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Lucifer 4, la recensione: il diavolo di Netflix è la miglior versione di se stesso

Dopo il salvataggio in extremis, in larga parte grazie all’accanimento dimostrato dai fan, Lucifer è tornato con la sua quarta stagione lo scorso 8 maggio.
Il trasferimento da Fox a Netflix ha giovato al nostro diabolico protagonista, che finalmente è libero di dare il meglio di sé sia nelle scene più erotiche sia in quelle di combattimento. Il cambiamento in positivo era già stato annunciato, ma vederlo confermato sullo schermo è tutta un’altra cosa: con soli dieci episodi, la nuova stagione di Lucifer appare decisamente più concreta e risente meno delle pecche tipiche dei procedurali. Infatti, sebbene si mantenga sempre lo schema del caso del giorno, finalmente si dà più ampio risalto alla mitologia della serie e si va dritti al punto senza deviazioni inutili a fini di trama.
Di contro, diminuiscono anche i momenti di ilarità e le battute, il che appesantisce leggermente il tono ma a ragion veduta: d’altronde, in questa stagione più che mai, il diavolo affronta pesanti questioni irrisolte con se stesso, arrivando finalmente a comprendere l’inutilità di incolpare suo padre di tutto e la profondità del dolore che si autoinfligge odiandosi.

La forte emotività di questi episodi permette anche di esaltare la bravura di membri del cast finora rimasti in ombra, quali Lauren German, che, anche se co-protagonista, aveva avuto un ruolo poco sfaccettato e che si è invece dimostrata pienamente in grado di caricarsi la paura, lo sconcerto, la confusione, l’accettazione ed infine il dolore di Chloe.
Così facendo, la quarta stagione di Lucifer si concentra sull’evoluzione dei suoi personaggi, che finalmente compiono dei notevoli passi avanti in quel percorso di crescita personale che si stava stancamente trascinando dal pilot. Basti pensare che Lucifer avanza nell’accettazione di sé e si sacrifica per amore, Chloe supera le sue paure e abbraccia i sentimenti che aveva finora represso e perfino Daniel si redime rendendosi conto di dover superare il lutto in maniera meno lesiva per sé e per gli altri.

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A conferma della bravura degli autori, va sottolineato come il numero ristretto di episodi non abbia impedito loro di soffermarsi con eguale attenzione su tutti i personaggi, di modo tale che ogni arco narrativo veda concludersi la sua parabola: in assenza di conferme circa il rinnovo della serie, la conclusione data alla storyline di ciascuno e in particolare a quella di Lucifer e del Deckerstar possono dirsi pienamente soddisfacenti in quella maniera dolceamara propria dei finali realistici.
“Who’s da New King of Hell?” è probabilmente uno dei pochi episodi di serie tv che può fungere tranquillamente tanto da season finale quanto da series finale, poiché rappresenta un giusto compromesso fra la chiusura che i fan meritano in caso di conclusione definitiva dello show e la potenziale riapertura delle varie questioni se dovesse esserci un rinnovo.

L’esperimento del diavolo su Netflix è talmente ben riuscito che c’è da chiedersi cosa avrebbe potuto essere questa serie qualora avesse debuttato fin dal principio sulla piattaforma streaming. Con questi risultati è perciò più che lecito sperare in un futuro per Lucifer, ora ritornato sovrano nel suo regno di penitenze.
Se la strada per l’Inferno è lastricata di buone intenzioni ed è lì che stiamo andando, ci aspetta un gran bel viaggio.

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