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Leonardo Cantone

Leonardo Cantone

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Nocterra 1 - Notte fonda, recensione: i mostri si nascondono nel buio

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La paura del buio è insita nell’animo umano, è ciò che ha portato l’uomo a raccogliersi attorno al fuoco durante la notte, a cercare fonti luminose sempre più potenti, come a voler simulare la luce del sole. Nocterra di Scott Snyder e Tony S. Daniel racconta proprio questo: l’intrinseca aspirazione umana a combattere le tenebre con la luce.

In un futuro estremamente vicino, la notte eterna è calata sul mondo, il “grande buio” come racconta Val, la giovane ragazza protagonista. Improvvisamente, durante un mattino, il mondo è stato coperto da una coltre di oscurità via via sempre più pesante, finché la luce del sole non gli è stata del tutto negata. Ma quel “buio” non è solo oscurità: genera ombre, infetta ogni specie vivente e trasforma tutto ciò con cui le sue creature vengono in contatto. Eppure, qualcuno conosce le ragioni per cui il Grande Buio è calato sulla Terra e conosce il modo per cui la luce può tornare a splendere, almeno per qualcuno e Val, a bordo del suo camion, deve viaggiare nelle tenebre del mondo per aiutarlo.

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Snyder costruisce, come è evidente, un fanta-horror distopico dalle tinte da road movie. Lo sceneggiatore attinge a piene mani dall’immaginario fantascientifico mondiale, rielaborando diverse suggestioni mutuate tanto dai classici sci-fi che dalle declinazioni più contemporanee. Il risultato, per il lettore, è quello di viaggiare in un terreno conosciuto, ma sorprendendosi ad ogni tappa. L’assunto del buio come portatore di mostruosità non è, di certo, qualcosa di particolarmente innovativo, eppure Snyder riesce a sorprendere per una narrazione ricca di derive mutuate da altri generi, rielaborate per l’occasione e giustificate in base al proprio world building. Un esempio che può sembrare semplice, eppure caratteristico, è la scelta di usare la terminologia e la simbologia del mare: le stazioni di rifornimento elettrico nel grande buio sono i “porti”, i camion sono veri e propri vascelli dotati di scale e corde. Sicuramente è l’elemento meno fantascientifico ma che con forza getta lo spettatore in un mondo altro, offrendogli coordinate conosciute.

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Il primo volume di Nocterra raccoglie le prime sei numeri disegnati da Tony S. Daniel in grande spolvero. Tanto nelle ricche e complesse scene action, quando nei momenti più intimisti, la regia delle scene e dei personaggi è impeccabile. L’espressione “sembra di vedere un film” calza a pennello con le tavole di Daniel, ma non assolutamente inteso come un demerito del medium fumetto, quanto a palesare la straordinaria forza dello stesso, nel simularne un altro. Daniel, difatti, conoscendo l’importanza dell’immaginario fantascientifico cine-televisivo a cui Nocterra fa dichiaratamente riferimento, replica movimenti di camera e montaggio cinematografico.

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Il volume cartonato edito dalla Saldapress non può che allinearsi alla straordinaria qualità cui la casa editrice ha abituato i suoi lettori, tanto nell’impaginazione quanto nella qualità stampa. Forse, qualche extra in più, oltre la cover gallery, avrebbero ingolosito di più il post lettura, ma è comprensibile come, non essendo la storia ancora terminata nella sua pubblicazione, concept e dietro le quinte avrebbero potuto rivelare troppo di ciò che, indubbiamente, verrà svelato presto dagli autori di Nocterra.
Lettura, dunque, scorrevole e mai pesante, scritta e disegnata con la sapienza di chi conosce e ama il medium fumetto e il genere fantascientifico nelle sue diverse declinazioni. Numerosi i cliffangher tra un capitolo e l’altro che invogliano nella lettura e fanno porre le giuste domande senza ancora ricevere riposta. Non resta che attendere trepidanti il prossimo volume e scoprire se, alla fine, vale la pena tornare davvero alla luce.

Simple & Madama – Ti sblocco un ricordo, recensione: 10 anni e non sentirli

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Simple & Madama festeggia dieci anni, un decennio in cui i personaggi ci hanno regalato gag e momenti divertenti, ironiche riflessioni, divertenti giochi metanarrativi e strizzatine d’occhio al lettore.
L’assunto del nuovo volume Ti Sblocco un Ricordo è semplice: Madama è colta da amnesia temporanea e Simple è costretto ad entrare nella mente della sua compagna per aiutarla a recuperare la memoria. Un po’ Inception, un po’ The Cell, e il duo deve lottare per impedire la cancellazione dei ricordi della protagonista contro la nemesi per eccellenza della stessa, Madamista: quest’ultima, difatti, è l’alter ego “malvagio” (meglio, “dispettoso”) di Madama e personifica il blocco nella memoria del personaggio che, attraverso la risoluzione di indovinelli, il duo protagonista dovrà eliminare.

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Questa è la cornice grazie alla quale Lorenza di Sepio e Marco Barretta raccolgono e sistematizzano il lavoro sulle “strisce” realizzato in circa dieci anni di produzione. Ma non si tratta di un mero raccoglitore: per chi conosce e ama Simple & Madama sa bene quanto le realistiche dinamiche della vita di coppia (per quanto esasperate comicamente per necessità narrative) entrino nel fumetto con grande e sapiente ironia.
Non è la vita della sola coppia Di Barretta/Di Sepio o Simple/Madama, è la vita di chiunque abbia mai vissuto (o continua a farlo) una relazione. Il quotidiano relazionale nelle sue più diversificate diramazioni è il perno attorno al quale il riconoscimento parodico delle situazioni crea l’affezione più salda ai personaggi.

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Ti sblocco un Ricordo è un corposo volume che, ripercorrendo dieci anni di vita fumettistica dei personaggi, spalanca un nostalgico vaso di pandora: il passato degli autori e dei lettori si fa universale, storico, attraverso le strisce che ci ricordano con ironia sensazioni ed eventi, appartenenti al passato, che chiunque ha provato o vissuto almeno una volta nella vita. E questo è proprio il punto di forza delle micronarrazioni di Simple & Madama: la capacità di intercettare dinamiche e cortocircuiti che appartengono al vissuto emozionale, relazionale e identitario di chiunque. Fortemente ancorate al tempo contestuale che le ha viste nascere, le strisce comiche di Di Sepio/Barretto cristallizzano quei momenti e quelle sensazioni, certificandone la loro universalità.
Interessante l’appendice finale con un breve dietro le quinte, ma anche gli esperimenti grafico stilistici con protagonista il duo capoccione di Simple & Madama.

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È indubbio che il volume si configuri come un necessario must have per chi avesse la fortuna di approcciarsi per la prima volta alle ironiche avventure della coppia fumettistica, ma anche la straordinaria possibilità per i fan appassionati di ripercorrere insieme non solo dieci anni della vita di Simple & Madama, ma della propria vita. Di coppia e non.

Quarantine Prophets – Epifania, recensione: l’alba di un universo crossmediale

Quarantine Prophets

Non è semplice, in Italia, creare un universo crossmediale. Spesso le produzioni artistiche nostrane nascono, continuano a vivere e - a volte - muoiono all’interno del proprio media. Quarantine Prophets sembra però non voler rimanere stretto nel proprio contenitore linguistico nascendo fin da subito come un prodotto multimediale e dalla narrazione diversificata su altri media. Dunque, per parlare del progetto editoriale si deve necessariamente citare la “sorella” della narrazione a fumetti, quella a romanzo. Difatti, Epifania è il primo tassello a fumetti dell’universo crossmediale che vede l’incontro di due realtà editoriali come la Panini Comics e la Harper & Collins, mentre Futuro Fragile è il secondo in forma di romanzo. L’obiettivo è quello di creare un universo modulare autonomo tanto come media quanto come narrazione, ma le cui componenti sono strettamente collegate. Il demiurgo di tale avventura narrativa è Fabio Guaglione, co-regista e sceneggiatore di Mine e autore del film Ride, oltre che scrittore di romanzi come IF - La Fondazione Immaginaria.

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Quello che viene ironicamente definito come “guaglioneverse” racconta la storia dei Profeti, persone dagli straordinari poteri psichici causati da quella che viene identificata come una vera e propria malattia: l’Epifania. Negli Stati Uniti viene creata un’apposita struttura di massima sicurezza per poter contenere questi individui potenzialmente pericolosi per l’ordinamento sociale del mondo. Tale prigione viene mascherata come un centro di cura, il Clearwell – ribattezzato “il pozzo” – e in questo luogo i Profeti vengono studiati e torturati all’insaputa della società.

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Fin da subito, con una struttura narrativa plurima a tre voci, è palese l’intento di diversificare l’esperienza narrativa del lettore: non una “storia unica”, ma più racconti per poter ricostruire, così, l’evoluzione degli eventi tratteggiati dagli autori. Fabio Guaglione è, infatti, accompagnato da Luca Speranzoni nella sceneggiatura, quest’ultimo, anche autore del romanzo sopracitato.
Il racconto è un avvincente prison drama d’azione fantascientifica, in cui le dinamiche tra i personaggi portano avanti la storia costruita, perciò, su di un gioco di incastri e conseguenze. Non manca, però, un fortunato affondo verso una tematica sempiterna come un astratto concetto di “libertà”. Astratto poiché utilizzato in maniera differente nei prodotti culturali e di volta in volta declinato nelle narrazioni. Nel caso di Epifania, lo strumento detentivo – anch’esso un vero e proprio personaggio, non mero setting – concretizza, con evidenza simbolica, la censura di un pensiero contagioso che va necessariamente rinchiuso.

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I disegni di Giovanni Timpano – coadiuvato dai necessari colori di Daniele Rudoni – si adattano perfettamente al mood narrativo imbastito da Guaglione e Speranzoni. L’universo sci-fi del racconto è evidente fin da subito, le figure sono immediatamente riconoscibili e le scene action – anche quelle più elaborate – sono tratteggiate con un buon ritmo. Indubbiamente, la staticità è la caratteristica che meno si addice alle tavole di Rudoni che ricercano sempre un punto di vista articolato, caricando, perciò, la narrazione del corretto impianto espressivo.

Quarantine Prophets – Epifania è sicuramente un prodotto molto interessante che, partendo da, forse, premesse facilmente rintracciabili nell’universo fantascientifico multimediale, diventa immediatamente autonomo grazie ad un evidente e corposo lavoro sul world building. Dopotutto, senza questo, non sarebbe stato possibile immaginare un prodotto crossmediale che promette complessità strutturale e ricchezza narrativa.

Masters of the Universe: Revelation, recensione: l'He-Man di Kevin Smith a fumetti

 Masters of the Universe Revelation

Grazie al colosso streaming Netflix, i Masters of the Universe stanno avendo un nuovo rinascimento. Dalla loro decade d’oro degli anni ’80, i MOTU hanno vissuto diverse vite, revival, retcon, restyling, attraverso nuove serie animate e nuove serie a fumetti, rimanendo nella “nicchia” dei fan.
Netflix, complice il suo gusto per il recupero – basti vedere la serie documentario I giocattoli della nostra infanzia, una cui puntata è dedicata gli eroi della Mattel, ma anche la presenza del cartoon originale nel suo catalogo – sono anni che ha iniziato il recupero del muscoloso eroe dal caschetto biondo e i suoi compagni d’avventura. Se, inizialmente questa operazione è iniziata con il remake di She-Ra principessa del potere, è servito l’intervento del più nerd tra gli sceneggiatori di comics e di cinema (nonché regista e produttore) Kevin Smith per passare allo stadio successivo.
Smith si è sempre detto grandissimo fan tanto dei “pupazzi” del MOTU, quanto della serie a cartone animato prodotta dalla Filmation e dei comics della Marvel allegati alle action figure. Nasce, dunque, il progetto di Masters of the Universe Revelation, una serie animata che fa da seguito a quella originale del 1983.
Ma erano tanti gli anni di storia da dover colmare. I fan, nel 1985, anno dell’ultima puntata del serial animato, avevano lasciato He-Man con un non finale dalla solita formula: una puntata di scazzottate, buoni sentimenti e paternale finale. Ma cosa è accaduto dopo?

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Smith, al soggetto insieme Rob David, prima della sconvolgente – almeno per i fan – prima puntata di Revelation mette in piedi una miniserie a fumetti in quattro numeri dal titolo omonimo per la Dark Horse Comics e portata in Italia da Panini Comics.
La storia sceneggiata da Tim Sheridan – anche autore dei testi della serie animata – è fruibile sia prima della visione di Revelation, quanto dopo e racconta un nodo centrale della vita del pianeta Eternia: l’Orlax, un essere cosmico dall’immenso potere, è stato catturato da Skeletor – nemesi per eccellenza di He-Man – e usato tanto come arma, quanto come strumento di precognizione del futuro. Il re di Eternia, Randor, nonché padre del principe Adam (alias He-Man) è stato attaccato da questa creatura e costretto ad uno stato vegetativo. Il campione del castello di Greyskull dovrà scoprire come salvare il padre e fermare i piani di conquista di Skeletor.

Questo incipit può sembrare semplice, ma lo svolgimento del racconto non lo è. Con grande coerenza, Sheridan, mette in piedi un racconto che riprende le atmosfere narrative della serie originale e costruisce un ponte verso quella targata Nerflix. Chi è cresciuto con i MOTU degli anni ’80 può godere appieno, con la maturità e la consapevolezza dell’adulto, il racconto e la stratificazione narrativa dello stesso. Non è un semplice fan service, i personaggi tanto amati vengono esplorati con maggior introspezione nelle loro caratteristiche identitarie: su tutti Skeletor che, in questo fumetto, viene tratteggiato con maggior attenzione anche nella sua subdola malvagità.

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Ai disegni c’è l’arte di Mandy Lee. La disegnatrice opera su di una doverosa ma anche difficile scelta, così come per i colori fa il colorista Rico Renzi. Difatti, allineandosi alle scelte narrative del racconto, anche il disegno deve necessariamente porsi a metà tra lo stile classico, muscolare, a linee marcate e quello della nuova serie animata. Per quanto non dissimile nelle scelte grafiche dal cartoon classico, Revelation utilizza un contemporaneo asset per la contemporanea animazione occidentale, citando quella a cui fa riferimento. Lo stesso vale per il disegno della Lee che sceglie linee semplici e pulite ma molto marcate e si concede, per l’appunto, a una sintesi cartoonesca.

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La miniserie Master of The Universe Revelation, dunque, riesce a conquistare i diversi obiettivi che si era posta: un piacere per i fan più accaniti e un grande strumento per chi si sta avvicinando al mondo multimediale dei MOTU; permette tanto la lettura adulta per i personaggi amati da bambino, quanto la lettura leggera da racconto fantasy avventuroso. Ma, indubbiamente è pensato, principalmente – come la serie animata genitrice – per chi ha già dimestichezza con il mondo dei Master: citazioni, riferimenti, approfondimenti e capovolgimenti della materia narrativa depositata in quasi quarant’anni sono un piacere per il fan di questo mondo.
La veste editoriale della Panini è sicuramente ghiotta per il collezionista che si ritroverà tra le mani un cartonato soft touch di grande cura.
Non resta che tornare bambini, ma con gli occhi dell’adulto, e lasciarsi trasportare nel mondo parossistico, contraddittorio ma fortemente iconico e affascinate dei Dominatori dell’Universo per poter leggere e, così, riascoltare con la voce della memoria, il nostro He-Man pronunciare: “A me il potere!”.

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