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Il video di I'm Alive di Norah Jones con Maison Ikkoku di Rumiko Takahashi

  • Pubblicato in Nerd

Blue Note Records ha pubblicato su Youtube il video di I'm Alive, il nuovo singolo di Norah Jones tratto dal suo ultimo album Pick Me Up Off the Floor.

La particolarità del videoclip è che l'animazione è incentrata utilizzando le vignette di Maison Ikkoku, noto manga di Rumiko Takahashi di cui vi abbiamo parlato qui, serializzato su Big Comic Spirits della Shogakukan dal 1980 al 1987 e pubblicato in Italia da Star Comics.

La stessa Takahashi ha dichiarato che è stato un onore collaborare con Norah Jones per l'occasione.

Potete vedere il filmato qui di seguito.

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Rumiko Takahashi di sicuro non ha bisogno di presentazioni e non per nulla viene definita spesso la “regina dei manga”; se si dà anche solo una veloce scorsa alla lunga lista di opere da lei realizzate si trovano lavori che hanno segnato la produzione letteraria fumettistica nipponica, e non solo, in maniera molto profonda; dai classici e intramontabili Lamù e Ranma ½, ai toni più avventurosi e shonen di Inuyasha e del più recente e ancora in corso Rinne, la quantità di temi, generi, atmosfere e ambientazioni, e la qualità con cui essi vengono affrontati dalla Maestra mantenendo sempre un tratto caratteristico e identificativo del suo stile unico, l’hanno di certo consacrata come una delle autrici che hanno reso grande la nona arte del Sol Levante.

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Ed è grazie alla Star Comics che possiamo apprezzare in Italia, nella bellissima Perfect Edition, il manga Maison Ikkoku, in una versione riveduta, corretta e ammodernata rispetto alla sua prima edizione nostrana sempre a cura Star (1998-2000), che rappresenta una delle opere dell’autrice più sentimentali, dolci e meglio realizzate, ma soprattutto con una conclusione degna di tale nome -a differenza di Ranma e Lamù-, che funge da pilastro imprescindibile della moderna commedia degli equivoci. Si tratta di una storia d’amore della classica tradizione manga, fatta di tribolazioni infinite, incomprensioni, patemi di cuore, romanticherie e altri aspetti che seppur sdolcinati, non ammorbano assolutamente la freschezza, la spontaneità e la fruibilità dell’opera, in quanto vengono trattati con grande maestria e sensibilità dall’autrice che prova definitivamente le sue eccezionali abilità narrative, condendo il tutto con la sua spiccata capacità di creare situazioni imbarazzanti, doppi sensi e giochi di parole ed equivoci erotici.

E la grandezza dell’opera risiede prevalentemente nella capacità di costruire una storia che sebbene risulti vintage dal punto di vista artistico, almeno agli occhi di un lettore abituato alle produzioni più recenti, a livello di trama e tematiche mantiene una modernità intrinseca che la svincola dalle contingenza temporale di creazione, ossia l’inizio degli anni ’80, sviluppando una narrazione matura, più da seinen, che travalica gli incasellamenti di genere, superando il confine limitante al solo pubblico femminile dello shōjo, ed ampliando il suo target coinvolgendo anche la fetta maschile di mercato. Ricordiamo anche che dalla serie è stato tratto un anime in 96 episodi nel 1986, portato in Italia nel 1993 in due stagioni con il nome di Cara dolce Kyoko, che ora è distribuito in Home Video da Yamato Video.

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La trama dell’opera è quindi molto conosciuta nel nostro Paese, soprattutto ai trentenni che più sono riusciti godersi l’ondata di anime che ha proliferato negli anni ’90 sulle reti televisive italiane. Per ripercorrerla in maniera sintetica, la storia ruota attorno alle comiche e spesso assurde vicende degli inquilini del Ikkoku-kan, una pensione giapponese che ospita un campionario a dir poco bizzarro di personaggi. Partendo ovviamente dai protagonisti troviamo Yūsaku Godai, giovane studente universitario, senza un soldo e spesso fallimentare nello studio, e la giovane vedova Kyoko Otonashi, bellissima amministratrice dello stabile di cui Godai si innamorerà a prima vista. Ad essi si aggiungono Akemi, una ragazza di certo non pudica, sempre intenta a provocare lo studente con abiti succinti, che lavora come cameriera in un locale del Tokyo; Hanae Ichinose, una casalinga non più tanto giovane che adora sparlare e spettegolare sul prossimo, che vive insieme al marito, che non si vede mai, e al figlio Kentaro di 10 anni; Yotsuya, un personaggio difficile da decifrare, di cui si sa poco ma che è sempre pronto a far scherzi a Godai e ad approfittarsi di tutti. Ad essi si aggiunge anche un rivale in amore come il bellissimo e ricchissimo istruttore di tennis del quartiere Shun Mitaka, che darà del filo da torcere allo sfortunato universitario.

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Una cosa che ben si nota è che seppur la storia sia prevalentemente incentrata sulle vite dei due protagonisti, le vicende degli altri personaggi non sono per nulla secondarie e il loro ruolo nella commedia è essenziale per dar vita ad una serie di eventi che permetta l’avanzare della trama. La loro caratterizzazione peraltro non è per nulla superficiale e viene approfondita e portata avanti dall’autrice per tutta l’opera, arrivando a una chiusura anche per i loro percorsi narrativi.
E il creare personaggi anagraficamente più anziani di qualche anno rispetto ai classici adolescenti liceali che ammorbano gli slice of life odierni, permette all’autrice di trattare con una certa coscienza aspetti più maturi come il matrimonio, la perdita di una persona amata, l’idealizzazione dell’amore e della persona che ne è oggetto, le responsabilità associate alle azioni e alle dichiarazioni, la necessità di stabilità economica, le sfide e le difficoltà della creazione di un nucleo familiare.

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Passando alla parte grafica, non possiamo far altro che constatare la bellezza, la genuinità e la morbidezza del tratto, tipico della produzione orientale anni ’80 come l’Orange Road di Izumi Matsumoto o il Touch di Mitsuru Adachi. Le tavole in scala di grigi sono realizzate con grande perizia e anche la composizione stessa della pagina è ben studiata per far terminare la gag umoristica o lo scambio di battute principali alla conclusione della stessa; spesso viene sfruttata anche una struttura più dinamica e meno formale, con figure dal grande dinamismo che da sole occupano gran parte dello spazio a disposizione. Ritroviamo poi il classico tratto deformed quando vengono portate in scena delle scenette comiche in cui i personaggi hanno sempre delle reazioni esagerate e completamente fuori dalla norma, che vengono magicamente rese proprio con questo accorgimento stilistico. Sottolineiamo poi la presenza di una forte componente maliziosa ed erotica, che ha reso grande l’artista in opere come Lamù e Ranma, che viene introdotta in modo mai volgare e con una dolcezza spesso unica.

Non ci resta quindi che consigliarvi assolutamente questo capolavoro intramontabile, vero gioiello della narrativa contemporanea che verrà apprezzato da ogni buon lettore. L’edizione, come accennato in precedenza, è molto curata, con brossura e alette in terza e quarta di copertina, quest'ultima in carta ruvida di buona grammatura, e carta opaca tendente al panna per le pagine interne. La foliazione elevata permette di gustarsi molti capitoli in ciascun volume, prolungando così la lettura in attesa dell’uscita del seguente tankobon a cadenza mensile. Non fatevelo sfuggire per nessun motivo, ne rimarrete affascinati.

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