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Su Linus di giugno un inedito firmato Andrea Pazienza e Giuseppe Palumbo

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Uscirà il prossimo 5 giugno in tutte le edicole il secondo numero di Linus sotto la direzione di Igort. Dopo la rivoluzione del mese precedente, che ha visto la rivista totalmente cambiata nella forma e nei contenuti, l'albo di giugno proseguirà l'opera di rinnovamento presentando un sommario molto vario. A farla da pradone, una sceneggiatura inedita di Andrea Pazienza disegnata da Giuseppe Palumbo. A Pazienza è dedicato anche il volume, ricco di tributi, e la cover di Paolo Bacilieri per ricordare i 30 anni dalla sua morte.

Di seguito trovate il sommario completo dell'albo.

"30 ANNI SENZA PAZIENZA

ZAMBONI * SCERBANENCO * FIOR * SPIEGELMAN * SCHULZ * PAZIENZA * BACILIERI * TOFFOLO * TUONO PETTINATO * PALUMBO * FEININGER * PASTIS * WATTERSON * NICOZ * SATTOUF * TRUDEAU * MARZOCCHI * TATSUMI * INTERDONATO * BINDI * SANTONI * MOCCIA * BRANCATO * SIST * FORNASIERO * BOCCIA ARTIERI * PICCININI * PEZZOTTA * CURTI

Il nuovo linus in edicola e libreria dal 5 giugno [120 pagine / 6,00 €].

Trent’anni fa, il 16 giugno del 1988, moriva Andrea Pazienza. A lui e alla sua eredità è dedicato questo numero di linus, a partire dalla copertina, dove campeggia un meraviglioso ritratto di Paz, disegnato da Paolo Bacilieri.
Di Pazienza riproponiamo una storia lirica e nuda del 1987, Sogno, certi che l’aspetto più delicato del grande Paz possa contagiarci tutti, ora che l’estate è alle porte. In questo numero, dunque, gli tributiamo un sentito omaggio con un contributo di Massimo Zamboni, chitarra del punk emiliano, che ci racconta la Bologna di quegli anni, culla di molte storie memorabili. Hanno inoltre sfoderato i loro pennelli alcuni tra i più grandi autori della scena contemporanea, da Davide Toffolo al già citato Paolo Bacilieri, passando per Tuono Pettinato e, grazie a un fortunoso ritrovamento – una sceneggiatura inedita, disegnata da Giuseppe Palumbo – oggi possiamo leggere Il mare d’inverno, storiella improvvisata durante una lezione alla scuola di fumetto Zio Feininger dove Pazienza insegnava (grazie a Nino Pellacani, campione di basket e al tempo studente della scuola). Ivan Carozzi ha invece scritto un’introduzione alle storie in tributo al genio di Andrea.
 
L’inedito letterario di questo numero è un’autentica gemma preziosa: un racconto del padre del giallo italiano, Giorgio Scerbanenco, con le illustrazione di Manuele Fior.
 
Salutiamo con molto orgoglio anche il ritorno di Art Spiegelman con le pagine scansionate direttamente dal suo block notes (è ben visibile la quadrettatura). Spiegelman disegna su un quaderno che si porta dietro come la coperta di Linus. È una modalità intima e privata che gli consente di meditare disegnando sull’origine stessa del fumetto. La sua essenza “comic”, come ci racconta nel bellissimo scritto introduttivo.

Poi, una primizia: le strisce de Il mondo di Niger di Leila Marzocchi, premiata all’ultimo festival di Lucca proprio per la saga edita da Coconino, un lavoro portato avanti per ben 10 anni. Conosciamo, da questo numero, la lumaca sonnambula, il compare, il sulfureo nonno e Gualtiero, lo scoiattolo Eugenio e tutta la famiglia di animaletti senzienti di questo mondo irresistibile.
E poi Toffolo, che continua il suo peregrinare sudamericano sulle piste dell’amata Cumbia con pagine curatissime e spassose che lo incoronano per sempre come degno rappresentante dell’Istituto Italiano di Cumbia.

Oltre agli immancabili Peanuts delle origini, ci sono anche Calvin & Hobbes di Bill Watterson. A grande richiesta torna Perle ai porci di Stephan Pastis, una delle strip più divertenti di sempre. Fanno il loro ingresso anche I quaderni di Esther di Riad Sattouf, autore prolifico che che si è fatto amare dai lettori di linus quanto Doonesbury di Garry B. Trudeau, che ci regala una storia memorabile e di grande attualità. E ritorna anche l’adorato Feininger, pioniere del fumetto e maestro del Bauhaus, con la sua classe immarcescibile.

Molte serie sono state confermate, anche se non le vedete ancora, e altre nuove sono in cantiere. Poi le rubriche, da questo numero tante. Veloci e, speriamo, intriganti. Vanni Santoni per i libri, Alberto Piccinini per la musica, Alberto Pezzotta con Angelo Curti per il cinema, Dario Moccia per i film d’animazione, Andrea Fornasiero per le serie tv.
E poi i contributi di Sergio Brancato su Bowie e la poetica della sparizione; Paolo Interdonato sul misterioso gnommero; Valerio Bindi con le sue cronache dal mondo sommerso, su freaks e sideshow; i fantastici Diari di Nicoz. Dalla wunderkammer di Enrico Sist salta invece fuori un personaggio davvero singolare, Howard Finster, mentre Giovanni Boccia Artieri racconta del nuovo fenomeno delle bambole reborn, di corpi post umani e di maternità consacrata all’iper-realtà.

L’ultima parte della rivista è dedicata invece a un pioniere del geki-ga, Yoshihiro Tatsumi, con una storia lunga del 1976, La donna di Yanagase, raccontata con lo stile laconico e misterioso che ha reso indimenticabile questo maestro del fumetto orientale.

E poi come scrive Igort nel suo editoriale: “Frattanto molti talenti giovani sono sui loro tavoli da disegno, e preparano piccole grandi storie per noi. Sono in arrivo su queste pagine. I fumetti ruoteranno, nella speranza di darvi una panoramica ampia sulla narrazione a quadretti. In ogni numero ci sarà una storia lunga, anche 20 pagine, e molte narrazioni brevi, a strisce o meno. Se non trovate la vostra serie amata non disperate, abbiamo aumentato le pagine ma non potevamo metterci proprio tutto, altrimenti avremmo fatto I Buddenbrook e non linus.
Ormai la rotta è tracciata. Riprendiamo la navigazione. Il mare, placido o in tempesta, non ci fa paura. Tooooot.”

linus è edito da La nave di Teseo – Baldini+Castoldi"
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Miracoli, la recensione: l'era cyberpunk del fumetto italiano

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Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, grazie soprattutto al traino fornito dal ritorno dei supereroi americani, si moltiplicano le iniziative editoriali a fumetti e nuove testate fanno continuamente capolino nelle edicole italiane. Capofila di questa rinascita è la perugina Star Comics, a cui si deve il merito di aver riportato i personaggi Marvel in Italia nel 1987 con il primo numero de L’Uomo Ragno, dopo il fallimento dell’Editoriale Corno all’inizio del decennio e il successivo, effimero tentativo della Labor Comics. Alla testata dedicata all’Arrampicamuri, baciata da un ottimo successo di vendite, fecero presto seguito collane dedicate a Fantastici Quattro, Capitan America & I Vendicatori e agli X-Men. La Star venne presto imitata da altri editori dell’epoca come Play Press e Comic Art, che acquisirono i diritti di altri personaggi dell’editore statunitense, ma i lettori ricordano ancora con affetto la cura e la qualità dei suoi redazionali, confezionati da un consolidato gruppo di lavoro che poteva vantare come punta di diamante Marco M. Lupoi, futuro direttore responsabile di Marvel Italia prima e Panini Comics dopo. Nel 1990, dopo aver cementato la propria posizione di leader nel settore del fumetto a stelle e strisce, la casa editrice di Bosco, Perugia, cominciò a pensare alla possibilità di pubblicare una collana che ospitasse materiale inedito, realizzato da alcuni nomi di spicco della scena fumettistica italiana dell’epoca. La nuova testata avrebbe ospitato storie di carattere fantascientifico, e più specificatamente legate al filone cyberpunk, nato ufficialmente nel 1983 grazie al racconto omonimo di Bruce Bethke, anche se il massimo esponente di questa corrente viene considerato William Gibson, autore del romanzo Neuromante, pubblicato l’anno successivo. Sottogenere della fantascienza, il cyberpunk ne condivide la fascinazione per il futuro, ma la declina come una distopia che vuole far riflettere il lettore sulle problematiche del presente: il racconto fantascientifico diventa così un’allegoria delle storture della società del nostro tempo. Corollari tipici di queste tematiche sono altri aspetti come la rivolta sociale e il fascino esercitato dalle nuove tecnologie: i computer usati da giovani hacker sono spesso al centro delle opere cyberpunk.

All’inizio degli anni ’90 questa corrente letteraria è ancora poco nota in Italia, in un momento in cui in molti uffici pubblici non sono ancora apparsi i pc e gli impiegati lavorano ancora con la carta e con la penna. La pubblicazione di una testata a fumetti d’impronta cyberpunk appare azzardata; ciò nonostante, la Star Comics dà luce verde alla pubblicazione della rivista, spillata e in bianco e nero, il cui primo numero esce nelle edicole nel gennaio 1991 con il titolo Cyborg – Lo Shock del Futuro. La collana è diretta dall’esperto di fantascienza Daniele Brolli, intorno al quale ruota un comitato di redazione formato da giovani ma già affermati artisti. Nomi come Davide Fabbri, Francesca Ghermandi, Onofrio Catacchio, Otto Gabos, Roberto Baldazzini, Marco Nizzoli, Davide Toffolo, Massimo Semerano e Giuseppe Palumbo. L’esperienza di Cyborg si chiude dopo soli 7 numeri per basse vendite, anche se conoscerà una seconda vita già l’anno successivo grazie alle edizioni Telemaco. Nonostante la sua durata effimera, la prima rivista a fumetti cyberpunk italiana lasciò il segno nella memoria degli appassionati e fa quindi piacere l’iniziativa delle Edizioni Inkiostro, che ha recentemente ristampato una delle storie più celebrate tra quelle ospitate dal periodico della Star, Miracoli di Massimo Semerano e Giuseppe Palumbo. All’epoca della prima pubblicazione i due autori avevano già accumulato significative esperienze: Semerano aveva collaborato con riviste come Tempi Supplementari, Fuego e Dolce Vita, per la quale aveva creato il personaggio di Doctor Cifra; Palumbo aveva lavorato per le stesse riviste ideando Ramarro, il primo supereroe masochista, per Tempi Supplementari. Entrambi, poi, avevano collaborato con Frigidaire, la mitica rivista fondata da Vincenzo Sparagna, Stefano Tamburini e Filippo Scòzzari, condividendone lo spazio con autori del calibro di Andrea Pazienza, Tanino Liberatore e Massimo Mattioli. Miracoli risente sicuramente dell’atmosfera di grande creatività e anticonformismo che si respirava nell’ambiente del fumetto italiano negli anni in cui è stata ideata.

La storia si svolge in un Brasile futuristico, in una Rio de Janeiro divenuta ormai megalopoli, nel cui tessuto suburbano vivono sbandati e emarginati. Personaggio di spicco della città è Walter Leiber, un predicatore emigrato dalla Germania che in pochi anni è riuscito a radunare un folto numero di seguaci e ad esercitare una forte influenza sociale e politica. All’apice del consenso nei suoi confronti, l’uomo costruisce la Colonia Verdade, una lussuosa tenuta che è allo stesso tempo la sua abitazione e un rifugio per diseredati. Quello che l’opinione pubblica ignora è che gli ospiti della dimora, per la maggior parte ragazzi, vengono usati da Leiber come cavie per gli esperimenti del Dr. Canova, scienziato al soldo del predicatore che è riuscito a sintetizzare una sostanza in grado di donare a chi la assume straordinari poteri mentali, ribattezzandola “miracolo”. Il piano di Leiber è semplice: i “miracolati” saranno la sua arma per la presa di potere definitivo. Ma qualcosa va storto: i giovani dotati cominciano a morire ad uno ad uno, dopo aver subito una mutazione causata dalla non perfetta assimilazione della sostanza. Il gruppo di superstiti, capitanati dai teppisti Joey e Fejos, si dà alla fuga. Constatato l’aggravarsi della loro situazione, il gruppo di ribelli decide di tornare nella Colonia per rapire Estrella, la figlia adottiva di Leiber, così da costringere il predicatore a curarli. La chiave di svolta sembra essere proprio Estrella, anch’essa “miracolata” ma senza conseguenze mortali.
Leiber richiama alla Colonia Barrios, un giovane che aveva lasciato la tenuta perché innamorato di Estrella, con la quale aveva avuto una relazione clandestina, presto scoperta dal religioso. Il predicatore sa bene di toccare un nervo scoperto del ragazzo, che si lancia subito alla ricerca della fanciulla. Ritroverà Joey, sempre più fuori di testa e mortalmente pericoloso per via degli effetti secondari del “miracolo” e gli altri sbandati, vecchi amici con i quali collaborerà per smascherare il tiranno e rovesciarlo.

A 27 anni dalla sua prima pubblicazione, Miracoli è ancora una lettura estremamente godibile che ha accusato poco il passare del tempo, grazie ai testi irriverenti di Semerano e alla freschezza dei dialoghi e del linguaggio messo in bocca ai suoi “coatti” futuristici, buzzurri pericolosi ma dal cuore d’oro di cui potremmo trovare ancora oggi degli esempi in una qualsiasi delle nostre periferie. Animati da uno spirito genuinamente punk ancora prima che cyber, sono lo “shock contro il sistema” di cui cantava un celebre tamarro della musica di quegli anni, l’ossigenato Billy Idol. Il lettore entra nella vicenda in medias res, come uno spettatore che entra in sala a film iniziato, eppure riesce a non smarrirsi grazie alla capacità dello scrittore di caratterizzare un mondo e i personaggi che lo popolano in poche vignette, con un’immediatezza tipica dei comics americani a cui i due autori erano affezionati e a cui il collettivo di Cyborg si rifaceva esplicitamente. Notevole e assolutamente godibile la facilità con cui Semerano ibrida i generi cinematografici di riferimento: se Blade Runner è l’ispirazione scontata per tutta la fiction di genere fantascientifico del decennio che precede Miracoli, non mancano omaggi alla tradizione del noir e addirittura a Casablanca, con Barrios nella parte di Bogart che si ubriaca nel bar pensando ad Estrella, poco prima dell’irruzione del folle Joey e del conseguente massacro operato con i suoi poteri mentali capaci di manipolare le carni delle vittime, trasformando il locale nel set di un film di David Cronenberg.

Dal punto di vista artistico, Miracoli fu la consacrazione del talento grafico straripante di Giuseppe Palumbo. Benché legato a un'organizzazione della tavola tipicamente italiana, strutturata a tre vignette orizzontali, nello stile del creatore di Ramarro risuonano le influenze dei già citati ed amati fumetti americani, con la loro spettacolarità muscolare e cinetica. Una rottura delle convenzioni grafiche in voga fino a quel momento che si esprime con le immagini potenti e di grande impatto realizzate dall'artista di Matera, che esplodono davanti alle pupille del lettore quasi spaccando le vignette che vorrebbero contenerle. È la stessa potenza visiva che in quel momento anima le tavole di Todd McFarlane, Jim Lee e Rob Liefeld, i “ragazzi terribili” che stanno mettendo a ferro e a fuoco l’industria fumettistica d’oltreoceano; ma Palumbo può aggiungere a queste influenze l’abilità, del tutto sua, nell’uso del chiaroscuro e nel costruire tavole ricche di dettagli. L’influenza più grande, e che non passa inosservata, è sicuramente quella del grande Roberto Raviola, in arte Magnus, richiamato nell’abile uso del contrasto tra bianco e nero e nelle espressioni facciali deformi e innaturali dei personaggi.

Edizioni Inkiostro riporta negli scaffali delle librerie Miracoli con un volume di grande formato che ha il pregio di esaltare le tavole di Palumbo, ma anche il difetto non indifferente di non proporre alcuna scheda di presentazione dell’opera o degli autori, né di offrire un apparato critico capace di affrontare l’eredità dell’esperienza di Cyborg, rivista che nonostante la sua vita effimera ha lasciato un solco profondo nella storia del fumetto italiano. Un’omissione che dispiace, visto il prezzo non propriamente contenuto del volume nonostante la ridotta foliazione.

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Comicon Edizioni pubblica in edizione di pregio Ramarro di Giuseppe Palumbo

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La collana Fondamentali di Comicon Edizioni si arricchirà a breve di un nuovo volume di pregio, dedicato a Ramarro, il supereroe masochista creato da Giuseppe Palumbo nel 1986 sulle pagine di Tempi Supplementari.
L'opera verrà riproposta in un volume dal titolo Guerre Fredde di 240 pagine, in carta patinata opaca 300 grammi, con plastificazione opaca con verniciatura UV serigrafica a ottobre.

Di seguito trovate la pagina tratta dal Catalogo Mega, che potete ingrandire cliccandovi sopra.

Ramarro - Primo supereroe masochista - Guerre Fredde
di Giuseppe Palumbo
240 pagine, colori, 19x26 cm, carta patinata opaca 300 grammi, plastificazione opaca con verniciatura UV serigrafica, 24€
Uscita: ottobre 2017

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Anteprima esclusiva de Il Grande Diabolik 1/2017: La maschera e il volto

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Vi proponiamo, nella gallery in basso, un'anteprima esclusiva de Il Grande Diabolik 1/2017 dal titolo "La maschera e il volto" di Mario Gomboli, Tito Faraci, Giuseppe Palumbo e Giuseppe Di Bernardo, in uscita il prossimo 1° maggio. Di seguito la sinossi e i dati del volume.

Una mostra d’arte, una scultura particolare, e una marea di ricordi che travolge Diabolik. Ricordi dolci di giochi infantili, ricordi tristi di amicizie perdute, ricordi amari di imbrogli e tradimenti. Ma su tutti il ricordo di un volto che si era rivelato essere una maschera.

Soggetto: Mario Gomboli e Tito Faraci
Sceneggiatura: Tito Faraci
Disegni: Giuseppe Palumbo
Disegni di prologo e epilogo: Giuseppe Di Bernardo
Copertina: Giuseppe Palumbo
Colori di copertina: Luca Bulgheroni
196 pagine, formato 16,5 x 21,0 cm., 4,90 euro

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