4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi". Spider-Noir
Bizzarro ibrido tra una serie hard boiled e una supereroistica (con più caratteristiche della prima che della seconda), Spider-Noir riprende una versione alternativa dell’Uomo Ragno che, nata come fumetto, era poi apparsa nel film d’animazione Spider-Man – Un nuovo universo. In quell’occasione, a doppiare il personaggio era stato Nicolas Cage, che ritorna in questa trasposizione live action, proprio per vestire i panni del protagonista. E sebbene i 62 anni dell’attore americano si notino tutti, la sua interpretazione - confrontata con quella di un cast dove ognuno appare perfettamente in parte - risulta, alla fine, più che soddisfacente. I riuscitissimi omaggi al noir hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta (a proposito, noi consigliamo la visione in bianco e nero) fanno passare in secondo piano alcune sbavature della sceneggiatura, un paio di episodi superflui e qualche intermezzo umoristico di troppo. Molto gustose – e argute - le tantissime citazioni tratte dai comic book.
Dettagli serie Piattaforma: Prime Video Genere: Noir, supereroistico Studio: Sony Pictures Television/Amazon MGM Studios Voto: 7,5
4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi". DC K.O. 1 (DC Crossover 49)
Diamo atto a Scott Snyder che, nonostante l’assurdità dell’evento in sé, si sia almeno impegnato a fornire delle premesse credibili, che possano rendere più digeribile quella che resta, di fatto, l’ennesima, colossale scazzottata tra eroi e criminali della Terra, nel caso specifico necessaria a definire il campione che sfiderà Darkseid per impedirgli di mettere fine all’esistenza nell’intero universo. Nei capitoli successivi, quando inizierà realmente il torneo, ai lettori verrà richiesta una gigantesca sospensione dell’incredulità, per potersi godere la storia. Per ora, invece, sono da apprezzare i siparietti “domestici” tra Superman, Batman e Wonder Woman, il sottile umorismo di alcuni passaggi, che svelano il bonario intento goliardico dell’operazione e i bei disegni di Javi Fernández e Xermánico, i quali, sebbene entrambi non posseggano un tratto dinamico, riescono a infondere la giusta energia al racconto. In appendice, il primo episodio del tie-in DC K.O. Knightfight.
Dettagli volume Editore: Panini Comics Autori: Testi di Scott Snyder, disegni di Javi Fernández e Xermánico, colori di Alejandro Sánchez / DC K.O. Knightfight: testi di Joshua Williamson, disegni di Dan Mora, colori di Tríona Farrell Genere: Supereroistico Formato: 17X26, 72 pp., S., col. ISBN: 977112421890960049 Prezzo: 5,00 € Voto: 6,5
4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi". Due spicci
Nella terza serie animata scritta, diretta e - come di consueto – pressoché tutta doppiata da lui, Zerocalcare riesce a trovare il modo di rinnovarsi, pur non rinunciando a essere sé stesso. C’è sempre la periferia della capitale a fare da sfondo, sebbene, tolto l’intrigo criminale che occupa gran parte della vicenda, a emergere è soprattutto il disagio di una generazione, a cui inevitabilmente appartiene anche l’autore romano, diventata adulta quasi senza accorgersene. Un argomento malinconico, costantemente stemperato, però, da quella miscela, in apparenza instabile, di poesia e comicità nonsense (dove il contributo dell’Armadillo, al quale, al solito, presta la voce uno strepitoso Valerio Mastandrea, è maggiore che in altre occasioni), divenuta ormai il marchio di fabbrica del fumettista di Rebibbia. Alcuni temi percorrono strade già battute? Certo, proprio come succede nella vita di ognuno di noi. Solo che la nostra, purtroppo, non è Zerocalcare a raccontarla.
Dettagli serie Piattaforma: Netflix Genere: Commedia Studio: Movimenti Production Voto: 8
Durante l’ultima edizione della Milan Games Week & Cartoomics, abbiamo avuto la possibilità di rivolgere alcune domande a Brian Michael Bendis, presso lo stand della Mirage Comics, di cui l’autore americano era uno degli ospiti. Approfittiamo di questa introduzione proprio per ringraziare tutti membri dello staff della Mirage, che, molto gentilmente, ci hanno concesso di utilizzare il loro spazio espositivo.
Ciao Brian, benvenuto a Milano (segue un breve scambio di battute sulla difficoltà di registrare le nostre voci, a causa del forte rumore generato dagli altoparlanti utilizzati nella convention, ndr). Non so se questa è la tua prima volta qui. Bendis: Ciao! È la mia prima volta a Milano, ma non è la mia prima volta in Italia. Ero già stato a Lucca e a Roma, tuttavia non avevo ancora visitato questa bellissima parte del vostro paese, quindi, quando io e la mia famiglia abbiamo ricevuto l’invito per venire qui, ci siamo detti: “Sì è un posto dove vogliamo andare!”.
Innanzitutto, grazie per aver trovato il tempo per questa breve intervista. La prima domanda è: recentemente abbiamo visto che hai scritto una nuova storia per gli Avengers. È solo il preludio per qualcosa di più con la Marvel? Bendis: Sì, C.B. Cebulski (editor in chief della Marvel, ospite a Milano di Panini Comics, ndr) è qui e fuori dall’inquadratura c’è anche la mamma di Miles Morales, Sara Pichelli (pure lei ospite di Mirage Comics, ndr), persone a cui voglio molto bene e con cui ho lavorato in passato. C.B. mi ha chiamato e mi ha detto che voleva parlarmi di alcune cose da sottopormi, nel caso fossi stato pronto a tornare in Marvel. Sono stato via per alcuni anni e non avevamo ancora parlato di un mio ritorno, prima d’ora. Non posso ancora rivelare tutto ciò che mi è stato proposto, ma ho subito accettato. Mi ha detto di un progetto con Sara e mi ha parlato di un’idea per tornare sugli Avengers assieme a Mark Bagley. Ho pensato che sarebbe stato fantastico, perché quando me ne sono andato dalla Marvel, non ce l’avevo con loro, volevo semplicemente provare cose nuove. Le collaborazioni con Sara e Mark sono state una delle grandi gioie della mia vita e questa storia che io e Mark abbiamo appena terminato per Avengers 800 è sicuramente una delle cose più belle da lui disegnate. Mi sono quasi commosso quando ho visto le tavole magnifiche che aveva realizzato e mi ha anche dimostrato quanto fosse importante per lui tornare a lavorare assieme a me. Quando la leggerete, capirete che si tratta di una storia che celebra il nostro amore per gli Avengers e, per quanto mi riguarda, mostra pure il mio amore per la Marvel in generale. La prima volta che scrissi gli Avengers volevo che la loro serie fosse centrale, quella in cui tutti i fili narrativi della Marvel avrebbero dovuto incrociarsi. Ed è questo che ho voluto celebrare.
Hai detto che hai lasciato la Marvel per provare qualcosa di diverso. Vuoi dire che i personaggi della Marvel in quel momento non erano più di tuo interesse? Bendis: Conosci il Saturday Night Live? È un programma televisivo trasmesso anche in Italia? In America è una vera istituzione e io, oltretutto, nutro una sorte di ossessione per il mondo della commedia e i comici in generale. Per chi sceglie di essere un fumettista, arrivare a lavorare in Marvel e DC è un po’ come per un comico diventare un membro del cast del Saturday Night Live. Bisogna impegnarsi molto per arrivare là. Ciononostante, per quanto le cose vadano bene, sai già che non sarà una cosa definitiva. Solo un capitolo importante della tua vita, in attesa di decidere di passare ad altro. In realtà, quando arrivai alla Marvel la situazione era differente, perché la casa editrice stava uscendo dalla bancarotta. Poi, però, sono diventati uno studio cinematografico, hanno cominciato a realizzare videogiochi e serie televisive, e, infine, sono entrati a far parte della Disney. Grossi cambiamenti, avvenuti nel giro di sette anni, nei quali volevo godermi ogni istante e mi piaceva dire di sì a tutto. Eppure, nella mia testa continuavo a chiedermi quando me ne sarei andato. Arrivai a domandarlo seriamente alla Marvel non appena Mark Bagley, purtroppo, decise di lasciare Ultimate Spider-Man, dopo 111 numeri, ma mi risposero di no. Quindi proseguii pensando che, alla fine, qualcuno mi avrebbe fatto sapere che era arrivato il momento giusto per andarmene. Invece passò ancora molto tempo e dopo quasi vent’anni trascorsi in Marvel ancora mi chiedevo se fosse il caso di lasciare. Tuttavia, nel frattempo, avevo creato Miles Morales e si aprirono opportunità che non mi aspettavo, ma che volevo sfruttare fino in fondo, soprattutto nel cinema e nella musica, magari coinvolgendo altri miei eroi. Insomma, non potevo perdermi l’esperienza di vedere Miles là fuori nel mondo. E poi, naturalmente, c’erano anche Jessica Jones e Riri Williams. In America, però, si aprono sempre nuove opportunità e poiché ogni grande editore in quel periodo aveva inaugurato una propria linea di graphic novel, ricevetti un’offerta dalla Abrams ComicArts per un progetto di quel tipo (la serie di graphic novel Phenomena, ndr) e ora ho in uscita un libro pure per la First Second. Quello che voglio dire è che adesso esistono cose che non c’erano quando iniziai a lavorare nei fumetti e con cui mi piacerebbe cimentarmi e anche allora ero sempre combattuto se continuare con il lavoro dei miei sogni o se valesse la pena capire se esistesse un altro lavoro dei miei sogni. Dopo l’uscita di Spider-Man: un nuovo universo (lungometraggio animato della Sony Pictures del 2018 con Miles Morales come protagonista, di cui Bendis è stato consulente creativo e produttore esecutivo, ndr) mi sono detto: “Non potrà mai esserci niente più grande di così”. Ricordo di aver pensato la stessa cosa pure sul set del film degli Avengers (Bendis è stato coinvolto come consulente in numerosi film dei Marvel Studios, ndr) seduto accanto al mio amico Matt Fraction. Ma quando il film di Miles ha vinto l’oscar (nel 2019, come miglior film d’animazione, ndr) ho capito che quello era il massimo che potevo raggiungere, quindi ho deciso di scendere dal palco. So che la risposta è lunga, ma anche la mia decisione lo è stata (sorride, ndr). A ogni modo, a quel punto io e mia moglie abbiamo concordato sul fondare una nuova etichetta (l’imprint Jinxworld, ndr) per la quale ho cominciato a ideare cose inedite, di mia proprietà, perché quella era l’unica cosa a cui ritenevo di non essermi ancora dedicato a sufficienza. La DC, però, era venuta a sapere che stavo per lasciare la Marvel e mi chiamò, facendomi un’offerta che non potevo rifiutare, assicurandomi, oltretutto, che avrebbero ospitato persino le mie nuove creazioni, alle stesse condizioni stabilite con Mike Richardson (il patron della Dark Horse, che avrebbe dovuto pubblicare subito le opere di Bendis sotto il marchio Jinxworld, ma che, invece, le ereditò successivamente, quando all’autore non venne rinnovato il contratto in DC, ndr). Mi sono anche reso conto che molti dei miei eroi degli anni Ottanta, Walt Simonson, John Byrne, George Pérez avevano lasciato la Marvel, restando per un po’ in DC. Così ci sono andato e mi sono divertito parecchio. Ho potuto lavorare con tanti nuovi personaggi, tra cui la Legione dei Super-Eroi, dove ho collaborato con Ryan Sook, uno dei miei artisti favoriti di sempre. Poi, quando quel periodo è finito, ho ricevuto offerte da Amazon e, successivamente, mi sono stabilito presso la Dark Horse, con la quale le cose stanno funzionando molto bene, vista la possibilità di lavorare anche su altri media. Non avrei potuto ottenere niente di meglio di quello che sto facendo adesso. È esattamente quello che volevo fare quando me ne andai dalla Marvel. Ma quando C.B. mi ha chiamato, mi ha messo qualcosa in grembo a cui non potevo dire di no. Cercherò di bilanciare questi nuovi progetti per la Marvel con tutto il resto, dato che ho molte cose nuove in mente.
Hai citato grandi autori come Walter Simonson e John Byrne. Credo che tu non abbia mai avuto la possibilità di lavorare con loro. Bendis: Incredibilmente, invece, ho collaborato con quasi tutti loro. Walt Simonson ha realizzato una storia degli Avengers con me (un arco narrativo in sei parti legato al crossover Avengers vs X-Men del 2012, ndr). Non riesco ancora a crederci, eppure sono passati più di dieci anni. Lo incontrai per la prima volta quando avevo dodici anni. Mi trattò con molto gentilezza e mi fece capire che la mia strada era nei fumetti. Poi, quando sono cresciuto, ha fatto dei bei commenti su di me. Non mi sembrava vero. Quasi tutti i miei eroi mi hanno onorato con una collaborazione. Lo ripeto, stento ancora a crederci.
Un’ultima domanda molto breve, è vero come ha dichiarato Paul Jenkins in una recente intervista che è stato lui a raccomandarti alla Marvel? Bendis: Adoro Paul, è un amico, ma in realtà a raccomandarmi è stato David Mack, uno dei miei migliori amici nell’intero universo. È una persona con cui lavoro a stretto contatto e con il quale vado assieme in macchina alle convention. Venne contattato da Joe Quesada (all’epoca editor in chief della Marvel, ndr) che voleva dargli in gestione Daredevil e io gli chiesi: “Dai, mostragli il mio lavoro!”. David allora gli disse una cosa del tipo: “Ehi, questo è il mio amico Brian, dovresti davvero prenderlo in considerazione e Joe mi chiamò subito”. Ora, non dico che Paul non abbia messo una buona parola per me. Sono sicuro che lo abbia fatto. D’altra parte, io avrei fatto la stessa cosa per lui. Ma so che quella volta fu David a raccomandarmi.
Dopo aver ringraziato Bendis per averci concesso l’intervista, fuori dai microfoni siamo riusciti a chiedergli se questi nuovi impegni con la Marvel potrebbero avere una ricaduta sui suoi progetti già iniziati, in particolare su Powers, la sua serie creator-owned più nota, recentemente tornata nei comic shop americani con storie inedite. Lui ha risposto di no, che è abituato a gestire più testate in contemporanea e che è così legato a Powers, che farà di tutto per evitare un calo qualitatitativo della serie.