Menu

 

 

 

 

Leonardo Cantone

Leonardo Cantone

URL del sito web:

Senza sangue, recensione: il racconto di Baricco nella nuova versione di Faraci e Ripoli

senza-sangue

La vita di ognuno è complessa, articolata, idiosincratica. L’identità di ognuno è la summa di eventi e sensazioni passate che si sono stratificate, insieme all’interpretazione che ne si è dati.
Senza Sangue, romanzo di Alessandro Baricco, parte proprio da questo semplice, quanto determinante concetto. E, ovviamente, lo fa anche l’adattamento omonimo realizzato da Tito Faraci ai testi e Francesco Ripoli ai disegni.

Nina è poco più che ragazzina quando il padre la fa nascondere in un piccolo ripostiglio sotto le assi del pavimento della loro casa, costruita in mezzo alle campagne desertiche spagnole. Tre uomini stanno arrivando da loro, vogliono qualcosa dal padre: la vita di quest’ultimo. Nel dolore familiare al termine di una (non precisata) guerra, inizia la “nuova” vita di Nina.
Senza Sangue, dunque, esplora le traiettorie che si innescano quando le scelte degli individui determinano non solo gli eventi, ma la costruzione identitaria delle persone. Vendetta, odio, redenzione, perdono hanno bisogno di tempo, spesso anni, per poterli gestire. Spesso il passato diventa lo spauracchio del presente e, ancora più spesso, non si scende a patti con lo stesso. Il confronto con ciò che ci ha costruiti attende sopito per anni e, spesso, ci si ritrova a scoprire che quel passato è sempre stato lì ad aspettare. Nina sembra essere il fulcro di tale riflessione, quantomeno ne è l’elemento narrativo portante, ma tutti i personaggi, in qualche maniera, devono confrontarsi con le proprie scelte e con quelle degli altri.

sensa-sangue-1

Tito Faraci realizza un fedele adattamento all’opera originale di Baricco, non solo ne coglie perfettamente il senso narrativo, ma anche la sensazione di attesa perenne di un qualcosa che accade. Gli eventi adattati da Faraci, quando si risolvono, ne generano di nuovi e pongono il lettore nello stato di apprensione verso ciò che accadrà, ciò che può succedere. E che, spesso, disattende le aspettative. Il nostro immaginario è infarcito di revenge story che si dipanano nel tempo e siamo abituati a una più o meno imbastita consecutio degli eventi. Baricco e Faraci, invece riescono a sorprendere, specie nel finale: il passato è sempre vivo.
Alcune battute originali vengono recuperate con fedeltà, mentre di altre Faraci ne atomizza il valore narrativo e contenutistico, dislocandolo tra le vignette. I monologhi vengono frammentati e giustapposti alle vignette proprio a costruire quel senso di attesa sopracitato.

sensa-sangue-2

I disegni di Francesco Ripoli si adattano all’atmosfera cupa e tesa. Tratti nervosi, sporchi, colori spenti: il racconto dichiara subito il proprio mood estetico con vignette dense, materiche, ricche di segni, quasi a voler sottolineare le forme. Primi piani e mezzi busti sono un ritorno continuo nella narrazione: gli autori obbligano il lettore a guardare i personaggi negli occhi, ad entrare nella soggettiva dei loro interlocutori. A rispondere delle proprie scelte.
Il fumetto, difatti, a differenza del romanzo di Baricco, sfrutta con grande efficacia il silenzio. Il silenzio, però, inteso come assenza di parole. Il disegno di Ripoli ci lascia intendere costantemente un sottofondo sonoro che diventa ancor più necessario e si palesa maggiormente - nonostante la quasi totale assenza di onomatopee - quando i personaggi non parlano.

sensa-sangue-3

Feltrinelli Comics riporta in libreria, con uno spesso brossurato, il lavoro di Faraci e Ripoli in una veste colorata rispetto alla precedente edizione in bianco e nero targata Edizioni BD. È un ottimo modo per dare interpretazione nuova e nuova vita all’adattamento da Baricco.
Senza sangue è un racconto costruito su sensazioni, momenti intimi e corali, emozioni che nel loro accostarsi ricostruiscono la vita dei personaggi. Sicuramente, la vita di Nina e degli altri è stata una vita in salita, ma diventa un pretesto narrativo per poter lasciare il lettore a riflettere sulle proprie contraddizioni, sulle proprie idiosincrasie legate al passato che lo ha formato.

L’arte della guerra, recensione: raccontare un saggio

71HTzxL3nSL

L’arte della Guerra, anche per il solo “sentito dire” o per il fatto di essere spesso citato in altri media, è un saggio secolare riconoscibile. Si sa che nell’opera scritta dal generale cinese Sunzi circa seicento anni prima dell’anno 0, sono raccolte tattiche e consigli per poter affrontare, appunto, una guerra e spesso la conoscenza resta ferma al solo evocativo titolo che già in se racchiude il senso dell’opera. Il “manuale per strateghi” non è certo un’opera narrativa, il suo autore ha racchiuso tutto ciò che si deve sapere per affrontare una guerra: strategie, costi, manovre, e qualsiasi elemento un generale possa trovare nello scontro con l’esercito avversario.

arte-guerra-1

La casa editrice L’Ippocampo porta in Italia il volume illustrato da Pete Katz, che si rifà alla prima traduzione inglese di Lionel Giles del 1910. L’operazione di trasposizione mediale non era facile: tradurre un saggio antico in un medium narrativo come il fumetto. Pete Katz, sceglie, dunque una via intermedia. Ognuno dei tredici capitoli è, difatti, introdotto dal racconto di un maestro che legge l’opera di Sunzi al suo discepolo. Dopotutto, lo spirito primigenio dello scritto del generale cinese è proprio quello pedagogico, educativo, non solo di tecniche belligeranti.

arte-guerra-2

Grazie allo stratagemma narrativo del Maestro-Cantore che introduce l’argomento, Katz, ha così la libertà di illustrare il testo di Sunzi, dividendolo in comparti contenutistici per poterli applicare ad un layout narrativo. La narrazione, così, si divide tra dialoghi tra il maestro e l’allievo alla voce fuori campo del primo che legge il testo dell’opera. Come accennato, i diversi capitoli, lasciando inalterata la parte testuale, sono stati drammatizzati dal disegno che ha il compito di renderlo narrativo. Questa scelta “registica”, che sembra tenere separati i due comparti narrativi, trova, invece, un punto di incontro, quando, non sarà più il maestro a leggere il testo, ma l’allievo. La narrazione “storica” del saggio muta in quella contemporanea, descrivendo “in diretta” gli accadimenti contestuali ai due protagonisti, attraverso le parole dell’antico generale cinese.

arte-guerra-3

Dal punto di vista artistico, il lavoro di Katz si assesta su un disegno dalla linea chiara e dai colori vivaci che, specialmente in alcune splash-page, dichiara il proprio debito grafico verso le antiche illustrazioni cinesi, seppur con un tratto troppo rigido e scolastico.
Il cartonato edito da L’Ippocampo è di grande pregio. Anche la sola scelta tipografico-editoriale è di intelligente raffinatezza: la cerniera, difatti, è impreziosita da uno spago rosso che richiama con forza all’immagine di un libro antico. L’Arte della Guerra, racchiuso in un volume di grande fascino editoriale, crea dunque un’interessante ed inedita sinergia tra narrazione fumettistica e saggio manualistico, riuscendo nella difficile impresa.
Dopotutto, per citare Sunzi: “non riproporre i metodi che ti hanno fatto vincere, ma lascia che siano le circostanze a decidere i tuoi metodi”.

Simple & Madama in love, recensione: l’amore romantico è morto?

719iYAmWOqL

Lorenza Di Sepio ha abituato il lettore a leggere divertenti avventure legate all’amore, alla relazione di coppia e alla vita quotidiana di due persone che si amano ma non lo ha mai fatto con stucchevolezza zuccherosa, piuttosto con una comicità sottile improntata sulla verosimiglianza delle “scene” di vita di coppia. Per questa ragione è facile immedesimarsi con Simple & Madama.
Il duo Lorenza di Sepio e Marco Barretta si era già occupato del mondo divertente dei “capoccioni” disegnati con ironia con Procrastination. E dopo la riuscita parentesi fantasy di Daisy, eccoli ritornare con Simple & Madama in love.

SimpleMadama in Love Pagina 05

Ancora una volta il fulcro della narrazione è un qualcosa che chiunque abbia vissuto una relazione ha sperimentato sulla propria pelle. Una domanda, forse scomoda e a trabocchetto, ma che prima o poi verrà fatta: qual è la coppia più bella del mondo? Non c’è una riposta giusta e questo lo sperimenterà il povero Simple che, goffamente, ripesca nella letteratura e nel mito per dimostrare a un’incontentabile Madama quale sia la storia d’amore più bella vissuta da due amanti. Sotto il “microscopio” della coppia fumettistica passano Romeo & Giulietta, l’Iliade, i Promessi Sposi, Cime Tempestose, Star Wars e Game of Thrones.

SimpleMadama in Love Pagina 07

Il lavoro narrativo di Di Sepio e Barretta spazia con ironia tra letteratura, teatro, cinema e serialità televisiva, costruendo un divertente meltin-pot di riferimenti pluriculturali e transmediali. La lettura è, così, immediata per diverse fasce d’età e abbraccia i molteplici interessi che potrebbe avere un lettore. Dopotutto, ciò che gli autori realizzano è un grande omaggio alle icone culturali che chiunque ha incontrato nella vita. A scuola, tutti, abbiamo studiato i Promessi Sposi e, pur non conoscendo, magari, il mito di Orfeo e Euridice, sicuramente sappiamo dell’esistenza del Cavallo di Troia.
Non è, ovviamente, una mera sequela di citazione, quanto l’ironico capovolgimento del “mito” amoroso legato al racconto. Viviamo in un’epoca che ha mutato parte della sospensione dell’incredulità legata all’amore. L’ideale ottocentesco romantico non ci appartiene più, così come il concetto di amore assolutizzante. E, se da un parte può sembrare qualcosa di triste, di Sepio e Barretta lo attestano con ironia solo per capovolgerne il senso al termine del fumetto.

SimpleMadama in Love Pagina 08

Un gustoso racconto, dunque, citazionista e divertente, realizzato con un’ottima narrazione affidata a perfetti tratti caricaturali che esaltano il travestimento parodico dei capolavori letterari rielaborati in chiave Simple & Madama.

La guida del Tamarro, recensione: ironia e delicatezza per un domani peggiore

Manuale-tamarro-0

Il fumetto è uno dei medium più potenti e maggiormente puntuali nel tratteggiare la contemporaneità, velandola con una superficie di grande potenza espressiva.
La Guida del Tamarro, edito da Lavieri Edizioni non è un fumetto nella sua accezione più classica e sequenziale, è più una raccolta di vignette realizzate da Massimiliano Frezzato. Ma non cambia la premessa.

In un mondo come quello attuale, flagellato da cambiamenti climatici, a peggiore le cose sono gli analfabeti funzionali, i subculturali, gli egoici paladini del menefreghismo e del “prima io, poi gli altri”.
Quello che è uno specchio fin troppo triste (per non dire drammatico) dell’attuale società, diventa il pretesto per trattare con gustosa ironia le criticità in cui tutti noi viviamo. Il focus principale del volume sono i 30 disegni corredati di “consiglio pratico” in cui l’arte di Frezzato è immediatamente riconoscibile. Attraverso il suo stile “favolistico”, da fiaba per bambini, l’autore utilizza il fil rouge del Tamarro, protagonista di tutte le vignette.

Manuale-tamarro-1

Il Tamarro è l’individuo che incarna tutte le possibili sfaccettature dell’uomo individualista, emblema della superficialità, dell’arroganza e del sotterfugio ai danni degli altri. In 30 vignette, Frezzato condensa l’umanità più becera senza mai essere saccente, senza mai voler dare pseudo lezioni di vita. Al contrario, con la precisa scelte di parole che accompagnano le illustrazioni, l’autore fa parlare in prima persona il Tamarro che, così, dispensa i suoi consigli per una vita più felice. Dopotutto, preoccuparsi per il mondo che ci circonda, pensare alla maniera più costruttiva per affrontare le sfide dell’esistenza, sarebbe troppo faticoso. Meglio lasciare che il proprio opportunismo guidi le nostre azioni: minima fatica, massimo risultato.

Manuale-tamarro-2

Come già accennato, il disegno di Frezzato non cambia rispetto allo stile favolistico di altre sue opere. Ma ne La guida del Tamarro, assume connotati parodistici. L’intero volume gioca sul cortocircuito: tra stile e contenuto della raffigurazione, tra frase di accompagnamento ed etica del lettore. Il gioco ironico, dunque, si poggia proprio su questo scarto tra il messaggio veicolato e il suo veicolo.

Manuale-tamarro-3

Dopo la divertente lettura del volume, però non può che sopraggiungere una velata tristezza. Frezzato è così pungente nel comunicare la bruttura di una parte dell’umanità, che non si può terminare il volume senza una nota di amarezza. E, come in una inquietante legge del contrappasso, si è colti da egoica referenzialità, pensando di essere diversi dall’individualista personaggio del Tamarro, simbolo di una società malata a cui sentiamo di non appartenere, ma che nella quale siamo profondamente calati.

Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.