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Ottobre 2026 - Comicus

Intervista a Leo Ortolani: da Tapum ai progetti futuri, passando per cinema e intelligenza artificiale

Durante l’ultima edizione del Bergamo Comicon, abbiamo avuto il piacere di intervistare Leo Ortolani, uno dei più importanti e apprezzati fumettisti italiani, che quest’anno ricopriva la carica di magister del Comicon.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.
Intervista a cura di Antonio Ausilio.



Siamo in compagnia di Leo Ortolani, magister del Comicon. Ciao Leo
Ciao. In realtà, non rimarrò magister ancora a lungo, alla fine del Bergamo Comicon perderò subito la carica.

Ma come hai vissuto questa esperienza da magister?
È stata una bella esperienza, benché sostanzialmente uguale a non avere la carica di magister, se non per il fatto che ti chiamano magister.

Di fatto cosa ha comportato il tuo ruolo?
Mi hanno fatto fare tante cose, che, onestamente, non ricordo più, attraverso le quali, comunque, i giovani avrebbero dovuto considerarmi un esempio. Un esempio deleterio secondo me. Io credo di essere più una sorta di punto di partenza, per poi andare avanti e fare di meglio. Spero che sia questo il messaggio del mio magistero.

Ho qui il volume di una delle tue ultime opere, Tapum. Ci puoi dire come ti è venuta l’idea per questa storia, che si discosta un po’ da quelle che realizzi abitualmente?
Diciamo che arriva un momento nella vita in cui ti viene voglia di fare qualcosa di diverso rispetto ai fumetti comici - che sono bellissimi, per carità! - E grazie all’amicizia con Andrea Pennacchi, che mi ha regalato il suo libro La guerra dei Bepi, dopo un po’ un semino nel cervello ha cominciato a germogliare, trovando subito terreno fertile. In una delle parti del libro, si racconta, infatti, della battaglia dell’Ortigara, di cui avevo spesso sentito parlare, così come da sempre conosco la canzone Tapum, che è il canto degli alpini che celebra quella battaglia. Non mi ero, però, mai immerso così tanto nella vicenda, per cercare di capire cosa fosse successo veramente durante la Prima Guerra Mondiale. Oltretutto, se vogliamo, da parte italiana, l’Ortigara è una delle pagine più tragiche di quella guerra. E, ripeto, le ho affrontate in maniera immersiva: mi sono trasformato in un soldato del 1917 e ho voluto raccontare la storia di chi ha combattuto quella battaglia. Tapum non è un fumetto o un romanzo storico. È soprattutto un racconto su come si possa rimanere umani nonostante la tragedia imminente, perché, di fatto, in quello scenario si trattava di dire: oggi ci sono, domani magari non ci sono più. Pertanto, cosa fare per sopravvivere o, semplicemente, lasciare qualcosa di sé stessi a chi sarebbe venuto dopo? Moltissimi soldati, una cosa di questo tipo, anche in maniera inconscia, erano costretti ad affrontarla.

Hai trovato qualche difficoltà ad avvicinarti a un argomento di questo tipo, visto che, come abbiamo detto prima, si discosta in maniera significativa dalle opere che sei abituato a realizzare?
Ma, allora… difficoltà no, anche se si trattava di raccontare una storia sicuramente più impegnativa e più complessa. Inoltre, mi ci dovevo accostare come se stessi entrando in una chiesa, perché l’Ortigara è considerata il calvario degli alpini. Sono morti o rimasti dispersi tantissimi soldati. Anche da parte austrica ovviamente, perché in guerra non ci sono buoni o cattivi, solo poveri diavoli mandati al macello. E proprio come forma di rispetto ho addirittura creato un battaglione inesistente, perché non volevo utilizzare i battaglioni che avevano effettivamente combattuto quella battaglia. Per il resto è la storia stessa che ti dice come affrontare la vicenda, come fare per trattarla con rispetto. Io sono pure stato in cima all’Ortigara ed è veramente stato come entrare in una cattedrale. Alla stessa persona che mi ha accompagnato, Giorgio Gobbo - che è il musicista di Andrea Pennacchi - hanno fatto un po’ impressione i dettagli della battaglia, mentre li rievocavo, nonostante fosse stato lì molte volte. Perché quando arrivi su, sai che ogni roccia che vedi era bagnata di sangue. Una cosa pazzesca. Nel momento in cui gli italiani conquistarono la cima, gli austriaci, che si trovavano tutti nelle cime intorno, scaricarono su di loro l’ottanta-novanta per cento dell’arsenale che avevano a disposizione. Chi descrive la battaglia, parla di un ribollire della cima. Venivano addirittura scagliati per aria i cadaveri sepolti. Io non so cosa abbia visto chi ha vissuto la battaglia. I nipoti mi dicono che i loro nonni – che ormai non ci sono più – non gli raccontavano niente di quello che avevano visto o fatto. Soltanto in caso di – ahimè – sopraggiunta demenza senile, capitava che si svegliassero urlando, dicendo cose stranissime. Queste sono le uniche testimonianze note - al di là dei libri, come quelli di Emilio Lussu, che era tenente della Brigata Sassari e combatté anche lui in quella battaglia – che ci rivelano come fosse quasi naturale trovarsi fianco a fianco con dei cadaveri. Addirittura, si appendevano le giberne a un femore che usciva dal terreno, oppure, mentre si strisciava nelle trincee, si utilizzava come punto di riferimento un ginocchio che spuntava dal suolo. E varie altre cose di questo genere. Ribadisco, quindi, che è necessario fare un grandissimo lavoro di immersione in questi avvenimenti, per cercare di restituirlo nel modo migliore. Io ho cercato di farlo come ho potuto. Per fortuna ho deciso di non realizzare un libro a colori, forse perché l’avrei trovato volgare, dato che sarebbe stato tutto rosso. Ho comunque usato una china acquerellata perché dovevo mostrare lo sporco di quella guerra, che non è stata altro che sangue, merda e fango. Senza spazio per l’allegria. E con questa china acquerellata credo di aver raggiunto un giusto equilibrio tra la narrazione e il disegno.

Considerando l’argomento e come l’hai descritto, pensi di realizzare in futuro qualcos’altro del genere o preferisci tornare alle tue tematiche abituali?
Guarda, mi hanno proposto qualcosa di simile, traendo spunto dalle lezioni di Alessandro Barbero. Però mi sono detto: la mia guerra l’ho già combattuta ed è stata emotivamente intensa. Ho pianto a scrivere Tapum e ho pianto di nuovo quando l’ho riletto. Mi sono detto: ma che cosa (in realtà, Ortolani usa un termine più colorito, ndr) ho scritto? E credo di aver trasmesso bene la realtà della battaglia. Almeno, così mi hanno confermato in tanti. Pennacchi stesso mi ha detto: “chi l’avrebbe detto? Mi sono commosso” (Ortolani cita Pennacchi parlando con accento veneto, ndr). Io credo che nel cammino di un autore, se continua a maturare, un libro come questo debba essere considerato un gradino in quella direzione, tenendo presente che se ci fosse qualcos’altro da raccontare, non debba necessariamente trattarsi di una battaglia o di una guerra. Ammetto, però, che il mio sogno nel cassetto è scrivere di Masada, la roccaforte sul Mar Morto dove, secoli fa, si rifugiarono gli ebrei per sfuggire all’esercito romano. I soldati di Roma allestirono un accampamento sotto quella rocca inespugnabile, a cui si arrivava attraverso il cosiddetto “sentiero del serpente”, perché procedeva a zig-zag. Per poterci arrivare e buttare giù le mura, i romani costruirono una rampa pazzesca, degna delle piramidi, ma quando entrarono, gli ebrei si erano tutti suicidati, una beffa dopo anni di assedio. Tra l’altro, all’interno della roccaforte non mancavano acqua, bestiame, coltivazioni, quindi era praticamente inespugnabile. Le cronache dell’epoca dicono che solo uno sopravvisse, per raccontare ai romani cosa fosse successo.
Ma da dove deriva il mio interesse per questa storia? Ebbene, quando andai in Terrasanta, nel 2009, Masada era l’unica cosa che mi interessava veramente vedere in quel viaggio. Il giorno della visita, tuttavia, non mi sentii bene. Andai su lo stesso e feci un breve giro e in quello che restava dei mosaici delle abitazioni trovai il simbolo di Rat-Man, per cui sapevo già chi sarebbe sopravvissuto alla fine (risata generale, ndr). Ho, quindi, cominciato a rifletterci su. Esiste pure uno sceneggiato con Peter O’Toole a capo dei legionari romani (Masada, miniserie televisiva trasmessa dalla ABC nel 1981, ndr) da prendere in considerazione. Insomma, l’idea di base c’è e sarebbe anche in controtendenza, dato che i resti dell’antica roccaforte sono il luogo dove l’esercito israeliano va a giurare dicendo: “non ci sarà più un’altra Masada” e stona con quello sta succedendo in questo periodo. Non proprio un gran momento di “marketing” per l’IDF. Si parlerebbe, però, di un’altra epoca, di una storia diversa, al tempo dell’occupazione romana.

Si tratta comunque di una storia di resistenza, quindi più o meno quello che sta succedendo adesso, anche se a parti invertite.
A parti invertite, assolutamente. La storia sarebbe comunque interessante e la cosa bella è che tu devi cercare di capire cosa pensavano gli ebrei arroccati in cima e i romani sotto di loro. In altre parole, non conterebbe più il momento storico, ma, piuttosto, le relazioni umane.
Il Covid l’ho già raccontato attraverso le strisce, perché l’abbiamo vissuto tutti. Si tratterebbe, però, di una situazione simile. C’era questa gente asserragliata, impossibilitata a lasciare questa rocca e per anni sono rimasti lì.

Bene, allora speriamo di leggerla presto questa storia di Masada, anche se, probabilmente, ci vorrà un po’.
Non so se arriverà, perché ce l’ho nella testa dal 2009 e se ancora non l’ho realizzata, significa che c’erano altre cose che mi interessavano un po’ di più.

Nel frattempo, comunque, rimani sempre legato alle cose che ti piace fare, in particolare le parodie di film e di serie televisive – più film che serie televisive, in realtà – dove le tematiche sono spesso legate al fantastico, sia che si tratti di fantasy vero e proprio, che di fantascienza o horror, come nell’ultima miniserie uscita per Panini (La conjura del male, ndr). Tra queste tematiche, ce n’è qualcuna in particolare che ti interessa di più, oppure possiamo dire che quando qualcosa ti colpisce, ti piace poi farne una parodia?
È proprio così. Ad esempio, ho appena visto Backrooms al cinema e devo dire che mi ha colpito molto. Non so se ne farò una parodia, però effettivamente non è male come storia. Ti acchiappa moltissimo. Ovviamente le mie parodie non vogliono essere un prendere in giro. Le faccio quando mi innamoro di un’opera. Voglio trarne qualcosa anch’io e allora prendo da essa alcuni elementi e li inserisco in una storia diversa. È un esercizio di rimescolamento, per dare un nuovo significato allo stesso materiale. A volte riesce molto bene, come in 299+1, che era la parodia di 300. A volte è qualcosa di più leggero come Star Rats, la parodia di Guerre Stellari. Altre volte ancora cerco di portare un messaggio o qualcosa di simile, per cui in Avarat parlo di tornare alla natura e di non di credere che si possa fare tutto con la propria carta di credito.
A ogni modo, l’importante è che mi diverta.

Considerando che tu sei uno sceneggiatore, quindi, in grado di criticare anche sceneggiature che non sono prettamente fumettistiche e visto che sei un appassionato di cinema - prima hai menzionato Backrooms, per cui suppongo che ti piacciano di più le piccole opere, dove magari percepisci un po’ più di creatività dietro la storia - cosa ne pensi della cinematografia hollywoodiana attuale, che sappiamo non averti convinto in alcuni casi, vedi, per esempio il Superman di James Gunn?
Adesso andrò a vedere pure Supergirl, che molti dicono sia un vero disastro. Se Superman lo hanno salvato, con Supergirl, invece, proprio non ci siamo. Ho sentito anche l’amico e collega, oltre che bravissimo recensore, Roberto Recchioni, che ne parlava su Instagram. Ha detto che il primo terzo del film funziona benissimo, ma da lì in poi è un disastro. E lui è uno che riesce a parlare bene anche di pellicole che magari non funzionicchiano, perché, in fondo, è un buono. Ma se dice che è un disastro, allora la mia recensione è praticamente già scritta.
Diciamo che il sistema hollywoodiano sta un po’ collassando su sé stesso, perché l’intento è guadagnare miliardi di dollari, pertanto, quando i produttori trovano qualcosa di buono in un film, cercano semplicemente di replicarlo. È come se cercassero la formula della pietra filosofale, senza aver capito che se un film funziona è perché c’è una visione dietro. Se questa visione manca o viene rimaneggiata da esigenze di produzione, di inclusività o da considerazioni di tipo economico, perché il budget a disposizione è maggiore, allora arriva l’insuccesso. I film partono dalle idee, dalla visione di chi lo porta avanti e di tutti gli altri collaboratori che condividono quella visione. E questo non lo dico io, ma Gabriele Mainetti (regista di Lo chiamavano Jeeg Robot e La città proibita, ndr), con cui sono in amicizia. Ci sono film fatti con pochi mezzi, ma con una visione e funzionano. Altri fatti con un dispendio di mezzi maggiore, dove, però, la visione si è persa, perché ognuno cerca di tirare la giacchetta dalla propria parte e alla fine il film non può che deragliare. Credo proprio che Hollywood abbia un problema di questo tipo. Naturalmente un film dal piccolo budget ha più libertà e tra l’altro, in proposito, c’è una bellissima riflessione sull’arrivo dell’intelligenza artificiale. Che fa paura a tutti, ma a me no e neppure a Gabriele Mainetti. Entrambi sappiamo che non può sostituirci. Non ci sarà un bottone da schiacciare, che farà uscire una storia già pronta. Poi, nel mio caso, io lavoro ancora con le matite, quindi proprio non mi riguarda. Nella cinematografia, tuttavia, l’utilizzo di questo software ti aiuta a potenziare ciò che già possiedi. E, in più, dimezza i costi. Si sente dire che manderà a casa un sacco di gente, ma non si considerano i tecnici che saranno necessari a utilizzare questo software. E non solo, adesso ci sono film hollywoodiani che costano 120-200 milioni di dollari, però, come detto, con l’intelligenza artificiale i costi si dimezzano, per cui si potranno girare più film. Pellicole considerate rischiose perché con un costo stimato di 100 milioni di dollari, potrebbero costarne solo 30 e sarebbe più facile che si decida di realizzarle. Io non vedo l’ora che succeda una cosa del genere. Bisogna sempre guardare l’aspetto positivo nelle cose. Subito ci si spaventa perché si pensa: oddio adesso prenderà il mio posto, “nel 2029 arriva Skynet” (riferimento a Terminator, ndr). Ma, naturalmente, non bisogna ascoltare quelli che hanno già decretato la fine del mondo, bensì coloro che lavorano veramente con l’intelligenza artificiale. Questi diranno che è semplicemente uno strumento da utilizzare con attenzione, con il quale, ovviamente, ti devi impegnare. Ora sembra che alla gente importino solo cose del tipo: prendo Tom Cruise e Brad Pitt, schiaccio un tasto e cominciano a picchiarsi, ma non è così. È qualcosa di meraviglioso, che va gestito correttamente.

Una curiosità, per finire: quando lavoravi ancora sulle fanzine, c’era una tua storia su Made in USA (nota fanzine dedicata al fumetto americano pubblicata all’inizio degli anni Novanta, ndr) che era una specie di Fantastic Four – The end. Hai mai avuto la tentazione di riprenderla? Di chiedere di pubblicarla, visto che collabori con Panini Comics?
No comment. Stiamo a vedere, non posso dire altro. Al limite posso accennare al fatto che Tom Brevoort della Marvel (attuale editor delle testate mutanti, ndr), la tradusse e la pubblicò per intero sul suo blog. E sia lui che Kurt Busiek (lo sceneggiatore della celebre miniserie Marvels, ndr) dissero: “questo qua ha realizzato una storia che anche noi avremmo voluto fare, ma non abbiamo avuto il coraggio di premere il grilletto”. Dissero proprio questo e aggiunsero: “anche se l’avessimo fatto, saremmo comunque arrivati con dieci anni di ritardo rispetto a lui”. Busiek continuò: “darei una settimana di vita per avere una tavola finale come quella che chiude la saga di questi quattro numeri”.
Sono rimasto con gli occhi a forma di cuore per settimane, leggendo i commenti di gente come loro, che lavora in questo settore ad altissimi livelli.

Possiamo dire, quindi, che i Fantastici Quattro sono i tuoi personaggi Marvel preferiti?
Più di loro, il Dottor Destino. Infatti, non vedo l’ora che arrivi Avengers: Doomsday al cinema. Vediamo un po’ come riusciranno a gestirlo.

Si stanno accumulando i tuoi fan, per cui, grazie mille Leo. Gentilissimo.

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L'integrale di Lucky Luke con Gazzetta e Corriere

  • Pubblicato in News

Per celebrare gli 80 anni di Lucky Luke, La Gazzetta dello Sport e Corriere della Sera lanceranno una nuova collana da edicola dedicata al celebre personaggio creato da Morris.

L'opera sarà composta da 90 uscite e proporrà l'intera produzione a fumetti di Lucky Luke pubblicata nel mondo. L'iniziativa includerà, inoltre, tavole rare mai pubblicate prima in Italia.

Il primo volume, La terra promessa, sarà disponibile dal 22 luglio 2026 al prezzo promozionale di 1,00 euro in abbinamento con Corriere della Sera o La Gazzetta dello Sport. I successivi volumi saranno pubblicati con cadenza settimanale al prezzo di 4,99 euro ciascuno.

Di seguito il piano completo dell'opera. 

G9A02603001

N.TitoloData di uscitaPrezzo
1 La terra promessa 22/07/2026 1,00 €
2 Un cowboy a Parigi 29/07/2026 4,99 €
3 Inferno di cotone 05/08/2026 4,99 €
4 L'arca di Rantanplan 12/08/2026 4,99 €
5 Un cowboy sotto pressione 19/08/2026 4,99 €
6 Lucky Luke in Quebec 26/08/2026 4,99 €
7 La corda al collo 02/09/2026 4,99 €
8 L'uomo di Washington 09/09/2026 4,99 €
9 Lucky Luke contro Pinkerton 16/09/2026 4,99 €
10 Ognun per sé 23/09/2026 4,99 €
11 Gli zietti Dalton 30/09/2026 4,99 €
12 La battaglia del riso 07/10/2026 4,99 €
13 L'uomo che uccise Lucky Luke 14/10/2026 4,99 €
14 Rotaie sulla prateria 21/10/2026 4,99 €
15 Jolly Jumper non parla più 28/10/2026 4,99 €
16 Attenti ai Piediblu 04/11/2026 4,99 €
17 Wanted Lucky Luke 11/11/2026 4,99 €
18 Lucky Luke contro Joss Jamon 18/11/2026 4,99 €
19 Lucky Luke monta in sella 25/11/2026 4,99 €
20 I cugini Dalton 02/12/2026 4,99 €
21 Choco-Boys 09/12/2026 4,99 €
22 Il giudice 16/12/2026 4,99 €
23 Gli indomabili 23/12/2026 4,99 €
24 Corsa per l'Oklahoma 30/12/2026 4,99 €
25 Dakota 1880 06/01/2027 4,99 €
26 L'evasione dei Dalton 13/01/2027 4,99 €
27 Risalendo il Mississippi 20/01/2027 4,99 €
28 All'inseguimento dei Dalton 27/01/2027 4,99 €
29 All'ombra dei pozzi 03/02/2027 4,99 €
30 La faida di Painful Gulch 10/02/2027 4,99 €
31 Billy The Kid 17/02/2027 4,99 €
32 Le colline nere 24/02/2027 4,99 €
33 I Dalton nella tormenta 03/03/2027 4,99 €
34 I Dalton colpiscono ancora 10/03/2027 4,99 €
35 La carovana 17/03/2027 4,99 €
36 La città fantasma 24/03/2027 4,99 €
37 I Dalton si ravvedono 31/03/2027 4,99 €
38 Il 20° Cavalleria 07/04/2027 4,99 €
39 La scorta 14/04/2027 4,99 €
40 Filo spinato sulla prateria 21/04/2027 4,99 €
41 Calamity Jane 28/04/2027 4,99 €
42 Tortillas per i Dalton 05/05/2027 4,99 €
43 La diligenza 12/05/2027 4,99 €
44 Il Piedidolci 19/05/2027 4,99 €
45 Dalton City 26/05/2027 4,99 €
46 Jesse James 02/06/2027 4,99 €
47 Western Circus 09/06/2027 4,99 €
48 Canyon Apache 16/06/2027 4,99 €
49 Ma Dalton 23/06/2027 4,99 €
50 Cacciatore di taglie 30/06/2027 4,99 €
51 Il Granduca 07/07/2027 4,99 €
52 L'eredità di Rantanplan 14/07/2027 4,99 €
53 7 Storie di Lucky Luke 21/07/2027 4,99 €
54 Il cavaliere bianco 28/07/2027 4,99 €
55 La guarigione dei Dalton 04/08/2027 4,99 €
56 L'imperatore Smith 11/08/2027 4,99 €
57 Il filo che canta 18/08/2027 4,99 €
58 Il bottino dei Dalton 25/08/2027 4,99 €
59 Il bandito monco 01/09/2027 4,99 €
60 Sarah Bernhardt 08/09/2027 4,99 €
61 La corda dell'impiccato e altre storie 15/09/2027 4,99 €
62 Daisy Town 22/09/2027 4,99 €
63 Fingers 29/09/2027 4,99 €
64 Daily Star 06/10/2027 4,99 €
65 La fidanzata di Lucky Luke 13/10/2027 4,99 €
66 La ballata dei Dalton e altre Sstorie 20/10/2027 4,99 €
67 Il ranch maledetto 27/10/2027 4,99 €
68 Nitroglicerina 03/11/2027 4,99 €
69 L'alibi 10/11/2027 4,99 €
70 Pony Express 17/11/2027 4,99 €
71 L'amnesia dei Dalton 24/11/2027 4,99 €
72 Caccia ai fantasmi 01/12/2027 4,99 €
73 I Dalton vanno a nozze 08/12/2027 4,99 €
74 Il ponte sul Mississippi 15/12/2027 4,99 €
75 Kid Lucky 22/12/2027 4,99 €
76 Belle Starr 29/12/2027 4,99 €
77 Il Klondike 05/01/2028 4,99 €
78 O.K. Corral 12/01/2028 4,99 €
79 Oklahoma Jim 19/01/2028 4,99 €
80 Marcel Dalton 26/01/2028 4,99 €
81 Il profeta 02/02/2028 4,99 €
82 Il pittore 09/02/2028 4,99 €
83 La leggenda del West 16/02/2028 4,99 €
84 La miniera d'oro di Dick Digger 23/02/2028 4,99 €
85 Rodeo 01/03/2028 4,99 €
86 Arizona 08/03/2028 4,99 €
87 Sotto il cielo dell'ovest 15/03/2028 4,99 €
88 Lucky Luke contro Pat Poker 22/03/2028 4,99 €
89 Fuorilegge 29/03/2028 4,99 €
90 L'elisir del dottor Doxey 05/04/2028 4,99 €
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Kabuki Vol. 1, recensione: l'edizione definitiva del capolavoro di David Mack

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Il ritorno di Kabuki sugli scaffali delle fumetterie italiane, grazie a Mirage Comics che ha programmato la ristampa e la conclusione dell’intero corpo narrativo in una edizione prestigiosa, concede al lettore la possibilità di riportare le lancette dell’orologio indietro nel tempo, facendolo immergere in uno dei periodi più fecondi della storia del fumetto americano, gli anni ’90. Un’epoca su cui spesso si ha un giudizio stereotipato e banale, basato sul successo dei supereroi “tamarri” della prima Image Comics, certamente effimero ma ricco di conseguenze positive: primo tra tutti, quello di rompere il monopolio di Marvel e DC e di dimostrare che c’era uno spazio per una editoria indipendente, che molto presto si rivelò capace anche di concepire opere più audaci e meno conservative del mero fumetto supereroistico. E che c’era spazio, soprattutto, per una generazione di giovani artisti che avrebbero presto lasciato il segno. Tra i più fulgidi talenti emersi in quegli anni troviamo, senza alcun dubbio, David Mack.

La cosa che più colpisce, rileggendo Kabuki, è la ricchezza dell’immaginario del suo giovane autore, che si abbevera a influenze allora molto in voga e ad altre niente affatto banali, e che vengono rielaborate con una padronanza stupefacente per un esordiente in una distopia in cui si fondono il genere del katakiuchi, ovvero il classico genere giapponese dei racconti di vendetta qui rielaborato con gusto postmoderno, il noir, il cyberpunk e lo spionaggio. In modo manifesto e niente affatto velato, Mack usa la vicenda di Kabuki per lanciare un avvertimento al lettore circa il mondo che l’allora giovane autore vedeva arrivare: un mondo in cui politica e criminalità sono intrecciati in un legame indissolubile, e in cui il controllo dei media equivale a controllo sociale e manipolazione dell’opinione pubblica. Sono talmente tanti, gli spunti forniti dalla lettura del lavoro di David Mack, che vale davvero la pena analizzarli subito dopo aver ricordato la trama dell'opera.

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La vicenda è ambientata in un Giappone futuristico dove, come abbiamo detto, politica e crimine organizzato sono legati e intrecciati tra loro in un delicato equilibrio garantito da una società segreta chiamata Noh. Si tratta di una organizzazione paramilitare che opera ai massimi livelli di riservatezza nonché di efferatezza quando si tratta di eliminare chiunque venga percepito come minaccia all’ordine di cui questa associazione si è fatta garante. Di questi omicidi viene incaricato un corpo d’élite di spietati sicari, le assassine mascherate tra cui spicca l’enigmatica Kabuki.
La donna ha un passato doloroso, di cui veniamo a conoscenza grazie all’inserimento di una serie di flashback. Le origini della ragazza, il cui vero nome è Ukiko, affondano in uno degli episodi più tristi della storia giapponese, l’assimilazione forzata (a partire dalla fine dell’800) da parte del governo centrale della popolazione Ainu, ovvero gli antichi abitanti del Giappone settentrionale. Degli Ainu oggi sopravvivono solo piccoli gruppi, concentrati soprattutto nella zona di Hokkaido. Un destino particolarmente crudele fu riservato alle donne di questa comunità: durante la Seconda Guerra Mondiale molte giovani vennero strappate a forza alle loro famiglie, per essere inviate alle basi militari giapponesi. Denominate “donne di conforto”, le ragazze erano in realtà trattate come schiave dai militari e da loro brutalizzate. Tsukiko, questo il vero nome della madre di Kabuki, finisce in una base diretta da un generale meno violento dei suoi sottoposti, ai quali intima di non violentare le ragazze. Estremamente tradizionalista, l'uomo fa esibire le giovani in spettacoli teatrali Kabuki e prende Tsukiko a ben volere, essendo rimasto affascinato dalle sue esibizioni. Decide prima di adottarla e poi, cresciuto l’affetto nei suoi confronti da parte della ragazza, di sposarla.

Il generale Kai, tuttavia, non ha fatto i conti col violento figlio Ryuchi, avuto da un matrimonio precedente: ritenendo la nuova relazione del padre un affronto alla memoria della madre, Ryuchi prima violenta Tsukiko e poi la acceca. La donna morirà dando alla luce il frutto della violenza subita, ovvero la stessa Ukiko, che viene allevata come una figlia dal generale. Ma le pene per la bambina sono appena cominciate, perché verrà rintracciata da Ryuchi che, con un atto di crudeltà inimmaginabile, sfigurerà la figlia con una lama incidendole sul volto la parola “Kabuki”. In quel momento Ukiko muore, per rinascere come l’assassina il cui nome avrà per sempre inciso sul volto. Il generale, che nel frattempo ha creato il Noh, non sapendo cosa fare con la ragazza indirizza la sua formazione nell’unico modo che conosce: mandandola nelle migliori accademie militari, dove viene addestrata all’uso delle arti marziali dai più rispettati maestri giapponesi. Ukiko diventa definitivamente Kabuki, arma mortale al servizio del Noh. Quando Ryuchi tornerà in Giappone dopo un periodo passato in America, ormai signore della yakuza e intoccabile uomo d’affari e politico, il confronto finale tra padre e figlia non potrà essere più rimandato, con Kabuki che dovrà fare i conti col suo ruolo nel Noh, rivelatosi agli occhi della ragazza come sistema corrotto moralmente non migliore degli avversari che elimina.

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Riletta oggi, Kabuki è un’opera che non finisce di sorprendere per il talento del suo allora giovane autore, la cui fase di apprendistato si risolve nel giro di poche pagine per poi esplodere con tutta la sua potenza e varietà di stili. La miniserie di debutto, Circle of Blood, col suo bianco e nero rigoroso, ricorda altri debutti folgoranti di autori che poi avrebbero conosciuto, come Mack, un'interessante evoluzione: pensiamo al Grendel di Matt Wagner ma anche ad uno dei fumetti chiave della scena indie americana come The Crow di James O’Barr. Col secondo ciclo, Dreams, che è una lunga sequenza dai toni onirici dedicata alla “rinascita” del personaggio dopo la cruda conclusione del primo arco, Mack si apre a suggestioni pittoriche che hanno come evidenti riferimenti Bill Sienkiewicz e Dave McKean, inaugurando lo stile con il quale oggi è molto conosciuto soprattutto per il suo lavoro su Daredevil.

Kabuki è un’opera che si nutre di numerose influenze e suggestioni, tutte rielaborate da Mack in modo assolutamente personale e originale: il personaggio di Ukiko deve molto alla Lady Snowblood di Kazuo Koike e Kazuo Kamimura, ma è evidente anche l’influsso di Frank Miller: quando Mack inizia a lavorare a Kabuki Miller, che per primo ha portato elementi della cultura giapponese nel fumetto americano, è un autore che esercita in modo determinante il suo ascendente sugli autori più giovani. Ma si potrebbero parimenti citare le distopie di Blade Runner di Ridley Scott e del V For Vendetta di Alan Moore e David Lloyd, con i bollettini de “La Voce del Fato” che sono stati evidentemente presi a modello da Mack per l’informazione pilotata dal Noh. La riflessione che l’autore compie sulla manipolazione dell’opinione pubblica a fini di controllo sociale è modernissima e attualissima, e aggancia Kabuki a un’altra opera che ha saputo immaginare il futuro preconizzando il nostro presente: l’American Flagg! di Howard Chaykin, il cui Plexus, come il Noh di Mack, ha anticipato l’esistenza delle multinazionali di oggi, capaci di sostituirsi alla politica con un ascendente e un peso sulla vita sociale che fino a pochi decenni fa si poteva immaginare, appunto, solo nei fumetti.
A livello artistico Mack si alimenta di tutte le influenze citate sopra e di altre ancora: tra queste ricordiamo il leggendario Jim Steranko, che contribuisce al volume con una preziosa post-fazione.

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La ristampa di Kabuki proposta da Mirage Comics offre la possibilità di riscoprire un’opera fondamentale del fumetto americano degli anni ’90, molto citata e rispettata ma poco letta nel nostro Paese, soprattutto a causa della frammentarietà delle varie edizioni italiane uscite finora. La cura editoriale del primo volume (di una serie di quattro che si propone di presentare l’intera saga creata da David Mack nel minor tempo possibile) è di altissimo livello, grazie alla nuova traduzione curata da Tiziano Scricciolo e al progetto grafico di Davide Romanini che rende questo primo tomo un oggetto bellissimo da custodire nella propria libreria. Va sottolineata, rispetto alle precedenti edizioni, l’opera di restauro e di recupero di alcune vignette, scritte interne e dettagli grafici (vedi le vignette, di “sterankiana” memoria, in cui Kabuki mette nel mirino i suoi bersagli), che vengono recuperate rendendo questa nuova edizione la più fedele alla versione originale mai uscita in Italia. Da ricordare l’indispensabile introduzione a questo primo omnibus scritta da Brian Michael Bendis, che ripercorre la sua lunga amicizia con Mack rievocando i ruggenti anni ’90 dell’editoria americana e della Caliber Press in particolare, e nella quale ci rivela che l’artista originariamente previsto per l'opera doveva essere proprio… Brian Michael Bendis.

La rilettura di Kabuki è oggi assolutamente essenziale per scoprire, o riscoprire, un’opera che ha ridefinito i confini tra fumetto d’intrattenimento e fumetto d’autore, e per essere testimoni del percorso artistico di un grande artista come David Mack. Un autore completo che ha saputo coniugare una scrittura piena di lirismo e introspezione psicologica con un’arte composta da un mix di stili impressionanti, partendo dalle tradizionali matite e chine per arrivare al collage e alla pittura, arrivando così a comporre un immaginario visivo poetico e di forte impatto. Ma l’eredità più preziosa che l’opera di Mack ci lascia è quella di aver saputo usare le influenze della cultura nipponica (seppur filtrate da una sensibilità occidentale) e le notevoli dote artistiche del suo autore per costruire un racconto che parla in realtà di identità, o meglio di recupero della propria identità manipolata da altri e del ritrovamento dell’“io”. I temi della maschera che nasconde il trauma vissuto, del controllo politico/sociale, della costruzione o meglio della ricostruzione del sé che va di pari passo con l’emancipazione femminile (contro un potere maschile che può avere l’aspetto bonario del generale o quello violento e distruttivo di Ryuchi Kai), sono ancora oggi assolutamente attuali e rappresentano uno dei motivi principali motivi per cui la lettura di Kabuki è non solo consigliata, ma necessaria.

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4 Words About: La mia vita a 24 fotogrammi al secondo

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4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
La mia vita a 24 fotogrammi al secondo

Nato come sceneggiatura per un film mai realizzato, questo libro è il primo fumetto del grande animatore giapponese Rintarō (al secolo Shigeyuki Hayashi), che, come in uno storyboard, fa scorrere sotto i nostri occhi i momenti salienti della sua vita: dagli stenti del secondo dopoguerra al successo da regista di serie leggendarie come Capitan Harlock e di celebri pellicole come Metropolis.
Manga anomalo con lettura all’occidentale, perché pubblicato originariamente in Francia, il volume ricostruisce in maniera appassionata (e appassionante) la nascita del Giappone contemporaneo e la storia dell’animazione nipponica, attraverso l’amore per il cinema dell’autore, provato fin da bambino. La narrazione non indugia più di tanto sui rapporti famigliari, preferendo descrivere lo sfiancante lavoro degli animatori e lo stile evita il documentarismo, per fare in modo che non siano le grandi opere a rimanere impresse nella memoria, bensì lo sforzo collettivo necessario a portarle alla luce.

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Dettagli volume
Editore: Bao Publishing
Autore: Testi e disegni di Rintarō
Genere: Autobiografia
Formato: 22x29, 256 pp., C., b/n
ISBN: 9791256212538
Prezzo: 27,00 €
Voto: 7,5

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Dylan Dog festeggia 40 anni con un albo a colori e 4 cover "a sorpresa"

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A settembre Dylan Dog compirà 40 anni e, per festeggiare l'anniversario, Sergio Bonelli Editore ha preparato un albo speciale. Come annunciato sul catalogo Preview #129, Dylan Dog #481 presenterà diverse caratteristiche particolari: innanzitutto, sarà interamente a colori e manterrà il consueto prezzo di 5,80 euro. Inoltre, verrà venduto in una confezione sigillata che nasconderà la copertina, la quale potrà essere quella regular oppure una delle tre variant stampate in tiratura limitata. Al momento è stata diffusa solo la cover principale. 

L'albo, intitolato Prima che sia l'alba, è scritto dalla curatrice della testata Barbara Baraldi e disegnato da Davide Furnò. Di seguito riportiamo il testo di presentazione pubblicato sul catalogo Preview.

"COPERTINA A SORPRESA!
L’albo speciale per il quarantennale dell’Indagatore dell’Incubo, eccezionalmente tutto a colori, viene distribuito, a prezzo invariato, in una confezione sigillata che cela l’aspetto della copertina a sorpresa: una volta aperta, puoi trovare la copertina regular o una delle tre rare variant, stampate in un numero limitato di copie. Sarai fortunato?
Certi oggetti hanno la capacità di riemergere dalle nebbie della memoria. È così per un misterioso diario che Dylan ritrova nella sua libreria: non ricorda di averlo mai scritto, eppure gli è familiare… Forse è solo uno scherzo del destino. Ma a volte il destino ha il volto spaventoso della Morte… che solo una nuova alba può dissolvere."

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La fine del mondo ospita una storia di Dylan Dog

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Maicol & Mirco, curatore della testata antologica La fine del mondo, abbinata al quotidiano Il Manifesto, ha annunciato che sui numeri 7 e 8 della rivista, in uscita a luglio e ad agosto, ospiteranno una storia in due parti di Dylan Dog. Al momento, tuttavia, non sono stati diffusi ulteriori dettagli circa gli autori coinvolti e il numero di pagine dell'avventura. Ne sapremo di più prossimamente. 

Di seguito l'annuncio fatto dall'autore sui social. 

DYLAN DOG E LA FINE DEL MONDO
Sembra il titolo di un fumetto ma è semplicemente l’annuncio che non vedevamo l’ora di dare: l’indagatore dell’incubo in persona sbarca sulla nostra rivista con una lunga storia inedita. Un numero storico che segna l’inizio della collaborazione tra la Sergio Bonelli Editore e la rivista tuttofumetto de il manifesto.
Mercoledì 29 luglio in edicola esce LA FINE DEL MONDO 7, con la prima parte della storia che terminerà sul numero 8, in edicola il 26 agosto. Come sempre la rivista sarà in allegato a il manifesto.
Questo è anche il momento giusto per abbonarsi a #lfdm: chi lo fa entro il 12 luglio riceverà direttamente a casa già il numero 7, senza file e senza stress. Apri il link in bio e recupera gli arretrati.
Dylan Dog assieme a Zerocalcare e Shintaro Kago. Non vi sembra quel sogno che non avete mai osato fare?

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Annunciato il crossover fra Judge Dredd e Biker Mice From Mars

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In occasione dell'avvicinarsi del San Diego Comic-Con 2026, The Nacelle Company, Oni Press e Rebellion hanno annunciato una nuova partnership editoriale e commerciale che prenderà il via con Judge Dredd/Biker Mice From Mars #1, primo capitolo di una miniserie crossover in due numeri in uscita nelle fumetterie a dicembre 2026.

L'albo, di 40 pagine, sarà scritto da Dan Watters e Ryan O'Sullivan, con i disegni di Jordi Tarragona.

La storia porterà per la prima volta a confronto l'universo di Judge Dredd e quello dei Biker Mice From Mars. La vicenda prende il via quando i villain Limburger e Karbunkle scoprono un nuovo mondo da sfruttare. L'intervento di Throttle, Vinnie e Modo porta però i tre protagonisti a ritrovarsi bloccati a Mega-City One, dove attireranno anche l'attenzione di Judge Death, dando origine a uno scontro che coinvolgerà alleati e avversari.

Secondo Ben Smith, Head of Publishing di Rebellion, l'incontro tra le due proprietà intellettuali è apparso naturale fin dall'inizio.

"Mutanti e caos sono due dei pilastri fondanti del mondo di Judge Dredd, quindi quando Oni e Nacelle ci hanno proposto un crossover con i Biker Mice From Mars abbiamo capito subito che era perfettamente in linea con il nostro spirito. I Biker Mice From Mars si adattano perfettamente alla visione futuristica e radioattiva di Dredd."

L'iniziativa rappresenta anche l'inizio di una collaborazione più ampia tra Rebellion e The Nacelle Company. La divisione consumer products di Nacelle realizzerà infatti una linea di action figure e oggetti da collezione ispirati al crossover, con i primi preordini previsti per l'autunno e la distribuzione nel corso del 2027.

Hunter Gorinson, President e Publisher di Oni Press, ha sottolineato l'entusiasmo per il progetto e per il team creativo coinvolto, mentre il CEO di Nacelle, Brian Volk-Weiss, ha dichiarato di essere fan di Judge Dredd da oltre 35 anni e di considerare questa collaborazione la realizzazione di un sogno.

Per celebrare il lancio della partnership, durante il San Diego Comic-Con sarà organizzata un'iniziativa promozionale a partire da giovedì 23 luglio. I visitatori degli stand Rebellion, Nacelle e Oni Press che completeranno una speciale raccolta di timbri riceveranno una delle 500 stampe in edizione limitata dedicate alla serie, realizzate da David Finch.

Creato nel 1977 da John Wagner e Carlos Ezquerra, Judge Dredd è stato protagonista nel corso degli anni di numerosi crossover, tra cui quelli con Batman, Alien e Predator. Quello con i Biker Mice From Mars rappresenta invece il primo incontro tra le due serie e il primo crossover dei Biker Mice From Mars al di fuori del NacelleVerse.

Judge Dredd/Biker Mice From Mars #1 arriverà nelle fumetterie di tutto il mondo a dicembre 2026. Le copertine saranno firmate da David Finch, Karl Kerschl, Andrew Krahnke e da altri artisti che saranno annunciati successivamente.

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DREDDMICE 1 2025 COVER KERSCHL FULLART SOLICIT WEB

DREDDMICE 1 2025 COVER KERSCHL SOLICIT WEB 1

DREDDMICE 1 2025 COVER KRAHNKE SOLICIT WEB 1

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Miles - Assolo a Fumetti, recensione: l’omaggio visionario di Lucio Ruvidotti al genio del bebop

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Lucio Ruvidotti è un autore poliedrico, capace di muoversi tra fumetto, giornalismo e autoproduzioni. Tra i suoi lavori più noti spiccano Lamiere. Storie di uno slum di Nairobi (Feltrinelli Comics, 2019) e La Ricotta (Giunti, 2016). Miles - Assolo a fumetti, è un volume dedicato al celebre jazzista americano, già edito nel 2018 e riproposto ora per celebrare il centenario dalla nascita dell'artista.
La struttura del libro è organizzata in otto capitoli musicali, ciascuno intitolato come una delle composizioni o degli album più celebri di Miles Davis: dall’iconico Kind of Blue alla svolta jazz‑rock di Bitches Brew. Ogni sezione funziona come un frammento autonomo che esplora una fase specifica della sua carriera.

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La narrazione principale si apre e si chiude con una cornice ambientata tra il 1980 e il 1981, gli anni del Davis “divo”, colto nel momento del suo ultimo grande ritorno sulle scene. Pur avendo avuto una vita segnata da eccessi, dipendenze e passioni — materiale perfetto per un noir — Ruvidotti sceglie di non indulgere nel gossip biografico. Al contrario, mette al centro la musica, usata come motore narrativo e come chiave interpretativa dell’intera opera.
Tra le pagine emergono episodi fondamentali dell’evoluzione artistica del trombettista: la storia d’amore parigina con Juliette Gréco, l’evocazione della leggendaria jam session (mai registrata davvero) con Jimi Hendrix, e i passaggi cruciali della sua trasformazione stilistica, dal cool jazz al jazz elettrico.

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Sul piano artistico, il colore diventa l’elemento che detta il ritmo: ogni capitolo adotta una palette cromatica differente, con tonalità psichedeliche, contrasti forti o tinte cupe e notturne, scelte per riflettere lo stato d’animo del musicista e il genere musicale dominante in quel periodo. Ruvidotti altera continuamente la struttura della gabbia delle vignette, usando gli spazi bianchi come fossero pause e silenzi tra le note della tromba di Miles, lasciando che il layout respiri o acceleri a seconda del “tempo” del racconto.
Il disegno punta all’essenza delle movenze, della postura e del carisma magnetico di Davis, sia sul palco sia nella vita quotidiana.

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L’unico possibile limite del volume è la scelta di procedere per frammenti: condensare una vita immensa in circa 120 pagine può far percepire l’opera più come un’evocazione lirica che come una biografia esaustiva. Nel complesso, Miles - Assolo a fumetti invita il lettore a riscoprire i molteplici lati di un artista eclettico e controverso, restituendo la complessità di una delle figure più discusse del Novecento attraverso un fumetto di notevole qualità.

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4 Words About: Dark Shots

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4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Dark Shots

Dark Shots è il nome della nuova collana di graphic novel di genere horror targata Mirage Comics, che si avvale della curatela di Federico Mele. Il talentuoso artista, astro nascente del fumetto italiano, si mette alla prova nel doppio ruolo di editor e scrittore a cominciare dal volume che ha il compito di presentare al pubblico la nuova etichetta. Un'antologia dal comparto grafico notevole, formato da un mix interessante di star assolute della matita e di nuovi talenti. Mele dimostra di essere a suo agio nel ruolo di scrittore, e confeziona brevi "dark shot" da brividi per maestri del calibro di Risso (con un originale Lazzaro zombie), Mack (un'evocativa avventura artica), Pichelli (un'inquietante visita notturna), Mari (un'intervista pericolosa) e per Veronica Chiacchio, il cui stile prende una strada interessante in direzione di Mike Mignola. Attenzione ai giovani debuttanti, sceneggiatori e artisti, che chiudono il volume: ne sentiremo parlare ancora.

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Dettagli Volume
Editore: Mirage Comics
Autori: Testi di Federico Mele e AA.VV., disegni di Nicola Mari, Sara Pichelli, David Mack, Eduardo Risso, Veronica Chiacchio e AA.VV.
Formato: 19×28 cm, 96 pp., C., col.
Genere: Horror
ISBN: 9791281947740
Prezzo: 22,00 €
Voto: 7,5

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Lupin III - Il castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki torna al cinema restaurato e in 4K

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Lupin III - Il castello di Cagliostro, primo lungometraggio diretto da Hayao Miyazaki, torna nelle sale italiane per un evento speciale in programma il 13, 14 e 15 luglio. Distribuito da Eagle Pictures in collaborazione con Yamato Video e TMS Entertainment, il film sarà proposto in una nuova versione restaurata e rimasterizzata in 4K, mantenendo lo storico doppiaggio italiano. Un'occasione per rivedere sul grande schermo uno dei capitoli più apprezzati della saga dedicata al ladro gentiluomo creato da Monkey Punch e uno dei titoli che hanno segnato gli esordi cinematografici del regista giapponese.

Di seguito i dettagli del comunicato stampa:

LUPIN III
IL CASTELLO DI CAGLIOSTRO
Un film di
Hayao Miyazaki
(Giappone, 1979 / Durata 100 min.)

IL LEGGENDARIO ESORDIO CINEMATOGRAFICO DEL PREMIO OSCAR© HAYAO MIYAZAKI EVENTO SPECIALE SOLO AL CINEMA IL 13, 14 E 15 LUGLIO

In versione restaurata e rimasterizzata in 4K con le voci italiane ufficiali

L'anime cult “Lupin III - Il castello di Cagliostro” di Hayao Miyazaki torna al cinema distribuito da Eagle Pictures in collaborazione con Yamato Video e TMS Entertainment. Il film arriverà nelle sale come evento speciale il 13, 14 e 15 luglio.

Per tre giorni soltanto sarà possibile riscoprire sul grande schermo il leggendario debutto cinematografico del Premio Oscar© Hayao Miyazaki, qui alla regia di uno dei film più amati della storia dell'animazione giapponese, riproposto in una spettacolare versione restaurata e rimasterizzata in 4K e accompagnato dalle storiche voci italiane che hanno contribuito a renderlo un autentico cult.

Ladro gentiluomo dal fascino irresistibile, geniale trasformista e protagonista di avventure spettacolari, Lupin III è uno dei personaggi più iconici della cultura pop giapponese. Nato dalla matita di Monkey Punch e ispirato al celebre ladro creato da Maurice Leblanc, Lupin ha conquistato milioni di spettatori in tutto il mondo grazie al suo carisma e a un inconfondibile spirito d'avventura. Inseguimenti mozzafiato, colpi impossibili e personaggi diventati ormai leggendari - da Jigen a Goemon, da Fujiko Mine all'instancabile Ispettore Zenigata - hanno reso la saga un fenomeno mondiale.

Uscito per la prima volta nel 1979, con “Lupin III - Il castello di Cagliostro” Hayao Miyazaki firma una delle avventure più amate dell'intera saga, trasformando il personaggio di Lupin in un eroe romantico, ironico e profondamente umano. Il risultato è un anime che unisce il ritmo del grande cinema d'avventura a una straordinaria raffinatezza narrativa e visiva, anticipando molti dei temi che avrebbero reso Miyazaki uno dei più importanti autori della storia dell'animazione.

Al centro della trama Lupin III e il fidato Daisuke Jigen che, dopo aver scoperto l'esistenza di una sofisticata organizzazione criminale specializzata nella produzione di banconote contraffatte, raggiungono il misterioso Ducato di Cagliostro. Qui Lupin salva la giovane Clarisse, inseguita dagli uomini del potente Conte di Cagliostro, e si ritrova coinvolto in una pericolosa missione tra castelli medievali, passaggi segreti, antichi tesori e spettacolari inseguimenti. Ad affiancarlo, come sempre, ci saranno Jigen, Goemon, Fujiko Mine e il suo eterno rivale, l'Ispettore Zenigata.

A oltre quarant'anni dalla sua prima uscita nelle sale, il film conserva intatto il suo fascino, confermandosi uno dei capitoli più amati dell'intera saga di Lupin III: un’opera che ha influenzato profondamente generazioni di autori e registi, diventando una fonte d'ispirazione per alcuni dei più importanti protagonisti dell'animazione contemporanea.

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SINOSSI
Dopo aver scoperto che una potente organizzazione criminale è responsabile della diffusione di sofisticate banconote contraffatte che minacciano l’economia mondiale, Lupin III e il fidato Daisuke Jigen seguono una pista che li conduce nel misterioso Ducato di Cagliostro. Qui Lupin salva Clarisse, una giovane ragazza in fuga dagli uomini del temibile Conte di Cagliostro. Ben presto scoprirà che la ragazza custodisce il segreto di un immenso tesoro nascosto da secoli tra le mura del castello. Tra passaggi segreti, intrighi, inseguimenti mozzafiato e colpi di scena, Lupin si lancerà in una delle sue imprese più spettacolari, affiancato da Jigen, Goemon, Fujiko Mine e dall’instancabile Ispettore Zenigata.

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