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Leo Donnici

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Nippon Sangoku - I Tre Regni Del Giappone, recensione: l’anime che trasforma la guerra in strategia mentale

  • Pubblicato in Toon

Nippon Sangoku si presenta come una delle produzioni animate più ambiziose degli ultimi anni, frutto della co-produzione tra Studio Kafka e MGM Amazon, con l’obiettivo dichiarato di unire intrattenimento visivo e profondità narrativa in un’unica struttura coerente.

L’opera è ambientata in un Giappone post-apocalittico frammentato in tre potenze rivali, scenario che fa da sfondo alle vicende del protagonista Aoteru Misumi. La sua caratterizzazione si discosta nettamente dagli standard del genere: Misumi non è un combattente tradizionale, ma un stratega che basa ogni azione sull’analisi e sulla pianificazione. In più occasioni, la serie esplicita il riferimento diretto all’Arte della Guerra di Sun Tzu, testo che diventa quasi una guida operativa delle sue decisioni, trasformando la narrazione in una continua applicazione di principi militari e psicologici.

Nippon Sangoku 1

Dal punto di vista tecnico, la produzione alterna luci e ombre. Le animazioni risultano fluide, colorate e visivamente curate, con un impianto estetico che valorizza l’impatto scenico e la leggibilità delle sequenze d’azione. Tuttavia, non passa inosservato un uso talvolta eccessivo della CGI, che in alcune scene tende a spezzare la coerenza visiva generale, soprattutto nei momenti più concitati.

Nonostante ciò, uno degli elementi più apprezzati della serie resta il comparto vocale. Il cast dei doppiatori contribuisce in maniera decisiva a dare profondità ai personaggi, elevando dialoghi spesso densi e strategicamente costruiti. Tra le interpretazioni più rilevanti si segnalano:
Ono Kensho, nel ruolo di Aoteru Misumi, capace di rendere con precisione la freddezza analitica e le rare crepe emotive del protagonista,
Fukuyama Jun, nel ruolo del delicato e nobile Asama Yoshitsune, ricco di buona famiglia, ottimo conoscitore delle arti marziali, Horiuchi, Kenyuu nel fedele Hei yayakichi, braccio destro della fazione Seii, Seto Asami in Saki, la moglie giustiziata di Aoteru, Nagasako Takashi nel ruolo del perfido manipolatore Taira Denki della fazione Yamato.

Un ulteriore elemento di interesse emerge nell’episodio 9, dove viene esplicitamente citato un “famoso manga sui tre regni della Cina”, riferimento che gli appassionati hanno immediatamente identificato con Kingdom, opera di grande successo che condivide con Nippon Sangoku l’interesse per la strategia militare e la ricostruzione storica in chiave narrativa.

Nippon Sangoku 2

L'omonimo manga edito da Dynit, ancora in corso, ha permesso al pubblico italiano di avvicinarsi al materiale originale con una localizzazione curata e fedele all’impianto narrativo. L’edizione italiana si distingue per l’attenzione alla traduzione dei termini strategici e per la valorizzazione dei riferimenti storici e militari presenti nel testo, mantenendo intatta la complessità dell’opera e rendendola accessibile anche a chi conosce la serie solo attraverso l’adattamento animato.

Nel complesso, la serie si distingue per ambizione e identità forte, ma rimane attraversata da una tensione interna tra la volontà di offrire un prodotto visivamente spettacolare e la necessità di mantenere coerenza stilistica e ritmo narrativo. È proprio in questo equilibrio instabile che risiede il suo carattere più riconoscibile.

Nippon Sangoku non è un’opera immediata né accomodante: richiede attenzione, conoscenza dei riferimenti e disponibilità a seguire una narrazione più cerebrale che emotiva. Una scelta precisa, che ne definisce al tempo stesso il valore e i limiti.

Voto: 7

4 Words About: Ichi the Witch 1

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Ichi the Witch 1

Ichi the Witch, edito da Star Comics, è un manga che unisce magia oscura e introspezione con grande efficacia. Il protagonista, Ichi, è un ragazzo ed è l’unico “strego” in un mondo dove la magia è esclusivamente femminile. Questa premessa crea un conflitto costante, sia interiore che sociale, rendendolo una figura complessa e fuori dagli schemi. Fragile e tormentato, Ichi è spesso in bilico tra desiderio di potere e bisogno di accettazione. Il mondo narrativo è cupo e affascinante, costruito con attenzione e capace di trasmettere tensione e mistero. Il comparto artistico di Shiro Usazaki colpisce per la cura dei dettagli e per l’espressività dei volti. La narrazione di Osamu Nishi procede con ritmo riflessivo, privilegiando lo sviluppo psicologico. I temi di identità, sacrificio e diversità emergono con forza. Dopo il brillante Welcome to Demon School! Iruma-kun, Nishi firma uno shonen originale e coinvolgente.

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Dettagli volume:
Editore: Star Comics
Autori: Testi di Osamu Nishi, disegni di Shiro Usazaki
Genere: Fantasy, commedia
Formato: 11,5x17,5cm, 208 pp., B. con sovraccoperta, b/n.
ISBN:  9788822663900
Prezzo: 6,90 €
Voto: 8

Chainsaw Man Parte 2, recensione: tra ambizione narrativa e divisione del pubblico

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La seconda parte di Chainsaw Man sembra porre una domanda precisa: è ancora possibile controllare un simbolo, una volta che diventa più grande di chi lo ha creato?
Questi 232 capitoli, firmati da Tatsuki Fujimoto, rappresentano uno dei cambi di direzione più netti e discussi nel panorama manga recente. Dopo una prima saga esplosiva, capace di unire azione brutale e tragedia emotiva in un equilibrio quasi perfetto, la nuova fase si presenta come un’opera più introspettiva, frammentata e volutamente destabilizzante.

Fin dai primi capitoli, il passaggio di testimone da Denji ad Asa Mitaka segna una rottura evidente. Asa è l’opposto del protagonista originale: insicura, misantropa, incapace di relazionarsi con gli altri. Tuttavia, proprio questa fragilità diventa il cuore pulsante della narrazione. Il suo percorso è uno dei più apprezzati della seconda parte: da ragazza isolata e piena di sensi di colpa, trova progressivamente una forma di sicurezza, paradossalmente, attraverso la convivenza con una nemesi come il Diavolo Guerra. Questo rapporto ambiguo, fatto di conflitto e dipendenza, costruisce una dinamica psicologica complessa e affascinante.

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Accanto a questo sviluppo, però, emerge una delle critiche più diffuse: la confusione. La trama della Parte 2 è spesso percepita come disordinata, difficile da seguire, con numerosi elementi introdotti senza spiegazioni immediate. Anche il funzionamento dei poteri (dai falsi Chainsaw Man alle dinamiche della Chiesa) contribuisce a questa sensazione di smarrimento. Fujimoto sembra deliberatamente sottrarre informazioni al lettore, preferendo suggerire piuttosto che chiarire, ma questo approccio ha diviso il pubblico tra chi lo considera raffinato e chi frustrante.

Un altro punto controverso riguarda proprio Denji. Pur essendo sempre stato un personaggio nichilista e istintivo, molti lettori hanno percepito nella Parte 2 una sorta di regressione. Alcune sue battute e comportamenti sono stati giudicati immaturi o addirittura imbarazzanti, tanto da diventare rapidamente materiale per meme molto diffusi online. Questa scelta, probabilmente intenzionale, sottolinea il suo blocco evolutivo e la difficoltà di crescere davvero, ma non tutti l’hanno accolta positivamente.

Dal punto di vista tematico, la seconda parte amplia enormemente il mondo narrativo. L’introduzione della Chainsaw Man Church e la proliferazione di imitazioni del protagonista trasformano la storia in una riflessione sul culto della figura eroica, sulla manipolazione delle masse e sulla perdita di controllo dei simboli. Chainsaw Man non è più solo Denji: è un’idea, un fenomeno sociale, qualcosa che sfugge al suo stesso creatore.

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Tuttavia, questa espansione avviene anche attraverso una sottrazione significativa. Nonostante rivediamo Power, l’assenza di personaggi iconici della prima parte, come Aki e Himeno, non è semplicemente una dimenticanza o una scelta arbitraria, ma si collega direttamente alla direzione più metafisica della storia. Il finale suggerisce infatti un intervento radicale da parte di Pochita: mangiando se stesso, il Diavolo Motosega altera la realtà, riportandola a uno stato precedente agli eventi della prima parte. Questo gesto estremo non solo riscrive gli equilibri del mondo, ma ridefinisce anche il senso della perdita e della memoria all’interno della narrazione. Questo può suggerire quindi un finale alla Jojo: Stone Ocean, o, se vogliamo, alla Preacher.

In quest’ottica, la mancata ricomparsa di molti personaggi assume un significato preciso: non si tratta più solo di assenze narrative, ma delle conseguenze di una realtà modificata, in cui ciò che è stato potrebbe non essere mai esistito allo stesso modo. È una scelta che rafforza il tono malinconico dell’opera, ma che allo stesso tempo lascia una parte del pubblico disorientata.

Il ritmo rappresenta un ulteriore elemento divisivo. La narrazione alterna momenti di grande intensità a lunghe fasi di costruzione, creando un andamento irregolare che può risultare spiazzante. E quando si arriva alle fasi finali, la percezione comune è quella di una chiusura frettolosa. Il finale è stato definito da molti divisivo: per alcuni incompleto, per altri coerente con l’impostazione dell’opera.

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Eppure, proprio nel finale si trova una delle chiavi di lettura più importanti. Il gesto di Pochita può essere interpretato come l’ultimo atto d’amore verso Denji: esaudire il suo desiderio più semplice e umano, quello di creare relazioni autentiche e vivere in pace. Non attraverso la vittoria o la gloria, ma tramite una riscrittura totale della realtà che gli permetta, finalmente, di avere una vita normale.

In definitiva, Chainsaw Man Parte 2 è un’opera meno immediata ma più ambiziosa. Rinuncia a parte dell’impatto diretto della prima saga per esplorare territori più complessi, rischiando spesso di perdere il lettore lungo il percorso. È un manga che divide, che confonde, che provoca, ma proprio per questo continua a far discutere.

Nonostante molti si aspettassero una terza parte, Fujimoto ha voluto chiudere qui la sua storia, i suoi personaggi e la sua idea di eroe. Dopo aver creato una quantità di storie eccelse e di assistenti che si stanno facendo strada sulle pagine di Jump, non ci resta che attendere, se ci saranno, sue ulteriori notizie.

4 Words About: Kanreki Hime - The Sweet Sixty Princess, Capitoli 1-6

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Kanreki Hime - The Sweet Sixty Princess, Capitoli 1-6

Dopo quattro anni, Hiroya Oku torna con un nuovo manga, e lo fa con una premessa tanto assurda quanto provocatoria: un gruppo di sessantenni, annoiati e insoddisfatti della propria vita, decide di testare un farmaco sperimentale capace di trasformare uno di loro in una donna. Da qui nasce una storia che mescola curiosità, desiderio di evasione e dinamiche umane tutt’altro che semplici. Oku sfrutta questa idea per esplorare identità, frustrazione e rapporti interpersonali, mantenendo il suo tipico equilibrio tra grottesco e realismo. Le reazioni del gruppo e le conseguenze del cambiamento diventano il vero fulcro del racconto, più ancora del concept stesso.
Il tratto estremamente dettagliato rende tutto ancora più straniante, accentuando il contrasto tra normalità e assurdo, tra grottesco e cupezza. Pubblicato da dicembre 2025 su Big Comic Superior, il manga conta per ora solo una manciata di capitoli. Un inizio curioso, che lascia intravedere sviluppi ancora più estremi e imprevedibili.

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Dettagli fumetto:
Editore: Shogakukan
Autore: Testi e disegni di Hiroya Oku
Genere: Commedia
Voto: 7

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