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Gennaro Costanzo

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Festival degli Incontri, il sindaco: "L'aquila è troppo bella per Zerocalcare"

Come vi avevamo riportato, il sindaco dell'Aquila Pierluigi Biondi ha posto il suo veto alla presenza di Zerocalcare e Roberto Saviano al Festival degli Incontri, che si terrà nel capoluogo abbruzzese dal 10 al 13 ottobre, per garantire pluralità e par conditio politica. Ora, dopo le numerose polimiche dei giorni scorsi, lo stesso Biondi è tornato sulla vicenda dicharando che la città è "troppo bella per Saviano e Zerocalcare" e ha aggiunto:

"Non ce li voglio all'Aquila perché L'Aquila è una città plurale, nobile, aristocratica, bella; è una città che non merita questo genere di cose". 
 


Ricordiamo che l'evento, gestito dall’Istituzione sinfonica abruzzese, ha a disposizione un fondo di 700mila euro per decisione del Mibac. Tuttavia, il festival cade nel decennale del terremoto avvenuto a L'Aquila nel 2009, per questo motivo i soldi passano per le mani del comune.

L'evento, se la situazione non si sblocca, potrebbe addirittura saltare con la direttrice artistica Silvia Barbagallo che sta lavorando per trovare una soluzione per andare avanti senza ulteriori intoppi.

Punisher Collection 10: Polvere bianca, recensione: l'esordio della serie a fumetti del Punitore

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La collana antologica Punisher Collection edita da Panini Comics sta alternando saghe moderne a classiche dell’anti-eroe Marvel Comics. Con “Polvere bianca”, l’editore modenese ci ripropone quello che è l’esordio effettivo della prima serie a fumetti di Frank Castle.

Come noto, il personaggio nasce nel 1974 sulle pagine di The Amazing Spider-Man, creato da Gerry Conway, Ross Andru e John Romita Sr. Dopo una decina di anni vissuti da character secondario, nel 1986 il Punitore ebbe la sua prima miniserie da protagonista ad opera di Steven Grant e Mick Zeck. Con i tempi ormai maturi, il successo della mini porterà l’editor Carl Potts a dar finalmente vita una testata regolare intitolata - ovviamente - The Punisher. Da questo momento, l’ascesa del Punisher sarà inarrestabile, tanto da arrivare ad essere protagonista di ben tre serie regolari contemporanee nella prima metà degli anni ’90.

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Potts, per la prima serie regolare del personaggio, piuttosto che confermare il team della miniserie “Circle of Blood” si affiderà per questa nuova avventura ai testi di Mike Baron e alle matite di Klaus Jason. Baron è un autore giovane, ma la sua opera indipendente Nexus, realizzata insieme a Steve Rude, è apprezzata e premiata dal pubblico e critica. Il 1987 per l’autore sarà un anno fondamentale: la DC Comics gli offre la testata di The Flash e la Marvel, contemporaneamente, quella del Punitore.

Come possiamo leggere dal volume Panini Comics, questo primo ciclo di avventure del personaggio è composto da storie dalla durata di uno o due albi massimo, quasi del tutto indipendenti l’una dall’altra. Castle si troverà a lottare contro trafficanti e malavitosi in avventure mature realizzate con uno stile asciutto che risulta ancora oggi moderno e dotato di ottimo ritmo narrativo.

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Klaus Jason, che in quegli anni affiancava Frank Miller nei suoi seminali Daredevil e Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro, con il suo tratto ruvido e nervoso, ci restituisce un Punitore massiccio e rude inserito in tavole dall’efficiente regia. Tuttavia, gli episodi 4 e 5 presentano un tratto fin troppo poco rifinito e all’apparenza frettoloso.
Le ultime due storie sono disegnate dal modesto David Ross il cui lavoro ci appare come senza infamia e senza lode e non all’altezza di quello di Jason.

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Grazie a Punisher Collection: Polvere bianca i lettori italiani possono leggere per la prima volta queste storie a colori. La prima (e, fino a poco fa, unica) uscita italiana di questo ciclo era infatti in bianco e nero e in formato bonelleide 17x26. La Star Comics, che all'epoca deteneva i diritti del personaggio, pensò di differenziare la pubblicazione della serie in quanto più matura rispetto a quelle tradizionali Marvel e, solo dal numero 13, passare alla sua pubblicazione a colori. Questo particolare, dunque, rende ancora più gustoso questo volume per i vecchi fan, mentre quelli nuovi potranno leggere le prime avventure in solitaria di Frank Castle: una lettura magari non imprescindibile, ma solida e soddisfacente.

Il sindaco de L'Aquila non gradisce la presenza di Zerocalcare al Festival degli Incontri

Roberto Saviano e Zerocalcare saranno fra gli ospiti del Festival degli Incontri che si terrà nelle prossime settimane a L'Aquila. O forse no.

Stando alle ultime notizie, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, eletto con Fratelli D'Italia, ha richiesto una sorta di pluralità degli ospiti del festival per ottenere una par condicio politica. Nello specifico, la presenza di Saviano e di Zerocalcare non sarebbe gradita e sarebbe stata fatta esplicita richiesta di non ospitarli.

A riferire la vicenda a Repubblica è la direttrice artistica del festival, Silvia Barbagallo, che aggiunge "È il segno di una visione autoritaria del rapporto tra la politica e la cultura, un'invasione di campo della politica che mette bocca dove non dovrebbe, la scelta degli ospiti e dei contenuti, per una manifestazione interamente finanziata dal ministero dei Beni culturali".

Per l'evento, gestito dall’Istituzione sinfonica abruzzese, sono stati messi a disposizione 700mila euro per decisione del Mibac. Tuttavia, il festival cade nel decennale del terremoto avvenuto a L'Aquila nel 2009, per questo motivo i fondi passano per le mani del comune.

Il sindaco Biondi ha dichiarato: "il programma degli eventi deve essere concordato con il Comune, cosa peraltro sottoscritta nel verbale del comitato di indirizzo sottoscritto anche dalla Barbagallo. Il minimo sindacale è che questa signora, che non ho ancora avuto modo di conoscere, si sieda con me e ragioni sugli eventi: voglio un calendario plurale e inclusivo". Su Saviano e Zerocalcare dice: "Ho detto che si deve confrontare con me: se vogliono che il Comune adotti la delibera per erogare i fondi, mi venga a trovare e ragioniamo". Poi dice: "Non abbiamo la sveglia al collo e all'Aquila abbiamo visto troppi profittatori della nostra tragedia".

Intanto, Zerocalcare ha detto la sua sulla questione attraverso il suo profilo Facebook:

"Ciao, il drammatico precipitare degli avvenimenti ha reso necessario puntualizzare 3 cose:
1)io comunque all'aquila ci andavo gratis, quindi da tutta sta vicenda al limite ci risparmio la benzina e il casello.
2)vi ringrazio per la solidarietà e tutte le belle parole importanti sulla censura ma i piagnoni vittimisti lasciamoli fa ai nazisti che ormai sono specializzati. Io sto bene, magno vitamine, non c'ho il daspo dall'abruzzo e i miei account facebook e instagram stanno benissimo.
3)se volete dare sostegno a qualcuno datelo al festival e alla direttrice Barbagallo che si sta accollando tutto senza accettare pezze imbarazzanti.
Ciao rebibbia è bellissima"

Kick-Ass: La nuova tipa 2, recensione: la "nuova gestione" senza Millar e Romita Jr.

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Fra le opere del Millaworld, Kick-Ass è certamente la più popolare. Giunta alla sua naturale conclusione nel 2014 con il protagonista Dave Lizewski che appendeva il costume al chiodo per diventare un poliziotto, nel 2018 Mark Millar decide di rilanciare il progetto, dando vita a uno spin-off interamente dedicato a Hit-Girl e proseguendo le vicende di Kick-Ass con una nuova protagonista e uno scenario inedito.

L’idea alla base della serie non muta: dar vita a un “supereroe” che agisce nel mondo reale, dove i superpoteri non esistono. Dunque, persone comuni che decidono di indossare un costume e contrastare la criminalità.
Nel caso di Dave Lizewski ci trovavamo di fronte a un liceale che aveva letto troppi fumetti e che, anche per vanità e adrenalina, combatteva il crimine. Non era presente, dunque, il classico evento scatenante dei fumetti che porta all’origine dell’eroe, al limite solo il riscatto sociale di un nerd insicuro. Le premesse nobili, dunque, si confondevano con quelle puramente egoistiche.
Da questo punto di vista, Lizewski incarnava anche la figura tipica dell’alter ego dei supereroi dei fumetti classici: bianco, newyorkese, insicuro e in cerca di riscatto.

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Con la nuova serie, invece, Millar si rifà al più inclusivo fumetto contemporaneo. La protagonista è una donna afro-americana, Patience Lee, e le vicende si svolgono nel New Mexico. Patience è una ex militare congedata che lavora in una tavola calda per mantenere i suoi due figli dopo che il marito l’ha piantata in asso. Per far quadrare i conti la donna potrebbe lavorare col cognato Maurice per i locali di Hoops, boss della zona, ma Patience decide di prendere una strada alternativa: indossare il costume di Kick-Ass e, grazie alla sua preparazione militare, colpire le finanze di Hoops per distribuire le ricchezze ai più bisognosi.

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Il primo volume della serie si concludeva con Patience che uccideva Hoops e con il marito della sorella che scopriva la sua identità ma finiva in coma. Nel “Libro Due”, Kick-Ass è ora a capo di una gang di criminali che ha lo scopo di smantellare le bande rivali e ridistribuire i beni ai più bisognosi. Il nuovo obiettivo è Hector Santos che vuole occupare il vuoto lasciato dalla morte di Hoops, ma battere la sua gang non sarà semplice. Per Patience, inoltre, c’è un’ulteriore problema: la vita di Maurice è in bilico e lei non sa se sperare se il cognato sopravviva o meno. In ballo c’è non solo il rapporto con l’amata sorella, ma anche la sua identità segreta. D’altronde, i problemi morali sono al centro della saga: Patience, che trattiene dalle refurtive solo 800 dollari al mese per poter portare avanti la sua famiglia, si chiede se la strada intrapresa è giusta e fin dove può spingersi.

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Il primo volume della nuova serie vedeva all’opera i due creatori della saga: Mark Millar e John Romita Jr. Ora, così come per Hit-Girl, gli autori passano il timone a un nuovo team creativo composto, in questo caso, da Steve Niles ai testi e da Marcel Frusin alle matite.
Kick-Ass non ha mai brillato per profondità narrativa ed è sempre stato un fumetto molto action e caciarone, tuttavia sempre divertente e godibile e ciò possiamo dirlo anche per questa nuova incarnazione. Certo, la storia imbastita da Niles fila fin troppo liscia, risolvendosi in maniera semplice risultando, dunque, una lettura gradevole ma molto rapida, leggera e poco originale.
Le tavole di Frusin hanno un’ottima regia che ben si sposa alla natura action del racconto e il suo tratto sporco è ben valorizzato dal lavoro del colorista Sonny Cho che ben copre anche qualche tavola troppo spoglia.

Per l’edizione italiana curata da Panini Comics vale lo stesso discorso fatto per i volumi di Hit-Girl: ottima confezione e cura editoriale, ma avremmo preferito per la tipologia di serie un’edizione da edicola, magari seguita da una da libreria piuttosto che presentarla direttamente in formato cartonato.

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