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Marvel Knights – Il ritorno dei Cavalieri Marvel, recensione: una celebrazione per i 20 anni della storica etichetta

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Matt Murdock inginocchiato e in lacrime sulla tomba di Karen Page: la scena di apertura di Marvel Knights: il Ritorno dei Cavalieri Marvel, la miniserie in sei parti che la Casa delle Idee ha pubblicato l'anno scorso per celebrare il ventennale dell'omonima etichetta, raccolta da Panini Comics in un cartonato distribuito lo scorso settembre tramite Panini Direct, circuito dedicato solo alle fumetterie e al sito ufficiale, ci riporta direttamente al 1998, a quel Guardian Devil di Kevin Smith e Joe Quesada che era al tempo stesso la storia più bella e il miglior compendio dell'idea che stava alla base della divisione Marvel Knights.

Sulla scia del successo ottenuto  -nonostante diversi problemi sorti lungo il cammino - dall'operazione Heroes Reborn, che aveva visto il rilancio di alcune delle serie classiche della casa editrice da parte degli studi creativi delle superstar Jim Lee e Rob Liefeld, la Marvel decise di riservare lo stesso trattamento ad alcuni suoi personaggi minori (e in grave crisi di vendita), creando un'etichetta dal nome evocativo - Marvel Knights appunto- e affidandone la gestione a Joe Queseda e Jimmy Palmiotti.
I due avevano creato nel 1994 la Event Comics, un marchio indipendente che aveva pubblicato le loro creazioni principali: Ash, un supereroe pompiere e Painkiller Jane, una poliziotta che guarisce in fretta, le cui avventure sono state raccontate anche in una serie tv. Oltre che per le loro abilità di fumettisti- disegnatore Quesada, inchiostratore Palmiotti ed entrambi sceneggiatori in alcuni casi - gli artisti si erano fatti notare anche per i loro buoni rapporti con creativi provenienti dal mondo del cinema e per la linea editoriale innovativa che avevano in mente. Invece di puntare, come i loro predecessori della Image Comics, su disegni ipertrofici in una cornice tradizionale (la riscrittura in chiave moderna delle origini degli eroi classici), Quesada e Palmiotti si concentrarono sulle storie, che presentavano temi e linguaggi più adatti agli adulti che ai ragazzi, e sugli autori, provenienti da altri settori e quindi più capaci di giocare con tecniche espressive dal taglio moderno. Queste intuizioni resero la linea Marvel Knights una sorta di Vertigo della Marvel e portarono quella ventata d'aria fresca di cui c'era bisogno per sollevare le vendite.
Titoli come Daredevil di Kevin Smith e Joe Quesada, Black Panther di Christopher Priest e Mark Texeira, Inhumans d Paul Jenkins e Jae Lee, e persino The Punisher di Christopher Gold, Tom Sniegoski e Barnie Wrightson - il meno fortunato dei primi titoli lanciati nel '98 - furono, col senno di poi, l'inizio di una vera e propria rivoluzione in casa Marvel, e la bontà del lavoro di Quesada e Palmiotti fu testimoniata dal trasferimento del loro stile in tutto il parco testate dell’editore e, soprattutto, con l'approdo dello stesso Quesada al ruolo di Editor in Chief della Casa delle Idee.

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A dare sostanza alla saga celebrativa del ventennale viene chiamato lo scrittore del momento, Donny Cates (Thanos, Cosmic Ghost Rider, Venom), che coordina l'operazione e scrive personalmente due capitoli. Con l'aiuto degli sceneggiatori Matthew Rosenberg (Phoenix Resurrection, Uncanny X-Men), Tini Howard (Thanos, Age of Conan: Bélit) e Vita Ayala (Batgirl, Age of X-Man: Prisoner X), lo scrittore texano presenta un mondo senza supereroi e criminali, in cui il nostro Matt Murdock capisce che qualcosa non va proprio piangendo sulla tomba del suo amore, quando incontra uno strano poliziotto di nome Frank Castle che gli racconta una storia ancora più strana: entrambi sarebbero due supereroi, chiamati Daredevil e Punisher, ed entrambi avrebbero dimenticato la propria vita passata per motivi misteriosi.
Parte così il lungo cammino parallelo dei due Cavalieri (con l'aiuto di un Bruce Banner in una insolita veste di mentore inconsapevole) che li porterà con metodi e tempi diversi a svegliare quelli che considerano i loro compagni, T'challa ed Elektra, e a svelare il complotto dietro al mondo senza eroi e senza criminali che, intanto, proprio come i loro antagonisti, riacquistano a poco a poco coscienza di sé.

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La nuova generazione di autori concepisce per i Marvel Knights una storia originale che un po' sorprende, un po' celebra il passato e un po' getta le basi per futuri possibili scenari, non solo per gli eroi urbani e minori, ma per tutto il pantheon di personaggi della Casa delle Idee.
Nascosti all'interno di un giallo divertente e ben costruito, si trovano alcuni spunti davvero interessanti, che riguardano le versioni alternative degli eroi classici: per una volta il destino del mondo non è nelle mani di Capitan America, Iron Man, Falcon, Scarlet (per non parlare di Loki!) anche perché la loro versione priva di memoria ha ben pochi tratti eroici, sommersa com'è dalla propria carica di normalità. Tuttavia questa rappresentazione stuzzica non poco la fantasia, pone al centro della scena i veri protagonisti, gli eroi urbani, e nasconde fra le righe l'intento - forse il sogno nascosto - degli autori: trasportare di nuovo, come fosse una seconda ondata, le tematiche e le atmosfere dell'etichetta Marvel Knights al resto del parco testate della Marvel.
Con i loro easter egg, le nuove leve sembrano davvero voler lanciare la sfida per la prossima era di storie, mettendo sul piatto una serie di rappresentazioni moderne, adulte, a volte al limite del disperato, comunque molto suggestive, tanto da far sperare che la Marvel raccolga il guanto dando loro l'opportunità di svilupparle. L’intreccio del racconto, infine, sospeso tra presente e passato e teso a risolvere il mistero della cancellazione degli eroi, si sviluppa attraverso la soggettiva di tutti i Cavalieri Marvel, protagonisti ciascuno del proprio episodio e scorre veloce fino al lieto fine celebrativo in un susseguirsi di colpi di scena.

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I disegni sono affidati ad un team eterogeneo di autori, tra cui Travel Foreman (Ultimates 2, Immortal Iron Fist), Niko Henrichon (Pride of Baghdad, Meet the Skrulls), Damian Couceiro (X-Force, Planet of Apes), Joshua Cassara (Secret Empire, Falcon) e Kim Jacinto (Indestructible Hulk, Uncanny Inhumans). Gli artisti paiono a proprio agio inscenando i toni noir richiesti dalla trama e cercano di rifarsi fino in fondo al realismo che traspariva nei lavori del 1998: troviamo così uniformi rielaborate per essere adatte più a giustizieri da strada che a supereroi (quella di Black Panther è la più sorprendente), sequenze di lotta degne dei migliori film sulle arti marziali e ambientazioni prevalentemente notturne e urbane, esaltate da un ottima colorazione. Non vengono raggiunte le vette degli illustri predecessori, (Quesada e Texeira erano inarrivabili), ma la prova fornita è sicuramente interessante.

Se da questa celebrazione nascerà un nuovo ciclo di storie per la Casa delle Idee, come quello che prese vita nel 1998, non è dato saperlo e ad oggi nessun segnale dai piani alti della Marvel sembra dare speranze in questo senso. Marvel Knights: Il Ritorno dei Cavalieri Marvel resta comunque una lettura molto stuzzicante, capace di soddisfare sia i nostalgici sia le nuove leve.

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Con Topolino e le testate Disney arrivano i Paperdollari

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Sul nuovo numero di Anteprima, Panini Comics ha annunciato una nuova iniziativa legata alle testate Disney. Nel mese di gennaio, infatti, con Topolino e altre riviste sarà possibile collezionare una nuova serie di banconote intitolata "Paperdollari". Le 10 banconote verranno disegnate da altrettanti artisti e verrano date in omaggio insieme alle varie riviste.

L'8 gennaio, con Topolino 3346 uscirà anche un cofanetto per raccoglierle tutte.

Trovate l'elenco delle testate coinvolte di seguito insieme ai dettagli del volumetto intitolato, appunto, Paperdollari.

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Panini Comics aumenta il prezzo degli spillati Marvel

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È appena uscito il numvo numero di Anteprima, disponibile sul sito Panini Comics. Fra le diverse novità annunciate dall'editore, bisogna segnalare un aumento di prezzo di tutti gli spillati da edicola targati Marvel Comics a partire da gennaio 2020.

Le serie monografiche da 24/32 pagine passaranno da 2€ a 3€.
Gli spillati da 48 pagine passeranno a 5€.
Infine, le testate da 56 pagine costeranno 6€, quelle da 72 pagine 6,90€.

Al momento, Panini Comics non ha ancora comunicato le motivazioni dell'aumento. Non appena ci saranno aggiornamenti ve lo comunicheremo.

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Gli Incredibili X-Men 5-9, recensione: l'epilogo del breve e intenso ciclo di Rosenberg e Larroca

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Nell’autunno del 2017 il sito di informazione fumettistica BleedingCool riportò un rumor di una certa rilevanza: secondo il portale Ike Perlmutter, CEO della Marvel, era l’uomo dietro il ridimensionamento che la linea editoriale degli X-Men stava sperimentando da qualche anno. Come motivo della drastica decisione ci sarebbe stata l’avversione di Perlmutter nei confronti della 20th Century Fox, studio fino a quel momento detentore dei diritti di sfruttamento cinematografico dei mutanti di casa Marvel, pronto ad approfittare degli sforzi editoriali della Casa delle Idee sfruttandone i personaggi per il suo franchise cinematografico. Si verificò così la classica situazione del marito che si taglia gli attributi per far dispetto alla moglie: l’editore iniziò un sabotaggio consapevole del marchio più prestigioso e remunerativo della sua storia, affidando le testate con la “X” ad autori di secondo piano che le fecero scivolare agli ultimi posti tra le preferenze del pubblico. In poche parole, il periodo “Gold” e “Blue” che non ha lasciato certo una buon ricordo. Un vero e proprio scempio editoriale e un dolore per milioni di fan cresciuti con le saghe mutanti che, fin dai tempi di Chris Claremont, hanno incollato alla sedia generazioni di lettori. Finché l’acquisizione della Fox da parte di Disney, proprietaria della Marvel, ha nuovamente cambiato le carte in tavola.

Con gli X-Men finalmente a casa e nella disponibilità dei Marvel Studios di Kevin Feige, che provvederà a introdurli nel Marvel Cinematic Universe nei prossimi anni, era arrivato il momento di rilanciare i mutanti anche nei cari, vecchi fumetti. L’operazione non si presentava come delle più semplici, soprattutto a causa di scelte creative discutibili che negli ultimi anni avevano reso l’universo degli X-Men irriconoscibile, con lutti che avevano tolto dalla scena pilastri come Xavier, Ciclope e Wolverine e la presenza di una versione giovanile dei cinque X-Men originali trasportati nella nostra epoca per volere di un Brian Michael Bendis mai così fuori forma come nella sua gestione delle serie mutanti. La rinascita della linea degli X-Men doveva passare attraverso delle fasi preliminari, come il ritorno degli “original five” nella loro epoca, e l’opportuna resurrezione non solo dei tre personaggi fondamentali prima citati, ma addirittura di quella Jean Grey deceduta al termine del fondamentale ciclo di Grant Morrison di inizio anni duemila.

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Le tappe di questo assestamento della linea mutante sono state coordinate da un gruppo di giovani autori a cui la Marvel ha voluto dare fiducia, come Ed Brisson, Kelly Thompson e soprattutto Matthew Rosenberg. Quest’ultimo è stato il responsabile del ritorno in scena di Jean Grey nella miniserie Phoenix Resurrection, una storia dall’esito scontato fin dal titolo che lo sceneggiatore è riuscito a gestire in maniera non banale, conferendogli un’inedita atmosfera da film di David Lynch. Nonostante già dall’estate 2018 si mormorasse di un coinvolgimento di Jonathan Hickman, reduce dai fasti di Avengers e Secret Wars, nel reboot di Uncanny X-Men, la testata uscì a sorpresa con i testi del triumvirato formato da Rosenberg, Brisson e Thompson. L’accoglienza riservata alla serie non fu all’altezza delle attese suscitate, un po’ perché la saga di debutto, X-Men Divisi, sapeva di già visto e si concludeva con l’esilio di alcuni tra i principali membri della squadra nell’ennesima realtà alternativa creata questa volta da Nate Grey, X-Man, un po’ perché il vero rilancio dell’universo mutante a firma Jonathan Hickman venne annunciato ufficialmente mentre questa nuova, controversa saga era in corso, sabotandone ogni attrattiva residua. Brisson, Rosenberg e la Thompson erano quindi dei semplici traghettatori, in attesa che il quotatissimo Hickman prendesse in mano le sorti degli X-Men. In attesa del nuovo demiurgo, nessuno sospettava che l’ammiraglia delle serie mutanti avesse in canna un ultimo acuto prima del passaggio di consegne.

Con Jean Grey, Tempesta, Colosso, Nightcrawler e la maggioranza degli X-Men esiliati nella realtà alternativa di Age of X-Man, venne affidato al solo Matthew Rosenberg il compito di raccontare il ritorno di uno spaesato Ciclope e di Wolverine in un mondo privo della maggior parte dei loro compagni di squadra. A fare compagnia allo scrittore, un artista che ha fatto la storia del franchise mutante a cavallo tra gli anni ’90 e 2000: Salvador Larroca. Nei pochi numeri a disposizione prima dell’arrivo di Hickman, i due hanno creato una sequenza di storie mozzafiato.

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Tornato in vita grazie all’intervento combinato della Forza Fenice e del figlio proveniente dal futuro, Cable, Scott Summers alias Ciclope si aggira in un’America che non riconosce più, nonostante siano passati pochi mesi dalla sua dipartita narrata in Death of X. L’ex leader degli X-Men si mette in cerca dei suoi compagni di squadra, che sembrano essere svaniti nel nulla. La sua ricerca attira l’attenzione di vecchi avversari come Donald Pierce e i cyborg assassini noti come Reavers, che gli tendono un agguato. Ma quando la situazione sembra precipitare, Scott riceve l’aiuto inaspettato di Wolverine, tornato a sua volta in vita nella miniserie Return of Wolverine. Dopo aver sgominato i vecchi avversari, i due decidono di radunare quello che resta degli X-Men. Per quello che ne sanno, la maggior parte dei loro compagni di squadra è passata a miglior vita, ignorando che sono prigionieri della realtà di Age of X-Man. Scott e Logan riescono a rintracciare e a coinvolgere nel loro progetto di rimettere insieme la squadra alcune vecchie conoscenze come Havok, Madrox l’Uomo Multiplo e quel che resta dei Nuovi Mutanti: Magik, Moonstar, Karma e Wolfsbane. Ciclope stila una lista di vecchi avversari ancora in giro, mine vaganti a piede libero da troppo tempo, e convince il resto della squadra a passare all’azione. Le cose si riveleranno un po più complicate del previsto: bisognerà innanzitutto sopravvivere alla persecuzione del Generale Callahan e del suo O.N.E., unità militare dedita alla caccia e alla sterminio dei mutanti, e al ritorno di una vecchia fiamma di Ciclope che potrebbe aver fatto di nuovo il salto della barricata.

In soli 11 numeri, Rosenberg e Larroca recuperano il mood classico delle migliori storie degli X-Men, dopo anni in cui il franchise è stato allo sbando: puro fan-service che omaggia le atmosfere tradizionali delle serie mutanti, soprattutto la lunga gestione di Chris Claremont. Sapendo di avere a disposizione pochi numeri, Rosenberg mette nel frullatore tutti gli ingredienti che hanno reso la saga degli X-Men la più amata della storia del fumetto americano: come ai tempi di X-Chris, Uncanny X-Men torna a parlare di un gruppo di persone che lotta per trovare il proprio posto in una società che non li vuole. Per puro caso, poi, queste persone sono dotate di superpoteri, sparano raggi concussivi dagli occhi ed estraggono artigli di adamantio dal dorso delle mani lottando per salvare, come recita il celebre adagio, “un mondo che li teme e li odia”. Anche i costumi indossati dai personaggi sono allo stesso tempo un omaggio ai vecchi tempi e un regalo ai lettori, interpellati via social dall’editor Jordan White per sapere quali uniformi avrebbero gradito rivedere. Così Ciclope indossa quella gialla e blu, con immancabili tasche anni ’90, del periodo di Jim Lee, mentre Wolverine torna all’iconico costume marrone ideato da John Byrne negli anni ’80.

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Ma Per Sempre e Ci siamo sempre stati, i due archi narrativi della breve gestione Rosenberg ospitata in Italia nei numeri compresi tra il 5 e il 9 della nuova serie de Incredibili X-Men targata Panini Comics, non sono solo un calco riuscito di alcune tra le migliori storie del passato, tra atmosfere persecutorie e riusciti momenti intimisti: il giovane emulo di Claremont sembra portare avanti anche un interessante discorso meta-fumettistico. I suoi X-Men, pagina dopo pagina, prendono botte da orbi dalle quali non riescono a rialzarsi, denunciando un’inadeguatezza straniante per i fan che da anni aspettavano di rivederli. È come se Rosenberg rassicurasse i lettori restituendo loro i personaggi che volevano nei loro costumi preferiti, ma li tradisse subito dopo dicendo che i tempi sono cambiati e sono diventati troppo cupi e difficili per le tutine sgargianti della loro adolescenza. La sfida raccolta da Ciclope e dalla sua squadra è troppo grande da affrontare con i mezzi del passato, e il finale aperto implica che ci vorrà qualcosa di diverso per parlare, oggi, della questione delle minoranze oppresse celata dietro alla grande metafora mutante. Quel “qualcosa” è il nuovo ciclo di Jonathan Hickman, atteso da enormi aspettative e appena giunto anche da noi.

Nonostante sia stata concepita come un breve intermezzo prima del vero rilancio, la sequenza di storie degli X-Men firmate da Matthew Rosenberg ha colto l’essenza dei personaggi e si avvia a diventare un piccolo cult, anche grazie ai disegni del grande Salvador Larroca, nume tutelare della Marvel degli anni ’90 e della storia degli X-Men. L’artista spagnolo non è nuovo alle testate mutanti: ricordiamo infatti il suo debutto americano in un bel ciclo di Excalibur e, soprattutto, gli X-Treme X-Men realizzati in coppia con Chris Claremont, un nome che, quando si parla di X-Men, salta sempre fuori. La scelta editoriale di far disegnare un ciclo del genere a Larroca è fortemente simbolica: solo un artista così profondamente coinvolto nella storia dei mutanti poteva disegnarlo. E lo spagnolo non tradisce le attese: dopo un primo numero dalla resa cromatica incerta, dovuta soprattutto alla prova discutibile della colorista Rachelle Rosenberg (nessuna parentela con lo scrittore), il disegnatore si sbizzarrisce in tavole piene d’azione e di esplosive splash-page, conferendo al tutto un look anni ’90 che calza a pennello. E quando gli X-Men immortalati da Larroca scendono in campo sotto la guida di Ciclope e Wolverine, la certezza che i ragazzi siano tornati in città è automatica.

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