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Aliens Grandi Maestri 1, recensione: le storie classiche dei grandi artisti

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Nello spazio nessuno può sentirti urlare.

In questo 2019 compie gli anni - quaranta per l'esattezza - Alien, e mentre ci apprestiamo a festeggiare con gioia una delle più abominevoli e terrificanti creature che, per sempre ormai, hanno segnato il nostro immaginario horror e fantascientifico insieme, ripercorriamo per un momento la genesi della mostruosa creatura nata dalla mente dell'artista svizzero H.R. Giger e portata al successo planetario da Ridley Scott, prima di immergerci nel magnifico volume della Saldapress.

Tutto viene partorito, quasi come lo vediamo, da Giger per il suo volume di litografie Necronomicon IV, dove è già possibile incontrare questa creatura dalla spiccata ispirazione fallica che diverrà la base del nostro Xenomorfo. L'opera colpisce Scott che, su consiglio di Dan O'Bannon, assume l'artista con il compito di disegnare la terribile creatura aliena protagonista del film. Il resto è storia. Un successo enorme, battuto quell'anno al botteghino solo da Kramer contro Kramer per pochi milioni, un Oscar per i migliori effetti speciali, merito anche del nostro grandissimo Carlo Rambaldi e della sua testa di Alien animatronica, un Saturn Award e un premio Hugo più una serie di altri riconoscimenti e candidature.
Immancabili i sequel, tra i quali quel secondo episodio diretto da James Cameron che non solo espanderà l'universo narrativo, ma sarà a sua volta, e per motivi diversi, destinato a diventare un classico senza tempo che avrebbe finito per influenzare l'immaginario derivato dalle pellicole più dell'illustre predecessore.

Tra le tante declinazioni il fumetto riuscì a ritagliarsi un suo posto particolare nel cuore dei fan dello Xenomorfo. Partiti alla fine del 1987, se escludiamo le trasposizioni dei due film, la serie a fumetti di Aliens (si, da ora in poi con la esse finale, a dimostrazione di quanto peso abbia avuto il sequel) edita da Dark Horse catturò subito l'attenzione dei lettori. Non tutti grandi saghe, non sempre coerenti, con tentativi più o meno riusciti di continuare la storia, e comunque narrativamente più validi di quello che ci propose Hollywood in seguito sul grande schermo.
Le pubblicazioni, spesso divise in miniserie, riscossero un discreto successo e, anche se con cadenza altalenante, produssero alcuni piccoli gioielli che videro la luce anche in Italia nei primi anni '90 per i tipi dell'allora News Market.

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Saldapress propone ora una nuova linea di volumi intitolata Aliens Grandi Maestri nei quali vengono raccolte alcune delle migliori storie mai pubblicato sugli Xenomorfi, diventate nel tempo particolarmente amate dai lettori e scritte e disegnate da alcuni dei più grandi maestri del fumetto che si sono avvicendati nella pubblicazione.
Apre il primo volume la storia Alchimia, scritta da John Arcuri e disegnata da Richard Corben. Il tratto unico e riconoscibilissimo di Corben si sposa a meraviglia con l'avventura scritta da Arcuri dove deliri mistico-religiosi si mischiano all'orrore della "punizione" rappresentata dalla creatura in un crescendo di morti e personaggi grotteschi dove il nemico non è solo il mostro. Tra un mondo isolato e il solito equipaggio in astronave in cerca della nave precipitata sul pianeta, si intesse una storia claustrofobica e malata, delirante e cattiva che fa la gioia del miglior Corben e dei suoi orrori. Insomma, il miglior modo di aprire il volume.

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Sempre di Arcuri, ma sui disegni del bravissimo Paul Mendoza, Alieno è non solo un'espansione dell'universo narrativo di Aliens ma un gradevole ed inaspettato ribaltamento dei ruoli dell'alieno, questa volta rappresentato letteralmente da ogni personaggio che appare nel racconto. Anche qui la parabola dello Xonomorfo è occasione per trattare temi importanti, come la religione in Alchimia o la necessità di emergere nella propria comunità. Arcuri è particolarmente a suo agio nel mondo di Alien e le sue storie finiscono sempre per lasciare qualche pensiero al lettore, prova della grande qualità di molta della produzione a fumetti del franchise.

Earth Angel di John Byrne è invece un interessante omaggio ai B-Movies sugli ufo degli anni '50 e '60 in salsa di Xenomorfo e dischi volanti. L'orrore inaspettato dallo spazio si fa strada nella piccola comunità, la situazione precipita e intervengono i militari. Il nostro amato Xenomorfo fa bella figura di sé come mostro da Drive In e il colpo di scena finale strappa un sorriso, anche se a guardarlo oggi risulta un po' gratuito e buttato via.

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Linea di confine, per i testi di Darko Macan e i disegni di Tommy Lee Edwards, è forse da considerare un omaggio alla parabola del Vietnam del secondo Aliens di Cameron, qui con tanto di giungla fitta e terribile dove si nasconde la morte. Opera che forse personalmente avremmo scartato non certo per la qualità, alta e indiscussa, quanto per un concetto che in realtà avrebbe potuto svilupparsi lontano dalla storia breve. Più una suggestione che un pezzo di storia di Alien.

Sempre Mancan, per i disegni di Frank Teran, firma 45 secondi. Anche qui storia breve con plot twist finale telefonatissimo che gioca sulla suggestione dell'incubo e della paura. Dimenticabile.

Cacciatori di teste di Mike W. Barr per gli splendidi disegni di Gene Colan, che solo con i chiaro scuri delle sue magnifiche matite ci mostra il lato "lavorativo" della caccia allo Xenomorfo, è una storia che ha il grosso della sua forza più nei disegni che nella narrazione, mentre Razziatori del grande e flessibile Arcuri ci porta a sorridere di gusto con l'orrore attraverso la mano felicissima di Simon Bisley. Arcuri ha la capacità di saper adattare la sua sceneggiatura in funzione del disegnatore che la realizza. Bisley, come c'era da aspettarsi, ci offre immagini e inquadrature di rara bellezza e potenza, un senso di mondo alieno vivo e un gusto per il grottesco che rende alla perfezione il senso di commedia nera scritta da Arcuri. Il ribaltamento totale ma non scontato della situazione, la simpatica presa di coscienza che in quell'universo forse ci sono creature inconsapevoli di essere peggiori del peggior incubo.

Saldapress riapre la caccia allo Xenomorfo in grande stile mostrandoci quell'universo così amato dai fan perduto strada facendo dai film. Aspettiamo con trepidazione gli altri volumi della collana e speriamo che ci riportino le grandi saghe che hanno reso Alien, androidi e la Weyland Yutani Corp. dei nomi familiari del panorama fantascientifico moderno.

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Disney e il futuro dei franchise Fox

  • Pubblicato in Screen

Al panel Disney al CinemaCon, lo studio ha rivelato che molte delle serie di Fox avranno un futuro. The Hollywood Reporter riporta, infatti, che Emma Watts della Fox è salita sul palco per dire che "continueremo a creare nuove storie".

Il film Fox già in attesa di uno o più sequel è Avatar di James Cameron, con il suo parco dedicato e in cantiere ben altri quattro film. Ma altri due importanti franchising sono stati messi in evidenza: Alien e Il Pianeta delle Scimmie. Entrambe le saghe hanno visto il proprio ultimo film nel 2017: Alien - Covenant e War of the Planet of the Apes. Anche la “saga” di Kingsman è stata citata, con il suo terzo capitolo The Great Game in uscita il prossimo anno.

Tra i candidati c’è anche la saga di Maze Runner. La serie, basata sui romanzi distopici young adult di James Dashner, è uscita con il terzo capitolo, The Death Cure, lo scorso anno. Nonostante l'infortunio di Dylan O'Brien, attore principale, che ha ritardato la produzione, il film ha incassato circa 288,3 milioni di dollari.

Bisognerà attendere per ulteriori notizie legate a questi popolari franchising, ora che è avvenuta la fusione Disney-Fox.

Confermata, infine, anche l'uscita al cinema di New Mutants, la pellicola diretta da Josh Boone , per il prossimo 2 agosto.

(Via CBR)

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Aliens: salvezza e sacrificio, recensione: Alieni d'autore

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Nel 1987 la Dark Horse, neonata casa editrice fondata da Mike Richardson e Randy Stradley che in pochi anni avrebbe fatto la storia dell’editoria indipendente, annuncia l’acquisizione dei diritti per la realizzazione di fumetti tratti dalla celeberrima saga cinematografica di Alien. Nasce così un fortunato franchise cartaceo che prosegue tutt’oggi le pubblicazioni e che, nella sua storia trentennale, ha coinvolto scrittori e disegnatori tra i più celebrati del settore, ha dato il via alla moda dei cross-over tra proprietà cinematografiche con Aliens Vs Predator e ha visto anche l’incontro dei letali xenomorfi con alcune tra le icone più importanti del mondo dei comics come Superman, Batman e Lanterna Verde. Saldapress, che da circa un anno propone in esclusiva per il nostro Paese il materiale relativo all’universo di Aliens, ha organizzato le pubblicazioni seguendo un doppio binario: da una parte le miniserie più recenti, dall’altra il recupero delle migliori proposte del passato. A questo secondo gruppo appartiene il pregevole volume dal titolo Aliens: Salvezza e Sacrificio, che propone le omonime miniserie opera di alcuni giganti del settore come Dave Gibbons, Mike Mignola, Peter Milligan e Paul Johnson, datate entrambe 1993.

Il volume si apre con Aliens: Salvation, storia apparsa dapprima in formato one-shot e successivamente serializzata in tre parti. Ai testi troviamo l’inglese Dave Gibbons, proprio il celebre illustratore di Watchmen, che da qualche anno aveva inaugurato una carriera parallela come sceneggiatore di opere non altrettanto indimenticabili, basti pensare al pur fortunato cross-over Batman Vs Predator da lui scritto per i disegni dei fratelli Adam e Andy Kubert. Alle matite un Mike Mignola in splendida forma, reduce dallo strepitoso adattamento del Bram Stoker’s Dracula di Francis Ford Coppola e che si apprestava a lanciare sul mercato la sua creazione più fortunata, Hellboy.

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Protagonista è Selkirk, uomo credente e timorato di Dio, membro dell’equipaggio dell’incrociatore spaziale Nova Maru, che viene costretto con la forza dal suo Capitano ad abbandonare la nave insieme a lui. I due naufragano su un pianeta abitato solo da specie animali, per la disperazione di un sempre più afflitto Selkirk, costretto a fare i conti con la difficoltà di sopravvivere in un ambiente ostile e con la follia crescente del Capitano, Foss. Ma ben presto scoprirà che il delirio dell’uomo è ben motivato, e che il carico mortale della Nova Maru, di cui Foss era a conoscenza, li ha raggiunti sul planetoide.  L’uomo di chiesa vedrà la sua fede e i suoi valori vacillare, quando capirà di essersi trovato al centro di interessi economici più grandi di lui e che l’unica salvezza possibile, forse, è quella dell’anima.

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Il plot di Gibbons ha un ritmo incalzante e si inserisce alla perfezione nella tradizione di Alien, mostrandone alcuni degli elementi più caratteristici: le traversie di un sopravvissuto scampato al massacro della sua comunità, la corporazione cattiva, il robot che finge di essere umano. In questo contesto l’autore inserisce, attraverso il travaglio interiore del protagonista, un interessante discorso sulla religione e su come la fede possa essere messa in dubbio dalle circostanze. In particolare, Selkirk scoprirà il vero volto del male assoluto, incarnato non dal diavolo delle scritture né tanto meno dall’alieno, quanto dai viscidi interessi commerciali della spietata Corporazione. La fama di Salvation, però, si deve soprattutto al comparto visivo, opera del sublime Mike Mignola. Ritroviamo qui tutte le peculiarità del suo tratto, che spinsero Alan Moore a definire il suo stile un “incrocio tra l’espressionismo tedesco e Jack Kirby”: la ricerca del chiaroscuro, il contrasto tra luce e ombra perfetto nei racconti di ambientazione gotica, si sposa alla perfezione anche con l’ambientazione sci-fi di questa storia.

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Di qualità ancora superiore è la storia successiva, Sacrifice, ad opera di Peter Milligan e Paul Johnson. Una vera chicca, dove la tematiche religiose accennate in Salvation vengono ulteriormente approfondite. La protagonista è Ann Mckay, naufraga su un pianeta sconosciuto del tutto simile alla Terra, che trova rifugio presso una comunità di uomini che vivono ai margini di un bosco. Ideale per l’ambientazione di una fiaba gotica nello stile dei Fratelli Grimm, il villaggio nasconde un oscuro segreto: gli abitanti, tramite un orrendo sacrificio che sconvolgerà Ann, tiene a freno la furia di un mostro assetato di sangue, temuto come una divinità malevola, che si nasconde nel bosco (all’arguzia del lettore il compito di scoprire di chi stiamo parlando). Novella Giovanna d’Arco, Ann si ribella ai disgustosi costumi della comunità e decide che un dio tiranno è un dio che deve essere ucciso: si addentrerà così nel bosco per sopprimere la feroce bestia, non prima di aver affrontato i suoi demoni interiori e un trauma del passato, a lungo dimenticato dalla donna ma riaffiorato nella sua mente dopo il suo arrivo nel villaggio.

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Piccolo pamphlet sulla natura del male, Sacrificio è uno dei prodotti migliori usciti dall’Aliens Universe a fumetti, attraversato da suggestioni letterarie colte e dalla raffinata prosa di Peter Milligan, esponente storico della british invasion. Come nella tradizione dei romanzi gotici il mostro (qui lo xenomorfo) è l’incarnazione della malvagità e dell’orrore che si annidano nell’animo umano, mentre il bosco, come simbolo onirico, è l’archetipo dantesco dell’ombra e dello smarrimento. È un ventre oscuro che inghiotte chi non riesce a sopravvivere a un percorso iniziatico e che può restituire, cambiato per sempre, chi ne è degno: Ann lo scoprirà a sue spese. A dare forma alla sceneggiatura ispirata di Milligan sono i pennelli di Paul Johnson, esponente di uno stile pittorico che era diventato piuttosto in voga in quegli anni, a seguito della forte influenza esercitata da opere come Arkham Asylum dipinta da Dave McKean. Le tavole di Johnson donano un’atmosfera da fiaba gotica e una forte suggestione evocativa allo script di Milligan, e ne costituiscono l’ideale suggello.

Saldapress porta per le prime volte sugli scaffali delle librerie Aliens: Salvezza e Sacrificio in un’edizione cartonata di pregio degna del valore di queste due opere, consegnando una double – feature imperdibile per tutti gli appassionati della saga degli xenomorfi e del buon fumetto in generale.

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Quando gli alieni invasero i fumetti, la recensione di Aliens 30° Anniversario

Sul finire degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 arrivano sul grande schermo, in rapida successione, una serie di pellicole destinate a rivoluzionare il cinema di fantascienza e horror e a diventare dei classici istantanei. Autori come Ridley Scott, David Cronenberg e John Carpenter iniettano nel genere una nuova sensibilità, più al passo con i tempi, realizzando film in cui il nemico che minaccia la vita delle persone si insinua come un parassita all’interno dell’individuo stesso. Probabilmente influenzati dal nuovo clima sociale seguito dalla scoperta di nuove e pericolose malattie a trasmissione sessuale, film come Alien di Scott, Brood – La covata malefica di Cronenberg e La Cosa di Carpenter sono attraversati dalla fobia di un possibile contagio e ci mostrano un orrore che esplode davanti agli occhi dello spettatore attraverso agghiaccianti mutazioni del corpo umano. Tra le pellicole citate, sarà Alien a conoscere il maggior successo di pubblico, tanto da dare vita ad una saga cinematografica e a una derivazione cartacea che proseguono ancora oggi, tra alti e bassi.

La storia dell’equipaggio di una nave spaziale che si reca in missione di salvataggio su un pianeta ostile, salvo venire poi decimato da una minaccia implacabile, non costituiva una novità, perché era il soggetto di Terrore nello spazio, film cult del 1965 diretto da Mario Bava che gli sceneggiatori di Alien, Dan O’Bannon e Ronald Shusett avevano sicuramente visto, tanto da riproporne l’atmosfera opprimente e alcune situazioni chiave all’interno del loro film. Ma il prodotto finale si allontanava dalla dimensione artigianale della pellicola di Bava non solo per l’ingente budget messo a disposizione dalla Fox, ma soprattutto per il talento algido e visionario del regista Ridley Scott e per il design della creatura xenomorfa, l'implacabile mostro del film, ad opera dell’artista svizzero H.R. Giger. Alien uscì nel 1979 ed ebbe un impatto profondo sul cinema di fantascienza, inaugurandone un filone dark, ed influenzò tutto il cinema fantastico a venire insieme a Blade Runner, l’altra pellicola seminale del regista inglese. Altro elemento di forte innovazione introdotto dal film fu la presenza di un eroina femminile, la Ellen Ripley interpretata da Sigourney Weaver, che ben presto resta sola a fronteggiare il mostro, avendo la meglio. La saga di Ripley e della sua guerra contro i letali xenomorfi continuerà nel 1986 con Aliens – Scontro Finale di James Cameron, che realizza un entusiasmante mix di azione ed horror, girando un aggiornamento fantascientifico dei western classici con Ripley e un manipolo di Marines, guidati dal coraggioso Hicks, assediati in un pianeta colonia da una miriade di xenomorfi assetati di sangue. Il film incassa più del predecessore, rendendo inevitabile un terzo capitolo che arriverà però solamente nel 1992 col deludente Alien 3 di David Fincher. Il franchise di Alien, nel frattempo, sarebbe stato sfruttato in altri media.

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Nel 1987 la neonata Dark Horse Comics, che sarebbe diventata presto il terzo editore dell’industria americana dopo Marvel e DC, annuncia di aver acquisito dalla 20th Century Fox la licenza per produrre fumetti tratti dalla saga degli xenomorfi, riprendendo la storia dopo gli eventi di Aliens – Scontro Finale. Unica richiesta della casa cinematografica è quella di ambientare parte della storia sul pianeta Terra e di assegnare il ruolo di protagonisti a Hicks e a Newt, la bambina salvata da Ripley dopo lunghe peripezie nel film di Cameron, mettendo in naftalina proprio il personaggio interpretato dalla Weaver per preservarlo in vista delle future apparizioni cinematografiche. Il contratto con la Fox è un grosso colpo per la casa editrice, che cerca di opporsi al predominio delle Big Two sul mercato inserendo nel proprio listino i marchi più in voga del cinema di genere di quegli anni: dopo Aliens, che otterrà un grandissimo successo, arriveranno Predator, Robocop e Terminator. Per realizzare la miniserie iniziale, gli editor e fondatori Mike Richardson e Randy Stradley chiamano due autori poco conosciuti che stanno muovendo i primi passi nell’industria, lo scrittore Mark Verheiden e l’illustratore Mark A. Nelson. Il risultato della loro collaborazione è Aliens, una miniserie di 6 numeri che esce nel 1988 dando il via all’Aliens Universe a fumetti e che oggi Saldapress, in vista del 30° anniversario, ripropone in un lussuoso cartonato.

La storia si svolge a distanza di 10 anni dagli eventi raccontati in Aliens – Scontro finale. Nel film, Ripley era tornata sul pianeta dove aveva fatto il suo primo incontro con gli alieni, nel frattempo trasformato in una colonia, in compagnia di un gruppo di marine, allo scopo di distruggere le pericolosa razza di parassiti. Stretta tra l’assedio dei mostri e i biechi interessi economici dei burocrati della multinazionale Weiland – Yutani, che vorrebbe portare gli xenomorfi sulla terra per farne un’arma biologica, Ripley era riuscita a distruggere il nido della regina madre degli alieni, salvando allo stesso tempo la piccola e traumatizzata Newt, unica sopravvissuta dei coloni con la quale instaura un rapporto madre-figlia. Dopo lunghe peripezie che costano la vita alla maggior parte dei partecipanti alla missione, Ripley può intraprendere il lungo viaggio verso casa ibernandosi nella nave vascello USS Sulaco insieme agli altri sopravvissuti: Newt, uno sfigurato Hicks e l’androide Bishop, gravemente danneggiato dalla regina madre degli xenomorfi. Verheiden e Nelson immaginano che, dopo 10 anni, gli alieni ancora tormentino i sogni di Hicks e Newt. Il primo, ristabilitosi, è tornato nei marine ma viene allontanato dai suoi commilitoni, che temono un eventuale contagio; la seconda, ormai donna, è ricoverata in una clinica psichiatrica a causa degli incubi sugli alieni. Non viene data nessuna informazione al lettore sul destino di Ripley e Bishop. Visti i suoi precedenti, a Hicks viene affidato il comando di una missione sul pianeta natale degli xenomorfi, allo scopo di sterminarli. In realtà si tratta di una spedizione di facciata: i marine, ignari, vengono seguiti da una nave della Biotechnical, multinazionale che vuole prelevare esemplari alieni e venderli come armi biologiche al miglior offerente, uccidendo al contempo gli uomini di Hicks. Il quale, prima di partire, preleva Newt dall’ospedale psichiatrico in cui è ricoverata per portarla con sé e spingerla ad affrontare i propri demoni. Nel frattempo sulla Terra, all’insaputa di tutti, degli esemplari di xenomorfi sono stati allevati nei sotterranei della sede di una confessione religiosa che trasmette via cavo, con l’intenzione di lanciare un credo religioso basato sul culto dei letali mostri ignorandone la natura omicida. Inutile dire che tutte le trame convergeranno in un finale spettacolare e pirotecnico.

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Con Aliens Verheiden e Nelson confezionano un ottimo prodotto di intrattenimento che, pur contenendo qualche ingenuità narrativa dovuta ai 30 anni passati dall’uscita della miniserie, diverte ancora offrendo anche spunti di riflessione. Lo scrittore, alla stregua del contemporaneo Frank Miller de Il Cavaliere Oscuro e del Paul Verhoeven di Robocop, propone una critica sferzante della nascente società della comunicazione di massa e in particolare delle religioni da tv via cavo che infestavano, e ancora infestano, l’etere statunitense. Unendo uno script dal ritmo incalzante e cinematografico a un’ottima caratterizzazione dei personaggi, Verheiden si lanciò anche in alcune ipotesi sugli elementi allora inesplorati della mitologia di Alien, vedi l’origine dello space jockey, chiarita poi da Prometheus del 2012 e differente da quella immaginata dallo sceneggiatore nel 1988. Efficaci anche lo storytelling e il bianco e nero d’atmosfera di Mark A. Nelson, autore di una prova d’impatto e dinamica, pur con qualche incertezza di troppo nella realizzazione dei volti, tutti troppo simili tra loro. L’autore mostrerà una maggiore sicurezza in Aliens: Fortunato, storia che segna la reunion con Verheiden a distanza di 10 anni dal loro primo lavoro e contenuta in appendice al volume, dove l’artista evidenzia un’avvenuta crescita artistica. La miniserie si segnalò all’epoca per l’uso, da parte di Nelson, della Duoshade, una carta a reazione chimica dalla quale fuoriuscivano i retini incorporati, quando l’artista vi stendeva sopra col pennello un apposito reagente. La tecnica, oggi superata, venne in quegli anni adottata e resa celebre dalla superstar John Byrne in alcuni suoi lavori dell’epoca, come Namor per la Marvel e Omac per la DC.

Nonostante gli sforzi profusi all’epoca dai due autori, oggi la prima miniserie di Aliens non fa più parte del canone della saga, a causa di quanto narrato nei titoli di apertura di Alien 3 di David Fincher, che si apre proprio con la morte di Hicks e Newt nello schianto della nave Sulaco su un pianeta – colonia penale. Nella prefazione al volume, Verheiden esprime tutta la sua amarezza a proposito che è sempre stata la stessa dei fan, convinti che i due personaggi avessero ancora tanto da dire. Negli ultimi mesi era stata diffusa la notizia della prossima realizzazione di un nuovo capitolo della saga con la regia di Neil Blomkamp (District 9, Elysium), che avrebbe ripreso il filo della narrazione collocandosi subito dopo il film di Cameron e cancellando, con sollievo di tutti gli appassionati, i pessimi capitoli 3 e 4. Nonostante fossero circolati in rete bozzetti preparatori che facevano ben sperare, la notizia della morte sul nascere del progetto è stata data da Ridley Scott in persona, ormai tornato prepotentemente alla guida del franchise.

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Saldapress celebra i 30 anni della prima miniserie dell Aliens Universe con un’edizione da urlo: uno strepitoso cartonato con copertina lucida nera come i bordi delle pagine, con cui forma un accattivante effetto d’insieme cromatico, a cui si aggiunge il rilievo dello xenomorfo in copertina distinguibile al tatto. Completano questa prestigiosa edizione celebrativa i bozzetti dell’artista, le cover e i frontespizi d’epoca, i brillanti e gustosi interventi degli autori nella prefazione e postfazione, testimonianze di una passione che resta immutata nonostante il passare del tempo.

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