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Gennaro Costanzo

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Addio a Tim Sale, artista di Batman: Il lungo Halloween e Spider-Man: Blu

Appena pochi giorni fa vi riportavamo la notizia che il noto disegnatore Tim Sale era ricoverato in ospedale per gravi problemi di salute. A darne il triste annuncio era l'amico e collega Jim Lee. Ora, l'account ufficiale di Twitter dell'artista ha riportato che Sale non ce l'ha fatta.

"È con una profonda tristezza che devo annunciare che Tim Sale è morto oggi. È morto con l'amore della sua vita accanto a lui e vi ama moltissimo", si legge nel post.

L'artista, nato a Ithaca (New York) nel 1956, aveva 66 anni. Le cause della sua morte non sono state rese note.

Sale, acclamato artista di opere quali Batman: Il lungo Halloween, Spider-Man: Blu, Daredevil: Yellow, Superman: Stagioni e tante altre, molte delle quali firmate dallo sceneggiatore Jeph Loeb, ha iniziato la sua carriera nel fumetto indipendente all'inizio degli anni '80, diventando famoso nell'industria mainstream a metà degli anni '90.
Nella gallery in basso trovate alcune suoi disegni.

La Redazione di Comicus saluta il grande Tim Sale con commozione, ringraziandolo per tutte le opere che ci ha regalato in questi anni.

Marvel Giant-Size Edition: Civil War, recensione: l'edizione definitiva del classico Marvel

civil war cover

È da poco disponibile per Panini Comics una nuova edizione di Civil War per la collana da libreria Marvel Giant-Size Edition. Uscita nel 2006 per Marvel Comics la saga è scritta da Mark Millar e disegnata da Steve McNiven ed è stata riadattata (almeno per il concept di base, in quanto poi la trama è differente) nel colossal Captain America: Civil War dei fratelli Joe e Anthony Russo e ha anche ricevuto un sequel fumettistico dal titolo Civil War II ad opera di Brian Michael Bendis e David Marquez.

Sicuramente, Civil War è oggi una delle storie più note e amate dell'intera epopea Marvel. La sua fortuna risiede principalmente nel concept di base, semplice e geniale che possiamo riassumere con lo slogan: “Tu da che parte stai?”. Nel fumetto di supereroi c’è sempre stato un dualismo buoni/cattivi, ma cosa accadrebbe se lo scontro mettesse eroi contro eroi? E questo non certo per un banale equivoco ma per motivazioni ideologiche e scelte irreversibili. Il pubblico è così costretto a prendere una posizione e l’immedesimazione può avvenire, mossa da affinità filosofiche o per banale simpatia, per un gruppo o per l’altro. Si crea, dunque, una sorta di interattività alla base che ha dato via a dibattiti e schieramenti fra i lettori.

E cosa meglio di una radicale scelta politica come soggetto divisorio: l'Atto di Registrazione.

civil war 1

La proposta di legge governativa (avanzata a grande richiesta popolare) per regolamentare l’attività superumana entra prepotentemente in vigore dopo che il criminale Nitro, attaccato dai New Warriors durante le riprese di un reality show, stermina centinaia di vite innocenti fra cui molti bambini.
A questo punto neanche il diplomatico Tony Stark può mettere un freno a quello che a lui sembra la naturale evoluzione del ruolo dei supereroi. Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, direbbe qualcuno, e responsabilità significa rendere conto dei propri poteri allo Stato, seguire un addestramento ed entrare a far parte di una forza militare riconosciuta.
Non tutti, però, sono d’accordo. Per Capitan America registrarsi significa violare la propria identità, limitare la libertà individuale. I supereroi operano laddove la legge, lo Stato, non arrivano, ma con gli eroi divenuti una forza militare, chi garantirà ciò? Avviene così uno scisma, con alcuni eroi che si rifiutano di aderire a tale legge, continuando la propria attività clandestinamente.

I punti di vista di Iron Man e Capitan America sono entrambi legittimi: è il lettore a prendere posizione, come accennavamo in precedenza. Non ci sono cattivi da sconfiggere ma solo uno scontro ideologico. Le loro posizioni rispettano inoltre due diverse concezioni dei supereroi, quella di Cap, più romantica e classica, che rimanda alla visione degli eroi prima del ciclone avvenuto fra gli anni ’80 e ’90, e quella di Tony Stark, più moderna, che rimanendo in ambito Marvel potremmo definire "Ultimate" per l’appunto (senza scomodare Alan Moore), ma che è anche figlia del clima politico post-11 settembre negli States.

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C’è da dire, comunque, che per quanto avvincente e riuscita, a conti fatti, Civil War non è certo perfetta in tutto e per tutto.
Innanzitutto, la miniserie principale scritta da Mark Millar è godibile a sé, ma non brilla in coesione narrativa, sembra più un montaggio delle scene migliori provenienti dall’evento complessivo. Il ritmo troppo veloce non consente all’autore di raccontare la vicenda con la giusta cadenza e il lettore, per incollare i vari pezzi del mosaico, è costretto a zig-zagare fra le varie testate collegate alla saga. Il che, volendo, potrebbe essere anche un punto di forza se visto come evento collettivo e coesivo di tutto l’Universo Marvel.

È sbagliato, inoltre, asserire che non ci siano cattivi. Gli sceneggiatori ce la mettono tutta per rendere la fazione di Tony Stark e Reed Richards odiosa, tramite azioni sleali e snaturando in varie occasioni i personaggi. A questo punto anche il lettore pro-registrazione non può non seguire la parabola di Peter Parker, figura emblematica dell’intera saga.
Anche la fazione di Cap ha le proprie colpe, certo. Non si capisce come mai un personaggio simbolo come lui non abbia intrapreso una via diversa, legale, per diffondere il proprio messaggio. Il suo mettersi in clandestinità avrebbe senso in una dittatura, non in un Paese democratico dove una legge può essere discussa opponendosi al governo, invece di optare per una via che non proponga nulla di costruttivo per cambiare lo stato delle cose. Ed il finale, in questo senso, è eloquente.
Il maggior fallimento si ha però nel mancato sviluppo di quelle premesse ideologiche che avrebbero posto il lettore di fronte ad una scelta etica e morale.
Ad ogni modo, è innegabile che Civil War resti ancora oggi una lettura affascinante e divertente, pur con tutte le pecche elencate.

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Dal punto di vista delle tavole, Steve McNiven fa un lavoro impeccabile donando epicità e spettacolarità al racconto scritto da Millar. Una regia cinematografica che punta su una gabbia sempre varia, tendenzialmente costruita con vignette orizzontali che conducono a un costante effetto "widescreen", e una segno dettagliato e realistico, che ben mette in mostra i volti e le espressioni dei protagonisti, sono le caratteristiche vincenti del suo operato. A completare il tutto, ci pensano i colori di Morry Hollowell, attentissimi a conferire volume alle matite di McNiven, o banalmente a riempire sapientemente gli sfondi lasciati vuoti per esigenza dal disegnatore.

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La domanda finale, considerando le numerose ristampe che Civil War ha avuto in Italia dalla sua uscita a oggi è: a chi è indirizzata questa nuova edizione dell'opera? Innanzitutto, a chi non l'ha mai letta e vuole farlo in quella che è una delle versioni migliori uscite finora. Per tutti gli altri, la consigliamo a chi vuole esporre un libro-oggetto che non sfiguri in libreria, grazie alla combo cartonato + splipcase, o a chi vuole godere fino in fondo delle tavole di McNiven, qui esaltate da una carta lucida di altissima qualità e dal formato oversize 20,5x31 cm.

Joe Quesada lascia la Marvel

Joe Quesada, disegnatore ma soprattutto uno dei più longevi dirigenti della storia della Marvel Comics, ex redattore capo, vicepresidente esecutivo e direttore creativo della Marvel Entertainment dal 2019, ha annunciato il suo addio alla Casa delle Idee a partire dal 1° giugno 2022.

Quesada ha rilasciato una dichiarazione pubblica sui suoi account sui social media parlando nel dettaglio del suo addio e ringraziando i suoi numerosi collaboratori per i loro anni di duro lavoro.

"Quando sono entrato per la prima volta nel mondo dei fumetti, il mio obiettivo era quello di creare personaggi, storie e universi miei. Poi, un giorno la Marvel mi ha fatto un’offerta che ha cambiato il corso della mia vita. (...) Dopo oltre due decenni (è davvero passato così tanto tempo?), è giunto il momento per me di andare avanti. Come potete immaginare, l'amore che ho per l’azienda, i suoi personaggi e tutti i miei colleghi è profondo, ma c'è un nuovo entusiasmante capitolo che sta per iniziare, quindi è il momento giusto.
Nell'agosto del 2000, la Marvel mi ha affidato le chiavi dell'Universo e da allora è stata il mio più grande sostenitore. Durante quel periodo, ho avuto la grande fortuna di stare sulle spalle di giganti, nessuno è stato più grande dei miei predecessori e mentori, il miglior team editoriale del settore, la mia famiglia di coworking e i creatori più talentuosi sulla terra che riponevano la loro fiducia in me, soprattutto all'inizio, quando sembrava che vendessi biglietti per il Titanic. (...) Grazie a tutti per aver condiviso i vostri talenti e riversato il vostro cuore e la vostra anima in ogni progetto. È stato un onore lavorare con voi e spero che riusciremo a fare tutto di nuovo", ha dichiarato Quesada.

L’artista, comunque, ha dichiarato che lo rivedremo presto collaborare con la Marvel, e qualcosa è già in arrivo entro fine anno. Intanto, Quesada lavorerà sui suoi progetti, incluso un corto che sta scrivendo e dirigendo.

Il primo lavoro Marvel di Quesada è arrivato nel 1991 con una storia nel fumetto umoristico What The–!? # 13, mentre il suo primo arco narrativo è stato su X-Factor #87-90. Nel 1998, l'artista è diventato capo redattore della linea Marvel Knight, che ha rilanciato vari eroi fra cui Daredevil di cui era il disegnatore. In seguito è diventato EIC dell'intera casa editrice e nel 2010 ha assunto il ruolo di direttore creativo della Marvel Comics, ruolo che ha mantenuto per molto tempo dopo aver passato il testimone come caporedattore ad Axel Alonso nel 2011.
Nel 2019, il presidente dei Marvel Studios Kevin Feige ha assunto il ruolo di chief creative officer di tutta la Marvel Entertainment, Marvel Comics inclusa, con Quesada che è passato al suo ruolo più recente di vicepresidente esecutivo e direttore creativo della Marvel Entertainment.

"In poche parole, Joe è uno dei creativi più influenti nei fumetti", ha dichiarato il presidente della Marvel Entertainment Dan Buckley. "Tutto quello che ha fatto, dalla disegno a matita alla progettazione, dal montaggio al brainstorming, è stato - e sarà sempre - ai massimi livelli. Negli ultimi 30 anni, mi sono considerato fortunato ad essere suo amico e collaboratore. E mentre Joe farà sempre parte della famiglia Marvel, dovremmo tutti aspettare con impazienza ciò che porterà nel mondo dopo".

"Come artista e narratore, Joe non è secondo a nessuno in ciò che ha realizzato nell'industria dei fumetti", ha aggiunto CB Cebulski, attuale EIC della Marvel Comics.

"Ci sono pochi che conoscono la Marvel Comics come Joe, e i suoi innumerevoli contributi hanno aiutato a creare personaggi e storie che non smetteranno mai di crescere ed evolversi", ha dichiarato Kevin Feige, presente e chief creative officer dei Marvel Studios. "Sono grato per la sua leadership creativa e collaborazione nel corso degli anni e gli auguro solo il meglio per il futuro".

Nessun altro, recensione: il ritorno al fumetto di R. Kikuo Johnson

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Spesso e volentieri si sente dire che per un artista la realizzazione di una seconda opera, soprattutto alla luce di un grande successo ottenuto al debutto sulle scene, sia una delle sfide più difficili. La paura del flop o del non essere all'altezza con il lavoro del proprio esordio, portano spesso al cosiddetto one-hit wonder.
Uno che di sicuro ha dovuto lottare con questa problematica è R. Kikuo Johnson. 15 sono difatti gli anni che separano il primo lavoro del fumettista da Nessun Altro, volume appena portato in Italia da Coconino Press, se si esclude infatti l'opera per bambini The Shark King.

Dopo il clamoroso successo di critica di Night Fisher - osannato da artisti del calibro di Craig Thompson (Blankets) - l'autore ha meditato a lungo sul suo nuovo graphic novel, scartando puntualmente tutte le idee. Si è quindi buttato letteralmente a capofitto nel mondo dell'illustrazione dove ha ottenuto sempre maggior riconoscimento, grazie soprattutto alle sue copertine per il New Yorker. Ma tanta attesa, ad ogni modo, non ha portato ad una storia epica - narrativamente parlando -, ad un setting super ricercato o ad un lavoro di ricerca storica estremamente dettagliato. Ma a un racconto intimo, piccolo e familiare.

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Al centro di Nessun Altro troviamo una famiglia disfunzionale che, dopo la morte del padre anziano, deve ritrovare il proprio equilibrio. L'uomo, malato da tempo, era accudito dalla figlia Charlene, a sua volta madre del piccolo Brandon. A loro si aggiunge Robbie, fratello della donna, musicista di ritorno dall'Australia, ignaro della morte del proprio genitore. Dopo la morte del padre, infatti, la donna si licenzia e inizia a studiare per i test di medicina in maniera ossessiva, chiudendosi al punto tale da trascurare completamente il figlio e da non avvertire nemmeno suo fratello.
L'uomo, tornato a casa, cerca a suo modo di raccogliere i pezzi della famiglia, provando a fare da guida al nipote e spronando la sorella, dovendo - contemporaneamente - trovare un punto di incontro tra il suo passato e il presente.

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Il tragico evento da cui parte il racconto di Johnson sembra sfiorare solo in superficie le persone coinvolte, ma in realtà rappresenta per loro una svolta importante. Quel padre diventato ormai quasi vestigiale nella sua esistenza, rappresentava in realtà un inaspettato collante per le vite dei suoi due figli.
Pur con i contrasti e le contraddizioni, l'uomo era per loro un punto fermo e, senza di lui, pienamente liberi, rischiano ora di andare alla deriva. Giunge dunque il momento di assumersi le proprie responsabilità e Johnson mette in scena questo piccolo dramma familiare caratterizzato da una costruzione lenta, con un intreccio lineare ma efficace nel definire il carattere dei personaggi.

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Nessun Altro è pubblicato da Coconino nel formato originale dell'opera, un cartonato orizzontale formato 22 x 17 cm in cui le tavole sono tendenzialmente costituite da 2 strisce generalmente regolari nella loro suddivisione e che concedono poche variazioni sul tema.
La carriera da illustratore, oltre a garantire a Johnson introiti maggiori rispetto a quella da fumettista, gli ha consentito di lavorare sul suo stile, non solo per catturare l'iconicità di un singolo momento ma per modellare la sua matita in una sintesi sempre più efficace. Basti guardare le tavole di Night Fisher e compararle a quelle di Nessun Altro: il tratto spesso e greve della china, le linee irregolari, i chiaro scuri molto netti, lasciano ora il posto a una tratto pulito, sottile e maggiormente regolare, a vignette rigide nella loro suddivisione e a un chiaroscuro più luminoso e delicato. Per intenderci, se prima potevamo avvicinare graficamente Johnson al sopracitato Thompson, ora siamo più dalle parti del collega illustratore Adrian Tomine.
Anche la scelta cromatica è interessante: la bicromia bianco/nero è sostituita dalla più fredda bianco/blu, come a sottolineare un distacco emotivo maggiore grazie a un colore freddo. Ci pensa, tuttavia, l'incursione dell’arancione a creare quella variazione emotiva necessaria.

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