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Comic(US) Book #13: a tutta Marvel (o quasi)!

  • Pubblicato in Focus

Tredicesima puntata di Comic(US) Book, in cui, con l’avvicinarsi di Armageddon e la ripartenza di varie serie, è la Marvel a farla da padrona. Impossibile, però, non includere anche La spada selvaggia di Conan, che ospita Ali spezzate, una storia magistrale realizzata per intero da Liam Sharp.

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Marvel miniserie 296

Il testamento di Destino
Che sia la volta buona per vedere, finalmente, una maxievento Marvel degno di questo nome? È sicuramente presto per dirlo, ma Chip Zdarsky pare proprio impegnato a far sì che Armageddon possa diventare una saga che i fan della Casa delle Idee ricorderanno a lungo. Questo corposo one shot ne è soltanto un gustoso antipasto, tuttavia, contiene già le premesse di ciò che potremo leggere tra qualche mese. In più, l’autore canadese si dimostra abilissimo nel valorizzare le pochissime cose buone che Ryan North aveva introdotto in Un mondo sotto Destino (è bastato un solo albo a Zdarsky per evidenziare l’assoluta mancanza di ispirazione del suo connazionale, il quale, pur avendo a disposizione ben nove capitoli, non è riuscito a mettere in scena nulla che valga davvero la pena di tramandare ai posteri), avviando tutta una serie di sottotrame, in cui la drammaticità di quello che sta per accadere comincia a palesarsi in maniera inesorabile. E lasciateci anche dire che questo è uno dei rari albi degli ultimi anni dove i Fantastici Quattro tornano a essere i personaggi che abbiamo sempre conosciuto.
Disegni di Cafu a corrente alternata, che peccano, a volte, di staticità e poca espressività.
Voto: 7

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Wolverine: Armi dell’Armageddon 1

Ulteriori indizi su cosa ci verrà offerto in Armageddon arrivano da questa miniserie in quattro parti. Chip Zdarsky, attraverso una trama che mischia di continuo presente e passato, coinvolge Wolverine in un thriller fantapolitico dove ritornano il siero del supersoldato, il progetto Arma-X e diversi altri elementi di storiche saghe della Marvel. Il ritmo è serrato, Logan è davvero lui (non la “controfigura” che appare nel suo mensile) e i misteri si fanno sempre più fitti.
Discreti i disegni di Luca Maresca che, senza strafare, tratteggia i vari personaggi con linee pulite, anatomie precise e una fisionomia dei volti molto comunicativa.
Voto: 7

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Capitan America 7 (194)

Capitan America – L’ombra di Destino parte due
Se Il testamento di Destino e Wolverine: Armi dell’Armageddon hanno introdotto alcuni di quelli che saranno gli assi portanti dell’imminente maxievento, è la serie di Capitan America a spianare realmente la strada verso di esso, con un fine lavoro di tessitura, iniziato da Chip Zdarsky già nel primo numero della sua gestione. A poco a poco, anche aspetti che sembravano solo funzionali alla presentazione della versione aggiornata di Steve Rogers, mostrano, invece, di essere tasselli importanti alla costruzione della saga. In più, continuano gli intrighi politici, sullo sfondo di una Latveria nel caos per la scomparsa di Victor Von Doom e, nel finale, un personaggio femminile, apparentemente secondario, ci regala un cliffhanger assolutamente inatteso. Uno Zdarsky così ispirato, forse non lo abbiamo mai visto.
Efficaci disegni di Delio Diaz e Frank Alpizar, il cui tratto lineare e dotato di una discreta eleganza si rivela più che adeguato sia nel far risaltare le scene d’azione che nel rappresentare i momenti di passaggio necessari a definire le dinamiche del racconto (se ne deve essere accorto anche il buon Chip, tanto che saranno proprio loro a illustrare i vari capitoli di Avengers: Armageddon).
Voto: 7,5

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Iron Man 2 (151)

Iron Man – Sotto Pressione
Joshua Williamson decide di prendersela molto comoda e non aggiunge granché alla trama di cui si è visto qualche scampolo nell’episodio iniziale. Preferisce ricordare ai lettori l’ambiguo rapporto che lega Tony Stark a Whitney Frost, sua conclamata nemesi di questa run. Per il resto, l’autore americano conferma la sua intenzione di rendere le storie di Iron Man vicine, per atmosfera, a quelle della sua controparte cinematografica, dando largo spazio all’umorismo e a una rappresentazione caricaturale di alcuni nemici (M.O.D.O.K. in testa - scusate per l’involontaria ironia - che, comunque, sono ormai anni che è diventato l’ombra del cinico calcolatore e genio criminale delle origini).
Carmen Carnero non lesina l’impegno, ma, ancor più che nel primo numero, mostra chiaramente di non essere l’artista adatta a illustrare una serie del genere.
Voto: 6

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Amazing Spider-Man 16 (L’Uomo Ragno 892)

Spider-Man - La luce alla fine del tunnel e Ritorno a casa
Bisogna dire che le scelte di Joe Kelly degli ultimi mesi ci avevano lasciati un po’ straniti, anche perché è facile immaginare i fan hardcore del Tessiragnatele inorridire di fronte a un Peter Parker perso nello spazio, che si mette ad amoreggiare con un’aliena, venendo, nel frattempo, sostituito sulla Terra da Norman Osborn, con la complicità di Ben Reilly. A mente fredda, però, dobbiamo riconoscere che il povero sceneggiatore americano non avesse molte altre carte da giocare, dopo aver ereditato dai suoi predecessori una serie lunghissima di assurdità. Anzi, a dispetto di queste “licenze poetiche”, le storie si sono dimostrate piacevoli e hanno permesso a Kelly di poter parzialmente riconfigurare il mondo di Spider-Man, prima di iniziare il conto alla rovescia verso Amazing Spider-Man 1000.
I due episodi contenuti in questo numero, tuttavia, sono penalizzati da vari disegnatori ospiti che non si sono rivelati in grado di sostituire neppure il John Romita Jr. meno brillante degli ultimi anni, anche se le toccanti tavole finali, che mostrano la riconciliazione tra Peter e zia May, sono sufficienti a far passare tutto il resto in secondo piano.
Voto: 6,5

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Amazing Spider-Man: divisi 1 (L’Uomo Ragno 893)

Spider-Man – Divisi parte 1
J. Michael Straczynski torna dopo vent’anni a scrivere Spider-Man e lo fa con una mini-saga ambientata durante i primi mesi di college di Peter Parker, quando lui e Gwen Stacy non erano ancora una coppia. Il tono della vicenda è molto leggero (quasi a voler trasferire su carta la spensieratezza della post-adolescenza) e lo stile della sceneggiatura richiama apertamente quello che Stan Lee decise all’epoca per il personaggio. A sentire le dichiarazioni degli autori, sembrerebbe trattarsi di un’operazione di ret-con (pur cedendo a inevitabili adeguamenti temporali, dato che sarebbe stato illogico collocare gli eventi negli anni Sessanta), che, tuttavia, non sappiamo ancora se avrà vere conseguenze sulle trame presenti e future dell’Arrampicamuri.
A ogni modo, questo primo episodio è abbastanza piacevole a leggersi, anche grazie al segno pulito e classicheggiante, con cui Pere Pérez caratterizza le sue tavole.
Voto: 6,5

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Venom 15 (109)

Venom – Scontro tra titani
Abbiamo aspettato un po’ di numeri prima di tornare a parlare di Venom, dato che i testi di Al Ewing ci sembravano troppo brutti per essere veri. Adesso possiamo affermare con una certa sicurezza di aver capito la logica, per quanto altamente discutibile, dietro l’indirizzo a metà tra il demenziale e il caricaturale imposto dal fumettista britannico alle storie. Ebbene, è ormai evidente che Ewing abbia deciso di trasformare la testata in una specie di sit-com supereroistica, cercando – senza riuscirci – di creare qualcosa di simile a I superiori nemici di Spider-Man, divertente miniserie scritta da Nick Spencer nel 2013 (non vogliamo neanche provare a menzionare la Justice League di Keith Giffen e J.M. DeMatteis come modello di riferimento, per non rischiare di finire sul rogo come eretici), che prendeva in giro alcuni villain secondari della Casa delle Idee. Il problema è che mai personaggi potevano risultare più sbagliati per un’operazione del genere di quelli scelti dall’autore inglese, considerando la loro storia editoriale e l’importanza che ognuno di essi ricopre all’interno dell’universo Marvel. Passi per Paul Rabin, uno dei comprimari più insignificanti degli ultimi anni, non, però, per Mary Jane Watson, Venom, Madame Masque e il Dottor Octopus (costui protagonista di scenette comiche talmente insulse, che ancora stentiamo a credere che siano state partorite da Ewing). Ci fossero almeno dei bei disegni a rinfrancarci un po’! Intendiamoci, Carlos Gómez non è malaccio, ma neppure un artista dallo stile particolarmente accattivante.
Un’ultima nota: se qualcuno dubita della mediocrità degli attuali editor in forza alla casa editrice newyorkese, rivolga un pensiero a M.O.D.O.K., che in Iron Man abbiamo visto gozzovigliare allegramente a Madripoor, mentre su Venom è ancora rinchiuso nel Raft.
Voto: 5

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Gli Avengers 34 (196)

Avengers – Prospero
Si avvia verso la conclusione la gestione di Jed MacKay degli Eroi più potenti della Terra e tutte le tessere del mosaico cominciano a incastrarsi tra loro. Nell’episodio precedente abbiamo scoperto che Myrddin non è che una nuova identità di Nathaniel Richards, alias Kang il Conquistatore (che va ad aggiungersi a quelle di Rama-Tut, Immortus e altre ancora). E per quanto tale rivelazione non si sia dimostrata realmente sorprendente, bisogna dire che lo scrittore canadese l’ha portata avanti abbastanza efficacemente. Anzi, probabilmente si tratta dell’aspetto migliore del suo ciclo, nel quale praticamente ogni membro degli Avengers è apparso, invece, piatto e senza carisma (quando non snaturato del tutto: vedi Iron Man e Pantera Nera, quasi irriconoscibili). In questo numero - che si avvale dei disegni di Javier Pina, il cui stile si sta pian piano avvicinando a quello di Pepe Larraz - MacKay ci racconta di come Kang sia diventato Myrddin. La spiegazione, che tira in ballo persino William Shakespeare, è piuttosto strampalata, ma, comunque, porta il villain a essere ritratto con un’intensità alquanto inattesa.
Voto: 6
Nuovi Avengers – L’altra donna parte 1
Leggere ogni episodio dei Nuovi Avengers ci fa seriamente dubitare che nella redazione della Marvel ci sia davvero qualcuno che conosca il proprio lavoro, perché non è francamente accettabile che sia stata data luce verde a una serie del genere. Mai visti personaggi tanto ridicoli. E non stiamo parlando solo dei cattivi, gli infimi Killuminati, ma anche dei cosiddetti eroi, uno più imbarazzante dell’altro, oltreché facenti parte di un team che definire male assortito è poco. Un livello così basso non sarebbe tollerabile neppure se la vera intenzione di Sam Humhries fosse stata quella di realizzare una parodia, considerando che di ironia intelligente qui non se ne vede nemmeno l’ombra. Soltanto un mucchio di fesserie indegne di essere associate alla Casa delle Idee.
E pensare che Ton Lima non è un disegnatore scarso, ma è stato sprecato su questa testata, quando poteva essere impiegato con maggior profitto in opere ben più meritevoli.
Voto: 3

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Wade Wilson Deadpool 1 (Deadpool 183)

Deadpool – Desiderio di morte
Riparte da uno la serie del Mercenario Chiacchierone e lo fa tornando in maniera decisa a quel misto di violenza sopra le righe (anche se più scenografica che reale) e umorismo un po’ demenziale, che, pur essendo elementi sostanziali del personaggio, erano stati parzialmente edulcorati negli ultimi tempi. Ai testi troviamo Benjamin Percy, il quale, dopo aver ben impressionato su Wolverine e X-Force nel periodo krakoano, non si era, al contrario, ripetuto con le testate dedicate a Ghost Rider e Hellverine. Di Deadpool, ha firmato una recente maxiserie, in cui l’antieroe vestito di rosso ha fatto coppia con Logan e in questo primo numero, lo scrittore americano conferma di essere entrato perfettamente in sintonia con la stravagante personalità di Wade Wilson, introducendo anche un mistero riguardante la sorte di sua figlia Ellie, che ne sta determinando lo status attuale e che, presumibilmente, terrà banco nei prossimi episodi.
Letteralmente esplosivi i disegni di Geoff Shaw, il quale sta progressivamente rinunciando al tratteggio molto fitto dei suoi primi lavori, senza perdere di incisività.
Voto: 7

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Punisher 1

Punisher – Ferite di guerra
Un altro numero uno e, dopo Deadpool, troviamo di nuovo Benjamin Percy alle redini della testata, che sceglie giustamente di proseguire il discorso da lui iniziato nel volume Punisher Red Band – Sangue al cervello (immediatamente precedente a questa serie), nel quale Frank Castle è stato riportato ad atmosfere decisamente più urbane, dopo il lungo intermezzo mistico/fantasy, con cui Jason Aaaron ne aveva stravolto le fondamenta (cosa non nuova per il Punisher: tralasciando bizzarrie come Cosmic Ghost Rider o il Frank soprannaturale di Christopher Golden, ancora facciamo fatica a digerire l’improponibile Franken-Castle immaginato da Rick Remender diversi anni fa). Ci sono molte domande in sospeso a cui rispondere (per esempio: che fine ha fatto Maria, la moglie di Frank, che – lo ricordiamo – è tornata in vita grazie alla Mano?), ma, per ora, basti rivedere il Punisher agire nel suo ambiente naturale, tra le ombre dei vicoli notturni di New York, dove la sua nemesi storica, Mosaico, si sta muovendo per prendere il comando sulla criminalità locale.
Percy sembra voler percorrere una strada a metà tra il noir (anche piuttosto crudo) e l’action puro, richiamando alcuni importanti comprimari come Micro, per cercare di ridare lustro al personaggio rimanendo fedele alla sua caratterizzazione tradizionale.
I disegni sono di José Luis Soares, di cui avevamo già parlato bene negli ultimi numeri del Daredevil scritto da Saladin Ahmed. In questo primo episodio, in verità, mostra qualche incertezza nel ritrarre i volti di un po’ tutti i character, ma il talento c’è e si vede.
Voto: 6,5

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Ultimates 23

Ultimates – Ventitrè
Anche Ultimates, al pari delle altre serie ambientate su Terra-6160, si avvia verso il finale e Deniz Camp ne approfitta per mostrarci tutto l’eclettismo di cui è provvisto realizzando, assieme agli evocativi disegni di Stipan Morian (che – non ce ne voglia il volenteroso, ma poco dotato Juan Frigeri - avremmo voluto vedere all’opera più spesso su queste pagine) una sorta di breve poema epico, dove il supereroismo è provvisoriamente sostituito dagli scenari fantasy dei miti norreni, per raccontare l’arrivo del Ragnarök, chiara metafora del “morente” secondo universo Ultimate e della speranza di una sua futura rinascita in veste rinnovata e migliorata. Un semplice esercizio di stile? Forse, ma questo albo è la risposta definitiva a chi ancora chiede a gran voce una prova reale del talento dello scrittore di origini turco-filippine.
Voto: 7,5

MUUWO016ISBN 0
Ultimate Wolverine 16

Wolverine – Sedici
Abbiamo ripetuto più volte come la conclusione di ogni serie ultimate vista finora mostri in maniera lampante che gli sceneggiatori coinvolti non siano stati avvertiti per tempo della decisione dei boss della Marvel di chiudere le trame di Terra 6160. Su questa testata, però, tale scelta ha avuto esiti più che nefasti. Già il ritorno di Logan alla sua reale personalità aveva indebolito non poco i testi di Chris Condon, divenuti fiacchi e prevedibili, ma il rush finale ha determinato un’accelerazione degli eventi così repentina da far sembrare questo ultimo numero un condensato di almeno tre albi. Il risultato è una sceneggiatura inevitabilmente monca, personaggi piattissimi, pathos inesistente e una risoluzione della vicenda assolutamente insoddisfacente.
A ogni modo, non c’era bisogno di tutto ciò, per notare come Alessandro Cappuccio si sia alla lunga dimostrato un artista poco adatto a Wolverine. Se all’inizio, infatti, le tonalità cupe e le ombreggiature molto nette potevano avere un senso nel rappresentare le efferatezze del Soldato d’Inverno e l’estrema drammaticità dello scenario, poi il racconto si è spostato su un binario diverso e lo stile del disegnatore romano è parso spesso fuori sincrono, con in più qualche esitazione di troppo nella definizione dei volti dei vari character e, in generale, nell’intero storytelling.
Voto: 4

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Absolute Batman 14

Batman – Abominio conclusione
Termina su questo numero lo story arc che ha visto il Batman e il Bane dell’Universo Absolute arrivare allo scontro. Un combattimento senza esclusione di colpi, concitato e violentissimo, in cui il body horror (comunque sempre aleggiante) lascia spazio all’action puro, caricato a mille da mostri possenti ed eroi indomabili. Merito di uno Scott Snyder incredibilmente in palla, capace di utilizzare senza alcuna forzatura una miriade di personaggi, tutti caratterizzati in maniera esemplare. Oltre a ciò, tolta la trama principale, già si prefigurano sviluppi futuri inquietanti, che vedranno probabilmente protagonisti gli ex (?) amici di Bruce Wayne, ormai trasformati in freak ancora più spaventosi delle loro versioni classiche.
Nick Dragotta, infine, continua a sorprenderci con tavole dalla gabbia fittissima di vignette che improvvisamente esplodono in pseudo splash page dall’effetto dirompente.
Voto: 8

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La spada selvaggia di Conan 11

Tolto il raccontino, senza infamia e senza lode, che fa da semplice riempitivo, di Ron Marz e Danny Earls (i cui disegni sono appena più decenti di quelli realizzati per la testata di Hulk) il vero pezzo forte - anzi fortissimo - di questo numero della rivista è la meravigliosa storia lunga Ali spezzate, che vede il ritorno in pompa magna di Liam Sharp su Conan dopo averci già fatto sognare qualche mese fa con il breve episodio La tempesta. Il cartoonist britannico non solo ha saputo cogliere appieno lo spirito delle saghe ideate da Roy Thomas, con testi potenti, quasi solenni e perfettamente calati nella spietata realtà dell’Era Hyboriana, ma è anche riuscito a fondere magnificamente il suo stile con quello dei grandissimi artisti che hanno reso celebre l’eroe di Robert E. Howard nei comic book. Ecco quindi, donne bellissime e sensuali degne del miglior Barry Windsor-Smith e guerrieri possenti come soltanto John Buscema sapeva raffigurare. Le tavole sono strabordanti di dettagli e ornamenti, oltreché costruite con un simbolismo che richiama i miti di ogni latitudine ed epoca, rendendo ancora più suggestivo lo svolgersi della trama.
Da acquistare senza la minima esitazione.
Voto: 8,5

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4 Words About: La spada selvaggia di Conan 11

  • Pubblicato in Focus

4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
La spada selvaggia di Conan 11

Vero pezzo forte - anzi fortissimo - di questo numero de La spada selvaggia di Conan è la meravigliosa storia lunga Ali spezzate, che vede Liam Sharp tornare sul Cimmero dopo averci già fatto sognare qualche mese fa con il breve episodio La tempesta. Il cartoonist britannico non solo ha saputo cogliere appieno lo spirito delle saghe ideate da Roy Thomas, con testi potenti, quasi solenni e perfettamente calati nella spietata realtà dell’Era Hyboriana, ma è anche riuscito a fondere magnificamente il suo stile con quello dei grandissimi artisti che hanno reso celebre l’eroe di Robert E. Howard nei comic book. Ecco quindi, donne bellissime e sensuali degne del miglior Barry Windsor-Smith e guerrieri possenti come soltanto John Buscema sapeva disegnare. Le tavole sono strabordanti di dettagli e ornamenti, oltreché costruite con un simbolismo che richiama i miti di ogni latitudine ed epoca, rendendo ancora più suggestivo lo svolgersi della trama.
Da acquistare senza la minima esitazione.

MSSCO011ISBN 0

MSSCO011ISBN 01

Dettagli della rivista:
Editore: Panini Comics
Autori: “Ali spezzate” testi e disegni di Liam Sharp, “Lupi e streghe” testi di Ron Marz e disegni di Danny Earls
Genere: Fantasy
Formato: 20X27,5 cm, 64 pp., S., b/n
ISBN: 9791221951387
Prezzo: 7,90 €
Voto: 8,5

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Comic(US) Book #11: Imperial, L'Era di Rivelazione, Iron Man e Teenage Mutant Ninja Turtles

  • Pubblicato in Focus

Undicesima puntata di Comic(US) Book, ricchissima di contenuti, con il finale di Imperial e de L’Era di Rivelazione. Terminano anche il Daredevil di Saladin Ahmed e, soprattutto, due delle tre serie con cui aveva esordito il nuovo Universo Ultimate due anni fa.
Nel frattempo, arrivano le Tartarughe Ninja di Gene Luen Yang e comincia il ciclo della coppia Joshua Williamson-Carmen Carnero su Iron Man.

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Imperial 4

Sette: l’Unione
Ultimo capitolo per Imperial, con un finale all’insegna del cinismo, in cui solo Nova pare mostrare una certa integrità d’animo. Jonathan Hickman sceglie l’alter ego di Richard Rider come portabandiera di tutti coloro che non si piegano di fronte alla spregiudicatezza delle grandi potenze e alla realpolitik, la quale pure nel fittizio universo marvelliano diventa il vero motore che determina le decisioni di ogni governante. Da che parte stia lo scrittore statunitense è difficile dirlo. L’unica cosa inconfutabile è che mai Hickman aveva utilizzato, in maniera tanto incisiva, i personaggi della Casa delle Idee come metafora del mondo reale. Cercando di non rivelare troppo, abbiamo un ex sovrano che, di fatto, considera la democrazia un esperimento fallito e decide di restaurare la monarchia assoluta. Il figlio di un imperatore che ha sempre contestato i metodi del padre, ma che, alla fine, sceglie di raccoglierne l’eredità. Estremisti religiosi che rifiutano la verità in nome di un credo insensato. E poi, lotte di potere, troni usurpati, xenofobia, nazionalismo radicale. Se non fossero coinvolti kree, skrull, wakandiani e altre importanti razze aliene della cosmogonia Marvel, sembrerebbe di leggere un normale testo di geopolitica.
Peccato solo che tutte le serie che avrebbero dovuto proseguire il discorso di Imperial stanno per essere chiuse per scarse vendite, se non addirittura cancellate prima ancora di cominciare.
Per quanto riguarda i disegni, il lavoro congiunto di Federico Vicentini e Iban Coello può considerarsi nel complesso positivo, grazie al dinamismo impresso nelle tavole e alla ricchezza dei dettagli. Ciononostante, dobbiamo sottolineare che la scelta di ritrarre alcuni personaggi in versione manga style, continua a sembrarci del tutto fuori luogo.
Voto: 7

MMMIN294 0
Marvel miniserie 294

Un mondo sotto Destino capitolo 8: desiderare il bene
Arrivati all’ottavo capitolo, ci sorge il dubbio che Ryan North non si sia assolutamente posto il problema di pianificare tutti gli avvenimenti fin dal principio, dato che è difficile non accorgersi di come la trama mostri palesemente di arrancare e di trascinarsi in lunghissimi (e noiosissimi) scontri – buoni solo a esaltare le doti artistiche di R.B. Silva -  tra Destino e praticamente ogni supereroe del mondo Marvel, senza il minimo approfondimento psicologico, se non durante l’ennesimo confronto tra Victor Von Doom e la sua figlioccia Valeria Richards, protagonista nel finale, dell’unica scossa emozionale di un episodio piatto e monocorde. La miniserie era iniziata con spunti interessanti, che potevano (e dovevano) essere esplorati con minore superficialità e dilettantismo. A quanto pare, però, North ha fatto il passo più lungo della gamba.
Voto: 5

MFQUA472ISBN 0
Fantastici Quattro 3 (472)

Fantastici Quattro – Inferno di ghiaccio
È possibile essere l’autore dell’evento portante della Marvel degli ultimi mesi e, contemporaneamente, della serie regolare maggiormente interconnessa con esso (almeno teoricamente) e riuscire a non mostrare neanche un accenno di continuità tra l’uno e l’altra? Quando ti chiami Ryan North evidentemente sì. Potevamo capirne le ragioni con la doppia storia d’esordio, nella quale, giustamente, lo sceneggiatore canadese si era soprattutto preoccupato di rendere manifesto il suo nuovo approccio a Mr. Fantastic e soci, ma in questo terzo episodio la scelta ci è sembrata francamente insensata. Un tie-in come tanti, che si lascia andare a teorie spazio-temporali piuttosto astruse, che, però, quantomeno, conferma il maggior impegno da parte di North nel voler far emergere i tratti caratteristici dei personaggi. Pure il modo in cui Destino viene sconfitto è, tutto sommato, abbastanza ingegnoso, benché la narrazione si sia quasi “raffreddata”, perdendo quella vivacità nei rapporti tra i protagonisti, che rappresentava l’unico aspetto positivo della sua gestione.
Humberto Ramos, comunque, aiutato dai colori brillanti di Edgar Delgado, ha sicuramente accresciuto la qualità del comparto grafico.
Voto: 6

MHUDI135ISBN 0
L’incredibile Hulk 32 (135)

Hulk – La pianura funebre parte 3
Lo diciamo chiaramente e senza mezzi termini: chiudere la prima fase del proprio ciclo con un episodio del genere vuol dire prendere in giro tutti coloro che hanno continuato ad acquistare la testata, a dispetto dell’insensata direzione scelta da Phillip Kennedy Johnson fin dai numeri iniziali. Prigioniero della sua stessa creatura e incapace di andare avanti a raccontare il nulla assoluto, l’autore americano ci propina una sequenza di inutili splash page, onomatopee giganti, scene raccapriccianti totalmente gratuite e insulse botte tra mostri con il solo scopo di arrivare il prima possibile allo step successivo. Tempo di lettura: cinque minuti (a dir tanto), anche soffermandosi a guardare i dettagli delle tavole di Nic Klein. E se non ci fosse il cartoonist tedesco ai disegni, il nostro voto sarebbe ancora più basso.
Voto: 4

MDEMK172ISBN 0
Daredevil 27 (172)

Daredevil – Riti di riconciliazione parte 6
Rinnegando praticamente tutte le modifiche allo status quo del protagonista introdotte durante la sua - fallimentare - gestione (durata poco più di due anni), Saladin Ahmed si congeda dalla serie del Diavolo di Hell’s Kitchen senza spiegarci neppure come abbia fatto Matt Murdock a risorgere, dopo aver sacrificato la sua vita per salvare Foggy Nelson alla fine del ciclo precedente. Ecco, quindi, la riappacificazione con Elektra (lontanissima dal personaggio carismatico conosciuto nelle saghe passate) e il ritorno di Kingpin (trasformato in un folle, preda di deliri mistici) in una vicenda prevedibile e priva di mordente, che vale la pena di leggere solo per i disegni del sempre più bravo José Luis Soares.
Voto: 5

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Miles Morales: Spider-Man 23 (47)

Miles Morales – Gatti e ladri parte 1 e parte 2
Abbiamo già detto che questa serie si rivolge dichiaratamente a un pubblico young adult. E fin qui niente di male. Tuttavia, inizialmente, Cody Ziglar aveva interpretato il target della testata nella maniera più scontata possibile, con il ricorso continuo a tematiche adolescenziali degne di un teen movie di quart’ordine. Ora, fortunatamente, benché sia sempre la leggerezza a farla da padrona, il supereroismo è tornato a essere l’aspetto predominante del racconto. Non stiamo di sicuro parlando di un capolavoro, ma, quantomeno, i personaggi risultano caratterizzati in modo più approfondito e le trame sembrano studiate con maggiore accortezza.
Buoni i disegni del napoletano Luigi Zagaria, il cui tratto lineare e dai contorni nitidi aiuta a mantenere il clima più rilassato e a favorire una migliore scorrevolezza delle immagini.
Voto: 6,5

MCAPI192ISBN 0
Capitan America 5 (192)

Capitan America – Le nostre guerre segrete parte cinque
Se con Imperial Hickman ha cercato di offrirci uno spaccato in salsa marvelliana delle dinamiche che muovono le superpotenze, il messaggio che Chip Zdarsky vuole trasmetterci sulle pagine di Capitan America è ancora più esplicito. L’accusa verso l’opacità (a dir poco) della politica estera statunitense non lascia spazio ad alcun fraintendimento. E il tutto è sorretto da una sceneggiatura perfettamente calibrata sui personaggi, che ne attualizza le motivazioni in maniera convincente e – prima di ogni cosa - realistica.
La scelta di rielaborare il passato di Steve Rogers in modo così radicale non è esente da rischi, ma, detto onestamente, non poteva essere rimandata oltre. Se, poi, la qualità della scrittura è questa, come dare torto all’autore canadese?
Il tratto immoneniano di Valerio Schiti non sempre si adatta bene al contesto drammatico descritto. L’artista romano è, però, bravo a smussare la sua naturale predisposizione a rappresentare figure più morbide utilizzando ombreggiature marcate e disegni volutamente meno puliti.
Voto: 7,5

MIRNA150ISBN 0
Iron Man 1 (Iron Man 150)

Iron Man – Un nuovo incubo
Presentato in anteprima al Comicon di Napoli, ecco il nuovo numero 1 di Iron Man. Ai testi troviamo Joshua Williamson, che rispetto a Spencer Ackerman, il suo predecessore, sceglie di abbandonare ogni tentativo di far “maturare” le trame del Vendicatore Dorato, tornando a una gestione decisamente più classica. Riappaiono, quindi, Madame Masque e Pepper Potts e Tony Stark viene nuovamente caratterizzato come un simpatico fanfarone, per riavvicinarlo alla sua controparte cinematografica. La storia è abbastanza piacevole, ma in questo primo episodio succede, francamente, molto poco. Lo sceneggiatore statunitense preferisce dedicarsi soprattutto alla presentazione dei protagonisti, lasciando solo intravedere il piano di Whitney Frost (ora a capo dell’A.I.M.).
Ai disegni arriva Carmen Carnero che, di sicuro, è un bel passo in avanti rispetto a Julius Otha, anche se il suo tratto, per quanto elegante (soltanto nei volti continua ad avere le stesse esitazioni già manifestate su Eccezionali X-Men) non sembra in grado di portare quell’energia di cui necessiterebbe la serie.
Voto: 6,5

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Radioattivo Spider-Man 3 (L’Uomo Ragno 888)

Spider-Man – Uno di noi parte 3
Come avevamo predetto all’uscita del primo capitolo (non che ci volessero particolari abilità divinatorie, viste le premesse), questa miniserie si è dimostrata una delle poche davvero interessanti, tra quelle nate all’interno dell’Era di Rivelazione. Nell’ultimo episodio, il dramma che ha coinvolto Peter e zia May, entrambi vittime del Virus-X, arriva inevitabilmente a compimento. Pagine struggenti, che confermano le capacità narrative di Joe Kelly, il quale, svincolato dalla continuity ragnesca, sfrutta nel modo migliore lo scenario alternativo, per costruire un what if...? in piena regola, in cui le parti avventurose e quelle sentimentali si danno il cambio (o si mischiano tra loro) in maniera impeccabile.
Kev Walker non è da meno e benché, come già detto nella scorsa puntata di questa rubrica, i vari personaggi (Spider-Man in primis) si discostino sensibilmente dalle loro raffigurazioni abituali, la natura ucronica della vicenda permette ai suoi protagonisti di apparire sempre verosimili.
Voto: 7

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Stupefacenti X-Men 3 (Gli incredibili X-Men 436)

Stupefacenti X-Men – Philadelphia
Jed MacKay dispone le pedine, in attesa dell’atto conclusivo della saga, riducendo gli scontri al minimo indispensabile, per cercare di rispondere a gran parte delle domande sorte fin dall’inizio del crossover, facendone, tuttavia, emergere di nuove, da sfruttare al ritorno dei personaggi nella timeline ufficiale. Un semplice episodio di collegamento, quindi, che, però, mostra una compiutezza maggiore di altri capitoli dell’evento preso per intero.
Mahmud Asrar non è dotato del segno esplosivo di Ryan Stegman e Netho Diaz, ma, sorprendentemente, la staticità delle sue figure e l’utilizzo intelligente delle ombreggiature, risultano più adeguati a rappresentare il clima disperante che avvolge i protagonisti.
Voto: 6,5
Indistruttibili X-Men – Affogare nelle tenebre
Allo stesso modo di altri tie-in che, come vedremo, appartengono all’Era di Rivelazione solo sulla carta, Gail Simone cita il regno distopico dell’erede di Apocalisse semplicemente per sfruttare lo scenario futuristico e mettere in piedi una sorta di “The End” dei suoi X-Men della Louisiana, con tanto di morti, resurrezioni, ritorni inattesi, riappacificazioni e altri elementi tipici a contorno, che il lettore esperto sa di doversi aspettare da storie di questo genere. Di positivo c’è che il racconto procede con una certa solennità quasi fino alle ultime pagine, dove si assiste a una progressiva banalizzazione degli eventi, causata, probabilmente, dalla necessità di arrivare rapidamente a una conclusione della vicenda, che, visti i tanti personaggi in gioco, avrebbe avuto bisogno di uno spazio maggiore.
Comparto grafico estremamente variegato e discontinuo (dato che è opera di ben cinque disegnatori diversi), su cui non è possibile dare un giudizio univoco.
Voto: 6

MIXMR045ISBN 0
Espatriati X-Men 3 (Immortal X-Men 45)

Espatriati X-Men – Figlie della tenebra
Eve L. Ewing segue un po’ la stessa via di Gail Simone e sebbene i collegamenti con l’Era di Rivelazione siano più diretti, pure questa testata dà l’impressione di essere solo un mezzo per mostrare i giovani allievi di Emma Frost e Kitty Pride ormai adulti. Non per questo deve essere sottovalutata, dato che la scrittrice di Chicago è una delle poche che è riuscita nel suo intento senza tradire gli assunti di base del maxievento.
Degni di nota anche i disegni di Francesco Mortarino, le cui influenze nipponiche sono diventate più sfumate e si miscelano con gusto all’estetica anni Novanta, attraverso la quale tratteggia molti character (quelli femminili in particolare).
Voto: 6,5
Omega Kids – Nemici
Contrassegnata da una sensazione di inquietudine costante, questa miniserie è quella che meglio riesce a rappresentare la tirannia oppressiva di Rivelazione. Si ha sempre l’impressione che ogni personaggio possa nascondere un’anima oscura e pure l’amoralità di Quentin Quire viene impietosamente messa in risalto in un finale di inusitata spietatezza. Merito dello sceneggiatore Tony Fleecs, il quale, purtroppo, trova raramente un appoggio nei diligenti ma, allo stesso tempo, impersonali disegni di Andrés Genolet.
Voto: 6

MXFOC066ISBN 0
Sinister’s Six 3 (X-Force 66)

Sinister’s Six – L’ultimo segreto
Con un insolito gioco di parole (Sinister’s Six vuol dire “i sei di Sinistro”, ma è chiaro il riferimento ai Sinistri Sei, storico team composto da sei noti avversari di Spider-Man) David Marquez (inaspettatamente ai testi anziché ai disegni, che sono, invece, del promettente Rafael Loureiro) ci racconta le vicende di un eterogeneo gruppo costituito da mutanti e da “mutati” dal Virus-X, che si alleano con il machiavellico genetista per contrastare i piani di Rivelazione. L’idea iniziale in sé non è male, tuttavia, il cartoonist americano tende a snaturare un po’ troppo diversi personaggi, tra cui proprio il buon Nathaniel Essex, del quale si percepisce a malapena il suo essere subdolo e doppiogiochista. Senza contare l’ennesimo, illogico ospite di Venom, di cui avremmo fatto volentieri a meno.
Voto: 5,5
Longshots – C’è chi passa
Se c’è un vantaggio nell’evidente sciatteria che regna nell’attuale redazione della Marvel è la possibilità che vengano pubblicate piccole chicche come questa, che non avrebbero mai avuto la chance di vedere la luce sotto una direzione degna di questo nome (saremo anche prevenuti, ma non è da escludere che i vari editor non si siano neppure preoccupati di leggerne attentamente il soggetto).
Riducendo anche loro l’Era di Rivelazione a semplice pretesto, Gerry Duggan e Jonathan Hickman ne approfittano per sbeffeggiare – non senza autoironia - l’industria dell’entertainment nel suo complesso, prendendone di mira le mode, i rituali, i trucchi commerciali, con particolare enfasi sui comic book della Casa delle Idee, quasi come se ci trovassimo all’interno di un numero di Mad e non su un teorico tie-in di un maxievento mutante. Certo, dovendo riempire le pagine di tre episodi, non tutte le prese in giro riescono a centrare il bersaglio. È, però, confortante vedere che, talvolta, un po’ di sana anarchia artistica sia ancora in grado di fare capolino in un ambiente devotamente mainstream come quello delle Big Two
Voto: 6,5

Lultimo Wolverine 3
L’ultimo Wolverine 3 (Wolverine 471)

Wolverine – Artigli contro
Pur non essendoci ancora ripresi dallo shock di vedere Saladin Ahmed trasformare il Wendigo nel Wolverine dell’Era di Rivelazione, abbiamo comunque deciso di terminare la miniserie. Inutile dire, però, che ce ne siamo subito pentiti non appena arrivati all’ultima pagina. Colpa di una trama che più convenzionale di così non si potrebbe, di protagonisti senza spessore (tra cui il Wendigo stesso, per il quale sarebbe più corretto utilizzare l’aggettivo imbarazzante) e di una totale assenza di pathos, persino nei momenti che teoricamente avrebbero dovuto suscitare un minimo di commozione.
Disegni di Edgar Salazar che solo di rado raggiungono la piena sufficienza.
Voto: 4
Sabretooth – Nel cerchio periglioso
Se i lettori continueranno a comprare questo albo dopo l’autentica gara di bruttezza che si è consumata negli ultimi tre mesi tra le due collane in esso ospitate, c’è il rischio che alla Marvel possano sentirsi autorizzati a pubblicare qualunque oscenità gli passi per la testa. Anche tralasciando i modestissimi disegni di Valentina Pinti (non ricordiamo altre opere dove l’autrice marchigiana sia apparsa così sottotono), è impossibile non notare come la vicenda abbozzata da Erica Schultz non sia altro che una dozzinale sequenza di combattimenti, in cui pure le dinamiche famigliari introdotte all’inizio della miniserie vengono rapidamente messe da parte. In più abbiamo un nuovo ragazzino dotato di poteri enormi (tanto per essere originali!), che diventa il protagonista di un drammatico finale aperto, del quale - data la sconcertante mancanza di pianificazione del crossover - non si sa neanche se vedremo mai il seguito
Voto: 4

MXMWS005ISBN 0
X-Men: l’Era di Rivelazione omega

X-Men – Finale
Purtroppo, l’auspicio da noi fatto all’inizio della saga, che tutti i buchi di trama venissero risolti prima della sua conclusione, non si è concretizzato. Anzi, semmai se ne sono aggiunti di nuovi. Un’ulteriore prova del pessimo lavoro di coordinamento editoriale svolto da Tom Brevoort e dai suoi assistenti, che sono riusciti nella poco edificante impresa di concepire il peggior maxievento mutante della storia Marvel. Inoltre, finora abbiamo sempre difeso Jed MacKay, ma, tolto un epilogo secondario, che pare promettere sviluppi interessanti, alla fine pure lui ci è sembrato deciso a voler chiudere la pratica il prima possibile, terminando la vicenda in una maniera talmente assurda, da rendere molto improbabile il ritorno, in futuro, di questa realtà alternativa. È vero che Psylocke aveva preannunciato il piano di Rivelazione sulle pagine degli Stupefacenti X-Men, onestamente, però, non credevamo che lo scrittore canadese volesse seriamente arrivare a tanto.
Chissà cosa avranno pensato gli ottimi Ryan Stegman e Netho Diaz nel vedere i loro disegni sprecati in un albo narrativamente scarso come questo.
Voto: 5

MUUSM024 0
Ultimate Spider-Man 24

Spider-Man – Ventiquattro
Capitolo finale per questa nuova versione “definitiva” di Spider-Man e non nascondiamo che la chiusura scelta da Jonathan Hickman ci abbia lasciati un po’ con l’amaro in bocca. Non è la prima volta che l’autore statunitense manifesta una certa difficoltà nel dare un senso alle numerose trame introdotte in una serie sotto la sua gestione. In questo caso, tuttavia, è forte il sospetto che le lacune e la mancanza di risposte siano più la conseguenza di un’interruzione forzata decisa dai vertici della Marvel, che il risultato dei suoi limiti di scrittura. A dispetto delle dichiarazioni ufficiali di Hickman stesso, infatti, non si può negare che l’episodio si presenti diviso in due parti, quasi o del tutto scollegate tra loro. E se lo scontro decisivo con Kingpin e Mister Negativo procede fino in fondo con un minimo di coerenza, il resto è una sbrigativa risoluzione dei temi più importanti rimasti in sospeso, che non riesce a catturare il lettore dal punto di vista emotivo.
Probabilmente il nostro Jonathan si è accontentato di mostrare quali fossero le sue idee per il personaggio e come pensava davvero di concluderne la storia. Ma ci si è arrivati troppo rapidamente, lasciando ai comprimari solo lo stretto necessario e ai protagonisti giusto il tempo di farci intravedere qualche sussulto di umanità, che avrebbero meritato un approfondimento di ben altro tipo.
Voto: 6

MUUBP024ISBN 0
Ultimate Black Panther 24

Black Panther – Ventiquattro
Termina la sua corsa pure la versione Ultimate di Black Panther e lo fa nello stesso modo in cui era iniziata, in sordina, priva di un reale collegamento con il resto di Terra 6160, anche perché l’unico, flebile riferimento al Creatore e al suo regime – la presenza in Africa dei suoi luogotenenti Ra e Konshu – viene frettolosamente messo da parte a favore di una vicenda intrisa di misticismo (dove l’eco della saga di Dune risuona in maniera piuttosto evidente), in cui Bryan Hill non sembra mai avere le idee chiare, con nemici che appaiono e scompaiono senza una spiegazione convincente, contorte relazioni sentimentali tra i protagonisti giustificate confusamente e la natura del vibranio modificata più volte. Probabilmente meglio di così non si poteva fare, dato che tutti questi cambiamenti repentini, l’assenza di un vero finale e varie altre lacune dimostrano effettivamente – e maggiormente rispetto a Ultimate Spider-Man - che la Marvel ha improvvisamente deciso di chiudere la linea Ultimate, pur nella consapevolezza di mettere in difficoltà molti degli autori coinvolti, impreparati a eliminare ogni incongruenza dalle storyline a lungo termine che avevano già pianificato.
Voto: 6

M1DCSE041 0
Batman e Robin 25 (DC Select 41)

Batman e Robin – L’Uomo Tranquillo parte uno
Alcuni potrebbero pensare che si tratti di un curioso caso di omonimia, e, invece, il Phillip Kennedy Johnson che sta facendo scempio della testata di Hulk è – per quanto sembri paradossale - lo stesso scrittore che ha reso la serie dedicata a Batman e a suo figlio Damian una delle migliori tra quelle oggi offerte dalla DC. Terminata l’inquietante saga che ha visto i due protagonisti affrontare il demoniaco Memento è tempo di tornare a scenari più consueti. Ecco, quindi, un misterioso e infallibile assassino che, appena uscito di prigione, comincia a fare strage degli sgherri del Pinguino.
Benché Johnson si confermi anche qui un autore che non riesce a entrare pienamente in sintonia con i personaggi di cui realizza le storie, fortunatamente la sua caratterizzazione del Cavaliere Oscuro e di Robin non si discosta in maniera significativa da quella tradizionale. In più abbiamo un ritmo concitato, sequenze d’azione ben congegnate e una prosa che si mantiene sofisticata, pur all’interno di un thriller violento e serratissimo. Senza dimenticare gli ottimi disegni di Fico Ossio, abilissimo nel modificare il suo stile per renderlo più dinamico nelle scene di lotta e negli scontri a fuoco e maggiormente sporco e ricco di tratteggi quando prevale l’intimità o la rievocazione del passato.
Voto: 7

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Absolute Evil (DC crossover 48)

Absolute Justice
One shot ambientato nell’Universo Absolute, che introduce una versione distorta della Justice League, composta da vari criminali visti di recente sulle testate delle nuove incarnazioni di Batman e soci, più alcune “new entry” che, stranamente, non avevano ancora fatto la loro comparsa nelle storie già pubblicate. Pur con qualche stereotipo e diversi scambi di battute che sfiorano pericolosamente il ridicolo (senza considerare le somiglianze con il piano escogitato dal Creatore nell’Universo Ultimate), Al Ewing riesce a mantenere inalterato il cinismo e la risolutezza manifestati dai protagonisti nelle saghe apparse finora, cercando di non scadere nella banalità, benché, essendo le varie collane piuttosto differenti come atmosfera e stile narrativo, qualche inevitabile semplificazione era da mettere in conto.
Giuseppe Camuncoli e Stefano Nesi se la cavano bene ai disegni, non preoccupandosi di mostrare particolari raccapriccianti o di estremizzare attraverso l’espressività dei volti la perversione di alcuni villain.
Voto: 6,5

MCOFU033 0
Conan il barbaro 15

Conan – Il nomade
Episodio per così dire “fuori serie”, che celebra la venticinquesima uscita in patria della testata della Titan Comics, attuale licenziataria dell’eroe di Robert E. Howard. Jim Zub usa un semplice, ma efficace, espediente narrativo per rievocare storiche saghe del Cimmero (tra cui Il tallone di Thak e La torre dell’elefante) che, oltre a permettergli di chiudere il cerchio con un finale metatestuale, fa da collante alle bellissime tavole dipinte a olio da Alex Horley (avvolte da una splendida doppia cover, sempre realizzata dall’artista lombardo), che, tra le altre cose, ci regala forse la Bêlit più sensuale mai apparsa in un fumetto di Conan.
Voto: 7,5

MTMNE014ISBN 0
Teenage Mutant Ninja Turtles 14

Tartarughe Ninja – Ujigami
Per quanto Gene Luen Yang sia un autore che apprezziamo molto e a dispetto di averlo già visto all’opera – anche se per breve tempo - su alcuni personaggi di Marvel e DC, non eravamo del tutto sicuri che potesse trovarsi a suo agio su una serie pop come quella di Raffaello & C. E invece, mai timore fu più ingiustificato del nostro. Proseguendo in continuità con il suo predecessore (l’impeccabile Jason Aaron), il cartoonist di origini taiwanesi dimostra immediatamente sia di conoscere a fondo il background dei protagonisti sia di sembrare parecchio divertito a raccontarne le gesta. Ne nasce un primo episodio che parte subito a spron battuto, ricco di azione vorticosa, dialoghi brillanti, misteri intriganti e nuovi, affascinanti personaggi. Il tutto trasferito adeguatamente in immagini da Freddie E. Williams II, il quale, pur non rinunciando a omaggiare il tratto underground che caratterizzava le storie in origine e a rappresentare gli Eroi con il Guscio in alcune loro pose iconiche, ne interpreta al meglio il vigore in tavole di grande impatto scenico.
Voto: 7,5

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Comic(US) Book #9: Imperial, L’era di Rivelazione, La Spada Selvaggia di Conan e molto altro...

  • Pubblicato in Focus

Prima puntata di Comic(US) Book del 2026, all’insegna di due maxi-eventi: il crossover mutante l’Era di Rivelazione e Imperial, il nuovo lavoro di Jonathan Hickman, che dovrebbe ridefinire gli equilibri cosmici tra le potenze interplanetarie dell’Universo Marvel. Poi, la morte di Thor e l’esordio del secondo spin-off di Star Wars.

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Imperial 1 e 2

Uno: accendi la pira di Hiro-Kala – Due: attraverso il Fulcrum – Tre: avvelena l’acqua. Avvelena il pozzo – Quattro: la natura aborrisce il vuoto – Cinque: guerra
Non c’è niente da fare, non appena scorge la possibilità di raccontare una vera storia di fantascienza, Jonathan Hickman torna a essere l’autore ammirato su opere come S.C.H.I.E.L.D., Secret Wars e House of X/Powers of X. Senza sprecare tempo in inutili preamboli, fa entrare la trama subito nel vivo con l’assassinio di Hiro-Kala (figlio di Hulk e fratello gemello di Skaar) dando inizio a una saga appassionante che coinvolge letteralmente ogni razza aliena (o quantomeno le più note) dell’Universo Marvel, in un gigantesco complotto che fa rapidamente precipitare il cosmo nel caos. Pensate a kree, skrull, shi’ar, spartoi, wakandiani (ricordiamo che Ta-Nehisi Coates, durante il suo acclamato ciclo di Black Panther, ha reso T’Challa un sovrano intergalattico) che si danno battaglia assieme a vari imperi minori, eroi spaziali come Starlord e Nova, con la partecipazione, per nulla secondaria, di Hulk e di altri personaggi potenziati dai raggi gamma. Hickman riesce, come di consueto, a gestire tanti protagonisti senza alcuna difficoltà, concedendo a tutti lo spazio necessario affinché non appaiano dei semplici comprimari, evitando, in più, che la vicenda diventi prolissa o priva di ritmo. Ciononostante, è bene sottolinearlo, sebbene si tratti di un evento in continuity con le testate Marvel attuali, si fa fatica a dare a Imperial una collocazione temporale precisa, dato che il nostro Jonathan ha deciso (in qualche caso fortunatamente, Hulk in primis) di ignorare i recenti sviluppi narrativi di alcuni dei character presi in considerazione. Naturalmente, chi non ama la scrittura complessa di Hickman si troverà in estrema difficoltà con la lettura della miniserie. Tutti gli altri, invece (e noi tra questi), si divertiranno parecchio.
Il versante grafico, però, non ci ha convinto fino in fondo. Benché Iban Coello e Federico Vicentini, oltre a uniformare abbastanza efficacemente il loro tratto, realizzino tavole di notevole impatto e caratterizzate da un buon dinamismo, non di rado – forse a causa dei moltissimi personaggi coinvolti – le scene rappresentate risultato eccessivamente caotiche. Non aiutano di sicuro i colori freddi e slavati di Federico Blee, che fanno perdere profondità alle vignette, aumentando la sensazione di generale confusione.
Voto: 7,5

MAMAZ299 0
Amazing Spider-Man 8 (881)
Spider-Man – Attraverso i cancelli dell’inferno parte 3-4-5
Ebbene sì, possiamo dirlo finalmente: Joe Kelly sembra proprio essere la persona giusta per far rifiorire lo Spider-Man fumettistico. Dagli USA continuano ad arrivare sviluppi per il personaggio che ci lasciano un po’ perplessi (e che non riveliamo per non rovinare la sorpresa ai lettori che non seguono la serie in originale), ma per quello che abbiamo visto finora, la formula trovata dall’autore americano per rendere le avventure dell’Arrampicamuri nuovamente interessanti, ci pare davvero azzeccata. Tutto ciò, pur dovendo, comunque, gestire le follie creative lasciategli in eredità da chi lo ha preceduto (Norman Osborn diventato buono) o da chi si sta occupando delle testate “collaterali” (Mary Jane nuovo ospite di Venom). Intendiamoci, non che Kelly abbia fatto nulla di rivoluzionario. Si è semplicemente limitato a restituire a Peter Parker la sua essenza originale, aggiungendo quell’umorismo intelligente e scoppiettante, tipico della sua scrittura, che, quasi trent’anni fa, aveva reso le storie di Deadpool un autentico cult della Casa delle Idee.
Sceneggiature frizzanti e leggere, quindi, ma valorizzate da diversi misteri ancora in fase germinale e un cast di supporto composto da character realmente tridimensionali (in particolare le new entry).
Pure i disegni sono all’altezza della testata. In questo numero oltre all’immarcescibile John Romita Jr. abbiamo Michael Dowling, il quale, benché dia l’impressione di essere l’ennesimo clone di Stuart Immonen (anche se meno dotato di Pepe Larraz o Valerio Schiti), ci offre una prova più che dignitosa.
Voto: 7

mcapi190isbn 0
Capitan America 3 (190)

Capitan America – Le nostre guerre segrete parte 3
Arrivati al terzo numero, il Capitan America di Chip Zdarsky pare persino migliore di quanto il primo episodio avesse lasciato trasparire. Il modo in cui l’autore canadese sta riplasmando la continuity marvelliana, per rendere le avventure di Steve Rogers maggiormente vicine alla realtà che ci circonda, sta funzionando alla grande. I testi sono molto più maturi di ciò che speravamo all’inizio, le tematiche affrontate spesso prescindono dall’universo di fantasia a cui eravamo abituati finora e gli orrori delle guerre contemporanee vengono descritti con una crudezza inaspettata. Che dire, poi, di Victor Von Doom (il villain di questa prima saga)? Vedere come è stato caratterizzato da Zdarsky non può che far crescere il rammarico per cosa avrebbe potuto essere Un mondo sotto Destino se fosse stato gestito da uno scrittore del suo calibro, invece che il solito crossover insignificante di cui abbiamo detto in altre puntate della rubrica.
Anche Valerio Schiti sembra aver trovato la strada giusta per il personaggio. Le incertezze del primo numero appaiono già un lontano ricordo e se ci fosse un colorista più capace di Frank Martin ad aiutarlo, il risultato sarebbe ancora migliore
Voto: 7,5

mthor316isbn 0
L’immortale Thor 26 (316)

Thor – Il regno del crepuscolo
Leggendo le storie scritte da Al Ewing per Thor viene spontaneo chiedersi se si tratti dello stesso autore che, attualmente, si sta occupando anche di Venom, il quale, già prima dell’assurda decisione di rendere Mary Jane Watson il nuovo ospite del simbionte, era diventato – proprio a causa dello sceneggiatore britannico – uno dei personaggi più ridicoli della Marvel. Non che la serie del Dio del Tuono, nelle mani di Ewing, si sia distinta per avventure particolarmente memorabili ma, perlomeno, la qualità dei testi non è mai scesa sotto il livello di guardia. Bisogna, inoltre, riconoscere che la mini-saga giunta a conclusione in questo numero, nella quale il figlio di Odino trova la morte, si è rivelata migliore del previsto. Struggente, ricca di emozioni e popolata da eroi che, finalmente, hanno mostrato un minimo di solennità. Senonché, dopo un penultimo capitolo che, se gestito meglio, avrebbe potuto tranquillamente rappresentare quel finale epico che sembrava profilarsi nei numeri precedenti, Ewing sceglie, inopinatamente, di aggiungere un ridondante – e soprattutto inutile - epilogo (il lungo episodio di questo albo) che va inevitabilmente a sminuire l’ottimo lavoro iniziale.
Per quanto riguarda i disegni – tolta la splendida cover di Alex Ross – la messicana Jan Bazaldua si congeda dalla testata con poche pagine, che confermano la sua scarsa attitudine a raccontare per immagini le storie del Dio del Tuono. Il suo tratto non è sufficientemente elegante e manca della potenza visiva necessaria a far apparire realmente terrificante una mostruosità come Utgard-Loki. Poi, a parte un piccolo assaggio di Pasqual Ferry – nuovo disegnatore della serie a partire dal prossimo numero - il grosso delle tavole è stato realizzato da Justin Greenwood, che, se possibile (vista la sua propensione al grottesco), si dimostra ancora meno adeguato della Bazaldua a rappresentare il mondo di Thor.
Voto: 6

mdemk170isbn 0
Daredevil 25 (170)

Daredevil – Riti di riconciliazione parte 4
Avevamo già fatto notare come la qualità della scrittura di Saladin Ahmed su questa testata fosse progressivamente scaduta a un livello piuttosto basso, ma ora che il suo ciclo si sta avviando verso la conclusione, l’autore americano non sembra neppure interessato a lasciare la serie in maniera dignitosa. Dopo aver frettolosamente chiuso la lunghissima saga “Riti di introduzione” con un finale di una banalità sconcertante, ha deciso – senza il minimo pudore - di coinvolgere il Diavolo Rosso in una sorta di plagio di The Last of Us, facendogli per di più indossare di nuovo (e non vi diciamo la motivazione per il “cambio d’abito”, perché non ci credereste!) il costume-armatura introdotto da Dan Chichester nei primi anni Novanta. Se poi aggiungiamo pure l’asettico recupero di Nyla Skin, una vecchia fiamma di Matt Murdock che non si vedeva su queste pagine da moltissimo tempo (e che - siamo sicuri - tornerà presto nell’oblio) non è difficile intuire che Ahmed della storia del personaggio conosca veramente poco. Ciononostante, invece di documentarsi a dovere, come farebbe un professionista serio, lo sceneggiatore statunitense preferisce inserire nelle sue trame elementi presi a caso dal passato di Daredevil, nel tentativo di ingraziarsi qualche fan nostalgico o per cercare – inutilmente – di nascondere le sue mancanze. Oltretutto, giusto per sottolineare il pessimo lavoro fatto dai tre (!) supervisori della serie (tali Lauren Amaro, Drew Baumgartner e Devin Lewis) la copertina di questo episodio si riferisce ancora alla saga del numero precedente, senza mostrare Taskmaster, il reale villain della vicenda.
Unica nota positiva i bei disegni di José Luis Soares (autore delle tavole di gran parte dell’albo), un giovane artista brasiliano molto promettente.
Voto: 5

MWOLV468ISBN 0
Wolverine 13 (468)

Wolverine – Padrino per un giorno
Se pensate che il pessimo trattamento che Saladin Ahmed sta riservando a Daredevil sia solo dovuto alla perdita di interesse da parte dell’autore per una run destinata a terminare tra pochi numeri, allora non sarete in grado di spiegare come sia possibile che, fin dall’inizio, la sua gestione di Wolverine si sia dimostrata persino peggiore. Non contento di aver reso il Wendigo un personaggio da cartoon della Disney e di aver creato una nemesi imbarazzante come l’Adamantino, l’avvicinarsi de L’era di Rivelazione deve averlo messo ancora più in difficoltà, vista la contemporanea apparizione di Logan negli X-Men scritti da Gail Simone, a cui ha sempre evitato di riferirsi. Quindi, probabilmente per l’incapacità di trovare un modo per riallacciare le vicende raccontate su questa testata con quelle vissute dall’Artigliato Canadese assieme al team guidato da Rogue e in attesa che il crossover summenzionato si propaghi su tutte le serie mutanti, Ahmed preferisce scribacchiare un episodio in cui Wolverine – a seguito di un giuramento fatto in passato, del quale, naturalmente, non ci viene spiegato nulla – aiuta una famiglia mafiosa (capeggiata da una certa Angelina Andiamo – sì, avete letto bene il cognome!) in una guerra tra bande criminali. Va bene che già altre volte Logan si è reso responsabile di azioni quantomeno discutibili, ma arrivare addirittura a trasformarlo in un vero e proprio gangster ci è sembrato decisamente troppo. Se almeno i testi fossero di alto livello e non sciatti e banali, potremmo anche perdonare all’autore americano simili “licenze poetiche”. Visto, però, che non è questo il caso, il nostro giudizio finale – che tiene conto pure della modesta prova ai disegni offerta da Martín Cóccolo, il quale, a dispetto delle impressioni iniziali, pare proprio non riuscire a ingranare - non può che essere negativo.
Voto: 4
Laura Kinney: Wolverine – Legami di sangue seconda parte
Non va di sicuro meglio con la serie di Laura Kinney, che conclude la sua corsa con l’episodio di questo numero, seconda parte di una storia tanto infantile, da farci seriamente ricredere sulle capacità di Erica Schultz, la quale, pur non avendo particolarmente brillato come sceneggiatrice, sembrava voler donare al clone femminile di Logan una personalità un po’ più sfaccettata. Pollice verso anche per Giada Belviso. L’impegno c’è, ma le sue tavole raramente suscitano qualche emozione.
Voto: 4

mgixm433 0
Gli incredibili X-Men 15 (433)

Incredibili X-Men – Battaglia a Buenos Aires
Numero extra large per la serie ammiraglia dei mutanti della Marvel per allineare tutte le testate, in vista dell’inizio de L’era di Rivelazione. Si parte con due episodi degli X-Men della Louisiana e benché i testi di Gail Simone restino comunque più che soddisfacenti, alcune criticità che avevamo già segnalato, cominciano a manifestarsi con maggiore evidenza. Innanzitutto, pare ormai certa l’intenzione di autori ed editor di voler progressivamente indirizzare la serie verso un target “young adult”. Da qui la scelta di ampliare lo spazio a disposizione dei protagonisti più giovani, i quali, tuttavia, al momento sembrano una copia molto sbiadita dei Nuovi Mutanti di claremontiana memoria (e, d’altra parte, gli stessi Cannonball, Sunspot e compagnia non è che abbiano mai raggiunto chissà quali picchi di popolarità in tutti questi anni). Pertanto, quando Rogue e Gambit – gli unici character di un certo peso, con cui la scrittrice statunitense sembra trovarsi a proprio agio - appaiono solo in poche vignette, la storia ne risente in maniera consistente. La personalità di Wolverine, infatti, è sempre troppo “smorzata”, dato che, altrimenti, risulterebbe totalmente in contrasto con le tematiche teen del fumetto. Riguardo ai disegni, il tratto lineare, ma eccessivamente legnoso e poco espressivo dell’argentino Luciano Vecchio non ci fa per niente impazzire.
Voto: 6,5
Incredibili X-Men – Mutanti e topi
Si conclude l’avventura di Wolverine e Riscatto iniziata nell’episodio precedente e Gail Simone si perde in una trama onestamente un po’ demenziale, dove i due protagonisti si ritrovano all’interno di una convention fumettistica e Logan viene scambiato per un cosplayer! Disegni, di nuovo poco entusiasmanti, di Luciano Vecchio.
Voto: 5,5
X-Men – Iniziati II
Aiutato dal tratto sempre più energico di Netho Diaz, Jed MacKay si concede una nuova sortita nell’action puro, lasciando ai dilemmi morali e all’intimismo solo le pagine iniziali. La trama è, tutto sommato, divertente, ma anche facilmente dimenticabile, benché vengano piantati i semi di alcuni sviluppi futuri abbastanza interessanti.
Voto: 6,5
X-Men – L’alba di una nuova era
Studiato per essere il trait d’union tra la realtà Marvel che conosciamo e il futuro distorto dell’Era di Rivelazione, cercando di imitare (male) l’uccisione di Charles Xavier nel passato da parte di Legione, che diede il via all’Era di Apocalisse, questo episodio, nei fatti, racconta per quasi tutte le sue pagine i postumi della scorribanda degli Uomini X nel covo degli Iniziati, dell’avventura precedente, recuperando quel minimo di approfondimento psicologico che MacKay aveva prima mantenuto sullo sfondo. Solo i passaggi conclusivi contengono i prodromi (confusi) del nuovo crossover mutante, con l’arrivo in Alaska di Doug Ramsey, accompagnato dalla sua amata Bei e da Warlock.
Il tratto di C.F. Villa non è esplosivo come quello di Netho Diaz, né, tantomeno, come quello di Ryan Stegman, ma resta, comunque, piacevole a vedersi.
Voto: 6,5
 
MXMWS004ISBN 0
X-Men: L’Era di Rivelazione Alpha

X-Men – L’era di Rivelazione
Comincia qui il nuovo maxi-evento mutante, che fin dal titolo vuole essere un omaggio alla storica Era di Apocalisse, che i Marvel fan cresciuti negli anni Novanta ricordano ancora con molta nostalgia. Per chi non lo sapesse, Rivelazione è la nuova identità assunta da Doug Ramsey, dopo essere stato nominato proprio da Apocalisse (che lo ha anche superpotenziato) suo successore. Ora, a prescindere dal favore che possa incontrare presso gli appassionati una simile svolta narrativa, quello che ci ha lasciati sconcertati in questo prologo è l’assoluta mancanza di pianificazione con cui si è giunti all’inizio della saga. Cercando di non svelare troppo per non rovinare la sorpresa a chi ancora non abbia letto l’albo in questione, si è passati dalla richiesta di Rivelazione di entrare a far parte degli X-Men guidati da Ciclope (scena raccontata, come detto, nell’ultima storia de Gli incredibili X-Men 15) a una società distopica generata dal diffondersi del Virus-X nel giro di pochissime pagine, nelle quali i personaggi cardine della vicenda cambiano improvvisamente indole, senza il minimo approfondimento. In più gli eventi si susseguono a una velocità tale che il pathos suscitato in un primo momento da una trama del genere viene poi rapidamente annullato. Tuttavia, non ce la sentiamo di prendercela con Jed MacKay, la cui idea di immergerci in questo scenario “apocalittico” attraverso una sorta di libro di memorie, scritto da Xorn è – al netto di qualche semplificazione eccessiva e di qualche buco nella sceneggiatura – abbastanza riuscita, ma, piuttosto, con Tom Brevoort, il quale (assieme alle ineffabili Lindsey Cohick e Annalise Bissa, sue assistenti) dà prova per l’ennesima volta dell’enorme superficialità con cui sta portando avanti il suo lavoro di editor sulle X-testate. Vedasi anche la scelta di affidare i disegni a Humberto Ramos, lo stile cartoonesco del quale, appare spesso del tutto fuori luogo con l’atmosfera che si respira nell’albo.
Voto: 6
X-Men – Overture
Le inadeguatezze da noi appena lamentate si manifestano con maggiore evidenza in questo primo episodio del crossover. La speranza è che tutte le risposte e i passaggi mancanti arrivino nei numerosi tie-in distribuiti sulle varie collane mutanti (e non solo) dei prossimi mesi, anche se, per il momento, le premesse non sembrano per nulla promettenti. I testi sono ancora di Jed MacKay, che, però, stavolta, può beneficiare dei prorompenti disegni di Ryan Stegman, già suo sodale collaboratore sulla serie degli X-Men dell’Alaska, e qui abile a infondere alla trama il vigore richiesto. I colpi di scena non mancano, alcuni dei quali poco prevedibili (benché avvenuti in una realtà alternativa, quindi facilmente resettabili), ma l’originalità di frequente latita.
Voto: 6

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Batman 122

Batman – Hush 2: capitoli tre e quattro (Il cavallo e La regina)
Sperando di non dover aspettare tanto quanto i lettori americani per leggere la fine della Parte Uno di Hush 2 (confidavamo che venisse annunciata da Panini sul numero 124 di Batman, in uscita a marzo, il quale, invece – a meno di cambiamenti dell’ultimo momento - ospiterà l’annual del 2025 di Detective Comics) ci siamo intanto goduti i capitoli centrali della saga, che, rispetto ai due episodi iniziali, premono ancora più a fondo sul pedale dell’acceleratore. Magari con qualche scivolone nella sceneggiatura (il ruolo di Bane ci è parso, francamente, piuttosto insensato e il machiavellismo di Hush, a volte, risulta un po’ manierato) o appiattendo parzialmente i personaggi. Bisogna dire, però, che questi ultimi non perdono mai i loro tratti distintivi, tanto da portare allo scoperto cicatrici interiori che mal si conciliano con il codice morale del Cavaliere Oscuro. D’altra parte, Jeph Loeb è uno scrittore troppo esperto per lasciare che i vari protagonisti si trasformino in figurine senz’anima. Per non parlare delle spettacolari splash page di Jim Lee o delle sue inquadrature ipercinetiche, che ci ricordano amaramente quando in un albo di Marvel e DC avere bei disegni accompagnati da testi solidissimi era la norma, non l’eccezione.
Voto: 7

MSWJK002ISBN 0
Star Wars: Cavalieri Jedi 2

Cavalieri Jedi – Il taglio più profondo
Dopo aver manifestato, in una delle scorse puntate di questa rubrica, tutto il nostro stupore per l’esistenza di ben due albi dedicati all’universo di Star Wars, eccoci tornare di nuovo sull’argomento, perché con l’esordio a dicembre di Cavalieri Jedi, adesso le testate sono diventate addirittura tre. L’ultima nata, oltretutto, ci sembra persino la più riuscita. Marc Guggenheim, non estraneo a sortite fumettistiche nella galassia lontana lontana, ci mostra come la sua esperienza televisiva possa essere messa a frutto nei comic book, realizzando due episodi autoconclusivi, ma legati tra loro attraverso varie sottotrame che, presumibilmente, continueranno a dipanarsi in sordina nei numeri successivi, per poi “esplodere” al momento opportuno. Senza contare la possibilità di utilizzare personaggi popolarissimi come Yoda, Mace Windu, Qui-Gon Jinn e un giovane Obi-Wan Kenobi. Un richiamo irresistibile per i fan della saga, i quali, peraltro, potranno immergersi in avventure ben scritte, trasposte in immagini con un tratto pulito e rigoroso dal kazako Madibek Musabekov, molto bravo a evitare che le vignette diventino troppo statiche, mentre cerca di mantenere le fattezze dei diversi protagonisti il più somiglianti possibile agli attori che li hanno impersonati al cinema.
Voto: 7

MSSCO008ISBN 0
La spada selvaggia di Conan 8

Conan – La tempesta
Non avevamo ancora incluso questo magazine antologico in Comic(US) Book, per la qualità fortemente altalenante dei suoi racconti. Un problema che ritroviamo anche nel numero qui in esame (le prime tre storie, tolta forse la seconda - che potrebbe risultare interessante per le suggestive tavole di Marco Rudy - sono tutte trascurabili), il quale, però, ospita una sorta di preludio a Tattered Wings, un’avventura di Conan di ben 48 pagine, realizzata da Liam Sharp, che ci travolgerà in tutta la sua magnificenza fra qualche mese, sempre su questa testata. Il cartoonist britannico ci aveva parlato del suo amore per il Cimmero e, in particolare, per il lavoro fatto da Barry Windsor Smith sul personaggio, durante l’ultima edizione del Lake Como Comic Art Festival. Tale passione lo ha convinto a tornare a cimentarsi come autore completo proprio con la creatura di Robert E. Howard e il risultato, ora visibile ai nostri occhi, è letteralmente stupefacente. Sharp è riuscito a fondere mirabilmente il suo tratto con quello, elegantissimo, del suo celebre connazionale, spingendosi persino a omaggiare in un paio di vignette l’arte di Gustave Doré. Ogni immagine è ricchissima di dettagli, l’uso del bianco e nero è strepitoso e le inquadrature sono studiate per esaltare la fisicità dei combattenti o la bellezza delle figure femminili. I testi, inoltre, paiono scritti da Roy Thomas nei suoi anni migliori. Peccato solo che il racconto duri appena undici pagine.
Voto: 8

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