Oltre a quella con Brian K. Vaughan, Marcos Martín e Niko Henrichon – di cui abbiamo recentemente pubblicato un dettagliato resoconto – sempre grazie a Bao Publishing, nell’ultima edizione di Lucca Comics & Games abbiamo avuto la possibilità di partecipare a una seconda round table, con Bilquis Evely (insignita quest’anno del prestigioso Premio Eisner come miglior disegnatrice per la miniserie Helen di Wyndhorn della Dark Horse, tradotta in italiano e presentata nella manifestazione toscana proprio dall’editore milanese) e con il suo colorista – e compagno di vita - Matheus Lopes.
La discussione si è subito focalizzata sulle opere più recenti dell’artista brasiliana, non solo Helen di Wyndhorn, ma anche - e inevitabilmente - Supergirl: la donna del domani, su cui si baserà il prossimo film dei DC Studios e riguardo la quale la Evely non ha nascosto alcuni timori iniziali: alla domanda se fosse in difficoltà nel ritrarre i cavalli (una debolezza di molti cartoonist) ha, infatti, risposto che in realtà era preoccupata di non saper disegnare i cani, con il rischio di non riuscire a rappresentare al meglio Krypto e, per questo, deludere i fan del personaggio.
A proposito della pellicola vera e propria, invece, sia lei che Lopes, sebbene non abbiano ancora visto nulla di quello che è stato girato, si sono detti molto fiduciosi della qualità del prodotto finale.
Su Helen di Wyndhorn, la Evely ha rivelato che il progetto è nato verso la conclusione di Supergirl, dato che Tom King - autore dei testi di entrambe le miniserie – entusiasta del suo lavoro, non ha perso tempo a chiederle di collaborare di nuovo con lui. L’artista sudamericana, però, ha subito chiarito di non voler tornare immediatamente ai supereroi, ritenendo più stimolante creare una serie propria e, soprattutto, di ambientazione fantasy (sua autentica passione). King ha accettato la proposta e, senza fornirle alcuna idea di trama, le ha lasciato carta bianca riguardo la ricerca iconografica. La Evely si è, dunque, impegnata a trovare immagini di abiti ed edifici degli anni Trenta del secolo scorso (epoca dove le sarebbe piaciuto che la storia venisse situata) e dopo averle consegnate allo scrittore americano, ha ricevuto in un tempo brevissimo – e con suo grande stupore - una sceneggiatura completa, con ogni caratteristica da lei desiderata. Oltretutto, King non le ha imposto alcuna deadline, pertanto ha potuto lavorare in assoluta tranquillità e nel modo migliore possibile. Cosa che non è avvenuta con Supergirl, in cui il rigido rispetto delle scadenze ha parzialmente pregiudicato la qualità dei suoi disegni e – ha ammesso Lopes – pure della colorazione. Tuttavia, la Evely – molto simpaticamente – ha raccontato che, essendosi presa intere settimane per arrivare al risultato che aveva in mente (ci sono voluti circa tre anni per terminare la miniserie), King a un certo punto l’ha contattata per capire se ci fossero dei problemi, preoccupato che non avesse visto ancora nessuna tavola finita.

Nei confronti dello scrittore statunitense i due autori si sono espressi in maniera particolarmente positiva, descrivendolo come una persona squisita, che non fa mai pesare la propria fama. Non escludono, quindi, un ritorno al personaggio di Helen in futuro.
La Evely ha, infine, parlato dei suoi riferimenti artistici, dicendo di essere stata inizialmente molto attratta dai disegni di Alex Raymond per Flash Gordon, per poi rimanere ammaliata da Moebius e dai tanti illustratori, spesso anonimi, dei suoi amati romanzi fantasy, tipo quelli appartenenti a Le cronache di Narnia di C. S. Lewis (che ha letto con avidità quando era più giovane). Ha inoltre ammesso che sul suo stile ha avuto una certa influenza pure il character design dei videogame di The Legend of Zelda.
Anche Lopes ha elencato i suoi modelli ispiratori, citando innanzitutto il connazionale Rod Reis e il grande Dave Stewart, ma affermando che ora guarda maggiormente ad artisti universali come Monet e Van Gogh.
Di seguito le nostre due domande, entrambe per la Evely:
Sia in Supergirl: la donna del domani che in Helen di Wyndhorn, hai avuto come sceneggiatore Tom King. Hai notato, da parte sua, un approccio diverso alle due opere?
Evely: Se parliamo dello stile di scrittura o del grado di autonomia concesso al disegnatore, non ho riscontrato nessuna differenza significativa. Le richieste di Tom sono minime e poco vincolanti, in modo che l’artista possa esprimersi liberamente. Devo ammettere, però, che nel caso di Supergirl, la sceneggiatura era molto più dettagliata e sembrava rispondere a una precisa metodologia, che presumo venga adottata per tutti i character di proprietà della DC.
Avendo vinto il premio Eisner, con ogni probabilità il numero di proposte di collaborazione che riceverai aumenterà considerevolmente. Hai già deciso se dedicarti solo a progetti personali tipo, appunto, Helen di Wyndhorn o esiste l’eventualità che tu possa accettare un nuovo lavoro su commissione?
Evely: In realtà non ho ancora fatto piani per l’immediato futuro. Realizzare Helen di Wyndhorn è stato molto appagante, ma allo stesso tempo notevolmente faticoso, per cui ho scelto di prendermi una pausa dai fumetti. A ogni modo, trovo sicuramente più divertente impegnarmi con personaggi che non appartengono alle grandi corporation.