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Leo Donnici

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Thunder 3, il mistero è risolto: dietro Yuki Ikeda c’è Hiroya Oku, l’autore di Gantz

  • Pubblicato in Focus

Per oltre quattro anni, intorno a Thunder 3 è circolata una domanda che sembrava destinata a rimanere senza risposta: "chi è davvero Yuki Ikeda?"

Il manga, serializzato dal 2022 sulle pagine del Monthly Shonen Magazine di Kodansha, si era imposto all'attenzione dei lettori anche per un motivo piuttosto singolare. Il nome dell'autore era praticamente privo di una storia editoriale precedente, mentre alcune delle sue tavole sembravano provenire direttamente dall'universo di Gantz. Una somiglianza talmente marcata da alimentare, fin dai primi capitoli, l'ipotesi che Ikeda fosse un assistente di Hiroya Oku, oppure un autore particolarmente influenzato dal suo stile.

La risposta, però, era molto più semplice: Yuki Ikeda è Hiroya Oku.

Thunder3

A confermarlo è stato lo stesso autore di Gantz, che nei giorni scorsi ha rivelato su X di essere effettivamente l'uomo dietro lo pseudonimo con cui Thunder 3 è stato pubblicato fin dal suo debutto. Una rivelazione che chiude uno dei piccoli misteri che hanno accompagnato la serie praticamente dall'inizio e, soprattutto, spiega una delle caratteristiche più evidenti del manga: il suo rapporto con il linguaggio grafico di Oku.

Thunder 3 racconta la storia di tre studenti delle medie, Pyontaro, Tsubame e Hiroshi, conosciuti come gli Small 3 per la loro bassa statura. La loro vita scorre apparentemente senza particolari sorprese, fino a quando Pyontaro e i suoi amici entrano in contatto con un misterioso DVD appartenente al loro insegnante, Doc.

Il disco nasconde però qualcosa di molto più grande di quanto possano immaginare: un collegamento con una realtà parallela. Quando la sorellina di Pyontaro, Futaba, finisce dall'altra parte del varco, i tre ragazzi si lanciano al suo inseguimento. È a questo punto che Thunder 3 abbandona definitivamente l'apparenza di semplice commedia scolastica.

Dall'altra parte trovano infatti una Terra alternativa dominata da un'invasione aliena, nella quale l'umanità è impegnata in una guerra disperata per la sopravvivenza. Il contrasto è immediato: da una parte il mondo degli Small 3, rappresentato con un tratto morbido e caricaturale; dall'altra un universo iperrealistico, violento e pieno di dettagli.

È proprio questo scontro tra due stili grafici completamente diversi a costituire una delle idee centrali dell'opera. I protagonisti sembrano letteralmente essere entrati in un altro manga e, con quello che oggi sappiamo, la battuta viene quasi da sola: effettivamente, in un certo senso, lo erano.

Il sospetto su Oku nasce soprattutto osservando il secondo mondo di Thunder 3. Le tavole dedicate alla realtà parallela sono caratterizzate da una cura quasi maniacale per ambientazioni, veicoli, armi, edifici e anatomia dei personaggi. Per i lettori giapponesi e gli appassionati di Oku abituati a Gantz, la somiglianza era difficile da ignorare.

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Anche ORICON, parlando del manga, aveva sottolineato quanto lo stile realistico di Thunder 3 ricordasse quello di Hiroya Oku, arrivando a definirlo una replica quasi perfetta del suo approccio grafico. All'epoca, tuttavia, l'identità di Ikeda rimaneva ufficialmente sconosciuta e l'ipotesi più prudente era che potesse trattarsi di un suo ex assistente. Non era quindi soltanto il pubblico a chiedersi cosa ci fosse dietro quel nome.

In Giappone la teoria secondo cui Ikeda fosse in realtà Oku è diventata negli anni abbastanza diffusa da arrivare persino in televisione. Il programma Kawashima & Yamauchi's Manga Numa, dedicato al mondo dei manga, ha affrontato direttamente il mistero dell'identità dell'autore di Thunder 3, interrogando anche il suo editor sul rapporto con il creatore di Gantz.

La situazione era diventata quasi paradossale: l'autore veniva ufficialmente presentato come un misterioso esordiente, mentre una parte dei lettori era convinta di averlo già riconosciuto dalle tavole. Per molto tempo, una delle spiegazioni più accreditate è stata proprio quella dell'assistente, un'ipotesi che sembrava plausibile considerando la somiglianza con lo stile di Oku. Oggi sappiamo che dietro quello pseudonimo si celava proprio Hiroya Oku. E questo rende particolarmente interessante rileggere le discussioni dei lettori giapponesi dei primi anni di pubblicazione: in molti avevano individuato correttamente l'origine di quello stile, ma avevano attribuito la somiglianza alla persona sbagliata.

Tra i lettori illustri che hanno parlato positivamente di Thunder 3 c'è anche George Morikawa, autore di Hajime no Ippo. Il mangaka ha recentemente raccontato di aver terminato la lettura della serie e ha commentato in maniera estremamente sintetica ma significativa: "È stato molto interessante, sono rimasto sorpreso dal metodo espressivo e dal livello di lavorazione".

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La rivelazione dell'identità di Yuki Ikeda cambia inevitabilmente anche il modo di guardare a Thunder 3. Su X si leggono commenti di lettori che avevano iniziato la serie proprio per la somiglianza con Gantz, mentre altri avevano pensato di abbandonarla, considerandola una semplice imitazione. Il commento di Morikawa testimonia invece l'interesse suscitato dal suo metodo espressivo.

La struttura dell'opera è infatti molto diversa da quella di Gantz. Il punto di partenza è quasi comico, i protagonisti sono ragazzini dall'aspetto caricaturale e il manga gioca continuamente sul contrasto tra il loro universo e quello realistico in cui finiscono coinvolti. Da una parte ci sono i colori, le gag, i personaggi deformati e l'atmosfera da avventura per ragazzi. Dall'altra ci sono alieni, armi, battaglie, tecnologia e scenari apocalittici rappresentati con il livello di dettaglio che i lettori di Oku conoscono bene.

Nel nostro Paese Thunder 3 è stato pubblicato da Panini Comics e il volume 8 è arrivato in edicola e fumetteria a gennaio 2026, portando l'edizione italiana a un punto importante della storia.

Dopo aver annunciato il suo ritiro, Hiroya Oku è ancora al lavoro su Gantz: E e sta portando avanti Kanreki Hime, che sarà la sua ultima pubblicazione come autore.

Bleach: Thousand-Year Blood War - The Calamity ep. 5, recensione: Kubo riscrive la sua opera e regala un capolavoro

  • Pubblicato in Toon

Il quinto episodio di Bleach: Thousand-Year Blood War, The Calamity, è arrivato come una vera e propria dichiarazione d'intenti, confermando ancora una volta quanto questo ultimo arco sia riuscito a trasformare il ritorno di Bleach in qualcosa di molto più ambizioso di una semplice trasposizione del manga. Un episodio che, al momento, ha già raggiunto il 10/10 su IMDb, e che sembra quasi voler mettere d'accordo tanto i fan storici quanto chi si è avvicinato alla serie soltanto con il ritorno dell'anime.

Il merito è innanzitutto di una produzione che, ancora una volta, porta l'asticella tecnica a livelli altissimi. Le animazioni sono spettacolari, la regia valorizza ogni movimento e ogni combattimento e la qualità degli effetti visivi riesce a dare un peso completamente diverso alle scene più importanti. Ma ciò che rende davvero particolare questo Thousand-Year Blood War è soprattutto il coinvolgimento diretto di Tite Kubo. L'autore non si è limitato a vedere il proprio manga trasposto sullo schermo: sta sfruttando l'anime come una seconda possibilità per espandere e, in alcuni casi, reinventare la propria opera.

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L'episodio 5 ne è l'ennesima dimostrazione. Tra le aggiunte più interessanti c'è quella che i fan hanno ormai ribattezzato "True Bankai" di Ichigo, una nuova rappresentazione del suo potere che non era presente nel manga originale e che dimostra perfettamente come l'adattamento stia andando oltre il semplice materiale cartaceo. Kubo ha infatti collaborato direttamente alla realizzazione di diverse aggiunte e modifiche di questo arco, permettendo all'anime di mostrare idee e momenti che non avevano trovato spazio nella pubblicazione originale. Ed è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti dell'intero progetto. Nell'industria degli anime non è affatto scontato vedere un autore avere un ruolo così importante nella riscrittura e nell'espansione di un adattamento, soprattutto a distanza di anni dalla conclusione del manga. Con Bleach, invece, Kubo sembra avere avuto l'opportunità di riprendere in mano la propria storia e completarla secondo una visione che oggi può essere molto più ampia rispetto a quella che aveva quando lavorava alla versione cartacea. Non stiamo quindi semplicemente assistendo a un manga animato con un budget maggiore: stiamo vedendo una nuova versione di Bleach, supervisionata e arricchita dal suo stesso creatore. E questo episodio riesce a far percepire perfettamente questa differenza. Il nuovo Bankai, le sequenze d'azione, la spettacolare qualità delle animazioni e il modo in cui vengono costruiti i momenti più importanti trasformano quello che sulla carta era già uno degli archi più attesi della serie in qualcosa di nuovo anche per chi conosce il manga a memoria.

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Dopo anni di attesa, Bleach sembra quindi aver trovato una seconda vita proprio nel momento in cui ne aveva più bisogno. E se il quinto episodio è riuscito a conquistare un 10/10 su IMDb, non è soltanto perché contiene una delle trasformazioni più attese dai fan: è perché rappresenta perfettamente ciò che rende questo nuovo progetto così speciale. Un episodio da ben 27 minuti, che ci regala un finale con Orihime, vista solo come "la ragazza di Ichigo, la quale dimostra di voler proteggere lei per una volta, i suoi amici e prendere in mano il suo destino.
Ottima sorpresa anche per l'apparizione di Rukia Kuchiki, ormai vice-capitano della 12a brigata, che aiuta Ichigo nella battaglia e che non era presente in quella scena nel fumetto.

A dieci anni dalla conclusione dell'anime originale, Bleach non sembra quindi essere tornato semplicemente per concludere la propria storia. È tornato per raccontarla e riscriverla come forse non aveva mai potuto fare prima. E guardando episodi come questo, viene quasi da pensare che l'attesa sia valsa completamente la pena.

Insomma, questo è Bleach nella sua forma migliore.

Voto: 9

Kaijin Fugeki – Kindled Spirits 1, recensione: la bellezza del caos di Oh! Great

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Il ritorno di un grande maestro del fumetto contemporaneo fa sempre scaldare il cuore, soprattutto se si parla di Oh! Great, creatore di perle incredibili come Air Gear, Inferno e Paradiso, e persino dell’adattamento della light novel di Bakemonogatari. Sicuramente uno dei più grandi disegnatori manga degli ultimi anni, torna grazie a Planet Manga con la sua nuova opera: Kaijin Fugeki – Kindled Spirits, serializzata su Weekly Shōnen Magazine, un titolo che fin da subito si presenta come qualcosa di affascinante e difficile da incasellare.

“Non ricordo molto di mia madre quella notte”: è con questa frase che l’opera apre le sue porte, immergendo subito il lettore in un’atmosfera sospesa e inquieta. Da qui prende forma un mondo dove entità misteriose, chiamate “la notte”, si intrecciano con rituali, danze e figure quasi sciamaniche, in un contesto che oscilla continuamente tra realtà e dimensione spirituale. I personaggi si muovono all’interno di questo scenario parlando attraverso dialoghi spesso strani e criptici, che più che spiegare sembrano voler alludere a qualcosa di più grande e inafferrabile.

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E in effetti, il primo impatto è devastante dal punto di vista visivo. Oh! Great conferma tutto il suo talento: tavole spettacolari, contrasti estremi tra bianco e nero e una gestione delle splash page che solo un autore di questo calibro può permettersi. In alcune sequenze, soprattutto quelle legate alla presenza di macchine e movimenti meccanici, si percepisce chiaramente un richiamo alle atmosfere di Air Gear, come se quell’estetica dinamica e quasi “urbana” fosse rimasta parte integrante del suo modo di raccontare per immagini. Ogni pagina è costruita per colpire, per trasmettere movimento, energia e tensione.

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Il discorso cambia quando si passa alla narrazione. Kaijin Fugeki – Kindled Spirits introduce tanti elementi affascinanti: gli spiriti, i rituali, i legami tra i personaggi, ma li lascia volutamente sospesi. La trama procede per frammenti, senza una direzione immediatamente chiara, e le motivazioni dei protagonisti restano spesso in ombra. Più che raccontare una storia lineare, l’opera sembra voler costruire un’esperienza sensoriale e simbolica, chiedendo al lettore di colmare i vuoti interpretativi.

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Questo approccio può risultare estremamente affascinante, quasi ipnotico, ma allo stesso tempo anche frustrante. Si resta catturati dalla bellezza delle tavole e dall’atmosfera, ma si fatica a trovare un vero appiglio narrativo o emotivo. Non è chiaro dove la storia voglia andare a parare, e proprio questa ambiguità diventa il suo punto di forza e, allo stesso tempo, il suo limite più evidente.

Al momento, Kaijin Fugeki – Kindled Spirits è quindi un’esperienza più visiva che narrativa. Un’opera che incuriosisce e colpisce, ma che deve ancora dimostrare di saper costruire una trama solida all’altezza del suo impatto estetico.

In patria, serializzato su Shūkan Shōnen Magajin, sembra procedere molto bene, ed è già all'ottavo volume, ma aspettiamo un momento successivo per vedere se andrà oltre le aspettative del pubblico nostrano.

Nippon Sangoku - I Tre Regni Del Giappone, recensione: l’anime che trasforma la guerra in strategia mentale

  • Pubblicato in Toon

Nippon Sangoku si presenta come una delle produzioni animate più ambiziose degli ultimi anni, frutto della co-produzione tra Studio Kafka e MGM Amazon, con l’obiettivo dichiarato di unire intrattenimento visivo e profondità narrativa in un’unica struttura coerente.

L’opera è ambientata in un Giappone post-apocalittico frammentato in tre potenze rivali, scenario che fa da sfondo alle vicende del protagonista Aoteru Misumi. La sua caratterizzazione si discosta nettamente dagli standard del genere: Misumi non è un combattente tradizionale, ma un stratega che basa ogni azione sull’analisi e sulla pianificazione. In più occasioni, la serie esplicita il riferimento diretto all’Arte della Guerra di Sun Tzu, testo che diventa quasi una guida operativa delle sue decisioni, trasformando la narrazione in una continua applicazione di principi militari e psicologici.

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Dal punto di vista tecnico, la produzione alterna luci e ombre. Le animazioni risultano fluide, colorate e visivamente curate, con un impianto estetico che valorizza l’impatto scenico e la leggibilità delle sequenze d’azione. Tuttavia, non passa inosservato un uso talvolta eccessivo della CGI, che in alcune scene tende a spezzare la coerenza visiva generale, soprattutto nei momenti più concitati.

Nonostante ciò, uno degli elementi più apprezzati della serie resta il comparto vocale. Il cast dei doppiatori contribuisce in maniera decisiva a dare profondità ai personaggi, elevando dialoghi spesso densi e strategicamente costruiti. Tra le interpretazioni più rilevanti si segnalano:
Ono Kensho, nel ruolo di Aoteru Misumi, capace di rendere con precisione la freddezza analitica e le rare crepe emotive del protagonista,
Fukuyama Jun, nel ruolo del delicato e nobile Asama Yoshitsune, ricco di buona famiglia, ottimo conoscitore delle arti marziali, Horiuchi, Kenyuu nel fedele Hei yayakichi, braccio destro della fazione Seii, Seto Asami in Saki, la moglie giustiziata di Aoteru, Nagasako Takashi nel ruolo del perfido manipolatore Taira Denki della fazione Yamato.

Un ulteriore elemento di interesse emerge nell’episodio 9, dove viene esplicitamente citato un “famoso manga sui tre regni della Cina”, riferimento che gli appassionati hanno immediatamente identificato con Kingdom, opera di grande successo che condivide con Nippon Sangoku l’interesse per la strategia militare e la ricostruzione storica in chiave narrativa.

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L'omonimo manga edito da Dynit, ancora in corso, ha permesso al pubblico italiano di avvicinarsi al materiale originale con una localizzazione curata e fedele all’impianto narrativo. L’edizione italiana si distingue per l’attenzione alla traduzione dei termini strategici e per la valorizzazione dei riferimenti storici e militari presenti nel testo, mantenendo intatta la complessità dell’opera e rendendola accessibile anche a chi conosce la serie solo attraverso l’adattamento animato.

Nel complesso, la serie si distingue per ambizione e identità forte, ma rimane attraversata da una tensione interna tra la volontà di offrire un prodotto visivamente spettacolare e la necessità di mantenere coerenza stilistica e ritmo narrativo. È proprio in questo equilibrio instabile che risiede il suo carattere più riconoscibile.

Nippon Sangoku non è un’opera immediata né accomodante: richiede attenzione, conoscenza dei riferimenti e disponibilità a seguire una narrazione più cerebrale che emotiva. Una scelta precisa, che ne definisce al tempo stesso il valore e i limiti.

Voto: 7

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