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4 Words About: Spider-Man/Superman

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Spider-Man/Superman

Con Spider-Man/Superman, incontro di "ritorno" tra le due icone della Casa delle Idee e della Distinta Concorrenza, si conclude questa prima tornata di nuovi crossover tra Marvel e DC in attesa di ulteriori ed eventuali annunci.
La formula è ancora quella che vede una storia principale accoppiata con un gruppo di "back stories". Nella prima, Brad Meltzer e Pepe Larraz, con un'originale apertura in medias res, costruiscono un'avventura avvincente in cui lo scrittore pone l'accento sui valori morali comuni che guidano le azioni dei due eroi. Storia gradevole che sa un pò di dejà vu, perché la tematica è la stessa dell'"andata" firmata Waid/Jiménez. Il finale, che non spoileriamo, vale tutto l'albo. Tra le storie brevi, oltre ad una Guerra dei Reami alternativa in cui Wonder Woman e Thor Jane Foster affrontano Darkseid, citiamo due gemme: un racconto di speranza con Superman e la Cosa di Johns/Frank, e il team up rétro tra Spider-Man Noir e il Superman Golden Age di Slott/Martin.

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Dettagli volume
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Brad Meltzer e AA. VV., disegni di Pepe Larraz e AA. VV.
Formato: 17x26 cm, 72 pp., col., spillato
Genere: Supereroistico
Prezzo: 7,00 € (regular), 9,00 € (variant)
Voto: 7

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Intervista a Deniz Camp: la nuova star dei comics americani, da Ultimates a Absolute Martian Manhunter

Durante l’ultima edizione del Napoli Comicon, grazie a Panini Comics abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Deniz Camp, astro nascente del fumetto americano e autore dei testi delle acclamate serie Ultimates per la Marvel e Absolute Martian Manhunter per la DC.
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.

Intervista a cura di Antonio Ausilio e Luca Tomassini.



Comicus (Antonio): Ciao Deniz, come stai?
Molto bene, grazie

Comicus (Antonio): Stan Lee era solito dire che i fumetti della Marvel mostrano il mondo fuori dalla finestra. Tuttavia, siamo rimasti molto sorpresi dell’esplicito messaggio politico contenuto nelle storie dei tuoi Ultimates. Hai mai avuto problemi a ricevere l’approvazione della Marvel per le tue sceneggiature?
È divertente che tu me lo chieda, perché è la domanda che si fanno tutti: “come è possibile che sia successa una cosa del genere?”. Eppure, in Marvel non ho mai ricevuto quasi nessuna opposizione sulle mie posizioni politiche o sui messaggi politici che ho inserito nell’albo. Mi hanno supportato fin dalla prima proposta che ho presentato loro. È vero, la serie possiede un sottotesto politico, io credo, però, che ormai non sia più possibile fare arte senza politica. Sì, forse il mio messaggio è più “di sinistra” di quanto la gente sia abituata negli Stati Uniti, ma io penso che un numero sempre più crescente di persone sia stanca del sistema, ed è per questa ragione che la serie ha avuto una risonanza così significativa.
Ripeto, in Marvel non mi è mancato il supporto, benché, onestamente, per ogni nuovo episodio mi aspettassi frasi del tipo: “questo non lo puoi fare”, “cosa stai facendo?”. Invece, mi hanno sempre detto: “ottimo, andiamo avanti”, aggiungendo solo minime annotazioni. Questa è la bellezza dell’Universo Ultimate e Wil Moss, l’editor delle serie Ultimate - e uno dei migliori del fumetto americano - ha davvero lasciato sia a me che agli altri sceneggiatori molta libertà. Per questo motivo, gli X-Men di Peach (Peach Momoko, autrice di Ultimate X-Men, ndr) sono completamente diversi dalla mia serie o da quella di John (Jonathan Hickman, sceneggiatore di Ultimate Spider-Man, ndr). Abbiamo la serie di Spider-Man che non somiglia per niente a quella di Wolverine, e così via.

Comicus (Luca): Escluso Children of the Vault, il tuo primo lavoro per Marvel Comics, stai scrivendo serie ambientate in universi alternativi tanto per Marvel (Ultimates) quanto per DC (Absolute Martian Manhunter). Pensi che in futuro lavorerai sulle icone classiche dei due editori oppure preferisci gli universi alternativi per la maggiore libertà creativa che possono offrire?
Adoro gli universi alternativi per la maggiore libertà che possono offrire, ma non è stata una scelta intenzionale da parte mia bensì quello che mi è stato offerto. Ho ricevuto una e-mail in cui mi veniva chiesto se potesse interessarmi scrivere The Ultimates e ho risposto di sì, e la stessa cosa è successa con Absolute Martian Manhunter e la possibilità di scrivere qualcosa per l’Universo Absolute. Il mio prossimo progetto per DC Comics sarà ambientato nella continuity dell’universo principale, cosa che non mi dispiace affatto, è una cosa che richiede un differente insieme di competenze anche se alla fine si tratta sempre di narrazione, quindi adoro lavorare a cose diverse e amo le sfide, sono entusiasta di potermi confrontare con nuove sfide.

Comicus (Antonio): Secondo la nostra opinione, Absolute Martian Manhunter è una delle serie migliori del 2025 e – detto onestamente – anche del 2026, ma in confronto al resto dell’Universo Absolute ci sono alcune differenze. L’aspetto supereroistico non è così evidente, per noi la trama si avvicina più a quella di un thriller psicologico. Erano queste le caratteristiche della serie fin dall’inizio o le hai cambiate successivamente? Nello specifico, considerando l’arte straordinaria di Javier Rodríguez, queste modifiche vengono forse da lui? Giusto per fare un esempio, il fumo delle sigarette o il fumo in generale sembra quasi un personaggio della storia. Hai avuto subito questa idea o forse ti è venuta parlandone con Javi?
L’idea del fumo come metafora e che fosse una cosa attiva viene da me. Innanzitutto, perché tradizionalmente nei fumetti il balloon a forma di fumo è il modo in cui vengono rappresentati i pensieri e poi perché Martian Manhunter è connesso con il fuoco, essendo una sua debolezza. Era una cosa già presente nella mia proposta originale. Tuttavia, l’idea di utilizzare più colori, il modo in cui il fumo “agisce” e sembra “vivo”, provengono da Javi. In pratica, in ogni episodio lavoriamo così: io propongo qualcosa e poi lui la migliora in maniera sostanziale. Se, invece, è lui a fare una proposta, io cerco di fare del mio meglio affinché possa funzionare. La nostra è una vera collaborazione. So che lui fa dei cambiamenti per le giuste ragioni, per cui anch’io mi impegno al massimo per rendere efficaci quelle modifiche. L’intera esperienza sulla serie è stata meravigliosa per me. Ho imparato e sto ancora imparando moltissimo sui fumetti grazie a Javi. A volte dice cose che mi lasciano a bocca aperta, ma che per lui sono semplici, ed è stato un vero piacere vivere tutto ciò sulla serie.

Comicus (Luca): La serie originale di The Ultimates è un grande classico del nuovo millennio, ma nel frattempo il mondo è cambiato molto. È questo il motivo per cui la tua versione è così diversa dall’originale? E in cosa è differente dalla versione di Millar e Hitch?
Quello che ho cercato di fare, quando mi è stato offerto il lavoro, è stato di restare fedele allo spirito di quello che Mark e Bryan avevano fatto con The Ultimates. E quello che hanno fatto è guardare i supereroi Marvel iconici e chiedersi: “Ok, che aspetto ha un supereroe oggi?”
Quello era il periodo post 11 settembre, ovvero un tempo di imperialismo americano, di forza del complesso militare e industriale e di una certa “tracotanza americana”. Così quello che fecero fu prendere questi elementi e usarli per modellare gli Avengers. Quello che c’era prima era finito, e loro resero gli Avengers una sorta di combattenti contro il terrorismo. Ma ora anche quel periodo è finito e le cose sono cambiate molto. Io ovviamente sono uno scrittore diverso da Mark, com’è diversa la mia prospettiva sul mondo di oggi e la mia visione di questi personaggi. Ciò che lui faceva era satira, o almeno in parte. Io invece cercavo un approccio più sincero, più diretto. Volevo guardare e capire: che aspetto ha un supereroe oggi? Che aspetto ha un eroe negli anni 2020? Per me gli eroi sono persone che di solito vengono oppresse – dallo Stato, dal Capitale o da qualunque altra struttura di potere – e che fanno parte di movimenti. Non sono figure dallo spirito individualista e fuori dal comune. Nascono dai movimenti, nascono dal popolo, costruiscono movimenti oppure contribuiscono a costruirli. E non solo oggi: se guardi alla storia, penso che sia sempre stato così. Quindi nella mia versione c’è anche una sorta di rifiuto dell’idea del “grande uomo della storia”, dell’idea che una sola persona possa cambiare tutto. Per quanto riguarda la differenza tra le due versioni, il modo più sintetico in cui la descrivo è questo: negli Ultimates di Mark, i supereroi danno la caccia ai terroristi. Nei miei Ultimates, o meglio nei nostri Ultimates, i supereroi sono i terroristi (o considerati tali, ndr.)

Comicus (Antonio): Panini Comics ha presentato in questa manifestazione Assorted Crisis Events, ma onestamente non abbiamo ancora avuto il tempo di leggere il volume. Puoi parlarcene tu?
In breve, è come se delle persone normali venissero coinvolte in Crisi sulle terre infinite (notissima maxiserie di Marv Wolfman e George Pérez, che nel 1985 azzerò il multiverso DC, ndr), oppure è una sorta di Black Mirror (celebre serie televisiva britannica, della quale nel 2025 è stata rilasciata su Netflix la settima stagione, ndr) in cui il tempo e lo spazio stanno collassando. È una serie antologica, dove ogni episodio è una storia completa, con nuovi personaggi, che devono affrontare questa crisi temporale, la quale si manifesta sempre in maniera differente.
Ad esempio, in un numero una ragazza rimane bloccata in un loop temporale di sessanta secondi, ma per milioni di anni. Poi improvvisamente riesce a uscirne e cerca di riadattarsi alla vita. Ciascuna tavola dell’episodio raffigura un loop, in modo che la narrazione rifletta ciò che sta accadendo ai personaggi, cercando di far provare al lettore le stesse emozioni che provano loro.
In un altro numero, un personaggio attraversa la vita a velocità vertiginosa. Ogni momento della sua esistenza sembra durare uno schiocco di dita e il modo in cui raccontiamo la storia, prova a replicare quella sensazione, con rapidi passaggi da una scena all’altra.
Quindi, protagonisti sempre differenti, che devono fronteggiare diverse manifestazioni della crisi. Le quali, ovviamente, sono anche metafore di ciò con cui io e i miei amici abbiamo a che fare in questo momento.

Comicus (Luca): Come puoi vedere dalla maglietta che indosso, sono un grande fan dei Fantastici Quattro e della tua versione di Reed Richards che, nell’ Ultimate Universe, veste i panni di Ultimate Doom. Credo che Destino sia il personaggio più umano e tragico di tutta la serie, a causa del dolore e della sofferenza che prova per la consapevolezza delle opportunità di vita che gli sono state sottratte. Prova costantemente a riportare le lancette dell’orologio indietro, che è una cosa molto umana. Qual è il motivo della scelta di questa caratterizzazione del personaggio, che adoro?
Come sapete, l’idea di far vestire i panni di Destino a Reed Richards è di Jonathan Hickman, che lo ha reso una figura tormentata dalle macchinazioni del Creatore e che odia sé stesso così tanto da aver torturato il proprio io per chissà quanto tempo. Io volevo semplicemente portare avanti quell’idea. Per me è diventato il protagonista di una tragedia struggente, con al centro tutto quello che gli manca e tutto quello che sarebbe dovuto essere. E questo, per me, è il vero tema dell’intero universo che Jonathan ha costruito. Credo che lui stesse cercando di distillare quella sensazione che molte persone della mia generazione provano, cioè che ci era stato promesso un futuro migliore e più luminoso, con la certezza che ogni generazione sarebbe stata più sana, più felice e più giusta della precedente, come abbiamo sempre pensato crescendo. E questa cosa non si è realizzata. Non credo si sia realizzata affatto. Penso che molte persone stiano molto peggio oggi rispetto a prima. La sensazione generale è che ci sia stato tolto qualcosa. E quindi Destino è la versione definitiva di tutto questo. Tutti gli Ultimates portano dentro questa sensazione, ma Destino ne è l’incarnazione assoluta. È letteralmente perseguitato dai fantasmi di tutto ciò che non è mai stato, da quei Fantastici Quattro che non sono mai esistiti. Non solo gli è stato strappato via tutto quello che lo definiva, ma è stato anche torturato per un tempo infinito. Gli è stata strappata via perfino quella parte di sé che amava la scoperta scientifica. Gli è stato tolto tutto. Eppure, nonostante tutto quello che gli è stato portato via, continuiamo ad essere testimoni del suo eroismo. Continua a salvare le persone. Continua a preoccuparsi per gli altri. E adoro questa cosa. La adoro. Ho sempre amato Reed Richards come personaggio, ma mi sono davvero innamorato di Destino. È uno dei personaggi che preferisco scrivere.

Comicus (Antonio): Lo stile di Ultimate Endgame è piuttosto diverso da quello di altre tue serie. Contiene diversi elementi rintracciabili negli albi sceneggiati da Jonathan Hickman. Hai discusso il progetto con lui, decidendo, poi, di mantenere vari aspetti della sua scrittura?
Io e John ne abbiamo parlato brevemente. Gli ho descritto le mie idee, anche se, di base, ho dovuto solo collegare tutti i fili narrativi da lui impostati. Dovevo, per esempio, occuparmi del Creatore nella Città e di ciò che proveniva da Ultimate Invasion, la sua run originale, tipo la vicenda relativa a Kang. Dovevo, insomma, rendere giustizia alla sua storia, all’universo da lui creato. Endgame parla sostanzialmente di questo. Ultimates, invece, racconta una ribellione. La rivoluzione sorta in Ultimates è nata dalle mie idee per la serie. Non faceva affatto parte del piano iniziale di John.

Comicus (Luca): Qualche anticipazione su progetti per l’immediato futuro? Qualcosa di cui ci puoi parlare?
Ancora no, però posso dire che c’è qualcosa in arrivo per la DC che probabilmente verrà annunciato al San Diego Comic-Con o in un’altra occasione del genere. E ne sono molto entusiasta. È il mio prossimo progetto con Javier Rodriguez dopo Absolute Martian Manhunter. E siamo molto emozionati. Io ho già iniziato a scriverlo. Lui non ha ancora iniziato a disegnarlo perché sta ancora finendo Absolute Martian Manhunter, ma spero che verrà fuori qualcosa di grandioso.

Grazie Deniz, è stato un piacere.

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Comic(US) Book #12: Absolute, le ripartenze di Hulk e Batman e la fine di Un mondo sotto Destino

  • Pubblicato in Focus

Dodicesima puntata di Comic(US) Book, in cui diamo spazio a varie serie Absolute, che mancavano da un po’ di tempo nella rubrica. Poi, terminano Un mondo sotto Destino e Ultimate X-Men, Hulk diventa “infernale” e inizia il Batman di Matt Fraction e Jorge Giménez, una delle hit della DC del momento.

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Marvel miniserie 295

Un mondo sotto Destino capitolo 9: la bianca vela della sua anima
Si conclude questo lunghissimo maxievento, i cui strascichi saranno visibili già a partire dai prossimi mesi (si spera con mani più capaci di quelle di Ryan North). Poche le promesse mantenute rispetto alle intenzioni iniziali, compreso il finale, il quale ci lascia una forte sensazione di incompiutezza (che ha attraversato un po’ tutti i capitoli). Lo scrittore canadese non dà proprio l’impressione di essere in grado di raccontare un dramma in maniera emotivamente coinvolgente, così come sono troppo rapide (e soltanto in apparenza imprevedibili) le conseguenze derivate dalla caduta di Destino.
Anche R.B. Silva ci è sembrato meno incisivo del solito, con tavole anonime, che trovano la loro ragion d’essere solo nei colori di David Curiel.
Voto: 5

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Il mortale Thor 4 (Thor 320)

Una lieta storia di Asgard
Al Ewing si prende una pausa dalle vicende terrene di Sigurd Jarlson (e per l’occasione Pascual Ferry viene sostituito ai disegni da Juann Cabal, il cui stile, per quanto semplice e lineare, si adatta piuttosto bene agli scenari fantasy asgardiani) ed esibisce un’insospettabile dimestichezza nel raccontare, con il tono giusto, di Magni (il figlio dell’Incantatrice e del Thor di una dimensione alternativa) e degli altri Aesir. Un intermezzo solo in apparenza secondario, che sembra preannunciare un futuro alquanto intrigante per la serie.
Voto: 7

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L’infernale Hulk 1 (Hulk 136)

Hulk – Ascesa
E così alla fine Phillip Kennedy Johnson è riuscito nel suo intento, trasformando il Golia Verde (che ora in realtà sfoggia un colore grigio-viola) nel personaggio che aveva in mente sin dall’inizio, il quale con l’alter ego di Bruce Banner c’entra poco o nulla (tanto da separarli nel vero senso della parola). Dove voglia andare a parare non è molto chiaro. Per il momento, lo scrittore americano sembra semplicemente compiaciuto di dare libero sfogo a efferatezze senza limiti e di promuovere una deriva horror con forti ascendenze lovecraftiane. Su entrambi gli aspetti, non è da trascurare il contributo di Nic Klein, che non si risparmia nel mostrarci dettagli sgradevoli e scenari allucinati.
Troppo facile, tuttavia, prendere una strada di questo tipo, quando sul protagonista non si ha niente da dire.
Voto: 5

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Ingloriosa X-Force 1 (X-Force 67)

X-force – Una forza inevitabile
Riparte da uno X-Force, questa volta con l’appellativo “ingloriosa”, a testimoniare probabilmente l’agire del team ai limiti della legittimità e lontano dalla luce dei riflettori. Tim Seeley pare voler riportare la serie alle sue radici storiche, ma, per ora, benché la trama mostri di poter offrire sviluppi interessanti, i membri scelti da Cable ci sembrano male assortiti (soprattutto Miss Marvel, difficilmente associabile a un gruppo paramilitare). Inoltre, gli eventi scorrono con poco ritmo, anche a causa dei disegni piuttosto statici di Michael Sta. Maria, il quale, non di rado, manifesta una totale incapacità nell’infondere un minimo di espressività nei personaggi.
Una sufficienza stiracchiata, in attesa dei prossimi numeri.
Voto: 6

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Ultimate X-Men 24

X-Men - Ventiquattro
Termina la sua corsa la versione ultimate degli X-Men. Giudicare un’opera di questo tipo resta un’impresa piuttosto ardua e il fatto che, come già notato con le serie di Spider-Man e Black Panther, più che a un finale programmato, ci è sembrato di assistere a un’interruzione improvvisa delle trame (non si capisce altrimenti perché introdurre due nuovi personaggi proprio nell’episodio conclusivo e non risolvere varie questioni portate avanti nei numeri precedenti), arrivare a una valutazione precisa diventa davvero complesso. Come vedremo, le vicende di Maystorm e compagnia sono destinate a proseguire su Ultimate Endgame, che, però, rimane sostanzialmente un lavoro di Deniz Camp, pertanto, è difficile immaginare un ruolo reale delle mutanti nipponiche all’interno della saga.
A ogni modo, dobbiamo ammettere che la curiosità con cui abbiamo accolto questo stravagante esperimento di fusione tra un manga e un comic book supereroistico ha progressivamente lasciato spazio alla noia. Apprezziamo il fatto che Peach Momoko abbia brillantemente trovato la maniera di ridefinire gli Homo Superior di Terra 616, senza tradirne l’essenza, tuttavia, il suo tratto non si è dimostrato adeguato alle scene d’azione o a infondere il ritmo che un fumetto del genere richiederebbe. I suoi X-Men sono parsi semplicemente gli attori di un dramma adolescenziale, condito con un po’ di horror e superpoteri, decisamente lontano dalle atmosfere di un albo americano.
Non sappiamo se l’intenzione della Marvel fosse quella di spingere qualche appassionato di manga ad avvicinarsi ai suoi comic book tradizionali. Ma nel caso, siamo abbastanza sicuri che il tentativo sia andato a vuoto.
Voto: 6

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Ultimate Endgame 3

Tre
Prosegue la battaglia contro il Creatore all’interno della Città e nuovi combattenti (le mutanti di Hi No Kuni, in particolare) si aggiungono alla lotta. Deniz Camp non sempre riesce a gestire in maniera coerente tutti i personaggi coinvolti, ma ci regala colpi di scena a ripetizione, ingegnosi paradossi spazio-temporali (con ulteriori rivelazioni sul legame tra Iron Lad e Kang) e un finale struggente, il quale, però, potrebbe essere solo un subdolo trabocchetto per depistare i lettori, dato che sulle pagine di Ultimates abbiamo già visto qualcosa di simile. A ogni modo, le sorprese sembrano ben lungi dall’essere terminate, con i due Reed Richards a fare da ago della bilancia.
Disegni di Jonas Scharf e dei coniugi Dodson di qualità molto altalenante, che contrastano non poco con la bellissima immagine di copertina realizzata da Mark Brooks.
Voto: 7

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Batman 1 (126)

Batman - Colori immensi nell’oscurità e Robin in gita sul furgone
Anche solo limitandoci al fandom americano, l’inizio della gestione di Matt Fraction e Jorge Jiménez su Batman è stato uno degli avvenimenti fumettistici più chiacchierati degli ultimi mesi. Non tanto per le vendite altisonanti del primo numero, ma per il deciso cambio di approccio al personaggio voluto dallo scrittore statunitense. Fraction ha pensato di riportare il Guardiano di Gotham City alle atmosfere molto meno cupe che caratterizzavano le sue storie, prima che Frank Miller recuperasse quell’oscurità con cui Bill Finger lo aveva immaginato in origine e che gli è rimasta cucita addosso – anche a seguito della sua rappresentazione cinematografica – fino a oggi. Ecco, quindi, trame che, senza perdere di drammaticità, ostentano una maggiore leggerezza, un significativo incremento dell’aspetto avventuroso (in stile James Bond, vista l’abbondanza di particolari con cui vengono descritti i “gadget tecnologici” dell’Uomo Pipistrello), scaramucce verbali tra i protagonisti, che portano un po’ di allegria nel racconto e un generale clima più spensierato, il quale, tuttavia, non deve essere inteso come un deragliamento della serie all’insegna della superficialità.
I due episodi presenti in questo nuovo numero uno sono contraddistinti da una sceneggiatura solida e articolata, che affonda nella mitologia della Bat Family, ma rivela ancora poco di quello che gli autori hanno in serbo per i lettori nelle prossime storie, limitandosi a non rinnegare gli sconvolgimenti attuati da chi li ha preceduti (vedi, per esempio, Vandal Savage a capo della polizia cittadina).
Naturalmente, una variazione così drastica nel registro narrativo non poteva non essere accompagnata pure da una raffigurazione differente dei personaggi e della stessa Gotham City, improvvisamente luminosi e colorati (con annesso cambio di costume da parte di Batman), esaltata da un Jorge Jiménez in forma smagliante, visibilmente entusiasta di esibirsi in tavole spettacolari, ricche di azione e di immagini già diventate iconiche.
Voto: 7,5

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DC K.O. 1 (DC Crossover 49)

DC K.O. – Capitolo uno: sul ring
Diamo atto a Scott Snyder che, nonostante l’assurdità dell’evento in sé, si sia almeno impegnato a fornire delle premesse credibili, che possano rendere più digeribile quella che resta, di fatto, l’ennesima, colossale scazzottata tra eroi e criminali della Terra, necessaria, nel caso specifico, a definire il campione che sfiderà Darkseid per impedirgli di mettere fine all’esistenza nell’intero universo. Nei capitoli successivi, quando inizierà realmente il torneo, ai lettori verrà richiesta una gigantesca sospensione dell’incredulità, per potersi godere la storia. Per ora, invece, sono da apprezzare i siparietti “domestici” tra Superman, Batman e Wonder Woman, il sottile umorismo di alcuni passaggi, che svelano il bonario intento goliardico dell’operazione e i bei disegni di Javi Fernández e Xermánico, i quali, sebbene entrambi non posseggano un tratto dinamico, riescono a infondere la giusta energia al racconto.
Voto: 6,5
DC K.O. Knightfight – Capitolo uno
Tie-in di DC K.O. che si preannuncia decisamente più interessante della miniserie principale. Forse, mostrare l’ennesima realtà alternativa è una soluzione un po’ scontata, ma si tratta di un topos narrativo a cui il fumetto supereroistico non vuole proprio rinunciare, dato che garantisce una maggiore libertà creativa e la possibilità di esplorare in maniera imprevedibile le caratteristiche di base dei vari personaggi. Almeno questa sembra l’intenzione di Joshua Williamson, qui affiancato da Dan Mora, diventato ormai (e non potrebbe essere altrimenti) l’artista di riferimento in casa DC.
Voto: 7

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Justice League Unlimited 13

Justice League – Senza titolo
Forse non tutti ricordano che il terreno a DC K.O. è stato preparato fin dall’inizio del periodo “All In”, al termine di Absolute Power, per cui Scott Snyder, nell’imbastire il maxievento, ha potuto beneficiare dell’aiuto, per nulla marginale, di Mark Waid e Joshua Williamson. Proprio il secondo è l’autore dei testi dello special ospitato in questo numero di Justice League Unlimited, dove Doomsday/Time Trapper e Booster Gold (con il contributo di Flash) riannodano ogni filo delle trame sparse sulle varie testate DC nell’ultimo anno, per farle convergere verso la saga principale. Il tutto inframmezzato da un flashback ambientato su Krypton, diverso tempo prima della sua distruzione, che getta nuova luce sul passato del pianeta nativo di Superman.
Perché la DC abbia, poi, scelto di snaturare queste premesse promettenti in un crossover fracassone e superficiale resta onestamente un mistero.
Molto buoni i plastici disegni di Yasmine Putri e Cian Tormey.
Voto: 7

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Absolute Flash 8

Flash – Vita e morte di Barry Allen
Dopo otto numeri possiamo tranquillamente affermare che la versione absolute di Flash è una delle meno riuscite tra tutte quelle che hanno già esordito nella nuova linea editoriale. Jeff Lemire ha volutamente indirizzato la serie verso un pubblico più giovane, ma così facendo a risentirne è stata la sua scrittura, diventata scialba, prevedibile e contraddistinta da dialoghi senza spessore. Stessa cosa per quanto riguarda i personaggi, che appaiono persino meno interessanti delle loro controparti classiche. Un clamoroso abbaglio preso dall’autore canadese (con la probabile complicità dei supervisori della DC), il quale ha, a torto, pensato che i teenager non siano capaci di apprezzare sceneggiature mature e maggiormente stratificate. Non è un caso che proprio l’episodio di questo numero si sia dimostrato uno dei migliori della serie, non solo per i disegni di Travis Moore (che non sono niente di trascendentale, eppure di un livello più alto di quelli di Nick Robles, il titolare della testata), ma anche perché la trama si concentra sul passato di alcuni comprimari, lasciando da parte l’anonimo protagonista.
Voto: 6

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Absolute Lanterna Verde 8

Lanterna Verde – Sojourner
Se Absolute Flash ha deluso le aspettative, non si può certo dire che Absolute Lanterna Verde le abbia mantenute. Anzi, in vari elementi questa serie si è rivelata anche peggiore di quella del Velocista Scarlatto. Per cominciare, Al Ewing, nel tentativo di rendere la vicenda meno scontata, si è perso in una ridefinizione confusa e troppo criptica dello spettro emozionale che, nell’universo DC classico, dà origine ai “colori” delle diverse lanterne. Alcuni personaggi (Hector Hammond su tutti) sono stati caratterizzati in maniera grossolana ed eccessivamente sopra le righe. Inoltre, i misteri sono diventati così tanti, da appesantire una narrazione già resa ostica dal desiderio dello sceneggiatore britannico di voler far convivere a ogni costo horror e fantascienza.
A questo bisogna aggiungere i disegni davvero modesti di Jahnoy Lindsay, il cui tratto cerca di ibridizzare, con risultati molto discutibili, l’iconografia manga (Hal Jordan in particolare, francamente inguardabile) con quella supereroistica.
Voto: 5

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Absolute Martian Manhunter 8

Martian Manhunter – Senza titolo
Terminato lo scontro tra il Marziano Verde e il Marziano Bianco (che, come sappiamo, avrebbe dovuto corrispondere anche al finale della miniserie, prima che la DC, visto il successo di pubblico e critica, decidesse di prolungarla di altri sei numeri), Deniz Camp e Javier Rodríguez proseguono il loro trip lisergico all’interno delle menti dei protagonisti, aggiungendo alla psichedelia fin qui dominante nelle illustrazioni, nuove suggestioni visive, nelle quali pure le onomatopee acquisiscono un’importanza fondamentale nella costruzione delle tavole. Sogno e realtà sono sempre più indistinguibili, e la vicenda - dove Camp sceglie anche di inserire varie denunce politico-sociali, con cui è solito caratterizzare molti dei suoi lavori - pur procedendo senza un vero filo conduttore, resta altamente affascinante.
Una lettura irrinunciabile.
Voto: 8

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Absolute Superman 13

Superman – La battaglia per il Kansas parte due: stato libero di Smallville
Dopo un inizio molto incoraggiante, Jason Aaron ha dato l’impressione di non saper bene come proseguire la serie, cominciando a prendere strade decisamente più convenzionali. Negli ultimi numeri la qualità dei suoi testi è sembrata di nuovo in crescita, ma le tematiche affrontate nei primi episodi, con un Kal-El in versione “proletaria”, paiono essere state messe da parte. Il suo Superman ha gradualmente assunto un profilo conforme alla tradizione del personaggio e l’arrivo in pianta stabile di Ra’s al Ghul nelle storie, sebbene ne irrobustisca la componente avventurosa (con in aggiunta un significativo incremento del tasso di violenza) allontana la possibilità di un ritorno alle origini. 
Un’evoluzione narrativa che, comunque, ben si concilia con il tratto classicheggiante di Rafa Sandoval.
Voto: 6,5

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Marvel annuncia Amazing Venom, miniserie dedicata a Fred Myers

  • Pubblicato in News

Marvel Comics pubblicherà a settembre Amazing Venom, miniserie di cinque numeri scritta da Jordan Morris e disegnata da Luke Ross, con protagonista Fred Myers, il personaggio noto ai lettori come Boomerang.

L’identità del misterioso possessore del costume rosso e blu di Venom era stata svelata all’inizio dell’anno sulle pagine di Web of Venom #1, dove Myers aveva assunto un nuovo ruolo come ospite di un simbionte. La nuova serie riprenderà direttamente gli sviluppi di quella storia.

Parlando del progetto, Jordan Morris ha spiegato di essere particolarmente legato al personaggio: “Boomerang è sempre stato uno dei miei antieroi Marvel preferiti e metterlo insieme a un simbionte iperattivo in Web of Venom è stato incredibilmente divertente. Sono entusiasta di poter proseguire la loro avventura in Amazing Venom”.

Secondo quanto anticipato da Marvel, la serie seguirà Fred Myers in una pericolosa missione nello spazio che potrebbe influenzare in modo decisivo il suo futuro come ospite del simbionte.

L’editore ha inoltre presentato alcune delle copertine del primo numero, tra cui quelle realizzate da Stefano Caselli e Luke Ross. Saranno disponibili anche una variant cover omaggio di Erik Larsen, ispirata alla storica copertina di Amazing Spider-Man #347, e una foil variant firmata da Matteo Lolli.

AMVENOM2026001 Cover

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