Menu

 

 

 

 

tuttiautopezzi

Fabio Loiodice

Fabio Loiodice

URL del sito web:

Dylan Dog #398 – Chi muore si rivede, (-2 alla meteora!), recensione

1568218381722.png--chi muore si rivede   dylan dog 398 cover

La morte, a volte, è uno scheletro. Altre volte è una vecchia orribile (altrettanto scheletrica). Solitamente si mostra avvolta in un ampio mantello e ha il teschio coperto da un cappuccio. Il cavallo (anche questo con le ossa a fior di pelle) va e viene a seconda delle rappresentazioni, come va e viene il corteo di scheletri festosi che si porta dietro nei suoi Totentanz al chiaro di luna mentre la falce, una lunga sinistra affilatissima falce, quella sì che non manca mai. È questa solitamente la rappresentazione del tristo mietitore, se escludiamo un paio di esempi illustri nel campo dei balloon (uno su tutti, il personaggio di Death in Sandman, rappresentato da Neil Gaiman come una ragazzina un po’ goth ed un po’ ingenua). Ma, tralasciando le dovute (e doverose) eccezioni, esiste un minimo comune denominatore che accomuna tutte le rappresentazioni della morte: la morte fa paura.

1567091627376.jpg--

«Perché deve sempre essere qualcosa di cupo e spaventoso?», ci si chiede ad un certo punto in questo Dylan Dog #398, intitolato Chi muore si rivede, «la morte può anche essere bellissima… o divertente!». È questa la premessa dell’agenzia Funny die al centro delle vicende di questo numero scritto dalla consueta Paola Barbato: esaudire - dietro lauto compenso - ogni desiderio dei propri clienti e, prima che il sogno finisca, ucciderli sul più bello. Un servizio che va a ruba anche grazie all’isteria scatenata dall’arrivo (ormai davvero imminente) di quella meteora che ormai non ha più bisogno di presentazioni e che arriva a coinvolgere personalmente il nostro affezionato Indagatore dell’incubo quando la sua nuova fiamma, April, sceglierà di acquistare il pacchetto per una morte da sogno. È allora che Dylan dovrà indagare per salvare la sua amata e per scoprire chi è al comando di questa agenzia.

1567091627675.jpg--

Paola Barbato, che abbiamo già visto all’opera su molti dei numeri di questo Ciclo della Meteora, parte da uno spunto interessante e lo elabora bene fin quasi a metà albo: ne viene fuori una trama che alterna momenti splatter, grotteschi e sanguinolenti a momenti che risultano disturbanti, anche senza mostrare sbudellamenti e cadaveri (tra cui la sequenza dei futuri clienti in coda alla Funny die). Dalla seconda metà dell’albo, pur mantenendo la tensione in crescendo, la trama finisce però in mano a una serie di antagonisti fra i meno noti dell’Old Boy che, tanto in veste di comparsa quanto di deus ex machina, intervengono anche in maniera significativa nella risoluzione della vicenda (chi non muore si rivede, ovviamente). Questa idea potrebbe funzionare per i lettori più accaniti del nostro Indagatore dell’incubo, contenti di riconoscere i riferimenti incrociati nell’albo, ma creano nei lettori saltuari (nonché in quelli dalla memoria corta) la sensazione di non capire cosa stia succedendo: affidare la parte finale della trama a personaggi che al lettore medio non dicono niente significa lasciarli a fine lettura con un grosso punto interrogativo.

Il comparto grafico affidato a Paolo Armitano (che ha collaborato con la Barbato anche nel graphic novel A mani nude), risulta ottimo, specie quando si prende qualche libertà rispetto alla consueta gabbia bonelliana, conferendo un ritmo più serrato alla narrazione dove necessario. Buone la gestione delle sequenze splatter e l’uso dei neri, specie nella resa delle atmosfere. Segnaliamo, infine, la bella copertina dai toni acidi dell’habitué Gigi Cavenago, che realizza un piccolo gioiellino dal punto di vista della composizione.

Die! Die! Die! 1, recensione: la nuova serie di Robert Kirkman

DieDieDie Vol1 HC

Capisci che nessun personaggio, in Die! Die! Die!, può considerarsi al sicuro quando appena a pagina dieci al protagonista (o a quello che credi essere il protagonista) il naso viene mozzato di netto dal coltello di uno dei cattivi, in una splash-page che lascia pochissimo all’immaginazione.
Si apre così l’ultimo folle progetto di Robert Kirkman (The Walking Dead, Outcast) e di Scott M. Gimple (sceneggiatore e produttore di The Walking Dead, la serie), edito in Italia da Saldapress, che da subito si mostra per quello che è: una gigantesca, spudorata e grottesca parata di eccessi, da cui nessuno (nemmeno i buoni, se così si possono chiamare) è risparmiato.

DieDieDie 1

La storia, infatti, ruota intorno ad un’oscura organizzazione segreta che, al soldo di Connie Lipshitz (nome nomen), cinica, sboccata, cocainomane ed erotomane senatrice degli Stati Uniti, complotta, ricatta ed uccide personaggi scomodi per garantire il benessere ed il progresso dell’umanità. E Connie sembra addirittura dei buoni, se rapportata al suo perfido rivale, l’altrettanto cinico ed ambizioso Barnaby Smith.

DieDieDie 2

Sullo sfondo di questa lotta ideologica fra il bene del singolo individuo e quello della società di cui fa parte si snoda poi la vicenda dei tre gemelli John, Paul e George (esatto, proprio come tre dei Beatles), addestrati sin da piccoli a diventare perfette macchine di morte ed ora costretti a combattere l’uno contro l’altro, in una serie di rocamboleschi colpi di scena all’insegna dell’assurdo e del politicamente scorretto, fra orge à la Eyes Wide Shute dischi volanti.
Kirkman e Gimple costruiscono infatti una trama volutamente esagerata, brutale e impossibile, con personaggi piatti e al limite della caricatura (con l’unica eccezione, forse, di Connie Lipshitz, divisa fra il suo consumato cinismo e la volontà di agire per il bene del mondo intero). Ciononostante, l’azione serrata ed i dialoghi spesso sopra le righe fanno sì che questi difetti passino in secondo piano ed il lettore venga catturato dal ritmo della narrazione. Interessanti le parentesi di riflessione sui rischi e i vantaggi del potere da parte di alcuni dei personaggi, che rallentano l’azione dove serve e contribuiscono a dare sostanza a quello che altrimenti sarebbe solo un violentissimo sfoggio di eccessi.

DieDieDie 3

Il comparto visivo, affidato alle matite di Chris Burnham (Batman Incorporated) e colorato da Nathan Fairbairn (Lake of Fire) spicca per la resa volutamente caricaturale della violenza. Che si tratti di sparatorie, esplosioni o ferite di arma bianca, Burnham non nasconde nulla e, al contrario, esibisce spudoratamente uccisioni e mutilazioni. Tuttavia, non c’è crudeltà o gusto del macabro nelle scene mostrate né una qualche sorta di estetizzazione (al contrario, ad esempio, di Nameless di Grant Morrison, disegnato e colorato proprio da Burnham e Fairbairn): è una violenza ironica, questa di Die! Die! Die!, fatta di puro black humour, e che a volte sfocia persino nel cartoonesco, complici anche i colori volutamente carichi di Fairbairn. Nel complesso il lavoro svolto a livello artistico è gradevole e di certo contribuisce a edulcorare l’asprezza di una trama esplicitamente politically-uncorrect. Resta da capire quanto lontano possa andare avanti la provocazione di Kirkman prima di annoiare, ma per ora le sue esagerazioni divertono. Eccome se lo fanno.

Dylan Dog #397 – Morbo M, (-3 alla meteora!), recensione

1565107774075.png--morbo m   dylan dog 397 cover

Dopo la guerra del precedente #396, questo Dylan Dog #397 è tutto consacrato ad un altro dei quattro cavalieri dell’apocalisse, ovvero la pestilenza, come il titolo "Morbo M" lascia subito intendere. Si tratta di una consacrazione più suggerita che effettivamente realizzata, sia chiaro: se il precedente numero lasciava spazio ad una buona dose di violenza e di splatter, il numero di questo mese sembra essere più incentrato sulle atmosfere e sui dialoghi che sull’azione vera e propria.

Londra è infatti preda del cosiddetto “morbo della meteora”, una malattia multiforme e inarrestabile che sembra non avere cura: ai contagiati, temuti e odiati dalla popolazione sana, non resta che nascondersi o finire reclusi negli ospedali ormai sovraffollati. È in questa Londra vittima dell’epidemia che troviamo il nostro affezionato indagatore dell’incubo intento ad occuparsi di Billie Matter, una vittima del morbo il cui corpo rischia di consumarsi lentamente fino alla morte. Si tratta del punto di inizio di una storia che vedrà Dylan ed il vecchio ex-ispettore Bloch alla ricerca di una cura portandolo ad indagare sui rari sopravvissuti alla malattia, i figli della meteora e su una serie di esperimenti condotti al centro di ricerche di Stockton.

1565107903143.jpg--

Come già anticipato, si tratta di un albo in cui l’azione riveste un ruolo quasi irrilevante se rapportato ai dialoghi e alle atmosfere, che oscillano fra il surreale, il perturbante e l’orrido, come nel romanzo (anche questo a tema epidemie) Cecità dello scrittore portoghese José Saramago. Non ci si stupisce, dunque, che questo numero sia opera dello stesso team dell’ottima miniserie Ut di qualche anno fa, con Paola Barbato ai testi (ormai presenza quasi fissa sulla testata) e Corrado Roi alle matite. Nel complesso si tratta di una storia interessante, ricca di spunti di riflessione e la cui ambigua conclusione promette sviluppi interessanti nei numeri futuri. Peccato, tuttavia, per alcune piccole forzature nella trama che potranno far storcere il naso ai lettori meno avvezzi alle atmosfere più surreali e astratte.

Venendo alla questione della continuity della meteora, dobbiamo purtroppo constatare come manchi un effettivo legame con la macrotrama messa in piedi sinora da Recchioni: non è sufficiente modificare leggermente nomi e situazioni ed attribuire la causa scatenante delle vicende ad una lontana (ma ormai non più tanto) meteora malvagia per costruire una buona continuity; non sono neanche sufficienti le poche pagine di raccordo ad inizio e fine albo (per quanto stuzzicanti) a garantire consistenza a una storia più grande che si fa attendere da ormai molti mesi.

1565107903437.jpg--

Il comparto artistico è anticipato dalla bella copertina, tutta virata sui toni acidi, di Gigi Cavenago ed è affidato, come già detto, a Corrado Roi. Quest'ultimo, senza stravolgere la tradizionale griglia bonelliana, confeziona un buon numero, estremamente funzionale alla narrazione della Barbato: si respira qui l’atmosfera del precedente Ut, specie nella resa dei malati orrendamente deformati dal morbo che contrasta sia con la bellezza dei personaggi femminili, in cui Roi eccelle, sia con l’asetticità e la linearità delle ambientazioni ospedaliere. Unica pecca, la resa del volto di Dylan Dog, a nostro avviso troppo affilato e al limite dell’androgino.

Dylan Dog #396 – Il suo nome era guerra, (-4 alla meteora!), recensione

1561650875564.png--il suo nome era guerra   dylan dog 396 cover

L’apocalisse si avvicina, quantomeno nel mondo cartaceo di Dylan Dog, e come il testo giovanneo prescrive, verrà anticipata da presagi, profeti ed emissari della fine. E, fra questi, la palma dei più celebri (e scenografici) ambasciatori della catastrofe va ai quattro cavalieri dell’Apocalisse: Guerra, Pestilenza, Carestia e Morte. Il riferimento ad almeno uno dei quattro cavalieri era dunque d’obbligo, tanto più che il conto alla rovescia della meteora orchestrata da Roberto Recchioni strilla in copertina un vertiginoso -4: ed il riferimento non si fa attendere, in questo Dylan Dog #396, intitolato appunto Il suo nome era guerra, scritto da Giovanni Eccher e disegnato da Luigi Siniscalchi.

Nonostante l’eco biblica del titolo, tuttavia, non ci sono cavalli né cavalieri in questa storia: la guerra rappresentata nelle pagine di questo albo è reale ed appartiene al passato dell’ispettore Carpenter, che scopriamo aver combattuto in Iraq nei reparti speciali. Quando i suoi ex-commilitoni inizieranno ad impazzire ed a compiere stragi, toccherà a lui ed a Dylan cercare di venire a capo dell’ondata di violenza scatenatasi per le strade di Londra.

1561639700756.jpg--

Eccher svolge un buon lavoro di approfondimento del personaggio di Tyron Carpenter (e in parte, di quello di Rania Rakim), ponendolo al centro di una vicenda che contribuisce a dare sostanza ad un personaggio a nostro avviso poco presente finora. Sebbene lo spunto narrativo non sia poi molto originale e la componente della condizione di reduce di Carpenter sia a nostro avviso sotto-rappresentata, la storia scorre piacevolmente fino al colpo di scena finale che promette interessanti ripercussioni negli albi a venire. Buona la gestione di Groucho, in secondo piano ma risolutivo dove la trama lo richiede.

Per quanto riguarda poi la continuity della meteora, questo albo è il primo in cui la classica autoconclusività delle storie di Dylan Dog si integra in maniera omogenea con le necessità narrative di un ciclo più ampio: sebbene il contributo alla trama della meteora in questo numero non sia enorme, le poche novità introdotte si amalgamano bene con il resto della storia, senza sequenze finali o iniziali del tutto slegate a dagli esiti posticci come negli albi precedenti.

1561639701346.jpg--

Il comparto artistico, anticipato dalle copertine sempre impeccabili di Gigi Cavenago, è affidato a Luigi Siniscalchi, che non osa particolarmente nella strutturazione delle tavole: raramente la classicissima 3x2 bonelliana viene sovvertita, con la parziale eccezione delle ultime pagine della storia che costituiscono una sequenza muta ottimamente riuscita. Quanto ai disegni, il tratto veloce ed espressionista di Siniscalchi si adatta bene ad una storia ricca di azione come questa, con un buoni risultati anche nella resa dei volti, grotteschi e contratti, di alcuni personaggi, oltre che di alcune sequenze splatter che non vi anticipiamo.

Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.