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Comic(US) Book #10: X-Men, L'era di Rivelazione, Thor, Fantastici Quattro e Ultimate Endgame

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In questa puntata, spazio ad alcuni tie-in dell’Era di Rivelazione. Proseguono, poi, Imperial e Un mondo sotto Destino e cominciano le nuove run di Thor e dei Fantastici Quattro. Ma, soprattutto, è l’inizio della fine per il secondo Universo Ultimate.

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Imperial 3

Sei: non badare al mondo
È tempo di scoprire chi c’è dietro il gigantesco complotto intergalattico che ha fatto precipitare l’Universo Marvel nel caos. E se l’identità di uno dei due “giocatori” era facilmente intuibile, molto meno lo era la seconda, la cui rivelazione permette a Jonathan Hickman di mantenere una residua dose di mistero su una trama che, a questo punto, sembra impensabile che possa già concludersi nel prossimo numero. Per il momento lo scrittore statunitense è stato molto bravo a calibrare i tempi narrativi e a districarsi con i tanti personaggi coinvolti nella vicenda, quindi, la sensazione è che le sorprese non siano ancora finite.
I colori di Federico Blee recuperano in luminosità rispetto agli episodi precedenti e a guadagnarci sono le tavole di Iban Coello e Federico Vicentini, aiutati pure dall’assenza di veri e propri passaggi action. Peccato che alcuni character storici vengano poco opportunamente rappresentati in versione manga style.
Voto: 7

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Marvel miniserie 292

Un mondo sotto Destino 6: la coscienza del re
Preferiamo non commentare l’oscena copertina di Ben Harvey, dato che non è abitudine di questa rubrica fare uso di espressioni volgari, ma è ormai evidente che alla Marvel hanno perso del tutto il senso del ridicolo. Senza considerare che il capitolo ospitato in questo numero è, indiscutibilmente, il peggiore visto finora. E dire che, al di là della sconfortante prevedibilità con la quale Ryan North continua a utilizzare gli stereotipi attorno alla figura di Destino, l’episodio era partito abbastanza bene, con l’autoproclamatosi imperatore della Terra capace di mettere in difficoltà Mr. Fantastic dal punto di vista dialettico. Poi, però, Victor Von Doom si lascia banalmente accecare dalla rabbia, incurante dell’immagine che sta dando di sé in mondovisione. Da cui l’inevitabile domanda: è verosimile che un astuto manipolatore del suo livello non si renda conto delle conseguenze delle sue azioni? Ovviamente no. Si tratta di un errore strategico talmente assurdo, che neppure il più egocentrico dei dittatori commetterebbe e che, narrativamente parlando, si traduce in una clamorosa cantonata, impossibile da trascurare, anche di fronte ai bei disegni di R.B. Silva e agli sfavillanti colori di David Curiel.
Voto: 4

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Fantastici Quattro 1 (470)

Fantastici Quattro – L’era straordinaria
Riparte da uno la prima testata della Marvel, che per l’occasione recupera (non sappiamo se per onorare il passato glorioso del Quartetto o se per l’ingiustificato orgoglio di chi adesso ne sta supervisionando le gesta) la dicitura “il fumetto più straordinario del mondo!”. A cambiare, però, è soltanto il comparto grafico, con l’arrivo dell’ottimo Humberto Ramos, molto bravo a smorzare il suo stile cartoonesco per adattarlo ai toni – finalmente, possiamo dirlo? – più drammatici della serie. Notevoli anche le numerose splash page e la scelta delle inquadrature, che accrescono di parecchio il pathos del racconto. Era effettivamente da un bel po’ di tempo che l’artista messicano non sembrava così in forma.
Confermato, invece, Ryan North ai testi, il quale – incrociando le dita – pare aver capito che non poteva continuare all’infinito a narrarci una scialba family comedy che di supereroistico aveva solo il nome.
Certo, l’insopportabile sciatteria con cui lo scrittore canadese gestisce gli eventi (sì, ci riferiamo proprio alle pagine iniziali che danno il via alla vicenda) non finirà mai di sorprenderci, tuttavia, il deciso cambio di passo è innegabile.
Per completezza, segnaliamo che in questo numero compare pure la storia di North e Ramos distribuita da Panini Comics durante il Free Comic Book Day di pochi mesi fa.
Voto: 6,5

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Il mortale Thor 1 (317)

Thor – Né dei né maestri
Anche la serie del Dio del Tuono ricomincia da uno, a seguito dell’apparente morte del personaggio raccontata nei numeri scorsi. E pure qui a cambiare è solo il disegnatore, con il ritorno sulla testata dopo parecchi anni di Pasqual Ferry. L’artista spagnolo, nel tempo, ha modificato di molto il suo stile, perdendo progressivamente le influenze nipponiche che avevano contraddistinto l’inizio della sua carriera. Le sue figure sono ora meno plastiche e i suoi volti sono meno puliti. Si percepisce, insomma, la volontà di riavvicinarsi al fumetto europeo, con una sensibilità più da graphic novel che da semplice comic book.
Al Ewing, per contro, decide di omaggiare Walter Simonson recuperando l’identità di Sigurd Jarlson. Un espediente ingegnoso, utile a inserire il personaggio in un contesto a prima vista lontano dai miti norreni. Il protagonista di questo episodio introduttivo sembra, infatti, una specie di Punisher in versione proletaria, le cui azioni vengono mostrate con un grado di crudezza decisamente inatteso. La trama, però, è ancora troppo approssimativa per riuscire a catturare il lettore.
Voto: 6

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Avengers 30 (192)

I Nuovi Avengers – Killuminati parte uno
Cercare di sfruttare il richiamo mediatico di un film è un’operazione più che legittima, molto meno lo è scimmiottarne senza logica le trovate narrative. Questa serie era stata inizialmente pubblicizzata con il nome di New Thunderbolts, benché come la bella – ma purtroppo sfortunata al botteghino – pellicola di Jake Schreier, il titolo avesse alla fine un asterisco dal significato enigmatico. Le ultime scene del lungometraggio hanno, poi, risolto brillantemente il mistero e noi abbiamo subito capito (anche se sarebbe più corretto dire temuto) quale potesse essere la “geniale” mossa che di lì a poco sarebbe seguita nei fumetti. E infatti, puntuale come le tasse, la testata ha cambiato nome in New Avengers. Un biglietto da visita non proprio incoraggiante per l’albo che, tuttavia, è passato immediatamente in secondo piano una volta lettone il contenuto. Facendo pure finta di non assistere a Bucky Barnes che rinnega nel giro di due vignette la sua identità di Rivoluzione, che ha determinato le sue azioni negli ultimi anni (ennesimo, insensato, appiattimento alla continuity del Marvel Cinematic Universe), a scambi di battute e scenette romantiche tra il Soldato d’Inverno e la Vedova Nera che sembrano usciti da un action movie di infima categoria, a una Laura Kinney buona solo a mostrare fiumi di sangue del tutto gratuiti e a criminali storici utilizzati a casaccio, ciò che veramente ci ha fatto sgranare gli occhi per lo sconcerto è l’arrivo di una squadra di villain (i quali, a quanto pare, verranno chiamati con il ridicolo nome di Killuminati) che, al contrario di essere l’inquietante versione distorta del gruppo creato da Brian Michael Bendis e Steve McNiven, ne sembra una grossolana parodia. Come Sam Humphries abbia potuto concepire un obbrobrio del genere sfugge letteralmente alla nostra comprensione, lasciandoci pure il dispiacere di vedere l’incolpevole Ton Lima prodigarsi inutilmente ai disegni per rendere il risultato meno disastroso.
Voto: 4
West Coast Avengers – La guerra di Ultron parte cinque
Termina la sua corsa, piuttosto mestamente, questa miniserie che – non facciamo fatica a capirne le ragioni – non ha ottenuto il riscontro di pubblico sperato. L’inizio, tutto sommato, ci era parso promettente poi, però, Gerry Duggan - come ormai costantemente gli capita - spreca banalmente i buoni spunti con cui aveva introdotto questa nuova formazione degli Avengers della Costa Ovest con un finale che solo di rado si mantiene su un livello di drammaticità accettabile.
Danny Kim ha migliorato via via il suo tratto, ma non così tanto da farci ritenere le sue tavole degne di nota.
Voto: 5

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Radioattivo Spider-Man 1 (L’Uomo Ragno 884)

Spider-Man – Uno di noi parte 1
Se qualcuno dubitava del valore di Joe Kelly come scrittore, ecco che a fugare ogni dubbio è arrivata questa affascinante versione di Spider-Man, afflitto da strane mutazioni corporee, che si candida seriamente a essere l’unico personaggio degno di nota all’interno del mondo distopico creato da Rivelazione. L’autore statunitense ci mostra un Peter Parker costretto a proteggersi dal Virus-X assumendo dosi controllate di radiazioni, che lo fiaccano pesantemente nel fisico, ma non gli impediscono di ergersi a paladino dei reietti di Lowtown, una zona di New York che accoglie chi si oppone all’erede di Apocalisse. Ad aiutarlo nella sua missione – e a fare in modo che le radiazioni non lo uccidano – la sua compagna di vita (!) Cecilia Reyes. In più, una zia May come non l’avete mai vista.
Kev Walker ha un tratto molto personale, che porta a una rappresentazione del Tessiragnatele un po’ straniante. Tuttavia, i volti piagati dalla fatica e dal dolore, con cui ritrae i due amanti, accrescono notevolmente il clima tragico che si respira nella vicenda.
Preferiamo, invece, non entrare nei dettagli delle tre storielline tratte da Marvel’s Voices: Spider-Verse che completano l’albo, dato che solo quella con protagonista Miles Morales si salva a stento dalla mediocrità assoluta (e siamo stati buoni!).
Voto: 7

MIRNA147ISBN 0
Iron & Frost 1 (Iron Man 147)
Iron & Frost parte uno
In attesa del nuovo ciclo di Iron Man a opera di Joshua Williamson e Carmen Carnero, anche Tony Stark viene coinvolto nell’Era di Rivelazione e per l’occasione ritrova come partner la sua “quasi” moglie Emma Frost. I testi sono di Cavan Scott, noto per essere uno degli attuali cantori (pure nei fumetti) delle gesta dei Cavalieri Jedi, che mostra di avere una discreta conoscenza dei personaggi, sebbene gli eventi scorrano un po’ troppo rapidamente, senza un vero approfondimento delle personalità e delle motivazioni che muovono i protagonisti. Non ci sorprenderebbe, quindi, se il contributo di questo tie-in alla saga nel suo complesso si dimostrerà nullo o poco più.
Decisamente scarsi i disegni di Ruairí Coleman.
Voto: 6

MWOLV469ISBN 0
L’ultimo Wolverine 1 (Wolverine 469)

Wolverine – Una giornata diversa
Se Radioattivo Spider-Man ci è sembrato finora il miglior “derivato” dell’Era di Rivelazione, L’ultimo Wolverine rischia, invece, di guadagnarsi la palma di nefandezza dell’anno. Quando credevamo di esserci finalmente liberati del Wendigo in versione furry, cosa ti combina Saladin Ahmed? Pensa bene di ripescarlo (naturalmente senza neppure lo straccio di una spiegazione del perché il giovane Leonard, conosciuto nei primi numeri di questo mensile, sia tornato preda della maledizione), facendolo diventare – udite, udite – il nuovo Wolverine! E se già una simile decisione non vi apparisse del tutto insensata – considerando che, al massimo, sarebbe stato più logico farne una variante alternativa di Bestia – tenete presente che lo scrittore americano e il suo degno compare, il disegnatore messicano Edgar Salazar, hanno spinto ancora più a fondo il dito nella piaga, facendo sfoggiare all’ormai ex mostro cannibale una pettinatura che ricalca quella di Logan!
Scusate, ma non abbiamo la forza di proseguire oltre.
Voto: 3
Sabretooth – Andando altrove
Anche Erica Schultz non ha smesso di fare danni, sebbene le cose vadano senz’altro meglio che con Ahmed. Tuttavia, le vicende di Laura Kinney hanno ormai assunto i contorni di una soap opera famigliare, che coinvolge cloni e figli di Wolverine, a cui si è aggiunto pure un certo Zane Creed, presunto rampollo di Sabretooth, già deceduto prima ancora di apparire nelle storie. Anche la nostra Laura è diventata madre (L’Era di Rivelazione si svolge dieci anni nel futuro) e, al di là della sua decisione di vestire i panni che furono di Victor Creed e di stare dalla parte di Doug Ramsey, il resto non è altro che un insieme di pretestuosi battibecchi tra “parenti” e il preludio a voltafaccia abbastanza scontati.
Disegni di Valentina Pinti tra lo scadente e il pessimo.
Voto: 5

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Ultimate Endgame 1
Uno
Comincia qui la saga che segnerà (forse) la fine del nuovo Universo Ultimate ed è l’eccellente Deniz Camp a condurre le danze. Gli ideali rivoluzionari con cui l’autore turco-filippino ha infarcito la serie degli Ultimates nei mesi scorsi hanno, di fatto, prevalso sulla visione - sicuramente più intrigante, ma anche meno trascinante dal punto di vista emotivo – di Jonathan Hickman. Camp parte subito a spron battuto, con un prologo a ritroso nel tempo, dove, grazie a un Jonas Scharf finalmente in palla, il lettore riesce a percepire in maniera quasi tangibile l’estrema perversione che anima le azioni del Creatore. Tornati nel presente, gli eventi si succedono a ritmo accelerato, fino all’annunciato sollevamento della Cupola, che catapulta parte dei protagonisti in uno scenario del tutto inaspettato, al quale è probabile che Hickman abbia contribuito in modo significativo, anche se non accreditato.
Abbiamo già detto di Scharf. Molte pagine, però, sono opera dei coniugi Terry e Rachel Dodson, che, negli ultimi anni hanno, in verità, perso lo smalto di un tempo.
A ogni modo, un grande inizio.
Voto: 7,5

MULIN007ISBN 0
Ultimate Universe

Due anni dopo
Nuovo albetto fuoriserie che segna il secondo anniversario di Terra 6160, dopo l’insipido speciale di dodici mesi fa. Questa volta Deniz Camp (aiutato dall’efficace Alex Paknadel) scatena il suo lato più immaginifico, riprendendo i suoi “iperbolici” Guardiani della Galassia, conosciuti, in precedenza, sulla testata degli Ultimates.
Impegnati nel tentativo disperato di salvare il loro futuro, apparentemente cancellato dalle manipolazioni del Creatore, i viaggi di questi eroi spazio-temporali diventano lo sfondo di avventure allucinate e caleidoscopiche, dove la logica e le leggi della fisica vengono completamente ribaltate, nel segno della fantasia più sfrenata. Non tutto si incastra alla perfezione e alcuni passaggi sono, francamente, fin troppo surreali (questo perché i vari disegnatori coinvolti - dei quali il nostro preferito è il grande Javier Pulido - non contengono minimamente il loro estro artistico), ma il risultato finale è indubbiamente affascinante.
Voto: 7

M1WOWO071ISBN 0
Wonder Woman 24

Wonder Woman – Un’isola di uomini e topi parte 1
Terminato (per ora) lo scontro tra Diana e il Sovrano, Tom King coinvolge la Principessa delle Amazzoni in una nuova saga, di cui si era vista una sorta di introduzione nel numero precedente. Lo scrittore americano si diverte per l’ennesima volta a rielaborare in versione moderna uno dei bizzarri criminali che popolavano le testate DC negli anni Sessanta, tale Mouse Man, che, nelle sue mani, diviene il sinistro despota di un’isola dove scorrazzano topi giganti e, al cui confronto, persino la Corea del Nord sembra un paese liberale. La nostra eroina, tuttavia, sceglie di agire in contrasto alle decisioni della Justice League, pertanto aspettiamoci conseguenze, al momento, del tutto imprevedibili.
Daniel Sampere ai disegni è sempre garanzia di qualità.
Voto: 7

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Absolute Batman 10

Batman – Abominio parte 2
Mai ci saremmo aspettati di vedere in una testata supereroistica un body horror così estremo come quello che ci viene offerto dalla premiata ditta Scott Snyder-Nick Dragotta in questo episodio. L’apparizione di Mr. Freeze di un paio di numeri fa ne era stata un’avvisaglia, ma, complice pure la violenza inaudita che caratterizza gli scontri tra Batman e Bane, i due autori americani danno l’impressione di voler mettere da parte ogni freno inibitore, per mostrarci in tutta la loro sgradevolezza, le cose inimmaginabili di cui è capace il Bruce Wayne di questo nuovo universo DC, pur di riuscire a fuggire dalla sua prigionia.
Impossibile staccare gli occhi dalle pagine, nelle quali si alternano sequenze iper-dinamiche, scenari ansiogeni e vignette dalla potenza visiva enorme.
Voto: 8

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Santa Clara, consiglio comunale: un uomo vestito da Batman si scaglia contro l'ICE

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Un’azione di protesta dai forti connotati simbolici è avvenuta l’ultima seduta del consiglio comunale di Santa Clara, California. Un cittadino si è presentato davanti alle autorità locali indossando il costume integrale di Batman per contestare duramente la collaborazione tra l’amministrazione e l’ICE (Immigration and Customs Enforcement), l’agenzia federale responsabile della sicurezza dei confini e dell'immigrazione.

La contestazione nasce in un clima di forte tensione politica legata all'organizzazione del prossimo Super Bowl. Secondo quanto denunciato dall'attivista e riportato da testate come Bleeding Cool e BBC, l'imminente evento sportivo sarebbe stato utilizzato come pretesto per permettere operazioni federali di controllo e pattugliamento sul territorio cittadino, con il supporto logistico delle autorità locali.

L'uomo, la cui identità rimane ignota sotto la maschera del Cavaliere Oscuro, ha sfruttato lo spazio concesso agli interventi del pubblico per lanciare un durissimo atto d'accusa, utilizzando l'iconografia del giustiziere di Gotham per evidenziare il paradosso tra "maschere" e legalità.

Di seguito, la trascrizione completa dell'intervento dell'attivista:

«Membri del consiglio, sono qui perché uomini mascherati stanno uccidendo i nostri cittadini. E quegli uomini mascherati non sono io: sono l'ICE. Non sono qui per supplicarvi di fare qualcosa. Vi sto chiedendo di agire con un briciolo di spina dorsale. Avete permesso ad agenti federali di terrorizzare la nostra comunità sotto la scusa della sicurezza per il Super Bowl. Siete una giunta di codardi. Siete una giunta di traditori. Mentre voi sedete qui sulle vostre comode sedie, le persone vengono strappate alle loro famiglie e muoiono nelle strade. Questa non è una richiesta, è un avvertimento: se continuate a collaborare con l'ICE, se continuate a permettere a questi uomini mascherati di operare nella nostra città, il sangue di ogni singolo cittadino che porteranno via sarà sulle vostre mani. Fate il vostro lavoro. Proteggete questa città.»

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Batman: Il Ritorno del Cavaliere Oscuro, le nuove cover di Frank Miller e Jim Lee per il 40º anniversario

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In occasione dei quarant'anni dalla pubblicazione originale del 1986, DC Comics celebrerà il capolavoro di Frank Miller, Klaus Janson e Lynn Varley con una speciale edizione Facsimile del primo numero di Batman: The Dark Knight Returns. L'uscita, prevista negli Stati Uniti per il 25 febbraio 2026, riprodurrà fedelmente l’albo storico, accompagnandolo con una serie di varianti esclusive.

Per questa ricorrenza, Bleeding Cool riporta che, oltre alla cover regolare, l'albo sarà disponibile con:

- Una nuova variant cover firmata da Frank Miller nel suo stile artistico più recente.

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- Una variant cover realizzata da Jim Lee, attuale Presidente, Publisher e CCO di DC Comics.

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- Versioni "foil" (metallizzate) e una "blank sketch" (copertina bianca per sketch personalizzati), che potete vedere nella gallery in basso.

Le celebrazioni proseguiranno anche nei mesi successivi: è stata infatti già anticipata una variant per il terzo numero della serie facsimile, prevista per aprile, che porterà la firma di Frank Quitely.

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Pubblicato originariamente come miniserie in quattro numeri, The Dark Knight Returns racconta un futuro alternativo in cui un Bruce Wayne cinquantacinquenne, logorato fisicamente e tormentato dai fantasmi del passato, decide di tornare in azione dieci anni dopo il suo ritiro.

L'opera di Miller è universalmente riconosciuta per aver traghettato il genere supereroistico verso toni più maturi e psicologicamente complessi, influenzando profondamente il cinema, dalle pellicole di Tim Burton e Christopher Nolan fino al Batman di Zack Snyder.

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Comic(US) Book Annual: I migliori e i peggiori comic book del 2025

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Puntata speciale di Comic(US) Book in cui tiriamo le somme del 2025. Due liste di quattro titoli ciascuna che rappresentano, secondo noi, il meglio e il peggio di quanto è stato pubblicato in Italia nell’anno che sta per concludersi, nel classico albo spillato all’americana.

I QUATTRO MIGLIORI COMIC BOOK DEL 2025

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Batman e Robin: anno uno
Ribadiamo quello che abbiamo detto nella prima puntata di questa rubrica. Batman e Robin: anno uno è una maxiserie di livello altissimo, più che degna di un vero articolo di approfondimento (a cui faremo in modo di provvedere nelle prossime settimane). Non potevamo però non includerlo nella lista dei migliori comic book del 2025, anche perché nel corso dei suoi dodici numeri, non ha mai mostrato il minimo cedimento qualitativo.
Mark Waid e Chris Samnee si sono rivelati una coppia affiatatissima, arrivando persino a superare l’ottimo lavoro fatto nel loro celebre ciclo di Daredevil di diversi anni fa. Merito, a quanto pare, soprattutto di Samnee, che ha spinto fortissimamente per la realizzazione dell’opera (di cui, per giunta, è pure co-autore del soggetto), non risparmiandosi in nessuna vignetta, in ognuna delle quali (grazie anche ai bellissimi colori di Matheus Lopes) è riuscito a far convivere il suo tratto pulito e lineare (e dal fascinoso gusto retro, che ben si sposa a una rievocazione di questo tipo) con inquadrature altamente dinamiche. Waid, invece, confermando di trovarsi in uno dei momenti migliori della sua lunga carriera, ci regala una sceneggiatura scoppiettante, in cui ironia e drammaticità si amalgamano con estrema naturalezza, evitando che il suo conclamato amore per i personaggi possa trasformarsi in un limite narrativo. I testi sono leggeri, ma scolpiti su misura sulle caratteristiche dei protagonisti, che appaiono molto credibili tanto nella risolutezza delle loro azioni quanto nell’insicurezza derivante dall’inesperienza di entrambi.
Cosa dire di più? Naturalmente che speriamo che presto i due autori annuncino Batman e Robin: anno due.

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Absolute Wonder Woman

Per il poco che si è visto da noi, forse la palma di miglior serie dell’Universo Absolute dovrebbe essere assegnata a Martian Manhunter, ma, preferiamo premiare la testata dedicata a Wonder Woman, per l’altissimo livello qualitativo che gli autori sono riusciti a mantenere in tutti gli episodi pubblicati finora in Italia (quasi il triplo di quelli del fumetto di Deniz Camp e Javier Rodríguez). Inoltre, la Diana tratteggiata da Kelly Thompson è il personaggio che più di ogni altro pare incarnare lo spirito dark del nuovo universo DC. Non solo per il suo essere, contemporaneamente, sia una guerriera che una strega, ma anche perché immediatamente contrapposta a nemesi tanto mostruose, da rendere la vicenda ancora più tenebrosa. Tuttavia – ed è questo il pregio maggiore della serie - l’umanità sprigionata dall’eroina è realmente palpabile e ciò crea un legame empatico quasi indissolubile con il lettore. La Thompson è bravissima nel far emergere da subito una forte dicotomia nelle azioni di Diana, sovrapponendo al suo enorme coraggio insicurezze e fragilità teoricamente non associabili a una semidivinità. Il tutto raccontato attraverso una prosa potente, che – tolti i due episodi illustrati da Mattia De Iulis, comunque notevoli - non poteva trovare alleati migliori di Hayden Sherman e Jordie Bellaire per essere magnificata. L’artista statunitense sfoggia di continuo tavole visionarie e straordinariamente evocative, esaltate dall’incessante mutare della gabbia, che riescono nel difficile compito di suggestionarci con la mitologia greca pur essendo realizzate con un tratto modernissimo. Bellaire, invece, amalgamando tonalità grigie e spente a rossi infuocati e verdi fosforescenti ammanta la narrazione di cupezza e disperazione.

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Ultimates

Salita gradualmente (ma inesorabilmente) di tono, la serie dedicata alla nuova incarnazione degli Ultimates nella seconda metà dell’anno ha definitivamente sostituito Ultimate Spider-Man come albo portante di Terra 6160. Un ribaltone difficilmente prevedibile qualche mese fa e per certi versi sorprendente, dato che Jonathan Hickman viene tuttora considerato il demiurgo di questa seconda parentesi Ultimate. A ogni modo, un risultato del genere non è che la diretta conseguenza del talento di Deniz Camp, praticamente sconosciuto prima dell’esordio della testata, ma affermatosi velocemente come uno degli sceneggiatori più promettenti della sua generazione. A differenza di Hickman, maggiormente portato a mostrare scenari puramente supereroistici, con rari sottotesti di altra natura, l’autore turco-filippino sceglie spesso e volentieri la strada opposta, arricchendo le avventure del team di temi sociali e politici, attraverso i quali il mondo distopico del Creatore diventa una chiara metafora della deriva autoritaria a cui sta andando incontro l’America di oggi. Una decadenza morale e civile, alla quale Camp risponde con uno schietto messaggio di ribellione, che si riflette nelle azioni dei suoi personaggi più riottosi (Occhio di Falco, Luke Cage, She-Hulk), o nelle dissertazioni esistenziali di Destino, figura tormentata ed enigmatica, tra le più innovative del fumetto americano.
Non è un caso che proprio a Camp siano stati affidati i testi di Ultimate Endgame, l’evento che, apparentemente, segnerà la fine del secondo Universo Ultimate.

MTMNE001ISBN 0
Teenage Mutant Ninja Turtles

In maniera forse inaspettata, inseriamo come quarto miglior comic book del 2025 la nuova serie delle Tartarughe Ninja, che, in effetti, non era mai comparsa in questa rubrica. La nostra scelta è stata determinata dalla semplice constatazione che Jason Aaron sembra finalmente tornato a essere lo scrittore che avevamo apprezzato su Scalped, Southern Bastards e Thor, dopo parecchi anni inspiegabilmente sottotono spesi in vari progetti creator owned poco riusciti e, soprattutto, in una lunga run degli Avengers, quasi totalmente da dimenticare. A ulteriore prova della rinascita di Aaron citiamo pure l’ottimo Absolute Superman, che viene raramente preso in considerazione, solo perché oscurato da due meraviglie come Absolute Wonder Woman e Absolute Martian Manhunter. Ma il lavoro fatto con le creature di Peter Laird e Kevin Eastman si posiziona su un gradino più alto rispetto al kryptoniano “proletario” della DC, non fosse altro che per la difficoltà di raccontare qualcosa di nuovo su icone pop dalla storia pluridecennale. Il fumettista statunitense aggira brillantemente l’ostacolo coinvolgendo Raffaello & C. in una trama dove le vicende passate dei personaggi sono nominate solo di striscio, pur facendo capire chiaramente di conoscerle a fondo. Esattamente come dimostra di saper caratterizzare ognuno dei quattro protagonisti, che, difatti, non vengono mai snaturati. Una precisa strategia per attrarre nuovi lettori, evitando, tuttavia, di correre il rischio di perdere quelli storici. Aaron, in più, ci offre una rappresentazione estremamente matura delle quattro tartarughe mutanti, esplorandone in dettaglio i conflitti interiori, senza, però, rinunciare all’azione, che resta, necessariamente, una parte imprescindibile del racconto.
Inizialmente la serie prevedeva un artista diverso a ogni numero, finché Juan Ferreyra non ne è diventato il disegnatore titolare, esaltando con il suo stile tendente al grottesco, l’originale anima underground dei personaggi.

I QUATTRO PEGGIORI COMIC BOOK DEL 2025

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I Fantastici Quattro

Tra le serie più brutte del 2025, non potevamo non includere quella dedicata ai Fantastici Quattro. Abbiamo spiegato varie volte in questa rubrica le ragioni del nostro giudizio negativo, ma tanto vale ripeterlo, dato che – per motivi a noi ignoti – le storie di Ryan North continuano ad avere un numero consistente di estimatori. Nessuno discute la bravura dello scrittore canadese. Finora, però, in ambito fumettistico, si è sempre distinto per opere rivolte a un pubblico di giovanissimi, caratterizzate da uno humor leggero e innocuo e con vicende che mettono in risalto l’amicizia e i legami famigliari. Temi trasportati di peso all’interno dei Fantastici Quattro, con la conseguenza di far perdere progressivamente alla collana ogni elemento che l’aveva resa famosa, primo fra tutti quel sense of wonder che permeava le storie di Stan Lee e Jack Kirby, ma che, poi, era stato coltivato anche dagli autori successivi (John Byrne e Walter Simonson in testa), persino in cicli meno riusciti come quello di Dan Slott, che ha preceduto proprio la gestione di North. Tutte le saghe viste al momento si sono, invece, esaurite in pochi numeri, senza una vera narrazione di lungo respiro. L’avventura è spesso risultata latitante a favore di scene casalinghe che avrebbero dovuto essere solo di contorno, ma che, al contrario, sono diventate largamente predominanti. I personaggi principali sono apparsi di frequente privi di spessore, se non addirittura ridotti a macchiette e i criminali sono stati quasi sempre utilizzati come semplici comparse. Non parliamo, poi, dell’aspetto grafico, dato che sulla testata dei Fab Four, negli ultimi due anni, si sono alternati alcuni dei peggiori disegnatori attualmente in forza alla Marvel.
Avevamo sperato che il film dei Marvel Studios con protagonisti Mr. Fantastic e soci potesse portare a una svolta anche nel team creativo del comic book e almeno sul fronte artistico è effettivamente arrivata una superstar come Humberto Ramos. North, però, è stato confermato alle sceneggiature, per cui immaginare un cambio di rotta nell’immediato futuro non è che una mera utopia.

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L’incredibile Hulk

Altra serie storica da tempo precipitata in un tunnel di mediocrità, da cui pare non essere più in grado di uscire è quella del Golia Verde. In questo caso le colpe della Marvel sono persino maggiori rispetto ai Fantastici Quattro, data l’evidente noncuranza con la quale i suoi supervisori hanno fatto in modo che la gestione di Phillip Kennedy Johnson si muovesse verso una direzione, in cui la presenza dell’alter ego di Bruce Banner venisse presto considerata superflua. Come spiegare altrimenti interi episodi ridotti a capitoli di una saga horror, dove personaggi praticamente mai visti prima hanno assunto un’importanza spropositata, diventando, di fatto, i veri protagonisti dell’albo (con tanto di noiosissime pagine di approfondimento di solo testo poste in coda al fumetto)? Le cose, poi, sono ulteriormente peggiorate, fino ad arrivare alle storie attuali, in cui Johnson (probabilmente più interessato a mettere a punto i dettagli della seconda fase del suo ciclo, dove Hulk verrà trasformato in un essere infernale) ha sostanzialmente abbandonato ogni tentativo di dare un minimo di coerenza alla vicenda in corso. I vari character sono ormai l’ombra di se stessi e la trama si trascina stancamente senza che succeda nulla di veramente rilevante, con l’aggravante di voler mantenere viva l’attenzione attraverso il ricorso sconclusionato a scene così raccapriccianti, da fare invidia agli slasher movie più efferati.
Per fortuna, almeno sul lato artistico, dopo troppi numeri sfigurati dagli imbarazzanti scarabocchi di Danny Earls, Nic Klein è tornato a disegnare con maggiore regolarità. Ma può davvero bastare la presenza di qualche bella tavola per considerare l’albo degno di essere letto?

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Ultimate Spider-Man: Incursion
Quando pensavamo che, pur con fisiologici alti e bassi, il nuovo Ultimate Universe potesse considerarsi un progetto narrativo compiuto, ecco arrivare questa miniserie, che è riuscita nell’arduo compito di far vacillare i nostri convincimenti. Scritta letteralmente con i piedi da Deniz Camp (lontano anni luce dall’autore che ci sta entusiasmando con Ultimates e Absolute Martian Manhunter) e Cody Ziglar (che, benché non si sia mai distinto con storie a fumetti degne di essere ricordate, ha sicuramente fatto di meglio), racconta l’arrivo di Miles Morales su Terra 6160. Attraverso soluzioni di trama talmente forzate che anche i più accondiscendenti tra i lettori faranno fatica ad accettare come sensate, lo Spider-Man del precedente Universo Ultimate incontra praticamente ogni eroe del mondo plasmato dal Creatore, così come parecchi dei “cattivi” più rappresentativi. Ciò che ne viene fuori è una vicenda senza capo né coda, popolata da personaggi piatti e totalmente irriconoscibili rispetto a quelli che compaiono sulle relative testate a loro dedicate, ma, soprattutto, con nessun vero collegamento con gli eventi che stanno portando dritti a Ultimate Endgame, se non la scoperta da parte di Destino (cioè il Reed Richards di Terra 6160) che il Creatore è in realtà il Reed Richards di un mondo che non esiste più. Una rivelazione che occupa un paio di pagine e che non può, di sicuro, essere considerata sufficiente a giustificare ben cinque numeri di nulla assoluto

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Deadpool/Batman – Batman/Deadpool

Chiudiamo con il peggio del 2025 con lo strombazzatissimo ritorno dei crossover tra Marvel e DC. Tralasciando le storielline a contorno, spesso inconsistenti o di livello così basso da costringerci a verificare più volte il nome degli autori, essendo rimasti letteralmente increduli per l’infima qualità di quello che avevamo appena letto (con un irriconoscibile Frank Miller a fare da capofila in questa fiera dell’orrido), sono in particolare le storie principali ad aver deluso su tutta la linea. Il match di andata, opera di Zeb Wells e di un apatico Greg Capullo, è l’ennesima riproposizione dell’infinito duello tra Batman e Joker, con Deadpool come terzo incomodo. La trama è talmente banale che non vale nemmeno la pena di provare a raccontarla, il pathos è inesistente e i personaggi sono caratterizzati in maniera così ridicola che, arrivati alla fine, abbiamo subito rimpianto i soldi spesi per acquistare una simile nefandezza.
Va poco meglio con la sfida di ritorno, dove Grant Morrison si esibisce in un inutile esercizio di stile metafumettistico, in cui l’unico passaggio veramente divertente è lo scambio di battute tra Batman e Deadpool, nel quale il Cavaliere Oscuro fa capire di ritenere il Mercenario Chiacchierone un’imitazione di Deathstroke della DC (cosa peraltro vera). Per il resto, un vuoto e pedante citazionismo, che ha il solo scopo di consentire a Morrison di autocelebrarsi. Scusate la battuta, ma sprecare il talento di Dan Mora con una storia del genere dovrebbe essere considerato un crimine contro l’umanità.
Ciò che, però, abbiamo trovato realmente sgradevole è l’enorme superficialità con cui è stata realizzata l’intera operazione, dove il numero esagerato di copertine variant, è immediatamente apparso come un chiaro segnale della volontà di entrambe le case editrici di utilizzare un evento di questo tipo esclusivamente per fini speculativi.

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