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Dylan Dog 388 - Esercizio numero 6 (-12 alla meteora!), recensione

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Gli eroi dei fumetti, super o meno che siano, che indossino una calzamaglia o una semplice camicia rossa, sono divisi per natura fra mito e romanzo, fra archetipo e Storia o, detto in modo più semplice, fra staticità e cambiamento. Come la prendereste se un certo Investigatore dell’Incubo di vostra conoscenza abbandonasse per sempre il consueto maggiolino bianco in favore di un monopattino elettrico? E se il suo buffonesco assistente si desse al dramma e si tagliasse (ahimè) i baffi? Malissimo, immagino: alcuni fan vorrebbero che niente dei loro personaggi preferiti venisse alterato, che ogni cosa restasse congelata nel tempo.
Il personaggio di Dylan Dog ha a lungo assecondato questo oscuro desiderio dei fan: la solita giacca nera, i jeans, la camicia rossa, le battute di Groucho, quel brontolone dell’ispettore Bloch, l’immancabile fanciulla sedotta, la pistola lanciata al volo, un "Giuda ballerino" strillato di tanto in tanto e così via. Per quasi trent’anni il personaggio di Tiziano Sclavi è riuscito a non annoiare mai i suoi lettori senza intaccare troppo questi elementi: ogni storia era autoconclusiva e non modificava mai troppo l’ecosistema dell’amato Investigatore dell’Incubo al punto che, il mese successivo, una nuova avventura poteva cominciare senza tenere conto delle conseguenze (quasi nulle) dell’avventura del mese precedente.

Questa la formula, collaudatissima, del fumetto fino a pochi anni fa, quando la gestione della serie è passata a Roberto Recchioni che ha iniziato ad inserire una serie di innovazioni: Bloch in pensione, un nuovo cattivo, il magnate John Ghost, ed uno smartphone per Dylan.
Ma la novità più grande è appunto il Ciclo della Meteora, un evento della durata di tredici numeri dopo il quale nulla-sarà-più-come-prima. Veniamo, quindi, a questo secondo episodio del ciclo, intitolato "Esercizio numero 6" (albo numero 388), scritto da Paola Barbato e accompagnato dalla seconda uscita dei bellissimi Tarocchi dell’Incubo disegnati a suo tempo da Angelo Stano e qui riproposti con qualche lieve innovazione grafica.

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Il filo conduttore dell’intero ciclo è una meteora che, avvicinandosi pericolosamente all’orbita terrestre, innesca il caos, portando sconvolgimenti in tutto il mondo e, naturalmente, anche nella Londra di Dylan Dog. In questo numero possiamo vedere gli effetti che il passaggio della meteora innesca in una scuola per alunni dotati di poteri paranormali e che Dylan dovrà risolvere, questa volta senza l’aiuto del caro Groucho, pressoché assente nella storia. La trama e le atmosfere sono un esplicito rimando al film del 1960 Il Villaggio dei Dannati di Wolf Rilla e al suo omonimo remake del 1995 diretto da John Carpenter (entrambi ispirati al romanzo I figli dell'invasione di John Wyndham), in cui un gruppo di ragazzini dotati di poteri ESP prende il controllo della cittadina in cui vivono. La Barbato reinterpreta il tema in maniera interessante: se nei film di Rilla e di Carpenter i ragazzini, di probabile origine aliena sebbene nati da madri umane, sono malvagi per natura, in questa reinterpretazione essi sono vittime dei loro stessi poteri, amplificati, appunto, dal passaggio della meteora.

L’idea della Barbato è intrigante, ma pecca nella caratterizzazione dei personaggi, che risulta un po’ povera: introdurre a dovere un gruppo di circa dieci ragazzi e gestirne dialoghi e azioni, è davvero difficile nello spazio risicato di un albo bonelliano di 98 pagine. Di conseguenza, colpa anche di una resa visiva dei protagonisti che non sempre li rende facili da distinguere, in alcuni passaggi il lettore finisce per ingarbugliarsi.
Quello che manca, inoltre, è un vero e proprio legame con la storyline della meteora, che compare ad inizio e fine numero dando sì il via alla storia, ma che poi si eclissa del tutto in questo albo che potremmo senza dubbio definire autoconclusivo (a parte un finale che aggiunge un piccolissimo tassello narrativo): davvero troppo poco se si considera che il conto alla rovescia (-12 alla meteora!) è strillato sulla bella copertina di Gigi Cavenago.

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I disegni, invece, sono affidati a Giovanni Freghieri che, a parte le imperfezioni di cui si è detto prima, confezione delle ottime tavole, con l'aggiunta di qualche griglia lievemente più dinamica rispetto alla classica 2x3 di bonelliana memoria e di un’interessante splash page di cui non vi spoileriamo il contenuto.

Preso da solo, questo albo 388 di Dylan Dog è un numero discreto. Lo è un po’ meno, forse, nell’economia della storyline più grande di cui fa parte e da cui risulta troppo autonomo. L’obiettivo del Ciclo della Meteora è di non lasciare nulla com’era prima: probabilmente siamo ancora lontani dagli stravolgimenti previsti, ma speriamo si tratti di una fase ancora introduttiva e di non trovarci davanti a una serie di episodi blandamente collegati fra loro come in questo caso.

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Dylan Dog 387: Che regni il caos!, recensione: al via il Ciclo della Meteora

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Per non peccare di ingenerosità e non rischiare di essere tacciati di poca lungimiranza non diremo che la cosa migliore dell’ultimo numero di Dylan Dog è la copertina lenticolare dell’edizione in tiratura limitata - ed esauritissima a Lucca - disegnata da Giuseppe Camuncoli; né che, immediatamente dopo, si collocano gli splendidi Tarocchi dell’Incubo di Angelo Stano (segnaliamo che il mazzo è stato ripartito in quattro uscite da 20, che accompagneranno l’inedito mensile fino al 390, mentre la custodia ed un libretto saranno allegati al Dylan Dog Color di inizio 2019). Non lo diremo perché, seppure le nostre attese siano state parzialmente deluse e la lettura dell’albo abbia portato più dubbi che euforia, non è possibile dimenticare che si tratta soltanto della prima parte di una serie di tredici albi che, strettamente interconnessi fra loro, porteranno la serie al traguardo del quattrocentesimo numero (dopo il quale nulla sarà più come prima: RRobe dixit...). Certo, dall’inizio della storia che dovrebbe portare alla piena realizzazione della visione del personaggio da parte di Roberto Recchioni - ormai da quasi un lustro al timone di un fumetto il cui rinnovamento finora è stato più promesso che mantenuto - personalmente ci aspettavamo qualcosa di più e di diverso.

Dalla fase uno (in cui, per evidenti ragioni di tempi di lavorazione delle storie, si è proceduto solo a degli adattamenti esteriori) ai progressivi cambiamenti nello scenario della serie (con un occhio alla diversificazione e sperimentazione di tematiche e autori) fino ad oggi l’impressione è però pur sempre quella di un percorso non ancora compiuto, di un personaggio rimasto a metà del guado, “dylaniato” tra una tensione alla modernizzazione (qualunque cosa significhi) e la fedeltà alle proprie radici. Al termine di un percorso misto, in cui le ombre si sono mescolate alle luci più di quanto ritenuto/voluto dallo stesso curatore, giunge questa storyline, che riassume le contraddizioni della produzione dell’ultimo quadriennio: buoni spunti e cadute di tono si alternano, lasciando nel lettore un certo disorientamento. Si tratta di un effetto voluto? Solo il tempo potrà dirlo.

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Per chi non avesse ancora letto l'albo possiamo dire come la storia sia per l'appunto incentrata sull'imminente arrivo di una meteora, vero e proprio agente del Caos, forza primordiale per dominare la quale un enigmatico avversario di "bianco vestito" imprime un'accelerazione decisa alle già intraviste manipolazioni dell'Old Boy, il quale viene ad assumere un riluttante ruolo di simbolo positivo.

Per quanto consapevoli del ruolo che le citazioni hanno sempre avuto nella serie, taluni ammiccamenti non ci sono parsi particolarmente riusciti: vedere Dylan andare al salvataggio di Ranya declamando le parole di George Mcfly produce un effetto straniante solo in parte mitigato dalla presenza di un Groucho che, un po’ sotto tono, assolve un ruolo di contralto quasi metafumettistico. Un po' forzati appaiono anche i richiami alla mitologia del Watchmen di Alan Moore o la raffigurazione della cometa portatrice del caos come un simil- Ego, il Pianeta Vivente: troppi rimandi ad altre opere della cultura popolare non esaltano, ma appesantiscono la lettura, distraggono e non esaltano l’intreccio. Del resto non esaltante neppure la parte dell’albo dedicata alla furia omicida di Axeil Neil: l’orrore della morte casuale non viene reso tanto più efficacemente quante numerose siano le teste o gli arti mozzati (peraltro nel variegare gli omicidi si arriva a vignette che richiamano - anche qui troppo chiaramente - scene alla Ken il guerriero, in uno sforzo sincretistico che non abbiamo trovato adeguato).

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Quanto ai comprimari/antagonisti si alternano momenti gustosi (come quello della riunione a casa Bloch con l’avvocato Jenkins) a perduranti sotto-utilizzi:  la funzione antagonista di Carpenter non si è mai trasformata in una reale alternativa al pur trito ricorso all’amico Bloch; quanto a Ranya il suo ruolo nell’episodio è nulla di più di quello della donzella in pericolo.

Alla fine dei conti tutto ciò potrebbe essere solo un modo per focalizzare l’attenzione su John Ghost: la ormai non più nuova nemesi “obbligata” di Dylan mantiene un certo fascino e - seppure la posizione di pressoché onnipotenza economica tenda oltre il limite la sospensione dell’incredulità e lo spiegone ad Axel Neil sia appesantito dall’imperante citazionismo - nel complesso assolve alla propria funzione di motore della storia; in particolare è raggiunto l’obiettivo di portare Dylan da ciarlatano ad icona, per quanto attraverso delle scorciatoie di perplimente rapidità ed in cui il mantra dei “veri mostri” viene declinato in tutte le possibili combinazioni.

Sull’aspetto visivo, trascendendo dalle personali predilezioni per uno stile meno caricato, l’apporto di Leomacs appare coerente con la trama sviluppata; allo stesso modo il tratto di Marco Nizzoli rende bene soprattutto le atmosfere algide delle scene con John Ghost.
Un albo, dunque, introduttivo, che lascia nel lettore la speranza che il Recchioni autore di Mater Morbi abbia ben chiaro l’obiettivo e riesca infine a portare a termine il progetto di un Dylan per il terzo millennio.

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Tutti i dettagli dei tarocchi allegati a Dylan Dog

  • Pubblicato in News

Sergio Bonelli Editore ha diffuso sul suo sito ufficiale maggiori dettagli sui tarocchi di Dylan Dog allegati alla testata. I tarocchi, che come da tradizione saranno 78, usciranno per 4 mesi gratuitamente allegati al mensile di Dylan Dog, a partire dal numero 387 in edicola dal 29 novembre. L'albo è anche il primo del lungo "Ciclo della Meteora" che sconvolgerà la vita dell'Indagatore dell'Incubo. I tarocchi saranno realizzati tutti da Angelo Stano.

Con il Color Fest in uscita l'8 febbraio, invece, sarà disponibile la scatola per contenere i tarocchi e un libretto di istruzioni scritto da Bepi Vigna. Con l'albo di novembre, inoltre, verrà distribuito anche un catalogo delle proposte librarie della Bonelli.

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Due classici di Dylan Dog in inglese

  • Pubblicato in News

Fra gli annunci di Lucca Comics & Games 2018, la Sergio Bonelli Editore ha presentato due albi di Dylan Dog in lingua inglese. Si tratta del numero 1 e del numero 26 della serie regolare, intitolati per l'occasione Dawn of the Living Dead e After Midnight.

Come riporta il sito dell'editore:

"Si tratta di ristampe in bianco e nero, prive di contenuti editoriali, stampate nel classico formato Bonelli. Li trovate in vendita nei nostri stand lucchesi al prezzo di 7 euro, ma fate in fretta perché si tratta di un'edizione molto limitata!"

Di seguito trovate alcune immagini degli albi.

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