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Luca Tomassini

Luca Tomassini

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4 Words About: Fumo di China 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Fumo di China 1

Nata nel 1978 come bollettino del Club Giovani Amici del Fumetto, trasformatasi poi in fanzine e, dal 1989, in mensile da edicola, Fumo di China è la più longeva rivista europea di approfondimento critico dedicata al fumetto. In quasi quarant'anni di pubblicazione FdC ha analizzato il mondo del fumetto attraverso tutti i suoi generi, aprendosi negli ultimi anni alle contaminazioni di mondi contigui come cinema ed animazione. La testata torna in edicola in una nuova incarnazione curata da If Edizioni, con una veste grafica rinnovata, una foliazione più ampia e una quantità di contributi critici elevata e di assoluto livello. Dalla mostra dedicata ad Hugo Pratt a Siena, passando per un'analisi delle "gabbie" nel fumetto per arrivare ai protagonisti dell'ultima Lucca Comics come Tetsuo Hara, la nuova FdC si propone, in epoca di social a volte superficiali, come un irrinunciabile contenitore dedicato ad una informazione fumettistica corretta, in linea con la sua storia gloriosa.

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Editore: If Edizioni
Autori: A.A.V.V.
Genere: Rivista di critica e informazione
Formato: 21 x 28 cm, 160 pp., B.
ISBN: 9788852401282
Prezzo: 9,90 €
Voto: 8

Deadpool/Batman, recensione: se un Cavaliere Oscuro incontra un Mercenario (Chiacchierone)

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Se i fumetti di supereroi sono la fiera dei sogni, nessun sogno a fumetti è più affascinante dell’incontro tra le icone delle due major del comicdom a stelle e strisce, Marvel e DC. Dal 1976, anno di uscita di The Battle of the Century: Superman vs Spider-man, i personaggi della Casa delle Idee si sono incontrati più volte fino all’evento del 1996, Marvel Vs DC, che rappresentò l’apoteosi del genere “crossover interaziendale”. Un grandissimo successo di pubblico, prezioso perché arrivò in un momento molto complicato per il settore (quello dell’esplosione della bolla speculativa che ebbe conseguenze nefaste, tra le quali il ricorso di Marvel stessa al Chapter 11 per avviare un complesso processo di ristrutturazione e salvarsi dalla bancarotta), che diede il via ad una lunga serie di crossoves tra i due editori che culminò, nel 2004, con quello più desiderato dai lettori: JLA Vs Avengers. Poi nulla per più di 20 anni, anche se nelle segrete stanze dei due editori l’idea di una nuova “wave” di incontri/scontri tra i propri personaggi non aveva mai perso di attualità. Nel 2020, nel numero finale di Doomsday Clock, Geoff Johns suggeriva tra gli eventi futuri che avrebbero atteso gli eroi DC uno scontro tra Superman, Thor e un “Golia Verde”, mentre la recente ristampa in omnibus di Marvel Vs Dc e delle storie dell’universo condiviso Amalgam hanno inaugurato una nuova collaborazione tra i due storici competitor in quella che si annuncia come una nuova ondata di crossover tra i rispettivi personaggi.

L’onore di aprire le danze è toccato a Deadpool (per Marvel) e a Batman (per DC), con un albo di “andata” prodotto dalla Case delle Idee e uno di “ritorno” confezionato dalla Distinta Concorrenza. Se non sorprende la scelta di Batman in casa DC, probabilmente il personaggio più popolare del settore, il sorpasso di Deadpool su compagni di scuderia Marvel più classici ci racconta della rimodulazione delle gerarchie avvenuta in un ventennio in cui i cinecomic hanno lasciato una forte impronta sull’immaginario popolare – e quelli con protagonista il Mercenario Chiacchierone, soprattutto l’ultimo condiviso con Wolverine, sono sicuramente tra questi.
Deadpool/Batman è finalmente uscito anche in Italia per Panini Comics (Batman/Deadpool è appena uscito in USA mentre scriviamo, ndr.), e nonostante la sua importanza storica di primo crossover Marvel/DC prodotto dopo vent’anni di attesa l’albo suscita una domanda che non può restare inevasa: insomma, com’è questo Deadpool/Batman?

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Si tratta di una lettura divertente, giocata principalmente sulla contrapposizione tra la loquacità irriverente e non di rado irritante di Wade Wilson e l’abituale umore cupo del ben più taciturno Batman. Se la scelta dell’artista, il “figliol prodigo” in Marvel Greg Capullo è quasi scontata, sorprende invece la scelta di affidare l’evento alla penna di uno Zeb Wells che è stato l’autore di un recente ciclo di Amazing Spider-Man accolto tutt’altro che bene, salvo poi rifarsi come sceneggiatore del già citato Deadpool/Wolverine.
La storia si apre con Deadpool che irrompe nella Wayne Manor, citando l’iconica scena di Batman Anno Uno, dichiarando ad un contrariato più che allarmato Bruce Wayne di essere alla ricerca di Batman, e di aver accettato denaro da un misterioso committente per la sua cattura. È una scena che serve a Wells per dare il via all’azione e per far sciorinare a Wade qualche battuta, ma che sul piano narrativo non ha molto senso. L’azione si sposta poi sul tetto del Gotham City Police Department: il commissario Gordon ha acceso il bat-segnale per contattare Batman ed avvertirlo che il Joker ha rubato dei componenti chimici con i quali progetta di avvelenare la città, ma viene sorpreso dall’apparizione di Deadpool che viene affrontato, e sconfitto da Batman. Cosa possibile solamente perché, a suo dire, non ha voluto estrarre le sue pistole sapendo che il Cavaliere Oscuro ha un pessimo rapporto con le armi da fuoco e ha preferito evitare di turbarlo. Si tratta dell’unica battuta che ci ha strappato un sorriso e, insieme ad una inevitabile citazione di Robin che rimanda al famigerato Seduction of the Innocent del Dr. Wertham, uno dei pochi casi in cui Wells si avventura in territori “meta” pur avendo a disposizione il personaggio “meta” per eccellenza.

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Come da copione, lo scontro iniziale è il viatico per un’alleanza tra Batman e Deadpool che riserverà sorprese solo a chi non ha dimestichezze con questo tipo di avventura. Se è vero che tutti i team-up presentano dei passaggi narrativi ai quali non ci si può sottrarre, bisogna dire che tutti gli sviluppi e gli snodi di questa storia sarebbero ampiamente prevedibili anche da un lettore non particolarmente smaliziato. Giravolte, doppi e tripli giochi “telefonati” in una storia godibile, ma che non brilla particolarmente per originalità, ambizione e consapevolezza di rappresentare un evento atteso per più di venti anni. Spicca sicuramente più della sceneggiatura il comparto grafico, affidato ad una superstar della matita come Greg Capullo. Capullo è un artista solido, da più di trent’anni uno dei migliori disegnatori di comic-book su piazza, e anche per Deadpool/Batman consegna tavole all’altezza della sua fama, nonostante la pochezza della sceneggiatura non gli consenta di sbizzarrirsi in grandi scene d’azione, a parte la già citata scena sul tetto e lo sbrigativo finale. È un Capullo più pop, questo ritornato in Marvel dopo tanti anni, meno dark rispetto all’artista che nel frattempo ha realizzato lunghissimi cicli di Spawn e Batman. Su quest’ultimo, in particolare, aveva funzionato molto bene la collaborazione con l’inchiostratore Jonathan Glapion e il colorista FCO Plascencia. Non è invece altrettanto felice il connubio con le chine del veterano Tim Townsend, che non arricchiscono il tratto di Capullo come sapevano fare quelle di Glapion, e con i colori troppo invasivi di Alex Sinclair che appiattiscono il risultato finale.

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Come anticipato, l’albo contiene alcune “back-up story”, più o meno riuscite.
In La pistola e la spada Chip Zdarsky e Terry & Rachel Dodson ci mostrano una linea temporale in cui Capitan America e Wonder Woman sono amici e fonte di ispirazione reciproca fin dalla Seconda Guerra Mondiale. Zdarsky propone spunti interessanti come la condivisione a patrimonio comune dei personaggi Marvel e DC di eventi che hanno fatto la storia dei due universi, da Crisis on Infinite Earths a Civil War; lo stile plastico dei coniugi Dodson ci regala come d’abitudine tavole di pregevole fattura anche se non sufficientemente curate nelle scene corali, dove alcuni personaggi sullo sfondo sono appena abbozzati (di George Pérez non ne nascono evidentemente più).

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Simpatica e dedicata ad un pubblico giovane la partita di pallavolo tra i ghiacci tra Krypto il Super-cane e lo squalo Jeff (di Kelly Thompson e Gurihiru), a cui segue la storia a nostro avviso più interessante del lotto. In Il Rosso e il Verde Kevin Smith ritorna ai due personaggi che ha contribuito a salvare dall’oblio tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000, ovvero Daredevil e Green Arrow, e li fa incontrare in una riuscitissima short story dai toni urban in cui affrontano i ninja della Mano e della Lega degli Assassini. Il tutto con toni scanzonati da buddy movie e la nascita di un amicizia da celebrare con un buon bicchiere. A corredare il tutto, una prova eccellente di Adam Kubert che firma le sue migliori tavole da parecchi anni a questa parte.

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Se due pagine sono troppo poche per apprezzare l’ingresso di Rocket Raccoon nel Corpo delle Lanterne Verdi ad opera di Al Ewing e Dike Ruan, ci crea un po' di disagio dover parlare del contributo del leggendario Frank Miller a quest’albo. Chi scrive è un grande ammiratore di Miller e lo ritiene un monumento del fumetto americano, ma probabilmente siamo arrivati ad un punto (basti pensare alle sue ultime, controverse, cover) in cui i suoi nuovi lavori sottraggono alla sua leggenda più di quanto aggiungono. In Resa dei conti si affrontano sostanzialmente due caricature, quella di Batman versione Cavaliere Oscuro e di Vecchio Logan, in una breve storia della trama inconsistente che si sviluppa su tre tavole con tratto grezzo ad approssimativo.

La prima apparizione (a firma di Ryan North e Ryan Stegman) di Logo, mash-up tra Lobo e Wolverine che sembra annunciare il ritorno dei personaggi Amalgam, chiude un albo sulla cui qualità disomogenea si può comunque chiudere un occhio. Per la sua importanza storica, con il ritorno in pompa magna dei crossover tra Marvel e DC dopo tanti anni, e per la sua capacità simbolica di rappresentare su carta quella grande fabbrica dei sogni che è l’industria del fumetto dei supereroi americani.

4 Words About: Batman: Schemi Oscuri 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Batman: Schemi Oscuri 1


Anticipata da recensioni entusiastiche, arriva anche da noi Batman: Schemi Oscuri, maxiserie firmata da Dan Watters e Hayden Sherman. Ispirandosi alla classica Legends of the Dark Knight, gli autori ritornano ai primi anni di attività di Batman, detective già determinato ma ancora inesperto. Il primo volume presenta due casi, attraversati da atmosfere crime condite con una critica sociale che non guasta. Nel primo arco il Crociato Incappucciato deve affrontare un serial killer le cui origini affondano in un disastro ambientale che ha devastato la periferia di Gotham, mentre il secondo racconta la vicenda di uno stabile occupato e dei suoi abitanti, "aiutati" da un classico villain. Watters suggerisce che il degrado di Gotham nasce dal capitalismo predatorio e dalla corruzione che la stringono in una morsa. Notevole il comparto grafico curato da Sherman, che si segnala per una composizione della tavola personale ed interessante. Una delle migliori proposte dell'anno.

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Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Dan Watters, disegni di Hayden Sherman
Genere: Supereroistico
Formato: 17x26cm, 160 pp., C., col.
ISBN: 9791221926101
Prezzo: 23,00 €
Voto: 8

I Fantastici 4: Gli Inizi, recensione: il sense of wonder torna sul grande schermo

  • Pubblicato in Screen

La cosa più bella di Fantastici Quattro – Gli inizi, vista dalla prospettiva di chi viene chiamato a scriverne una recensione, è che la pellicola è il prodotto cinematografico Marvel Studios con la cifra stilistica e autoriale più interessante dai tempi dei primi Guardiani della Galassia di James Gunn. Anche nel suo momento migliore, ovvero la Infinity Saga culminata nel 2019 con Avengers: Endgame, il Marvel Cinematic Universe si presentava come una perfetta catena di montaggio capace di produrre un ottimo cinema di intrattenimento ma priva, salvo pochi casi, di una identità autoriale forte e, aggiungiamo, di gusto cinefilo. Chi scrive si è divertito molto guardando quei film con la consapevolezza, però, di trovarsi a consumare cinema da fast-food. Questo ritorno del Favoloso Quartetto nelle sale (stavolta in una versione convincente) è dal punto di vista del gusto, invece, un piatto gourmet.

Matt Shakman, regista dal curriculum scarno ma autore della prima (e migliore) serie tv targata Marvel Studios, Wandavision, ha una decisa inclinazione per le ambientazioni retrò, “stilose” ed eleganti, e Fantastic Four – First Steps esalta questa propensione. Con l’aiuto di due collaboratori straordinari, lo scenografo Kasra Farahani (che ha “arredato” l’altra serie tv Marvel degna di nota, Loki) e la costumista Alexandra Byrne, Shakman ambienta questi “primi passi” dei Fantastici Quattro in una terra retrofuturistica, omaggio alle atmosfere Sixties delle indimenticabili storie del quartetto firmate da Stan Lee e Jack Kirby. Un’epoca piena di ottimismo, fiducia e speranza: gli anni di Kennedy, attraversati dalla frenesia della corsa allo spazio. I Fantastici Quattro sono figli di questa era, e compiendo la scelta di collocarli (momentaneamente) in una Terra parallela, Shakman (e il team di sceneggiatori che lo ha affiancato) risponde a due necessità. La prima, è quella di spiegare, dopo 17 anni di produzioni MCU, dove si trovassero finora i Fantastici Quattro, che dell’Universo Marvel (che sulle loro pagine è nato) sono la pietra angolare. La risposta (identica ad una fan fiction che chi scrive – e probabilmente non solo lui – si è fatto per anni) è che loro ci sono sempre stati, solo che erano… altrove. La seconda è quella di portare l’MCU per la prima volta a fare i conti con la Marvel a fumetti classica, visto che la sua principale fonte di ispirazione era stata finora la Marvel degli anni 2000, con linee Ultimate e affini. Ed ecco sprigionarsi finalmente sullo schermo quei colori pastello, caratteristica cromatica che la pellicola condivide col nuovo Superman, prigionieri finora di fotografie livide e desaturate che hanno caratterizzato anni di cinecomics. Il risultato, visivamente strepitoso, è un film di supereroi che ricorda Gli Incredibili (che erano ispirati proprio ai Fantastici Quattro), con una spruzzata di Jetsons e scene domestiche che sembrano uscite da una puntata di Ho sposato una strega. In un tripudio di abiti, accessori ed elettrodomestici di gusto rétro che sarebbe sorprendente se non venisse premiato con un Oscar per scenografie e costumi.

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Il film è ambientato su Terra 828, omaggio al mese e al giorno di nascita di Jack Kirby. I Fantastici Quattro sono in attività da 4 anni, sono gli eroi ufficiali degli USA, i beniamini della città di New York e oggetto di celebrazione in un talk show simile a quelli di Ed Sullivan o Johhny Carson.  L’incidente che gli ha conferito i poteri durante il loro viaggio nello spazio ci viene narrato solo attraverso le immagini di repertorio trasmesse alla tv. Mentre Reed Richards e sua moglie Susan scoprono di aspettare un bambino, la città riceve la visita dell’araldo di un essere cosmico al di là del bene e del male, afflitto da una fame eterna, giunto sulla Terra per divorarla: Galactus.

Il soggetto del film adatta brillantemente un super classico di Stan Lee e Jack Kirby come la Trilogia di Galactus ibridandolo con un altro capolavoro del duo, Che ci sia… la vita!, ma di più non diciamo per non rovinare il gusto di una eventuale visione. La resa sullo schermo del villain cosmico (interpretato da Ralph Ineson) è straordinaria, e anche la Shalla-Bal/Silver Surfer di Julia Garner (con una CGI più rifinita rispetto al trailer rilasciato mesi fa) fa la sua ottima figura. Non diremo come, ma il contestatissimo gender swap del personaggio si rende necessario per lo sviluppo della storia.

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Ma se la confezione e gli effetti speciali sono eccellenti, non è da meno la prova dei quattro membri principali del cast, affiatato come una vera famiglia. Pedro Pascal è un Reed Richards razionale, un genio a suo agio con la scienza ma molto meno nel comunicare le sue emozioni. Un ritratto di Mr. Fantastic molto simile alla sua controparte a fumetti classica. Joseph Quinn è il Johnny Storm/Torcia Umana sbruffone ma generoso che tutti amiamo, mentre una CGI perfetta dà le giuste sembianze alla Cosa di Ebon Moss-Bachrach. Finalmente Ben Grimm appare sullo schermo in maniera corretta, in tutta la sua drammatica umanità. Peccato che nella versione doppiata del film, a cui abbiamo assistito, la performance di Moss-Bachrach vada del tutto perduta.

E poi c’è Vanessa Kirby, che è assolutamente perfetta nel ruolo di Susan Storm. La sua è la prova migliore del cast, un’interpretazione eccellente con cui abbraccia con convinzione il ruolo di First Lady del Marvel Cinematic Universe. La Sue della Kirby (nomen omen) è la Sue di John Byrne: non Ragazza ma Donna Invisibile, forte e determinata, cuore pulsante e collante del gruppo, di cui è il vero leader. E madre che non si ferma di fronte a nulla per proteggere suo figlio. Senza dubbio la migliore interpretazione al femminile mai vista in un film Marvel.

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Fantastici Quattro – Gli Inizi è la seconda uscita, insieme a Superman, di un “dittico ideale” che in questa estate del 2025 si incarica di riportare la fantasia al potere e il “sense of wonder” in un genere in difficoltà, quello del cinefumetto. Con un risultato finale che, ne siamo sicuri, avrebbe deliziato e commosso gli stessi Stan Lee e Jack Kirby, il “King”, a cui finalmente viene dedicato un sentito omaggio prima dei titoli di coda.
Ci sono voluti diciassette anni, ma meglio tardi che mai.

Voto: 8

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