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Shazam!: la recensione del film

Anche i supereroi hanno bisogno di una famiglia. Lo sa bene Billy Batson (Asher Angel), quindicenne orfano di Philadelphia, che continua a scappare dai genitori a cui viene affidato per cercare di trovare la sua madre naturale, dalla quale si è allontanato da piccolo quasi per errore. Dopo l'ennesima fuga, Billy si ritrova in una casa famiglia tanto amorevole quanto popolata da bambini un po' nerd e, sebbene il suo istinto sia di scappare di nuovo, ben presto trova dei buonissimi motivi per restare: dopo aver difeso il suo nuovo fratellino Freddy (Jack Dylan Grazer), disabile con la passione per i supereroi, si ritrova trasportato dalla metropolitana locale in un mondo fatato, il cui mago (Djimon Hounsou) gli affida il potere di Shazam, poiché sa che è puro di cuore.

Molti criminali, invece, una famiglia ce l'hanno, ed è proprio questo il problema: al dott. Thaddeus Sivana (Mark Strong), infatti, anni prima era stato offerta dal mago la stessa opportunità di Billy, ma non aveva superato l'ultima prova, sopraffatto dai suoi peggiori istinti, scatenati dalla disapprovazione di suo padre e suo fratello. Divenuto ormai adulto e dopo una lunga ricerca, il dottore riesce a ritrovare il mago che lo aveva rifiutato e riesce a liberare i suoi peggiori nemici: sette demoni che simboleggiano i sette peccati capitali. Sotto la loro influenza, incomincia una vendetta verso suo padre e suo fratello e una ricerca smodata del potere assoluto.
Mentre Billy e Freddy esplorano la portata dei poteri di Shazam che, quando si manifestano, conferiscono un corpo adulto e fortissimo (con le fattezze di Zachary Levi) a Billy, il dott. Sivana decide di sbarazzarsi dell'unico ostacolo alla sua ricerca del potere: lo stesso Shazam. Billy dovrà quindi scoprire davvero cosa vuol dire essere un eroe ed un adulto, e riuscirà a farlo solo grazie all'aiuto dei suoi nuovi affetti.

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Per cavalcare l'onda del successo di Wonder Woman, ma soprattutto di Aquaman, che già si erano discostati dal genere drammatico, la DC Comics si affida al suo supereroe più solare, abbandonando - sembra definitivamente - i toni cupi di Batman V Superman e Justice League, per portare sul grande schermo una commedia dai toni dissacranti e pensata per un pubblico di giovani, ai quali è anche rivolto il significato nascosto della pellicola: l'importanza dei legami, non importa se biologici, per diventare delle brave persone da grandi

Del resto, nessun personaggio pare più azzeccato di Shazam per spingere sul pedale della frivolezza: nato nel 1939 dalla penna di Bill Parker C. C. Beck per la Facwett Comics (nel film è  presente un riferimento a questa vicenda sotto forma di easter egg) col nome di Capitan Marvel, fu al centro di una battaglia legale tra la DC Comics e i suoi creatori, perché troppo simile a Superman; passato alla Dc, perse il suo nome originario, del quale deteneva i diritti la Marvel Comics (il Capitan Marvel più famoso della Casa delle Idee, è quello interpretato da Brie Larson nel film omonimo uscito a fine marzo, per intenderci), in favore dell'attuale Shazam, (acronimo di Salomone, Hercules, Atlante, Achille e Mercurio, eroi mitologici alle cui qualità si ispirano i poteri dell'eroe). Col suo nuovo nome, Shazam si impose subito come il personaggio più buono della DC, perché ha la purezza di un bambino intrappolato nel corpo di un uomo.
I fumetti da cui il film prende spunto sono contenuti nella run di Geoff Johns e Gary Frank, inserita nel rilancio editoriale denominato New 52 del 2013, dalla quale il film si discosta solo per la scelta dell'avversario, quel Black Adam che tutti i fan sperano di vedere nel sequel interpretato da Dwayne Johnson. Partendo da questo materiale, si  può tracciare un giudizio che presenta, in definitiva, molte luci e qualche ombra.

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Il regista svedese David F. Sandberg, abituato in verità al genere horror dei suoi precedenti lavori, Lights Out - Terrore nel buio e Annabelle 2: Creation, concentrandosi sull'intreccio più  che sulle super-battaglie, ridotte in questo caso all'osso, riesce nell'intento sia di proporre un film a tratti esilarante grazie ad una ironia dissacrante rivolta in primo luogo ai fumetti dai quali è tratto, - si pensi alle molte battute Nei confronti di Batman e Superman, oppure ai continui giochi di parole riguardanti il nome di battaglia di Shazam, chiaro riferimento al travaglio legato alla nascita del suo nome attuale-, sia di trasmettere un messaggio positivo, di speranza, capace di arrivare non solo al pubblico teen a cui evidentemente è rivolto, che si immedesima nei protagonisti, ragazzini freak capaci di trascendere la propria condizione, ma anche ad una platea più ampia.

Tuttavia, a differenza di operazioni simili, la pellicola manca di passaggi veramente emozionanti: i momenti catartici dell'eroe e dei suoi aiutanti scivolano via davvero troppo velocemente e non creano la giusta empatia col pubblico; inoltre il film pare privo di un elemento veramente caratterizzante, che in un'opera del genere dovrebbe essere presente, come la demenzialità iperviolenta, che sfonda addirittura la quarta parete, di Deadpool, o la confezione nostalgica e citazionista dei Guardiani della Galassia.

Cosi, nonostante la buona prova di Zachary Levi, bravo nel recitare la parte dell'adulto eterno adolescente, di Mark Strong, che riesce ad essere convincente nonostante lo script non restituisca un cattivo veramente degno di questo nome, ma soprattutto di Jack Dylan Grazer, perfetto nel ruolo della spalla nerd dell'eroe, e capace di riportare alla mente un classico del cinema teen come I Goonies, il film lascia un senso di incompiutezza, poiché si ha l'idea che se si fosse osato solo un po' di più, il risultato sarebbe stato decisamente migliore. Da ultimo, consigliamo di rimanere fino alla fine dei titoli di coda: la battuta più bella, infatti, Shazam! se la tiene per la fine.

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