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Gennaro Costanzo

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Joker 2 si farà? Il punto della situazione

Ieri abbiamo dato la notizia del sequel di Joker in lavorazione alla Warner Bros. con il regista Todd Phillips nuovamente coinvolto nel progetto. A dare la news in esclusiva è stata The Hollywood Reporter, una delle più importanti e note riviste di settore, attiva dal 1930.
Secondo la fonte, dunque, non solo la Warner avrebbe dato a Phillips luce verde per lavorare sul prossimo film di Joker ma anche l'ok per un'altra pellicola d'origine su un probabile ulteriore villain.

Tuttavia, un'altra autorevole fonte del settore ha smentito categoricamente la news. Deadline, infatti, nega quanto detto da THR affermando che in realtà l'incontro fra il regista e Toby Emmerich della Warner per un sequel di Joker non ci sia mai stato e che è falsa anche l'intenzione di sviluppare storie d'origini su altri villain. Ciò non significa che un sequel di Joker non si farà, specifica il sito, ma al momento non è in cantiere.

A concludere il cerchio troviamo la terza fonte autorevole, ovvero Variety (rivista fondata nel 1905) che indica una via di mezzo fra le versioni di THR e quella di Deadline. Secondo il sito, infatti, il capo della Warner Toby Emmerich avrebbe incontrato Todd Phillips e il co-sceneggiatore Scott Silver per esplorare possibili idee per un sequel di Joker ma i colloqui sarebbero in una fase molto preliminare e nessun accordo è in atto, nessuna trama è stata decisa e nessuna sceneggiatura è attualmente in fase di scrittura. Phillips è anche desideroso di assicurarsi che qualsiasi sequel soddisfi il livello artistico dell'originale, considerato, inizialmente, come un film unico.
Variety conferma anche che si sta vagliando la possibilità di film d'origini su villain sempre insieme a Phillips ma ha dichiarato che, qualsiasi film sulla scia di Joker, richiederà anni per decollare considerando che la Warner ha già in produzione un cospicuo numero di film DC, ovvero Wonder Woman 1984, The Batman, Black Adam, Birds of Prey e il sequel di Suicide Squad.

Tre fonti autorevoli, quindi, sono in disaccordo fra loro. Chi avrà ragione? Non ci resta, a questo punto, di attendere maggiori conferme a riguardo.

La Warner è al lavoro sul sequel di Joker

Nonostante sembrasse un unicum, il successo di Joker non ha fatto esitare la Warner Bros. a concedere il bis. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, Todd Phillips sta sviluppando un sequel di Joker che, probabilmente, lo vedrà anche nuovamente in veste di autore e regista. Secondo il sito, anche Joaquin Phoenix dovrebbe riprendere il suo ruolo.

THR riporta che Phillips aveva ambizioni più grandi chiedendo alla Warner Bros. "i diritti di sviluppare una serie di storie di origine di personaggi DC". La Warner ha rifiutato quella proposta, ma ha messo Phillips a lavorare sul prossimo film di Joker e su un altro film d'origine su un probabile ulteriore villain.

Come vi avevamo riportato pochi giorni fa, la pellicola ha ufficialmente superato il miliardo di dollari diventando il primo film R-Rated a raggiungere questo traguardo ed è il film col maggiore incasso per la categoria. Joker, inoltre, con il suo budget di appena 62,5 milioni di dollari, è il cinecomic più redditizio di sempre.

Momenti straordinari con applausi finti, recensione: la nuova opera di Gipi

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A tre anni di distanza da La Terra dei Figli, Gipi torna a scrivere un racconto lungo dal titolo Momenti straordinari con applausi finti pubblicato, come consuetudine, da Coconino Press.
Abbandonato lo scenario post-apocalittico del suo precedente lavoro, l’autore torna nel nostro presente, ma soprattutto a una dimensione più intima e personale rispetto alla narrazione volutamente più distaccata e lineare de La Terra dei figli. Gipi decide di mettersi nuovamente in gioco, ma soprattutto di mettere letteralmente tutto se stesso nel suo lavoro: se è vero che il protagonista - fisicamente identico al suo autore - non ha il suo stesso nome, è chiaro che si tratti di una sorta di alter-ego, o meglio di un filtro per potersi distanziare a proprio piacimento dal racconto, seppur le vicende personali e autobiografiche non solo sono reali, ma riportate in certi casi con una voluta aderenza alla realtà.

Per l’occasione ritornano anche formule già adoperate nelle sue precedenti opere, in particolare La mia vita disegnata male e unastoria, dove si intrecciavano linee narrative e stili diversi. Ma è principalmente con S. (2006) che Momenti straordinari con applausi finti trova il suo contraltare ideale in particolar modo per la tematica comune, molto sentita dall’autore, della perdita di un genitore, a cui si affiancano quelle relative al senso di famiglia e di crescita. Se in S., però, la perdita del padre veniva trattata in maniera malinconica e quasi agiografica per certi versi, mettendo al centro la figura dell’uomo e la sua storia in una narrazione chiara per quanto frammentaria, nel suo ultimo lavoro Gipi percorre una strada nettamente differente e più ostica.

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La figura della madre non diventa qui il centro della narrazione del libro quanto motore degli eventi. L’autore non focalizza la propria attenzione sulla donna, ormai negli ultimi giorni della sua vita, quanto su quella del figlio, incapace di affrontare a viso aperto un dolore così grande mascherandolo dietro a un’innaturale cinismo sfoggiato anche in pubblico. È proprio l’analisi di questo dolore che fa scaturire una profonda riflessione nell’uomo e nell’autore, un sentimento di smarrimento da cui nasce un’opera quasi catartica, intensa e amara, tanto cinica quanto poetica con protagonista un 56enne in cerca di un equilibro fra la sua storia e la sua eredità, fra passato e futuro, fra fanciullezza (simboleggiata da un bambino luminoso) e maturità.

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La morte della madre per il protagonista segna anche la fine di un legame che lo tiene saldo alla Terra, come se la Storia – quella con la S maiuscola - fosse una catena a cui, ognuno di noi, ha il compito di aggiungere l'anello successivo per portarla avanti. Nel momento in cui scopre di non poter avere figli, una forza primordiale, simboleggiata da un uomo primitivo, celato nei nostri geni, si contrappone alla razionalità figlia della civiltà e della vita moderna. L’essere – parafrasando l’autore – il “finale di stagione” della sua “serie”, getta nuovo sconforto sul protagonista.

L’opera non porta a una risoluzione netta degli eventi, semmai è una fotografia di un instante, è un momento di vita di un uomo che magari, proprio attraverso la sua arte, riesce a trovare una prospettiva in cui guardare. Dicevamo che Momenti straordinari con applausi finti è un’opera catartica per l’autore, non a caso si conclude con quel bambino luminoso sopracitato, che è lo stesso protagonista 12enne, nella cui incoscienza della gioventù sembra risiedere la risposta ad ogni dilemma.

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Se le varie linee temporali vengono rese graficamente da Gipi con stili contrastanti (matite sottili e graffianti/acquerelli con colorazioni differenti, quei "disegni belli/disegni brutti" già presenti in lavori precedenti), una novità è rappresentata da una scansione episodica molto più frequente che in passato.
La narrazione principale – al netto delle varie linee narrative che si sovrappongono – procede secondo una scansione temporale molto lineare e concisa. Suddividendo l’opera in brevi capitoli tematici, con una ritmica più rapida che nelle opere precedenti, l’autore riesce a dare un senso di ordine nonostante la frammentarietà di un’opera che nasce da un flusso di coscienza emotivo.

In una confezione cartonata con sovraccoperta (e doppia copertina) di pregio ad opera di Coconino Press, Momenti straordinari con applausi finti è fra i lavori più intensi di Gipi, che dimostra ancora una volta tutta la sua cifra autoriale, e fra le migliori proposte dell’anno.

P. La mia adolescenza trans, recensione: un'autobiografia senza filtri

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Se c’è un nome in ascesa nel mondo del fumetto è quello di Josephine Yole Signorelli. L’autrice siciliana, in un paio di anni, è passata da fenomeno del web, grazie alla sua pagina Instagram - nonché suo pseudonimo - Fumettibrutti, a pubblicare due libri con Feltrinelli: Romanzo esplicito nel 2018 e P. la mia adolescenza trans nel 2019, ricevendo riconoscimenti dai più importanti premi fumettistici in Italia.

Il nome “Fumettibrutti” deriva dalla precisa scelta dell’autrice di abbandonare un tratto dettagliato e ricercato a favore di uno stile diretto e sintetico ma più efficace a livello comunicativo. Le vignette sul web partono essenzialmente da esperienze personali della fumettista e narrano stralci di vita quotidiana e questioni sentimentali in maniera diretta e senza censure, mescolando dolcezza a ferocia, consapevolezza a disillusione.

Partendo da questa base, Romanzo esplicito rappresentava un primo esame per l’artista, che non tradendo la sua cifra stilistica, portava a un nuovo livello il suo lavoro, esplorando una narrazione più ampia e strutturata. P. La mia adolescenza trans vuole essere la prova di maturità definitiva, nonché la consacrazione per la Signorelli che opta per un vero racconto di formazione dalla struttura decisamente più classica.

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L’autrice è nota, come detto, per raccontare sé stessa e il suo mondo, così con il suo secondo libro sceglie di attingere a pieno dal suo vissuto e narrarci la sua adolescenza, quando era ancora P. – il suo nome di battesimo - e il suo percorso per diventare donna. Il titolo P. La mia adolescenza trans, dunque, non può essere più esplicativo.
Una narrazione più ampia richiede anche un cast di personaggi più vasto, motivo per cui la Signorelli, pur mettendo al centro sempre se stessa, apre a nuove figure, familiari, amiche e non, fondamentali nello svolgimento della storia.

A livello compositivo l’opera cerca di essere il più diretta possibile, sia narrativamente che nel veicolare il suo contenuto. Il racconto è decisamente più coeso rispetto al precedente Romanzo Esplicito, dove la frammentarietà derivata dall’emulazione del ritmo delle vignette postate sul web aveva trovato un collegamento labile fra i vari momenti rappresentati. P. La mia adolescenza trans, invece, mostra uno svolgimento più canonico grazie a una narrazione fluida e continua seppur in una scansione episodica.
L’autrice si concentra più sul cosa raccontare che sul come, motivo per cui il racconto appare molto lineare e brilla per lo più in corrispondenza della notevole carica emotiva derivata dal vissuto personale. La schiettezza dell'autrice, naturalmente, emerge anche dalla totale assenza di filtri linguistici e narrativi che rende il tutto molto crudo e diretto.

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I “disegni brutti”, cifra stilistica della fumettista, appaiono ancor più che in precedenza stilizzati e poco dettagliati, un marchio di fabbrica che tuttavia spesso rischia di sfociare in una voluta approssimazione. Ma, ad ogni modo, le tavole funzionano e il tratto veicola bene il racconto e fa emergere le emozioni dei personaggi.
La gabbia della tavole ricorda molto quella dei neri italiani, su tutti Diabolik, con una suddivisione tendenzialmente in due blocchi e con un numero di vignette che va da 1 a 4.
La colorazione piatta delle tavole è tri-cromatica: oltre al nero e al bianco, queste possono essere o tutte gialle (per a maggior parte del libro) o interamente viola (in alcune scene dove è necessario una variazione di tono), colori acidi o violenti che alimentano l'effetto ricercato dal prodotto.

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Per chi ama Josephine Yole Signorelli aka Fumettibrutti, P. La mia adolescenza trans è un libro che conferma tutte le doti della sua autrice e risulterà imprescindibile. Per tutti gli altri, il graphic novel è un sincero racconto autobiografico che risulta potente e viscerale pur nella sua linearità e rappresenta un coraggioso manifesto di transessualità che di questi tempi non guasta e serve a sfatare miti e rimuovere tabù.

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