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Paolo Pugliese

Paolo Pugliese

Infinity 1 (Marvel Miniserie 145)

Infinity è una maxiserie a tema “cosmico” che, proposta dalla Panini in 6 albi, rappresenta il culmine delle trame di Jonathan Hickman nella sua gestione dei Vendicatori; una saga alla quale solo alcune testate italiane (Avengers e Iron Man & New Avengers) saranno collegate, facendo sicuramente tirare un sospiro di sollievo ai portafogli dei lettori. Recuperata la vecchia idea dei crossover degli anni ’80 (Secret Wars, Atlantis Attack, Inferno), prosegue il trend di successo da parte della Marvel nel proporre un evento all’anno dagli sconvolgenti (e non fittizi) effetti sulla sua continuity, a differenza del passato dove le trame si rivelavano un semplice quanto utile espediente per vendere una miriade di albi grazie a una trama diluita in decine e decine di tie-in, costringendo i lettori a grossi acquisti per leggere storie che alla fine erano tutt’altro che epocali o, narrativamente, solide.

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Ben altra cosa accade oggi - tanto per la precedente Age of Ultron quanto per l’attuale Infinity - proponendo trame coerenti e meno ramificate nonché perfettamente leggibili a sé, con tie-in rappresentanti solo eventuali approfondimenti di alcuni elementi narrativi. Questo primo numero di Infinity funge da prologo a ciò che leggeremo nei prossimi mesi, contenendo premesse intriganti nonostante i suoi incipit appaiano già ampiamente visti: i Vendicatori sono coinvolti in un conflitto tra popoli alieni e i potenti esseri chiamati Costruttori, con una gigantesca e inarrestabile armata che si sta muovendo in direzione della Terra. Intanto, nell’ombra, il titano folle Thanos è pronto ad attaccare il nostro pianeta.

Come già espresso, le invasioni aliene (e con esse Thanos) sono un tema abbastanza abusato per quanto riguarda la Marvel, partendo dagli anni ’70 con la saga della Guerra Kree-Skrull e arrivando a tempi più recenti con le varie The Infinity Gauntlet, Infinity War, Operation: Galactic Storm, Secret Invasion e Annihilation. Quindi, Infinity non rappresenta qualcosa di molto originale sulla carta, ma non dobbiamo dimenticare che, secondo una regola fondamentale della narrativa, la riuscita di una storia consiste soprattutto nel come la si racconta. E qui la differenza la fa tutta l’estro di Jonathan Hickman, il più fantascientifico degli scrittori Marvel, il quale struttura in maniera non banale la storia del ritorno di Thanos (il cui titolo è un chiaro omaggio alle saghe legate ai personaggi di Jim Starlin), legandolo ad altri concetti e personaggi (I Costruttori, gli Inumani, gli Illuminati…), nel corso di una narrazione che si apre come un ventaglio, manifestando molteplici spicchi a prima vista distinti e separati gli uni dagli altri, ma che vanno invece a comporre il disegno completo di una saga che si muove su più livelli, tra presente e passato, segreti e rivelazioni.

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Hickman sviluppa un intreccio narrativo volutamente frammentato in vari segmenti, dal ritmo e dall’interazione via via più serrati, che costituiscono un inizio promettente per concetti, dettagli e citazioni. Lo sceneggiatore caratterizza poi la storia con un timbro di incombente ineluttabilità che dona una maggiore resa drammatica agli eventi; al tempo stesso, è delineata un’atmosfera fantascientifica ad ampio respiro che si sovrappone a quella supereroistica degli albi Marvel, con felici caratterizzazioni come quelle di un potentissimo Freccia Nera e di un oscuro Thanos, ritratto in poche tavole, ma la cui presenza aleggia minacciosa per tutta la durata della storia.
Infinity si conferma dunque una lettura godibilissima, grazie anche ai disegni dell’ottimo Jim Cheung, autore di tavole dinamiche e spettacolari, contraddistinte da una marcato tratto epico, seppur lievemente guastato da una sua eccessiva teatralità nella postura dei personaggi.

Devil e i Cavalieri Marvel 26

Dopo l’epica conclusione di una saga orchestrata per due anni, con la rivelazione del misterioso persecutore di Devil/Matt Murdock e il conseguente scontro finale pubblicato nel precedente numero, lo sceneggiatore Mark Waid traccia una nuova rotta per il Diavolo Rosso e lo fa portando l’azione direttamente nell’ambiente professionale di Matt, ovvero l’aula di un tribunale. La prima udienza della causa giudiziaria intentata da un suo cliente diventerà teatro di un attentato orchestrato nei minimi dettagli, con un’inaspettata catena di eventi che porterà l’eroe a scoprire come la criminalità organizzata si sia profondamente radicata nel sistema giudiziario.

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Nido di Vipere è una storia che tiene il lettore col fiato sospeso, grazie a un Waid abilissimo a tessere una trama serrata e imprevedibile sul fronte degli eventi dipanati, facendo precipitare Devil/Matt Murdock in un’atmosfera di congiura invisibile e tentacolare, dove lui è l’unico ostacolo contro un gruppo di vecchi villain della Marvel, qui rimodulati come forza eversiva incredibilmente strutturata e omertosa. Concentrando l’azione in un ristretto arco di tempo e nei meandri di un unico luogo (il tribunale), Waid scrive un piccolo gioiello di tensione narrativa dove mescola tra loro i generi Legal-Thriller ed Action Poliziesco, suggellando una dimensione drammatica e claustrofobica che vede il cacciatore diventare preda, nel corso di una situazione di grande incertezza e ambiguità dove non può fidarsi di nessuno e chiunque può essere una minaccia. Una storia giocata da un lato su una stretta iterazione dei due alter ego Devil-Matt Murdock, e dall’altro sull’evoluzione drammatica dei fatti, incasellando sapientemente una raffica di colpi di scena inerenti i contorni di un piano terroristico che viene svelato poco a poco. I testi dello sceneggiatore sono poi felicemente traslati dall’arte grafica del talentuosissimo Javier Rodriguez il quale, dopo Paolo Rivera e Chris Samnee, prosegue l’ottima scelta di artisti dotati e originali sulle pagine di Devil. Il disegnatore, pur adottando un’esposizione schematica delle vignette, propone una ricercatezza virtuosistica nella costruzione del racconto per inquadrature, dinamismo, realismo e ricchezza di dettagli, alternando soluzioni grafiche originali e fluide sul filo della lezione di maestri come Frank Miller, Darwyn Cooke, Alex Toth e Will Eisner.

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Non si può parlare altrettanto bene, purtroppo, della serie comprimaria Thunderbolts, presente con due episodi in sommario, la cui nuova incarnazione è francamente anonima rispetto ai fasti del passato. Debole e piatta per idee-cardine (una task force di violenti anti-eroi fuorilegge), nonché per caratterizzazione dei protagonisti, con personaggi assolutamente sviliti (Elektra), oppure trattati in maniera monotematica (Il Punitore), superficiale (Flash Thompson/Venom) o da semplice macchietta (Deadpool). La prima storia ha un inizio promettente (che dura lo spazio di qualche pagina) ed è nobilitata dai disegni del granitico Steve Dillon (The Preacher e The Punisher MAX), ma l’autore Charles Soule propone una vicenda incentrata sulla caccia del Punitore nei confronti di Orestez Natchios - il fratello terrorista della sua amante Elektra - che finisce per diventare involontariamente ridicola nella sua ripetitività, con i due personaggi che ricordano quelli di Willy Coyote e Road Runner. Il secondo episodio è ancora più anonimo, incentrato stavolta sull’Hulk Rosso e la misteriosa, quanto potentissima, entità Mercy. Interessante solo lo spunto di avere in squadra un essere potentissimo al solo scopo di non lasciarlo andarsene in giro a far danni, cercando di controllarlo senza però sapere come contenerlo, ma il resto del materiale narrativo non ha sostanza né nerbo. Una serie, questa Thunderbolts, che dà l’impressione di navigare a vista e con poco carburante, con incipit banali e trame che lasciano il tempo che trovano, senza far intravedere al lettore un discorso chiaro e deciso a lungo termine.

Dispiace vedere come una serie di alto profilo come quella del Diavolo Rosso non abbia – né ora né prima -  dei comprimari alla sua altezza; se la sua singola storia merita di per sé un voto alto, purtroppo la presenza nello stesso albo di una doppia dose di Thunderbolts abbassa notevolmente il giudizio finale. Concludiamo segnalando il ritorno nell’albo di una rubrica storica come Il Giallo e Nero (nata 20 anni fa sulle pagine di Devil & Hulk), inerente il cinema Noir e di Autore, curata dall’inappuntabile Pier Paolo Ronchetti che è sempre un piacere leggere.

Brian the Brain da adolescente

Brian è un bambino diverso dagli altri, quello che molti definirebbero un freak. Ha i lineamenti gentili ed è molto educato, ma purtroppo è nato con un enorme cervello privo di calotta cranica. Questo lo rende più intelligente degli altri, capace persino di telecinesi, ma anche più fragile. Il suo unico sogno sarebbe quello di essere un bambino qualsiasi, ma non può far altro che essere preso in giro dagli altri e guardarli malinconicamente dall'alto della sua superiorità. Brian fa amicizia con Monqi, una simpatica scimmia modificata dal BIOLAB (l’azienda tecno-farmaceutica che si prende cura di lui), oltre che con Sinan, ragazzina asiatica le cui braccia e gambe - distrutte dall'esplosione di una bomba - sono state sostituite con protesi di ultima generazione.

Definito uno dei migliori disegnatori-autori del mondo, Miguel Angel Martìn riprende la sua creazione più famosa dopo l’enorme successo di pubblico e di critica del precedente Brian the Brain, pubblicato in Italia oltre 10 anni fa, proponendo una prosecuzione evolutiva tanto del personaggio quanto dello stesso approccio narrativo nel raccontarne le vicissitudini. A differenza infatti del primo volume, scandito da tanti micro-episodi di poche vignette l’uno e quasi a sé stanti tra loro, il presente graphic novel è costituito da un unico corpus narrativo, con una storia completa (ma dal finale aperto) che presenta un Brian non più bambino, ma semi-adolescente. Martìn mette inoltre da parte quell’humor nero che aveva caratterizzato il timbro delle prime storie di Brian the Brain in favore di una narrazione disincantata e fortemente introspettiva, incentrata sia sulla sfera intima e a prima vista algida del protagonista, sia sul mondo intorno a lui e sui rapporti con gli altri, adulti o della sua stessa età.

Per i suoi contenuti e il modo in cui sono espressi il racconto è un pugno nello stomaco per chi legge, un ritratto duro e impietoso dell’animo umano che, accompagnato da dialoghi acuti e riflessioni su alcuni aspetti della nostra società, non fa sconti al lettore costringendolo a meditare su temi difficili e non certo gradevoli come la bioetica e la vivisezione; la solitudine esistenziale di chi è indicato come diverso e la crudeltà gratuita degli adolescenti; i fatti di cronaca sui massacri nei licei americani e le politiche aziendali delle multinazionali, aberranti nel loro freddo calcolo di opportunità e profitto. Martin riesce a raccontare tutto questo e altro ancora attraverso una lucida quanto sensibile cronaca dei fatti, illustrata con un minimalismo narrativo coerente e realistico anche sul versante visivo, grazie ad uno stile che a una lettura superficiale può apparire puerile e bidimensionale, ma che in realtà è frutto di un mirabile esercizio di sintesi grafica. Attraverso le sfumature dei dialoghi e gli spunti di riflessione suggeriti tra le pieghe del racconto, Martìn riesce a coinvolgere il pubblico a livello emotivo come pochi autori riescono a fare, esponendo la solitudine di Brian e il suo desidero di essere un ragazzo normale, con una vita come quella degli altri. Una storia introspettiva, quella di Brian the Brain da Adolescente, che funge anche da esame di coscienza per il lettore nel suo aprire una finestra nella vita di un emarginato che, attraverso il modo riduttivo in cui è visto dagli altri, ci restituisce un ritratto della nostra percezione nei confronti di chi è diverso da determinati canoni prestabiliti.

Da Artifacts a CyberForce: la Top Cow di Marco Turini

Intervista a cura di Paolo Pugliese.

Da alcuni anni a questa parte – quasi replicando l’invasione di artisti inglesi che dal 1985 in poi conquistarono la scena del fumetto statunitense - stiamo assistendo a una presenza sempre più massiccia di giovani disegnatori italiani al lavoro per case editrici americane del calibro di Marvel, DC e Image comics. Marco Turini è uno di loro, artista originario di Pontedera, vicino Pisa, titolare di uno stile unico, ultra-realistico e noir. Un disegnatore che, dopo una lunga gavetta e collaborazioni per varie testate italiane come Selen, Santiago, Samuel Sand e Blue, ha fatto il grande salto verso una meta agognata da moltissimi disegnatori, ovvero l’industria editoriale americana.

Turini, che ormai vive e lavora a Praga, ha lavorato per etichette indipendenti come Eros Comix, Fantagraphics e Avatar Press, passando per la Marvel e la DC comics, fino ad arrivare quest’anno alla corte di Mark Silvestri, con la sua etichetta Top Cow Comics. Lo abbiamo intervistato alla luce del recente successo riscontrato prima con Artifacts (serie spin-off di Witchblade e The Darkness) e poi con il rilancio di un classico dell’Image degli anni ’90: CyberForce.

Ciao Marco e bentornato su Comicus.

marco webIl tuo lavoro più recente è sulla rilanciata serie di CyberForce di Mark Silvestri. Puoi raccontare ai nostri lettori questa esperienza professionale e anche il tuo rapporto con Silvestri, autore dei testi?
Sicuramente la cosa più interessante che ho avuto modo di disegnare fino ad oggi e lavorare con Marc è un piacere assoluto. Ci sentiamo spesso per mail e cerco di carpire i suoi consigli che sono sempre preziosi, in realtà mi lascia molto libero di divertirmi e di inventare e non è cosa da tutti trattandosi di fantascienza.

La nuova CyberForce ha comportato una grossa opera di restyling dei personaggi. In che modo sono cambiati rispetto al passato? Quale è stato poi il tuo approccio e quali difficoltà hai incontrato nel disegnarli?
Nelle prima pagine ho avuto qualche difficoltà nel caratterizzarli, vedrete che già dal numero 7 sarò molto più a mio agio. Il concept di Marc ha un sacco di richiami allo steampunk che io adoro da sempre e si vuole caratterizzare per degli orpelli grafici spesso eccessivi, per questo mi sono divertito a disegnare tecnologie piene di piccoli dettagli, per dare un senso di "tante cose da vedere".

Di te si sa che sei un perfezionista, mai completamente pago dei propri lavori. Al di là delle diverse recensioni positive che hai ricevuto per CyberForce, sei soddisfatto della tua performance o cambieresti qualcosa?
Perfezionista? Magari! No, purtroppo vorrei esserlo ma non posso permettermelo, si tengono ritmi molto elevati in USA e quindi una pagina mi costa un giorno di lavoro... se avessi una settimana per una pagina allora si che potrei essere perfezionista (ride). Sono molto contento delle recensioni anche perché solitamente non ho mai avuto un buon rapporto con la critica. In effetti già su Artifacts ho avuto buoni feedback ma con CyberForce devo dire che sono andate molto oltre le mie stesse speranze. Non sono affatto soddisfatto del mio lavoro ma penso che la direzione, seppure ad inizio cammino, sia quella giusta. Quindi, tornando alla domanda, cambierei tutto del 6 perché già dopo il numero 7 credo di essere cresciuto ma è pur vero che una scala si percorre gradino per gradino e quindi, forse, va bene così.

La domanda ora sorge spontanea: possiamo dire che sei il disegnatore regolare di CyberForce?
Si, sono il disegnatore della serie regolare, possiamo dirlo.

Come sei arrivato a collaborare con la Top Cow?
La collaborazione nasce grazie a Facebook. Marc seguiva il mio profilo e mi scrive in privato chiedendomi se sono interessato a collaborare. Potevo dire no? (ride). Da lì mi chiede di visionare non solo le mie cose che posto su Facebook (che spesso sono sperimentazioni o giochi che faccio per migliorare la tecnica) ma anche altre cose più professionali e così decide che sono perfetto per CyberForce. Poiché, come molti sanno, la serie gratuita di CyberForce ha subito notevoli, ritardi Matt (il socio di Marc) mi chiede se mentre attendo il mio turno su CF voglio disegnare anche un numero di Artifacts... il 27. Credo che siano rimasti spiazzati dal fatto che ho mantenuto perfettamente i tempi di consegna e quindi ha fine numero mi dicono "vuoi fare il 26?", ho accettato ma ovviamente il 26 ho dovuto farlo in tempi folli essendo antecedente a quello appena consegnato. Ma alla fine tutto è andato bene ed ho avuto anche il tempo per fare il 28.

cyberforce4a-webContinuerai a collaborare con la Top Cow, magari sviluppando un titolo tuo? E come concilierai l’impegno con l’etichetta di Silvestri e la recente offerta di collaborazione da parte della DC comics?
Con la DC ho diverse cose in cantiere (anche se al momento è uscito solo il mio Legends of The Dark Knight 51), ma al momento la priorità rimane la Top Cow, per diverse ragioni non ultima la collaborazione con Marc che per me si sta rivelando un esperienza belle e utile sotto il profilo della crescita. Grazie a lui sto avendo una costanza assai superiore rispetto al passato dove troppo spesso mi perdevo in tentativi di sperimentazioni spesso inutili. CyberForce è una serie ongoing e quindi al momento non stiamo parlando di altri progetti, sarebbe importante mantenere la serie in vita il più possibile e su questo lato i primi dati di vendita sono molto incoraggianti.
 
Dopo la storia di Batman, cosa puoi dirci sui tuoi prossimi lavori per la DC comics?
Vi rimando a quanto detto sopra. La mia situazione lavorativa è assorbita al 70% solo da CyberForce, per il resto ho anche un impegno con la Ardden (Mythopolis, di cui è uscito il numero 1 recentemente che è andato esaurito in pochissimo tempo) e quindi alla DC ho chiesto di poter fare solo piccole cose per questa prima fase di collaborazione, ma in prospettiva abbiamo discusso progetti molto più sostanziosi. Forse è una scelta difficile da capire ma mi sento in forte evoluzione e crescita, per questo preferisco arrivare a progetti DC sostanziosi con più solidità alle spalle.

Come hai iniziato la tua carriera e come sei entrato nel mondo del fumetto americano?
La carriera è iniziata nel lontanissimo 1994 disegnando il numero 3 de L’Insonne, nel mercato Usa invece ci sono entrato dalla porta di servizio con la Eros Comix nel 1998... da lì ho avuto molte altre collaborazioni tra cui Avatar Press, Marvel, Zenescope ecc...
 
Supereroi, fantascienza ed eros sono le tre componenti che hanno caratterizzato principalmente la tua attività di artista, ma quale delle tre prediligi o con cui ti senti maggiormente a tuo agio, se c’è ne una?
Fantascienza ed eros sono le due componenti che amo di più... sui supereroi invece sono un po’ a disagio.

Quali sono le fonti e l’immaginario che hanno influenzato il tuo stile grafico e narrativo, ieri e oggi?
A questa domanda dovrei rispondere con miliardi di citazioni ma mi divertirò a dire solo dei nomi apparentemente scollegati tra loro ma tutti, a loro modo, influenti nella mia visione: Gustav Klimt, Egon Schiele, Tanino Liberatore, Marc Silvestri, Paolo Eleuteri Serpieri, Moebius, Alberto Breccia, Will Eisner, David Lynch, Stanley Kubrik, Totò e molti altri…

page18Tra i tuoi progetti personali c’è il misterioso Project Moon, del quale hai pubblicato sul tuo sito alcuni, spettacolari, schizzi, che fanno pensare a un fumetto Space Opera. Puoi parlarcene?
Si, è un progetto che vuole essere uno "sfogo" su testi del grande Luca Blengino. È una storia particolare e un'atmosfera insolita su formato ancor più "strambo" (non mi fate dire di più). Con Luca siamo d’accordo che la proseguiamo quando abbiamo tempo e voglia e quindi non so quando vedrà la luce anche se spero non tardi. Ahimè, non credo che vi sarà edizione Italiana, al momento è pensato per il mercato della Repubblica Ceca dove sarà pubblicato dall’editore Rando Comics.
 
Un’ultima curiosità: sei diventato famoso nel 2006 con il graphic novel erotico-fantascientifico E.V.A., pubblicato come autore completo per la Free Books, casa editrice che oggi non esiste più. All’epoca dichiarasti che intendevi sviluppare la saga in 8 volumi, ma è poi rimasta in sospeso. Visto che il volume è stato ora distribuito anche in Repubblica Ceca, dove vivi e lavori, non hai mai pensato di riprendere il progetto con un altro editore?
E.V.A. è stato un progetto non fortunato, l’editore decise di farne un edizione extra lusso costosa che di fatto l’ha relegato ad una cosa per pochi (anche perché il mio nome non è così famoso da portare a far spendere troppi soldi a scatola chiusa). Oggi riparte da un edizione economica qui in Repubblica Ceca, devo dire che il primo approccio al mercato è stato assai positivo, attendiamo di vedere i dati a fine mese della distribuzione libraria per capire che accade, se dovessero esserci ottimi segnali potrei valutare l’ipotesi di proseguirne la saga anche se, tanto per cambiare, dubito che in ogni caso lo vedreste in Italia.

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