Intervista a Gary Frank: dagli inizi in Marvel UK fino al suo impegno con Ghost Machine
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Durante l’ultima edizione del Lake Como Comic Art Festival abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Gary Frank, disegnatore di moltissime saghe di successo di Marvel, DC e, attualmente, Image (per l’etichetta Ghost Machine, di cui è uno dei membri fondatori).
Potete ascoltare le sue risposte nel video qui di seguito oppure leggerle nella sua trascrizione.
Ciao Gary, non è la prima volta per te al Lake Como Comic Art Festival. Sembra che sia una convention a cui ti piace partecipare.
Ciao, sì Como è uno dei posti più belli del mondo e la manifestazione è molto tranquilla, per cui per i visitatori c’è l’opportunità di dialogare senza problemi con gli artisti. È una bellissima esperienza.
Vedo che sei “brandizzato” Ghost Machine (Frank indossa una t-shirt e un cappellino con il logo dell’etichetta editoriale distribuita da Image, ndr), ma è un po’ di tempo che in Italia non vediamo nuovi volumi di Geiger (la serie a cui Frank si sta dedicando da qualche anno negli USA, per i testi di Geoff Johns, ndr). Sai il perché?
Onestamente non lo so. Negli Stati Uniti, se non ricordo male, stiamo per uscire con il quinto volume, ma non so perché la pubblicazione in Italia si è fermata. Non è una decisione che dipende da noi.
Recentemente abbiamo visto che la Mirage Comics si è assicurata i diritti di Hyde Street (serie Ghost Machine scritta da Geoff Johns e disegnata da Ivan Reis, ndr), mentre Geiger dovrebbe essere ancora di Panini Comics, giusto?
Sì i diritti di Geiger sono ancora di Panini, ma non è chiaro perché finora abbiano pubblicato solo un volume di Geiger e la miniserie di Junkyard Joe.
Effettivamente è un po’ sorprendente: quando abbiamo visto i primi albi Ghost Machine in originale, considerato il livello degli artisti coinvolti, ci aspettavamo un rapido adattamento in Italia e, invece, di Redcoat (serie scritta da Geoff Johns e disegnata da Bryan Hitch, ndr), di Rook: Exodus (serie scritta da Geoff Johns e disegnata da Jason Fabok, ndr) e di tutte le altre, non si sa nulla.
Un amico, riferendosi a Mirage Comics, mi ha detto: “Ah, ho visto che Ghost Machine ha un nuovo editore in Italia”, ma in realtà non conosco bene la situazione. A me interessa più dedicarmi al disegno, sono altri a occuparsi del business.
Una curiosità, il nome Ghost Machine da dove deriva?
L’idea del nome nasce dal fatto che Ghost Machine è una sorta di cooperativa. Gli autori non solo realizzano i fumetti, ma sono anche i proprietari dell’azienda, per cui abbiamo fatto nostra l’espressione “lo spirito dentro la macchina”, in cui gli autori sono appunto i ghost, gli spiriti creativi indipendenti, all’interno dell’industria dell’editoria, la macchina (in realtà questa spiegazione più articolata ci è stata data da Frank a microfoni spenti, terminata l’intervista. Nel video, l’origine del nome è meno chiara, ndr).
Tu hai lavorato per tanti anni sia in Marvel che in DC. Hai notato delle differenze tra le due case editrici, o credi che operino nello stesso modo?
Sono due grandi aziende molto simili. Noto maggiori differenze con Ghost Machine, una realtà decisamente più piccola, dove abbiamo molta più libertà creativa. Per esempio, non abbiamo bisogno di chiedere agli editor che personaggi sono disponibili per un determinato progetto.
E rispetto alla prima volta che hai lavorato in Image per Gen13?
È una situazione ancora diversa, ma fammi pensare, perché è stato tanto tempo fa. Diciamo che, comunque, io, vivendo in Europa, non venivo coinvolto nelle decisioni da prendere. Differente è la situazione con Ghost Machine, dove per la prima volta ho partecipato alla fondazione dell’azienda. Image è nata effettivamente come casa editrice per gli autori e, per certi versi, è ancora così. Tuttavia, esiste anche una struttura separata dalla parte creativa, che tiene i contatti con gli artisti che, come me, non vivono negli Stati Uniti. Pertanto, all’epoca non mi sembrava molto diverso dal lavorare per Marvel e DC.
Visto che stiamo parlando di Geiger, l’idea è quella di continuare finché le vendite saranno soddisfacenti o esiste già un piano per terminare la serie?
Abbiamo un’idea su come far finire la serie, ma non abbiamo ancora deciso quando. Ci sono parecchie storie che io e Geoff vogliamo raccontare e ci vengono in mente nuovi sviluppi di continuo. L’entusiasmo è tanto, ed è questa la cosa più importante in questo momento.
Esclusa qualche sporadica collaborazione per eventi speciali, c’è la possibilità di rivederti in futuro, in maniera regolare, su qualche testata di Marvel e DC o pensi che, ormai, la tua casa sia Ghost Machine?
Per ora la mia casa è Ghost Machine, ma in futuro chissà? Al momento, però, mi interessa rimanere concentrato su Geiger e Ghost Machine.
Il tuo nome è associato a uno dei cicli più famosi dell’incredibile Hulk, quello scritto da Peter David. Cosa ci puoi dire di quel periodo?
È stato un periodo della mia vita molto eccitante e, guardandolo in retrospettiva, l’arroganza tipica della giovinezza mi ha permesso di affrontarlo senza alcun timore. Solo adesso mi rendo conto di aver lavorato con uno dei migliori scrittori dell’epoca, su uno dei comic book più popolari. Peter David mi trattava come se fossi un autore della sua stessa statura, nonostante avessi poca esperienza. Era molto generoso. A ripensarci, si trattò di una situazione surreale per uno che da bambino leggeva i fumetti della Marvel e si trovò improvvisamente a disegnare un albo di così alto profilo, per uno sceneggiatore così bravo. Che dire? Sono stato fortunato.
Se non ricordo male, prima di disegnare Hulk, uno dei tuoi primi lavori è stato su una serie di Marvel UK, Motormouth.
Sì esatto. Essendo inglese avevo inviato alla redazione di Marvel UK un portfolio con alcuni miei disegni, per cercare di ottenere qualche piccolo incarico. Dopo circa 2-3 anni di lavori di quel tipo, Marvel UK ha inaugurato una sua linea editoriale e io sono stato selezionato come disegnatore di Motormouth & Killpower. Pochi mesi dopo, a New York, Bobbie Chase (importante editor della Marvel negli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso e poi della DC negli anni Dieci del Duemila, ndr) ha notato quello che stavo facendo su quella serie e mi ha offerto di illustrare Hulk, per sostituire Dale Keown che, nel frattempo, era passato alla Image.
Tu hai lavorato con molti grandi scrittori. Adesso stai collaborando con Geoff Johns. Quando lavori, ti limiti a seguire le loro indicazioni o dai anche qualche suggerimento?
Geoff è molto collaborativo. Lui mi parla sempre delle sue idee e ne discutiamo assieme. È contento quando propongo qualche modifica per portare dei miglioramenti o se è possibile fare qualche cambiamento per rendere la storia più interessante. Lui ha in mente le storie che vuole raccontare e il mio compito è aiutarlo a trasferirle in immagini, per diffonderle nel mondo intero.
Ultimamente hai lavorato molto con Geoff Johns. È un caso o ti piace molto il modo in cui collaborate?
Insieme lavoriamo bene. Ovviamente dopo venti anni di collaborazione siamo diventati amici, ma condividiamo le stesse idee sul tipo di storie che vogliamo produrre. Ci interessa far emergere nei personaggi il loro carattere e la loro personalità. Gli elementi umani devono essere sempre presenti. Non solo superpoteri, costumi ed esagerazioni varie.
Grazie mille Gary, speriamo di rivedere presto Geiger in Italia perché è sicuramente uno dei tuoi lavori migliori.



