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Oblivion Song di Robert Kirkman e Lorenzo De Felici diverrà un film

  • Pubblicato in Screen
EW riporta che Universal Pictures e la Skybound Entertainment di Robert Kirkman adatteranno per il cinema Oblivion Song dello stesso Kirkman e di Lorenzo De Felici.

Un decennio fa 300.000 cittadini di Philadelphia sono improvvisamente scomparsi dentro Oblivion. Il governo ha fatto ogni tentativo per recuperarli ma, dopo diversi anni, ha rinunciato all'impresa. Ma non Nathan Cole che ogni giorno rischia la propria vita per cercare di salvarli... Ma forse Nathan è in cerca anche di qualcos'altro?

Kirkman produrrà il film di Oblivion Song con il suo team Skybound composta da David Alpert, Brian Furst e Sean Furst. Sean O'Keefe (Wonderland) scriverà la sceneggiatura. Questa è la prima volta che un fumetto di Kirkman arriverà sul grande schermo.

Oltre all'universo Walking Dead in continua espansione su AMC, Kirkman sta anche lavorando a una serie animata basata su Invincible. Lo show andrà in onda su Amazon Prime nel 2020.

(Via SHH)

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Unholy Grail, recensione: il fantasy medievale di Cullen Bunn e Mirko Colak

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C'è qualcosa di più di una semplice rivisitazione in chiave horror del Ciclo Bretone in Unholy Grail: ripescando un'idea giovanile grazie a Skybound, Cullen Bunn utilizza il mito di re Artù, del Sacro Graal e i personaggi che lo animano - Lancillotto, Ginevra, Merlino, Morgana, Mordored e Parsifal - per inscenare un' allegoria della condizione degli uomini come pedine quasi inermi, nelle mani di forze soprannaturali più grandi di loro.

Lo scrittore di The Sixth Gun, X-Men Blue e Deadpool, immagina che Merlino, la cui storia personale non è stata mai narrata nella letteratura di riferimento, venga posseduto da un demone intenzionato a portare il caos sulla Terra e da questa premessa parte col leggere in una nuova ottica gli avvenimenti principali del mito di Re Artù: dall'educazione del giovane re (in cui si inserisce l'episodio della spada nella roccia), alla fondazione di Camelot; dal matrimonio con Ginevra, ai rapporti con i Cavalieri, la malvagia Morgana e, addirittura, la misteriosa Dama del Lago; dalla ricerca del Sacro Graal alla guerra con Mordred, tutto viene manipolato dalla versione malvagia del Mago e la leggenda cavalleresca che tutti conosciamo a partire dall'Historia Regum Britanniae di Goffredo di Monmouth si tinge di venature noir, lovercraftiane, fino a sconfinare nell'horror più classico.

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Con una sceneggiatura che sovrappone due momenti diversi della storia di Camelot, cioè la sua caduta, ad opera della guerra familiare tra Artù e Mordred e la sua fondazione, a partire dalla morte del re Uther Pedragon e dalla ricerca del suo erede Artù, trovato e cresciuto dal mago per diventare non il re eroico e benevolo che conosciamo, ma un sanguinario tiranno che costruisce il suo regno nel sangue, combattendo molte guerre civili ed eliminando ad uno ad uno i suoi nemici, che si congiungono nel ritorno di Parsifal con il Graal in un regno ormai in rovina, Cullen Bunn mantiene alta la tensione e centellina i colpi di scena per tutto l'arco della sua storia, fino a rivelare il destino ultimo di tutti i personaggi, che riserva ancora qualche sorpresa.

Anche lo stile della narrazione risulta composito e intrecciato: da una parte c'è una costruzione delle scene dotata di un taglio decisamente moderno e debitore delle più recenti trasposizioni del genere medievale-fantasy-horror ricavate dalla tv e dal cinema (Game of Thrones per intenderci), che non ha paura di mostrare sia cruenti battaglie e torture, sia scene di sesso particolarmente esplicite; dall'altra con didascalie evocative, capaci di descrivere in maniera lirica i passaggi della storia non raccontati dalle immagini, lo scrittore riesce a richiamare l'atmosfera del poema cavalleresco che ispira la sua opera.

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La parte grafica è assegnata a Mirko Colak disegnatore già di Punisher, Deathstroke e Green Lantern, che si concentra sia sui volti dei personaggi sia sulla costruzione della tavola, con vignette interconnesse e spesso diluite in due pagine, capaci di rendere al meglio la dinamicità e la velocità della sceneggiatura. Sono un piacere per gli occhi, inoltre, le splendide splash-page che sottolineano i colpi di scena più importanti della storia, la verosimiglianza delle ambientazioni collettive (guerre, pubbliche esecuzioni, banchetti) e la sensualità delle scene erotiche.
Una menzione speciale deve andare sicuramente alla colorazione di Maria Santaolalla che, privilegiando le tonalità scure e sfumate, riempie e valorizza le tavole di Colak e, utilizzata prevalentemente per sottolineare i momenti in cui l'elemento esoterico prende il sopravvento, contribuisce a creare quell'atmosfera cupa e soffocante che la reinterpretazione di Cullen Bunn voleva restituire ai lettori.

Unholy Grail è un fumetto suggestivo e intrigante, che saprà certamente soddisfare gli amanti dell’horror medievale. L'opera possiede anche un'altra chiave di lettura: la condizione di Artù e della sua cerchia, che simboleggiano l'umanità in generale, è quella di pedine nelle mani di un fato molto lontano dalla divina provvidenza cristiana, ma anzi caratterizzato dell'intenzione di generare il male sulla Terra. In questo scenario, nessuno dei personaggi riesce a perseguire la virtù comportandosi in maniera positiva per raggiungere il bene comune; tutti, invece, si lasciano trasportare dai propri più bassi istinti, dalle proprie ambizioni, mentre il malefico demiurgo gode del male che è riuscito a portare tra gli uomini. Solo nel finale si scorge uno spiraglio di redenzione, grazie ad uno sforzo quasi sovrumano di autodeterminazione. È proprio questa rappresentazione cupa  e priva di speranza del destino dell'uomo il vero piatto forte dell'albo e il taglio horror è solo la sua confezione più adatta.

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Da ultimo, è da evidenziare come il volume cartonato che racchiude l'intera saga proposto da Saldapress, casa editrice di Reggio Emilia che cura l'edizione italiana, tra gli altri, dei titoli Aftershock, sia davvero d’ impatto, con la sua copertina in rilievo, allo stesso tempo inquietante ed evocativa. Si tratta del modo migliore per presentare un'opera che si candida ad essere una delle chicche della letteratura lovercraftiana a fumetti.

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Robert Kirkman annuncia la serie TV 5 Year ambientata anche in Italia

  • Pubblicato in Screen

Robert Kirkman sta lavorando a un nuovo progetto per la TV, e proprio la Skybound Entertainment, l’etichetta del creatore di The Walking Dead, ad annunciare la partnership con Entertainment One per produrre una nuova serie chiamata 5 Year. La serie mostrerà i cinque anni precedenti all’arrivo di una meteora che, scontrandosi con la Terra, spazza via l'umanità.

5 Year si svolgerà, secondo quanto riferito, in tempo reale, con ognuna delle cinque stagioni pianificate che si occuperà di un singolo anno. Per rendere lo spettacolo più unico, la compagnia di Kirkman ha stipulato accordi con diversi altri paesi. Questi includono Corea, Regno Unito, America Latina, Germania, India, Russia, Cina e Italia. Ogni nazione produrrà la propria versione dei 5 anni e tutte le serie verranno impostate nello stesso universo. La differenza di località consentirà a tutti i paesi di raccontare la propria storia sullo sfondo pre-apocalittico condiviso.

"Non potremmo assolutamente rinunciare all'opportunità di lavorare su un progetto davvero innovativo che fonde molteplici e locali produzioni senza soluzione di continuità in una storia che si svolge a livello globale", ha aggiunto Peter Micelli della eOne. "Siamo entusiasti di unire le forze con Robert Kirkman e il team Skybound per portare una storia a più livelli come l'universo ‘5 Year’ attorno al mondo. In Skybound, abbiamo trovato un partner che condivide il nostro impegno a creare contenuti rivolti al futuro con un appeal mondiale che sfidi le convenzioni e stimoli l'immaginazione."

(Via SHH)

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Gasolina 1: recensione: Ancora a caccia di mostri, abomini e narcotrafficanti

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Sean Mackiewicz e Niko Walter aprono le danze di questa nuova, anomala avventura di una altrettanto anomala coppia di eroi, “El Doctor y La Asasina” (il Dottore e l’Assassina), impegnati in una inquietante serie di eventi dove la criminalità si mescola a strani eventi soprannaturali e a suggestioni da complotto internazionale, per quanto ancora vaghe.
Una vicenda che parte dai campi coltivati del Sud, quella realtà quasi fuori dal tempo di un certo mondo agreste tipicamente americano ma nel contempo povero, segnato da immigrati messicani, cartelli e narcotrafficanti. Un’atmosfera che inizialmente strizza l’occhio ai tanti survival moderni, quasi a confondere e farti credere di trovarti di fronte ad un mondo di sopravvissuti dopo chissà quale catastrofe, dove non mancano una strana setta di fanatici e un eco a Stephen King ed al suo I figli del grano.

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Il pretesto di un rapimento aprirà la strada a strani ed oscuri avvenimenti, dove l’elemento soprannaturale si mischia ad una avventura nel profondo sud e al poliziesco più classico e manierista, fatto di sbirri duri e disillusi ma ancora pieni di coraggio e pericolosi boss del cartello dei narcotrafficanti.
Molta, forse troppa la carne al fuoco messa in scena dagli autori nel tentativo di disegnare un mondo oscuro e doppiamente pericoloso, fatto di malavita e orrori Lovecraftiani, situazioni da poliziesco e su tutte il percorso dei nostri eroi.

Ora, siamo consapevoli che si tratta della prima parte di una serie di avventure che sembrano trattare tematiche legate ai classici stilemi dell’horror e che ci sarà tempo per eventuali approfondimenti, ma la sensazione generale è quella che si sia voluto essere originali ad ogni costo, cercando una commistione di troppi generi e situazioni senza un vero criterio narrativo globale.
Il tutto a pesantissimo discapito, appunto, dei protagonisti. Non sappiamo chi sono, ci viene fatto intuire che sono in fuga e con un passato turbolento e violento, eppure le loro motivazioni risultano poco chiare, il loro agire sempre sicuro se non strano delle volte, come per quanto riguarda El Doctor.
La questione della setta che fa da apripista alle vicende legate alle strane creature, dovrebbe essere legata al grande villain della storia, ma rimane quasi una vicenda isolata.
Di colpo la storia vira verso un poliziesco classico, granitico e che solo verso la fine dovrebbe in qualche modo legarsi alla vicenda principale.
L’impressione generale che se ne trae è quella di storie sconnesse, slegate tra loro. Un missaggio poco riuscito perché non attento a trovare quegli elementi dei singoli generi che possano fondersi con quelli dell’altro. Una situazione tipica di tutte quelle storie che mischiano generi diversi nel tentativo di creare una situazione o un ambiente originale, ma che naufraga spesso proprio a causa di questa difficoltà. Non basta mettere uno di fianco all’altro generi e tematiche diverse, si rischia solo una pesantezza dovuta all’incedere incerto e macchinoso della vicenda.
Forse proprio perché non si è tentato una interpretazioni di questi generi, che vengono invece sbattuti in faccia al lettore al lordo dei loro stilemi più classici.

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Inevitabile il paragone di tutto questo genere di opere col paradigma dell’opera contaminata per eccellenza, quell’Alien di Ridley Scott che di fatto resuscitò il genere fanta-horror, sempre esistito, ma plasmato con la maestria del grande chef, generando quel colosso della storia del cinema che andrebbe sempre preso in considerazione quando si gioca con più generi. Alien funziona non perché mescola horror e fantascienza ma perché trova i punti di contatto tra i due reinterpretandoli e non gettandoli nel calderone senza criterio.

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Dunque un fiasco su tutta la linea? Assolutamente no, il concept è onestamente interessante, le situazioni ed i personaggi, se virati nei prossimi numeri verso la giusta direzione, potrebbero regalarci qualcosa di fresco e non nego che già così Gasolina potrebbe trovare l’apprezzamento di molti lettori.
Mackiewicz è uno sceneggiatore solido, Walter una mano veramente felice. Non possiamo che augurarci una più armoniosa gestione di questo mondo e di questi personaggi perché il potenziale per emergere c’è ed è molto interessante.
Sicuramente va data all’opera il beneficio del dubbio e della sua stessa apertura, ma se certe macchinosità, certe disarmoniche situazioni non verranno risolte sarà una grande occasione sprecata.

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