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4 Words About: Spider-Man/Superman

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4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Spider-Man/Superman

Con Spider-Man/Superman, incontro di "ritorno" tra le due icone della Casa delle Idee e della Distinta Concorrenza, si conclude questa prima tornata di nuovi crossover tra Marvel e DC in attesa di ulteriori ed eventuali annunci.
La formula è ancora quella che vede una storia principale accoppiata con un gruppo di "back stories". Nella prima, Brad Meltzer e Pepe Larraz, con un'originale apertura in medias res, costruiscono un'avventura avvincente in cui lo scrittore pone l'accento sui valori morali comuni che guidano le azioni dei due eroi. Storia gradevole che sa un pò di dejà vu, perché la tematica è la stessa dell'"andata" firmata Waid/Jiménez. Il finale, che non spoileriamo, vale tutto l'albo. Tra le storie brevi, oltre ad una Guerra dei Reami alternativa in cui Wonder Woman e Thor Jane Foster affrontano Darkseid, citiamo due gemme: un racconto di speranza con Superman e la Cosa di Johns/Frank, e il team up rétro tra Spider-Man Noir e il Superman Golden Age di Slott/Martin.

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Dettagli volume
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Brad Meltzer e AA. VV., disegni di Pepe Larraz e AA. VV.
Formato: 17x26 cm, 72 pp., col., spillato
Genere: Supereroistico
Prezzo: 7,00 € (regular), 9,00 € (variant)
Voto: 7

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Comic(US) Book #12: Absolute, le ripartenze di Hulk e Batman e la fine di Un mondo sotto Destino

  • Pubblicato in Focus

Dodicesima puntata di Comic(US) Book, in cui diamo spazio a varie serie Absolute, che mancavano da un po’ di tempo nella rubrica. Poi, terminano Un mondo sotto Destino e Ultimate X-Men, Hulk diventa “infernale” e inizia il Batman di Matt Fraction e Jorge Giménez, una delle hit della DC del momento.

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Marvel miniserie 295

Un mondo sotto Destino capitolo 9: la bianca vela della sua anima
Si conclude questo lunghissimo maxievento, i cui strascichi saranno visibili già a partire dai prossimi mesi (si spera con mani più capaci di quelle di Ryan North). Poche le promesse mantenute rispetto alle intenzioni iniziali, compreso il finale, il quale ci lascia una forte sensazione di incompiutezza (che ha attraversato un po’ tutti i capitoli). Lo scrittore canadese non dà proprio l’impressione di essere in grado di raccontare un dramma in maniera emotivamente coinvolgente, così come sono troppo rapide (e soltanto in apparenza imprevedibili) le conseguenze derivate dalla caduta di Destino.
Anche R.B. Silva ci è sembrato meno incisivo del solito, con tavole anonime, che trovano la loro ragion d’essere solo nei colori di David Curiel.
Voto: 5

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Il mortale Thor 4 (Thor 320)

Una lieta storia di Asgard
Al Ewing si prende una pausa dalle vicende terrene di Sigurd Jarlson (e per l’occasione Pascual Ferry viene sostituito ai disegni da Juann Cabal, il cui stile, per quanto semplice e lineare, si adatta piuttosto bene agli scenari fantasy asgardiani) ed esibisce un’insospettabile dimestichezza nel raccontare, con il tono giusto, di Magni (il figlio dell’Incantatrice e del Thor di una dimensione alternativa) e degli altri Aesir. Un intermezzo solo in apparenza secondario, che sembra preannunciare un futuro alquanto intrigante per la serie.
Voto: 7

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L’infernale Hulk 1 (Hulk 136)

Hulk – Ascesa
E così alla fine Phillip Kennedy Johnson è riuscito nel suo intento, trasformando il Golia Verde (che ora in realtà sfoggia un colore grigio-viola) nel personaggio che aveva in mente sin dall’inizio, il quale con l’alter ego di Bruce Banner c’entra poco o nulla (tanto da separarli nel vero senso della parola). Dove voglia andare a parare non è molto chiaro. Per il momento, lo scrittore americano sembra semplicemente compiaciuto di dare libero sfogo a efferatezze senza limiti e di promuovere una deriva horror con forti ascendenze lovecraftiane. Su entrambi gli aspetti, non è da trascurare il contributo di Nic Klein, che non si risparmia nel mostrarci dettagli sgradevoli e scenari allucinati.
Troppo facile, tuttavia, prendere una strada di questo tipo, quando sul protagonista non si ha niente da dire.
Voto: 5

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Ingloriosa X-Force 1 (X-Force 67)

X-force – Una forza inevitabile
Riparte da uno X-Force, questa volta con l’appellativo “ingloriosa”, a testimoniare probabilmente l’agire del team ai limiti della legittimità e lontano dalla luce dei riflettori. Tim Seeley pare voler riportare la serie alle sue radici storiche, ma, per ora, benché la trama mostri di poter offrire sviluppi interessanti, i membri scelti da Cable ci sembrano male assortiti (soprattutto Miss Marvel, difficilmente associabile a un gruppo paramilitare). Inoltre, gli eventi scorrono con poco ritmo, anche a causa dei disegni piuttosto statici di Michael Sta. Maria, il quale, non di rado, manifesta una totale incapacità nell’infondere un minimo di espressività nei personaggi.
Una sufficienza stiracchiata, in attesa dei prossimi numeri.
Voto: 6

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Ultimate X-Men 24

X-Men - Ventiquattro
Termina la sua corsa la versione ultimate degli X-Men. Giudicare un’opera di questo tipo resta un’impresa piuttosto ardua e il fatto che, come già notato con le serie di Spider-Man e Black Panther, più che a un finale programmato, ci è sembrato di assistere a un’interruzione improvvisa delle trame (non si capisce altrimenti perché introdurre due nuovi personaggi proprio nell’episodio conclusivo e non risolvere varie questioni portate avanti nei numeri precedenti), arrivare a una valutazione precisa diventa davvero complesso. Come vedremo, le vicende di Maystorm e compagnia sono destinate a proseguire su Ultimate Endgame, che, però, rimane sostanzialmente un lavoro di Deniz Camp, pertanto, è difficile immaginare un ruolo reale delle mutanti nipponiche all’interno della saga.
A ogni modo, dobbiamo ammettere che la curiosità con cui abbiamo accolto questo stravagante esperimento di fusione tra un manga e un comic book supereroistico ha progressivamente lasciato spazio alla noia. Apprezziamo il fatto che Peach Momoko abbia brillantemente trovato la maniera di ridefinire gli Homo Superior di Terra 616, senza tradirne l’essenza, tuttavia, il suo tratto non si è dimostrato adeguato alle scene d’azione o a infondere il ritmo che un fumetto del genere richiederebbe. I suoi X-Men sono parsi semplicemente gli attori di un dramma adolescenziale, condito con un po’ di horror e superpoteri, decisamente lontano dalle atmosfere di un albo americano.
Non sappiamo se l’intenzione della Marvel fosse quella di spingere qualche appassionato di manga ad avvicinarsi ai suoi comic book tradizionali. Ma nel caso, siamo abbastanza sicuri che il tentativo sia andato a vuoto.
Voto: 6

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Ultimate Endgame 3

Tre
Prosegue la battaglia contro il Creatore all’interno della Città e nuovi combattenti (le mutanti di Hi No Kuni, in particolare) si aggiungono alla lotta. Deniz Camp non sempre riesce a gestire in maniera coerente tutti i personaggi coinvolti, ma ci regala colpi di scena a ripetizione, ingegnosi paradossi spazio-temporali (con ulteriori rivelazioni sul legame tra Iron Lad e Kang) e un finale struggente, il quale, però, potrebbe essere solo un subdolo trabocchetto per depistare i lettori, dato che sulle pagine di Ultimates abbiamo già visto qualcosa di simile. A ogni modo, le sorprese sembrano ben lungi dall’essere terminate, con i due Reed Richards a fare da ago della bilancia.
Disegni di Jonas Scharf e dei coniugi Dodson di qualità molto altalenante, che contrastano non poco con la bellissima immagine di copertina realizzata da Mark Brooks.
Voto: 7

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Batman 1 (126)

Batman - Colori immensi nell’oscurità e Robin in gita sul furgone
Anche solo limitandoci al fandom americano, l’inizio della gestione di Matt Fraction e Jorge Jiménez su Batman è stato uno degli avvenimenti fumettistici più chiacchierati degli ultimi mesi. Non tanto per le vendite altisonanti del primo numero, ma per il deciso cambio di approccio al personaggio voluto dallo scrittore statunitense. Fraction ha pensato di riportare il Guardiano di Gotham City alle atmosfere molto meno cupe che caratterizzavano le sue storie, prima che Frank Miller recuperasse quell’oscurità con cui Bill Finger lo aveva immaginato in origine e che gli è rimasta cucita addosso – anche a seguito della sua rappresentazione cinematografica – fino a oggi. Ecco, quindi, trame che, senza perdere di drammaticità, ostentano una maggiore leggerezza, un significativo incremento dell’aspetto avventuroso (in stile James Bond, vista l’abbondanza di particolari con cui vengono descritti i “gadget tecnologici” dell’Uomo Pipistrello), scaramucce verbali tra i protagonisti, che portano un po’ di allegria nel racconto e un generale clima più spensierato, il quale, tuttavia, non deve essere inteso come un deragliamento della serie all’insegna della superficialità.
I due episodi presenti in questo nuovo numero uno sono contraddistinti da una sceneggiatura solida e articolata, che affonda nella mitologia della Bat Family, ma rivela ancora poco di quello che gli autori hanno in serbo per i lettori nelle prossime storie, limitandosi a non rinnegare gli sconvolgimenti attuati da chi li ha preceduti (vedi, per esempio, Vandal Savage a capo della polizia cittadina).
Naturalmente, una variazione così drastica nel registro narrativo non poteva non essere accompagnata pure da una raffigurazione differente dei personaggi e della stessa Gotham City, improvvisamente luminosi e colorati (con annesso cambio di costume da parte di Batman), esaltata da un Jorge Jiménez in forma smagliante, visibilmente entusiasta di esibirsi in tavole spettacolari, ricche di azione e di immagini già diventate iconiche.
Voto: 7,5

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DC K.O. 1 (DC Crossover 49)

DC K.O. – Capitolo uno: sul ring
Diamo atto a Scott Snyder che, nonostante l’assurdità dell’evento in sé, si sia almeno impegnato a fornire delle premesse credibili, che possano rendere più digeribile quella che resta, di fatto, l’ennesima, colossale scazzottata tra eroi e criminali della Terra, necessaria, nel caso specifico, a definire il campione che sfiderà Darkseid per impedirgli di mettere fine all’esistenza nell’intero universo. Nei capitoli successivi, quando inizierà realmente il torneo, ai lettori verrà richiesta una gigantesca sospensione dell’incredulità, per potersi godere la storia. Per ora, invece, sono da apprezzare i siparietti “domestici” tra Superman, Batman e Wonder Woman, il sottile umorismo di alcuni passaggi, che svelano il bonario intento goliardico dell’operazione e i bei disegni di Javi Fernández e Xermánico, i quali, sebbene entrambi non posseggano un tratto dinamico, riescono a infondere la giusta energia al racconto.
Voto: 6,5
DC K.O. Knightfight – Capitolo uno
Tie-in di DC K.O. che si preannuncia decisamente più interessante della miniserie principale. Forse, mostrare l’ennesima realtà alternativa è una soluzione un po’ scontata, ma si tratta di un topos narrativo a cui il fumetto supereroistico non vuole proprio rinunciare, dato che garantisce una maggiore libertà creativa e la possibilità di esplorare in maniera imprevedibile le caratteristiche di base dei vari personaggi. Almeno questa sembra l’intenzione di Joshua Williamson, qui affiancato da Dan Mora, diventato ormai (e non potrebbe essere altrimenti) l’artista di riferimento in casa DC.
Voto: 7

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Justice League Unlimited 13

Justice League – Senza titolo
Forse non tutti ricordano che il terreno a DC K.O. è stato preparato fin dall’inizio del periodo “All In”, al termine di Absolute Power, per cui Scott Snyder, nell’imbastire il maxievento, ha potuto beneficiare dell’aiuto, per nulla marginale, di Mark Waid e Joshua Williamson. Proprio il secondo è l’autore dei testi dello special ospitato in questo numero di Justice League Unlimited, dove Doomsday/Time Trapper e Booster Gold (con il contributo di Flash) riannodano ogni filo delle trame sparse sulle varie testate DC nell’ultimo anno, per farle convergere verso la saga principale. Il tutto inframmezzato da un flashback ambientato su Krypton, diverso tempo prima della sua distruzione, che getta nuova luce sul passato del pianeta nativo di Superman.
Perché la DC abbia, poi, scelto di snaturare queste premesse promettenti in un crossover fracassone e superficiale resta onestamente un mistero.
Molto buoni i plastici disegni di Yasmine Putri e Cian Tormey.
Voto: 7

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Absolute Flash 8

Flash – Vita e morte di Barry Allen
Dopo otto numeri possiamo tranquillamente affermare che la versione absolute di Flash è una delle meno riuscite tra tutte quelle che hanno già esordito nella nuova linea editoriale. Jeff Lemire ha volutamente indirizzato la serie verso un pubblico più giovane, ma così facendo a risentirne è stata la sua scrittura, diventata scialba, prevedibile e contraddistinta da dialoghi senza spessore. Stessa cosa per quanto riguarda i personaggi, che appaiono persino meno interessanti delle loro controparti classiche. Un clamoroso abbaglio preso dall’autore canadese (con la probabile complicità dei supervisori della DC), il quale ha, a torto, pensato che i teenager non siano capaci di apprezzare sceneggiature mature e maggiormente stratificate. Non è un caso che proprio l’episodio di questo numero si sia dimostrato uno dei migliori della serie, non solo per i disegni di Travis Moore (che non sono niente di trascendentale, eppure di un livello più alto di quelli di Nick Robles, il titolare della testata), ma anche perché la trama si concentra sul passato di alcuni comprimari, lasciando da parte l’anonimo protagonista.
Voto: 6

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Absolute Lanterna Verde 8

Lanterna Verde – Sojourner
Se Absolute Flash ha deluso le aspettative, non si può certo dire che Absolute Lanterna Verde le abbia mantenute. Anzi, in vari elementi questa serie si è rivelata anche peggiore di quella del Velocista Scarlatto. Per cominciare, Al Ewing, nel tentativo di rendere la vicenda meno scontata, si è perso in una ridefinizione confusa e troppo criptica dello spettro emozionale che, nell’universo DC classico, dà origine ai “colori” delle diverse lanterne. Alcuni personaggi (Hector Hammond su tutti) sono stati caratterizzati in maniera grossolana ed eccessivamente sopra le righe. Inoltre, i misteri sono diventati così tanti, da appesantire una narrazione già resa ostica dal desiderio dello sceneggiatore britannico di voler far convivere a ogni costo horror e fantascienza.
A questo bisogna aggiungere i disegni davvero modesti di Jahnoy Lindsay, il cui tratto cerca di ibridizzare, con risultati molto discutibili, l’iconografia manga (Hal Jordan in particolare, francamente inguardabile) con quella supereroistica.
Voto: 5

M1ABMM008ISBN 0
Absolute Martian Manhunter 8

Martian Manhunter – Senza titolo
Terminato lo scontro tra il Marziano Verde e il Marziano Bianco (che, come sappiamo, avrebbe dovuto corrispondere anche al finale della miniserie, prima che la DC, visto il successo di pubblico e critica, decidesse di prolungarla di altri sei numeri), Deniz Camp e Javier Rodríguez proseguono il loro trip lisergico all’interno delle menti dei protagonisti, aggiungendo alla psichedelia fin qui dominante nelle illustrazioni, nuove suggestioni visive, nelle quali pure le onomatopee acquisiscono un’importanza fondamentale nella costruzione delle tavole. Sogno e realtà sono sempre più indistinguibili, e la vicenda - dove Camp sceglie anche di inserire varie denunce politico-sociali, con cui è solito caratterizzare molti dei suoi lavori - pur procedendo senza un vero filo conduttore, resta altamente affascinante.
Una lettura irrinunciabile.
Voto: 8

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Absolute Superman 13

Superman – La battaglia per il Kansas parte due: stato libero di Smallville
Dopo un inizio molto incoraggiante, Jason Aaron ha dato l’impressione di non saper bene come proseguire la serie, cominciando a prendere strade decisamente più convenzionali. Negli ultimi numeri la qualità dei suoi testi è sembrata di nuovo in crescita, ma le tematiche affrontate nei primi episodi, con un Kal-El in versione “proletaria”, paiono essere state messe da parte. Il suo Superman ha gradualmente assunto un profilo conforme alla tradizione del personaggio e l’arrivo in pianta stabile di Ra’s al Ghul nelle storie, sebbene ne irrobustisca la componente avventurosa (con in aggiunta un significativo incremento del tasso di violenza) allontana la possibilità di un ritorno alle origini. 
Un’evoluzione narrativa che, comunque, ben si concilia con il tratto classicheggiante di Rafa Sandoval.
Voto: 6,5

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4 Words About: Krypto: L'Ultimo Cane di Krypton

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4 Words About, ovvero "Per chi apprezza il dono della sintesi".
Krypto: L'Ultimo Cane di Krypton

Che cosa è successo a Krypto, il cane di Superman, da quando ha lasciato il suo pianeta d’origine fino al ricongiungimento con Kal? È questa la domanda a cui Ryan North risponde in questa saga di cinque albi raccolta in volume, disponibile in concomitanza con il film dedicato a Supergirl, nel quale il super-cane avrà un ruolo centrale.
Ogni episodio racconta una tappa della travagliata odissea di Krypto, tra momenti difficili, incontri improbabili e atti di coraggio. North, però, nel tentativo di costruire una vicenda dai toni drammatici, scivola spesso nel banale e nel melenso, dando vita a un’opera superficiale e ripetitiva nel proporre nuove sfide al protagonista e che, in più occasioni, richiede al lettore una notevole sospensione dell’incredulità.
Nulla da eccepire, invece, sull’ottima prova di Mike Norton, bravissimo nel far “recitare” il protagonista della storia: le sue tavole sono l’elemento che più di ogni altro contribuisce a valorizzare l’opera.

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Dettagli volume 
Editore: Panini Comics
Autori: Testi di Ryan North, disegni di Mike Norton, colori di Ian Herring
Genere: Supereroistico
Formato: 17X26, 120 pp., C., col.
ISBN: 9791221941296
Prezzo: 20 €
Voto: 5

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Superman/Spider-Man, recensione: Quando Verità e Giustizia incontrano Grandi Responsabilità

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L’annuncio a dicembre di un nuovo crossover tra Superman e Spider-Man a cinquant’anni dalla prima, storica Battaglia del Secolo del 1976 aveva acceso gli entusiasmi di tutti i fan delusi dai due incontri non propriamente memorabili tra Batman e Deadpool. Ora che l’albo è finalmente uscito in Italia (per Panini Comics), possiamo rispondere alla fatidica domanda: com’è questo Superman/Spider-Man?
Diciamo subito che Superman/Spider-Man si allontana completamente dai territori “meta” dei due crossover precedenti: Mark Waid e Jorge Jiménez, team creativo stellare selezionato per l’occasione, realizzano una celebrazione del fumetto di supereroi classico e delle sue ragioni d’essere originali. Un “Back to the basics” all’essenza più pura dei supereroi americani in cui ottimismo ed eroismo, non inteso come sfoggio di capacità straordinarie fine e se stesso bensì come disponibilità all’altruismo, al sacrificio e alla resilienza, sono elementi ancora capaci di ispirare i lettori. Uscito negli States a marzo per DC Comics, che gioca “in casa” la prima parte dell’evento mentre Marvel si è occupata dell’albo di “ritorno” (a firma Brad Meltzer e Pepe Larraz, di prossima pubblicazione in Italia).

Questo nuovo Superman/Spider-Man si ispira al classico del 1976 fino a prendere le sembianze di un vero e proprio sequel diretto. Waid sceglie infatti di mutuare l’approccio scelto da Gerry Conway nel capostipite di tutti i team-up interaziendali, ovvero quello di non perdersi in complesse spiegazioni di come i due personaggi possano condividere lo stesso universo ma dare per scontato che lo facciano già. Ignorati completamente i complessi eventi multiversali del Marvel VS DC anni ’90, Superman e Spider-Man sono ritratti come amici di lungo corso, legati da un rapporto di stima reciproca iniziato molto probabilmente in quella mitica storia del 1976. In questo modo lo scrittore evita di dover pagar dazio ai cliché tipici di ogni team-up, ovvero la diffidenza iniziale che porta allo scontro inevitabile, fino al chiarimento che, spazzato via ogni malinteso, porta all’allenza tra i due eroi. Mark Waid, al contrario, sceglie di gettare il lettore immediatamente nel vivo dell’azione, anticipato dal preambolo in cui viene forgiata l’alleanza tra i due villain prescelti per l’occasione dallo scrittore: Brainiac e il Dottor Octopus. Se quest’ultimo aveva già interpretato il ruolo di avversario nell’albo del 1976 (condividendolo con Lex Luthor), Brainiac è invece una novità assoluta, e la minaccia per i nostri eroi e per la città di Metropolis arriverà proprio da lui. Infettato durante una delle sue razzie cosmiche da un non meglio precisato “virus mentale”, estremo ma inutile tentativo di salvarsi da parte della razza aliena attaccata dall’intelligenza artificiale più pericolosa dei comics, questi ottiene l’aiuto di un Doc Ock frustrato per il mancato riconoscimento del suo genio scientifico da parte della società. Facendo leva sui complessi di Octavius, Brainiac riesce a trasferire il virus sui cittadini ignari di Metropolis, trasferimento ottimizzato dalle capacità conduttive di una dose di kryptonite rubata dagli Star Labs. Proprio qui si recano in qualità di reporter e di fotografo Clark Kent e Peter Parker, decisi a divedersi lo scoop. Ma i due si rendono conto ben presto della gravità dell’accaduto, comprendendo che si tratta di un lavoro per Superman e Spider-Man.

Superman Spider Man 1

Come potete intuire i due salveranno la situazione (anche se non senza qualche difficoltà), quindi non ci dilungheremo sulla trama: è più interessante, piuttosto, soffermarci su quegli elementi che Waid mette bene in evidenza nello svolgimento della storia e che ne costituiscono l’architrave, ovvero i valori morali di cui i due personaggi sono portatori e che oggi è bene riaffermare, visti i tempi oscuri in cui viviamo. Non è la prima volta che lo scrittore si assume la responsabilità di ribadire questi concetti: Kingdome Come, con le debite proporzioni, era una celebrazione dei valori positivi che vivono nel fumetto di supereroi classico in opposizione alla violenza degli eroi oscuri in voga in quel periodo. Forte della sua esperienza con entrambi, in Superman/Spider-Man lo scrittore avverte l’esigenza di confermare cosa rende questi due personaggi la quintessenza del concetto stesso di supereroe, pur con un accenno di didascalismo che si fa comunque perdonare visto il sincero affetto e trasporto che Waid prova tanto per l’Uomo d’Acciaio quanto per l’Arrampicamuri. Il titolo della storia, “Verità, giustizia e grandi responsabilità”, è già indicativo dei valori rappresentati dai due personaggi. Superman è l’incarnazione della verità, della giustizia, della speranza e dell’ottimismo, ed è definito dalla capacità di ispirare, dalla bontà d’animo e dalla gentilezza, dalla scelta di non abusare di poteri che lo potrebbero rendere un dio tra gli uomini. Tentazione che non lo sfiora, perché la sua scelta di abbracciare l’umanità e di vivere tra gli uomini, lui profugo di una civiltà aliena, è compiuta e definitiva. Accanto all’ottimismo solare e “istituzionale” di Superman convive perfettamente, e ne è completamento ideale, la natura ironica ma non meno eroica di Spider-Man. Un personaggio che fin dai suoi esordi ha simboleggiato la capacità di non arrendersi davanti alle avversità che la vita può metterci di fronte, cercando di trovare sempre la forza per non spezzarsi e ripartire. Un concetto oggi chiamato resilienza, di cui il Tessiragnatele è davvero l’incarnazione. Waid, profondo conoscitore sia di Superman che di Spider-Man, eccelle nel ricordare quali sono le qualità e i valori morali che albergano nei due eroi e nel farlo ci restituisce il piacere di leggere una storia di supereroi dal gusto classico ma, soprattutto, ci ricorda perché ci siamo innamorati di questi personaggi da bambini. Ci ricorda, insomma, perché leggiamo storie di supereroi.

Superman Spider Man 1

Dal punto di vista artistico la storia è baciata dal talento di una superstar assoluta dei nostri giorni, un top artist che con Superman/Spider-Man compie un ulteriore balzo in avanti nella classifica dei migliori disegnatori del settore. Nonostante la giovane età Jorge Jiménez è ormai una certezza dell’industria del fumetto statunitense, un “blockbuster artist” che nonostante il successo raggiunto non smette di evolversi e consolidare il suo stile. Le influenze manga degli inizi sono tuttora ben presenti, ma convivono ormai in una sintesi perfetta con la tradizione del fumetto americano di cui Jiménez è espressione moderna e radiosa. L’artista consegna tavole ad elevatissimo tasso di spettacolarità attraversate allo stesso tempo da quella che è la sua capacità più spiccata, ovvero quella di saper fare recitare i suoi personaggi. Moderno ma con un occhio rivolto ai classici, come nella bella tavola in cui omaggia Steve Ditko e il “Capitolo Finale” di Spider-Man (a proposito della “resilienza” di cui parlavamo prima).

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In chiusura, un accenno alle “backup stories” che più ci hanno convinto tra quelle che chiudono l’albo, una carrellata di racconti brevi che, tra alti e bassi, offre almeno un paio di proposte da segnalare. La nostra scelta ricade su quella che apre la sequenza e su quella che la chiude. Nella prima, due superstar come Tom King e Jim Lee ci propongono l’incontro tra le “metà del cielo” dei due eroi, Lois Lane e Mary Jane Watson. Una lunga chiacchierata dal sapore “meta” tra due personaggi femminili forti, intente ad aiutare i passeggeri coinvolti nell’attacco di una Sentinella ad un autobus, mentre Superman e Spider-Man salvano la situazione. Una breve storia che è diventata subito di culto per la splash page con la quale Lee torna a disegnare un X-Man dopo 34 anni (se non vivete su Marte saprete già di quale membro del gruppo stiamo parlando). Il parallelismo tra Lois e MJ operato dagli autori rivela che in DC (che ha prodotto l’albo) hanno le idee molto più chiare che in Marvel circa quella che dovrebbe essere la natura del rapporto tra la Rossa e Peter, avvitati da due decenni in una serie di scelte editoriali incomprensibili dovute più a puntigli ideologici che a reale convinzione.

A sorpresa la nostra storia secondaria preferita si è rivelata essere quella che chiude l’albo e che sulla carta era la più assurda: l’incontro, nel segno del compianto Gerry Conway ideatore di entrambi i personaggi, tra Punisher e Power Girl. Un improbabile ma esilarante team-up in un locale per appuntamenti al buio firmato da Gail Simone (qui più in palla rispetto alla mediocre run di Uncanny X-Men attualmente in corso) e Belen Ortega, con una promessa di esito finale decisamente piccante, ma opportunamente e  pudicamente tenuto dietro le quinte.

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