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NYCC26: Star Wars | Marvel: Hope Assembles si espande a sei numeri

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Come già noto, Marvel Comics e Lucasfilm uniranno i rispettivi universi in Star Wars | Marvel: Hope Assembles, serie scritta da Kevin Smith e disegnata da David Marquez, in arrivo a gennaio 2027. Il progetto è stato ampliato dai cinque numeri inizialmente previsti a sei. Il primo albo conterrà 30 pagine, mentre i successivi ne avranno 20 ciascuno.

Smith è intervenuto a sorpresa durante il panel House of Ideas, illustrando alcuni aspetti della storia. La vicenda prenderà il via quando un incantesimo in grado di sconvolgere la realtà permetterà agli eroi Marvel di assistere agli eventi di Star Wars: Episodio IV – Una nuova speranza, aprendo la strada all'incontro tra i personaggi delle due saghe.

Durante la presentazione è stato spiegato che Lucasfilm aveva in precedenza respinto l'idea di un crossover, mentre l'avvicinarsi del cinquantesimo anniversario di Star Wars, che ricorrerà nel 2027, ha contribuito a rendere possibile il progetto.

Tra le situazioni anticipate figurano Spider-Man impegnato a cercare Luke Skywalker, Captain America e la Cosa intenti a prendere in giro gli Stormtrooper e Magneto che tenta di trattenere la Morte Nera. È stata confermata anche la presenza di Scarlet Witch. Nel corso del panel sono state inoltre evocate possibili situazioni con Chewbacca e Jeff the Land Shark e con Darth Vader alla conquista di Asgard, senza che questi spunti siano stati presentati come dettagli definitivi della trama. La discussione ha toccato anche una delle domande ricorrenti tra gli appassionati dei crossover: una spada laser sarebbe in grado di tagliare l'adamantio?

Marvel ha presentato nuove tavole interne di Marquez e diverse copertine variant, tra cui un'illustrazione di Alex Ross che riunisce Spider-Man e Luke Skywalker. Le copertine saranno organizzate in programmi tematici ricorrenti: le Main Cover di David Marquez collegheranno i diversi numeri della serie; le Alliance Variant mostreranno alleanze inedite tra personaggi dei due universi, mentre le Battle Variant proporranno scontri diretti.

Le A New Hope Variant rileggeranno momenti celebri del film originale attraverso i personaggi Marvel, le Crossover Variant mostreranno eroi e antagonisti con armi, costumi ed elementi iconici dell'altra saga, mentre le Retro Variant renderanno omaggio alle prime serie a fumetti di Star Wars pubblicate da Marvel. Il programma comprende anche le Marvel Homage, dedicate alla reinterpretazione di copertine classiche della Casa delle Idee con personaggi di entrambi gli universi. Sono possibili ulteriori variant al di fuori di queste categorie.

Il progetto si inserisce nel rapporto tra Marvel e Star Wars, iniziato nel 1977 con la pubblicazione del primo fumetto dedicato alla saga, lo stesso anno dell'uscita cinematografica del film di George Lucas. Con Hope Assembles, questa collaborazione si estenderà per la prima volta a un crossover di ampio respiro tra i supereroi Marvel e i personaggi della galassia lontana lontana.

Star Wars | Marvel: Hope Assembles debutterà a gennaio 2027.

Nella gallery in basso trovate tutte le nuove immagini diffuse. 

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Gli universi Marvel e di Star Wars uniti in un fumetto ad opera di Kevin Smith e David Marquez

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Per la prima volta, Star Wars e Marvel si incontreranno ufficialmente in un evento a fumetti: Star Wars/Marvel: Hope Assembles sarà una miniserie in cinque numeri che debutterà nel gennaio 2027, in occasione del 50° anniversario di Star Wars.

La storia porterà i personaggi della galassia lontana lontana nell’universo principale della Marvel, Earth-616. Luke Skywalker, Han Solo, Chewbacca e la Principessa Leia si troveranno così a condividere la scena con Captain America, la Vedova Nera, Spider-Man e Hulk. Sul fronte opposto, Darth Vader e l’Impero Galattico incroceranno alcuni dei principali antagonisti Marvel, tra cui il Dottor Destino.

A scrivere la serie sarà Kevin Smith (Daredevil, Batman, Green Arrow) mentre ai disegni troveremo David Marquez (Uncanny X-Men, Ultimate Comics: Spider-Man).

"All’inizio degli anni ’80 avevo un abbonamento ai fumetti Marvel di Star Wars. Per quanto fosse divertente seguire le avventure di Luke, Leia e Han, ho sempre desiderato che Spider-Man o il Dottor Destino potessero entrare nella loro saga cinematografica", ha raccontato Smith in una dichiarazione a Entertainment Weekly che ha dato la news in esclusiva. "Quando si è presentata l’opportunità di raccontare davvero quella storia, nessuno ha dovuto costringermi a farlo. Sono entusiasta di scrivere Hope Assembles per il 50° anniversario di Star Wars."

Secondo la sinossi diffusa, Hope Assembles collocherà gli eventi di Una nuova speranza all’interno della continuity di Terra-616. Una frattura della realtà farà sì che gli eroi della Terra assistano agli avvenimenti del film e incontrino direttamente i protagonisti di Star Wars.

Michael Siglain, creative director di Lucasfilm Publishing, ha definito il progetto una «lettera d’amore» di Kevin Smith a Star Wars, Marvel e al fumetto, sottolineando come il lavoro di Smith e Marquez permetterà di vedere per la prima volta eroi e villain dei due universi collaborare e scontrarsi.

Anche C.B. Cebulski, editor-in-chief uscente di Marvel Comics, ha spiegato che l’idea di un incontro tra Star Wars e i personaggi Marvel era stata presa in considerazione da anni, fin da quando Marvel aveva ottenuto nuovamente la licenza di Star Wars, ma che il 50° anniversario di Una nuova speranza ha rappresentato l’occasione per renderla possibile.

A completare il progetto sarà Stephen Wacker, recentemente nominato editor-in-chief di Marvel Comics. Secondo Wacker, le storie di Marvel e Star Wars sono intrecciate da cinquant’anni e Hope Assembles permetterà finalmente ai personaggi delle due realtà di incontrarsi, realizzando un’idea che i fan immaginano da decenni.Di seguito le prime immagini diffuse dell'evento.

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Star Wars: annunciata la mini a fumetti The Book of Boba Fett

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Marvel Comics ha annunciato il lancio di Star Wars: The Book of Boba Fett, una nuova miniserie in sette parti scritta da Rodney Barnes con i disegni di Will Sliney.

Il progetto segna anche il debutto fumettistico di diversi personaggi chiave, tra cui Garsa Fwip, Dokk Strassi, il maggiordomo di Mok Shaiz e altri ancora. L’uscita della serie è prevista per settembre. Nello stesso periodo, Will Sliney sarà inoltre impegnato su The Fall of Kylo Ren, in arrivo ad agosto.

La trama riprende le vicende successive alla fuga di Boba Fett dalla fossa del Sarlacc: il cacciatore di taglie ha preso il controllo del sindacato un tempo appartenuto a Jabba the Hutt, ma deve ora dimostrare di essere in grado di mantenere l’ordine su Tatooine e gestire le nuove sfide legate al suo ruolo.

Per quanto le cover, la regular sarà firmata da Alex Maleev, mentre le variant cover saranno realizzate da Rickie Yagawa, E.M. Gist, Jerry Ordway e Pete Woods.

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The Mandalorian and Grogu, recensione: puro cinema o speciale televisivo?

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Quando da una serie televisiva di successo viene tratto un lungometraggio per il cinema, raramente si riesce a realizzare un’opera indipendente, che possa avere una vita propria, senza dover necessariamente conoscere ciò che si è visto sul piccolo schermo. The Mandalorian and Grogu non sfugge a questa regola e non sembra neppure averci voluto provare, benché, prima dell’uscita del film, il suo regista Jon Favreau (già showrunner della serie TV) avesse dichiarato che la trama avrebbe avuto pochi collegamenti con le tre stagioni apparse su Disney+. Una mezza verità, in realtà, perché sebbene non venga chiaramente citato nessun episodio televisivo, uno spettatore che non abbia visto in precedenza la serie in streaming avrà qualche difficoltà a entrare in sintonia con i protagonisti della pellicola, dei quali non ci viene raccontato nulla del loro passato. Probabilmente, sono da considerare più attendibili le parole di Kathleen Kennedy che, al momento della messa in cantiere del lungometraggio, ricopriva ancora il ruolo di presidente della Lucasfilm e affermò che il pubblico creatosi con il successo di The Mandalorian poteva essere ritenuto sufficiente per tentare l’avventura nei cinema, sperando anche di destare l’interesse dei tanti giovani non molto propensi ad avvicinarsi all’universo di Star Wars. Una possibilità, quest’ultima, con poche chance di concretizzarsi, dato che la Galassia Lontana Lontana pare essere sempre più “distante” (perdonate il gioco di parole) dai gusti degli under 25.

Ciononostante, per quanto il film sia effettivamente una sorta di episodio extralarge della serie TV, liquidarlo con un giudizio così categorico, non renderebbe giustizia al buon lavoro fatto da Favreau e dai co-sceneggiatori Dave Filoni e Noah Kloor, per provare a conferirgli un minimo di dignità cinematografica, pur senza uscire, ovviamente, dal recinto del semplice intrattenimento. Analizzando la pellicola sotto questo punto di vista, si può, onestamente, rimproverare ben poco al regista americano e ai suoi collaboratori, i quali, anzi, sono pure riusciti a risolvere diversi problemi che avevano afflitto la serie televisiva. Per esempio, se c’è una cosa che manca al film, non è di sicuro il ritmo, un difetto, invece, ricorrente in molti degli episodi prodotti per Disney+. A volte ci è parso persino che Favreau volesse in qualche maniera replicare il montaggio serrato dello storico primo capitolo della saga (quello che da tempo è stato canonizzato come Episodio IV), utilizzando lo stesso modo di passare rapidamente da una scena all’altra, scelto allora da George Lucas per concedere allo spettatore pochi attimi per tirare il fiato (guarda caso, qui tutti appannaggio di Grogu). Proprio il richiamo nostalgico è un ulteriore punto di forza della pellicola, che trova il suo momento più alto negli spettacolari quindici minuti iniziali, i quali citano con stile L’impero colpisce ancora, senza sbracare nel vuoto fanservice. Favreau riesce anche a contenere la sua voglia di omaggiare il grande talento artigianale dei tecnici dei primi film (che seppero dare vita, con mezzi limitati, ai tanti, bizzarri alieni che tutti ricordano), riducendo a pochi personaggi l’impiego di effetti speciali volutamente grossolani, i quali, al contrario, sul piccolo schermo ci erano sembrati un anacronismo eccessivamente invadente. Evidentemente (e fortunatamente), il budget decisamente maggiore rispetto a quello destinato a un episodio televisivo, deve averlo convinto a utilizzare la CGI in modo più massiccio.

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Ora, terminato l’elenco dei pregi della pellicola e dei meriti della regia, dovremmo almeno accennare alla qualità della recitazione, ma è un’operazione francamente difficile, considerando che uno dei due protagonisti non parla quasi mai ed è costretto a coprire il suo volto con un casco che ne nasconde le fattezze (oltretutto, non è un segreto che in molte scene Pedro Pascal – che, per chi non lo sapesse, è l’interprete di Din Djarin, il mandaloriano del titolo - è stato sostituito dagli stuntman Brendan Wayne e Lateef Crowder), mentre il secondo è una creatura animatronica. I comprimari per i quali sono stati impiegati attori in carne e ossa hanno uno spazio troppo piccolo per permetterci di esprimere un giudizio su di essi, compresa Sigourney Weaver, il cui minutaggio estremamente ridotto all’interno della vicenda, non le consente di farci apprezzare le sue note capacità recitative. Di buono c’è che, quantomeno, ci siamo risparmiati le pessime interpretazioni di Gina Carano e Ming-Na Wen, che avevano fortemente penalizzato la serie televisiva. Ci sarebbe pure piaciuto vedere Martin Scorsese nei panni di un personaggio reale, ma il grande cineasta italoamericano presta solo la voce a un simpatico ristoratore di strada alieno (esperienza non nuova per Scorsese, che qualcuno ricorderà anche tra i doppiatori di Shark Tale).

Una così bassa rappresentanza di veri attori potrebbe essere un preoccupante indizio del desiderio della Disney di far assomigliare il mondo di Luke Skywalker e soci, alle trasposizioni in live action dei suoi classici di animazione caratterizzati da una presenza umana molto limitata (vedi Il re leone o Il libro della giungla). Da qui, un approfondimento psicologico dei vari character piuttosto inconsistente e – paradossalmente – maggiormente percepibile nei personaggi creati in digitale (Rotta the Hutt su tutti) e la necessità di garantire un tempo adeguato a Grogu, il quale, come già emerso nella serie televisiva, conferma di essere lui, tra i due protagonisti, la reale superstar (non per niente il suo nome è stato inserito nel titolo della pellicola). Impossibile non sciogliersi di fronte alla sua tenerezza, furbescamente esaltata dagli autori non solo per accattivarsi il pubblico dei giovanissimi, ma anche per conquistare parecchi adulti. Pensare, però, che si tratti di una semplice strategia di marketing, incentivata dallo studio cinematografico californiano, è vero soltanto in parte, dato che avere dei personaggi destinati soprattutto ai bambini è nel DNA di Star Wars (la funzione di R2-D2 e C-3PO, o degli Ewok, era, difatti, sostanzialmente la stessa).

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Chi ha apprezzato le tre stagioni di The Mandalorian su Disney+, alla fine, amerà questo film. Non escludiamo, tuttavia, che proprio in virtù dei significativi passi in avanti fatti da Favreau e dal resto della produzione rispetto alla serie TV, non possa incontrare pure il favore di coloro che, all’epoca della sua messa in onda in Italia, non ne avevano tessuto le lodi.
A rimanere, forse, delusi saranno, al contrario, molti fan della saga originale, a cui piacerebbe sempre trovare un nuovo tassello da inserire nella mitologia dei Jedi, considerando che The Mandalorian and Grogu è l’unico lungometraggio appartenente all’universo lucasiano arrivato nelle sale dopo il 2019, anno di uscita di Episodio IX – L’ascesa di Skywalker.
La pellicola, invece, non aggiunge né toglie nulla all’epopea della Forza, irrobustendo ancora di più la sua natura scopertamente seriale. D’altra parte, ricordando le parole di Kathleen Kennedy, menzionate all’inizio, il film è stato concepito con quello scopo e, sotto questo aspetto, assolve perfettamente al suo compito.

Voto: 6,5

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