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A Vicious Circle, recensione: un immenso Lee Bermejo penalizzato da una storia non all'altezza

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Se ci fermassimo solo ai disegni, A Vicious Circle meriterebbe dieci. Tuttavia, la miniserie in tre volumi, pubblicata in origine negli USA dai Boom! Studios tra il 2022 e il 2024, non è una semplice sequenza di immagini, ma un fumetto nel vero senso della parola, il cui punto debole, inutile negarlo, è rappresentato proprio dalla sceneggiatura di Mattson Tomlin. L’autore rumeno, maggiormente noto per i suoi script per cinema e TV (tra le altre cose, ha collaborato – benché non accreditato – al Batman di Matt Reeves e ora è al lavoro anche sul secondo capitolo), non è estraneo ai comic book, avendo realizzato, con buoni risultati, i testi per Batman – L’impostore e per uno spin-off di BRZRKR (la serie - di nuovo dei Boom! Studios - che Keanu Reeves ha ideato assieme a Matt Kindt). In A Vicious Circle immagina un duello senza fine tra due assassini del futuro, condannati a spostarsi nello spazio e nel tempo, ogni volta che uno dei due commette un omicidio. L’America degli anni Cinquanta, che fa da sfondo all’intensa sequenza iniziale (probabilmente la migliore di tutta la miniserie), cede presto il posto a scenari fantascientifici o addirittura apocalittici, inframmezzati da passaggi, più o meno brevi, in varie epoche del passato, fino a concludersi (o a ricominciare, in un eterno loop) in età preistorica, all’alba dell’umanità.

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Anche se riassunta in poche righe, la vicenda così raccontata apparirà a molti come un collage di ambientazioni e tematiche prese di peso da altre opere e, effettivamente, è esattamente questa l’impressione che si ha al termine della lettura. Saccheggiando un po’ tutto l’immaginario fantastico di cinema, letteratura e fumetti da 2001: Odissea nello spazio (il cavernicolo che nel finale trova le armi dei due avversari sembra quasi una rivisitazione delle scimmie umanoidi presenti nel prologo del celebre lungometraggio di Stanley Kubrick) in poi, Tomlin, forse sopraffatto dall’incredibile lavoro del suo partner, decide di assecondarlo fino in fondo, creando di continuo l’impatto scenico necessario a esaltarne le enormi doti figurative. In questo modo, però, si perde moltissimo dal punto di vista narrativo. Non c’è un vero approfondimento dei personaggi e ogni tema affrontato, dalla possibilità di modificare snodi fondamentali della storia alla nuova barbarie in cui rischia di precipitare il genere umano, oltre alla totale mancanza di originalità, viene semplicemente suggerita e mai esplorata completamente. Tutto rimane in superficie e i rari tentativi dove Tomlin pare voler lasciare l’azione in secondo piano, per stimolare un minimo di riflessione, finiscono rapidamente nel vuoto.

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Per fortuna, la noia suscitata dall’ennesimo, stucchevole scontro tra i due protagonisti, viene costantemente superata grazie alle tavole di Lee Bermejo, per le quali, non è esagerato dire che trovare un aggettivo che renda loro davvero giustizia è un’impresa pressoché impossibile. Potremmo definirle meravigliose, grandiose o splendide, ma ci resterebbe comunque il dubbio di non essere stati realmente in grado di descriverne la magnificenza. Il cartoonist americano (da parecchio tempo trapiantato in Italia) ci aveva già regalato in passato lavori degni di nota, tuttavia, non aveva mai spinto la sua arte a un livello così alto. Le pagine in bianco e nero, in particolare, sono autentiche opere pittoriche, caratterizzate da un iperrealismo difficile da rintracciare persino nelle illustrazioni di Alex Ross. Rispetto a costui, oltretutto, Bermejo riesce a superare l’inevitabile staticità delle immagini, che una rappresentazione grafica di questo tipo tende sempre a portarsi dietro, tanto che leggendo l’inizio del primo capitolo si ha quasi l’impressione di scorrere i fotogrammi di un film, non di sfogliare un fumetto.
Il disegnatore di Luthor e Batman: dannato, però, non si ferma qui e sfruttando il leitmotiv del racconto, cambia continuamente stile, arrivando a omaggiare sia diverse correnti artistiche (legate al momento storico raffigurato), che il tratto di vari maestri delle nuvole parlanti. Il tutto senza sembrare artificioso o eccessivamente lezioso, dimostrandosi, anzi, capace di rendere ancora più disorientanti i numerosi mutamenti di scenario, conseguenti ai salti spazio-temporali dei due protagonisti.

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Tornando a quanto abbiamo detto all’inizio, giudicare un’opera dove il divario di qualità tra testi e disegni è così ampio è piuttosto complicato. Ciononostante, alla fine abbiamo deciso di premiare le tavole di Bermejo, troppo belle per essere penalizzate, in una valutazione complessiva, dalla modesta sceneggiatura di Tomlin. Il nostro voto si deve, quindi, intendere in questo senso, tenendo presente anche l’ottima edizione di Panini Comics, un volume di grande formato, stampato in maniera ineccepibile, che nobilita ulteriormente il lavoro dell’artista americano.

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Kimi Paperelli e tutte le iniziative di Topolino per il Formula 1® Gran Premio d’Italia 2026

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In occasione del Formula 1® Gran Premio d’Italia 2026, Topolino dedica una serie di iniziative al mondo della Formula 1®, frutto della collaborazione tra Disney e Formula 1®. Il progetto prende il via con il numero 3692, in edicola dal 26 agosto, che presenta lo speciale volume Accendete i motori! con una serie inedita in cinque episodi. Le iniziative proseguono con il numero 3693, disponibile dal 2 settembre, che introduce Kimi Paperelli, versione Disney del pilota Andrea Kimi Antonelli, e con il modellino della monoposto ufficiale, distribuito con i numeri 3693 e 3694.

Di seguito tutti i dettagli del comunicato stampa diffuso dall'editore mentre, nella gallery in basso, potete vedere tutte le immagini d'anteprima.

In occasione del Formula 1® Gran Premio d’Italia 2026,
SU TOPOLINO
SI SCALDANO I MOTORI!
Con il numero 3692 del settimanale arriva uno speciale volume con un’inedita serie in 5 episodi ambientata nel mondo della Formula 1® 
Si prosegue su Topolino 3693 con il debutto di Kimi Paperelli, protagonista di quattro storie autoconclusive e dell’imperdibile cover realizzata da Alessandro Perina
Infine, con i numeri 3693 e 3694 l’esclusivo modellino dell’auto ufficiale nata dalla collaborazione tra Disney e la Formula1®
 

Tutti in pista! In occasione del Formula 1® Gran Premio d’Italia 2026, il settimanale Topolino porta Topolino, Paperino, Zio Paperone e i loro amici nel frenetico mondo della Formula 1® attraverso storie e gadget speciali creati come parte della collaborazione tra Disney e Formula 1®. Si parte con Accendete i motori!, uno speciale volume da collezione – disponibile solo con Topolino 3692 da mercoledì 26 agosto in edicola, fumetteria e su Panini.it – che presenta un’inedita serie in 5 episodi ambientata nel mondo della Formula 1®. I lettori potranno scoprire un’entusiasmante avventura alle prese con un mistero che li porterà a viaggiare per i circuiti dei 5 continenti.  

Si prosegue su Topolino 3693 – in edicola, fumetteria e su Panini.it da mercoledì 2 settembre – con il debutto di Kimi Paperelli, versione “paperizzata” del campione automobilistico Andrea Kimi Antonelli, pilota ufficiale del Mercedes-AMG PETRONAS F1, protagonista assoluto di quattro divertentissime storie, brevi gag scritte da Giovanni Barbieri e Stefano Petruccelli, per i disegni di Alessandro Perina, e dell’imperdibile cover realizzata sempre da Alessandro Perina.

«Topolino è stata la rivista della mia infanzia e sono felice di ritrovarmi oggi sulle sue pagine. Se vivessi davvero a Paperopoli andrei con Paperino sulla sua mitica 313, perché è una macchina che mi piace molto: è sportiva, ha un carattere tutto suo… e poi adoro Paperino, mi sta troppo simpatico!», commenta Kimi Antonelli.

All’interno del numero 3693, l’adrenalinico mondo delle corse fa da sfondo anche a tre storie autoconclusive sceneggiate da Alessandro Ferrari per i disegni di Marco Mazzarello. Tra pit stop rocamboleschi, strategie via radio, controlli regolamentari e sabotaggi da sventare, gli episodi reinterpretano in perfetto stile Disney il dietro le quinte della Formula 1®.

«Per inserire elementi realistici senza rendere le storie troppo tecniche per i lettori più giovani, abbiamo scelto di concentrarci sui ruoli interpretati di volta in volta da Paperino: meccanico ai box, ingegnere di pista, fan, ingegnere aerodinamico. Partendo dai suoi mestieri, il mondo delle corse diventa più accessibile: Paperino impara un nuovo ruolo e noi impariamo insieme a lui», racconta lo sceneggiatore Alessandro Ferrari. «La sfida più interessante nel far dialogare il mondo della Formula 1 con quello di Topolino è stata trovare un punto d’incontro che permettesse a entrambi gli universi di rimanere fedeli alla propria identità, valorizzando sia l’energia e la precisione delle corse sia la fantasia e l’espressività Disney», aggiunge il disegnatore Marco Mazzarello.

E le sorprese non finiscono qui: con Topolino 3693 e 3694 arriva l’esclusivo modellino in scala della monoposto ufficiale di Formula 1®, nata dalla collaborazione tra Formula 1® e Disney. Realizzato con straordinaria attenzione ai dettagli, il modellino riproduce fedelmente le linee, la livrea, le forme e gli elementi distintivi della vettura. A completare il set c’è una speciale statuina di Topolino nel ruolo di Team Manager, pronta a guidare la squadra dalla pit lane e a rendere questo oggetto da collezione un vero must-have per gli appassionati di motorsport e per i fan Disney di tutte le età.

Dalle nuove storie con protagonisti Topolino e i suoi amici ai gadget esclusivi ispirati alla collaborazione tra Disney e Formula 1®, tante nuove uscite da non perdere per gli appassionati di motorsport e avventure a tutta velocità. Come sempre, Topolino è disponibile in edicola, fumetteria e su Panini.it.

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Le cover inedite di Frank Miller per Panini per i 40 anni di Daredevil: Rinascita e Il Ritorno del Cavaliere Oscuro

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Panini Comics celebrerà il 40° anniversario di Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Daredevil: Rinascita con due nuove edizioni di pregio in grande formato, entrambe disponibili in anteprima a Lucca Comics & Games 2026.

Le due pubblicazioni saranno caratterizzate da nuove copertine inedite realizzate per l’occasione per l’editore da Frank Miller, autore di entrambe le opere, con i colori di Alex Sinclair. Per Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro, pubblicato originariamente nel 1986, l’artwork inedito offre una nuova interpretazione del Cavaliere Oscuro. Analoga operazione è stata realizzata per Daredevil: Rinascita, la storia scritta e disegnata da Frank Miller insieme a David Mazzucchelli, incentrata sulla caduta e sulla rinascita di Matt Murdock.

Come anticipato, Batman: Il ritorno del Cavaliere Oscuro – Edizione 40° Anniversario e Daredevil: Rinascita – Edizione 40° Anniversario, saranno presentate al pubblico durante Lucca Comics & Games 2026, in programma dal 28 ottobre al 1° novembre, dove Miller sarà ospite della manifestazione in collaborazione con Panini Comics. Entrambi i volumi saranno poi disponibili a novembre in fumetteria e su panini.it.

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Loki: Journey into Mistery, recensione: la vita non è un libro già scritto

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A partire dalla seconda metà degli anni 2000 l’Universo Marvel viene attraversato da una lunga serie consecutiva di eventi editoriali che compongono un’unica, lunga trama che coinvolge soprattutto le testate appartenenti alla linea degli Avengers. Nel 2004 Marvel Comics decide di rilanciare la collana dei Vendicatori, che da qualche anno fatica nelle classifiche di vendita, chiamando al suo capezzale lo scrittore simbolo di quel periodo della casa editrice: Brian Micheal Bendis (qui la nostra intervista). Lo sceneggiatore di Cleveland inizia la sua lunga gestione degli eroi più potenti della Terra con una mossa controversa,  disintegrando il nucleo storico del gruppo con Avengers: Disassembled e dando così il via all’epoca dei New Avengers, che sarà protagonista di saghe come House of M, Secret Invasion, Civil War e Dark Reign. È un periodo di straordinario successo per gli Avengers (che prepara il loro debutto al cinema che avverrà nel 2012) che lascia però insoddisfatti i fan del nucleo storico del gruppo che, dopo mille traversie, si riunisce finalmente nell’evento del 2010 Assedio. La saga racconta il tentativo di Norman Osborn e dei suoi Dark Avengers, sventato dai New Avengers e dal ritorno di Capitan America, Thor e Iron Man, di prendere possesso di Asgard, situata nella città di Broxton, Oklahoma dopo l’avvenuto Ragnarok (come raccontato da J. Michael Straczynski nel suo ciclo dedicato al Dio del Tuono).

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La miccia che dà il via agli eventi di Assedio, come anche alla loro risoluzione, è la presenza di Loki, dio degli inganni, che ispira le ambizioni di conquista di Osborn salvo poi pentirsene e sacrificarsi, ucciso da Void, per salvare Asgard. Ma la storia di Loki non sarebbe finita qui: con il primo film di Thor allora di imminente uscita, ci sarebbero stati ancora importanti capitoli da raccontare. “Vivere (e morire, aggiungiamo noi) non è difficile, potendo poi rinascere”, cantava un indimenticabile cantautore: e Loki sarebbe rinato, non come il villain che conoscevamo ma come protagonista di un percorso di formazione metanarrativo che da allora ha sempre accompagnato il personaggio fino ad arrivare alla serie televisiva a lui dedicata.
Con la conclusione di Assedio e con il roster dei Vendicatori originali nuovamente riunito, le collane della linea Avengers si riorganizzavano con il rilancio, tra gli altri, di The Mighty Thor affidato alla penna di Matt Fraction, sganciandosi dalla collana storica che negli anni ’60 aveva visto il debutto del Tonante, Journey into Mistery. Quest’ultima avrebbe proseguito la sua corsa e la sua numerazione originale ospitando le avventure del rinnovato Loki, trovatello inconsapevole della sua vita precedente, ritrovato da Thor e da lui portato ad Asgard tra lo scetticismo generale degli altri Aesir. A scrivere la testata un giovane autore inglese che aveva debuttato in Marvel con alcuni numeri di Thor successivi alla gestione Straczynski che non avevano destato particolare clamore, ma che con Journey Into Mistery conoscerà la sua consacrazione definitiva: Kieron Gillen.

Gillen è all’epoca un giovane sceneggiatore britannico che si è fatto notare con Phonogram, serie pubblicata da Image Comics che unisce il gusto dell’autore per le tematiche sovrannaturali all’interesse per la musica: prima di iniziare la sua carriera nel mondo dei comics Gillen aveva infatti frequentato l’industria musicale scrivendone per diverse testate giornalistiche. Un’esperienza professionale che lo accomuna a un suo connazionale illustre, Neil Gaiman, il cui lavoro su Sandman ha certamente ispirato Gillen per il suo ciclo di Journey Into Mistery, come vedremo. Ciclo che aveva conosciuto un prologo l’anno precedente alla sua uscita con Siege: Loki, one-shot del 2010 che aveva mostrato il patto stretto tra il “vecchio” Loki e Hela, Regina degli Inferi, per essere cancellato dal Libro di Hel. Questo accordo avrebbe poi concesso alla successiva incarnazione del Principe delle Menzogne carta bianca, ovvero la possibilità di intraprendere un percorso di vita diverso da quello che tutti si aspettano da lui.

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Il tema di una identità autentica e non vissuta come specchio delle aspettative altrui, suscitate da un ruolo che non si ha più intenzione di ricoprire, è l’idea che sta alla base dell’intero ciclo di Kieron Gillen. Nel primo arco narrativo il giovane Loki non ha il tempo di far ricredere gli asgardiani che vedono ancora in lui il vecchio ingannatore di sempre, quando si profila all’orizzonte la minaccia del dio Serpente, il fratello di Odino risvegliato da Sin, la figlia del nazista Teschio Rosso per mettere a ferro e fuoco il mondo, come raccontato da Matt Fraction e Stuart Immonen nell’evento Fear Itself. Una minaccia che incombe sul destino di una Asgard già provata e che induce il giovane Loki a concepire un piano complesso, tessendo una fitta tela di inganni per scongiurare un nuovo Ragnarok. Gillen introduce una serie di personaggi che lasciano il segno come la gazza Ikol, consigliere pennuto che contiene scampoli dell’essenza del vecchio Loki (provate a leggerne il nome al contrario, ndr.) o come Leah, giovane assistente di Hela che diventa indispensabile alleata di Loki. Una ragnatela di alleanza e tradimenti che vedono protagonisti Loki, Hela, Mefisto, e una serie di alleati e avversari appartenenti al pantheon norreno come le mostruose Disir, Surtur, Fenris, Tyr, evocati dalla prosa di notevole qualità letteraria di Gillen.

L’unico limite per la fruibilità di queste storie è quello di non poter prescindere dagli eventi di Fear Itself, senza la conoscenza dei quali la lettura non può dirsi pienamente soddisfacente. Estremamente godibili sono invece i capitoli successivi all’evento, alcuni dei quali stand-alone, in cui Gillen eccelle nella caratterizzazione dei personaggi: citiamo a tal proposito due episodi molto spassosi, quello con la nascita del cucciolo di mastino infernale Thori (e i tentativi esilaranti di Loki e Leah di trovare il giusto “affidatario”) e il racconto “romanzato” fatto da Volstagg ad un gruppo di bambini circa gli eventi di Fear Itself. Un episodio condito da momenti comici molto divertenti che rientra, nonostante le apparenze, in quella riflessione sulla potenza delle storie che è centrale nell’opera di Gillen che, per stessa ammissione dello scrittore, è debitore del lavoro di Neil Gaiman su Sandman. Le due serie sono infatti accomunate da un gusto fantasy molto simile, che le allontana dal tradizionale fumetto di supereroi americano, e da una meta narrazione che fa uso della mitologia per condurre una riflessione sul tema dell’identità e del cambiamento. Se in Sandman Morfeo paga il prezzo di un errore madornale compiuto in passato che lo pone di fronte ad un dilemma amletico (cambiare o morire?), il giovane Loki deve affrontare lo scetticismo generale che vede in lui nient’altro che il vecchio dio degli inganni e lottare contro questa percezione che gli altri hanno di lui. Gli omaggi di Gillen al capolavoro di Gaiman non si contano, a partire dalla presenza della gazza Ikol che ricorda il corvo Matthew che accompagna Morfeo nelle sue avventure, ma lo scrittore cerca comunque una strada personale facendo di Journey into Mistery una centrata analisi sulle capacità delle storie di modellare la realtà, e sulle narrazioni che ingabbiano gli individui in ruoli prestabiliti percepiti come opprimenti. Ragionamenti raffinati da parte di un autore capace di produrre una prosa di livello letterario e di giocare con la rottura della quarta parete: Kid Loki infatti sa di essere il personaggio di una serie a fumetti e nell’introduzione a ciascun capitolo si rivolge direttamente ai lettori.

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Journey into Mistery può contare su un roster di artisti di livello piuttosto eterogeneo ed elevato: si va dal tratto pulito dei britannici Jaimie McKelvie e Richard Elson, collaboratori abituali di Gillen, alla linea chiara di Pasqual Ferry e alle figure possenti e monumentali del veterano Doug Braithwaite, che non a caso venne scelto da Alex Ross come suo “alter-ego” artistico per gli interni del suo progetto Justice. All’artista vengono infatti  affidati gli episodi dal gusto più “mitologico”, in cui appaiono vecchie conoscenze asgardiane come Surtur e Fenris. Fa piacere rivedere anche Whilce Portacio, il cui stile muscolare e ruvido ben si presta al tono degli episodi in cui è impegnato, e Mitch Breitweiser, artista dal tratto sporco che era nella disponibilità della Marvel di quel periodo (chi scrive ricorda con piacere la bella mini dedicata a Patriot da lui disegnata).
Negli anni successivi a Journey into Mistery il personaggio di Loki avrebbe conosciuto una ulteriore evoluzione “meta” grazie alle storie scritte da Al Ewing e alla serie tv interpretata da Tom Hiddleston ma tutto cominciò qui, con una serie (oggi considerata di culto) che raccontò la più umana delle aspirazioni, che ci riguarda tutti: la speranza che la nostra vita non sia un libro già scritto.

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