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Wolf Children 1

Sempre più raramente capita di trovare una storia che commuova nel profondo, che lasci un solco indelebile nel nostro cuore e che ritorni spesso nella nostra vita rievocata da altre vicende che suscitano emozioni simili. Una storia sincera, semplice, una favola capace di catturarci in un mondo incantevole, dolce e delicato. Un mondo però che non è solo rose e fiori, non un idillio arcadico privo di dolore, ma pervaso da una flebile malinconia e da una tristezza priva di amarezza, che ci permette di vincere la nostra indifferenza quotidiana, provando per una volta a metterci nei panni di una madre che deve crescere i suoi due figli in mezzo a continue avversità, in primis la natura dei suoi pargoli; una storia insomma che ci fa approdare in un mondo poetico e a tinte acquerellate con una delicatezza eccezionale.

L’opera in questione è Wolf Children, film d’animazione nato dalla fervida immaginazione di Mamoru Hosoda che, dopo i primi film sui, Digimon confeziona una chicca dietro l’altra, prima con La ragazza che saltava nel tempo e poi con Summer Wars, e ha avuto degli incassi fenomenali (per un film di animazione giapponese) sia in patria che nel mondo facendo incetta di premi e di critiche entusiaste. Da esso è tratto un manga in 3 tankōbon affidato alle matite di Yuu alla sua prima esperienza da disegnatrice professionista.

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La storia vede come protagonista Hana, una giovane studentessa universitaria che intraprende una relazione amorosa con un enigmatico studente squattrinato che si rivelerà essere l’ultimo discendente del lupo giapponese, un lupo antropomorfo leggendario in via di estinzione. I due si innamorano perdutamente e danno alla luce due figli, Ame e Yuki, a distanza di un anno l’uno dall’altro. Ma improvvisamente, poco dopo la nascita del secondogenito, il padre muore accidentalmente lasciando alla ragazza madre il peso e la responsabilità di dover crescere da sola i due pargoli, per di più considerando la loro natura ferina e zoomorfa che complica ulteriormente il già arduo compito. Hana cerca disperatamente di aggrapparsi al suo dovere di genitrice e, dopo l’iniziale sconforto e il timore dovuto all'impossibilità di fare affidamento sul mondo per non esporre a ulteriori pericoli mediatici i propri figli, decide di rifugiarsi nella natura trasferendosi in campagna per rifuggire l’indesiderata ostilità sociale.

La storia si sviluppa per tredici anni narrando la vita di Hana ed è scandita dalla voce narrante di una Ame adolescente che introduce i vari episodi più rilevanti della vita della sua famiglia. La narrazione nell'adattamento manga è essenziale e riporta unicamente gli eventi più salienti del film, per questo la storia risulta meno vivida che nella versione animata la quale fluidifica maggiormente la componente slice of life e, grazie anche ai colori tenui e alle tinte pastello, dona all'opera un alone di delicatezza in più, avvicinandola molto alle produzioni dello Studio Ghibli.

Wolf Children colpisce nel profondo il lettore perché riesce a trasmettere dei sentimenti puri e onesti, senza mai scadere nella banalità, mantenendosi sempre ad un livello di estrema delicatezza nel trattare temi come l’amore, la benevolenza, l’amicizia e la solidarietà. Perché in questa storia i veri protagonisti sono proprio i sentimenti così candidi e incondizionati che provano i personaggi; l’amore sconfinato di una madre per i propri figli, il senso di protezione del nucleo familiare che scalcia irrefrenabile per mantenere al sicuro l’unica cosa che le è rimasta al mondo, la solidarietà e la gentilezza disinteressata dei contadini che aiutano Hana per puro senso della comunità, l’angoscia del non sapere quale strada seguiranno Ame e Yuki sempre più combattuti per la loro doppia natura, il dolore di chi compie una scelta sacrificando gli affetti per vivere la propria vita. Il modo genuino e puro con cui vengono trattati gli affetti in questo manga fa immedesimare completamente il lettore, anche quello meno empatico, nei protagonisti.

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Per quanto riguarda il comparto grafico, i disegni di Yuu sono delicati, precisi, puliti, molto adatti alle emozioni trasmesse dal manga; lo stile è molto vicino al manga shojo e di frequente nella rappresentazione infantile di Ame e Yuki il tratto è quasi chibi, leggermente deformato e stilizzato per accentuare il lato kawaii dei due giovani lupi. Il character design sia del film che del manga è Yoshiyuki Sadamoto, celeberrimo designer giapponese che ha dato vita ai personaggi di Neon Genesis Evangelion e La ragazza che saltava nel tempo, che punta molto su figure snelle e incantevoli in grado però di mantenere sempre la purezza e il candore di cui si fanno portatrici in questo manga. (Come curiosità il vecchio Nirasaki ricorda molto Kōzō Fuyutsuki di Evangelion)

Wolf Children ha una storia bella e affascinante che saprà conquistare tutti i tipi di lettori sia nella versione animata che in quella cartacea; in entrambi i casi la realizzazione grafica è perfetta per il tipo di narrazione anche se forse il film riesce meglio a trasmettere i sentimenti che permeano quest’opera e a creare così un’atmosfera più intima e partecipata da parte dello spettatore. L’edizione della Planet Manga è la classica edizione da 4,50 € che forse per la trasposizione cartacea di un’opera così interessante, e anche di breve serializzazione, poteva essere abbellita ulteriormente con qualche pagina a colori e delle rifiniture più eleganti.

Dati del volume

  • Editore: Panini Comics
  • Autori: storia originale Mamoru Hosoda, disegni Yuu
  • Formato: 13x18 cm, brossurato, 168 pp, b/n
  • Prezzo: 4,50 €
  • Voto della redazione: 8
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