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Ka-Zar - Giungla Urbana, recensione: Welcome to the jungle

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A metà degli anni ’90 Marvel Comics si trova a dover affrontare una grave crisi finanziaria che la porta ad un passo dalla bancarotta, risvolto impensabile all’inizio del decennio quando un boom delle vendite che aveva investito l’intero settore aveva fatto presagire l’arrivo di una nuova età dell’oro. Un incremento del giro di affari dovuto soprattutto all’esplosione della Image Comics, fondata dai transfughi Todd McFarlane, Jim Lee e Rob Liefeld che, con i loro vigilanti violenti e steroidati avevano imposto un nuovo standard nella produzione di fumetti di supereroi. Una moda che si sarebbe rivelata effimera come la crescita degli incassi degli editori, frutto di una bolla speculativa generata da una serie di artifici commerciali come l’introduzione in massa delle variant cover, più che da un reale aumento dei lettori (abbiamo parlato approfonditamente di questo periodo nello “Speciale Image” pt1, pt2). Lo “stile Image” imperava, tanto che la Marvel dovette dotare di look più aggressivi alcuni dei suoi personaggi classici che ormai arrancavano nelle preferenze dei lettori. Il culmine di questa tendenza venne raggiunto nel 1996, quando la Casa delle Idee affidò quattro dei suoi titoli storici alle cure di Jim Lee e Rob Liefeld nell’ambito dell’iniziativa Heroes Reborn, appaltando per la prima volta nella sua storia alcune sue collane a “studios” esterni. L’accoglienza del progetto fu controversa, tanto da spingere la Marvel a tornare su suoi passi dopo un solo anno. La sbandata per i supereroi ipertiroidei stava passando insieme agli ultimi anni del decennio, e in casa DC Mark Waid e Alex Ross avevano suonato la carica per il ritorno in pompa magna dell’eroismo classico con l’elegiaco Kingdom Come. Con un moto di orgoglio, la Marvel lanciò una nuova iniziativa, stavolta dal titolo Heroes Return, con la quale riportava a casa i quattro titoli sopracitati. Ad arricchire la proposta di questo "Ritorno degli Eroi" concorreva anche il lancio di serie nuove di zecca come i Thunderbolts di Kurt Busiek e Mark Bagley e il recupero di un personaggio secondario prelevato dal ricco listino dell’editore, un comprimario abituale promosso a titolare di una sua testata: Ka-Zar.

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Versione “made in Marvel” di Tarzan, Kevin Plunder era il figlio di un ricco esploratore, scopritore della Terra Selvaggia, luogo fuori dal tempo situato sotto l’Antartide, immerso in una natura rigogliosa e popolato da animali preistorici. Lord Plunder muore a seguito dell’imboscata di una tribù di nativi, lasciando da solo il figlio minore che ha portato con sé. Quando il suo destino sembra segnato, Kevin viene salvato da Zabù, l’ultima tigre dai denti a sciabola che lo alleva come un figlio, insegnandogli a sopravvivere in un ambiente ostile. Una volta cresciuto, e sempre col fido Zabù al suo fianco, Kevin guadagna la stima delle tribù locali assumendo il nome di Ka-Zar, il Signore della Terra Selvaggia. L’archetipo in salsa Marvel del tarzanide debutta in piena Silver Age in una storia degli X-Men firmata da Stan Lee e Jack Kirby, durante la prima trasferta dei Figli dell’Atomo nella Terra Selvaggia, per poi apparire, sempre come comprimario, tanto su Daredevil quanto su Amazing Spider-Man. L’opportunità di avventure soliste arriva con la collana Astonishing Tales, che pur presentando tavole di artisti di livello come Barry Windsor-Smith e John Buscema, non incontra il gradimento dei lettori. Sono queste le storie che lo fanno conoscere in Italia, sulle pagine dell’antologico Gli Albi dei Super-Eroi della Corno. Negli anni ’80 Ka-Zar è protagonista di una collana durata 34 numeri, Ka-Zar The Savage, inedita in Italia, che pur non raggiungendo il successo sperato diventa un cult di nicchia grazie al contributo di autori che negli anni successivi scriveranno pagine importanti del fumetto Marvel come Bruce Jones, Brent Anderson e Ron Frenz. Tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 si perdono le tracce del personaggio. Poi nel 1997, il rilancio in grande stile operato da due autori di prima grandezza come Mark Waid e Andy Kubert. Un team stellare, composto da due cartoonist molto in auge all’epoca. Waid era reduce da un acclamato ciclo di Captain America in cui, in coppia con Ron Garney, aveva fornito un’interpretazione considerata da molti “definitiva” del personaggio. Kubert ad inizio decennio aveva sostituito sul bestseller X-Men la superstar Jim Lee, impegnato nella fondazione della Image Comics con gli altri suoi sodali, mantenendo inalterato il successo e la qualità della testata. E proprio l’apporto grafico di Kubert si rivelerà decisivo per la riuscita di una testata che farà di una spettacolare componente action la sua carta vincente.

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Waid, che non aveva grande familiarità col personaggio, ne intuisce le contraddizioni: un uomo diventato il reggente della terra fuori dal tempo che lo ospita, quasi per caso, ma che ricorda molto bene il suo paese di origine e la vita occidentale, piena di comodità, che ha abbandonato. La serie si apre così, col disagio di un Ka-Zar che non si sente più in armonia con il luogo che dovrebbe essere la sua casa, nel momento in cui la sua compagna Shanna gli ha dato un figlio, il piccolo Matthew. È proprio la novella paternità a scatenare in Kevin un senso d’inadeguatezza, esacerbandone il disagio. L’eroe indugia in una condizione di malinconia e rimpianto verso la sua vita precedente, rappresentata da gadget tecnologici accumulati in gran segreto, come un lettore cd portatile con cui ascolta, in piena giungla, l’ultimo album dei Pearl Jam. Uno stato d’animo che comincia a minare la relazione con Shanna, veterinaria ed avventuriera che si è lasciata alle spalle la sua vita precedente per vivere nella Terra Selvaggia con Kevin. I due dovranno mettere da parte le loro incomprensioni per fronteggiare le macchinazioni di Parnival Plunder, il fratello malvagio di Kevin che, smessi i panni del villain mascherato Saccheggiatore, torna nelle vesti di un non meno pericoloso magnate d’alta finanza stile Lex Luthor. A Ka-Zar non basterà chiudere i conti una volte per tutte col disgraziato fratello minore, perché quest’ultimo si rivelerà essere una semplice pedina del vero villain della saga, una delle più grandi minacce dell’universo Marvel di cui non sveliamo l’identità per non rovinare la lettura a coloro che si potrebbero avvicinare per la prima volta a queste storie. L’idea di mettere in scena un confronto sulla carta impari tra il meno potente degli eroi Marvel e un avversario completamente al di fuori delle sue possibilità e renderlo credibile fu un’altra grande trovata di Waid.

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Lo scrittore di Flash e Captain America imbastisce un avvincente fumetto di avventura, fornendo un’ottima caratterizzazione del duo di protagonisti e delle loro dinamiche di coppia, condito da un’azzeccata riflessione sul rapporto tra uomo e tecnologia, in una fase storica in cui il mondo analogico stava lasciando il passo a quello digitale, cambiamento epocale rappresentato dall’ingresso di internet in tutte le case del mondo civilizzato. Una combinazione vincente di romanticismo e azione, resa graficamente della matita potente di Andy Kubert. Il figlio del grande Joe si scatena rappresentando una Terra Selvaggia spettacolare in splash-page di grande respiro, popolandole di animali preistorici che non avrebbero sfigurato in Jurassic Park, il grande successo cinematografico di quegli anni il cui sequel, Il Mondo Perduto, esce contemporaneamente a questo ciclo di storie di Ka-Zar. Se il fumetto è un medium che parla essenzialmente per immagini e per la qualità dell’artista che le realizza, le pagine illustrate da Kubert lo dimostrano appieno: il penciler mette in scena il racconto concepito da Waid con una perizia scenografica e una rappresentazione plastica dei corpi straordinarie, ispirata tanto dalla tradizione facente capo all’illustre padre e a John Buscema quanto alla spettacolare muscolarità incarnata dal contemporaneo Jim Lee. Una dimostrazione di potenza che esplode da ogni pagina realizzata dall’artista, compresi i character design di Ka-Zar, attualizzato e reso più moderno rispetto al prototipo del tarzanide originale, e della sensuale moglie Shanna, che qui si affranca dal ruolo di comprimario per diventare una protagonista a tutti gli effetti. Una qualità grafica che purtroppo scende di parecchi punti negli episodi realizzati da disegnatori ospiti come Aaron Lopresti, Louis Small e Walter McDaniel, onesti faticatori del tavolo disegni chiamati a dar respiro a Kubert. Una menzione d’onore la merita invece lo scomparso Pino Rinaldi, artista pugliese che fu tra i primi disegnatori italiani a collaborare con la casa delle Idee.

Panini Comics presenta l’intero ciclo del Ka-Zar di Waid e Kubert in un elegante volume cartonato, giocandosi la carta del formato oversize per esaltare le spettacolari tavole realizzate dal disegnatore. Occasione da non perdere per leggere e rileggere una delle saghe più interessanti della Marvel di fine anni ’90, prima dei grandi cambiamenti operati dalla gestione di Bill Jemas e Joe Quesada all’alba del nuovo millennio.

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