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L’Anomalia, la nuova opera di Manuele Fior per Oblomov tratta dal romanzo di Hervé Le Tellier

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Oblomov Edizioni ha annunciato L’Anomalia, la nuova opera a fumetti di Manuele Fior, arriverà in libreria il 29 settembre. Il volume è l’adattamento a fumetti dell’omonimo romanzo di Hervé Le Tellier.

La storia ruota attorno a un gruppo di passeggeri del volo Parigi-New York: un sicario dalle mille identità, uno scrittore depresso alle prese con l’ennesimo insuccesso editoriale, un architetto affermato e la sua giovane fiamma con figlio a carico.

Durante il viaggio, il Boeing 787 attraversa una tempesta che si rivelerà molto più di una semplice perturbazione. L’evento diventa un tornante cosmico capace di incrinare la realtà e modificarla per sempre.

Nell’adattamento Fior si concentra su pochi personaggi, esplorando gli effetti di una trasformazione totale e le conseguenze imprevedibili che ne derivano. Per il ritmo, l’autore guarda ai maestri del fumetto come Alan Moore e Frank Miller.

Di seguito la copertina del volume già disponibile in preordine.

anomalia fior

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Corto Maltese: Igort e Marco Steiner hanno realizzato l'avventura La casa delle orchidee bianche

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Cong SA e Oblomov Edizioni hanno annunciato per novembre l’uscita di Corto Maltese: La casa delle orchidee bianche, nuova avventura dedicata al celebre personaggio creato da Hugo Pratt e realizzata da Igort e Marco Steiner.

Il volume sarà pubblicato in coproduzione tra Cong SA, la società che gestisce e promuove l’opera di Hugo Pratt, e Oblomov Edizioni, casa editrice fondata dallo stesso Igort. L’uscita è prevista in libreria dal 3 novembre, con pubblicazione contemporanea in diversi Paesi: l’edizione italiana arriverà in anteprima, mentre Francia, Spagna e Grecia seguiranno a gennaio.

La storia prende avvio dal ritorno di Corto Maltese a Hong Kong, dopo gli eventi narrati in Corte Sconta detta Arcana, con il protagonista reduce dall’incidente ferroviario sul lago delle Tre Frontiere e dal ricovero all’ospedale militare giapponese di Harbin, in Manciuria, per le ferite agli occhi. Per proteggersi dalla luce intensa, Corto indossa degli occhiali da sole scuri.

Ambientata nel 1920, La casa delle orchidee bianche si svolge in una Cina segnata dalle tensioni politiche del dopoguerra, tra signori della guerra, rivoluzionari, trafficanti e interessi internazionali. In questo scenario torna anche Rasputin, che ricompare da un viaggio in India portando con sé un Gauguin sottratto a Corto Maltese.

Al centro della nuova avventura c’è un matematico russo rifugiatosi a Hong Kong dopo la rivoluzione bolscevica, esperto di logistica navale e in possesso di informazioni strategiche per le potenze che si affacciano sul Pacifico. Braccato da servizi segreti, avventurieri e criminali, l’uomo cerca di costruirsi una nuova vita, mentre Rasputin punta a catturarlo per sfruttare il valore delle informazioni in suo possesso.

Per raggiungere il proprio obiettivo, Rasputin avrà bisogno dell’aiuto di Corto, l’unico in grado di affrontare una situazione così complessa e pericolosa. Ma il rapporto tra i due, da sempre sospeso tra amicizia e rivalità, renderà tutt’altro che semplice questa alleanza.

Nella vicenda tornerà anche Ai Ling Soong, legata al passato di Corto da un sentimento mai completamente sbocciato. La donna, ormai diventata una figura potente, continua a seguirne le vicende attraverso le lettere di Madame Hu, governante del protagonista.

Secondo la presentazione del volume, Marco Steiner costruisce la sceneggiatura aprendo nuovi percorsi narrativi, mentre Igort interpreta il mondo di Corto Maltese mantenendosi fedele allo spirito dell’opera originale di Hugo Pratt, fondendo avventura, romanticismo e riferimenti storici.

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A caro prezzo. Bella Ciao 1-3, recensione: il memoir familiare sull’immigrazione italiana in Francia

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Strano destino quello di Hervé Barulea, in arte Baru. Colui che ora è un celebrato maestro della bande dessinée, insignito nel 2010 del prestigioso Grand Prix de la ville d’Angoulême (vinto, tra gli altri, da artisti del calibro di Enki Bilal, Moebius e Will Eisner), sembrava non ritenere il fumetto il mezzo d’espressione adeguato al genere di storie che aveva in mente di raccontare. Eppure, fu proprio la natura popolare delle Nona Arte – scoperta poco dopo i vent’anni, appassionandosi alle avventure di Tintin e Spirou - unita all’approccio più adulto con cui alcuni autori europei e sudamericani decisero di caratterizzare le proprie opere a cominciare dagli anni Settanta, che gli fecero cambiare idea, permettendogli di imporsi, nel tempo, come il cantore a fumetti delle periferie operaie francesi, soprattutto quelle contrassegnate da una folta rappresentanza di migranti. Una sorta di Ken Loach della letteratura disegnata, insomma, che già con il suo primo lavoro di un certo spessore, Quéquette Blues, apparso a episodi sulle pagine di Pilote a partire dal 1983, pose le basi per quella che sarebbe diventata la sua poetica, un misto di critica sociale, condanna della xenofobia ed esaltazione degli umili, dove commedia – di frequente declinata in forma di satira – e dramma si muovono ripetutamente a braccetto, dentro una narrazione libera da schemi precostituiti, che, tuttavia, non rinuncia a una messa in scena teatrale o all’utilizzo di personaggi curiosi e bizzarri, a dispetto di numerosi spunti autobiografici, che derivano dall’essere lui stesso – così come molti componenti della sua famiglia – parte di quel mondo.

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Tanti elementi che ritroviamo, al loro apice, in A caro prezzo, titolo con il quale Oblomov ha pubblicato in Italia (in maniera esemplare per stampa e confezione, come è consuetudine della casa editrice bolognese) l’opera in tre volumi Bella Ciao, uscita originariamente in Francia per Futuropolis tra il 2020 e il 2022. Il fumetto, frutto di un accurato lavoro di documentazione, durato parecchi anni, non si limita a riprendere ogni tema prediletto dall’autore transalpino, ma ne amplifica il sottotesto, incastonando una cronaca familiare multigenerazionale all’interno di una lunga epopea storica, che inizia con la rievocazione dei tragici eventi di Aigues-Mortes, un paesino nel sud della Francia, dell’agosto del 1893, quando alcuni abitanti del luogo massacrarono diversi immigrati italiani, che lavoravano nelle vicine saline di Fangouse. Un’introduzione brutale, raccontata con cruda essenzialità, la cui cupezza viene, però, presto ribaltata dall’allegria del banchetto per la Prima Comunione di Teo Martini, uno dei personaggi principali, oltreché, in vari passaggi, voce narrante dell’opera. Ambientata negli anni Sessanta del secolo scorso, la festa rappresenta non solo l’occasione per fare la conoscenza di molti dei protagonisti della vicenda, ma anche per tornare a respirare il forte spirito di fratellanza che unisce le comunità di stranieri, con cui Baru ha spesso caratterizzato i suoi lavori precedenti. In A caro prezzo questo legame diventa, esplicitamente, l’unico antidoto possibile per dimenticare le difficoltà a integrarsi fuori dalla propria terra d'origine, per riuscire a ignorare l’ostilità della popolazione locale, per mitigare l’irrefrenabile desiderio di fare ritorno in patria o, più semplicemente, per cercare di preservarne le tradizioni (che può significare anche solo tramandare le ricette di cucina apprese da nonni e genitori).

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Un’alternanza continua di flashback e di salti nel futuro, concepiti quasi come dei piccoli racconti autoconclusivi, ci mostrano poi le vicissitudini di vari personaggi, con la storia del Novecento sullo sfondo a inquadrarle in un’epoca precisa. E così, le brigate garibaldine accorse in difesa della Francia assediata dall’Impero austro-ungarico all’inizio della Prima Guerra Mondiale, lasciano rapidamente spazio all’aspro scontro tra comunisti e fascisti negli anni Trenta, fino ad arrivare agli anni Sessanta, dove giovani più interessati a ballare il rock and roll paiono non preoccuparsi della perdita di un’identità politica ben definita. Esistenze diverse e stili di vita agli antipodi che, tuttavia, trovano il loro elemento unificatore nell’enorme impianto siderurgico che sostiene l’intera comunità. Un ulteriore tema ricorrente per Baru, che questa volta dipinge il gigante metallico in maniera fortemente ambivalente: unica speranza di sfuggire alla miseria contadina, ma, nello stesso tempo, inesorabile condanna per chi non ha altre alternative.

L’imponenza della struttura viene rappresentata attraverso vignette a tutta pagina molto suggestive, in particolare la doppia tavola che ne mostra la demolizione, evento liberatorio e, insieme, doloroso, che funge anche da chiusura del cerchio per la vicenda nel suo complesso. Le parole usate da Teo Martini nel primo libro, rammentando la sua infanzia, vengono infatti riprese integralmente nell’epilogo, al fine di trasmettere nel lettore il profondo disagio provato dal personaggio nel vedere scomparire lo stabilimento in cui intere generazioni della sua famiglia hanno lavorato instancabilmente per assicurare a lui e ai suoi coetanei un futuro migliore. Un futuro che si concretizza subito dopo in modo alquanto surreale: gli ex macaronì (termine dispregiativo utilizzato oltralpe per indicare gli immigrati italiani) perdono gradualmente di colore e di consistenza, divenendo infine indistinguibili dal resto dei francesi. I sacrifici, le rinunce e le fatiche di chi parecchi anni prima aveva dovuto abbandonare il Bel Paese in cerca di un’occupazione risuonano come un ricordo lontano, percepibile soltanto in qualche sbiadita fotografia in bianco e nero, ma destinato a sparire a breve nelle nebbie del tempo. Una conclusione agrodolce che celebra la normalità delle persone comuni, da sempre ignorate dai libri di storia a dispetto del ruolo fondamentale da loro svolto nell’edificare l'identità di una nazione.

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Di fronte ad argomenti di così ampio respiro, Baru sceglie saggiamente di lasciare meno spazio agli eccessi grotteschi, all’umorismo nero e al linguaggio scorretto, tipici di gran parte delle sue opere precedenti e anche il suo caratteristico tratto sporco, irregolare e poco attento al rispetto delle anatomie, in qualche misura ispirato a quello del suo mentore José Muñoz, sembra quasi addolcirsi, per quanto costantemente pronto a riemergere a ogni esplosione di gioia o nelle ingenue manifestazioni di cialtroneria popolare.
Consapevole, inoltre, che questo suo monumentale lavoro di ricostruzione possa essere scambiato per un semplice racconto nostalgico, prima di congedarsi l’autore italo-francese decide di tornare all’eccidio di Aigues-Mortes, alludendo a quanto la superficialità, la mancanza di memoria storica e l’opportunismo politico spingano l’umanità a ripetere di continuo i propri errori. Un messaggio lucido e apparentemente incontestabile, ma che contrasta nettamente con la realtà e con l’ipocrita afflizione dei governi europei davanti a ogni conta dei morti, dopo l’ennesimo naufragio di migranti nel Mediterraneo.

A ulteriore certificazione del valore dell'opera, chiudiamo ricordando che, durante la recente edizione primaverile di Romics, il terzo volume di A caro prezzo si è aggiudicato il Premio Speciale della Giuria.

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Oblomov: Fiore di notte 1. Sogni infranti, il nuovo lavoro di Marco Nizzoli e Giovanna Furio

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È in uscita per Oblomov Edizioni il primo volume di Fiore di notte, il nuovo lavoro di Marco Nizzoli e Giovanna Furio. Trovate di seguito tutti i dettagli e un'anteprima.

"Dopo “La strada della vita”, un nuovo, grande affresco storico della coppia Nizzoli - Furio. Un amore proibito nell’Italia fascista.

Auschwitz, inverno del 1943. Una giovane donna si spoglia prima di entrare nella camera a gas, una fotografia le scivola fuori dalla tasca e cade a terra.
Tre figure, due ragazzi e una ragazza, sorridenti e felici. Testimonianza di una torrida estate del 1933 a Venezia, ricordo di una grande amicizia e di un’appassionata storia d’amore.

Nelle lunghe giornate di scorribande tra le calli e attraverso i giardini, e nella penombra delle loro grandi case, i tre amici prendono coscienza dei propri desideri e aspirazioni. Complice un dramma teatrale, Fiore di notte, scritto dalla ribelle e anticonformista Ester, sorella gemella di Jacopo, i due ragazzi si ritroveranno amanti, ben presto costretti ad affrontare, in sé stessi e nel loro ambiente, il tabù e lo stigma sociale dell’omosessualità. Jacopo è ebreo, Hans è tedesco: entrambi sono figli di quell’élite che, per interesse, favorì l’ascesa del fascismo in Italia. 

Marco Nizzoli e Giovanni Furio ritornano al romanzo storico con un grande affresco dell’Italia fascista, il primo volume di una storia dolente, che vede le belle speranze di tre giovani amici inghiottiti dalle tenebre della Storia.

In libreria il 15 marzo

Marco Nizzoli - Giovanna Furio

Fiore di notte
1. Sogni infranti

Collana: Feininger
Pagine: 56 - Colore
Formato: 21,5x30
Confezione: Cartonato
Prezzo: 20,00

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Marco Nizzoli è uno dei disegnatori più amati del panorama italiano. Alterna i suoi lavori più personali, come “I gatti di Riga” (Comma22, 2015), “La strada della vita” (con Giovanna Furio, Oblomov 2018), a quelli seriali per editori di grande prestigio, tra cui ricordiamo “Alan Ford”, “Angel Dark”, “Raymond Capp”, “Napoleone”, “Le Jour des Magiciens” e “Les Enfants du Crépuscule”. Ha collaborato con Alejandro Jodorowsky per la serie Il Mondo di Alef Thau, edito da Comma22. Dal 2010 fa parte del team di disegnatori di Dylan Dog, per il quale ha realizzato otto albi. Collabora in modo continuativo con l’editore Glénat in Francia.

Giovanna Furio si occupa di esoterismo, misticismo e religioni. Sin dall’infanzia si appassiona alla letteratura dell’orrore, agli antichi egizi e alla musica punk inglese e dopo aver letto “Il nome della Rosa" di Umberto Eco, decide che un giorno la parola scritta sarà il suo raggio d’azione. L’esordio nella narrativa arriva nel 2006 con il romanzo breve “Mangiami l’anima e poi sputala”, seguito nel 2011 da “I fantasmi di Milano”. “La strada della vita” (Oblomov 2018) segna il suo esordio come sceneggiatrice di fumetti, per proseguire poi con “Cuori di ghiaccio” e “Fiore di notte” (Glénat 2021). Con quest’ultima pubblicazione affronta il genere del dramma storico tout court. Attualmente collabora in Francia con l’editore Glénat e con diverse riviste italiane."

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