghe, il nuovo classico Disney

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È stato diffuso il primo trailer e il poster di Hexe: Il Regno delle Streghe, il 65° lungometraggio animato dei Walt Disney Animation Studios, che arriverà nelle sale italiane il 26 novembre. Potete vedere il filmato qui di seguito mentre, nella gallery in basso, trovate le prime immagini diffuse. 

OHIO INTL TEASER ITALY

A Hailee Steinfeld e Rashida Jones, già annunciate nel cast vocale originale, si aggiungono Tracey Ullman, vincitrice di sette Emmy Award® (The Tracey Ullman Show, Tracey Takes On…, Pallottole su Broadway, Robin Hood – Un uomo in calzamaglia), che presta la voce alla penna d’oca incantata Ms. Quill, e Stephen Fry (The Interrogator, la trilogia de Lo Hobbit, Gosford Park, Jeeves and Wooster, V per Vendetta) nel ruolo del diario magico Elias Quire.

Il trailer presenta Billie, un’adolescente impulsiva e anticonformista, e sua madre Alice, una donna molto prudente. Quando Billie scatena accidentalmente dei segreti poteri magici, viene catapultata fuori dalla periferia in cui vive in un regno magico chiamato Hexe, dove viene accolta da Ms. Quill e da Elias Quire. Man mano che il viaggio ricco di colpi di scena di Billie prende forma, la ragazza scopre misteri di famiglia che potrebbero cambiare per sempre il mondo magico delle streghe.

La regista Fawn Veerasunthorn ha dichiarato: “Intorno a Billie si sta verificando un fenomeno meravigliosamente strano, qualcosa che lei non riesce a spiegare. È una persona che si è sempre sentita fuori posto nella propria vita, e solo lasciandosi alle spalle il suo mondo normale ed entrando in un mondo nascosto di folle e scatenata magia inizia a capire se stessa”.

“Hexe è il luogo in cui Billie inizia a sentirsi davvero vista per la prima volta nella sua vita”, ha affermato il regista Jason Hand. “Si imbarca in un viaggio alla scoperta di sé che le rivela un forte legame con la magia e, in questo percorso, porta alla luce segreti a lungo nascosti sulla sua famiglia”.

Il film Disney Hexe: Il Regno delle Streghe è diretto da Fawn Veerasunthorn e Jason Hand, con la co-regia di Josie Trinidad e prodotto da Roy Conli e Yvett Merino. Il film arriverà nelle sale italiane il 26 novembre 2026.

WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS
Coniugando maestria artistica e narrativa con una tecnologia all’avanguardia, i Walt Disney Animation Studios sono uno studio di animazione guidato da filmmaker, che hanno creato alcuni dei film più amati di sempre. Disney Animation continua a consolidare la sua ricca eredità di innovazione e creatività, dal primo lungometraggio interamente animato, Biancaneve e i sette nani del 1937, al film numero uno di tutti i tempi dello studio, Zootropolis 2 del 2025. Tra le creazioni senza tempo dello studio ci sono Pinocchio, La Bella Addormentata nel Bosco, Il Libro della Giungla, La Sirenetta, Il Re Leone, Frozen, Oceania ed Encanto.

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4 Words About: Krypto: L'Ultimo Cane di Krypton

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Krypto: L'Ultimo Cane di Krypton

Che cosa è successo a Krypto, il cane di Superman, da quando ha lasciato il suo pianeta d’origine fino al ricongiungimento con Kal? È questa la domanda a cui Ryan North risponde in questa saga di cinque albi raccolta in volume, disponibile in concomitanza con il film dedicato a Supergirl, nel quale il super-cane avrà un ruolo centrale.
Ogni episodio racconta una tappa della travagliata odissea di Krypto, tra momenti difficili, incontri improbabili e atti di coraggio. North, però, nel tentativo di costruire una vicenda dai toni drammatici, scivola spesso nel banale e nel melenso, dando vita a un’opera superficiale e ripetitiva nel proporre nuove sfide al protagonista e che, in più occasioni, richiede al lettore una notevole sospensione dell’incredulità.
Nulla da eccepire, invece, sull’ottima prova di Mike Norton, bravissimo nel far “recitare” il protagonista della storia: le sue tavole sono l’elemento che più di ogni altro contribuisce a valorizzare l’opera.

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Dettagli volume 
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Ryan North, disegni di Mike Norton, colori di Ian Herring
Genere: Supereroistico
Formato: 17X26, 120 pp., C., col.
ISBN: 9791221941296
Prezzo: 20 €
Voto: 5

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Spider-Man: Brand New Day: il secondo trailer ufficiale

  • Pubblicato in Screen

È stato diffuso il secondo trailer ufficiale di Spider-Man: Brand New Day, il quarto film della saga Sony e Marvel con protagonista Tom Holland al cinema dal 29 luglio. Potete vederlo qui di seguito. 

Dopo lo straordinario successo mondiale di Spider-Man: No Way Home, Spider-Man: Brand New Day segna un capitolo completamente nuovo per Peter Parker e Spider-Man. Sono passati quattro anni dagli eventi di No Way Home, e Peter è ora un adulto che vive in completa solitudine, avendo volontariamente cancellato se stesso dalla vita e dai ricordi di chi ama. Combattendo il crimine in una New York che non conosce più il suo nome, si è dedicato interamente alla protezione della sua città - uno Spider-Man a tempo pieno - ma con l'intensificarsi delle sue responsabilità, la pressione scatena una sorprendente evoluzione fisica che mette a repentaglio la sua stessa esistenza, mentre una nuova e misteriosa serie di crimini dà origine a una delle minacce più pericolose che abbia mai affrontato.

Spider-Man: Brand New Day è diretto da Destin Daniel Cretton e ha per protagonisti Tom Holland, Zendaya,Sadie Sink, Jacob Batalon, Jon Bernthal,Tramell Tillman, Michael Mando e Mark Ruffalo

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Toy Story 5, recensione: tradizione e tecnologia nel mondo dei giocattoli

  • Pubblicato in Toon

Fa uno strano effetto tornare al cinema per un nuovo capitolo di Toy Story, soprattutto a chi, come noi, era già piuttosto grandicello all’uscita italiana del film capostipite, ben trenta anni fa. Se Woody, Buzz e compagnia riuscissero ancora a portare in sala un numero consistente di persone, in un periodo storico in cui Hollywood sembra sprofondata in una crisi irreversibile, dove sono in particolare i franchise più famosi a soffrire maggiormente (vedi, per esempio, il parziale flop di The Mandalorian and Grogu, e la progressiva perdita di interesse verso i cinecomic) la cosa avrebbe quasi del miracoloso. Eppure, le prime proiezioni sugli incassi americani sono molto incoraggianti e confermano il trend positivo segnato dal successo dei sequel di Inside Out e Zootropolis o di trasposizioni in live action come Lilo & Stich, che hanno spinto altre case cinematografiche a seguire una strategia analoga (la Dreamworks Animation ha programmato per il 2027 l’arrivo su grande schermo di Shrek 5 e la Illumination/Universal uscirà a breve con il terzo lungometraggio dei Minions).

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Ma, a dispetto di queste confortanti previsioni commerciali, sarebbe una bugia dire di non essere stati attraversati dal dubbio che la pellicola non avesse niente di nuovo da raccontare, in special modo dopo aver appreso che la Pixar aveva deciso di affidare regia e sceneggiatura al veterano Andrew Stanton (il quale, in forme differenti, ha partecipato alla scrittura di tutti e quattro i capitoli precedenti). Una scelta conservativa che se da un lato testimonia l’intenzione dello studio californiano di non volersi avventurare in rischiose “innovazioni”, puntando tutto su un autore a cui sono da ascrivere alcuni dei suoi più grandi successi (basti citare, Monsters & Co., WALL-E e Alla ricerca di Nemo), dall’altro non può non far temere la possibile reiterazione di tematiche già ampiamente esplorate nei primi film. Forse è per questo che a Stanton è stata affiancata, sia alla regia che alla sceneggiatura, la giovane Kenna Harris, la quale non può ancora vantare il curriculum dell’illustre collega, ma è, di sicuro, in grado di comprendere meglio gli interessi del pubblico di oggi.

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In realtà, nella pellicola, tale contrasto tra visioni apparentemente diverse si nota appena, sebbene la prima parte faccia fatica a ingranare e soffra di una certa prevedibilità, perché troppo concentrata sulla rivalità tra i giocattoli tradizionali e il tablet Lilypad, in principio caratterizzato per risultare irrimediabilmente antipatico agli spettatori. D’altro canto, senza grossi preamboli e in maniera diretta, il tema del film si rivela subito essere la contrapposizione tra la funzione socializzante e immaginifica svolta da pupazzi di pezza e soldatini di plastica e l’alienazione provocata dall’uso eccessivo di giochi tecnologici. Una critica che suona paradossale per un’azienda che ha basato la sua fortuna sull’impiego rivoluzionario della computer grafica nell’animazione, che, però, progressivamente, assume un significato differente, quando, in modo molto schietto, l’accusa prende di mira il cyberbullismo e la dipendenza patologica di tanti adulti verso i propri gadget elettronici. Un messaggio indubbiamente non originale, affrontato, tuttavia, senza retorica e dispiegando il meglio che la Pixar ha saputo regalare al suo pubblico in oltre tre decenni di attività. Nel momento in cui questo succede, il film cambia volto e le incertezze iniziali scompaiono del tutto. La vicenda diventa finalmente coinvolgente, lasciando maggiore spazio alle avventurose peripezie degli improbabili eroi della pellicola. In più, nostalgia e buoni sentimenti emergono nei tempi giusti e in maniera non invasiva, culminando in un finale inevitabilmente consolatorio, ma per nulla dissonante con la storia raccontata. Oltretutto, presumibilmente per smorzare la sensazione di déjà vu, Stanton e la Harris concedono le luci della ribalta a Jessie, vera protagonista del film, confinando Buzz (che è, comunque, al centro degli intermezzi più divertenti) e principalmente Woody nelle retrovie.

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Per il resto, non stupisce l’ottima caratterizzazione dei personaggi, i bambini in particolare, da sempre un punto di forza della Pixar, che, però, non deve mai essere dato per scontato. Così come è giusto sottolineare – per quanto possa sembrare ovvio - l’altissimo livello dell’animazione, incredibilmente fluida e di una perfezione tecnica disarmante (in alcune scene i capelli di Jessie e la trama della stoffa di cui è rivestito il suo cavallo Bullseye raggiungono un grado di realismo sbalorditivo). Abbiamo anche apprezzato che nei passaggi dove bisognava trasferire in immagini le fantasie dei piccoli protagonisti, la rappresentazione dei personaggi fosse affine a quella dei bozzetti preparatori utilizzati come character design e negli storyboard. Un’idea verosimilmente da attribuire alla Harris, che ha cominciato la sua carriera alla Disney proprio con quella mansione, ma che vuole pure stabilire un parallelismo tra l’inventiva stimolata dai giocattoli e la creatività messa in campo dai tanti (e spesso anonimi) artisti coinvolti nella realizzazione del lungometraggio.

Insomma, benché Toy Story 5 non raggiunga le vette di eccellenza dei primi tre capitoli della saga, i suoi autori sono riusciti ancora una volta a sorprenderci (e – ammettiamolo – anche a commuoverci) mostrandosi capaci di far convivere attualità e tradizione, senza apparire ripetitivi. E questo non è di sicuro un merito da poco.

Voto: 7,5

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Comic(US) Book #12: Absolute, le ripartenze di Hulk e Batman e la fine di Un mondo sotto Destino

  • Pubblicato in Focus

Dodicesima puntata di Comic(US) Book, in cui diamo spazio a varie serie Absolute, che mancavano da un po’ di tempo nella rubrica. Poi, terminano Un mondo sotto Destino e Ultimate X-Men, Hulk diventa “infernale” e inizia il Batman di Matt Fraction e Jorge Giménez, una delle hit della DC del momento.

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Un mondo sotto Destino capitolo 9: la bianca vela della sua anima
Si conclude questo lunghissimo maxievento, i cui strascichi saranno visibili già a partire dai prossimi mesi (si spera con mani più capaci di quelle di Ryan North). Poche le promesse mantenute rispetto alle intenzioni iniziali, compreso il finale, il quale ci lascia una forte sensazione di incompiutezza (che ha attraversato un po’ tutti i capitoli). Lo scrittore canadese non dà proprio l’impressione di essere in grado di raccontare un dramma in maniera emotivamente coinvolgente, così come sono troppo rapide (e soltanto in apparenza imprevedibili) le conseguenze derivate dalla caduta di Destino.
Anche R.B. Silva ci è sembrato meno incisivo del solito, con tavole anonime, che trovano la loro ragion d’essere solo nei colori di David Curiel.
Voto: 5

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Il mortale Thor 4 (Thor 320)

Una lieta storia di Asgard
Al Ewing si prende una pausa dalle vicende terrene di Sigurd Jarlson (e per l’occasione Pascual Ferry viene sostituito ai disegni da Juann Cabal, il cui stile, per quanto semplice e lineare, si adatta piuttosto bene agli scenari fantasy asgardiani) ed esibisce un’insospettabile dimestichezza nel raccontare, con il tono giusto, di Magni (il figlio dell’Incantatrice e del Thor di una dimensione alternativa) e degli altri Aesir. Un intermezzo solo in apparenza secondario, che sembra preannunciare un futuro alquanto intrigante per la serie.
Voto: 7

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L’infernale Hulk 1 (Hulk 136)

Hulk – Ascesa
E così alla fine Phillip Kennedy Johnson è riuscito nel suo intento, trasformando il Golia Verde (che ora in realtà sfoggia un colore grigio-viola) nel personaggio che aveva in mente sin dall’inizio, il quale con l’alter ego di Bruce Banner c’entra poco o nulla (tanto da separarli nel vero senso della parola). Dove voglia andare a parare non è molto chiaro. Per il momento, lo scrittore americano sembra semplicemente compiaciuto di dare libero sfogo a efferatezze senza limiti e di promuovere una deriva horror con forti ascendenze lovecraftiane. Su entrambi gli aspetti, non è da trascurare il contributo di Nic Klein, che non si risparmia nel mostrarci dettagli sgradevoli e scenari allucinati.
Troppo facile, tuttavia, prendere una strada di questo tipo, quando sul protagonista non si ha niente da dire.
Voto: 5

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Ingloriosa X-Force 1 (X-Force 67)

X-force – Una forza inevitabile
Riparte da uno X-Force, questa volta con l’appellativo “ingloriosa”, a testimoniare probabilmente l’agire del team ai limiti della legittimità e lontano dalla luce dei riflettori. Tim Seeley pare voler riportare la serie alle sue radici storiche, ma, per ora, benché la trama mostri di poter offrire sviluppi interessanti, i membri scelti da Cable ci sembrano male assortiti (soprattutto Miss Marvel, difficilmente associabile a un gruppo paramilitare). Inoltre, gli eventi scorrono con poco ritmo, anche a causa dei disegni piuttosto statici di Michael Sta. Maria, il quale, non di rado, manifesta una totale incapacità nell’infondere un minimo di espressività nei personaggi.
Una sufficienza stiracchiata, in attesa dei prossimi numeri.
Voto: 6

MUUXM024ISBN 0
Ultimate X-Men 24

X-Men - Ventiquattro
Termina la sua corsa la versione ultimate degli X-Men. Giudicare un’opera di questo tipo resta un’impresa piuttosto ardua e il fatto che, come già notato con le serie di Spider-Man e Black Panther, più che a un finale programmato, ci è sembrato di assistere a un’interruzione improvvisa delle trame (non si capisce altrimenti perché introdurre due nuovi personaggi proprio nell’episodio conclusivo e non risolvere varie questioni portate avanti nei numeri precedenti), arrivare a una valutazione precisa diventa davvero complesso. Come vedremo, le vicende di Maystorm e compagnia sono destinate a proseguire su Ultimate Endgame, che, però, rimane sostanzialmente un lavoro di Deniz Camp, pertanto, è difficile immaginare un ruolo reale delle mutanti nipponiche all’interno della saga.
A ogni modo, dobbiamo ammettere che la curiosità con cui abbiamo accolto questo stravagante esperimento di fusione tra un manga e un comic book supereroistico ha progressivamente lasciato spazio alla noia. Apprezziamo il fatto che Peach Momoko abbia brillantemente trovato la maniera di ridefinire gli Homo Superior di Terra 616, senza tradirne l’essenza, tuttavia, il suo tratto non si è dimostrato adeguato alle scene d’azione o a infondere il ritmo che un fumetto del genere richiederebbe. I suoi X-Men sono parsi semplicemente gli attori di un dramma adolescenziale, condito con un po’ di horror e superpoteri, decisamente lontano dalle atmosfere di un albo americano.
Non sappiamo se l’intenzione della Marvel fosse quella di spingere qualche appassionato di manga ad avvicinarsi ai suoi comic book tradizionali. Ma nel caso, siamo abbastanza sicuri che il tentativo sia andato a vuoto.
Voto: 6

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Ultimate Endgame 3

Tre
Prosegue la battaglia contro il Creatore all’interno della Città e nuovi combattenti (le mutanti di Hi No Kuni, in particolare) si aggiungono alla lotta. Deniz Camp non sempre riesce a gestire in maniera coerente tutti i personaggi coinvolti, ma ci regala colpi di scena a ripetizione, ingegnosi paradossi spazio-temporali (con ulteriori rivelazioni sul legame tra Iron Lad e Kang) e un finale struggente, il quale, però, potrebbe essere solo un subdolo trabocchetto per depistare i lettori, dato che sulle pagine di Ultimates abbiamo già visto qualcosa di simile. A ogni modo, le sorprese sembrano ben lungi dall’essere terminate, con i due Reed Richards a fare da ago della bilancia.
Disegni di Jonas Scharf e dei coniugi Dodson di qualità molto altalenante, che contrastano non poco con la bellissima immagine di copertina realizzata da Mark Brooks.
Voto: 7

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Batman 1 (126)

Batman - Colori immensi nell’oscurità e Robin in gita sul furgone
Anche solo limitandoci al fandom americano, l’inizio della gestione di Matt Fraction e Jorge Jiménez su Batman è stato uno degli avvenimenti fumettistici più chiacchierati degli ultimi mesi. Non tanto per le vendite altisonanti del primo numero, ma per il deciso cambio di approccio al personaggio voluto dallo scrittore statunitense. Fraction ha pensato di riportare il Guardiano di Gotham City alle atmosfere molto meno cupe che caratterizzavano le sue storie, prima che Frank Miller recuperasse quell’oscurità con cui Bill Finger lo aveva immaginato in origine e che gli è rimasta cucita addosso – anche a seguito della sua rappresentazione cinematografica – fino a oggi. Ecco, quindi, trame che, senza perdere di drammaticità, ostentano una maggiore leggerezza, un significativo incremento dell’aspetto avventuroso (in stile James Bond, vista l’abbondanza di particolari con cui vengono descritti i “gadget tecnologici” dell’Uomo Pipistrello), scaramucce verbali tra i protagonisti, che portano un po’ di allegria nel racconto e un generale clima più spensierato, il quale, tuttavia, non deve essere inteso come un deragliamento della serie all’insegna della superficialità.
I due episodi presenti in questo nuovo numero uno sono contraddistinti da una sceneggiatura solida e articolata, che affonda nella mitologia della Bat Family, ma rivela ancora poco di quello che gli autori hanno in serbo per i lettori nelle prossime storie, limitandosi a non rinnegare gli sconvolgimenti attuati da chi li ha preceduti (vedi, per esempio, Vandal Savage a capo della polizia cittadina).
Naturalmente, una variazione così drastica nel registro narrativo non poteva non essere accompagnata pure da una raffigurazione differente dei personaggi e della stessa Gotham City, improvvisamente luminosi e colorati (con annesso cambio di costume da parte di Batman), esaltata da un Jorge Jiménez in forma smagliante, visibilmente entusiasta di esibirsi in tavole spettacolari, ricche di azione e di immagini già diventate iconiche.
Voto: 7,5

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DC K.O. 1 (DC Crossover 49)

DC K.O. – Capitolo uno: sul ring
Diamo atto a Scott Snyder che, nonostante l’assurdità dell’evento in sé, si sia almeno impegnato a fornire delle premesse credibili, che possano rendere più digeribile quella che resta, di fatto, l’ennesima, colossale scazzottata tra eroi e criminali della Terra, necessaria, nel caso specifico, a definire il campione che sfiderà Darkseid per impedirgli di mettere fine all’esistenza nell’intero universo. Nei capitoli successivi, quando inizierà realmente il torneo, ai lettori verrà richiesta una gigantesca sospensione dell’incredulità, per potersi godere la storia. Per ora, invece, sono da apprezzare i siparietti “domestici” tra Superman, Batman e Wonder Woman, il sottile umorismo di alcuni passaggi, che svelano il bonario intento goliardico dell’operazione e i bei disegni di Javi Fernández e Xermánico, i quali, sebbene entrambi non posseggano un tratto dinamico, riescono a infondere la giusta energia al racconto.
Voto: 6,5
DC K.O. Knightfight – Capitolo uno
Tie-in di DC K.O. che si preannuncia decisamente più interessante della miniserie principale. Forse, mostrare l’ennesima realtà alternativa è una soluzione un po’ scontata, ma si tratta di un topos narrativo a cui il fumetto supereroistico non vuole proprio rinunciare, dato che garantisce una maggiore libertà creativa e la possibilità di esplorare in maniera imprevedibile le caratteristiche di base dei vari personaggi. Almeno questa sembra l’intenzione di Joshua Williamson, qui affiancato da Dan Mora, diventato ormai (e non potrebbe essere altrimenti) l’artista di riferimento in casa DC.
Voto: 7

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Justice League Unlimited 13

Justice League – Senza titolo
Forse non tutti ricordano che il terreno a DC K.O. è stato preparato fin dall’inizio del periodo “All In”, al termine di Absolute Power, per cui Scott Snyder, nell’imbastire il maxievento, ha potuto beneficiare dell’aiuto, per nulla marginale, di Mark Waid e Joshua Williamson. Proprio il secondo è l’autore dei testi dello special ospitato in questo numero di Justice League Unlimited, dove Doomsday/Time Trapper e Booster Gold (con il contributo di Flash) riannodano ogni filo delle trame sparse sulle varie testate DC nell’ultimo anno, per farle convergere verso la saga principale. Il tutto inframmezzato da un flashback ambientato su Krypton, diverso tempo prima della sua distruzione, che getta nuova luce sul passato del pianeta nativo di Superman.
Perché la DC abbia, poi, scelto di snaturare queste premesse promettenti in un crossover fracassone e superficiale resta onestamente un mistero.
Molto buoni i plastici disegni di Yasmine Putri e Cian Tormey.
Voto: 7

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Absolute Flash 8

Flash – Vita e morte di Barry Allen
Dopo otto numeri possiamo tranquillamente affermare che la versione absolute di Flash è una delle meno riuscite tra tutte quelle che hanno già esordito nella nuova linea editoriale. Jeff Lemire ha volutamente indirizzato la serie verso un pubblico più giovane, ma così facendo a risentirne è stata la sua scrittura, diventata scialba, prevedibile e contraddistinta da dialoghi senza spessore. Stessa cosa per quanto riguarda i personaggi, che appaiono persino meno interessanti delle loro controparti classiche. Un clamoroso abbaglio preso dall’autore canadese (con la probabile complicità dei supervisori della DC), il quale ha, a torto, pensato che i teenager non siano capaci di apprezzare sceneggiature mature e maggiormente stratificate. Non è un caso che proprio l’episodio di questo numero si sia dimostrato uno dei migliori della serie, non solo per i disegni di Travis Moore (che non sono niente di trascendentale, eppure di un livello più alto di quelli di Nick Robles, il titolare della testata), ma anche perché la trama si concentra sul passato di alcuni comprimari, lasciando da parte l’anonimo protagonista.
Voto: 6

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Absolute Lanterna Verde 8

Lanterna Verde – Sojourner
Se Absolute Flash ha deluso le aspettative, non si può certo dire che Absolute Lanterna Verde le abbia mantenute. Anzi, in vari elementi questa serie si è rivelata anche peggiore di quella del Velocista Scarlatto. Per cominciare, Al Ewing, nel tentativo di rendere la vicenda meno scontata, si è perso in una ridefinizione confusa e troppo criptica dello spettro emozionale che, nell’universo DC classico, dà origine ai “colori” delle diverse lanterne. Alcuni personaggi (Hector Hammond su tutti) sono stati caratterizzati in maniera grossolana ed eccessivamente sopra le righe. Inoltre, i misteri sono diventati così tanti, da appesantire una narrazione già resa ostica dal desiderio dello sceneggiatore britannico di voler far convivere a ogni costo horror e fantascienza.
A questo bisogna aggiungere i disegni davvero modesti di Jahnoy Lindsay, il cui tratto cerca di ibridizzare, con risultati molto discutibili, l’iconografia manga (Hal Jordan in particolare, francamente inguardabile) con quella supereroistica.
Voto: 5

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Absolute Martian Manhunter 8

Martian Manhunter – Senza titolo
Terminato lo scontro tra il Marziano Verde e il Marziano Bianco (che, come sappiamo, avrebbe dovuto corrispondere anche al finale della miniserie, prima che la DC, visto il successo di pubblico e critica, decidesse di prolungarla di altri sei numeri), Deniz Camp e Javier Rodríguez proseguono il loro trip lisergico all’interno delle menti dei protagonisti, aggiungendo alla psichedelia fin qui dominante nelle illustrazioni, nuove suggestioni visive, nelle quali pure le onomatopee acquisiscono un’importanza fondamentale nella costruzione delle tavole. Sogno e realtà sono sempre più indistinguibili, e la vicenda - dove Camp sceglie anche di inserire varie denunce politico-sociali, con cui è solito caratterizzare molti dei suoi lavori - pur procedendo senza un vero filo conduttore, resta altamente affascinante.
Una lettura irrinunciabile.
Voto: 8

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Absolute Superman 13

Superman – La battaglia per il Kansas parte due: stato libero di Smallville
Dopo un inizio molto incoraggiante, Jason Aaron ha dato l’impressione di non saper bene come proseguire la serie, cominciando a prendere strade decisamente più convenzionali. Negli ultimi numeri la qualità dei suoi testi è sembrata di nuovo in crescita, ma le tematiche affrontate nei primi episodi, con un Kal-El in versione “proletaria”, paiono essere state messe da parte. Il suo Superman ha gradualmente assunto un profilo conforme alla tradizione del personaggio e l’arrivo in pianta stabile di Ra’s al Ghul nelle storie, sebbene ne irrobustisca la componente avventurosa (con in aggiunta un significativo incremento del tasso di violenza) allontana la possibilità di un ritorno alle origini. 
Un’evoluzione narrativa che, comunque, ben si concilia con il tratto classicheggiante di Rafa Sandoval.
Voto: 6,5

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Il teaser trailer ufficiale di Shrek 5

  • Pubblicato in Toon

Universal Pictures e Dreamworks hanno diffuso il teaser trailer per Shrek 5 in uscita nell'estate del 2027. Potete vedere il filmato qui di seguito.

"La prossima estate, DreamWorks Animation vi invita a prendere parte a un’emozionante e magica avventura in una delle più amate franchise animate al mondo: Shrek 5.

La leggenda comica Mike Myers, il candidato al Premio Oscar® Eddie Murphy e Cameron Diaz tornano nei loro celebri ruoli di Shrek, Ciuchino e Fiona. La vincitrice dell’Emmy Zendaya (Odissea, Dune) su aggiunge al cast nei panni della figlia di Shrek e Fiona, Felicia, insieme a Marcello Hernandez (Saturday Night Live, Happy Gilmore 2) e Skyler Gisondo (Superman, La rivincita delle sfigate) che prestano la voce ai fratelli di Felicia, Fergus e Farkle.

Shrek 5 è diretto dagli acclamati filmmaker e veterani della saga di Shrek Conrad Vernon e Walt Dohrn. Vernon ha preso parte alla squadra di regia di Shrek 2, candidato al Premio Oscar®, e ai film DreamWorks Animation Madagascar 3 - Ricercati in Europa e Mostri contro Alieni. Vernon ha anche prestato la voce all’amatissimo Omino pan di Zenzero, noto come “Zenzy”, in tutti i film dell’universo Shrek. Dohrn ha lavorato al secondo e al terzo film in qualità di sceneggiatore e artista, e al quarto come supervisore della sceneggiatura. Inoltre, Dohrn ha doppiato il personaggio di Tremotino in Shrek e vissero felici e contenti. Dorhn ha anche co-diretto Trolls e diretto Trolls World Tour e Trolls 3 – Tutti Insieme.

Torna a produrre il film la produttrice Gina Shay (franchise Trolls), che ha già prodotto Shrek e vissero felici e contenti, insieme al CEO di Illumination e candidato al Premio Oscar® Chris Meledandri (franchise Super Mario, franchise Cattivissimo Me / Minions). Il film è co-diretto da Brad Ableson (Minions 2 – Come Gru diventa cattivissimo; I Simpson).

Negli ultimi due decenni, il pubblico di tutto il mondo è stato affascinato dalle avventure divertenti e irriverenti dell’incompreso orco e del suo sgangherato gruppo di amici fiabeschi, ispirati al libro dell’acclamato autore William Steig. Sin dal 2001 con Shrek, vincitore del primissimo Premio Oscar® come Miglior Film d’Animazione, Shrek, CIuchino e Fiona (insieme ai loro amici, familiari e oppositori), sono diventati parte integrante della cultura popolare, ricordando al pubblico che la bellezza è negli occhi di chi guarda.

I quattro film di Shrek hanno incassato oltre 2.9 miliardi di dollari nel mondo, ispirando una tournée teatrale nel mondo, un musical a Broadway candidato a 9 Premi Tony e 12 Premi Drama Desk, oltre a un’immersiva esperienza a Londra e popolari eventi e attrazioni nei parchi a tema Universal Destinations & Experience."

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Naoki Urasawa è al lavoro su un nuovo manga

  • Pubblicato in News

Naoki Urasawa tornerà con una nuova serie manga intitolata Saigo no Manga Kyōshitsu (The Final Manga Classroom). L'annuncio è stato pubblicato sul numero di luglio di Big Comic Original Special di Shogakukan, che ha confermato l'esordio dell'opera sul numero di settembre della rivista, in uscita il 12 agosto.

La presentazione del progetto è accompagnata da alcuni interrogativi sul nuovo lavoro dell'autore: «Cosa sta cercando di fare Urasawa? Quale sfida sta affrontando? In un'epoca in cui l'intelligenza artificiale fa tutto…». La rivista sottolinea inoltre il valore del lavoro manuale e del tempo dedicato alla creazione, osservando come, anche in periodi meno improntati alla comodità, esistessero aspetti che brillavano proprio grazie all'impegno e alla cura necessari per realizzarli.

Attivo come mangaka dal 1981, Naoki Urasawa è autore di opere di grande successo come Monster, 20th Century Boys, 21st Century Boys, Pluto, Yawara!, Master Keaton e Billy Bat. Lo scorso marzo ha inoltre ripreso la serializzazione di Asadora! su Weekly Big Comic Spirits, dopo una pausa iniziata nel luglio 2025.

Nel corso degli anni, diversi suoi lavori sono stati adattati per altri media. Monster ha ispirato una serie anime trasmessa tra il 2004 e il 2005, mentre 20th Century Boys è stato portato sul grande schermo con una trilogia cinematografica live action tra il 2008 e il 2009. Yawara! ha dato origine a una serie anime, a un film animato e a uno special televisivo. Più recentemente, l'adattamento animato di Pluto è stato distribuito da Netflix nell'ottobre 2023.

Per quanto riguarda Master Keaton, il manga realizzato da Urasawa, Hokusei Katsushika e Takashi Nagasaki è stato adattato in una serie anime nel 1998 e successivamente in un OVA nel 2004. Negli Stati Uniti, l'etichetta Kana di Abrams ComicArts ha inoltre avviato la pubblicazione in inglese di Billy Bat, a partire dal primo volume uscito il 2 giugno.

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(Via ANN)

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Powers Deluxe 1-4, recensione: il noir supereroistico secondo Bendis e Oeming

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Sul fatto che Brian Michael Bendis fosse affezionato a Powers non nutrivamo alcun dubbio, ma averne ricevuto conferma direttamente da lui, a margine della breve intervista che ci ha gentilmente concesso durante l’ultima edizione della Milano Games Week & Cartoomics, ci ha, comunque, tranquillizzati. I numerosi progetti che lo attendono nei prossimi mesi, infatti, compresi anche diversi lavori per la Marvel, ci avevano fatto temere che la serie, ripartita con nuovi personaggi per celebrare i venticinque anni dall’uscita del primo numero, potesse essere pubblicata un po’ a singhiozzo, se non, addirittura, messa in stand-by. Così non sarà, a quanto pare, pertanto, in attesa degli episodi inediti in Italia, vale sicuramente la pena andarsi a rileggere la collana storica. Una possibilità offerta dai corposi volumi cartonati in cui Panini Comics ha recentemente deciso di ristamparla.

Quando nell’aprile del 2000 Powers arrivò nelle fumetterie americane, Bendis era un giovane autore già beniamino della critica, dopo essersi fatto notare con alcune brevi serie indipendenti di genere spionistico e noir pubblicate dalla Caliber Press (in seguito Caliber Comics) come Fire, A.K.A. Goldfish e Jinx, tanto da riuscire a conquistare nel 1999 un premio Eisner (nella scomparsa categoria Talent Deserving of Wider Recognition) e a catturare l’interesse di Todd McFarlane, il quale si convinse ad affidargli i testi di Hellspawn e di Sam & Twitch. Da lì in poi, sotto le insegne della Image, la sua fama crebbe ulteriormente, prima con l’uscita di Torso (ennesima crime story ispirata alla vicenda reale di un mai identificato serial killer di Cleveland degli anni Trenta) e successivamente proprio – e soprattutto - con Powers, diventata nel tempo la sua opera creator owned più nota, portandosela con sé in Marvel, all’interno dell’etichetta Icon, in DC e attualmente alla Dark Horse, come parte dell’imprint Jinxworld.

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Protagonisti del fumetto sono i due detective Christian Walker e Deena Pilgrim, appartenenti a una sezione speciale della Homicide Unit del dipartimento della polizia di Chicago, che si occupa di casi in cui sono coinvolti superesseri (i “powers” del titolo, appunto). Le trame elaborate da Bendis sono, quindi, una curiosa commistione tra il genere poliziesco (in particolare il filone cosiddetto “procedural”, nel quale si concede parecchio spazio ai sistemi di indagine e al lavoro di squadra degli agenti) e quello supereroistico, che nasce dal desiderio dell’autore di provare a confrontarsi con il secondo - sua grande passione - senza dover necessariamente rinunciare al primo. Un’idea, però, apparentemente simile a quella avuta solo pochi mesi prima da Alan Moore per Top 10 e in effetti, venuto a sapere della serie che il maestro inglese stava preparando, Bendis fu vicino ad abbandonare il progetto. Tuttavia, non appena Top 10 venne pubblicato, si capì immediatamente che Moore aveva mantenuto la componente supereroistica nettamente predominante, utilizzando, inoltre, uno scenario decisamente lontano dalla realtà come la città di Neopolis. Esattamente l’opposto di ciò che aveva in mente il creatore di Jessica Jones e Miles Morales, il quale, con la presenza di esseri dotati di superpoteri nelle storie, voleva semplicemente dare il suo personale contributo al decostruzionismo della figura del supereroe. La serie di Bendis resta, a tutti gli effetti, maggiormente ancorata al genere crime, molto più vicina come atmosfera a Gotham Central (splendida testata DC dei primi anni Duemila, sicuramente debitrice di Powers, benché orientata al classico hardboiled di Raymond Chandler e Dashiell Hammett) che a un comune comic book delle Big Two.

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La Chicago immaginata dallo sceneggiatore americano, nonostante i numerosi tizi in calzamaglia che la popolano, è praticamente identica alla metropoli dell’Illinois che tutti conosciamo. Inoltre, i personaggi sono spesso cinici e disincantati e i crimini vengono raccontati con durezza e realismo. Seguire le vicende dei detective Walker (che, presto, si scoprirà essere stato lui stesso un supereroe, prima di perdere i poteri e decidere di entrare nella polizia) e Pilgrim, pertanto, vuol dire immergersi nel mondo cupo e violento di serial televisivi come CSI o New York Police Department. E sebbene Powers rappresenti anche l’opera in cui la tipica scrittura “decompressa” (tecnica che rallenta il ritmo della storia, dilatando gli avvenimenti e privilegiando le parti discorsive) di Bendis raggiunge la sua massima espressione - pur perdendo gli eccessi “tarantiniani” che avevano contraddistinto i suoi primi lavori, ma mantenendo quella “logorrea narrativa” caratterizzata da lunghi passaggi fittissimi di dialoghi che sono diventati il suo marchio di fabbrica - la tensione rimane sempre palpabile, così come la sensazione che il peggio debba ancora arrivare. Oltre a ciò, lo sceneggiatore statunitense si dimostra molto abile a modellare i due protagonisti senza cadere nella trappola dello stereotipo, né per quanto concerne l’aspetto poliziesco né, a maggior ragione, per quello supereroistico.

Bendis, tuttavia, è notoriamente un autore che non ama prendersi troppo sul serio, quindi, a dispetto del clima disperante delle storie, Powers è piena di citazioni più o meno esplicite riguardanti la musica rock. Per esempio, la Retro Girl originale (la cui ultima reincarnazione è la vittima del primo arco narrativo della serie) è ispirata a Janis Joplin, ma ci sono anche riferimenti ai Fugees o, più in generale, al movimento punk e alle tribute band. Nel settimo episodio lo scrittore di Cleveland si cimenta persino con il metafumetto, dato che uno dei protagonisti è Warren Ellis (sì, proprio l’autore di Transmetropolitan e Authority), che diventa il partner per un giorno del detective Walker, al fine di poter realizzare un graphic novel di genere poliziesco, il più vicino possibile alla realtà. Attraverso lo sceneggiatore inglese, in verità, Bendis ne approfitta pure per dire la sua sull’asfittico panorama offerto dalla Nona Arte negli Stati Uniti dell’epoca, ed è singolare notare come molto del suo credo di allora sia stato sostanzialmente contraddetto quando, poco tempo dopo, il nostro Brian divenne uno degli “architetti” della Marvel. Tra l’altro, restando alla Casa delle Idee, è probabile che Powers abbia rappresentato il vero trampolino di lancio che portò Joe Quesada (in quegli anni responsabile della linea Marvel Knights ed editor in chief fresco di nomina) ad affidare a Bendis i testi di Daredevil, dove l’impronta noir dell’autore americano è piuttosto evidente.

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Considerando le tematiche di cui abbiamo parlato, però, chi non abbia mai letto Powers prima d’ora, potrebbe rimanere un po’ spiazzato dal tratto cartoonesco del suo disegnatore. Tuttavia, come confermato dalle parole di Michael Avon Oeming stesso, recuperabili tra i contenuti extra del primo volume della ristampa Panini, la sua intenzione era proprio quella di realizzare un fumetto crime con lo stile adottato da Bruce Timm nell’acclamata serie animata di Batman degli anni Novanta, con in più un richiamo ai character ideati per il piccolo schermo da Alex Toth, di cui Timm è uno degli eredi dichiarati. I personaggi sono squadrati, definiti da linee nette e pulite, gli sfondi sono geometrici ed essenziali (ma sempre funzionali al racconto) ed esattamente come nello show della Warner Bros Animation, è l’eccellente lavoro su ombre e chiaroscuri a far sì che Powers rimanga saldamente legata al genere poliziesco. È importante sottolineare che fu Oeming a chiedere a Bendis di collaborare su una nuova serie, mostrando fin dal primo numero di non temere l’utilizzo di gabbie stracolme di vignette, pur di valorizzare per intero i testi del collega. Ciononostante, le tavole vengono trasformate radicalmente, quando la trama necessita di una spinta verso l’action o quando occorre che una determinata scena colpisca il lettore come un pugno nello stomaco. In questi casi, l’artista americano si rivela capace di variare le inquadrature in maniera estremamente suggestiva, riuscendo anche a infondere un inaspettato dinamismo nelle tavole, che un tratto così rigoroso e lineare sembrerebbe teoricamente impedire.

La ristampa Panini, di cui è appena uscito il quarto volume, è caratterizzata da una veste editoriale pregevole, essa rappresenta non solo l’occasione migliore per apprezzare la rapida maturazione grafica di Oeming, ma pure per scoprire il vero Bendis, in particolare per coloro che ne hanno conosciuto soltanto la versione appannata nei suoi ultimi anni alla Marvel (prima del suo recente ritorno) o nei tutt’altro che memorabili lavori per la DC.

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