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Troppo non è mai abbastanza

Ulli è una ragazza austriaca di diciassette anni, e vuole sperimentarsi in un viaggio in Italia.
Insieme all’amica Edy intraprende un viaggio senza una meta precisa, senza avvisare i genitori, cercando di oltrepassare la frontiera in modo clandestino e senza un minimo di organizzazione: nessun cambio di vestiti, un sacco a pelo e qualche spicciolo raggranellato qua e là.
Non ha grande interesse per lo studio ed è affascinata dall’ambiente punk e, forse, non disdegna l’uso di droghe.

Siamo all’inizio degli anni ottanta e, per gli adolescenti di quel periodo, molte cose sono veramente da scoprire e comprendere, vivendole. Non esistono i cellulari, non c’è internet, non si comunica con i social-network; tutto passa attraverso il contatto diretto. E in questo viaggio Ulli ha la possibilità di conoscere tanta gente.
Il viaggio è sempre un’esperienza importante e può essere il banco di prova per capire chi siamo e cosa vogliamo diventare.
Il viaggio, insomma, è un percorso e per Ulli questa vacanza in Italia risulta essere lo spartiacque per la sua vita. Le esperienze di questo peregrinare per l’Italia la segneranno su diversi aspetti, le faranno capire alcune caratteristiche della propria persona e le daranno i parametri di riferimento per la costruzione di una sua esistenza da adulta.
Del resto l’adolescenza serve a questo: passare da una età “bambina” ad una “adulta”, soffrendo perché si desidera diventare grandi ma intuendo che la vita, quella da adulti, così tanto bella non è. È nell’adolescenza che si realizza che il percorso va verso un unica inesorabile destinazione e occorre fare delle scelte, anche dolorose, se si vuole avere un ruolo, qualunque esso sia, nella società adulta.

Ulli Lust racconta, nel volume Troppo non è mai abbastanza, una sua esperienza reale.
Il libro è dichiaratamente autobiografico e l’autrice non si risparmia nella presentazione, anche cruda, di ciò che era quando aveva diciassette anni. Lo fa con apparente ingenuità, come se a scrivere fosse proprio un adolescente, ma il racconto mostra come, invece, il narratore sia una persona adulta, in quanto i commenti che lo pervadono sono chiaramente filtrati da una elaborazione mentale successiva ai fatti.

Il titolo dice molto della storia, perché la protagonista, per seguire le persone che frequenta e incontra nel viaggio, si perde in un vortice che pare non avere fine.
La protagonista vive, in questo viaggio, delle esperienze sessuali che la segneranno.
È chiaro che queste esperienze non sono le prime, ma sono di una drammaticità inimmaginabile. Ulli si rende conto che il passaggio dalla fanciullezza all’età adulta passa anche dal sesso e dall’uso del suo corpo, sia per ciò che può farne lei, sia per ciò che può risvegliare negli altri (soprattutto negli uomini) e quindi come possono usarlo, a prescindere che lei lo desideri o meno.

E arriviamo al punto focale del volume.
Troppo non è mai abbastanza è, soprattutto, un atto di denuncia: l’elemento centrale del racconto è la violenza sessuale che possono subire le donne
Il maschio, nello specifico quello italiano (quello che da sempre è considerato il “latin-lover”), viene presentato, in alcuni casi anche graficamente, come un mostro che non ha rispetto della donna, a partire proprio dall’atto sessuale che, nell’evolversi della storia, viene normalmente presentato come semplice dimostrazione di potenza e potere nei confronti del sesso femminile.
Non tutte le esperienze sessuali avute in questo viaggio sono state negative, ma la sensazione che vive Ulli è quella di essere un oggetto, non una persona che può essere amata e rispettata come donna.

L’autrice usa una tecnica grafica molto serrata. Di norma le tavole sono a tre bande orizzontali con tre vignette l’una; l’uso eccezionale di vignette più grandi è funzionale nel dare maggiore respiro, e le pagine che invece presentano più disegni servono ad amplificare il senso di confusione che la protagonista sta vivendo, in modo che il lettore abbia una percezione più completa delle sensazioni di Ulli.
In alcuni passaggi, dove le battute dei protagonisti sono lasciate in inglese per offrire al lettore la differenza degli idiomi utilizzati, la lettura risulta un po’ lenta: a nostro avviso potevano essere tradotte inserendo una nota che chiarisse come, in quel momento, si stesse usando una lingua diversa.
I disegni sono semplici ma efficaci, con uno stile molto diretto, sicuramente adatti al tono della storia.
La sceneggiatura è altalenante in fatto di dinamicità, ma essendo una storia vera riteniamo corretto che presenti degli alti e dei bassi: lo sviluppo della vita reale non segue le regole dello spettacolo.

Si parla da tempo di “sex-offender”, e questo volume esce proprio in un periodo dove anche in Italia molte cose si stanno muovendo per cercare di comprendere il fenomeno, arginarlo, prevenirlo ed essere di aiuto, sia alle donne che hanno subito violenza, ma anche nei confronti degli uomini che capiscono di aver sbagliato e vogliono cambiare.
La lettura di questa opera di Ulli Lust può offrire una occasione, agli adulti e agli adolescenti che si avvicinano ora alle esperienze che li formeranno, di considerare il fenomeno della violenza sessuale che si può nascondere anche dietro delle facciate apparentemente pulite, per poterlo riconoscere e affrontare, sperando che di fatti come questi ne avvengano sempre meno e ci possa essere un vero rispetto sessuale fra uomo e donna.

Dati del volume

  • Editore: Coconino Press
  • Autori: testi e disegni: Ulli Lust
  • Formato: brossurato - 464 pagg. in bicromia
  • Prezzo: € 29,00
  • Voto della redazione: 7
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