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Leo Donnici

Leo Donnici

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4 Words About: Taiga della Genesi 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Taiga della Genesi 1


Dopo il successo di Suicide Island, Kouji Mori torna con Taiga della Genesi, un’opera intensa e profonda che esplora la nascita della coscienza umana. Taiga, in viaggio in Australia con sei amici, scopre una grotta misteriosa ricca di antichi disegni rupestri, ma un improvviso crollo li intrappola all’interno. Riescono a salvarsi passando da un’altra apertura, ma all’uscita si ritrovano inspiegabilmente catapultati in un’era preistorica. Da qui inizia una lotta per la sopravvivenza tra animali feroci, ambienti ostili e la riscoperta delle origini umane. Mori intreccia abilmente azione, evoluzione, spiritualità e riflessione esistenziale, in una narrazione dal grande impatto emotivo.
I disegni, chiari e morbidi, si distinguono per l’eccezionale cura del dettaglio: la costruzione di armi, le tecniche di caccia, la resa degli animali e le linee cinetiche donano forza e realismo a ogni scena.
Un manga maturo e coinvolgente, capace di far riflettere sulle radici più profonde dell’uomo.

Taiga della Genesi 1

Taiga della Genesi 2

Editore: Magic Press
Autori: Testi e disegni di Kouji Mori
Genere: Avventura
Formato: 13x18 cm, 208 pp., B., b/n
ISBN: 9791256721160
Prezzo: 7,5€
Voto: 8

4 Words About: Wild Strawberry 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Wild Strawberry


Questo manga ci trascina in una Tokyo post-apocalittica, devastata 36 anni prima da un’epidemia di piante assassine che infestano e mutano gli esseri umani. Al centro della storia ci sono due fratelli che cercano di sopravvivere in questo mondo brutale: la sorellina, già infettata, rappresenta un costante conflitto tra amore familiare e istinto di sopravvivenza. A fronteggiare la minaccia, una squadra speciale chiamata Kasotai ha il compito di “purificare” i contaminati col fuoco.
Il manga spicca per le sue tavole spettacolari e un uso sapiente delle ombre grigie, che intensifica l’atmosfera cupa e angosciante. Il body horror è ben costruito e visivamente potente, mai gratuito, ma sempre al servizio della tensione narrativa. Disponibile su Shonen Jump Plus e prossima alla conclusione in Giappone, Wild Strawberry arriva ora in Italia, promettendo un viaggio disturbante e visivamente ipnotico. Da tenere d’occhio.

wildstrawberry 1

wild strawberry 2

Dati del volume
Editore: Star Comics
Autori: Testi e disegni di Ire Yonemoto
Genere: Horror, Fantascienza
Formato: 12,8x18cm, B. con sovraccoperta, 192 pp., b/n
ISBN: 9788822656384
Prezzo: 6,90€
Voto: 7

Märchen Crown, recensione: una nuova fiaba oscura che approda e conquista Shonen Jump

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Cosa succede quando uno dei migliori scrittori contemporanei incrocia la penna con uno dei più grandi disegnatori della nostra epoca? Una formula semplice e straordinaria: Märchen Crown.
Dopo il successo planetario di Kaguya-sama: Love is War e l’inquietante introspezione di Oshi no Ko, Aka Akasaka torna alla scrittura con il suo nuovo manga annunciato già poche settimane dopo la fine delle avventure della sua idol che ha spopolato in ogni parte del mondo. Ad affiancare questo maestro incisivo e raffinato troviamo Azychika, un gruppo già affermato di autrici che è sbarcato in occidente con Shuumatsu No Valkyrie, noto da noi come Record of Ragnarok.

Marchen Crown 1

Märchen Crown è un'opera che intreccia magia, destino e romanticismo fiabesco, e che ha catturato i lettori già dal primo capitolo. La protagonista è Rapunzel, lontana dall’immagine ingenua delle fiabe classiche. Chiusa in una torre non solo fisica ma anche esistenziale, la sua vita prende una svolta improvvisa con l’arrivo di Mikel, un ragazzo misterioso che si arrampica fino a lei portando un mondo di possibilità mai immaginate. Non è solo una storia d’amore: è il risveglio di un’identità sopita, la rottura di catene invisibili, in un contesto che miscela elegantemente mistero, avventura e introspezione.
Un lieve tono Horror però si aggiunge alla storia lineare che tutti conosciamo: Rapunzel segue Mikel nel suo villaggio, ma scopre che non è tutto come sembra. Le storie che il ragazzo di cui si è innamorata sembrano risvegliarla da un torpore quando si scopre che la sua casa in realtà è piena di zombie piantiformi, e non sembra cosi tutto idilliaco come pensava.
Ad aggravare le situazione, delle guardie reali che sembrano amichevoli a prima vista, ma che nascondono perversi e strani desideri, spingendo Rapunzel alla fuga... davvero aveva ragione la strega che la relegava nella torre? Il mondo quindi è un posto cosi pericoloso?

Marchen Crown 2

La scrittura di Akasaka si conferma sottile e multilivello, con dialoghi ricchi di sottintesi e una costruzione narrativa che sa giocare con le aspettative del lettore. La seconda disegnatrice, Aoi Kujira, già nota per i suoi lavori delicati ma intensi, porta un equilibrio emotivo che bilancia il tono malinconico della trama. Azychika, invece, dà corpo al tutto con tavole dal tratto preciso, gotico e drammatico, capaci di evocare tanto le atmosfere cupe delle fiabe dei Grimm quanto i fasti visivi di un film di
Hayao Miyazaki.
Märchen Crown affronta tematiche forti – il libero arbitrio, la solitudine, il desiderio di fuga – con una maturità narrativa che lo colloca ben oltre il target adolescenziale tipico dello shonen. È un manga che parla a un pubblico adulto, sensibile alla bellezza della narrazione simbolica e all’idea che dietro ogni fiaba si nasconda una verità scomoda.

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Con solo 8 capitoli, Märchen Crown ha già mostrato una direzione chiara e ambiziosa: raccontare una storia romantica senza cadere nella retorica, ambientata in un mondo fantastico che non è rifugio, ma specchio delle fragilità umane. Se manterrà questa traiettoria, potremmo trovarci di fronte all’opera più matura e intensa di Akasaka, che ci regala un manga fiabesco, profondo, visivamente magnetico.
Märchen Crown viene pubblicato da Marzo 2025 su Weekly Shonen Jump, e in contemporanea anche online su Jump Plus.

Suicide Island, recensione: quando la morte diventa occasione di rinascita

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Era il 2020. Il mondo affrontava la pandemia di Covid-19 e, per gli appassionati di manga, un altro colpo arrivava con la notizia della scomparsa di Kentaro Miura, autore dell'immortale Berserk. Poco dopo, il nome di Kouji Mori, fino ad allora noto a pochi, cominciava a circolare con insistenza: amico fraterno di Miura, sarebbe stato lui a proseguire l'opera lasciata incompiuta. Ma chi già conosceva Suicide Island sapeva che Mori non era un autore qualunque.

Prima del clamore mediatico legato a Berserk, Kouji Mori aveva firmato manga intensi e disturbanti, capaci di scavare nei lati più oscuri dell’animo umano. Suicide Island (titolo originale Jisatsutou), serializzato su Young Animal a partire dal 2009, è uno di questi: un'opera che parla di morte con onestà brutale, ma che in realtà mette al centro la sopravvivenza, la volontà di vivere e la ricerca di un senso. In Italia è arrivata solo nel 2015 grazie a Goen, casa editrice nota per la gestione incerta delle sue pubblicazioni, ma che in questo caso è riuscita a portare a termine l’opera, lunga 17 volumi.

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La premessa di Suicide Island è tanto semplice quanto inquietante: il governo giapponese, stanco di tentativi di suicidio che intasano il sistema sanitario e sociale, decide di isolare tutti coloro che hanno già tentato di togliersi la vita. Non un carcere, non una clinica: un’isola remota, senza leggi, dove i sopravvissuti vengono abbandonati a loro stessi. Chi prova a fuggire viene abbattuto senza pietà dalla guardia costiera.
Tra questi “esiliati” c’è Sei, uno studente delle superiori sopravvissuto a un tentato suicidio. Timido, introverso, impacciato, Sei si ritrova su quell’isola senza alcuna preparazione, insieme ad altri ragazzi e adulti in condizioni simili. Senza risorse, senza una guida, e spesso senza più uno scopo, il gruppo dovrà imparare a sopravvivere non solo alla natura, ma soprattutto a se stesso.

Il lettore rimane presto affascinato non solo dalla premessa disturbante del manga, ma soprattutto dalla lenta e toccante trasformazione di Sei. Lo vediamo alle prese con attività che possono sembrare banali, ma che in quel contesto acquisiscono un valore enorme: imparare a costruirsi un mantello per ripararsi dal freddo, pescare con mezzi rudimentali, cucinare la carne con le proprie mani. Ogni piccolo traguardo diventa un passo verso la riconquista della propria dignità, della voglia di vivere. E poi arriva Ikiru un cane randagio incontrato sull’isola, che Sei decide di adottare. Non è un nome scelto a caso: “Ikuru” in giapponese significa “sopravvivere”.

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«Quando ho dato un nome al cane, è stato come se dessi un nome alla mia voglia di vivere.» pensa Sei durante quell'avventura.
È un momento silenzioso ma potente, simbolico, in cui il protagonista inizia davvero a legarsi alla vita, anche solo per proteggere e prendersi cura di un altro essere vivente. In quel gesto, forse per la prima volta, non c'è più solo disperazione: c'è speranza.
Anche l’atto di uccidere un animale (in questo caso un cervo) assume un peso emotivo enorme, quando la sopravvivenza è l’unica priorità. In quel momento, l’istinto umano si rivela nella sua forma più pura e contraddittoria: da un lato la consapevolezza dolorosa di aver tolto una vita, dall’altro un senso profondo di gratitudine verso l’animale che ha permesso di continuare a vivere. È una scena che mette a nudo il conflitto primordiale tra necessità e compassione, tra la brutalità della natura e il rispetto per essa.

Suicide Island è un manga che non fa sconti: crudo nei disegni, diretto nei dialoghi, quasi terapeutico nella sua brutalità. Kouji Mori non cerca la spettacolarizzazione del trauma, ma lo analizza con lentezza e rispetto, mostrando come dietro al gesto estremo si nascondano spesso solitudini silenziose, frustrazioni familiari e una società che non lascia spazio alla fragilità. Ma proprio da lì nasce il cuore dell’opera: la possibilità di scegliere di vivere, nonostante tutto.
Il suo tratto, molto morbido nelle matite, ma anche contrastante, crea dei personaggi totalmente umani e ben distinti, che non vogliono prevalere ma far riaffiorare la loro umanità. Gli sfondi, teneri e brutali, ci mostrano l'ignoto e la spettacolarità della natura, e una perfetta marcatura tra i movimenti diurni e notturni, che spesso concludono il capitolo e ci portano a riflettere qualche secondo prima di passare al prossimo. Anche le espressioni facciali, la paura e la felicità, risaltano molto, con visi tondeggiandi e sempre chiari.
Un manga difficile, ma necessario.

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L’isola di Suicide Island non è solo un luogo fisico, ma un potente simbolo: rappresenta uno spazio sospeso tra la morte e la vita, una sorta di purgatorio dove non esistono più regole sociali, ma solo scelte personali. Non si può tornare indietro, ma nemmeno si è del tutto perduti. In questo limbo forzato, ogni personaggio si trova a confrontarsi con il proprio istinto di morte e con quel desiderio, spesso inconsapevole, di continuare a vivere. È in questo conflitto interiore che l’opera trova la sua forza: non giudica chi ha ceduto alla disperazione, ma mostra come, anche nel buio più profondo, possa accendersi una scintilla di significato. Sopravvivere, in Suicide Island, non è mai un atto automatico: è una scelta dolorosa, quotidiana, che richiede coraggio, consapevolezza e, a volte, solo la forza di fare un altro passo.

In chiusura segnaliamo che è stato infine annunciata che la nuova opera di Kouji Mori, che in Giappone conta già 13 volumi dal titolo Sousei no Taiga, uscirà da noi a giugno per Magic Press. Per chi volesse leggere altro dell'autore segnaliamo anche Destroy and Revolution, edito da Panini Comics/Planet Manga.
La domanda che ci rimane da fare è: ora chi ristamperà di nuovo Suicide Island? Arriverà anche il suo prequel, Muhoto?

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