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Leonardo Cantone

Leonardo Cantone

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Costruire il mondo di Daisy: intervista a Lorenza Di Sepio e Marco Barretta

Per leggere la recensione di Daisy, clicca qui.

Marco Barretta ai testi e Lorenza Di Sepio ai disegni, reduci della collaborazione su Simple & Madama: Procastination, realizzano per la collana Tipitondi della Tunuè, il fantasy Daisy. La storia, destinata, principalmente, ad un pubblico giovanile, prende diramazioni articolate e leggibili a più livelli. Al Comicon di Napoli abbiamo avuto modo di incontrarli e di intervistarli.

Com’è nato il progetto di Daisy?
Lorenza Di Sepio: Nasce, come primo impatto, come una mia esigenza di fare qualcosa di diverso da Simple & Madama. È nato da una battuta su Instagram, scritta sotto a una fan art che avevo realizzato con uno stile diverso: “Ah, ma allora non sai fare solo pupazzetti!!!”. Voleva essere un complimento [ride]. E l’ho presa come rivalsa. Con lui [Marco Barretta] ci siamo messi a tavolino ed è uscito fuori Daisy.

Marco, quando è arrivato il tuo contributo al volume?
Marco Barretta: È arrivato subito. Comunque, avendo già lavorato con Lorenza su Simple & Madama: Procastination, siamo partiti subito. Nel momento in cui abbiamo iniziato a costruire Daisy, è stato facile lavorare insieme. Abbiamo ragionato se realizzare un prodotto solo per bambini o anche per adulti e, lavorando spalla a spalla, abbiamo costruito la nostra storia. Quando io realizzo fotografie, un video, vado a sensazione. So che non si dovrebbe fare [ride]. Anche Lei [Lorenza Di Sepio], quando disegna, una vignetta, un’illustrazione, si lascia prendere dalle emozioni. E Daisy è nato così.

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Avete già lavorato, dunque, insieme con Simple & Madama: Procastination, che ha un tipo di narrazione, di comicità, differente rispetto a Daisy. Com’è stato passare da una tipologia narrativa ad un’altra?
LDS: Per me è stato abbastanza complicato, non tanto per lo stile di disegno, quanto nell’affidarmi totalmente alla sceneggiatura di qualcun altro. Procastination è stato un lavoro di scrittura a due poi, avendo comunque un passato da autrice unica, ero un po’ “gelosa”. Invece, in Daisy è farina del suo sacco, mi sono affidato ad un altro “cervello”. Per quanto riguarda lo stile, è stato più semplice perché già mi stavo esercitando con delle fan art. Ed è stato un vero e proprio sfogo dopo cinque, sei anni di Simple & Madama, di capoccioni e braccettine [ride].
MB: Per me è stato un piacere. Ho sempre letto fumetti, ho sempre immaginato storie e, vederne una realizzata da un’autrice di talento. È quasi magia: quando hai un’idea e lei la realizza così come la immaginavi.

Daisy è un fantasy, pensato principalmente per un pubblico giovane, ma che si apre anche a letture più stratificate. Come avete costruito il vostro racconto?
LDS: La difficoltà è stata proprio quella, come dici tu, di stratificare la narrazione, dare diverse chiavi di letture. Fare una storia leggibile dai nostri vecchi fan, che sono più grandi, e contemporaneamente realizzare qualcosa che potesse essere fruibile ad un pubblico dai cinque anni in su. La narrazione ha, volutamente, un ritmo sostenuto per immettere il lettore nella storia fino alla fine.

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Marco, tu sei un fotografo. La fotografia è un medium che lavora sulle immagini, così come il fumetto che è una narrazione per immagini. Com’è stato passare ad una narrazione scritta?
MB: Io ho scritto una bozza del soggetto. Venendo da un altro media, con Lorenza abbiamo lavorato costruendo la sceneggiatura in sinergia con i disegni. Proprio per quello che dicevo prima sull’istintività della creazione di Daisy. Avevamo una bozza della storia, poi Lorenza ha iniziato ad abbozzare registicamente le tavole, intervenivo io con la sceneggiatura e il disegno è stato modulato sul testo.
LDS: Anche se, in realtà, non abbiamo cambiato quasi nulla. Eravamo talmente in sintonia che non abbiamo dovuto cambiare molti elementi.

Ultima domanda. Avete già pensato se e come sviluppare il mondo di Diasy?
LDS: Daisy nasce come prodotto autoconclusivo, ma abbiamo voluto lasciare un finale, speriamo originale, che lascia riflettere il lettore…
MB: Lascia riflettere, ma anche incuriosire. Abbiamo creato un mondo, che, forse, all’inizio abbiamo sottovalutato. Ora, vediamo quali sviluppi affronterà.

Daisy, recensione: la magia della parola scritta

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Per leggere l'intervista a Lorenza Di Sepio e Marco Barretta, clicca qui.

L’oggetto libro non è solo uno strumento di conoscenza o di studio ma, da quando è nata la parola scritta, è stato potente veicolo comunicativo ed estensione dell’umana fantasia. Il cinema, come stesso il romanzo e, ovviamente, il fumetto si è spesso interrogato sulle potenzialità del racconto racchiuso nelle pagine scritte.
Daisy, di Marco Barretta e Lorenza Di Sepio, esplora il ruolo fondamentale del libro per l’immaginazione umana e la fantasia.

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Daisy è una ragazzina, orfana di madre, con un padre all’apparenza severo ma molto accogliente. Un giorno trova nella polverosa cantina di casa sua un pacchetto con un libro, sfoglia le pagine ed ecco apparire un uomo di paglia. L’incontro con la magica creatura non è l’unico. Dal libro fuoriesce anche una nube viola con una maschera dalle palesemente cattive intenzioni. La vera avventura, però, comincia quando saranno Daisy e Paglia ad entrare nel mondo del libro.

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Il volume appartiene alla collana Tipitondi della Tunuè e sembrerebbe destinato ad un pubblico prettamente giovane. Se, dal punto di vista del racconto, il meccanismo identificativo è, indubbiamente, più semplice per un pubblico di giovane età, la materia narrativa si apre a lettori di qualsiasi età. Barretta e Di Sepio costruiscono un mondo nel mondo e, così, facendo gettano le impalcature per diversificare le traiettorie narrative.
Indubbiamente, il nucleo centrale è proprio la capacità del libro – palesata dall’approccio fantasy del racconto – di permettere viaggi immaginifici e di liberare la fantasia. Ma gli autori scelgono di abbracciare, più in profondità, anche questioni differenti e di maggiore densità.
Un esempio è il ruolo della fantasia come fuga dalla realtà. Nel mondo di Daisy, infatti, il ruolo del “fantastico” assume anche una sfaccettatura più malinconica: lo scontro e il cortocircuito tra realtà e fantasia genera conflitti e drammi identitari e relazionali.
Interessante, è anche il ruolo “metanarrativo” della fantasia: un autore si affeziona alla propria storia, ama i personaggi, ma li odia anche, entra in conflitto con loro e rifiuta il proprio lavoro. Ad una lettura più approfondita, questa è una tematica che emerge, alimentando il velo malinconico del racconto.

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Nonostante sia lontano dai lavori a cui la Di Sepio ha abituato il lettore, la resa visiva del volume è di grande forza. Lontano dalle sproporzioni caricaturali di Simple & Madama, il disegno si assesta, comunque, sulla stilizzazione di personaggi e ambienti. Lo stile grafico si compone di linee leggere ed eleganti che riescono, comunque, a dare grande forza espressiva alle figure e agli ambienti. Ed è, principalmente, sulle figure che si concentrano le tavole: i personaggi – tutti – e le loro emozioni sono, dopotutto, il fulcro narrativo della vicenda. È insieme al loro che il lettore entra nel libro ed è su di loro che si concentra la storia.

Barretta e Di Sepio, dunque, realizzano un racconto capace di disvelare il multiforme rapporto che il lettore ha con la propria fantasia, senza dimenticare il valore necessario di un racconto d’avventura spensierato. Ed è grazie a questa sensibilità e accortezza artistica, che gli autori hanno saputo costruire un volume dalla grande intensità narrativa.

L’universo transmediale di Capitani Italiani: intervista agli autori

Da quando Capitan Venezia si è mostrato alla città per difenderla, nel 2012, la penisola italiana ha visto crescere tanti, nuovi, supereroi, da Capitan Palermo a Capitan Napoli. Mentre questo universo prende numerose diramazioni fumettistiche, è in cantiere anche una serie televisiva, andando così a costruire un prodotto transmediale dedicato agli eroi nostrani.
Al Comicon di Napoli abbiamo intervistato Fabrizio Capigatti, il creatore dell’universo supereroistico italiano, Antonio Sepe, sceneggiatore dell’eroe partenopeo e Tobia Berti, regista della futura serie tv.

Come nasce l’universo dei Capitani Italiani?
Fabrizio Capigatti: Parte tutto da Capitan Venezia, il primo personaggio che abbiamo creato, e nasce dalla domanda “si può fare il fumetto supereroistico in Italia?”: Ci siamo risposti affermativamente e abbiamo cercato l’unico – per noi – modo per realizzarlo. Per noi non si doveva fare qualcosa di parodistico del fumetto americano, né prendersi “troppo sul serio”. Dovevano essere calati nelle nostre città, entrare in contatto con i problemi delle nostre città ed essere in contesti riconoscibili. Fondamentale era restituire con forza l’identità delle diverse città. I supereroi stessi devono incarnare la città, con la storia, la cultura della città. Il tutto riversato in un fumetto di intrattenimento.

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Le città interessate nell’universo dei Capitani Italiani stanno aumentando. Come selezionate le città?
FC: C’è un’idea di fondo: riuscire ad esportare il prodotto. Abbiamo pensato alle città che in America potrebbero interessare. Abbiamo deciso di coprire l’intero stivale e, quindi, inevitabilmente, partendo da Venezia, siamo scesi giù. Non poteva mancare Napoli, non poteva mancare Palermo, chiaramente la capitale Roma e Firenze, città d’arte e Milano è la città “in cantiere”. Sono città riconosciute nel mondo per i vari settori.

Dunque, come siete arrivati a realizzare Capitan Napoli?
FC: realizzare Capitan Napoli è stato quasi fisiologico dopo aver conosciuto Antonio [Sepe]. Nella mia idea di universo avevo già intenzione di affrontare il capoluogo partenopeo. Ci siamo trovati subito in sintonia e il giorno dopo averne parlato, già mi aveva presentato una bozza che era perfettamente in linea con il nostro progetto. Tempo un anno e il numero 0 ha visto la luce.
Antonio Sepe: Capitan Napoli ha visto muovere i suoi primi passai al Comicon di due anni fa [Napoli Comicon 2017]. Fabrizio voleva espandere il progetto di Capitan Venezia. Nino, il protagonista, nasce in maniera molto semplice: non vuole fare l’eroe. Sente tutto il mondo contro: ha perso il suo migliore amico, non vuole andare a scuola, è un pugile solitario. È un eroe che non è ancora tale e che, forse, lo diventerà.

Come si allinea il personaggio e la storia di Capitan Napoli con l’intero universo dei Capitani Italiani?
AS: Ad ora, le linee stanno lentamente convergendo. La storia di Capitan Napoli sarà formata da tre numeri e alla fine di questo ciclo narrativo ci saranno tie-in di alcuni personaggi dell’universo dei Capitani Italiani. Ci sono rimandi, alcuni personaggi vengono citati come supereroi esistenti sulla nostra penisola e Nino si ritrova in questo mondo più ampio, anche se ancora nessuno degli altri sa della sua identità.

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Il progetto dei Capitani Italiani non si esaurisce solo nel medium fumetto. Avete lanciato la campagna crowdfounding per la serie tv. Come nasce l’idea?
Tobia Berti: Nasce come una scommessa legata al desiderio di raccontare il nostro universo. Il primo step è quello del fumetto e, parlando con Fabrizio, abbiamo pensato che potesse essere interessante portare o, meglio, evolvere, l’universo cartaceo in un altro medium.

Come vi siete approcciati, in questa fase iniziale, per traduzione mediale dell’universo di Capitani Italiani?
TB: Sono due universi paralleli, non opposti. Le conoscenze di un mondo vanno ad integrarsi con le altre. Di conseguenza, prendono le forme che quel tipo di linguaggio necessita. Capitani Italiani diventerà un universo transmediale.

DC Young Animal: il ritorno di Doom Patrol e il lancio di nuove serie

L’etichetta di casa DC Comics, la Young Animal, creata e supervisionata con Gerard Way, arricchisce il proprio universo.
Il musicista e sceneggiatore tornerà a luglio con Doom Patrol: Weight Of The Worlds. Questa serie sarà affiancata dalla new entry Collapser, sempre in uscita a luglio, e da Far Sector, prevista nell’arco del 2019.

Con queste nuove serie arrivano nuovi team creativi, con Mikey Way (MCR), Shaun Simon (Neverboy, Killjoys) e Ilias Kyriazis (G.I. Joe: First Strike) per Collapser, mentre l'autore N.K. Jemisin (Trilogia di The Broken Earth, Inheritance) debutterà come sceneggiatore di fumetti con Far Sector, una nuova e originale storia di Lanterna Verde, insieme a Jamal Campbell.
Per la prossima run di Doom Patrol, Gerard Way sarà affiancato ancora una volta con Nick Derington per le copertine, mentre per quanto riguarda le storie, troveremo James Harvey, Doc Shaner, Nick Pitarra, Becky Cloonan e altri ancora da annunciare.

"Siamo entusiasti di rivitalizzare Doom Patrol e di presentare sia Collapser che Far Sector, due storie che spingono il mezzo dei fumetti e dei loro rispettivi generi attraverso territori inesplorati", afferma Gerard Way.

Di seguito i dettagli delle tre nuove serie targate DC Young Animal.

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Doom Patrol: Weight Of The Worlds
Scritto da: Gerard Way e Jeremy Lambert
Disegni di: James Harvey, Doc Shaner, Nick Pitarra, Becky Cloonan.
Esordio: 3 luglio 2019
Gerard Way e i più stravaganti supereroi del mondo tornano in una nuova serie che li porta oltre i confini del tempo e dello spazio! La Doom Patrol andrà in un epico viaggio attraverso il sistema solare, affrontando l'insolito e bizzarro tra cui diavoli fanatici del fitness del pianeta Orbius e della Marathon Eternal. Grandi cambiamenti stanno arrivando per questi insoliti eroi, specialmente Robotman che sta facendo i conti con la sua nuova vita da umano.

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Collapser
Scritto da: Mikey Way e Shaun Simon
Disegni di: Ilias Kyriazis
Esordio: 17 luglio 2019
Liam James è un aspirante DJ i cui obiettivi di vita sono quasi del tutto sconvolti dalla sua paralizzante angoscia. Un giorno gli viene consegnato un pacco contenente un buco nero che gli conferisce poteri incredibili e lo trascina in un conflitto cosmico molto oltre qualsiasi cosa abbia mai immaginato. Ma Liam scoprirà che quando si tratta delle responsabilità della vita, dell'amore, della salute mentale e del supereroe, non esiste una soluzione rapida e tale potere ha un costo.

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Far Sector
Scritto da: N.K. Jemisin
Disegni di: Jamal Campbell
Pubblicazione: 2019
"Jo" Mullein come Lanterna Verde ha protetto la città Enduring, una metropoli di 20 miliardi di persone, negli ultimi sei mesi. La città ha mantenuto la pace per oltre 500 anni spogliando i suoi cittadini della loro capacità di provare emozioni. Di conseguenza, il crimine violento è praticamente sconosciuto e l'omicidio è inesistente.
Ma tutto sta per cambiare.

(Via Newsarama)

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