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Gianluca Vici

Gianluca Vici

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Aliens Grandi Maestri 1, recensione: le storie classiche dei grandi artisti

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Nello spazio nessuno può sentirti urlare.

In questo 2019 compie gli anni - quaranta per l'esattezza - Alien, e mentre ci apprestiamo a festeggiare con gioia una delle più abominevoli e terrificanti creature che, per sempre ormai, hanno segnato il nostro immaginario horror e fantascientifico insieme, ripercorriamo per un momento la genesi della mostruosa creatura nata dalla mente dell'artista svizzero H.R. Giger e portata al successo planetario da Ridley Scott, prima di immergerci nel magnifico volume della Saldapress.

Tutto viene partorito, quasi come lo vediamo, da Giger per il suo volume di litografie Necronomicon IV, dove è già possibile incontrare questa creatura dalla spiccata ispirazione fallica che diverrà la base del nostro Xenomorfo. L'opera colpisce Scott che, su consiglio di Dan O'Bannon, assume l'artista con il compito di disegnare la terribile creatura aliena protagonista del film. Il resto è storia. Un successo enorme, battuto quell'anno al botteghino solo da Kramer contro Kramer per pochi milioni, un Oscar per i migliori effetti speciali, merito anche del nostro grandissimo Carlo Rambaldi e della sua testa di Alien animatronica, un Saturn Award e un premio Hugo più una serie di altri riconoscimenti e candidature.
Immancabili i sequel, tra i quali quel secondo episodio diretto da James Cameron che non solo espanderà l'universo narrativo, ma sarà a sua volta, e per motivi diversi, destinato a diventare un classico senza tempo che avrebbe finito per influenzare l'immaginario derivato dalle pellicole più dell'illustre predecessore.

Tra le tante declinazioni il fumetto riuscì a ritagliarsi un suo posto particolare nel cuore dei fan dello Xenomorfo. Partiti alla fine del 1987, se escludiamo le trasposizioni dei due film, la serie a fumetti di Aliens (si, da ora in poi con la esse finale, a dimostrazione di quanto peso abbia avuto il sequel) edita da Dark Horse catturò subito l'attenzione dei lettori. Non tutti grandi saghe, non sempre coerenti, con tentativi più o meno riusciti di continuare la storia, e comunque narrativamente più validi di quello che ci propose Hollywood in seguito sul grande schermo.
Le pubblicazioni, spesso divise in miniserie, riscossero un discreto successo e, anche se con cadenza altalenante, produssero alcuni piccoli gioielli che videro la luce anche in Italia nei primi anni '90 per i tipi dell'allora News Market.

Aliens Grandi Maestri 1

Saldapress propone ora una nuova linea di volumi intitolata Aliens Grandi Maestri nei quali vengono raccolte alcune delle migliori storie mai pubblicato sugli Xenomorfi, diventate nel tempo particolarmente amate dai lettori e scritte e disegnate da alcuni dei più grandi maestri del fumetto che si sono avvicendati nella pubblicazione.
Apre il primo volume la storia Alchimia, scritta da John Arcuri e disegnata da Richard Corben. Il tratto unico e riconoscibilissimo di Corben si sposa a meraviglia con l'avventura scritta da Arcuri dove deliri mistico-religiosi si mischiano all'orrore della "punizione" rappresentata dalla creatura in un crescendo di morti e personaggi grotteschi dove il nemico non è solo il mostro. Tra un mondo isolato e il solito equipaggio in astronave in cerca della nave precipitata sul pianeta, si intesse una storia claustrofobica e malata, delirante e cattiva che fa la gioia del miglior Corben e dei suoi orrori. Insomma, il miglior modo di aprire il volume.

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Sempre di Arcuri, ma sui disegni del bravissimo Paul Mendoza, Alieno è non solo un'espansione dell'universo narrativo di Aliens ma un gradevole ed inaspettato ribaltamento dei ruoli dell'alieno, questa volta rappresentato letteralmente da ogni personaggio che appare nel racconto. Anche qui la parabola dello Xonomorfo è occasione per trattare temi importanti, come la religione in Alchimia o la necessità di emergere nella propria comunità. Arcuri è particolarmente a suo agio nel mondo di Alien e le sue storie finiscono sempre per lasciare qualche pensiero al lettore, prova della grande qualità di molta della produzione a fumetti del franchise.

Earth Angel di John Byrne è invece un interessante omaggio ai B-Movies sugli ufo degli anni '50 e '60 in salsa di Xenomorfo e dischi volanti. L'orrore inaspettato dallo spazio si fa strada nella piccola comunità, la situazione precipita e intervengono i militari. Il nostro amato Xenomorfo fa bella figura di sé come mostro da Drive In e il colpo di scena finale strappa un sorriso, anche se a guardarlo oggi risulta un po' gratuito e buttato via.

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Linea di confine, per i testi di Darko Macan e i disegni di Tommy Lee Edwards, è forse da considerare un omaggio alla parabola del Vietnam del secondo Aliens di Cameron, qui con tanto di giungla fitta e terribile dove si nasconde la morte. Opera che forse personalmente avremmo scartato non certo per la qualità, alta e indiscussa, quanto per un concetto che in realtà avrebbe potuto svilupparsi lontano dalla storia breve. Più una suggestione che un pezzo di storia di Alien.

Sempre Mancan, per i disegni di Frank Teran, firma 45 secondi. Anche qui storia breve con plot twist finale telefonatissimo che gioca sulla suggestione dell'incubo e della paura. Dimenticabile.

Cacciatori di teste di Mike W. Barr per gli splendidi disegni di Gene Colan, che solo con i chiaro scuri delle sue magnifiche matite ci mostra il lato "lavorativo" della caccia allo Xenomorfo, è una storia che ha il grosso della sua forza più nei disegni che nella narrazione, mentre Razziatori del grande e flessibile Arcuri ci porta a sorridere di gusto con l'orrore attraverso la mano felicissima di Simon Bisley. Arcuri ha la capacità di saper adattare la sua sceneggiatura in funzione del disegnatore che la realizza. Bisley, come c'era da aspettarsi, ci offre immagini e inquadrature di rara bellezza e potenza, un senso di mondo alieno vivo e un gusto per il grottesco che rende alla perfezione il senso di commedia nera scritta da Arcuri. Il ribaltamento totale ma non scontato della situazione, la simpatica presa di coscienza che in quell'universo forse ci sono creature inconsapevoli di essere peggiori del peggior incubo.

Saldapress riapre la caccia allo Xenomorfo in grande stile mostrandoci quell'universo così amato dai fan perduto strada facendo dai film. Aspettiamo con trepidazione gli altri volumi della collana e speriamo che ci riportino le grandi saghe che hanno reso Alien, androidi e la Weyland Yutani Corp. dei nomi familiari del panorama fantascientifico moderno.

Le storie di Guerra di Garth Ennis 1: 1939-40: Spagna/Inghilterra, recensione

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Eccoci alla nuova ristampa, per i tipi di Saldapress, de Le Storie di Guerra di Garth Ennis. Chi vi scrive ha sempre subito il fascino delle storie, spesso sconosciute e incredibili, che dietro la Storia - quella con esse maiuscola - si nascondono e ci parlano di uomini o di oggetti divenuti leggenda quali gli Spitfire e i caccia Messerschmitt.
Proprio su questo genere di storie prende il via la collana mostrandoci gli eventi drammatici della Seconda Guerra Mondiale attraverso gli occhi di quelle persone che l'hanno combattuta, con fede cieca alcuni, per necessità altri. Intimamente odiata da tutti tranne che per qualche fanatico superiore lontano dalle prime linee. E con queste persone, spesso comuni cittadini, che si apre il volume.

Condor, per i testi di Garth Ennis e le matite di Carlos Ezquerra, è proprio quel genere di racconto dove i grandi eventi sono solamente il sottofondo delle tragedie personali di chi li vive.
Siamo in Spagna, un gruppo davvero mal assortito di contendenti, tra comunisti sognatori, fascisti anti-monarchici (e sognatori), piloti e soldati. Una lunga, lunghissima notte che li vede lì, stremati e perduti, nascosti nel cratere di una bomba aspettando che il caos là fuori cessi per non rischiare di alzare la testa e vedersela saltare in aria, magari da parte del fuoco amico.
Storie e motivazioni umane, lontane dalla retorica tuonante dei grandi leader europei che, disperatamente, tentavano di fermare l'avanzata di Adolf Hitler. Eppure eccolo lì con noi il pilota della Luftwaffe, indiscutibilmente un nazista, indiscutibilmente un aggressore, ma al tempo stesso uomo dalle origini umili, guerriero nobile che non infierisce sull'avversario e, fondamentalmente, uomo sfamato da quel Führer che ora gli permette di realizzare il sogno della sua vita, volare. Ed è questo il punto, nonostante sia facile sulle cartine delle grandi battaglie distinguere i "buoni" dai "cattivi", nella realtà le persone non sono così semplici da classificare. L'irlandese fascista è un pazzo criminale, il pilota un nobile guerriero ma anche un uomo che cassa la sua responsabilità dietro l'egoismo di aver ottenuto quello che vuole. Anche il compagno inglese, comunista combattente contro Franco, il più facile da appoggiare all'inizio, è un inglese razzista contro gli irlandesi e le sue motivazioni sono più nella sua testa che nella sua pancia.

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Questo è quello che tenta di fare Ennis, mostrarci gli uomini di quella guerra, essere umani in tutto e per tutto simili a noi. Ma pur sempre uomini di guerra, soldati se va bene, animali feroci spesso.
Dal canto suo, Ezquerra è sicuro nel suo stile ma perde con la colorazione: forse, un più marcato bianco e nero avrebbe reso maggiore giustizia all'artista. Ottime le caratterizzazioni dei protagonisti ma non tutti gradiranno il suo stile che tende, delle volte, ad esasperare alcuni tratti.

Purtroppo però c'è qualcosa che proprio non funziona e che rende Condor lontano dall'opera che poteva realmente essere. I dialoghi, che soffrono di eccessiva retrospettiva storica, sono spesso troppo lunghi là dove la vignetta risulta più che sufficiente a rendere la drammaticità di alcune situazioni. Anche l'incedere della lunga chiacchierata soffre di modi di parlare che non sfigurerebbero in un poliziesco ma che sembrano, in questa storia, i dialoghi di un tv movie di stampo bellico da prima serata.
Problema, questo dei dialoghi, che in parte è presente anche nella seconda storia del volume, Lo squadrone dei Vampiri, sempre di Ennis per le matite di Tomas Aira.

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Ci spostiamo in Inghilterra, tra gli assi del volo della RAF, impegnati a combattere con tutti i mezzi le incursioni della Luftwaffe. Una storia vera quella dello Squadrone dei Vampiri, come veri sono anche i protagonisti di Condor, che ci mette davanti al più classico manipolo di eroi improbabili, ubriaconi e violenti visti e rivisti decine di volte.
Ed è questo il punto con i racconti storici, a meno di non possedere interviste e chiacchierate con i diretti interessati, il lavoro dello sceneggiatore si realizza in quella zona grigia tra testo di storia e rapporti ufficiali del periodo. E, non disponendo quasi mai di diari e memorie personali, si intesse la trama in quella zona, delle volte maledettamente stretta. E di questo Lo Squadrone dei Vampiri ne soffre particolarmente. Anche qui troppe incertezze nei dialoghi, troppa consapevolezza storica che si avverte leggendo e che era ben lontana dalle teste di chi allora combatteva. E questo è un discorso che vale sempre, anche riguardo le guerre attuali.

La storia, che sembra volersi sviluppare come un colossal cinematografico spettacolare e ricco d'azione, frena a metà in eccessive lungaggini, troppe considerazioni per tratteggiare personaggi che sono sempre troppo occupati nell'azione per poterlo fare da sé. Situazioni personali che appaiono però slegate da tutto o che cercano di infilarcisi di forza.
A poco aiuta in questo caso la lucidità e la grande perizia storica di Ennis, il suo sereno e sconsolato tratteggiare di certi atteggiamenti, quali l'antisemitismo, oggi facilmente additabile ai tedeschi, ma che era diffuso, quasi normale, in tutti i paesi europei.
Un racconto, dunque, confuso e in questo la mano di Aira non aiuta a causa di un tratto spesso approssimato nei volti dove invece il comparto tecnico di mezzi e velivoli è una pura gioia.

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Il primo volume de Le Storie di Guerra è un'opera meritevole soprattutto per la precisione di luoghi, eventi e situazioni, per le concitate scene d'azione e i combattimenti aerei che, forse, da soli valgono il prezzo del biglietto. Tuttavia, Ennis poteva elevare queste storie a paradigma del fumetto bellico, ma le troppe macchinosità e le incertezze nel ritmo dei dialoghi le rendono una lettura poco più che piacevole, ricca di approfondimenti con qualche guizzo di grandezza.

Bugs Comics: le ultime novità editoriali in breve...

In occasione dell'intervista a Gianmarco Fumasoli di Bugs Comics, abbiamo letto le ultime novità editoriali proposte dalla casa editrice. Vi riportiamo, qui di seguito, una veloce impressione sui volumi Moftri, Bugs Cafè e Mostri 9, partendo proprio da quest'ultimo.

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Nuovo numero, nuova grafica, nuove rubriche e nuovi autori. La testata principe di Bugs Comics, Mostri, apre il numero nove all’insegna del rinnovamento, pur restando fedele al solco già tracciato che ne ha decretato il successo e l’attenzione dei lettori.
Otto storie a cavallo tra l’orrore e il mistero dove, oltre agli autori storici si affiancano anche nuovi nomi.
Filadoro e Casagrande aprono questo numero nove strizzando l’occhio agli amanti dell’arte e delle maledizioni con il racconto Attanasius Klatt. Dorian Grey ringrazia, ma anche la follia fa ciao ciao con la manina.
A seguire Mauro Falchetti con il suo Ex Machina, per le matite di Alessio Maruccia, grande e storico disegnatore di Bugs Comics, che ci mostrano come anche i più antichi e rispettati riti e le più onorevoli tradizioni devono piegarsi alle necessità dell’era moderna.
Prosegue la sfilza di orrori Il Migliore Amico dell’Uomo, dello stesso Fumasoli per i disegni di Mastrantuono e Ballo di Nozze, di Ferrara e Di Clemente.
La Famiglia Price di Fabiano e Cadonici, L’uomo nei Muri firmata da Fumasoli, Filadoro e Masellis e si conclude con gli orrori de La Vergine Impura di Loddo e Mariani e Myda’s Restaurant di Guglielmino e Tallarico, caldamente consigliata a tutti gli amanti dei reality culinari.
Questo numero nove conferma la piena maturità artistica dell’iniziativa editoriale di Bugs, già evidente dai primi numeri, sia per la perizia dei suoi autori sia per la piacevolezza del formato.
Interessantissimi i nuovi autori quali Mauro Falchetti, che confermano con le loro storie innovative l’anima ancora fresca e sperimentale della testata.
Colpisce subito di questo volume la copertina del grande Francesco Dossena dedicata alla storia di Filadoro e Casagrande, Attanasius Klatt. Magnifica opera, come sempre per Dossena, che occupa fino ai quarti di copertina.
Tante le rubriche che accompagnano la lettura del volume, tra le quali un’interessante intervista a Luigi Cozzi, leggendario regista di Starcrash, Scontri stellari oltre la terza dimensione e dell’Hercules con il mitico Lou “Hulk” Ferrigno.
Bugs Comics si conferma con questo numero come una delle più piacevoli e innovative giovani (giovanissima) case editrici del panorama italiano, capace con i suoi contenitori di soddisfare molti palati, sia per generi che per qualità, oltre che per varietà dell’offerta editoriale.

Proprio riguardo la varietà e la sperimentazione è il momento di parlare delle altre due testate che stanno accompagnando l’avventura di Bugs Comics: Moftri e Bugs Café.

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Moftri
di Adriana Farina, vede le celebri vignette apparse sui social raccolte in un bel volume, dove possiamo seguire le disavventure del gruppetto di mostriciattoli bambini (Moftri) alle prese con i tipici problemi della categoria. Il pensiero non può che andare a quella grande tradizione di strisce comiche a tema horror che tanto facevano ridere giocando con gli stereotipi del genere, riportando alla mente lo storico Zio Boris di Alfredo Castelli e disegnato da Carlo Peroni, pubblicato a suo tempo su Sturmtruppen.
Un prodotto fresco, spensierato e che sa strappare il sorriso come non succedeva da un po’.

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Discorso diverso va invece fatto su Bugs Café.
Le infinite situazioni, spesso involontariamente comiche, che si creano all’interno di una redazione, di fumetti in questo caso. Meccaniche e protagonisti che possono far ridere (e molto) chi in certi contesti ci lavora o sogna di lavorarci, appassionati lettori e addetti, ma che un pubblico più generalista potrebbe non apprezzare o comprendere in pieno, forse a causa di riferimenti e situazioni un po' troppo specifiche. La risata resta però assicurata per gli altri, bravissima l'autrice a rendere talune situazioni lavorative tirandone fuori il lato comico, dove spesso nella realtà probabilmente ci si vorrebbe sparare in testa.
Stesso formato di Moftri, testi e disegni di Helena Masellis, conferma la politica di Bugs Comics nel battere nuovi terreni con nuovi formati, un occhio attento ai social media e a chi i fumetti ama leggerli su carta, magari in un bel volume da tenere nella propria libreria.

Tirando le somme l’esperimento Bugs Comics è da promuovere a mani basse, dimostrando come sia ancora possibile nel panorama italiano, ritagliare spazio per nuove idee e nuovi prodotti.

Di Mostri e di Alieni: intervista a Gianmarco Fumasoli di Bugs Comics

Siamo andati ad intervistare Gianmarco Fumasoli, fondatore e direttore di Bugs Comics, la case editrice romana di Mostri, Alieni e Gangster.
Ancora giovane ma con una già consolidata proposta editoriale, la Bugs ha saputo attirare l'attenzione di pubblico e autori, sia per il formato che per la proposta editoriale.
Nata tra alcuni autori della defunta Splatter, ne ripropose i concetti in una chiave più attuale, cercando da subito uno standard qualitativo ed editoriale più alto.
Il contenitore di genere ebbe subito successo e presto venne affiancato da quello dedicato alla fantascienza, Alieni, stessa filosofia applicata al genere e oggi dalla nuova Gangster, dove il noir la fa da padrone.
Sempre presente alle fiere e con una spiccata attenzione ai social, la crescita è stata rapida e ha portato a nuove proposte e nuovi progetti appena pubblicati.
Dagli albori fino alle ultime novità in lavorazione, diamo uno sguardo esclusivo e curioso alle meccaniche della casa editrice. Qui trovate le ultime novità recensite per voi.

Gianmarco, perché Bugs Comics, cosa ti ha portato ad intraprendere l’avventura di una nuova casa editrice?

Il mio cuore ha sempre battuto per i fumetti e la scrittura. Una volta concluso il mio percorso scolastico nel mondo dei fumetti, iniziai a guardarmi attorno e a proporre il mio lavoro. Nel 2014 venne approvata una storia sulla rinata rivista Splatter e pensai che da quel momento potevo iniziare la mia nuova carriera di sceneggiatore. La storia sarebbe dovuta uscire sul numero 7, ma la casa editrice che produceva la rivista decise che avrebbe interrotto gli inediti al numero 6. In quel momento probabilmente raggiunsi la consapevolezza di voler fare fumetti per conto mio; organizzai un incontro con gli altri ragazzi che erano rimasti senza editore e che avevo imparato a conoscere nel corso dei mesi e nacque BUGS.

Immagino il panico in quel momento.

Beh si, forse ero forse quello più spaventato, ma non lo diedi a vedere perché la convinzione nel progetto superava la paura. Ricordo ancora che credere in BUGS mi spinse, per il nostro esordio editoriale in fiera, che avvenne a Lucca 2015, a prendere un intero stand solo per vendere il numero uno di Mostri.

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Il rapporto con i collaboratori...

Bugs è una squadra, che poi è uno dei motivi per cui molti autori si avvicinano a noi e al nostro modo di lavorare. Ognuno si impegna e diventa responsabile del suo lavoro. Se, per esempio, la soluzione di un disegnatore risulta più valida e funzionale di quella dello sceneggiatore, si adotta quella e si continua e quando si lavora in questo modo il risultato non può che essere ottimale; un lavoro di squadra.
Noi ci siamo strutturati subito come una casa editrice con una linea editoriale ben precisa.
Questo ci ha permesso di esporci sul mercato con un’ottica diversa rispetto ad una casa editrice tradizionale perché già sapevamo cosa avremmo fatto e dove ci saremmo trovati nei primi anni di attività editoriale. Inoltre avere chiari molti traguardi, ha permesso di concentrarci sul lavoro per raggiungerli creando una forte una sinergia di professionalità e capacità che all’occorrenza si sono anche sovrapposte, guidando e formando il modo di essere casa editrice.
Alla base di tutto però c’è la fiducia. Se mantieni le promesse che fai e t’impegni per farlo a costo di mettere in gioco tutto te stesso per l’obiettivo, allora ti troverai circondato da persone che faranno quello che fai tu. Non dimenticherò mai una frase di Helena Masellis che mi ha detto, un giorno che mi trovavo particolarmente in crisi: “hai messo insieme un team di persone che darebbero la vita”.
Questo è il punto. Quando un autore lavora ed è consapevole che dall’altra parte c’è un editore che sta mettendo in gioco tutto senza risparmiarsi perché gli obiettivi vengano raggiunti e nessuno venga preso in giro in un mondo dove, purtroppo, la correttezza non è all’ordine del giorno, allora impegna tutto se stesso e si diventa un sol uomo.
 
…e quello con i lettori.

Prima dei fumetti lavoravo nel settore informatico, social, comunicazioni e big data. Ho seguito dei corsi di aggiornamento, studiando e gestendo con estrema attenzione la nostra presenza sui social network puntando alla crescita e, soprattutto, al rapporto con i lettori. Per molto tempo ho gestito personalmente le pagine BUGS, anche se adesso c’è chi mi aiuta in questo.
Poter avere un rapporto diretto con i nostri lettori, ricevere i loro feedback, virtualmente e in fiera e sentire che quello che fai piace ed è sostenuto e apprezzato è importante; riuscire a farlo io in maniera più o meno diretta mi riempie di soddisfazioni.

Parlaci della nuova BUGS

Il passaggio da Associazione culturale a società era d’obbligo ormai. Stavamo crescendo e la maturità artistica doveva sposarsi con quella “aziendale”. L’entrata in campo di un partner, P&Co., per quello che è l’aspetto di consulenza strategica e controllo sui nostri processi ha permesso di avere una marcia in più per arrivare ad essere competitivi in un mercato difficilissimo come quello delle edicole al quale vogliamo affacciarci.

Mostri, i MoFtri, poi Alieni e la nuova nata di casa Bugs Comics, Gangster; per non parlare di BUGS Café. Ora la grande avventura nelle edicole.

Noi siamo nati con Mostri ed i lettori ci hanno sempre identificati come la casa editrice dell’horror. Nonostante questo noi siamo una casa editrice completa che sta strutturandosi e che si muove tra vari generi e tipologie di fumetto. Ecco il perché di Alieni, dove portiamo la nostra passione per la fantascienza e la nuova arrivata, Gangster, che esplora il noir e storie più realistiche. Per non parlare poi dei MoFtri per i più piccoli e di BUGS Café che rappresenta la vita del fumetto ai giorni nostri.
Il nostro cuore però continua a battere per l’horror e la nostra prima avventura in edicola non poteva che affrontare questo genere. Parlandone in giro ora che cominciamo a venire allo scoperto mi trovo di fronte alla paura negli occhi delle persone quando si rendono conto che andare in edicola vuol dire esporsi in un mercato dove i tuoi diretti competitor sono forti ed alcune testate rappresentano la sacralità del fumetto popolare ma al contempo credo ci sia spazio per il nuovo, specialmente oggi e credo che quando sei convinto di una cosa e vuoi andare in quella direzione, non devi fermarti.
Ci deve sempre essere la possibilità di percorrere nuove strade.

Si parla spesso della crisi delle edicole...

Si parla da anni della crisi delle edicole. Io credo, però, che il punto siano i numeri con cui si decide di supportare la forza e il coraggio di esporsi. Rischiare con i numeri giusti rispetto ai punti vendita rappresentati da un mercato specifico significa poter veramente dire se la vendita in edicola funziona o meno. Proporre tirature basse a fronte di un prezzo di copertina alto, in un canale che conta circa 26.000 punti vendita vuol dire non aver la possibilità di poter poi giudicarne il successo o meno.
Quando a novembre 2019 la Bugs Comics arriverà nelle edicole, lo farà con un numero congruo di copie, proprio per raggiungere tutti i potenziali lettori e per fare questo ci siamo imposti tre regole d’oro.
Realizzare un bel prodotto, che veda in noi i primi ad esserne soddisfatti e fieri, confezionarlo bene e far sapere alle persone che c’è, dando anche la possibilità di trovarlo.

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Come nasce Bugs Academy, l’idea di diventare anche accademia del fumetto?

Una delle nostre certezze, quando ci siamo formati, è stata la voglia di aiutare gli autori più giovani, che oggi hanno una vetrina enorme per esporsi, a non bruciarsi. Tutelarli e accompagnarli nella crescita è da sempre uno dei nostri obiettivi. Lo stesso Paolo Altibrandi, affiancando Giancarlo Caracuzzo, ha vestito i panni da editor quando i ragazzi non erano in grado di rispettare una gabbia.
L’obiettivo delle scuole di fumetto, oggi, è quello di formare autori. Il punto è che spesso manca quel collegamento tra scuola e mondo del lavoro.
Poter quindi mettere in piedi una realtà accademica che non solo vedesse come docenti autori che lavorano nel mondo del fumetto ma avesse come punto di partenza ed eventualmente di arrivo, una casa editrice, sembrava la scelta più saggia.
Così nasce Bugs Academy, non solo come formazione ma per permettere, una volta raggiunta la giusta maturità, di poter pubblicare ed avere un contatto diretto con il mondo del lavoro all’interno di una casa editrice. Un percorso di formazione e inserimento quindi che in qualche modo spinge i giovani autori a impegnarsi di più avendo un obiettivo ben chiaro e definito in testa: l’ingresso in una realtà editoriale.

Gianmarco, grazie per questa bella chiacchierata e restiamo in attesa di leggere i nuovi fumetti targati Bugs Comics.

Grazie a voi dello spazio che ci dedicate.

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