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Dylan Dog #392 - Il primordio (-8 alla meteora!), recensione

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Immaginate che la realtà (la vita, l’universo e tutto quanto, per citare Douglas Adams) non sia così solida e intaccabile come pensate, che se non si è ancora dissolta lasciandoci a galleggiare nel nulla è grazie a qualcuno che, come Atlante che reggeva il mondo sulla schiena, si preoccupi di custodirla il più intatta possibile. E immaginate che questo qualcuno (o anche più d’uno, perché no?) ci riesca grazie a degli antichi artefatti capaci di stirare e spiegazzare a piacimento il tessuto del reale. Immaginate, ora, che una persona qualunque, da un momento all’altro, si ritrovi per caso a dover svolgere il faticosissimo compito di evitare che la realtà vada in briciole. Un compito arduo e ingrato, no?

È da queste premesse che parte il Dylan Dog #392, intitolato Il primordio, scritto da Paola Barbato e Roberto Recchioni e disegnato da Paolo Martinello, sesto numero del ciclo della meteora che dal #387 minaccia di spazzare via l’umanità intera. In questo numero, infatti, che si apre con un prologo ambientato il quell’outback australiano così carico di leggende e magia, fonte di ispirazione per tante storie di Martin Mystère (il Buon Vecchio Zio Marty, BVZM, per i fan), seguiamo le traversie di una misteriosa statuetta di pietra che, passando di mano in mano, non può che arrivare infine dal nostro indimenticabile indagatore dell’incubo in jeans e camicia rossa.

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La statuetta, naturalmente, non è un oggetto qualunque: manipolandola, infatti, è possibile distorcere lo spazio in maniere impensabili, dilatandolo e moltiplicandolo, come Dylan scoprirà nel corso dell’albo. Gli toccherà quindi capire come gestire questo enorme potere e per quale scopo i primi, mostruose divinità tentacolari che sembrano uscite da un racconto di Lovecraft, vogliono che sia lui ad avere il primordio (questo il nome della statuetta, che assieme ad altri cinque manufatti, permette di tenere la realtà sotto controllo).

Paola Barbato e Roberto Recchioni mescolano una serie di elementi molto diversi fra loro per scrivere una storia abbastanza lontana da quelle lette negli ultimi numeri: mancano lo splatter, il gore e l’orrore incontrati negli altri albi, sostituiti dalle atmosfere perturbanti, quasi da realismo magico, che si possono trovare in molte puntate di Ai confini della realtà. Un’avventura atipica, quindi, forse molto più familiare al detective dell’impossibile, il già citato BVZM, che all’indagatore dell’incubo. Un’avventura, diciamolo, poco avventurosa e che forse difetta di ritmo: i pochi colpi di scena (con l’eccezione della sequenza narrativa in chiusura) non riescono davvero a stupire e uno in particolare, che non sveleremo, sa vagamente di retcon (un retcon però non del tutto implausibile e che rievoca un elemento risalente addirittura al DD #63).
Non mancano i consueti riferimenti alla cultura pop, dal già citato Lovecraft a certo Neil Gaiman di American Gods, sebbene in alcuni casi alcuni riferimenti stonino un po’ con l’atmosfera generale della storia (in particolare, un paio di scambi fra Dylan e Groucho).

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Le tavole sono affidate a Paolo Martinello (Dylan Dog – Cronache dal pianeta dei morti), che gestisce bene la resa delle espressioni del viso e sfrutta al massimo l’espediente della manipolazione della realtà, confezionando alcune vignette a metà strada fra i sogni di Christopher Nolan in Inception e le geometrie impossibili di Maurits Cornelis Escher (espedienti ripresi anche da Gigi Cavenago per la copertina, tutta nei toni dell’arancio). Piacevole anche la resa visiva di alcune delle creature lovecraftiane, complici anche gli ottimi chiaroscuri di Martinello che rendono bene le anatomie mostruose dei primi. Peccato, tuttavia, che ad un’impostazione grafica così solida non si accompagni una trama altrettanto avvincente.

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In arrivo la nuova serie inedita di David Murphy 911 di Roberto Recchioni

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Come annunciato sul nuovo Anteprima, ritorna a giugno David Murphy 911, la serie creata da Roberto Recchioni e Matteo Cremona nel 2008 per Panini Comics. Sempre l'editore modenese pubblicherà David Murphy 911 - Season Two, con Recchioni ai testi e Pierluigi Minotti alle matite. L'albo avrà una nuova foliazione, ovvero quella tipica dei comics americani a 24 pagine, e due cover.

Di seguito trovate maggiori dettagli a riguardo e una tavola.

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Feltrinelli annuncia Roma sarà distrutta in un giorno di Roberto Recchioni

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Dopo La fine della ragione, è stato ufficialmente presentato il nuovo lavoro di Roberto Recchioni per Feltrinelli Comics, questa volta insieme alla band Il muro del canto.
Descritto a "metà strada tra "il Giudizio Universale" di Vittorio De Sica e lo "Shin Godzilla" di Hideaki Anno", il titolo dell'opera è Roma Sarà Distrutta In Un Giorno.

Di seguito trovate la cover e i primi dettagli sulla trama.

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Dylan Dog 387: Che regni il caos!, recensione: al via il Ciclo della Meteora

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Per non peccare di ingenerosità e non rischiare di essere tacciati di poca lungimiranza non diremo che la cosa migliore dell’ultimo numero di Dylan Dog è la copertina lenticolare dell’edizione in tiratura limitata - ed esauritissima a Lucca - disegnata da Giuseppe Camuncoli; né che, immediatamente dopo, si collocano gli splendidi Tarocchi dell’Incubo di Angelo Stano (segnaliamo che il mazzo è stato ripartito in quattro uscite da 20, che accompagneranno l’inedito mensile fino al 390, mentre la custodia ed un libretto saranno allegati al Dylan Dog Color di inizio 2019). Non lo diremo perché, seppure le nostre attese siano state parzialmente deluse e la lettura dell’albo abbia portato più dubbi che euforia, non è possibile dimenticare che si tratta soltanto della prima parte di una serie di tredici albi che, strettamente interconnessi fra loro, porteranno la serie al traguardo del quattrocentesimo numero (dopo il quale nulla sarà più come prima: RRobe dixit...). Certo, dall’inizio della storia che dovrebbe portare alla piena realizzazione della visione del personaggio da parte di Roberto Recchioni - ormai da quasi un lustro al timone di un fumetto il cui rinnovamento finora è stato più promesso che mantenuto - personalmente ci aspettavamo qualcosa di più e di diverso.

Dalla fase uno (in cui, per evidenti ragioni di tempi di lavorazione delle storie, si è proceduto solo a degli adattamenti esteriori) ai progressivi cambiamenti nello scenario della serie (con un occhio alla diversificazione e sperimentazione di tematiche e autori) fino ad oggi l’impressione è però pur sempre quella di un percorso non ancora compiuto, di un personaggio rimasto a metà del guado, “dylaniato” tra una tensione alla modernizzazione (qualunque cosa significhi) e la fedeltà alle proprie radici. Al termine di un percorso misto, in cui le ombre si sono mescolate alle luci più di quanto ritenuto/voluto dallo stesso curatore, giunge questa storyline, che riassume le contraddizioni della produzione dell’ultimo quadriennio: buoni spunti e cadute di tono si alternano, lasciando nel lettore un certo disorientamento. Si tratta di un effetto voluto? Solo il tempo potrà dirlo.

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Per chi non avesse ancora letto l'albo possiamo dire come la storia sia per l'appunto incentrata sull'imminente arrivo di una meteora, vero e proprio agente del Caos, forza primordiale per dominare la quale un enigmatico avversario di "bianco vestito" imprime un'accelerazione decisa alle già intraviste manipolazioni dell'Old Boy, il quale viene ad assumere un riluttante ruolo di simbolo positivo.

Per quanto consapevoli del ruolo che le citazioni hanno sempre avuto nella serie, taluni ammiccamenti non ci sono parsi particolarmente riusciti: vedere Dylan andare al salvataggio di Ranya declamando le parole di George Mcfly produce un effetto straniante solo in parte mitigato dalla presenza di un Groucho che, un po’ sotto tono, assolve un ruolo di contralto quasi metafumettistico. Un po' forzati appaiono anche i richiami alla mitologia del Watchmen di Alan Moore o la raffigurazione della cometa portatrice del caos come un simil- Ego, il Pianeta Vivente: troppi rimandi ad altre opere della cultura popolare non esaltano, ma appesantiscono la lettura, distraggono e non esaltano l’intreccio. Del resto non esaltante neppure la parte dell’albo dedicata alla furia omicida di Axeil Neil: l’orrore della morte casuale non viene reso tanto più efficacemente quante numerose siano le teste o gli arti mozzati (peraltro nel variegare gli omicidi si arriva a vignette che richiamano - anche qui troppo chiaramente - scene alla Ken il guerriero, in uno sforzo sincretistico che non abbiamo trovato adeguato).

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Quanto ai comprimari/antagonisti si alternano momenti gustosi (come quello della riunione a casa Bloch con l’avvocato Jenkins) a perduranti sotto-utilizzi:  la funzione antagonista di Carpenter non si è mai trasformata in una reale alternativa al pur trito ricorso all’amico Bloch; quanto a Ranya il suo ruolo nell’episodio è nulla di più di quello della donzella in pericolo.

Alla fine dei conti tutto ciò potrebbe essere solo un modo per focalizzare l’attenzione su John Ghost: la ormai non più nuova nemesi “obbligata” di Dylan mantiene un certo fascino e - seppure la posizione di pressoché onnipotenza economica tenda oltre il limite la sospensione dell’incredulità e lo spiegone ad Axel Neil sia appesantito dall’imperante citazionismo - nel complesso assolve alla propria funzione di motore della storia; in particolare è raggiunto l’obiettivo di portare Dylan da ciarlatano ad icona, per quanto attraverso delle scorciatoie di perplimente rapidità ed in cui il mantra dei “veri mostri” viene declinato in tutte le possibili combinazioni.

Sull’aspetto visivo, trascendendo dalle personali predilezioni per uno stile meno caricato, l’apporto di Leomacs appare coerente con la trama sviluppata; allo stesso modo il tratto di Marco Nizzoli rende bene soprattutto le atmosfere algide delle scene con John Ghost.
Un albo, dunque, introduttivo, che lascia nel lettore la speranza che il Recchioni autore di Mater Morbi abbia ben chiaro l’obiettivo e riesca infine a portare a termine il progetto di un Dylan per il terzo millennio.

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