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Gennaro Costanzo

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Nessun altro, recensione: il ritorno al fumetto di R. Kikuo Johnson

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Spesso e volentieri si sente dire che per un artista la realizzazione di una seconda opera, soprattutto alla luce di un grande successo ottenuto al debutto sulle scene, sia una delle sfide più difficili. La paura del flop o del non essere all'altezza con il lavoro del proprio esordio, portano spesso al cosiddetto one-hit wonder.
Uno che di sicuro ha dovuto lottare con questa problematica è R. Kikuo Johnson. 15 sono difatti gli anni che separano il primo lavoro del fumettista da Nessun Altro, volume appena portato in Italia da Coconino Press, se si esclude infatti l'opera per bambini The Shark King.

Dopo il clamoroso successo di critica di Night Fisher - osannato da artisti del calibro di Craig Thompson (Blankets) - l'autore ha meditato a lungo sul suo nuovo graphic novel, scartando puntualmente tutte le idee. Si è quindi buttato letteralmente a capofitto nel mondo dell'illustrazione dove ha ottenuto sempre maggior riconoscimento, grazie soprattutto alle sue copertine per il New Yorker. Ma tanta attesa, ad ogni modo, non ha portato ad una storia epica - narrativamente parlando -, ad un setting super ricercato o ad un lavoro di ricerca storica estremamente dettagliato. Ma a un racconto intimo, piccolo e familiare.

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Al centro di Nessun Altro troviamo una famiglia disfunzionale che, dopo la morte del padre anziano, deve ritrovare il proprio equilibrio. L'uomo, malato da tempo, era accudito dalla figlia Charlene, a sua volta madre del piccolo Brandon. A loro si aggiunge Robbie, fratello della donna, musicista di ritorno dall'Australia, ignaro della morte del proprio genitore. Dopo la morte del padre, infatti, la donna si licenzia e inizia a studiare per i test di medicina in maniera ossessiva, chiudendosi al punto tale da trascurare completamente il figlio e da non avvertire nemmeno suo fratello.
L'uomo, tornato a casa, cerca a suo modo di raccogliere i pezzi della famiglia, provando a fare da guida al nipote e spronando la sorella, dovendo - contemporaneamente - trovare un punto di incontro tra il suo passato e il presente.

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Il tragico evento da cui parte il racconto di Johnson sembra sfiorare solo in superficie le persone coinvolte, ma in realtà rappresenta per loro una svolta importante. Quel padre diventato ormai quasi vestigiale nella sua esistenza, rappresentava in realtà un inaspettato collante per le vite dei suoi due figli.
Pur con i contrasti e le contraddizioni, l'uomo era per loro un punto fermo e, senza di lui, pienamente liberi, rischiano ora di andare alla deriva. Giunge dunque il momento di assumersi le proprie responsabilità e Johnson mette in scena questo piccolo dramma familiare caratterizzato da una costruzione lenta, con un intreccio lineare ma efficace nel definire il carattere dei personaggi.

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Nessun Altro è pubblicato da Coconino nel formato originale dell'opera, un cartonato orizzontale formato 22 x 17 cm in cui le tavole sono tendenzialmente costituite da 2 strisce generalmente regolari nella loro suddivisione e che concedono poche variazioni sul tema.
La carriera da illustratore, oltre a garantire a Johnson introiti maggiori rispetto a quella da fumettista, gli ha consentito di lavorare sul suo stile, non solo per catturare l'iconicità di un singolo momento ma per modellare la sua matita in una sintesi sempre più efficace. Basti guardare le tavole di Night Fisher e compararle a quelle di Nessun Altro: il tratto spesso e greve della china, le linee irregolari, i chiaro scuri molto netti, lasciano ora il posto a una tratto pulito, sottile e maggiormente regolare, a vignette rigide nella loro suddivisione e a un chiaroscuro più luminoso e delicato. Per intenderci, se prima potevamo avvicinare graficamente Johnson al sopracitato Thompson, ora siamo più dalle parti del collega illustratore Adrian Tomine.
Anche la scelta cromatica è interessante: la bicromia bianco/nero è sostituita dalla più fredda bianco/blu, come a sottolineare un distacco emotivo maggiore grazie a un colore freddo. Ci pensa, tuttavia, l'incursione dell’arancione a creare quella variazione emotiva necessaria.

Kaiju No. 8 1-2, recensione: la nuova hit del fumetto giapponese

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Kaiju No. 8 è la nuova hit del fumetto giapponese. Serializzato sulla rivista digitale Shōnen Jump+ della Shūeisha, l'opera di Naoya Matsumoto è stata poi raccolta in tankōbon vendendo 90.000 copie in Giappone nella prima settimana dopo il lancio e un totale di 5 milioni per i primi 5 volumi, risultato inedito per un manga nato in digitale e senza ausilio di un anime. Forte del successo in patria, Star Comics ha organizzato in Italia una campagna senza precedenti, proponendo il numero 1 in diverse versioni e, soprattutto, addobbando per due settimane la fermata metro Porta Genova di Milano coi personaggi della serie e le prime 14 tavole del fumetto. Dopo la lettura del secondo volume, possiamo dare un giudizio più approfondito sull'opera.

Partiamo dal termine "kaiju" che, notoriamente, indica tutti quei mostri giganti della fantascienza giapponese di cui Godzilla ne è il capostipite. Nel mondo di Kaiju No. 8, questi esseri giganteschi appaiono con regolarità tanto da giustificare l'esistenza di un'intera organizzazione militare, la Japan Defense Force, che ha il compito di eliminarli. Complementari a loro, troviamo anche una squadra di pulizia che smaltisce le carcasse dei mostri. Ed è qui che lavora Hibino Kafka, 32enne il cui sogno è di entrare nella Japan Defense Force dove lavora Mina Ashiro, sua amica d'infanzia e personalità di spicco all'interno dell'organizzazione. Due eventi chiave cambieranno la vita di Hibino: il primo, è la conoscenza con il 18enne Leno Ichikawa, che lo incoraggerà a tentare per un'ultima volta l'ammissione al corpo militare. Il secondo evento, ben più determinante, è quando un yoju (mostro più piccolo che segue i kaiju) entra nel corpo di Hibino trasformandolo a sua volta in un mostro molto potente che verrà classificato come Kaiju No. 8. Da questo momento, l'uomo può trasformarsi a piacimento e combattere contro altri bestioni, tuttavia Hibino tiene celato il suo segreto a pochi intimi mentre, nel frattempo, entra a far parte come recluta della Japan Defense Force.

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Trovare i motivi per cui un'opera come Kaiju No. 8 riesca ad avere un successo così eclatante non è semplice: la serie non presenta tratti particolarmente originali per uno shōnen, ma sicuramente si fa apprezzare per diversi motivi. Partiamo dal protagonista. Hibino Kafka, innanzitutto, è un 32enne, ed è insolito per uno shōnen avere un protagonista così grande. E, infatti, Matsumoto compensa con una serie di personaggi giovani, fra cui il già citato Leno e le varie matricole con cui supererà l'ammissione per la Japan Defense Force fra cui l'abilissima Kikoru Shinomiya. Questo rende il manga molto trasversale, capace di parlare sia ai 30enni che ai più giovani. In generale, l'opera risulta molto corale e i diversi personaggi hanno grande spazio e un'ottima caratterizzazione. Il protagonista risulta impacciato e simpatico, ma con un gran curva d’apprendimento e un potenziale d'attacco post-trasformazione notevole.

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Altro aspetto fondamentale è la trama con il suo intreccio narrativo: dopo un inizio forse troppo spedito, con qualche passaggio un po' forzato e sbrigativo, Matsumoto ci mostra una costruzione solida e ben cadenzata, in special modo a partire dal volume 2, con un gran potenziale tutto da scoprire. Perché se quanto visto finora risulta appassionante, sicuramente a tener vivo l'interesse sono tutte le sottotrame che mostrano una visione ampia che potrebbe nascondere diverse sorprese. Una base solida su cui l'autore può creare qualcosa di interessante e duraturo, sperando che non la vanifichi col passare del tempo.

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Anche lo stile grafico di Matsumoto non presenta particolari novità o tratti distintivi ma, come per la trama, anche qui ci troviamo davanti a un lavoro solido e decisamente valido. La tavole risultano molto dettagliate e l'autore è in grado di alternare i vari registri della storia sempre in maniera efficace. Le tavole hanno una costruzione varia ma che premia sempre la leggibilità, anche nelle scene d'azione più concitate non si perde mai il focus ed è sempre chiaro quello che sta avvenendo. Il character design è notevole e il tratto del fumettista è pulito e piacevole, capace di rendere sia i momenti più intimi e quelli comici, sia quelli più action e dinamici.

Kaiju No. 8 si dimostra uno shōnen solido e divertente, con potenzialità che potrebbero fargli fare quel salto di qualità tale da giustificare il suo successo, che potrebbe quintuplicarsi con l'arrivo di una serie anime. Già da ora, comunque, si dimostra una lettura pienamente soddisfacente e con la giusta personalità.

George Pérez ha annunciato di aver un cancro terminale

Come vi avevamo riportato a inizio 2019, George Pérez aveva annunciato il suo ritiro dal mondo dei fumetti a causa dei suoi problemi di salute. L'artista, 67 anni, ha comunicato ieri su Facebook una notizia ancora più triste. Perez, infatti, ha reso noto di avere un cancro al pancres al terzo stadio e di voler rinunciare alle cure per poter trascorrere il tempo che gli rimane, probabilmente 6-12 mesi, insieme ai suoi familiari.

Ecco il messaggio tradotto:

"Da George ai suoi fan, agli amici e alla famiglia allargata, leggete qui di seguito. Questa pagina servirà come luogo per connettersi con George e ricevere aggiornamenti. Per favore, rispettate la privacy di George e della sua famiglia in questo momento difficile e scrivete SOLO attraverso questo viale.
Grazie e leggi quanto segue:

A tutti i miei fan, amici e famiglia allargata,
È piuttosto difficile credere che siano passati quasi tre anni da quando ho ufficialmente annunciato il mio ritiro dalla produzione di fumetti a causa dei miei problemi di vista e di altre infermità causate principalmente dal mio diabete. All'epoca ero lusingato e onorato dal numero di tributi e testimonianze fattemi dai miei fan e colleghi. Le belle parole dette in quelle occasioni erano così commoventi che scherzavo dicendo "l'unica cosa che mancava a quelle dimostrazioni ero io che giacevo in una bara". »
Era divertente all'epoca, pensavo. Ora, non tanto.

Il 29 novembre ho ricevuto conferma che, dopo essere stato sottoposto a intervento chirurgico per un blocco al fegato, ho scoperto di avere un cancro al pancreas al terzo stadio. È chirurgicamente inoperabile e la mia aspettativa di vita stimata è compresa tra 6 mesi e un anno. Mi è stata data la possibilità di fare chemioterapia e/o radioterapia, ma dopo aver soppesato tutte le variabili e valutato quanto dei miei giorni rimanenti sarebbe stato divorato dalle visite del medico, dalle cure, dai soggiorni ospedalieri e avendo a che fare con la burocrazia spesso stressante e frustrante del sistema medico, ho optato per lasciare che la natura faccia il suo corso godendomi tutto il tempo che mi rimane il più possibile con la mia bellissima moglie da oltre 40 anni, la mia famiglia, i miei amici e i miei fan.
Da quando ho ricevuto la mia diagnosi e la mia prognosi, chi è nella mia cerchia ristretta mi ha dato tanto amore, sostegno e aiuto, sia pratico che emotivo. Mi hanno dato pace.

Ci saranno alcune questioni di lavoro di cui occuparsi prima che me ne vada. Mi sto già organizzando con il mio agente per rimborsare i soldi pagati per gli schizzi che non riesco più a finire. E siccome, pur avendo un solo occhio funzionante, posso ancora firmare il mio nome, spero di coordinare un ultimo firmacopie per facilitare il mio passaggio. Spero anche di riuscire a fare un'ultima apparizione pubblica in cui poter essere fotografato con il maggior numero possibile dei miei fan, a condizione di poter abbracciare ognuno di loro. Voglio solo potervi dire addio con sorrisi oltre che con lacrime.

So che molti di voi avranno domande o commenti da fare, e piuttosto che alimentare il fuoco della speculazione e di una cattiva comunicazione ben intenzionata ma potenzialmente dannosa, tornerò nell'arena dei social media dando vita ad un nuovo profilo Facebook dove fan e amici possono comunicare direttamente con me o con il mio rappresentante designato per aggiornamenti e chiarimenti.
Per richieste da parte dei media e della stampa, si prega di utilizzare anche i recapiti presenti nella pagina. Vi prego di rispettare la privacy di mia moglie e della mia famiglia in questo momento e di usare la pagina Facebook piuttosto che contattarci attraverso altri canali.
Potrei non essere in grado di rispondere così velocemente come vorrei, poiché cercherò di ottenere più piacere possibile dall'esterno nel tempo concessomi, ma farò del mio meglio. Anche le belle parole sarebbero molto apprezzate. Più dettagli seguiranno una volta che tutto sarà operativo.

Beh, per ora è tutto. Questo non è un messaggio che mi è piaciuto scrivere, soprattutto durante le festività ma, stranamente, sento lo spirito natalizio più ora che in molti anni. Forse è perché probabilmente sarà l'ultimo. O forse perché sono avvolto dalle braccia amorevoli di tanti che mi amano tanto quanto io amo loro. È molto edificante sentirsi dire che hai condotto una bella vita, che hai portato gioia in così tante vite e che lascerai questo mondo un posto migliore perché ne hai fatto parte. Parafrasando Lou Gehrig: "Alcuni possono pensare che abbia avuto una brutto break, ma oggi mi sento l'uomo più fortunato sulla faccia della Terra. »
Prendetevi cura di voi e grazie.

George Perez
7 dicembre 2021"

La Redazione tutta di Comicus abbraccia virtualmente e ringrazia di cuore il grande George Pérez per tutti i bei momenti trascorsi insieme nel corso di questi decenni in cui, con la sua immensa arte, ha allietato le nostre giornate.

Strappare lungo i bordi, recensione: la serie Netflix di Zerocalcare

L’arrivo e la diffusione delle piattaforme streaming ha rivoluzionato il mondo dell’intrattenimento non solo nelle modalità di fruizione dei contenuti e nella loro distribuzione ma anche nella produzione degli stessi. Il diffondersi in maniera capillare di tali servizi ha dato vita alla necessità di creare serie e film inediti in tutti i paesi in cui le piattaforme sono attive in modo da poter realizzare prodotti sempre più vari e attraenti per i fruitori. Non solo, la possibilità di diffondere questi contenuti in tutto il mondo ha dato maggior pubblico e visibilità alle singole produzioni e spostato il baricentro produttivo dall’America al resto del mondo. Non è un caso se alcuni dei maggiori successi di Netflix degli ultimi anni provengono da nazioni come la Spagna (La casa di carta) o la Corea del Sud (Squid Game).
Ulteriore fattore positivo è la nascita di progetti che difficilmente avrebbero visto la luce altrove e danno nuova speranza alle produzioni nazionali, come quella italiana nello specifico. È il caso proprio di Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, serie animata che, se non fosse stato per Netflix, difficilmente avremmo visto realizzata nel nostro Paese e – soprattutto - difficilmente l’avremmo vista con questa qualità e cura.

Strappare lungo i bordi si caratterizza per la sua forte impronta autoriale che è quella del suo ideatore: a differenza del derivato film de La Profezia dell’Armadillo, qui abbiamo un prodotto che segue e sposa a pieno la visione del suo autore senza dover scendere ad alcun tipo di compromesso esterno. La poetica di Zerocalcare è rafforzata ed esaltata dal passaggio all’animazione grazie anche alla fondamentale presenza del sonoro, dando nuova linfa alla sua produzione artistica preservandone la qualità grazie alla genuina fedeltà.

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La trama, per chi conosce l’opera, segue e aggiorna quella del graphic novel La Profezia dell’Armadillo del 2001, che – data la sua particolare natura – eviteremo qui di riassumere onde evitare spoiler. La storia narrata nella serie segue un andamento frazionario ed episodico che, nell’arco dei suoi 6 episodi da 20 minuti circa, confluisce in uno struggente e drammatico finale. Le tematiche toccate dall’autore riguardano tendenzialmente la crescita, il mondo del lavoro, le amicizie, il costante confrontarsi con le aspettative della società da parte della cosiddetta Generazione Y o Millennial, tutti i topoi classici di Zerocalcare.
Al centro di tutto, dato anche il titolo, è la difficoltà di seguire, durante la nostra vita, un tracciato impostoci dall’esterno senza “uscire dai bordi” per paura dell'ignoto, senza comprendere che quei “bordi strappati” sono parte integrante del nostro percorso di crescita e che è impossibile vivere una vita senza “pieghe”.

La cifra stilistica è quella tipica del fumettista che alterna situazioni divertenti a riflessione semi-serie, per poi toccare tematiche profonde sempre in maniera mai banale. D’altronde, Zerocalcare è da tempo voce simbolo di una generazione: è un autore che – grazie alla sua sensibilità – è riuscito a descrivere come pochi il suo tempo e la sua “gente”.
Questa fedeltà alla sua cifra stilistica, ad ogni modo, se è riuscita a conquistare una moltitudine di persone come dimostra la presenza dei suoi libri in cima alle classifiche di vendita, risulterà spigolosa e ostica a chi già in passato non ha apprezzato l’artista. Insomma, chi non amava Zerocalcare prima, difficilmente lo farà ora.

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Se l’aspetto che ci ha colpiti maggiormente di questo progetto è la sua genuinità, il suo essere visione del suo creatore in maniera così chiara e sentita da poterla definire, secondo vecchie nomenclature, una “serie d’autore”, la cosa che maggiormente ci ha stupiti è il suo valore tecnico. Probabilmente ciò è dipeso dalla disabitudine di noi italiani nel trovarci di fronte a una serie animata nostrana, in particolar modo se rivolta agli adulti, realizzata con questa qualità, ragion per cui Strappare lungo i bordi segna un punto di non ritorno nella serialità italiana, animata e non. Merito, come ha ripetuto spesso in questi giorni Zerocalcare, dell’enorme team di lavoro coinvolto che non deve distrarre in alcun modo dal “one-man show” che la serie sembra mettere in campo. Laddove si vuole notare una criticità, questa va al missaggio audio, non sempre perfetto, con le musiche che – di tanto in tanto – tendono a coprire l’audio. Audio che si avvale di Zerocalcare come voce quasi unica dell’intero progetto, con il suo romanesco biascicato e veloce che spesso rende difficile seguire i dialoghi nella loro interezza.

Strappare lungo i bordi, prodotta da Movimenti Production in collaborazione con BAO Publishing, è un progetto vincente di Netflix in tutti i suoi aspetti, come il gradimento di pubblico e critica stanno dimostrando, e che dimostra quanto sia necessario credere negli autori e nella qualità per avere prodotti di successo. Speriamo, dunque, che arriveranno in futuro nuovi progetti firmati da Zerocalcare e che, magari, questa serie faccia da apripista anche ad altri fumettisti.

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