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Todd McFarlane espande l'universo di Spawn con nuove serie regolari

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29 anni dopo il lancio dell'Image Comics e di Spawn nel 1992, Todd McFarlane, ha annunciato che la sua principale creazione diventerà il titolo di punta di un progetto denominato "Spawn's Universe", che comprenderà 4 serie regolari. Spawn's Universe sarà anche il nome di un albo one-shot che darà vita a questa nuova fase.

La prima ondata di titoli dello Spawn's Universe è composta da tre serie: King Spawn, The Gunslinger e The Scorched. Il tutto partirà a giugno con Spawn's Universe #1, seguito da King Spawn ad agosto, The Gunslinger a ottobre e The Scorched a dicembre.

Per questa ambiziosa impresa, McFarlane ha reclutato un team di artisti di alto profilo, ovvero: Donny Cates, Frank Quitely, Greg Capullo, Marc Silvestri, Jim Cheung, Sean Gordon Murphy, Arthur Adams, J. Scott Campbell, Mike Del Mundo, Aleš Kot, Jason Shawn Alexander, Carlo Barberi, Brett Booth, Javier Fernandez, David Finch, Jonathan Glapion, Kevin Keane, Puppeteer Lee, Sean Lewis, Ben Oliver, Paulo Siqueira, Stephen Segovia e Marcio Takara.

McFarlane, oltre ad artisti affermati, punta anche a lanciare nuovi talenti. L'artista parteciperà più in veste di consulente creativo e sul lato editoriale che come autore.

"Dal mio punto di vista e da quello della mia carriera professionale, questa è la terza cosa più importante che ho annunciato. Dietro la fondazione della Image con i miei partner e il lancio di Spawn #1, quindi se faccio bene il mio lavoro, questa è la numero tre", ha affermato McFarlane. "Entro la fine di quest'anno, sarò passato da un fumetto mensile a quattro fumetti mensili. Sto per affrontare un grosso impegno".

The Scorched sarà la serie di gruppo di McFarlane, progettato per i lettori che "vogliono guardare una manciata di personaggi e come interagiscono con un roster di furfanti di alto livello". La squadra sarà composta da Spawn, Gunslinger, She-Spawn e Redeemer, con pochi altri che andranno e verranno.

"Se vuoi serie più grintose, dai un'occhiata a Gunslinger o a King Spawn, o anche alla serie regolare di Spawn. Ora puoi avere la tua dose più volte al mese", afferma il co-fondatore della Image Comics. "Non devi comprarli tutti perché la continuity non sarà così stretta. Non farò questo ai lettori. Sarà un universo condiviso e se sei propenso a farlo puoi entrare nel tuo negozio e ottenere ora la tua dose settimanalmente."

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(Via Newsarama)

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Scott Snyder ha due grossi progetti per la DC nel 2021

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Con la fine di Dark Nights: Death Metal termina anche il ruolo di Scott Snyder come scrittore di punta della DC negli ultimi dieci anni. Sebbene stia contribuendo in parte all'imminente one-shot Infinite Frontier #0 (come estensione del finale di Death Metal), Snyder lavorerà principalmente per serie di propria creazione, ma non abbandonerà del tutto la DC.

"Sarò nelle retrovie per un po'", ha dichiarato lo sceneggiatore a Newsarama. "Ho due grandi progetti alla DC che sto per il 2021, ma almeno per alcuni mesi lascerò campo a Josh Williamson, James Tynion, Ram V, Joëlle Jones, Tom Taylor e agli altri autori, persone che amo e che so che renderanno il DCU più brillante ed eccitante di quanto abbiamo visto da molto tempo".

L'intenzione di Snyder di dedicarsi d altri progetti, era già stata resa nota lo scorso luglio. Lo sceneggiatore specifica che al momento non è in progetto un terzo capitolo di Death Metal con Capullo e che i due sono a lavoro su un progetto personale.

All'inizio di quest'anno Snyder ha fondato la sua compagnia, la Best Jackett Press, per organizzare tutti i suoi prossimi progetti, il suo progetto misterioso con Capullo, l'annunciata serie Nocterra con Tony S. Daniel per la Image Comics e ulteriori progetti pianificati con Becky Cloonan, Jock, Francis Manapul e Francesco Francavilla.

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Fire Power 1 - Preludio, recensione: il "Pitch Perfect" di Robert Kirkman e Chris Samnee

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Le opportunità offerte dallo sfruttamento commerciale di proprietà intellettuali ha radicalmente cambiato, negli ultimi vent’anni, la scena fumettistica a stelle e strisce. L’esperienza pionieristica dei sette fondatori della Image, che avevano scelto di abbandonare la Marvel all’apice della loro carriera per mantenere il copyright delle loro creazioni, ha influenzato le scelte professionali della generazione successiva di autori. Così, se prima la maggiore ambizione di un giovane autore era quella di poter scrivere Spider-Man, ora l’obiettivo diventava quello di crearlo, il nuovo Spider-Man.

La concomitante evoluzione dell’industria dell’intrattenimento forniva il terreno ideale alle aspirazioni dei creativi. Studios cinematografici, network televisivi e piattaforme di streaming cercavano nei fumetti idee fresche da traslare in film e serie tv. È in questo contesto che sceneggiatori come Mark Millar, che nel primo decennio degli anni 2000 aveva dato un contributo fondamentale al rinnovamento dei comics con opere come The Authority, The Ultimates e Civil War, decidono di diradare la loro collaborazione con le major del fumetto e mettersi in proprio. Millar, lo scrittore che volle farsi azienda, fonda Millarworld, etichetta personale con cui lancia miniserie a raffica, illustrate da alcuni tra i migliori talenti del settore. La consistenza qualitativa della maggior parte di questi progetti, però, non va oltre quella di un avvincente soggetto concepito per colpire l’interesse di un produttore esecutivo di qualche network.

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La parabola professionale di Robert Kirkman è per certi versi simile a quella di Millar. Dopo una collaborazione con la Marvel a metà degli 2000, che lo lascia profondamente insoddisfatto, Kirkman si concentra esclusivamente sul lavoro creator-owned. Fonda uno studio per poter pubblicare i suoi progetti personali, Skybound Entertainment, il primo ad entrare nel consorzio Image dai tempi della sua fondazione. L’inizio è col botto: The Walking Dead, primo progetto targato Skybound, una serie in b/n a tema morti viventi sulla quale nessuno voleva scommettere, diventa a sorpresa la testata più venduta della Image e viene trasposta sul piccolo schermo con una serie tv enormemente popolare che dura ben 10 stagioni e diversi spin-off. Invincible, uno dei suoi primi successi, è in procinto di debuttare come serie animata per Amazon. In entrambi i casi, parliamo di serie che hanno avuto bisogno di qualche numero di rodaggio prima di fare breccia nel pubblico.

Il nuovo lavoro di Kirkman, Fire Power, il cui primo volume è uscito da poco per Saldapress, sembra essere invece la quintessenza del "pitch" perfetto: trama, caratterizzazioni e topoi provenienti dalla grande tradizione del racconto d’avventura, unite ad una velocità d’esecuzione scoppiettante che vede l’arte della supestar Chris Samnee prendersi le luci della ribalta. Le prime pagine del volume ci catapultano immediatamente nel pieno dell’azione, seguendo le peripezie dell’americano Owen Johnson che, rischiando la vita tra le montagne cinesi innevate, cerca il tempio shaolin del Maestro Wei Lun. Il giovane è stato già allievo tra alcuni tra i più stimati sensei del pianeta e vuole completare il suo addestramento con un ultimo tassello di grande valore. Nel tempio di Wei Lun, infatti, si cerca di recuperare la tecnica del Pugno di Fuoco, arte ormai perduta che neanche il Maestro sembra in grado di padroneggiare. L’allenamento di Owen procede giorno dopo giorno tra la diffidenza dei compagni, che lo ritengono un intruso in virtù del suo essere straniero, e l’amicizia con Ling Zan, unica ragazza tra gli allievi del tempio che potrebbe costituire un interesse sentimentale per il giovane, se non fosse che le relazioni tra studenti sono proibite. Ma quando Wei Lun comincia ad intuire qualcosa sul mistero delle origini di Owen e sulla scomparsa dei suoi genitori, il tempio viene improvvisamente attaccato dal Clan della Terra Bruciata, setta rivale che vuole carpirne i segreti. L’intervento di Owen a difesa della sua nuova casa sarà decisivo ma di più non sveleremo per non rovinare il gusto di un’eventuale lettura.

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La lettura di Fire Power ci ha fatto ripensare ad una celebre frase di Umberto Eco, pronunciata a proposito di Casablanca, che troviamo particolarmente calzante anche nei confronti di un prodotto lontano anni luce dal classico cinematografico come il fumetto di Kirkman e Samnee: “Due cliché ci fanno ridere. Cento cliché ci commuovono. Perché si avverte oscuramente che i cliché stanno parlando tra loro e celebrano una festa di ritrovamento”. Eco vedeva il film di Michael Curtiz come un ensemble di stereotipi preesistenti e facilmente ravvisabili, ma il cui utilizzo e incastro era talmente ben congegnato da renderlo sublime. Lo stesso dicasi di Fire Power: in molti hanno giustamente notato gli echi dell’Iron Fist della Marvel, o di lungometraggi a tema arti marziali come Karate Kid o Kung-Fu Panda. Tutto vero, ma si potrebbe andare ben oltre, trovando nel lavoro di Kirkman lo stessa schema narrativo che è alla base di Star Wars  e di Matrix, del Signore degli Anelli e del mito di Superman, del ciclo della Tavola Rotonda e della storia di Mosé: quello del "viaggio dell’eroe", codificato dallo psicologo Joseph Campbell. Campbell credeva nell’esistenza di archetipi presente nell’inconscio collettivo, che hanno condizionato la struttura della maggior parte dei miti nelle varie culture del mondo. Che lo abbia fatto coscientemente o no, in Fire Power Kirkman ha attinto a piene mani dagli archetipi ancestrali svelati da Campbell. Owen condivide con i suoi predecessori tutti gli elementi e gli stadi più significativi della cosiddetta “vita dell’eroe”, dalle origini misteriose alla relazione complicata con la famiglia d’origine, dal ritiro dalla società per apprendere una lezione (aiutato da un mentore dai grandi poteri), fino al ritorno nella comunità a cui porta in dono i conseguimenti ottenuti durante il suo ritiro, simboleggiati da una potente arma che solo lui sa usare.

L’abuso degli archetipi e degli stereotipi nella cultura pop ci dice che probabilmente tutte le storie sono state già raccontate, e questa affermazione potrebbe trovare in Fire Power una conferma. Ma la bravura di Robert Kirkman consiste proprio nel prendere suggestioni ed echi di modelli del passato e rielaborarli con assoluta originalità, evitando un’imitazione pedissequa dei prototipi di partenza. L’autore di The Walking Dead ha sempre dimostrato una grande abilità nell’imbastire trame avvincenti e nella caratterizzazione dei personaggi, e questo nuovo lavoro non fa eccezione (si pensi al personaggio del Maestro Wei-Lun, irresistibile profilo di monaco shaolin diviso tra la spiritualità e le passioni secolari, prime tra tutte le scarpe da ginnastica griffate Nike).

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L’obiettivo del plot sembra essere principalmente un pretesto per consentire a Chris Samnee di scatenarsi, confezionando uno dei lavori più spettacolari della sua carriera. Dopo un ciclo ormai leggendario di Daredevil in coppia con Mark Waid, Samnee è assurto al ruolo di superstar della matita: mentre si mormorava di un suo passaggio in DC per disegnare Batman, ha spiazzato tutti accettando la proposta di Kirkman. L’artista, che si è fatto amare per il suo tratto rétro che tradisce l’amore per il fumetto classico, inserito però dentro uno storytelling moderno, firma uno dei suoi lavori più incisivi. Abbandonate le atmosfere noir di Daredevil, Samnee si getta in un tour de force di tavole cariche d’azione: sembra di vedere Alex Toth, di cui Samnee è sicuramente tra i discepoli riconosciuti, applicare le tecniche del montaggio di un film di John Woo. La ricerca del movimento è evidente fin dall’organizzazione della tavola, che Samnee alterna tra vignette canoniche ad altre irregolari, dalla forma trapezoidale e volutamente non convenzionale nel momento in cui parte l’azione. Il tutto per trasmetterne il ritmo, aiutandosi anche con linee cinetiche derivanti dai manga. Al piacevolissimo effetto d’insieme concorrono la consueta cura del dettaglio nella caratterizzazione grafica dei personaggi e degli ambienti da parte dell’artista, coadiuvato dall’efficace colorazione di Matt Wilson, bravo nel passare dai toni freddi delle montagne innevate a quelli caldi nelle concitate scene di combattimento.

Fire Power si segnala anche per l’insolita formula con cui ne è stato concepito il debutto: un numero “zero” raccolto in un volume di circa 170 pp che fa preludio al vero numero uno, narrandone l’antefatto. Saldapress lo propone in un cartonato contraddistinto dall’abituale cura editoriale tipica dei prodotti dell’editore, capace di valorizzare al meglio il lavoro di una delle coppie creative più “calde” del momento.

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La Top Cow rilancia Witchblade

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A 5 anni dalla sua fine, la Image Comics/Top Cow annuncia una nuova serie di Witchblade con Sara Pezzini prevista per il 2021. In questo arco di tempo, la casa editrice aveva lanciato una nuova saga con una nuova protagonista: Alex Underwood.

La sceneggiatrice Marguerite Bennett e l'artista Ariel Kristantina rilanceranno il franchise a partire da uno speciale numero ½ disponibile come bonus di Witchblade Vol. 2 acquistabile su Kickstarter e poi in digitale da febbraio 2021.

Bennett e Kristantina lavoreranno insieme al colorista Bryan Valenza e al letterista Troy Peteri.

"Witchblade è iconico. Sono assolutamente felice di riportare Sara Pezzini ai suoi fan accaniti e sono onorata di avere la possibilità di presentarla a una nuova generazione di lettori", ha dichiarato la Bennett nell'annuncio. "Viaggeremo attraverso mito, orrore e sensualità, romanticismo e pericolo - e non potrei essere più felice di lavorare con Ariela e Marc Silvestri per trasformare questo sogno impossibile in realtà".

"Sono più che entusiasta di far parte del rilancio di Witchblade e di lavorare con Marguerite e Marc", aggiunge Kristantina. "Spero che i fan di lunga data di Witchblade possano apprezzare la fantastica sceneggiatura di Marguerite e anche le mie tavole. Non vedo l'ora di collaborare con Marc per dare vita a questo progetto."

"Dopo una pausa di cinque anni, torniamo con una serie completamente nuova con Sara Pezzini nei panni di Witchblade", afferma nell'annuncio il presidente della Top Cow Matt Hawkins. "Questo nuovo team creativo partirà dal principio e aprirà un nuovo capitolo per il personaggio più importante della Top Cow".

Di seguito la cover a matita di Witchblade # ½ realizzata da Marc Silvestri.

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(Via Newsarama)

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