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Gennaro Costanzo

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La Bonelli al lavoro sulla serie TV di Julia con Gabriella Pession

Con un post su Instagram, l'attrice Gabriella Pession rivela che sta lavorando alla serie tv di Julia realizzata da Endemol.

Non sono noti ulteriori dettagli, ma è quasi certo che la Pession sarà la protagonista della serie. Julia è un criminologa ed è stata ideata da Giancarlo Berardi nel 1998 diventando, fin da subito, una delle serie Bonelli più vendute.

Ricordiamo che attualmente la Bonelli ha in produzione una film su Dampyr e una serie tv su Dylan Dog.

20 anni di Comicus

20 anni di Comicus.

Era il 24 dicembre del 2000 quando Marco Rizzo fondava il sito Comicus.it, un portale dedicato - inizialmente - al fumetto americano, e che poi ha abbracciato il mondo della Nona Arte nella sua totalità. 20 anni sono molti, un'infinità in questa epoca, e tante cose sono cambiate. La rete è cambiata: in questo arco di tempo siamo passati dal 56k, con connessioni che si pagavano al minuto, alla fibra e al 5G disponibili 24 ore su 24 sui nostri smartphone. Sono arrivati i social e un nuovo modo di fare comunicazione.

È cambiato il mondo del fumetto, naturalmente, a pari passo dei mutamenti sociali avvenuti. Nuove voci, nuovi autori, nuovi personaggi che abbiamo cercato di raccontarvi quotidianamente con dedizione.

Siamo cambiati noi, ma quella che è rimasta immutata è la nostra passione e la voglia di parlarvi di fumetti e di quello che gli gira attorno. Il 2021 sarà un anno importante per noi, che speriamo possa segnare anche una rinascita generale dopo un 2020 drammatico per tutti. Non mancheranno novità e festeggiamenti per celebrare questo evento e proseguire il nostro percorso.
La nostra speranza è di avervi sempre al nostro fianco.

Gennaro.

Aldobrando, recensione: il brutale fantasy di Gipi e Luigi Critone

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Il ritorno di Gipi in libreria avviene a un anno di distanza da Momenti straordinari con applausi finti, probabilmente una delle opere maggiormente autobiografiche e sentite dell’autore. Aldobrando, sempre per Coconino Press, rappresenta invece quanto di più distante dal precedente racconto, pur attingendo a piene mani da quelle che sono la poetica e le tematiche del suo autore.
Per certi versi, possiamo affiancare l’opera a la Terra dei figli, racconto post-apocalittico in cui Gipi sembra voler ampliare i suoi orizzonti narrativi sposando appieno la veste di autore di narrativa più pura. In Aldobrando, inoltre, questa strada sembra ancora più limpida in quanto il fumettista toscano – per la prima volta – è autore della sola sceneggiatura lasciando le matite nelle abili mani di Luigi Critone.

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Ambientata nell’universo di Bruti, il gioco da tavolo che Gipi sviluppò alcuni anni fa e per cui realizzò una prima versione del racconto, la storia di Aldobrando è narrata in un medioevo fantastico ma crudo e brutale. Descritto come un incrocio fra L’armata Brancaleone di Mario Monicelli e il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes Saavedra, l’opera è un romanzo di formazione che vede il giovane protagonista, affidato dal padre a uno strego, compiere un viaggio che lo cambierà profondamente. Ingenuo e fragile, Aldobrando verrà catturato e ingiustamente accusato del ferimento del figlio del re, si innamorerà della giovane e meravigliosa principessa, e lotterà costantemente fra la vita e la morte.

La maggiore abilità di Gipi sta nel donare profondità e tridimensionalità ai suoi personaggi che hanno sempre una doppia anima. Anche alle comparse più marginali bastano poche parole per diventare vivi nel racconto dell’autore. La scrittura di Gipi è riconoscibile, ma è quanto mai asciutta ed essenziale: il fumettista cerca – riuscendo – di estraniarsi il più possibile. E in effetti, Aldobrando è un racconto che diventa universale e che vedremmo benissimo trasposto in un film d’animazione o dal vivo.
Il racconto ha due anime: una tenera e dolce, l’altra ostile e brutale, e ogni protagonista ha in sé questi due aspetti. L’intreccio narrativo risulta efficace e perfettamente congegnato, forse un po’ troppo: quello che potremmo imputare all’opera è una certa prevedibilità del suo sviluppo e di alcune sue situazioni.

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Il nome di Luigi Critone potrebbe essere poco noto ai lettori italiani e – in effetti – il fumettista ha visto poche sue opere tradotte in italiano, ma in Francia il suo lavoro è molto apprezzato grazie ai suoi libri realizzati per editori del calibro di Soleil e Delcourt. Non è dunque un caso che il volume, pubblicato prima oltralpe per Casterman, sia stato molto apprezzato dalla critica e dal pubblico locale. Vedendo le sue tavole non è difficile comprende il motivo per cui Gipi abbia scelto questa collaborazione: lo stile di Critone può ricordare alla lontana alcune delle caratteristiche grafiche dell'autore toscano, ma è sicuramente più aggraziato e morbido nel definire i volti dei personaggi e i paesaggi. Interessante il contrasto fra personaggi sgraziati e rozzi, come lo stesso Aldobrando - e figure eleganti e gentili come ad esempio quelle della principessa e della sua serva. Non sappiamo quanto i due autori abbiamo collaborato sulla parte grafica per confrontarsi sui personaggi e sulle tavole ma queste ultime risultano sempre perfette e minuziose, caratterizzate da una gabbia varia ma classica e assolutamente efficace nella regia. 

Molto ben riuscita e imprescindibile la colorazione di Francesco Daniele e Claudia Palescandolo, che optano per un acquerello perfettamente in linea con quello già visto in altri lavori di Gipi, che dona gran profondità e atmosfera alle tavole giocando magistralmente con le luci. Un lavoro, questo, che conferisce calore e umanità ai disegni di Critone.

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Aldobrando è un’opera per tutti, classica e moderna, romantica e brutale. Il volume Coconino Press (29 x 21,5 cm) presenta una copertina rigida e una carta spessa e opaca che rende giustizia – come da tradizione per l’editore – al lavoro dei suoi autori.

Mao 1, recensione: l'opera horror di Rumiko Takahashi

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Rumiko Takahashi è fra le mangaka più famose del mondo, non a caso l’autrice viene definita la regina dei manga. Da fine anni ’70 a oggi, la fumettista ha scritto opere memorabili riscontrando grandissimo successo di pubblico e critica: da Lamù - Urusei Yatsura a Maison Ikkoku (recentemente utilizzato per un video della cantautrice Norah Jones) fino a Ranma ½ - forse la sua opera più celebre - c’è stata una vera e propria escalation per la Takahashi.

In seguito, è arrivato Inuyasha che è stato in assoluto il manga più lungo dell’autrice, oltre che un altro grosso successo. Quello in cui differiva quest’ultimo, però, era la volontà della mangaka di abbandonare la commedia (seppur spesso contaminata da elementi fantastici e mitologici) per approcciarsi al genere avventuroso. Un approccio che ha pagato, ma che la Takahashi ha messo da parte per la sua opera successiva, Rinne, in cui ritornava alla commedia. Serializzato dal 2009 al 2017 in 40 volumi, quest'ultima è anche l’opera meno apprezzata da fan e critica che hanno ravvisato una certa stanchezza nelle tematiche e nelle situazioni, nonostante una gradevolezza di fondo e una qualità generale sempre oltre la sufficienza. Mao, dunque, rappresenta per la 63enne Takahashi una nuova sfida: ritrovare la sua migliore ispirazione artistica e ritornare al genere avventuroso – misto questa volta all’horror - dopo Inuyasha, magari con lo stesso successo.

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Serializzata a partire dal maggio 2019 su Weekly Shōnen Sunday della Shogakukan, la serie ha per protagonista la liceale Nanoka Kiba, una ragazza misteriosamente sopravvissuta a un incidente all’età di 7 anni in cui i genitori hanno perso la vita, e Mao un misterioso medico e onmyōji (specialista nelle arti magiche e nella divinazione) che è alla ricerca di una creatura chiamata Byōki che lo ha maledetto diversi anni prima. Quando Nanoka torna sul luogo in cui ha subito l’incidente anni prima, viene trasportata magicamente in un’altra epoca ovvero quella del Periodo Taisho del Giappone (che va da 1912 al 1926) ed è qui che incontra Mao. Frequentandosi i due si accorgono di essere molto simili e che c’è un legame fra loro e che unendo le loro forze possono far luce sul loro passato e sul loro futuro.

Come evidente, dalla lettura del primo numero i punti in comune con Inuyasha sono numerosi, tanto quanto le differenze. Come nella precedente opera, c’è il viaggio fra due epoche e lo scontro con demoni provenienti dalla tradizione folkloristica giapponese, tuttavia quello che principalmente differisce in Mao è il tono. Nonostante, infatti, Inhuyasha fosse un manga avventuroso, l’autrice non rinunciava a gag e momenti più leggeri, in Mao no e questo è dovuto anche al carattere dei due protagonisti Nanoka e Mao estremamente posati e seriosi, nonché più collaborativi, laddove Inuyasha e Kagome erano irruenti e rissosi portando a situazioni turbolente. Sicuramente su questa scelta pesa l'abbandono delle tinte fantastiche e a favore di quelle horrorifiche.

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In che modo si evolverà la trama non è dato saperlo, ma la lettura del primo numero intriga il lettore ma non lo stupisce più di tanto: è evidente come la Takahashi sia andata abbastanza sicura di sé col pilota automatico, utilizzando tematiche, cliché e situazioni non certo nuove. Solo il tempo, dunque, potrà dirci di più sulla bontà dell’opera, ma ad ogni modo i fan della mangaka apprezzeranno questo primo numero che non deluderà neanche chi è in cerca di un manga dal gusto classico e solido.

Riguardo le tavole, lo stile dell’autrice è certamente riconoscibile e non vuole proporre grosse modifiche o innovazioni superati i suoi 60 anni d'età. I due protagonisti si contraddistinguono dai suoi altri personaggi per poche caratteristiche fisiche: la cicatrice sulla faccia di Mao e un ciuffo di capelli bianchi, mentre per Nanoka è stato scelto un caschetto nero. In generale, i tratti somatici dei personaggi dell’autrice sono ben riconoscibili. La fattura generale delle tavole, così come la loro regia, resta sempre di livello. La Takahashi almeno graficamente non si smentisce e chi adora i suoi disegni non resterà deluso.

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L’edizione italiana di Mao è ovviamente pubblicata da Star Comics, editore storico delle opere della Takahashi nella nostra lingua. La serie viene proposta nel classico formato brossurato 11,5x17,5 cm all’interno della collana Express, sicuramente con carta e confezione lontane dalle edizioni più lussuose a cui il mercato di oggi ci ha abituato, ma il prezzo di 4,50€ per 192 pagine giustifica ampiamente il prodotto estremamente concorrenziale.

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