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Le grandi storie della fantascienza, recensione: la science fiction secondo la "Marvel"

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Dopo Le Grandi Storie dell’Orrore e Le Grandi Storie Western, prosegue il viaggio negli anni ’50 della Marvel, all’epoca nota come Atlas, grazie ai volumi antologici editi da Panini Comics. Questa volta tocca al genere fantascientifico.

La fantascienza, che visse proprio in America la sua epoca d’oro fra gli anni ’40 e ’50, è un genere dai molteplici sbocchi e dalle innumerevoli declinazioni e che tende a portare all’eccesso le conseguenze di scoperte scientifiche e tecnologiche, o alla proiezione della realtà secondo sviluppi più o meno plausibili.
Dopo la pubblicazione del libro La Seduzione degli Innocenti di Fredric Wertham, che colpì profondamente l’opinione pubblica, tanto da portare alla chiusura di diverse testate (tendenzialmente horror, thriller e crime) e di case editrici, oltre alla nascita di un codice di autoregolamentazione per il mondo del fumetto, la fantascienza rappresentò il genere più adatto a stuzzicare la fantasia dei giovani lettori. Proprio grazie alla duttilità sopra accennata, nel suo calderone finivano viaggi nel tempo, utopistiche società future, macchine straordinarie, galassie lontane, alieni, cyborg, mostri di ogni sorta e tanto altro.
Alla base di tutto, naturalmente, vigeva una certa plausibilità scientifica, seppur in questo periodo la soglia di credibilità e di verisimiglianza era molto bassa, a differenza dei nostri giorni in cui gli autori cercano di giustificare il più possibile quanto narrato per rendere credibili i loro racconti.

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Le Grandi Storie della Fantascienza presenta una ricca selezione di avventure provenienti da due testate: Strange Tales e Tales of Suspense. La prima, il cui nome completo fino al 1959 era Strange Tales of Mystery and Terror, nasce nel 1951 e, dopo l’avvento dei supereroi Marvel negli anni ’60, ospiterà le storie di Dottor Strange, Nick Fury, Agent of S.H.I.E.L.D.Fratello Voodoo, Golem e Adam Warlock, fino alla sua chiusura avvenuta nel 1976.
Tales of Suspance (1959-1968) è invece nota per aver dato i natali nel numero 39 al personaggio di Iron Man e per aver ospitato le nuove avventure di Capitan America.

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Le storie presenti tratte da Strange Tales arrivano tutte dagli anni ’50, alcune pubblicate prima del terremoto provocato dal libro di Wertham, mentre quelle tratte da Tales of Suspense dai ’60. Questa distinzione temporale è importante anche per gli autori coinvolti, il team di Tales of Suspense, infatti, era lo stesso che stava creando l’universo Marvel Comics, e le avventure erano contemporanee alle prime dei "supereroi con superproblemi". Possiamo, quindi, leggere storie realizzate da Stan Lee e dal fratello minore Larry Lieber, da Jack Kirby e da Steve Ditko. Qualche nome a noi noto lo troviamo anche nella selezione tratta da Strange Tales, su tutti Carmine Infantino, Gil Kane e Bill Everett, seppur per molti autori coinvolti, in particolare per gli sceneggiatori, è difficile risalire ai loro nomi. 

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La raccolta, suddivisa in tre capitoli, presenta una selezione di storie molto valida e variegata tutte godibili e interessanti ancora oggi, nonostante parliamo di materiale di 60 e più anni fa. I toni di queste avventure, la cui lunghezza varia da 3 a 7 pagine, con una media generale di 5 tavole, è tendenzialmente cupo e desolante. Dopo l’ottimismo che ha caratterizzato il genere negli anni ’40, gli autori di fantascienza perdono fiducia nella scienza e nel progresso, in particolare dopo lo scoppio della Bomba Atomica, e i toni divennero più angosciosi e ciò si riflette anche in queste storie a fumetti.

Riguardo la confezione del volume Panini Comics, la cura è sempre ottima, mentre abbastanza scarno e generico è l’apparato redazionale in cui avremmo preferito leggere un maggiore approfondimento sulle testate presentate e sugli autori coinvolti.

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Noi siamo gli X-Men, recensione: la storia dei mutanti racchiusa in un volume

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Nella storia editoriale della Marvel Comics, gli X-Men hanno rappresentato per circa 25 anni la punta di diamante dell’editore, con la famiglia mutante che dominava le classifiche di vendita e quelle di preferenza. La serie originale, tuttavia, ci mise del tempo a ingranare nonostante ad ideare gli X-Men furono i due “Re Mida” Stan Lee & Jack Kirby nel 1963, in un periodo in cui i due autori fondavano l’Universo Marvel.

L’idea di un nuovo gruppo che dovesse le proprie origini a una spontanea mutazione, piuttosto che a incidenti di sorta (come per Spider-Man, Fantastici Quattro, Hulk, etc.) era un "furbata" di Lee che in questo modo poteva ideare decine di eroi senza preoccuparsi di dar loro particolari background che ne giustificassero i poteri. Tuttavia, proprio questa loro mutazione, che segnerebbe un passo evolutivo per l’uomo, rende difficile la loro integrazione e in tanti li guardano con sospetto e paura. Da qui, il sogno d’integrazione di Charles Xavier, che immagina una convivenza pacifica con gli umani, contrapposto a quella di Magneto, secondo cui tale convivenza è semplicemente impossibile.
La testata, tuttavia, non decolla e dopo 66 numeri smette di proporre avventure inedite e, per circa cinque anni, andrà avanti solo a ristampe. Per il gruppo, però, l’ascesa al successo non è ancora iniziata e questo avverrà solo a partire dal rilancio datato 1975.

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Della prima incarnazione del team, il volume antologico Noi siamo gli X-Men, edito da Panini Comics, propone solo la prima avventura, firmata Lee & Kirby. Oltre a Xavier, troviamo i suoi alunni Warren Worthington III (Angelo), Bestia, Ciclope, Jean Grey (Marvel Girl) e l’Uomo Ghiaccio. Fra le origin story del duo artistico, "X-Men!" non brilla di certo e funge solo da carrellata di presentazione dei nuovi eroi. Allo stesso tempo è, però, imprescindibile la sua presenza in questo volume.

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Quando a metà anni ’70 la Marvel vuole un gruppo di eroi internazionali, Lee riesuma gli X-Men e incarica Len Wein di occuparsi del nuovo team. Unendo vecchi eroi ad altri nuovi di zecca, esce Giant-Size X-Men con la celebre storia "Seconda Genesi". Qui, in maniera sbrigativa (e anche abbastanza forzata), viene messo insieme un team di eroi che include, fra gli altri, Wolverine, Tempesta, Colosso e Nightcrawler, future colonne della serie. L’albo, naturalmente presente nell’antologia, vede alle matite Dave Cockrum che resterà a lungo al timone dei mutanti.

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Il successivo rilancio della testata porterà ad occuparsi dei testi un emergente Chris Claremont che darà vita a un lunghissimo ciclo che terminerà solo negli anni ’90. È con il suo apporto, e quello in seguito di John Byrne, co-soggettista e disegnatore, che la collana giungerà alle vette della top ten e renderà i mutanti il fumetto Marvel per eccellenza di quegli anni.
La caratteristica del ciclo di Claremont è una lunga e attenta progettazione in cui al centro ci sono i personaggi che, grazie a trame articolate e di lunga gittata, possono contare su intrecci soap-operistici equivalenti a quelli prettamente avventurosi.
Selezionare avventure significative dal suo lungo ciclo non è semplice in quanto le storie sono difficilmente estraibili vista la forte connessione fra di loro, per questo i lunghi riassunti redazionali nel volume cercano di fare da collante alle due storie “Come una Fenice dalle ceneri!” e “Il fato di Fenice!” che mostrano la nascita e la morte di Fenice, entità cosmica che si unisce a Jean Grey. Una vicenda assolutamente centrale per la storia del gruppo, oltre che uno dei suoi cicli più memorabili. Considerando lo spazio a disposizione e il materiale così interconnesso, probabilmente non si poteva presentare la saga in altro modo, mentre escluderla avrebbe creato un grosso vuoto.

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Se nella storia d’apertura, abbiamo visto il principale avversario degli X-Men in azione, in un ruolo comunque abbastanza classico, se non macchiettistico per certi versi, a ridefinire la figura di Magneto ci pensano Claremont e Cockrum, con il celebrativo albo doppio Uncanny X-Men 150. Qui finalmente possiamo ammirare una rappresentazione della personalità di Erik Magnus Lehnsherr più tridimensionale e ricca di sfumature.
Claremont riprenderà il personaggio con X-Men 1, un albo storico non solo perché rappresenta il primo “sdoppiamento” della serie principale, dando via all’espansione mutante, ma anche l’albo più venduto di sempre nella storia del fumetto americano: ben 8 milioni di copie.
I motivi sono da associare alla presenza della sempre più in ascesa star Jim Lee ai disegni, che di lì a poco sarebbe andato via per fondare la Image Comics, e all’idea dell’editor Bob Harras di presentare l’albo con ben 5 cover differenti, una novità assoluta per l’epoca. Quest’operazione diede il via alla bolla speculativa di inizio anni ’90, che porterà dopo qualche anno alla peggior crisi di mercato di sempre. Tornado a X-Men, la nuova serie che si affiancava all'ammiraglia Uncanny, questa proseguirà spedita seppur con il precoce addio sia di Claremont che di Lee.

Il volume prosegue con Uncanny X-Men 303 del 1993 che contiene la commovente storia “Dipartita”, con protagonista la neo arrivata Jubilee, che racconta la morte di Illyana Rasputin, ovvero la mutante sorella di Colosso nota come Magik, a causa del terribile Virus Legacy.

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Il successo degli X-Men prosegue per tutti gli anni ’90, e arriva al suo culmine quando nel 2000 esce al cinema il primo film dedicato al gruppo diretto da Bryan Singer. La Marvel, che viveva una seconda giovinezza grazie al presidente Bill Jemas e all’EIC Joe Quesada, decide di far entrare i suoi eroi di punta nel nuovo millennio grazie al lavoro di Grant Morrison e Frank Quitely. I due rivoluzionarono totalmente il gruppo, con un nuovo look che abbandonava i classici costumi a favori di abiti in pelle, e dava loro nuovi nemici (come Cassandra Nova) e nuove prospettive, pur volendo riproporre le caratteristiche principali del periodo Claremont. Non a caso, il duo darà vita a uno dei cicli migliori dei mutanti, secondo solo a quello dello sceneggiatore inglese. La loro saga d’esordio in tre parti, “E come Extinzione” presente nel volume, lo testimonia. Purtroppo, questo ciclo, rappresenta anche il canto del cigno dei mutanti.

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Scalzati dalla famiglia degli Avengers, gli X-Men perdono posti in classifica, e la stessa Marvel (a causa anche dello sfruttamento dei diritti cinematografici da parte dell'avversaria Fox) sembra credere poco nei suoi personaggi. Nonostante grandi autori, fra cui Brian Micheael Bendis, di cui possiamo leggere un’avventura intotalata "/" in chiusura di volume disegnata da Stuart Immonen, i mutanti passano in secondo piano e le loro avventure perdono appeal. Chissà se l’acquisizione della Fox da parte della Disney, e il conseguente ritorno dei diritti cinematografici, faccia da base a un sentito rilancio fumettistico.

Noi siamo gli X-Men è un ottimo volume antologico, che ben presenta i personaggi, pur con tutte le limitazione del caso, ed è per questo motivo consigliato particolarmente ai neofiti. L’apparato redazionale, sempre ricco e completo, impreziosisce la proposta.

 

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Un volume celebra i 25 anni di Marvel e Panini

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Sul nuovo numero Anteprima è stato annunciato un volume celebrativo per i 25 anni della partnership fra Panini Comics e la Marvel. Era, infatti, l'aprile del 1994 quando nasceva Marvel Italia che raccoglieva, sotto un unico editore, tutta la produzione della Casa delle Idee.

Il libro raccoglierà gli albi che sono stati presentati al lancio della casa editrice, ovvero L'Uomo Ragno #0, Fantastici Quattro #0, Gli incredibili X-Men #0, Devil & Hulk #0 e I Vendicatori #0, in versione restaurata.
Di seguito trovate tutti i dettagli.

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Panini Comics celebra i 70 anni del settimanale Topolino

  • Pubblicato in News

Nell'aprile del 1949 uscì, nelle edicole italiane, il primo numero tascabile di Topolino (all'epoca mensile). Era dunque lecito aspettarsi, da parte di Panini Comics, iniziative celebrative per i 70° dalla sua prima uscita. L'albo 3306, in uscita il 3 aprile, celebrerà l'evento e avrà in allegato un ulteriore volumetto di 96 pagine ad un costo totale di 3€. La settimana successiva, Topolino 3307 avrà una targa metallica, raffigurante la cover del primo celebre numero, più un fascicolo con contenuti editoriali inediti, al costo totale di 4,99€. Topolino 3308, invece, avrà in allegato un notebook in due versioni: costo indicativo 6€. Infine, il numero 3309 avrà una variant cover per Napoli Comicon.

Da segnalare, inoltre, l'uscita del numero 3303 del 12 marzo con in allegato il medaglione di Wizard of Mickey a 4,90€.

Per celebrare ulteriormente l'evento, Panini Comics proporrà un volume cartonato dal titolo Le copertine di Topolino, che raccoglierà le cover più celebri della rivista. Trovate tutti i dettagli nelle immagini di seguito.

Da Anteprima, da cui abbiamo tratto tutte le informazioni, scopriamo l'esordio di due nuove collane, ovvero Super Deluxe Remastered, che presenta la classica “Paperinik e l'intrepido signore del fuoco" di Guido Martina e Massimo De Vita (25,5 x 35,5, c. con sovraccoperta poster, 48 pp., col. • euro 29,90) e l’antologico Le più grandi avventure Disney (14,5 x 19,5, b., 240 pp., col. euro 5,00). Da segnalare anche un volume monografico dedicato a Lorenzo Pastrovicchio (Speciale Disney 83, 14,5 x 19,5, b. 336 pp., col. euro 7,90).

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