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Hal Foster’s Tarzan. The Complete Sunday Comics 1931–1937, recensione: l'edizione definitiva del capostipite del fumetto d'avventura

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Nella collana XXL, Taschen propone in versione integrale il Tarzan di Hal Foster, l'opera che diede il via alla carriera del futuro autore di Prince Valiant e contribuì in modo significativo all'affermazione del fumetto d’avventura, anche grazie alla popolarità del personaggio creato da Edgar Rice Burroughs. Il suo impatto sull'evoluzione del linguaggio del fumetto è testimoniato anche dall'influenza esercitata su artisti come Frank Frazetta, Jack Kirby, Wally Wood e Bernie Wrightson.

Tarzan è un personaggio che potremmo definire mitologico. L'uomo-scimmia, paragonabile a un eroe dell'antica Grecia, è ancora vivo nell'immaginario collettivo a oltre cento anni dalla sua creazione, proprio come Eracle o Giasone. Artefice del suo successo è sicuramente il suo ideatore che, fin da subito, dimostra un'innata capacità manageriale. Possiamo affermare che Tarzan sia stato uno dei primi personaggi in assoluto a trarre il massimo beneficio da una forte componente massmediatica: nato sulle pagine delle riviste pulp nel 1912, è stato protagonista di 24 romanzi e svariati racconti, nonché di decine di film e di fortunate trasposizioni fumettistiche.

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L'ampia diffusione dei romanzi e delle pellicole dedicate a Tarzan è alla base della sua enorme popolarità. L'attività fumettistica legata all'uomo-scimmia, di alta fattura, non solo ne consolida il successo presso il pubblico, ma regala una delle prime grandi serie d'avventura del fumetto, destinata a fare scuola.
La funzione del fumetto, e la sua importanza nella società americana di quegli anni, giocano un ruolo fondamentale. La crisi del '29 aveva messo in ginocchio l'America, una nazione che doveva rialzarsi e per farlo aveva bisogno non solo di rimboccarsi le maniche, ma anche di rinascere nello spirito. Musica, radio, cinema, fumetti e riviste pulp riuscivano a sostenere il morale di un Paese a pezzi. Gli eroi di carta non erano più semplici figure d'intrattenimento, ma simboli di speranza per una società in difficoltà.
Mai il fumetto fu così popolare e diffuso negli Stati Uniti come nel periodo compreso fra gli anni Trenta e Cinquanta. Tutti leggevano fumetti. I disoccupati in cerca di lavoro trascorrevano le proprie giornate leggendo riviste a basso costo e supplementi dei quotidiani.

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Harold Rudolf Foster, tuttavia, non era interessato ai fumetti. All'epoca la Nona Arte godeva di scarsa considerazione e le strip erano prevalentemente comiche. L'artista lavorava come illustratore per un'agenzia pubblicitaria, ma accettò, seppur con riluttanza, di realizzare l'adattamento a fumetti del romanzo Tarzan delle scimmie, offertogli da Joseph H. Neebe, dell'agenzia pubblicitaria Campbell Ewald. La scelta di proporre una strip d'avventura fu un azzardo riuscito: l'idea di finanziare un fumetto con strisce consequenziali così lunghe era considerata un rischio, tant'è che il progetto venne pubblicato prima in Inghilterra, nel 1928, e successivamente, visto il grande successo riscosso, negli Stati Uniti all'inizio del 1929. Per conferire ulteriore prestigio al proprio lavoro, Foster, nelle 60 strip da cinque vignette ciascuna, puntò tutto sul chiaroscuro, con la carta bianca a rappresentare la brillante luce equatoriale e l'inchiostro nero a modellare Tarzan, Jane, le varie scimmie e la vegetazione della giungla attraverso ombre intense.

Terminato il lavoro, Foster abbandonò il mondo del fumetto con l'intenzione di non tornarvi più. Nel frattempo, il successo dell'adattamento permise la realizzazione delle prime storie originali e l'avvio delle tavole domenicali a partire dal 1931. Rex Maxon, autore delle prime 28 tavole domenicali, si dimostrò inadatto al ruolo e venne sostituito da Foster su forte insistenza dello stesso Burroughs. Foster considerava i fumettisti un gradino sotto gli illustratori, ma quando la crisi del '29 si abbatté sull'America il suo lavoro si ridusse in maniera considerevole, motivo per cui accettò di tornare su Tarzan.

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Inizialmente l'illustratore non prese molto seriamente l'incarico, ma si appassionò sempre di più man mano che il lavoro procedeva. Le sue matite risultano di una bellezza classica senza tempo, con il protagonista inserito in scenografie sontuose e affiancato da figure femminili affascinanti, dal carattere forte ma al tempo stesso fragile, alle quali l’illustratore conferisce grande umanità.

Dal punto di vista narrativo, le storie sono epiche, dinamiche, mai sopra le righe e caratterizzate da un forte impatto drammatico. Riassumerne la trama è praticamente impossibile, considerando i numerosi colpi di scena e gli intrecci narrativi che coinvolgono egizi, vichinghi, cannibali e molto altro. Abituato a storie decompresse, un lettore di oggi potrebbe rimanere disorientato di fronte a un ritmo così serrato. Il fascino della serie risiede però anche nell'attesa: la struttura narrativa tipica delle strip e delle tavole domenicali, costruita attorno al cliffhanger finale, induceva il lettore ad attendere con ansia la puntata successiva. Per godere al meglio di questo fumetto e immedesimarsi in un lettore degli anni Trenta, bisogna quindi chiudere gli occhi e contare almeno fino a cinque prima di riimmergersi nella lettura fra una pagina e l'altra. Un ottimo espediente per perdersi nelle magnifiche tavole di Foster.

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Le sceneggiature, dalle quali Foster modellava le proprie tavole, non sono esenti da ripetitività, imprecisioni, assurdità o forzature, ma il sense of wonder che emanano e la bellezza del tratto dell'autore superano ogni imperfezione. Dopo l'addio di R.W. Palmer, George Carlin prese in mano le redini delle trame e diede vita, insieme a Foster, alla lunga avventura egizia. A sostituirlo arrivò, in seguito, Don Garden, che non si dimostrò all'altezza del predecessore. Foster, non del tutto soddisfatto delle sceneggiature ma soprattutto di un compenso ritenuto inadeguato, iniziò parallelamente a lavorare al suo Prince Valiant, interamente realizzato da lui, forte di un ricco contratto offertogli dalla King Features. Così, nel 1937, avvenne il passaggio di consegne su Tarzan fra Hal Foster e Burne Hogarth, che si fece carico dell'enorme eredità lasciata dal suo predecessore.

Il volume Taschen è, ad oggi, il modo migliore per godere appieno dell'arte di Foster. Il formato 34×44 cm consente di ammirare ogni minimo dettaglio delle tavole, riprodotte in lingua originale, mentre la qualità della stampa e della carta è, come da tradizione dell'editore, elevatissima. A completare il volume contribuisce un ampio apparato redazionale (in inglese, francese e tedesco), ricco di materiale inedito e poco conosciuto, che fornisce preziosi approfondimenti sul lavoro dell'artista.

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Walt Disney’s Children’s Classics 1937–1953, recensione: l'arte dei Little Golden Books targati Disney

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La collana Little Golden Books è una delle più popolari e longeve d'America: lanciata nel 1942, si racconta che nacque quando il vicepresidente e direttore vendite della Simon & Schuster Albert R. Leventhal vide la figlia di tre anni immergere un costoso libro illustrato nella vasca da bagno. Da lì l'idea di produrre libri illustrati per bambini robusti ed economici. Prima della loro introduzione, infatti, i volumi illustrati erano considerati oggetti di lusso, venduti a prezzi elevati e trattati con grande cura. Con i Little Golden Books, invece, i bambini poterono finalmente sentirsi liberi di possedere e usare i libri senza paura di rovinarli: potevano sfogliarli, disegnarci sopra, giocarci, e questo contribuì al loro enorme successo. In pochi mesi vennero venduti milioni di copie nonostante le restrizioni della Seconda Guerra Mondiale, trasformando la collana in un fenomeno editoriale senza precedenti.
Taschen ha da poco pubblicato uno splendido volume, in lingua inglese, dal titolo Walt Disney’s Children’s Classics 1937–1953 che raccoglie 10 celebri adattamenti illustrati fra classici e corti d'animazione.

Fin dall’inizio, la Walt Disney Company ebbe un ruolo centrale in questa avventura. I libri ispirati ai personaggi e ai film Disney diventarono infatti tra i più popolari della collana, e si rivelarono una risorsa vitale per lo studio soprattutto nel dopoguerra. Negli anni Quaranta, infatti, la Disney attraversò un momento difficile: impegnata durante la guerra in produzioni di propaganda e materiali per il governo, dopo il conflitto non riuscì a ritrovare subito né il favore del pubblico né quello della critica. I film antologici di quel periodo ebbero scarso successo, mentre gli ex artisti Disney fondatori della UPA sperimentavano un’animazione più moderna, osannata dalla critica. In questo scenario, i Little Golden Books fornirono alla Disney entrate regolari e fondamentali: le royalties costituirono una vera ancora di salvezza fino al grande rilancio con Cenerentola nel 1950.

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Oltre agli adattamenti dei lungometraggi, la collana presentava anche storie originali con i personaggi Disney. Topolino, Paperino e altri protagonisti venivano coinvolti in avventure inedite, che riflettevano spesso l’immaginario dell’epoca: viaggi spaziali, treni, e perfino un tour del futuro Disneyland in costruzione. Illustrare un Little Golden Books era considerato un incarico prestigioso: Walt Disney stesso sceglieva i migliori artisti, spesso quelli del Character Model Department, la sua vera “officina creativa”.

Guidato da Joe Grant, questo reparto era nato alla fine degli anni Trenta durante la lavorazione di Biancaneve. Era una sorta di laboratorio di ricerca artistica, in cui venivano prodotti disegni preparatori, modelli tridimensionali e soprattutto idee per nuovi progetti. Walt amava lavorare a stretto contatto con questi artisti: ne stimolava la creatività, accoglieva suggerimenti migliori dei suoi e li spingeva a superarsi. In questo clima nacquero bozzetti e progetti che avrebbero influenzato film come Fantasia, Pinocchio, Bambi o Dumbo. L’approccio era fortemente sperimentale e attingeva a una vasta gamma di fonti: dall’arte europea dell’Ottocento alle avanguardie del Novecento, fino all’illustrazione per l’infanzia.

Un principio cardine del pensiero di Walt era che l’animazione non dovesse limitarsi a imitare la realtà, ma a reinterpretarla. Secondo lui, la caricatura era il mezzo migliore per restituire l’essenza della vita e delle emozioni: esagerare i movimenti, sintetizzare le forme, rendere visibile l’immaginazione. Gli artisti Disney, molti dei quali provenivano dalle migliori scuole d’arte americane e avevano ambizioni da pittori o scultori, misero a frutto questa filosofia nei loro lavori per i Little Golden Books. Le illustrazioni, infatti, dovevano essere semplici, leggibili, immediate, ma al tempo stesso evocative ed emozionanti: in poche pagine occorreva condensare la storia di un intero lungometraggio, senza rinunciare alla qualità.

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In questo contesto, i Little Golden Books divennero anche un terreno fertile per la sperimentazione stilistica. Alcuni artisti, come Gustaf Tenggren, semplificarono forme e colori rispetto alla complessità dei film, creando immagini essenziali ma molto efficaci. Altri, come Mary Blair, introdussero un linguaggio visivo moderno, fatto di colori brillanti, forme piatte e stilizzate. Blair fu una delle figure più influenti, nonostante abbia realizzato solo poche copertine e illustrazioni dirette per i libri: le sue opere preparatorie per film come Cenerentola, Alice nel Paese delle Meraviglie e Peter Pan ispirarono moltissimi colleghi. L’impronta di Blair, e più in generale la libertà grafica offerta dai libri, rese possibile uno stile diverso da quello dei film, spesso più fresco e contemporaneo.

Dal punto di vista tecnico, la maggior parte delle illustrazioni era realizzata con acquerelli e gouache, tecniche difficili da correggere e quindi molto impegnative, ma che garantivano un risultato vivace e luminoso. I libri uscivano spesso in concomitanza con i film Disney, fungendo anche da materiale promozionale. La collana si ampliò nel tempo con nuovi formati (Big Golden Books, edizioni deluxe, volumi speciali) e, dopo vari passaggi di proprietà, fu rilanciata da Random House nei primi anni 2000, includendo anche i film Pixar e mantenendo lo spirito grafico dei volumi classici.

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Il libro edito da Taschen raccoglie in maniera integrale 10 adattamenti classici, seguendo la cronologia dei film e dei corti proposti. Nello specifico troviamo: Biancaneve e i 7 nani, Pinocchio, Dumbo, Bambi, Pierino e il Lupo, Once Upon a Wintertime, Le avventure di Mr. Toad, Cenerentola, Alice nel paese delle meraviglie e Peter Pan. La selezione consente di poter ammirare diverse tipologie di adattamenti, alcune molto fedeli nel riproporre il design dell'opera originale, altre in cui c'è un maggiore distacco nei modelli, come ad esempio il caso di Cenerentola ad opera di Retta Scott Worcester. È interessante osservare anche l’impaginazione e la composizione tra testo e illustrazione, con soluzioni sempre differenti e funzionali adottate dai vari artisti.
Il volume risulta dunque prezioso sia per gli appassionati Disney sia per gli amanti dei libri illustrati per l’infanzia, e ha il merito di mettere in risalto una forma d’arte spesso dimenticata.
Oltre ai dieci racconti, il volume Taschen propone anche un’approfondita introduzione, una scheda dedicata a ciascun adattamento e una a ogni artista.

L’eredità dei Little Golden Books della Disney è enorme. Per i bambini degli anni Quaranta e Cinquanta furono un ponte verso l’universo Disney in un’epoca in cui i film non erano facilmente reperibili al di fuori delle sale. Per generazioni di futuri artisti, quei volumi costituirono una vera scuola visiva: le composizioni, l’uso del colore e delle forme rimasero impressi nella loro memoria e influenzarono il loro stile. Molti degli animatori che crearono i grandi successi Disney dagli anni Ottanta in poi si formarono proprio studiando quelle illustrazioni. Ancora oggi i Little Golden Books continuano a essere ristampati, amati e collezionati, riconosciuti non solo come libri per l’infanzia ma come autentiche opere d’arte.

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EC Comics Library. Weird Science. Vol. 1, recensione: un classico della fantascienza in edizione definitiva

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La EC Comics (Entertaining Comics) occupa un posto di assoluto rilievo nella storia del fumetto americano. Dopo il boom dei supereroi degli anni '40, con l’avvento di figure iconiche come Superman, il genere attraversò un periodo di stallo prima di rinascere con grande forza negli anni '60. Oltre ai fumetti dedicati a personaggi famosi come Batman, Superman, Topolino e Paperino, i lettori dell'epoca potevano scegliere tra una varietà di proposte editoriali che spaziavano tra generi diversi: horror, fantascienza, western, crime, storie d’amore, umorismo e avventura. Queste riviste, in genere caratterizzate da racconti brevi (dalle 5 alle 10 tavole), spesso presentavano protagonisti ricorrenti, si distinguevano per la varietà di temi e storie. Tra i vari editori, la EC Comics si impose per la sua qualità.

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Fondata nel 1945 da Maxwell "Max" Charles Gaines, la casa editrice raggiunse il suo apice negli anni '50, sotto la guida del figlio William. Fu in questo periodo che la EC divenne un punto di riferimento assoluto nel panorama fumettistico. Tuttavia, l'onda di censura che scaturì dalla pubblicazione del libro Seduction of the Innocent dello psichiatra Fredric Wertham, nel 1954, portò alla chiusura di molte delle sue serie principali. Max Gaines era stato un pioniere del fumetto americano, avendo creato nel 1933 il primo opuscolo a colori (in quadricromia), che divenne lo standard per i comic book moderni. Inoltre, fondò, insieme a Jack Liebovitz, la All-American Publications, che successivamente, fondendosi con la National Comics Publications, divenne l'attuale DC Comics. Nel 1944, Max lasciò la All-American e fondò la EC Comics, inizialmente conosciuta come Educational Comics, continuando a pubblicare serie educative come Picture Stories from the Bible. Queste prime pubblicazioni, tuttavia, non ebbero grande successo a causa della loro mediocrità. Dopo la morte improvvisa di Max, avvenuta nel 1947 per un incidente su un motoscafo, suo figlio William assunse la direzione dell'azienda, inizialmente con riluttanza. Col tempo, però, William si appassionò all'editoria e rilanciò la casa editrice, grazie anche al contributo di Al Feldstein, un fumettista da poco assunto che divenne editor e autore principale. I due chiusero le vecchie testate e lanciarono nuove serie, come The Vault of Horror, Tales from the Crypt e The Haunt of Fear, che si ispiravano a vecchi programmi radiofonici e riscossero un immediato successo.

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Nel 1950, quando i disegnatori Harry Harrison e Wallace “Wally” Wood iniziarono a insistere affinché Gaines producesse storie di fantascienza, la EC lanciò le testate Weird Science e Weird Fantasy. Gaines introdusse Feldstein a questo genere, suggerendogli alcune letture chiave. Il loro metodo di lavoro si caratterizzava per una stretta collaborazione nella creazione delle storie, che venivano poi affidate ai vari artisti. Tuttavia, il lavoro non era limitato a questo duo: un contributo fondamentale venne dal fumettista Harvey Kurtzman, autore di molte dei racconti, anche per i testi. Rispetto alle storie di Gaines e Feldstein, quelle di Kurtzman si distinguevano per un tono più leggero e con qualche risolto leggermente umoristico. Altri artisti come Jack Kamen e Joe Orlando contribuirono anch'essi alla rivista. A partire dal numero 9 di Weird Science ci fu un cambiamento importante: Feldstein smise, infatti, di realizzare tavole a fumetti per concentrarsi sui testi e sul ruolo di editor. Wood divenne il copertinista principale della testata.

Il primo volume della linea XXL della Taschen, dedicato alla serie Weird Science, ristampa integralmente i primi 11 numeri della testata proponendo non solo le storie a fumetti, ma anche i racconti, i redazionali e le pubblicità, restituendo una fedele riproduzione dell’edizione originale, compresa la resa tipografica. A introdurre il volume, un'accurata introduzione di circa 30 pagine ripercorre la storia della EC e della serie, corredando il testo con numerose immagini rare e inedite.

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Il piatto principale del volume è rappresentato dalla presenza degli 11 albi, integralmente riproposti. Dato il numero e la varietà delle storie, è difficile racchiuderle in poche righe. Tuttavia, ciò che emerge è la qualità e l’innovazione di queste piccole perle del fumetto, che hanno segnato un’epoca e che, ancora oggi, mantengono una forza straordinaria. Weird Science è una serie che ha fatto scuola nel mondo del fumetto, rivolta non solo a un pubblico giovanile ma anche adulto. Ogni storia, pur derivando da racconti preesistenti, possiede un tocco di genialità che sorprende il lettore con continui colpi di scena. Le tematiche trattate sono le più svariate, ma inevitabilmente riflettono il periodo storico in cui vennero scritte, dominato dal terrore atomico e dalla corsa allo spazio.

A chiudere questo eccellente volume Taschen, in lingua inglese, troviamo le biografie degli artisti che hanno contribuito alla realizzazione di queste storie. Un'opera che rappresenta il miglior modo per apprezzare questo caposaldo del fumetto mondiale e della fantascienza.
Del volume esiste anche una Collector’s Edition in 1000 copie. Inoltre, chi volesse approfondire la storia della EC Comics, può recuperare nella stessa collana il libro The History of EC Comics.

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Walt Disney's Donald Duck. The Ultimate History, recensione: il libro definitivo su Paperino

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Nell'introduzione del volume Walt Disney's Donald Duck. The Ultimate History, Daniel Kothenschulte dichiara: "Proprio come i grandi artisti del Rinascimento hanno lasciato dietro di sé immagini di perfezione nella forma umana, il David di Michelangelo o la Nascita di Venere di Botticelli, Paperino, non meno perfetto, è l'incarnazione di tutta la nostra imperfezione. Ancora oggi l'umanità del suo fallimento, spesso espressa in scoppi di rabbia del tutto giustificati, ispira sia gli artisti che il pubblico". In effetti, spiegare il successo duraturo di Paperino è tanto semplice quanto complesso: la sua umanità, la sua vulnerabilità cattura fin da subito la nostra simpatia. Le sue esplosioni di rabbia sullo schermo ci appaiano liberatorie e i suoi difetti (così come i suoi pregi) esplorati al cinema o su carta, lo rendono simile a noi. Ma la duratura fama è anche figlia di una sfaccettata complessità dovuta a un duro e certosino, nonché appassionato, lavoro da parte di artisti e creativi che da 90 anni danno vita a una delle icone del '900 e del nostro secolo. E proprio per celebrare l'anniversario che la tedesca Taschen, casa editrice specializzata in libri d'arte, dove l'oggetto stesso diventa opera, pubblica un volume che ripercorre tutta la storia del personaggio dagli esordi fino ai nostri giorni.

Come consuetudine per l'editore, il libro - in lingua inglese - si rileva non solo un appassionante - quanto preciso - saggio ma una ricca miniera di informazioni e immagini (frutto di una laboriosa ricerca) inedite e quindi preziose anche per l'appassionato più esigente. Il volume suddivide la "carriera" di Paperino in 3 grosse ere, ovvero "The Early Years", "The Defining Years" e "The International Years", ripartite a loro volte in capitoli tematici in cui, partendo dalla produzione di cartoni, film e fumetti, si analizza nel dettaglio l'evoluzione del personaggio, gli artisti che hanno dato vita alle sue gesta e le tappe che ne ricostruiscono la storia.

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La prima apparizione ufficiale, con cui si fa coincidere la nascita di Paperino, è la distribuzione della Silly Symphony La gallinella saggia, diretta da Wilfred Jackson, datata 9 giugno 1934. Basato sulla fiaba russa "La gallinella rossa", la trama vede una gallina e i suoi pulcini chiedere aiuto per piantare e raccogliere il raccolto ai pigri Paperino e Meo Porcello, che rifiutano per poi pentirsene quando arriverà il momento di goderne i frutti a tavola. Che il destino di Donald Duck non si limitasse a questa apparizione e che fosse, quindi, predestinato al successo lo sapeva bene Walt Disney che aveva assunto il caratterista Clarence Nash per dar voce a un personaggio per un corto con Topolino dal titolo Una serata di beneficenza. L'idea originale era quella di far recitare "Mary Had a Little Lamb" a un papero, che poi sarebbe diventato Paperino. La progettazione del corto era antecedente alla Gallinella Saggia, ma venne realizzato dopo quando Donald aveva fatto già il suo debutto. Il corto, diretto da Burt Gillett, dove vari personaggi si esibivano disturbati dagli orfani che assistevano allo spettacolo, fu fondamentale per Paperino sia perché lo introduceva nel cast di comprimari di Topolino, sia perché veniva mostrata per la prima volta una delle sue caratteristiche fondamentali: il suo pessimo carattere. Da qui in poi, Donald appare in un numero sempre crescente di corti al cinema, dividendo lo schermo tendenzialmente con Topolino e Pippo, con gli animatori che si concentravano principalmente sullo sviluppo delle sue gag.

A questo punto, se Topolino era stato l'eroe positivo della Grande Depressione, Paperino incarnava al meglio la nuova era e, soprattutto, poteva sfidare al meglio la concorrenza animata dei Looney Tunes e di Picchiarello che puntavano su un umorismo decisamente diverso da quello classico disneyiano. Era giunto il momento di dar maggior spazio al personaggio e lanciare la sua serie da protagonista, ma l'accordo di Disney con la United Artist prevedeva la distribuzione solamente di corti con Topolino o di Silly Symphony. Le cose cambiarono quando nel 1936 la Disney strinse un accordo con la RKO Radio Pictures che non prevedeva legami a serie specifiche. Era il momento di puntare tutto sul Papero, non a caso i corti di Topolino vennero da qui in poi centellinati, dando vita a una longeva serie che vide come principale registi Jack King principalmente per gli anni '40 e Jack Hannah per gli anni '50.
Il volume Taschen analizza l'evoluzione del personaggio approfondendo ogni corto animato mostrando, inoltre, bozzetti, storyboard, locandine, fotografie e altro materiale estremamente raro o inedito. Particolarmente preziosi sono ben due capitoli dedicati ai corti mai realizzati, che mostrano non solo materiale del tutto sconosciuto fino a oggi, ma che descrivono le motivazioni per cui quelle idee sono state scartate e come sono state riciclate altrove.

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Diventato in pochi anni una star, Paperino negli anni '40 collabora, per conto della Disney, per il governo americano sia per una lunga serie di corti a sfondo bellico, con scopo propagandistico, sia come ambasciatore per le Americhe Latine e per il Messico grazie ai lungometraggi Saludos Amigos e I tre caballeros. Nonostante Topolino fosse ancora la mascotte ufficiale dello studio, la sua iconicità lo rendeva poco malleabile e adatto a ricoprire un ruolo per il quale, invece, il suo collega Donald  risultava più naturale e per cui poteva mostrare sfumature ben più sfaccettate e ampie. Tuttavia, dopo la fine della Guerra Mondiale in America si respirava un nuovo clima e così negli anni '50 Paperino abbandonò ogni connotazione politica per abbracciare la tranquillità della vita borghese, se tranquilla si può definire la sua vita.

Intanto il personaggio si era evoluto non solo da un punto di vista grafico e caratteriale, ma dando vita a universo narrativo iper-strutturato grazie non solo all'introduzione di numerosi comprimari, ma anche al costante lavoro sinergico fra i reparti d'animazione e quello dei fumetti. Nel caso degli eroi Disney, non solo di Paperino, lo sviluppo crossmediale promosso dall'azienda ha contribuito ad arricchire di sfumature e background il caro Donald tanto che il passaggio di idee da celluloide a carta e viceversa è sempre stato attivo e dinamico.
Nel 1934 Paperino fu protagonista dell'adattamento a fumetti della Gallinella Saggia per la serie Silly Symphony ad opera di Ted Osborne e Al Taliaferro. In seguito, i due ripresero a proporre avventure per il papero (dopo che quest'ultimo era apparso nella serie di Mickey Mouse) per 15 mesi fra il 1936 e il 1937 prima di approdare a una propria serie personale nel febbraio del 1938.
A differenza delle strip di Topolino, quelle di Paperino non erano di carattere avventuroso ma presentavano gag autoconclusive, spesso agganciandosi ai corti animati in uscita. Taliaferro impresse un'impronta fondamentale per il personaggio, continuando a disegnare fino alla sua morte avvenuta nel 1969. Per poter leggere avventure lunghe e avventure di Paperino, dovremo aspettare qualche anno il lavoro di Carl Barks, sebbene già in Italia l'artista Federico Pedrocchi avesse realizzato avventure lunghe con protagonista il papero Disney.

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Barks, che già era impiegato nel reparto animazione della Disney, lavorando proprio ai corti di Paperino, trovò al sua vocazione nella realizzazione di fumetti proprio con protagonista Donald Duck. Si deve a lui la definizione di tutto l'universo di comprimari di Paperino, grazie a invenzioni fondamentali (su tutte citiamo quella di Zio Paperone), alla costruzione della famiglia dei paperi, alla stessa Paperopoli e alla definizione in generale di molti character già esistenti, fra cui Qui, Quo, Qua (apparsi per la prima volta per mano di Taliaferro) e dello stesso Paperino che grazie all'interazione con gli altri personaggi e all'universo messo a disposizione dall'artista, ma anche ad avventure ricche e complesse, poté mostrare una serie di sfumature inedite per lo schermo, ottenendo così una nuova tridimensionalità. Le sue storie, realizzate a partire dal 1943 su testi e disegni suoi (dopo il battesimo avuto con Paperino e l'oro del pirata su testi di Bob Karp e disegnata insieme a Jack Hannah), sia quelle da 10 pagine che quelle più lunghe, diventarono lo standard per tutti coloro che si cimentavano con le avventure di Paperino a fumetti. Il volume Taschen ne analizza tutte le principali con dovuta perizia.

Non deve sorprendere, naturalmente, l'ampio spazio che il volume dedica alla produzione di storie a fumetti realizzate in Italia, delle quali ne tratta alcune delle più significative. La produzione USA, infatti, non riuscendo a coprire l'alta richiesta italiana, stimolò Mondadori a creare avventure proprie in quantità sempre maggiori fino a farci diventare il Paese con la maggiore produzione mondiale di storie Disney. Pur rispettando i personaggi e la tradizione tracciata dagli artisti americani, la scuola italiana non solo prenderà una strada propria, grazie a eccellenze quali Romana Scarpa, Luciano Bottaro, Giorgio Cavazzano, Giovan Battista Carpi, e sceneggiatori quali Carlo Chendi, Guido Martina, Rodolfo Cimino, Giorgio Pezzin e altri ancora, ma inventerà personaggi propri continuando a espandere l'universo di Paperino. Creazioni quali Paperinik, Paperino Paperotto e Doubleduck doneranno ulteriori sfumature al personaggio di Donald. L’influenza della scuola italiana nel mondo risulta ampiamente riconosciuta.

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Walt Disney's Donald Duck. The Ultimate History tratta, nelle sue 564 pagine di ulteriori e vari argomenti, legati alle apparizioni televisive, al merchandising, ai videogame e a tanto altro dando una panoramica assolutamente completa e appagante sul personaggio. Il volume della collana XXL, 29 x 39,5 cm, dal peso di 5 kg, è curato sotto ogni dettaglio sia contenutistico che relativo alla sua confezione grazie a carta lucida di alta grammatura, stampa e rifiniture di pregio, risultando imperdibile per ogni appassionato.

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