Hal Foster’s Tarzan. The Complete Sunday Comics 1931–1937, recensione: l'edizione definitiva del capostipite del fumetto d'avventura
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Nella collana XXL, Taschen propone in versione integrale il Tarzan di Hal Foster, l'opera che diede il via alla carriera del futuro autore di Prince Valiant e contribuì in modo significativo all'affermazione del fumetto d’avventura, anche grazie alla popolarità del personaggio creato da Edgar Rice Burroughs. Il suo impatto sull'evoluzione del linguaggio del fumetto è testimoniato anche dall'influenza esercitata su artisti come Frank Frazetta, Jack Kirby, Wally Wood e Bernie Wrightson.
Tarzan è un personaggio che potremmo definire mitologico. L'uomo-scimmia, paragonabile a un eroe dell'antica Grecia, è ancora vivo nell'immaginario collettivo a oltre cento anni dalla sua creazione, proprio come Eracle o Giasone. Artefice del suo successo è sicuramente il suo ideatore che, fin da subito, dimostra un'innata capacità manageriale. Possiamo affermare che Tarzan sia stato uno dei primi personaggi in assoluto a trarre il massimo beneficio da una forte componente massmediatica: nato sulle pagine delle riviste pulp nel 1912, è stato protagonista di 24 romanzi e svariati racconti, nonché di decine di film e di fortunate trasposizioni fumettistiche.

L'ampia diffusione dei romanzi e delle pellicole dedicate a Tarzan è alla base della sua enorme popolarità. L'attività fumettistica legata all'uomo-scimmia, di alta fattura, non solo ne consolida il successo presso il pubblico, ma regala una delle prime grandi serie d'avventura del fumetto, destinata a fare scuola.
La funzione del fumetto, e la sua importanza nella società americana di quegli anni, giocano un ruolo fondamentale. La crisi del '29 aveva messo in ginocchio l'America, una nazione che doveva rialzarsi e per farlo aveva bisogno non solo di rimboccarsi le maniche, ma anche di rinascere nello spirito. Musica, radio, cinema, fumetti e riviste pulp riuscivano a sostenere il morale di un Paese a pezzi. Gli eroi di carta non erano più semplici figure d'intrattenimento, ma simboli di speranza per una società in difficoltà.
Mai il fumetto fu così popolare e diffuso negli Stati Uniti come nel periodo compreso fra gli anni Trenta e Cinquanta. Tutti leggevano fumetti. I disoccupati in cerca di lavoro trascorrevano le proprie giornate leggendo riviste a basso costo e supplementi dei quotidiani.

Harold Rudolf Foster, tuttavia, non era interessato ai fumetti. All'epoca la Nona Arte godeva di scarsa considerazione e le strip erano prevalentemente comiche. L'artista lavorava come illustratore per un'agenzia pubblicitaria, ma accettò, seppur con riluttanza, di realizzare l'adattamento a fumetti del romanzo Tarzan delle scimmie, offertogli da Joseph H. Neebe, dell'agenzia pubblicitaria Campbell Ewald. La scelta di proporre una strip d'avventura fu un azzardo riuscito: l'idea di finanziare un fumetto con strisce consequenziali così lunghe era considerata un rischio, tant'è che il progetto venne pubblicato prima in Inghilterra, nel 1928, e successivamente, visto il grande successo riscosso, negli Stati Uniti all'inizio del 1929. Per conferire ulteriore prestigio al proprio lavoro, Foster, nelle 60 strip da cinque vignette ciascuna, puntò tutto sul chiaroscuro, con la carta bianca a rappresentare la brillante luce equatoriale e l'inchiostro nero a modellare Tarzan, Jane, le varie scimmie e la vegetazione della giungla attraverso ombre intense.
Terminato il lavoro, Foster abbandonò il mondo del fumetto con l'intenzione di non tornarvi più. Nel frattempo, il successo dell'adattamento permise la realizzazione delle prime storie originali e l'avvio delle tavole domenicali a partire dal 1931. Rex Maxon, autore delle prime 28 tavole domenicali, si dimostrò inadatto al ruolo e venne sostituito da Foster su forte insistenza dello stesso Burroughs. Foster considerava i fumettisti un gradino sotto gli illustratori, ma quando la crisi del '29 si abbatté sull'America il suo lavoro si ridusse in maniera considerevole, motivo per cui accettò di tornare su Tarzan.

Inizialmente l'illustratore non prese molto seriamente l'incarico, ma si appassionò sempre di più man mano che il lavoro procedeva. Le sue matite risultano di una bellezza classica senza tempo, con il protagonista inserito in scenografie sontuose e affiancato da figure femminili affascinanti, dal carattere forte ma al tempo stesso fragile, alle quali l’illustratore conferisce grande umanità.
Dal punto di vista narrativo, le storie sono epiche, dinamiche, mai sopra le righe e caratterizzate da un forte impatto drammatico. Riassumerne la trama è praticamente impossibile, considerando i numerosi colpi di scena e gli intrecci narrativi che coinvolgono egizi, vichinghi, cannibali e molto altro. Abituato a storie decompresse, un lettore di oggi potrebbe rimanere disorientato di fronte a un ritmo così serrato. Il fascino della serie risiede però anche nell'attesa: la struttura narrativa tipica delle strip e delle tavole domenicali, costruita attorno al cliffhanger finale, induceva il lettore ad attendere con ansia la puntata successiva. Per godere al meglio di questo fumetto e immedesimarsi in un lettore degli anni Trenta, bisogna quindi chiudere gli occhi e contare almeno fino a cinque prima di riimmergersi nella lettura fra una pagina e l'altra. Un ottimo espediente per perdersi nelle magnifiche tavole di Foster.

Le sceneggiature, dalle quali Foster modellava le proprie tavole, non sono esenti da ripetitività, imprecisioni, assurdità o forzature, ma il sense of wonder che emanano e la bellezza del tratto dell'autore superano ogni imperfezione. Dopo l'addio di R.W. Palmer, George Carlin prese in mano le redini delle trame e diede vita, insieme a Foster, alla lunga avventura egizia. A sostituirlo arrivò, in seguito, Don Garden, che non si dimostrò all'altezza del predecessore. Foster, non del tutto soddisfatto delle sceneggiature ma soprattutto di un compenso ritenuto inadeguato, iniziò parallelamente a lavorare al suo Prince Valiant, interamente realizzato da lui, forte di un ricco contratto offertogli dalla King Features. Così, nel 1937, avvenne il passaggio di consegne su Tarzan fra Hal Foster e Burne Hogarth, che si fece carico dell'enorme eredità lasciata dal suo predecessore.
Il volume Taschen è, ad oggi, il modo migliore per godere appieno dell'arte di Foster. Il formato 34×44 cm consente di ammirare ogni minimo dettaglio delle tavole, riprodotte in lingua originale, mentre la qualità della stampa e della carta è, come da tradizione dell'editore, elevatissima. A completare il volume contribuisce un ampio apparato redazionale (in inglese, francese e tedesco), ricco di materiale inedito e poco conosciuto, che fornisce preziosi approfondimenti sul lavoro dell'artista.





