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Marvel Comics #1000, recensione: la celebrazione di 80 anni di Meraviglie

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Sono passati esattamente ottanta anni da quando l'allora Timely Comics diede alle stampe Marvel Comics #1, un albo fondamentale che presentò al suo interno le prime apparizioni di due personaggi alquanto seminali, ovvero la Torcia Umana originale e Namor il Sub-Mariner, creati rispettivamente dai compianti Carl Burgos e Bill Everett: da questo punto in poi, l'industria della Nona Arte non è più stata la stessa. Anno dopo anno, la casa editrice fondata da Martin Goodman cominciò a esplorare ogni singolo genere narrativo a sua disposizione, sperimentando con il romanticismo e l'humor, fino ad arrivare alle storie horror e, naturalmente, a quelle supereroistiche, le quali tutt'oggi predominano nel vasto parco testate dell'Universo Marvel, lo stesso che è stato plasmato e arricchito dal duo Stan Lee e Jack Kirby a cominciare dal 1961, anno in cui fecero il loro esordio gli arcinoti Fantastici Quattro. A questi ultimi susseguirono la nascita dell'Incredibile Hulk, di Spider-Man, Ant-Man, Iron Man, i Vendicatori, gli X-Men, Pantera Nera e tanti altri miti della cultura pop che si sono affermati nell'immaginario collettivo specialmente grazie alle loro trasposizioni di successo che spaziano dal piccolo al grande schermo. A evidenziare quanto questi traguardi raggiunti ancora non accennino a fermarsi vi è anche il fatto che, proprio nell'anno corrente, la divisione cinematografica della Casa delle Idee abbia addirittura riscritto la storia del cinema tramite il rilascio di Avengers: Endgame, blockbuster diretto dai fratelli Russo divenuto nientemeno che il film con gli incassi più elevati in assoluto, battendo i record di pietre miliari quali Titanic (1997) e Avatar (2009). Festeggiare le otto decadi di vita di questo vero e proprio colosso dell'intrattenimento è dunque un'impresa non da poco (nonché un evento a cui non ci si poteva assolutamente sottrarre), ragion per cui sono state lanciate fin da subito svariate iniziative editoriali che ci hanno tenuto compagnia nel corso dell'intero 2019: tra le tante troviamo pure Marvel Comics #1000, un volume antologico da fumetteria che Panini Comics ha proposto nel nostro Paese all'intero della collana Marvel World.

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Sebbene il titolo dell'opera strizzi l'occhio a due precedenti uscite della Distinta Concorrenza, ovvero Action Comics #1000 e Detective Comics #1000, è bene sottolineare quanto la struttura editoriale di Marvel Comics #1000 sia estremamente lontana da tutto quello che normalmente ci aspetteremmo da un prodotto celebrativo del genere. L'albo racchiude infatti ottanta storie composte da una pagina l'una che, con grande precisione, vanno a rappresentare e omaggiare un determinato evento che ha caratterizzato ciascun anno editoriale della Marvel, dal 1939 fino all'imminente 2020. A firmarle vi è una caterva di autori che comprende i nomi più hot del comicdom statunitense: elencare tutti i fumettisti coinvolti richiederebbe una grande mole di pazienza e spazio, dunque vi basti sapere che il fumetto ospita testi e disegni sia di creatori leggendari quali Roy Thomas, Walter Simonson, Erik Larsen o Kurt Busiek, che di nuove leve, fra le quali spiccano l'astro nascente Donny Cates, il nostro Mattia De Iulis e il giovanissimo Leonardo Romero. Tutte le storie del tomo in questione cambiano freneticamente il metodo di narrazione e i protagonisti, distinguendosi dalle altre che le circondano sotto più punti di vista. Alcune di esse risultano abbastanza trascurabili, mentre altre ancora sono delle vere chicche per appassionati e talvolta hanno anche il duplice compito di rilanciare vecchi personaggi ormai finiti da diverso tempo nel dimenticatoio, come Red Wolf, Night Raven o Masked Raider. I temi che vengono trattati sono i più disparati: mentre alcune pagine servono principalmente a festeggiare il succitato anniversario o a intrattenere il lettore per allietarlo, altre ancora affrontano fatti di profonda attualità che aggiungono maggiore spessore al fumetto in sé, come il razzismo o la scottante questione dell'accettazione dei migranti. Quest'ultima vicenda in particolare è peraltro posta al centro di un'imperdibile storia ambientata proprio qui da noi in Italia, a Riace, ed è scritta dall'autrice e sociologa Eve L. Ewing per i disegni raffinati di Jen Bartel. Altri argomenti che ci vengono continuamente proposti nel corso della lettura riguardano invece il significato dell'indossare una maschera e, soprattutto, il perché i supereroi fanno quello che fanno. Quasi ogni eroe darà a modo suo una risposta personale a quest'ultima domanda in particolare, facendo trasparire tutta la propria essenza in pochissime vignette. Il tutto viene infine collegato alla storia principale dell'albo con un ingegnoso espediente narrativo che conduce a un climax dal grande impatto.

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A coordinare questo centinaio di talenti all-star vi è uno sceneggiatore britannico che potrebbe presto accaparrarsi a tutti gli effetti il titolo di "mastermind" dell'Universo Marvel odierno, ovvero Al Ewing, che attualmente sta stupendo tutti i fan del Golia Verde con una lodevole gestione de L'Immortale Hulk, serie che è stata perfino candidata ai premi Eisner di quest'anno. Ed è proprio l'immaginazione di Ewing ad aver firmato la maggior parte dei racconti racchiusi in Marvel Comics #1000: l'autore fornisce un interessante fil rouge che va non solo a costruire una sorta di complesso poliziesco in salsa supereroistica, ma anche a ridefinire una buona fetta della continuity marvelliana, partendo da una vignetta estratta dal fumetto grazie al quale tutto prese il via, ossia il già menzionato Marvel Comics #1 del 1939. Al centro dell'attenzione viene posto un particolare oggetto che assume un ruolo da MacGuffin per l'intero volume, ovvero la Maschera dell'Eternità. Si tratta di un enigmatico manufatto cosmico che nel corso degli anni ha cambiato possessore e che giocherà senz'altro un ruolo di primo piano nelle produzioni a venire. Per di più, le battute finali del brossurato riportano in auge un classico antagonista degli Avengers, fungendo da preambolo per una storyline più che degna delle attenzioni dei lettori.

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Marvel Comics #1000 è con molta probabilità il fumetto più maestoso mai pubblicato dalla Marvel, soprattutto se teniamo in considerazione il suo gigantesco team creativo e i rosei riscontri di vendita ottenuti oltreoceano: soltanto negli Stati Uniti, infatti, ne sono state vendute più di 200 mila copie. Ciò lo ha addirittura reso il secondo albo con il maggior guadagno di agosto, venendo surclassato in classifica solamente dal primo capitolo della saga Absolute Carnage. Insomma, se siete emotivamente legati all'editore guidato dell'Editor-in-Chief C.B. Cebulski, o semplicemente volete avere uno sguardo in anteprima di quel che ci aspetta all'orizzonte, di certo non potrete lasciarvi sfuggire questo appuntamento, reso ancor più speciale dai disegnatori che ne hanno firmato le tavole. Dai tratti squisitamente classici di George Pérez, Michael Allred e Ron Frenz, alle sequenze realistiche illustrate da veri maestri del settore come Alex Ross, fino ad arrivare a uno Steve McNiven palesemente orientato verso i canoni stilistici di Jean "Moebius" Giraud, sicuramente troverete quel che fa per voi. Oltretutto, è bene sottolineare come tutti questi festeggiamenti non si soffermino soltanto sul fronte Marvel, ma vadano a toccare tutti quei personaggi i cui diritti di sfruttamento sono stati in precedenza acquisiti dalla casa dell'Uomo Ragno, ossia Conan il Barbaro (scritto da Ralph Macchio per i disegni di un Marco Checchetto in forma smagliante), Darth Vader (testi di Charles Soule e disegni dei coniugi Dodson) e perfino Miracleman, di cui otteniamo un godibile antipasto delle storie future del personaggio scritte da Neil Gaiman e disegnate da Mark Buckingham.

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Un piccolo appunto non molto positivo va tuttavia all'edizione italiana dell'opera, che purtroppo non è esente da alcuni refusi o errori di carattere tipografico che potrebbero dar fastidio agli appassionati più meticolosi e attenti. Per concludere, vi ricordiamo che - dopo questo numero mille - la casa editrice di New York ha proposto negli USA anche un Marvel Comics #1001, che da noi pare possa essere acquistato solamente nella ristampa cartonata del #1000. Il suo esordio ufficiale nelle nostre fumetterie è fissato per il marzo 2020.

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X-Force - Peccati del Passato, recensione: Una Forza con cui fare i conti

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C’erano una volta i Nuovi Mutanti, team di giovani reclute degli X-Men formato da Charles Xavier in un momento in cui la squadra principale era scomparsa dopo una missione nello spazio. Scritta dal “demiurgo” delle vicende mutanti, Chris Claremont, New Mutants entrò ben presto nelle preferenze dei lettori più giovani, che vedevano nelle insicurezze dei giovani Cannonball, Sunspot, Mirage, Karma, Wolfsbane, Magik e degli altri membri del gruppo un riflesso romanzato delle proprie. Il gruppo fece della Scuola per Giovani Dotati di Xavier la sua residenza anche dopo lo scontato ritorno di Ciclope, Wolverine, Tempesta e degli altri X-Men, condividendo l’ideale del Professore di pacifica convivenza tra umani e mutanti e dell’integrazione nella società di questi ultimi.

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Sul finire degli anni ’80, una nuova generazione di artisti fece irruzione sulla scena statunitense, imponendo una concezione aggressiva e muscolare della narrazione a fumetti. Gente come Jim Lee, Todd McFarlane e Rob Liefeld, che rilevò New Mutants modificandone il DNA. Cable, il guerriero proveniente dal futuro (che più tardi si scoprirà essere Nathan Cristopher Summers, il figlio perduto di Ciclope), personaggio simbolo degli anni ’90 al pari dell’altra creazione celebre di Liefeld, Deadpool, prese sotto la sua ala i Nuovi Mutanti, trasformandoli in poco tempo in un gruppo paramilitare chiamato X-Force. La testata omonima, che debuttò nel 1991 segnando un record di vendite, incarnava nel bene e nel male gli stereotipi più tamarri del periodo. Cable, un tizio armato fino ai denti con fucili più grandi di lui e un set di tasche per tutti gli usi che ne corredava l’uniforme, stravolse la formazione del gruppo aggiungendo membri ritenuti più adatti al nuovo corso: gente come Domino, mercenaria sua vecchia fiamma, Warpath, il guerriero apache e Shatterstar, lo spadaccino proveniente da un’altra dimensione. Negli anni successivi il nome “X-Force” sarebbe stato assunto anche da altre squadre che poco avevano a che fare con quella di partenza; i membri del team originale, oltre a restare i preferiti dei lettori, mantennero un legame di amicizia che portò a svariati revival, l’ultimo dei quali è appena uscito per Panini Comics.

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La nuova serie di X-Force prende le mosse dai fatti narrati in Exterminaton, “evento” mutante con il quale lo sceneggiatore Ed Brisson ha risolto la vicenda legata alla presenza nel nostro presente dei cinque X-Men originali, prelevati incautamente dal passato da Hank McCoy, Bestia. Nei cinque numeri della miniserie, una versione più giovane di Cable, l’ex leader di X-Force, si adopera per rispedire i cinque mutanti nel passato, per salvaguardare il continuum spazio temporale messo a repentaglio dal loro arrivo nel presente. Nel farlo, “Kid Cable” arriva ad assassinare la sua controparte adulta, colpevole di essere venuto meno al suo compito di vigilare sulle anomalie temporali, scatenando le ire dei suoi vecchi compagni di squadra. Peccati del Passato, il primo arco narrativo presentato da Panini Comics in un volume brossurato, inizia proprio con la caccia a Kid Cable da parte della vecchia X-Force, riformatasi per l’occasione. Domino guida sul campo una formazione classica formata da Cannonball, Warpath, Shatterstar, Warpath e Meldown. La squadra segue le tracce della versione più giovane del loro leader deceduto fino in Transia, stato fittizio dell’Europa dell’Est, per vendicarsi dell’omicidio del loro amico. X-Force riuscirà ad incrociare la strada del giovane Cable, ma le due fazioni saranno costrette ad un’alleanza imprevista quando scopriranno che, in seguito ad un colpo di stato, la Transia ha abbandonato la politica di accoglienza verso i mutanti adottata fino a quel momento per organizzare dei veri e propri campi di sterminio. Il tutto organizzato, dietro le quinte, da un viaggiatore temporale vecchio avversario degli X-Men.

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X-Force - Peccati del Passato mantiene quello che promette: un ritorno alle atmosfere action anni ’90 che hanno fatto la storia del gruppo. Ed Brisson, uno degli architetti delle vicende mutanti degli ultimi anni, confeziona una storia avvincente che ha certamente nel ritorno dell’amata versione classica della squadra il suo piatto forte, ma che non si limita solamente a una nostalgica reunion. Lo sceneggiatore fa in tempo ad adombrare, dietro la situazione politica dell’immaginaria Transia, lo spettro dei rigurgiti d’intolleranza da cui è attraversato oggi il mondo, prima di lasciarsi andare ad un po’ di azione tamarra com’è nella tradizione del gruppo, che non ha certo la diplomazia tra le sue caratteristiche precipue. Alle matite Dylan Burnett, disegnatore della hit a sorpresa Cosmic Ghost Rider traduce con tavole dinamiche e frenetiche lo script dal ritmo indiavolato di Brisson. Spionaggio, fantascienza, viaggi nel tempo, il ritorno di un personaggio cult come Deathlok e un cliffhanger finale che mette in scena la riapparizione delle nemesi classica del gruppo rendono questo nuovo corso della Forza X una lettura da non perdere per tutti i fan delle saghe mutanti e non solo.

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Aumento dei prezzi, la risposta di Panini Comics

  • Pubblicato in News

Come noto, da gennaio 2020 Panini Comics aumentarà i prezzi dei propri spillati. La notizia ha iniziato a circolare dopo la diffusione del catalogo Anteprima di questo mese, ma da parte dell'editore non c'era stato alcuna comunicazione. Al di là dell'aumento dei prezzi, i lettori hanno criticato fortemente sui social il silenzio della Panini che si è interrotto poco fa con un lungo post pubblicato su Facebook a firma di Marco M. Lupoi, Alex Bertani e dell'intera redazione.

Potete leggere il messaggio integrale qui di seguito.

"A tutti i nostri lettori e le nostre lettrici,
nei giorni scorsi molti di voi ci hanno inviato messaggi sull’aumento dei prezzi di copertina di una parte delle nostre pubblicazioni, che decorrerà dal gennaio 2020, annunciato sulla nostra rivista Anteprima.

Ci teniamo ad anticiparvi alcune riflessioni che, come d’abitudine, avremmo condiviso in prossimità dell’aumento dei prezzi e che ci auguriamo facciano un po’ di chiarezza riguardo alle scelte che sono state fatte e, più in generale, sulle dinamiche di lavoro della nostra casa editrice.

Questo aumento dei prezzi è il punto di arrivo di un processo iniziato da un paio di anni e divenuto necessario a causa di condizioni che, nel corso del tempo, hanno reso sempre più difficile proporre pubblicazioni di fumetti inediti di importazione alle condizioni precedenti.
I temi sono di natura ovviamente economica, ma anche qualitativa ed etica.

L’impegno e gli investimenti sui nostri fumetti sono aumentati anno dopo anno, questo per garantire massima serietà nei confronti dei nostri fornitori e dei collaboratori che lavorano alle nostre pubblicazioni, assicurando a tutti compensi equi e cercando di mantenere nel contempo invariata la qualità di una proposta editoriale che supera ormai abbondantemente il migliaio di pubblicazioni ogni anno.

Questo complesso equilibrio tra i costi sostenuti (materiali, collaboratori, fornitori, e altri fattori non visibili esternamente) e la volontà di pubblicare solo prodotti di grande qualità era ormai difficile da garantire.

Panini si è impegnata infatti nell’adottare una politica e una condotta anno dopo anno più ecosostenibile, non solo nei fumetti ma in tutti i prodotti editoriali che l’Azienda produce e sviluppa, utilizzando materiali e fornitori sempre più green, sottoponendo le proprie pubblicazioni a costosi e rigorosi controlli di sicurezza su lavorazioni e materie prime utilizzate e mantenendo al contempo sempre alta la qualità dei prodotti stessi. Nello specifico, gli albi spillati che vedranno la luce a partire da inizio 2020 avranno una carta interni e copertina di maggior peso e qualità, certificata FSC, e colori più nitidi grazie a tecniche di stampa sempre più performanti che valorizzeranno ancora di più gli albi e i volumi ma, soprattutto, le librerie dei collezionisti, offrendo una sempre maggiore attenzione all’ambiente e una migliore esperienza di lettura.

L’aumento di prezzi va a toccare nello specifico i monografici spillati più che i volumi (siano riedizioni o inediti), che continueranno ad avere un “costo per storia” estremamente conveniente. Il parco di pubblicazioni Panini Comics è infatti ricco di riedizioni, raccolte in volume (come gli Omnibus), ed edizioni di pregio per venire incontro a ogni tipo di lettore, che siano collezionisti di lunga data, lettori occasionali o nuovi lettori.
Gli spillati sono il cuore dell’offerta Panini Comics, ma anche la parte più onerosa della nostra produzione. Detto questo, il prezzo al pubblico dei nuovi spillati Panini Comics Marvel rimane comunque decisamente inferiore rispetto alle controparti cartacee e digitali statunitensi, a fronte peraltro di un prodotto stampato di qualità premium, che ha caratteristiche di carta e stampa immensamente superiori. Vale anche ricordare che quasi tutte le pubblicazioni supereroistiche degli altri paesi europei sono ormai da anni già allineate a questi standard.

Immaginiamo che queste poche righe non possano del tutto fugare il vostro disappunto, ed è per questo che il nostro impegno quotidiano continuerà a essere diretto a darvi una qualità di prodotto sempre migliore, con nuove proposte, nuovi titoli, le nuove tipologie di carta di interni e copertina di cui abbiamo detto e anche una serie di novità editoriali che – ve lo assicuriamo – vi lasceranno letteralmente a bocca spalancata.

Continuate a seguirci, the best is yet to come (as usual)

Marco M. Lupoi, Alex Bertani, e la redazione Panini Comics"

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Marvel Knights – Il ritorno dei Cavalieri Marvel, recensione: una celebrazione per i 20 anni della storica etichetta

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Matt Murdock inginocchiato e in lacrime sulla tomba di Karen Page: la scena di apertura di Marvel Knights: il Ritorno dei Cavalieri Marvel, la miniserie in sei parti che la Casa delle Idee ha pubblicato l'anno scorso per celebrare il ventennale dell'omonima etichetta, raccolta da Panini Comics in un cartonato distribuito lo scorso settembre tramite Panini Direct, circuito dedicato solo alle fumetterie e al sito ufficiale, ci riporta direttamente al 1998, a quel Guardian Devil di Kevin Smith e Joe Quesada che era al tempo stesso la storia più bella e il miglior compendio dell'idea che stava alla base della divisione Marvel Knights.

Sulla scia del successo ottenuto  -nonostante diversi problemi sorti lungo il cammino - dall'operazione Heroes Reborn, che aveva visto il rilancio di alcune delle serie classiche della casa editrice da parte degli studi creativi delle superstar Jim Lee e Rob Liefeld, la Marvel decise di riservare lo stesso trattamento ad alcuni suoi personaggi minori (e in grave crisi di vendita), creando un'etichetta dal nome evocativo - Marvel Knights appunto- e affidandone la gestione a Joe Queseda e Jimmy Palmiotti.
I due avevano creato nel 1994 la Event Comics, un marchio indipendente che aveva pubblicato le loro creazioni principali: Ash, un supereroe pompiere e Painkiller Jane, una poliziotta che guarisce in fretta, le cui avventure sono state raccontate anche in una serie tv. Oltre che per le loro abilità di fumettisti- disegnatore Quesada, inchiostratore Palmiotti ed entrambi sceneggiatori in alcuni casi - gli artisti si erano fatti notare anche per i loro buoni rapporti con creativi provenienti dal mondo del cinema e per la linea editoriale innovativa che avevano in mente. Invece di puntare, come i loro predecessori della Image Comics, su disegni ipertrofici in una cornice tradizionale (la riscrittura in chiave moderna delle origini degli eroi classici), Quesada e Palmiotti si concentrarono sulle storie, che presentavano temi e linguaggi più adatti agli adulti che ai ragazzi, e sugli autori, provenienti da altri settori e quindi più capaci di giocare con tecniche espressive dal taglio moderno. Queste intuizioni resero la linea Marvel Knights una sorta di Vertigo della Marvel e portarono quella ventata d'aria fresca di cui c'era bisogno per sollevare le vendite.
Titoli come Daredevil di Kevin Smith e Joe Quesada, Black Panther di Christopher Priest e Mark Texeira, Inhumans d Paul Jenkins e Jae Lee, e persino The Punisher di Christopher Gold, Tom Sniegoski e Barnie Wrightson - il meno fortunato dei primi titoli lanciati nel '98 - furono, col senno di poi, l'inizio di una vera e propria rivoluzione in casa Marvel, e la bontà del lavoro di Quesada e Palmiotti fu testimoniata dal trasferimento del loro stile in tutto il parco testate dell’editore e, soprattutto, con l'approdo dello stesso Quesada al ruolo di Editor in Chief della Casa delle Idee.

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A dare sostanza alla saga celebrativa del ventennale viene chiamato lo scrittore del momento, Donny Cates (Thanos, Cosmic Ghost Rider, Venom), che coordina l'operazione e scrive personalmente due capitoli. Con l'aiuto degli sceneggiatori Matthew Rosenberg (Phoenix Resurrection, Uncanny X-Men), Tini Howard (Thanos, Age of Conan: Bélit) e Vita Ayala (Batgirl, Age of X-Man: Prisoner X), lo scrittore texano presenta un mondo senza supereroi e criminali, in cui il nostro Matt Murdock capisce che qualcosa non va proprio piangendo sulla tomba del suo amore, quando incontra uno strano poliziotto di nome Frank Castle che gli racconta una storia ancora più strana: entrambi sarebbero due supereroi, chiamati Daredevil e Punisher, ed entrambi avrebbero dimenticato la propria vita passata per motivi misteriosi.
Parte così il lungo cammino parallelo dei due Cavalieri (con l'aiuto di un Bruce Banner in una insolita veste di mentore inconsapevole) che li porterà con metodi e tempi diversi a svegliare quelli che considerano i loro compagni, T'challa ed Elektra, e a svelare il complotto dietro al mondo senza eroi e senza criminali che, intanto, proprio come i loro antagonisti, riacquistano a poco a poco coscienza di sé.

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La nuova generazione di autori concepisce per i Marvel Knights una storia originale che un po' sorprende, un po' celebra il passato e un po' getta le basi per futuri possibili scenari, non solo per gli eroi urbani e minori, ma per tutto il pantheon di personaggi della Casa delle Idee.
Nascosti all'interno di un giallo divertente e ben costruito, si trovano alcuni spunti davvero interessanti, che riguardano le versioni alternative degli eroi classici: per una volta il destino del mondo non è nelle mani di Capitan America, Iron Man, Falcon, Scarlet (per non parlare di Loki!) anche perché la loro versione priva di memoria ha ben pochi tratti eroici, sommersa com'è dalla propria carica di normalità. Tuttavia questa rappresentazione stuzzica non poco la fantasia, pone al centro della scena i veri protagonisti, gli eroi urbani, e nasconde fra le righe l'intento - forse il sogno nascosto - degli autori: trasportare di nuovo, come fosse una seconda ondata, le tematiche e le atmosfere dell'etichetta Marvel Knights al resto del parco testate della Marvel.
Con i loro easter egg, le nuove leve sembrano davvero voler lanciare la sfida per la prossima era di storie, mettendo sul piatto una serie di rappresentazioni moderne, adulte, a volte al limite del disperato, comunque molto suggestive, tanto da far sperare che la Marvel raccolga il guanto dando loro l'opportunità di svilupparle. L’intreccio del racconto, infine, sospeso tra presente e passato e teso a risolvere il mistero della cancellazione degli eroi, si sviluppa attraverso la soggettiva di tutti i Cavalieri Marvel, protagonisti ciascuno del proprio episodio e scorre veloce fino al lieto fine celebrativo in un susseguirsi di colpi di scena.

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I disegni sono affidati ad un team eterogeneo di autori, tra cui Travel Foreman (Ultimates 2, Immortal Iron Fist), Niko Henrichon (Pride of Baghdad, Meet the Skrulls), Damian Couceiro (X-Force, Planet of Apes), Joshua Cassara (Secret Empire, Falcon) e Kim Jacinto (Indestructible Hulk, Uncanny Inhumans). Gli artisti paiono a proprio agio inscenando i toni noir richiesti dalla trama e cercano di rifarsi fino in fondo al realismo che traspariva nei lavori del 1998: troviamo così uniformi rielaborate per essere adatte più a giustizieri da strada che a supereroi (quella di Black Panther è la più sorprendente), sequenze di lotta degne dei migliori film sulle arti marziali e ambientazioni prevalentemente notturne e urbane, esaltate da un ottima colorazione. Non vengono raggiunte le vette degli illustri predecessori, (Quesada e Texeira erano inarrivabili), ma la prova fornita è sicuramente interessante.

Se da questa celebrazione nascerà un nuovo ciclo di storie per la Casa delle Idee, come quello che prese vita nel 1998, non è dato saperlo e ad oggi nessun segnale dai piani alti della Marvel sembra dare speranze in questo senso. Marvel Knights: Il Ritorno dei Cavalieri Marvel resta comunque una lettura molto stuzzicante, capace di soddisfare sia i nostalgici sia le nuove leve.

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