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Avengers: Endgame, la recensione del film

Arriva finalmente nelle sale italiane, con due giorni di anticipo sugli USA, Avengers: Endgame, il sequel di quell’Infinity War che lo scorso anno ha frantumato ogni record d’incasso, lasciando milioni di spettatori col fiato sospeso ad interrogarsi sulla sorte di molti dei loro beniamini, da Spider-Man al Doctor Strange passando per Black Panther, annientati insieme a metà della popolazione dell’ universo dal Titano Pazzo Thanos. Oltre a fornire una risoluzione alle vicende iniziate un anno fa, il film tira le somme di undici anni di vita del Marvel Cinematic Universe e chiude il cerchio di un percorso inaugurato nel 2008 col primo Iron Man, facendolo in modo spettacolare, coinvolgente e commovente.

Avengers: Endgame è epica allo stato puro e dona una mitologia potente ai nostri tempi, una vera e propria catarsi filmica per milioni di ragazzi che vedranno il film, come i fumetti ideati da Stan Lee, Jack Kirby e degli altri padri fondatori della Marvel che lo hanno ispirato hanno rappresentato a suo tempo una catarsi in quadricromia per intere generazioni di lettori, oggi padri (ma ancora fanciulli dentro), che accompagnano al cinema i figli per assistere alle avventure di Capitan America, Thor e Iron Man.

Il geniale e iconoclasta fumettista scozzese Grant Morrison, nel suo romanzo-biografia SuperGods, attribuisce il successo dei moderni cinecomics ai tempi incerti che viviamo, come se la percezione di un presente minaccioso abbia favorito l’ascesa di “golem” cinematografici, metafore del Bene e della Luce evocati da una comunità sempre più impaurita e in cerca di campioni. In tal senso, nulla come la lotta senza quartiere tra un manipolo (che diventa una legione nello straordinario finale) di Vendicatori e il folle Thanos può incarnare la metafora dell’eterna lotta tra il Bene e il Male. Un Male che indossa la veste di un cinismo apparentemente razionale e lucido, un’idea di “soluzione finale” che ha attraversato le pagine più buie della storia dell’umanità. Avengers: Endgame è prima di tutto un film sulla resistenza, anche quando la rassegnazione sembra l’opzione più semplice, sul resistere a soluzioni facili come quelle offerte dai tanti pifferai magici oggi sparsi per il globo, che non possono nemmeno vantare il carisma né tantomeno lo spessore psicologico di un Thanos.

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Difficile parlare a caldo degli aspetti tecnici di un film che scuote così tanto sotto l’aspetto emotivo. Il celebre critico francese André Bazin sosteneva la centralità del montaggio nella produzione di significato di una pellicola: non possiamo sapere se il fondatore dei Cahiers du Cinema avrebbe apprezzato Endgame, ma bisogna certamente lodare il lavoro, in sala di montaggio, dei registi del film, i fratelli Anthony e Joe Russo, e dei loro collaboratori Jeffrey Ford e Matthew Schmidt. Non deve essere stato facile districarsi tra quintali di pellicola girata, un paio di dozzine di protagonisti principali e una trama che chiama in causa l’intera storia del Marvel Cinematic Universe, ma la titanica impresa può dirsi perfettamente riuscita.

Per quanto la trinità costituita da Downey Jr., Evans e Hemsworth svolga il suo lavoro con la consueta professionalità (con la definitiva deriva macchiettistica dell’ultimo a fare da contraltare alla solennità di alcuni passaggi), sono le seconde linee a rubare la scena. È piacevolmente singolare che il cuore di un film dalle dimensioni gargantuesche come questo sia rappresentato dai due eroi più impensabili, uno minuscolo e uno senza poteri. L’Ant-Man di Paul Rudd conquista finalmente la sua centralità all’interno del progetto MCU, diventando addirittura il motore che dà il via all’intera vicenda, mentre l’Occhio di Falco di Jeremy Renner incarna l’umanità in un gruppo costituito da dei del tuono e da leggende viventi.

Avengers: Endgame riporta la narrazione epica all’interno del linguaggio cinematografico e si candida a diventare un classico, un’epopea dei nostri tempi. È un finale di partita, ma come tutti i lettori di fumetti Marvel ben sanno, questo coincide sempre con inizio. Tutto nuovo, tutto differente.

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