Tredicesima puntata di Comic(US) Book, in cui, con l’avvicinarsi di Armageddon e la ripartenza di varie serie, è la Marvel a farla da padrona. Impossibile, però, non includere anche La spada selvaggia di Conan, che ospita Ali spezzate, una storia magistrale realizzata per intero da Liam Sharp.

Marvel miniserie 296
Il testamento di Destino
Che sia la volta buona per vedere, finalmente, una maxievento Marvel degno di questo nome? È sicuramente presto per dirlo, ma Chip Zdarsky pare proprio impegnato a far sì che Armageddon possa diventare una saga che i fan della Casa delle Idee ricorderanno a lungo. Questo corposo one shot ne è soltanto un gustoso antipasto, tuttavia, contiene già le premesse di ciò che potremo leggere tra qualche mese. In più, l’autore canadese si dimostra abilissimo nel valorizzare le pochissime cose buone che Ryan North aveva introdotto in Un mondo sotto Destino (è bastato un solo albo a Zdarsky per evidenziare l’assoluta mancanza di ispirazione del suo connazionale, il quale, pur avendo a disposizione ben nove capitoli, non è riuscito a mettere in scena nulla che valga davvero la pena di tramandare ai posteri), avviando tutta una serie di sottotrame, in cui la drammaticità di quello che sta per accadere comincia a palesarsi in maniera inesorabile. E lasciateci anche dire che questo è uno dei rari albi degli ultimi anni dove i Fantastici Quattro tornano a essere i personaggi che abbiamo sempre conosciuto.
Disegni di Cafu a corrente alternata, che peccano, a volte, di staticità e poca espressività.
Voto: 7

Wolverine: Armi dell’Armageddon 1
Ulteriori indizi su cosa ci verrà offerto in Armageddon arrivano da questa miniserie in quattro parti. Chip Zdarsky, attraverso una trama che mischia di continuo presente e passato, coinvolge Wolverine in un thriller fantapolitico dove ritornano il siero del supersoldato, il progetto Arma-X e diversi altri elementi di storiche saghe della Marvel. Il ritmo è serrato, Logan è davvero lui (non la “controfigura” che appare nel suo mensile) e i misteri si fanno sempre più fitti.
Discreti i disegni di Luca Maresca che, senza strafare, tratteggia i vari personaggi con linee pulite, anatomie precise e una fisionomia dei volti molto comunicativa.
Voto: 7

Capitan America 7 (194)
Capitan America – L’ombra di Destino parte due
Se Il testamento di Destino e Wolverine: Armi dell’Armageddon hanno introdotto alcuni di quelli che saranno gli assi portanti dell’imminente maxievento, è la serie di Capitan America a spianare realmente la strada verso di esso, con un fine lavoro di tessitura, iniziato da Chip Zdarsky già nel primo numero della sua gestione. A poco a poco, anche aspetti che sembravano solo funzionali alla presentazione della versione aggiornata di Steve Rogers, mostrano, invece, di essere tasselli importanti alla costruzione della saga. In più, continuano gli intrighi politici, sullo sfondo di una Latveria nel caos per la scomparsa di Victor Von Doom e, nel finale, un personaggio femminile, apparentemente secondario, ci regala un cliffhanger assolutamente inatteso. Uno Zdarsky così ispirato, forse non lo abbiamo mai visto.
Efficaci disegni di Delio Diaz e Frank Alpizar, il cui tratto lineare e dotato di una discreta eleganza si rivela più che adeguato sia nel far risaltare le scene d’azione che nel rappresentare i momenti di passaggio necessari a definire le dinamiche del racconto (se ne deve essere accorto anche il buon Chip, tanto che saranno proprio loro a illustrare i vari capitoli di Avengers: Armageddon).
Voto: 7,5

Iron Man 2 (151)
Iron Man – Sotto Pressione
Joshua Williamson decide di prendersela molto comoda e non aggiunge granché alla trama di cui si è visto qualche scampolo nell’episodio iniziale. Preferisce ricordare ai lettori l’ambiguo rapporto che lega Tony Stark a Whitney Frost, sua conclamata nemesi di questa run. Per il resto, l’autore americano conferma la sua intenzione di rendere le storie di Iron Man vicine, per atmosfera, a quelle della sua controparte cinematografica, dando largo spazio all’umorismo e a una rappresentazione caricaturale di alcuni nemici (M.O.D.O.K. in testa - scusate per l’involontaria ironia - che, comunque, sono ormai anni che è diventato l’ombra del cinico calcolatore e genio criminale delle origini).
Carmen Carnero non lesina l’impegno, ma, ancor più che nel primo numero, mostra chiaramente di non essere l’artista adatta a illustrare una serie del genere.
Voto: 6

Amazing Spider-Man 16 (L’Uomo Ragno 892)
Spider-Man - La luce alla fine del tunnel e Ritorno a casa
Bisogna dire che le scelte di Joe Kelly degli ultimi mesi ci avevano lasciati un po’ straniti, anche perché è facile immaginare i fan hardcore del Tessiragnatele inorridire di fronte a un Peter Parker perso nello spazio, che si mette ad amoreggiare con un’aliena, venendo, nel frattempo, sostituito sulla Terra da Norman Osborn, con la complicità di Ben Reilly. A mente fredda, però, dobbiamo riconoscere che il povero sceneggiatore americano non avesse molte altre carte da giocare, dopo aver ereditato dai suoi predecessori una serie lunghissima di assurdità. Anzi, a dispetto di queste “licenze poetiche”, le storie si sono dimostrate piacevoli e hanno permesso a Kelly di poter parzialmente riconfigurare il mondo di Spider-Man, prima di iniziare il conto alla rovescia verso Amazing Spider-Man 1000.
I due episodi contenuti in questo numero, tuttavia, sono penalizzati da vari disegnatori ospiti che non si sono rivelati in grado di sostituire neppure il John Romita Jr. meno brillante degli ultimi anni, anche se le toccanti tavole finali, che mostrano la riconciliazione tra Peter e zia May, sono sufficienti a far passare tutto il resto in secondo piano.
Voto: 6,5

Amazing Spider-Man: divisi 1 (L’Uomo Ragno 893)
Spider-Man – Divisi parte 1
J. Michael Straczynski torna dopo vent’anni a scrivere Spider-Man e lo fa con una mini-saga ambientata durante i primi mesi di college di Peter Parker, quando lui e Gwen Stacy non erano ancora una coppia. Il tono della vicenda è molto leggero (quasi a voler trasferire su carta la spensieratezza della post-adolescenza) e lo stile della sceneggiatura richiama apertamente quello che Stan Lee decise all’epoca per il personaggio. A sentire le dichiarazioni degli autori, sembrerebbe trattarsi di un’operazione di ret-con (pur cedendo a inevitabili adeguamenti temporali, dato che sarebbe stato illogico collocare gli eventi negli anni Sessanta), che, tuttavia, non sappiamo ancora se avrà vere conseguenze sulle trame presenti e future dell’Arrampicamuri.
A ogni modo, questo primo episodio è abbastanza piacevole a leggersi, anche grazie al segno pulito e classicheggiante, con cui Pere Pérez caratterizza le sue tavole.
Voto: 6,5

Venom 15 (109)
Venom – Scontro tra titani
Abbiamo aspettato un po’ di numeri prima di tornare a parlare di Venom, dato che i testi di Al Ewing ci sembravano troppo brutti per essere veri. Adesso possiamo affermare con una certa sicurezza di aver capito la logica, per quanto altamente discutibile, dietro l’indirizzo a metà tra il demenziale e il caricaturale imposto dal fumettista britannico alle storie. Ebbene, è ormai evidente che Ewing abbia deciso di trasformare la testata in una specie di sit-com supereroistica, cercando – senza riuscirci – di creare qualcosa di simile a I superiori nemici di Spider-Man, divertente miniserie scritta da Nick Spencer nel 2013 (non vogliamo neanche provare a menzionare la Justice League di Keith Giffen e J.M. DeMatteis come modello di riferimento, per non rischiare di finire sul rogo come eretici), che prendeva in giro alcuni villain secondari della Casa delle Idee. Il problema è che mai personaggi potevano risultare più sbagliati per un’operazione del genere di quelli scelti dall’autore inglese, considerando la loro storia editoriale e l’importanza che ognuno di essi ricopre all’interno dell’universo Marvel. Passi per Paul Rabin, uno dei comprimari più insignificanti degli ultimi anni, non, però, per Mary Jane Watson, Venom, Madame Masque e il Dottor Octopus (costui protagonista di scenette comiche talmente insulse, che ancora stentiamo a credere che siano state partorite da Ewing). Ci fossero almeno dei bei disegni a rinfrancarci un po’! Intendiamoci, Carlos Gómez non è malaccio, ma neppure un artista dallo stile particolarmente accattivante.
Un’ultima nota: se qualcuno dubita della mediocrità degli attuali editor in forza alla casa editrice newyorkese, rivolga un pensiero a M.O.D.O.K., che in Iron Man abbiamo visto gozzovigliare allegramente a Madripoor, mentre su Venom è ancora rinchiuso nel Raft.
Voto: 5

Gli Avengers 34 (196)
Avengers – Prospero
Si avvia verso la conclusione la gestione di Jed MacKay degli Eroi più potenti della Terra e tutte le tessere del mosaico cominciano a incastrarsi tra loro. Nell’episodio precedente abbiamo scoperto che Myrddin non è che una nuova identità di Nathaniel Richards, alias Kang il Conquistatore (che va ad aggiungersi a quelle di Rama-Tut, Immortus e altre ancora). E per quanto tale rivelazione non si sia dimostrata realmente sorprendente, bisogna dire che lo scrittore canadese l’ha portata avanti abbastanza efficacemente. Anzi, probabilmente si tratta dell’aspetto migliore del suo ciclo, nel quale praticamente ogni membro degli Avengers è apparso, invece, piatto e senza carisma (quando non snaturato del tutto: vedi Iron Man e Pantera Nera, quasi irriconoscibili). In questo numero - che si avvale dei disegni di Javier Pina, il cui stile si sta pian piano avvicinando a quello di Pepe Larraz - MacKay ci racconta di come Kang sia diventato Myrddin. La spiegazione, che tira in ballo persino William Shakespeare, è piuttosto strampalata, ma, comunque, porta il villain a essere ritratto con un’intensità alquanto inattesa.
Voto: 6
Nuovi Avengers – L’altra donna parte 1
Leggere ogni episodio dei Nuovi Avengers ci fa seriamente dubitare che nella redazione della Marvel ci sia davvero qualcuno che conosca il proprio lavoro, perché non è francamente accettabile che sia stata data luce verde a una serie del genere. Mai visti personaggi tanto ridicoli. E non stiamo parlando solo dei cattivi, gli infimi Killuminati, ma anche dei cosiddetti eroi, uno più imbarazzante dell’altro, oltreché facenti parte di un team che definire male assortito è poco. Un livello così basso non sarebbe tollerabile neppure se la vera intenzione di Sam Humhries fosse stata quella di realizzare una parodia, considerando che di ironia intelligente qui non se ne vede nemmeno l’ombra. Soltanto un mucchio di fesserie indegne di essere associate alla Casa delle Idee.
E pensare che Ton Lima non è un disegnatore scarso, ma è stato sprecato su questa testata, quando poteva essere impiegato con maggior profitto in opere ben più meritevoli.
Voto: 3

Wade Wilson Deadpool 1 (Deadpool 183)
Deadpool – Desiderio di morte
Riparte da uno la serie del Mercenario Chiacchierone e lo fa tornando in maniera decisa a quel misto di violenza sopra le righe (anche se più scenografica che reale) e umorismo un po’ demenziale, che, pur essendo elementi sostanziali del personaggio, erano stati parzialmente edulcorati negli ultimi tempi. Ai testi troviamo Benjamin Percy, il quale, dopo aver ben impressionato su Wolverine e X-Force nel periodo krakoano, non si era, al contrario, ripetuto con le testate dedicate a Ghost Rider e Hellverine. Di Deadpool, ha firmato una recente maxiserie, in cui l’antieroe vestito di rosso ha fatto coppia con Logan e in questo primo numero, lo scrittore americano conferma di essere entrato perfettamente in sintonia con la stravagante personalità di Wade Wilson, introducendo anche un mistero riguardante la sorte di sua figlia Ellie, che ne sta determinando lo status attuale e che, presumibilmente, terrà banco nei prossimi episodi.
Letteralmente esplosivi i disegni di Geoff Shaw, il quale sta progressivamente rinunciando al tratteggio molto fitto dei suoi primi lavori, senza perdere di incisività.
Voto: 7

Punisher 1
Punisher – Ferite di guerra
Un altro numero uno e, dopo Deadpool, troviamo di nuovo Benjamin Percy alle redini della testata, che sceglie giustamente di proseguire il discorso da lui iniziato nel volume Punisher Red Band – Sangue al cervello (immediatamente precedente a questa serie), nel quale Frank Castle è stato riportato ad atmosfere decisamente più urbane, dopo il lungo intermezzo mistico/fantasy, con cui Jason Aaaron ne aveva stravolto le fondamenta (cosa non nuova per il Punisher: tralasciando bizzarrie come Cosmic Ghost Rider o il Frank soprannaturale di Christopher Golden, ancora facciamo fatica a digerire l’improponibile Franken-Castle immaginato da Rick Remender diversi anni fa). Ci sono molte domande in sospeso a cui rispondere (per esempio: che fine ha fatto Maria, la moglie di Frank, che – lo ricordiamo – è tornata in vita grazie alla Mano?), ma, per ora, basti rivedere il Punisher agire nel suo ambiente naturale, tra le ombre dei vicoli notturni di New York, dove la sua nemesi storica, Mosaico, si sta muovendo per prendere il comando sulla criminalità locale.
Percy sembra voler percorrere una strada a metà tra il noir (anche piuttosto crudo) e l’action puro, richiamando alcuni importanti comprimari come Micro, per cercare di ridare lustro al personaggio rimanendo fedele alla sua caratterizzazione tradizionale.
I disegni sono di José Luis Soares, di cui avevamo già parlato bene negli ultimi numeri del Daredevil scritto da Saladin Ahmed. In questo primo episodio, in verità, mostra qualche incertezza nel ritrarre i volti di un po’ tutti i character, ma il talento c’è e si vede.
Voto: 6,5

Ultimates 23
Ultimates – Ventitrè
Anche Ultimates, al pari delle altre serie ambientate su Terra-6160, si avvia verso il finale e Deniz Camp ne approfitta per mostrarci tutto l’eclettismo di cui è provvisto realizzando, assieme agli evocativi disegni di Stipan Morian (che – non ce ne voglia il volenteroso, ma poco dotato Juan Frigeri - avremmo voluto vedere all’opera più spesso su queste pagine) una sorta di breve poema epico, dove il supereroismo è provvisoriamente sostituito dagli scenari fantasy dei miti norreni, per raccontare l’arrivo del Ragnarök, chiara metafora del “morente” secondo universo Ultimate e della speranza di una sua futura rinascita in veste rinnovata e migliorata. Un semplice esercizio di stile? Forse, ma questo albo è la risposta definitiva a chi ancora chiede a gran voce una prova reale del talento dello scrittore di origini turco-filippine.
Voto: 7,5

Ultimate Wolverine 16
Wolverine – Sedici
Abbiamo ripetuto più volte come la conclusione di ogni serie ultimate vista finora mostri in maniera lampante che gli sceneggiatori coinvolti non siano stati avvertiti per tempo della decisione dei boss della Marvel di chiudere le trame di Terra 6160. Su questa testata, però, tale scelta ha avuto esiti più che nefasti. Già il ritorno di Logan alla sua reale personalità aveva indebolito non poco i testi di Chris Condon, divenuti fiacchi e prevedibili, ma il rush finale ha determinato un’accelerazione degli eventi così repentina da far sembrare questo ultimo numero un condensato di almeno tre albi. Il risultato è una sceneggiatura inevitabilmente monca, personaggi piattissimi, pathos inesistente e una risoluzione della vicenda assolutamente insoddisfacente.
A ogni modo, non c’era bisogno di tutto ciò, per notare come Alessandro Cappuccio si sia alla lunga dimostrato un artista poco adatto a Wolverine. Se all’inizio, infatti, le tonalità cupe e le ombreggiature molto nette potevano avere un senso nel rappresentare le efferatezze del Soldato d’Inverno e l’estrema drammaticità dello scenario, poi il racconto si è spostato su un binario diverso e lo stile del disegnatore romano è parso spesso fuori sincrono, con in più qualche esitazione di troppo nella definizione dei volti dei vari character e, in generale, nell’intero storytelling.
Voto: 4

Absolute Batman 14
Batman – Abominio conclusione
Termina su questo numero lo story arc che ha visto il Batman e il Bane dell’Universo Absolute arrivare allo scontro. Un combattimento senza esclusione di colpi, concitato e violentissimo, in cui il body horror (comunque sempre aleggiante) lascia spazio all’action puro, caricato a mille da mostri possenti ed eroi indomabili. Merito di uno Scott Snyder incredibilmente in palla, capace di utilizzare senza alcuna forzatura una miriade di personaggi, tutti caratterizzati in maniera esemplare. Oltre a ciò, tolta la trama principale, già si prefigurano sviluppi futuri inquietanti, che vedranno probabilmente protagonisti gli ex (?) amici di Bruce Wayne, ormai trasformati in freak ancora più spaventosi delle loro versioni classiche.
Nick Dragotta, infine, continua a sorprenderci con tavole dalla gabbia fittissima di vignette che improvvisamente esplodono in pseudo splash page dall’effetto dirompente.
Voto: 8

La spada selvaggia di Conan 11
Tolto il raccontino, senza infamia e senza lode, che fa da semplice riempitivo, di Ron Marz e Danny Earls (i cui disegni sono appena più decenti di quelli realizzati per la testata di Hulk) il vero pezzo forte - anzi fortissimo - di questo numero della rivista è la meravigliosa storia lunga Ali spezzate, che vede il ritorno in pompa magna di Liam Sharp su Conan dopo averci già fatto sognare qualche mese fa con il breve episodio La tempesta. Il cartoonist britannico non solo ha saputo cogliere appieno lo spirito delle saghe ideate da Roy Thomas, con testi potenti, quasi solenni e perfettamente calati nella spietata realtà dell’Era Hyboriana, ma è anche riuscito a fondere magnificamente il suo stile con quello dei grandissimi artisti che hanno reso celebre l’eroe di Robert E. Howard nei comic book. Ecco quindi, donne bellissime e sensuali degne del miglior Barry Windsor-Smith e guerrieri possenti come soltanto John Buscema sapeva raffigurare. Le tavole sono strabordanti di dettagli e ornamenti, oltreché costruite con un simbolismo che richiama i miti di ogni latitudine ed epoca, rendendo ancora più suggestivo lo svolgersi della trama.
Da acquistare senza la minima esitazione.
Voto: 8,5