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Fabio Loiodice

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Dylan Dog 383 - Profondo nero, recensione: Cinquanta sfumature d’Argento

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"Dylan Dog è nato dagli zombie di George Romero e dai film di Dario Argento", ha dichiarato una volta Tiziano Sclavi, il padre dell’Indagatore dell’incubo per eccellenza. E, in effetti, i tributi al maestro dell’horror italiano non mancano nella lunga storia editoriale di Dylan Dog, a cominciare da quel numero 3, intitolato Le notti della luna piena, che recupera personaggi e atmosfere del celeberrimo Suspiria. Non c’è da sorprendersi, quindi, che la notizia di affidare la scrittura di un albo di Dylan Dog a Dario Argento abbia scatenato l’entusiasmo di tutti i fan di vecchia data dell’indagatore londinese.
Entusiasmo, peraltro, abbastanza prevedibile e che l’editore Bonelli ha saputo sfruttare a dovere: sin dalla copertina (piccolo capolavoro di Gigi Cavenago per composizione e scelta dei colori), infatti, campeggia, in grande sotto il titolo della testata, la dicitura "scritto da Dario Argento". Se poi si considera che il titolo di questo albo numero 383 è Profondo nero, con un ammiccamento al film più famoso del regista romano, allora non si può negare che l’intera operazione abbia ricevuto la giusta cura.

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Ma veniamo al succo della storia, il cui soggetto è in toto di Argento, mentre per la sceneggiatura il regista ha collaborato con Stefano Piani, co-autore della sceneggiatura di Dracula 3D e vecchia conoscenza di casa Bonelli (ha scritto, tra le altre cose, alcune storie di Nathan Never). L’albo vede l’investigatore londinese addentrarsi, attirato da un sogno angosciante e da alcune misteriose coincidenze, nel mondo del BDSM alla ricerca della modella dominatrice Lais, nome mutuato da quello della più nota prostituta dell’antichità. Dalle fruste ai legacci, tuttavia, si passerà agli omicidi e alle più perverse consuetudini dell’aristocrazia inglesi, con alcuni colpi di scena che, sebbene non sorprendano più di tanto, danno i giusti brividi al lettore e confezionano un thriller onirico che gioca più sulle atmosfere che sullo sfoggio compiaciuto della violenza, sul gore: le fustigazioni e le pratiche bondage sono sempre filtrate, estetizzate dal sogno o dalla rappresentazione artistica.

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E veniamo al comparto visivo, affidato a Corrado Roi la cui capacità di creare atmosfere ovattate con i suoi chiaroscuri si sposa alla perfezione con la trama e raggiunge i suoi picchi di bravura nella resa della mimica facciale dei personaggi, in particolare in alcuni primi piani davvero notevoli per espressività. Da segnalare, inoltre, sono le piccole libertà che Roi si prende nel gestire la classica griglia bonelliana 3x2: a volte le vignette debordano occupando lo spazio di quelle circostanti, altre volte si opta per un maggior numero di vignette per rendere, attraverso sequenze mute, giochi di sguardi e piccoli snodi narrativi. Molto suggestivo è, inoltre, il gioco di incastri che Roi costruisce inserendo quadri e fotografie a tema BDSM all’interno delle vignette, creando così un sottotesto che contribuisce a caratterizzare l’ambientazione e che raggiunge risultati esteticamente piacevoli.

Giudizio positivo, dunque, per questo Dylan Dog numero 383: sebbene la trama non sia fra le più innovative (ma scardinare del tutto un personaggio collaudato come Dylan Dog è un’impresa rischiosa e forse poco remunerativa), l’avventura fila liscia dalla prima all’ultima pagina, anche grazie all’ottimo lavoro di Roi. Il risultato è un albo che, al di là dell’appeal dietro l’intera operazione di collaborazione, fa delle atmosfere la sua carta vincente.

Xerxes 1-3, recensione: il prequel-sequel di 300 di Frank Miller

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Frank Miller (Ronin, Il ritorno del Cavaliere Oscuro, Sin City) ritorna nell’Antica Grecia dopo l’indimenticabile 300 per raccontarci ancora dello scontro impari fra Persiani e Greci ma, questa volta, con un’ottica leggermente diversa. Si chiama infatti Xerxes - La caduta della casa di Dario e l’ascesa di Alessandro l’ultima fatica del fumettista statunitense, una miniserie di cinque numeri che vede Miller come sceneggiatore e disegnatore e Alex Sinclair (All Star Batman & Robin) come colorista e che sembra collocarsi prima e dopo quella battaglia delle Termopili (480 a.C.) che Miller aveva raccontato in 300.

Un prequel-sequel, dunque, in cui storia, mito e violenza si intrecciano su un arco temporale di un secolo e mezzo, dalle Guerre Persiane fino all’avvento di Alessandro Magno, che, in questi primi tre numeri ambientati a cavallo delle vicende di Leonida e dei suoi trecento soldati, racconta dello sbarco in Attica di alcuni manipoli persiani per ordine di Dario, padre di Serse. Ad accoglierli ci saranno però gli Ateniesi guidati dal capitano Temistocle, da Milziade e da Eschilo, il drammaturgo, in un primo numero ricco di azione che sembra fatto più per introdurre i personaggi e l’ambientazione che per portare avanti le vicende: la figura di Dario, l’iniziatore della lunga guerra fra Greci e Persiani, è appena accennata all’inizio dell’albo e Serse, suo figlio, è del tutto assente nel primo numero che ricalca, in tono minore, le atmosfere di 300.
Anche qui, infatti, abbiamo i Greci contro i Persiani, ma qualcosa è cambiato: il capitano dell’esercito ateniese, il rude e coraggioso Temistocle, simile in molti aspetti a Leonida, non combatte da solo, ma è affiancato da Eschilo, che nella rilettura di Miller diventa un letale esperto di armi bianche, e da un androgino Milziade. La scelta di affiancare a Temistocle due comprimari scongiura una somiglianza con 300 che sarebbe stata davvero notevole.

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Allo stesso modo i soldati che i protagonisti guidano non sono i valorosi e addestrati Spartani, ma "un’accozzaglia di sarti e vasai, di fabbri e pescatori". Manca quella dimensione epica, fra storia e leggenda, che aveva caratterizzato 300, sebbene le scene d’azione siano preponderanti ed il numero si concluda con la colossale battaglia di Maratona: se si considera che buona parte dello spillato è occupata da scene di combattimento, la parte dedicata allo svolgimento dell’intreccio è davvero esigua, visto anche il numero non elevato di pagine, appena trentasei.

Bisogna aspettare il secondo numero perché Miller si discosti dal modello: qui, infatti, la figura di Serse assurge a protagonista delle vicende narrate, lasciando la Grecia per la sfarzosa, calda Persia. La scelta di raccontare l’origine del dio-imperatore adottando il punto di vista del villain è sicuramente originale, sebbene a volte si abbia l’impressione che la narrazione si dipani troppo velocemente, sorvolando con noncuranza svolte nella trama che avrebbero meritato maggiore spazio.

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Per quanto riguarda il comparto visivo, l’aggettivo ‘spartano’ risulta più che mai azzeccato: Miller sceglie il formato verticale che, al contrario del panoramico formato orizzontale, è poco adatto a rendere con la dovuta spettacolarità le scene di combattimento di massa, sebbene gestisca la griglia con grande libertà ed efficacia. Il tratto, invece, è quello inconfondibile di Miller, sebbene, si tenda spesso ad una stilizzazione che nuoce soprattutto alla resa delle splash-page e dei campi larghi, nonostante i tentativi di Sinclair di riempire con il colore tavole che altrimenti sembrerebbero troppo vuote. L’ambientazione persiana del secondo e terzo numero, invece, e in particolare l’ingioiellatissima figura di Serse, forniscono a Miller l’occasione di rappresentare con perizia di dettagli lo sfarzo ed il lusso dell’impero persiano, raggiungendo in alcune tavole risultati davvero pregevoli.

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Questi primi numeri di Xerxes - La caduta della casa di Dario e l’ascesa di Alessandro, in Italia per Magic Press, presentano una serie di pecche a livello grafico e di narrazione, pecche che ci sembrano ancora più grandi se paragonate a 300, vero e proprio fratello maggiore di questa miniserie, da cui pure Miller cerca, con intelligenza, di discostarsi. Nonostante i difetti, tuttavia, la natura prettamente action delle vicende narrate e la curiosità di scoprire qualcosa di più dell’universo narrativo di 300 permettono comunque una lettura scorrevole e tutto sommato piacevole. Attendiamo gli ultimi due numeri, previsti in autunno, per poter formulare un giudizio conclusivo.

Action Comics entra nel Guinness World Record

La serie a fumetti Action Comics della DC Comics è entrata ufficialmente nel libro dei record come la serie a fumetti di supereroi più longeva di sempre. A decretarlo la stessa associazione del Guinness World Record, che nel corso di una cerimonia tenuta a San Diego prima dell’apertura del Comic-Con ha consegnato ai due editor di casa DC Dan DiDio e Jim Lee la certificazione dell’avvenuto superamento del record.

Action Comics, il cui primo numero risale al 1938, è nota per aver ospitato la prima apparizione di Superman. Recentemente la serie ha tagliato il traguardo del millesimo numero.
"L’uscita di Action Comics #1000 ha segnato una svolta per i fan dei fumetti, dell’intrattenimento e della cultura pop in generale", ha dichiarato DiDio. "Ricevere un riconoscimento dal Guinness World Record per questo traguardo ci emoziona e ci fa sentire umili e siamo grati alle legioni di fan che hanno sostenuto Superman e Action Comics negli ultimi ottant’anni."

Nel 2009 a battere il record era stata la serie a fumetti Detective Comics, all’origine dell’acronimo della DC. Nonostante questa sia nata nel 1937, un anno prima di Action Comics, di quest’ultima sono usciti molti più numeri, dal momento che, a partire dal 1988, è stata pubblicata settimanalmente per quasi un anno.

"Action Comics e Superman hanno gettato le fondamenta del genere supereroistico e sono pietre miliari della storia della cultura popolare americana" ha dichiarato Michael Furnari, garante del Guinness World Records. "Questo record è il giusto premio alla duratura influenza che Action Comics ha esercitato sul genere supereroistico e su tutto il fumetto".

(Via CBR)

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