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Girl from the Other Side 1, recensione: la fiaba dark di Nagabe

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In un mondo diviso in due, un misterioso morbo trasforma le persone in esseri oscuri, neri, dall’aspetto animalesco e mostruoso. Da un lato vivono i “maledetti”, il cui solo tocco può contagiare gli altri, dall’altro il mondo ancora intatto e sano protetto da mura e da un corpo militare il cui compito è quello di allontanare i contagiati e di evitare che le due parti vengano a contatto fra di loro.

Dall’altra parte del muro, fra la foreste, vive Shiva, un’innocente bambina non contagiata, ma accudita da un uomo infetto chiamato semplicemente “Maestro”. Non si conosce la storia della ragazzina, né quella del misterioso uomo, che protegge Shiva dalle avversità e da un mondo che potrebbe considerarla un pericolo solo perché residente al di là del muro.
Il rapporto fra i due è colmo di amore paterno, tuttavia non ci può essere contatto fisico, pena il contagio, il che rende problematica la loro interazione. È chiaro, dunque, che l’apparenza mostruosa degli infetti non si rifletta nella loro anima.

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Il giapponese Nagabe arriva per la prima volta in Italia con Girl from the Other Side, opera pubblicata in patria dalla Mag Garden a partire dal 2015 sulle riviste Monthly Comic Blade e Monthly Comic Garden e di cui finora sono usciti 7 tankōbon. Sottotitolo del fumetto è Siúil, a Rún (che sta per Go, my love) ed è il nome di una canzone tradizionale irlandese. Il riferimento a questo canto, tradizionalmente associato alle parole di una donna per il suo amante che ha intrapreso una carriera militare, resta finora alquanto oscuro e forse utilizzato per la sua atmosfera malinconica, simile a quella di una ninna nanna, e può forse essere giustificata dalla sua presenza in romanzi quali Il signore di Ballantrae di Robert Louis Stevenson e l’Ulisse di James Joyce, in particolare nel primo libro in cui fa da eco alle tematiche di esilio. Più probabile, comunque, che il rimando sia dovuto semplicemente all’atmosfera tipicamente gotica e di richiamo nord-europeo evocata sia del racconto che del disegno messo in scena dal suo autore.

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Nagabe ci regala una fiaba delicata dai contorni dark e onirici. Vediamo i due protagonisti muoversi nella quotidianità di una vita monotona, ma all’apparenza felice, in cui l’unica preoccupazione è il nascondersi dagli altri. Il contatto con “l’altro mondo” è, tuttavia, inevitabile e si manifesterà fin da subito.

L’atmosfera del manga è suggestiva, vengono coniugate tenerezza e ferocia, grazie anche alle matita sottile del mangaka che pone l’accento sui personaggi, spesso lasciandoli al centro della scena  vuota, ma che diventa minuziosa quando c’è da rappresentare sfondi e dettagli. Il bilanciamento fra bianco e nero è ottimamente utilizzato nella rappresentazione scenica di un mondo in cui ben si amalgamo figure umane realistiche e quelle animalesche delle persone maledette.

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Il colpo di scena finale riscatta il primo volume di Girl from the Other Side da quello che è il suo principale neo: un incedere troppo lento e che rende difficile, al momento, sbilanciarsi più di tanto sulla bontà dell’opera: l’atmosfera e i personaggi intrigano, ma bisogna attendere ulteriori sviluppi per saggiarne le reali potenzialità.

L’edizione italiana curata da J-Pop è di ottima fattura e presenta un'elegante sovra-copertina. Il formato è quello tradizionale dei manga 12,4x18 ed è dunque coerente con la sua proposta, tuttavia qualche centimetro in più avrebbe permesso di godere al meglio delle tavole di Nagabe.

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