Spider-Man: Brand New Day, recensione: Peter Parker diventa adulto
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Al suo quarto film in solitaria, lo Spider-Man di Tom Holland ha ormai trovato una propria dimensione e una piena maturità, e la conferma arriva dalla pellicola di Destin Daniel Cretton (Shang-Chi e la leggenda dei Dieci Anelli), che prende il posto di Jon Watts regalandoci la migliore versione del personaggio vista finora nell'MCU. Se infatti il suo ingresso nell'universo narrativo ideato dai Marvel Studios, avvenuto dieci anni fa in Captain America: Civil War, era stato accolto con entusiasmo dai fan, nel tentativo di differenziarsi dalle precedenti incarnazioni di Tobey Maguire e Andrew Garfield, gli autori avevano messo in scena una versione un po' sbiadita in diversi aspetti del Peter Parker dei fumetti e dei film precedenti. Il carisma di Holland, le interazioni con gli eroi dell'MCU, le gradevoli pellicole di Watts, oltre all'affetto per l'Uomo Ragno, avevano però l'effetto di mettere in secondo piano questi limiti. Fu solo con No Way Home del 2021 che il lungo percorso di origine dell'eroe trovò finalmente il suo punto d'arrivo, consegnandoci un Peter Parker sfaccettato, con un background interessante e riconoscibile, anche grazie al passaggio di testimone con le precedenti versioni.
Avevamo dunque lasciato Peter dimenticato dal mondo intero, dai suoi amici, dalla sua ragazza e completamente solo. Brand New Day non solo riprende le redini da questo punto, ma ne fa - giustamente - il filo conduttore di tutto il film. Peter Parker non è più l'adolescente conosciuto nei precedenti capitoli della saga, ma il suo processo di maturazione non è ancora avvenuto del tutto. Questa crescita passa anche attraverso un cambiamento del suo corpo, che lo porterà a dover affrontare i suoi demoni: Peter racchiude in sé il senso di colpa per la morte di zia May, sente di dover stare in disparte per non ferire le persone che ama, ma il suo dramma inizia a estendersi al di fuori del suo cuore, arrivando alla sua mente e al suo corpo. L'unico modo per vincere è prendere coscienza del problema, affrontarlo e comprenderlo. Ma il dilemma di Peter non è solo suo: in maniera intelligente Cretton mette attorno a Spider-Man una serie ampia di co-protagonisti, ognuno funzionale alla storia, dal Frank Castle di Jon Bernthal al Bruce Banner di Mark Ruffalo, fino a Sadie Sink, la cui identità non sveleremo. In questo modo ogni personaggio avrà il suo percorso di crescita e consapevolezza, in un racconto che mette al centro tematiche importanti quali, per l'appunto, la crescita, il bisogno di condivisione e l'empatia.
Il cast è molto affollato, ed è vero che finora le interazioni cinematografiche dello Spider-Man di Holland hanno sempre coinvolto un gran numero di personaggi. Tuttavia, se qualcuno potrebbe desiderare di vedere un film incentrato esclusivamente sull'Uomo Ragno, è altrettanto vero che ogni presenza ha una sua funzione, un suo senso e un proprio percorso, e tutto viene costruito e gestito in maniera davvero lucida. Chiaramente, l'evoluzione di Peter, così come quella di MJ e Ned, resta centrale, e la loro vicenda si sviluppa con coerenza e sapienza, ma l'opera funge anche da ponte importante per gli altri personaggi coinvolti (un'origin story per qualcuno) e per il futuro del MCU. L'intero cast, ad ogni modo, offre una prova eccellente e restituisce la magia di un universo narrativo interconnesso che ormai si faticava a ritrovare da anni, con un MCU in affanno. Il lungometraggio, insieme al prossimo Avengers: Doomsday, sarà centrale per il suo rilancio.
Per quanto riguarda la trama e il modo in cui viene narrata, il regista opta per una narrazione più asciutta e concede meno spazio all'umorismo rispetto al passato: non sappiamo se la scelta sia puramente stilistica, anche in virtù delle tematiche toccate dall’opera, o se sia un'imposizione dall'alto; ad ogni modo, ci è apparsa la scelta migliore. La storia che porterà poi Spider-Man a entrare in azione e che si sviluppa nel corso del film è forse la parte più debole, non perché non riuscita o non interessante, ma perché abbastanza scontata nei suoi sviluppi narrativi principali, rendendo prevedibili alcune svolte nella trama. Ciò, tuttavia, non inficia in alcun modo la validità della pellicola, ad oggi la migliore del ciclo di Holland a nostro dire. Un ottimo film, o per meglio dire un ottimo cinecomic, in quanto l’opera fa sua tutta la grammatica del "genere", ma la propone al meglio delle sue possibilità. Tante belle scene, tanti bei momenti: tutto al posto giusto.
Naturalmente, Spider-Man tornerà al cinema e, dopo la visione di Brand New Day, ne siamo lieti.
Voto: 8











