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Riae diventa un fumetto: essere una Suicide Girl, intervista agli autori

Elisabeth Mac Carthy, meglio nota come Riae, è una delle Suicide Girl più famose della rete, come dimostra il suo profilo instagram che vanta circa 3 milioni di iscritti. Ma cosa c'è oltre la vita da modella alternativa da centinaia di migliaia di click al giorno? È quello che ci racconta la stessa Riae grazie al lavoro dello sceneggiatore Leonardo Cantone e del disegnatore Emmanuel Viola che, per Manfont, hanno realizzato un fumetto sulla nota suicide girl. Abbiamo incontrato gli autori e la modella durante i giorni di Napoli Comicon in occasione dell'uscita del numero 0 del fumetto.

Com’è nato il progetto? Da chi è partito e come siete stati coinvolti?
EV: Il progetto è partito da me. L’idea del fumetto è nata circa due anni fa, ma io già avevo realizzato per Riae alcuni disegni. E mi era venuta l’idea di parlare del mondo delle Modelle Alternative. Ma parlare di tutto ciò che c’è dietro, oltre la patina. All’inizio dovevano essere solo personaggi inventati, però non sarebbe stata la stessa cosa. Abbiamo puntato in alto!
Prima di tutto ne ho parlato con Leonardo. Abbiamo provato a contattare direttamente Ria e fortunatamente ci ha risposto!

LC: Io ed Emmanuel avevamo cominciato a parlare e a lavorare su alcuni progetti. Per quello delle modelle alternative avevo cominciato a studiare la storia e i personaggi, poi Emmanuel ha detto “Perché non tentiamo con Riae?”. E ci è andata bene!
Ci siamo interfacciati con Riae dopo tante e lunghe chiacchierate abbiamo costruito la storia partendo, ovviamente, da tutte le sue esperienze…

R: Infatti, il fumetto, comincia proprio con una videochiamata!

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Cosa volevi che venisse fuori da questa storia?
R: Un’immagine diversa di me che non fosse solo quella della modella mezza nuda!

Per la storia hai dato indicazioni di massima o hai lasciato a loro libertà creativa?
R: Li ho lasciati completamente liberi! Ovviamente ho controllato tutto! [Ride] Io raccontavo le cose, Emmanuel disegnava e Leonardo scriveva, sicuramente meglio di come raccontavo io! [Ride]

LC: Ovviamente, il nostro obiettivo non era raccontare la vita da modella di Riae, sono cose che già si conoscono. Ria ha un’immagine pubblica e non serviva raccontare cose già viste. Come ha detto Emmanuel volevamo raccontare il “dietro le quinte” di questo mondo, ma approfittare proprio della grande esposizione mediatica di Ria per poter raccontare diverse questioni legate a questo mondo: il problema degli haters, la continua negoziazione con il mondo che ti circonda, da quello più vicino a quello più lontano, la negoziazione con se stessi, l’accettazione del proprio corpo e della propria identità.

Di cosa parla la trama?
LC: La storia è la vita di Ria, com’è nata e maturata in lei l’idea di diventare una modella alternativa, le diverse sfide che ha dovuto affrontare: da fotografi con qualche pretesa non proprio corretta, a fan particolarmente invadenti o detrattori particolarmente incattiviti. Ci sono esperienze che non ha vissuto direttamente lei, e che accadono ai personaggi di contorno, che sono accadute a persone che Ria conosce sia positive che negative.

Questa passione com’è nata in te? Quando è nata?
R: Fare la modella?

La modella, ma non la “classica modella”.
R: Anche perché la modella classica non potevo farla [Ride]. Hai visto quanto sono alta?
Ho iniziato nel 2007 con il sito Suicide Girls, prima non avevo idea che esistessero “modelle alternative”, poi, grazie ad una rivista ho scoperto che esistevano e ho mandato delle foto. Senza pretesa, non credevo potessero prendermi. Invece, mi hanno preso e pian pianino il mio personaggio è cresciuto sempre di più.

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Per quanto riguarda lo stile grafico: come hai affrontato questa storia? Sei rimasto fermo sul tuo stile o hai dovuto mediare in qualche maniera?
EV: Ho dovuto mediare. Non è pienamente lo stile che uso di solito. Ovviamente, non avrei mai utilizzato uno stile che andava lontanissimo dal mio stile. È reso più “cartoonesco” rispetto a ciò che faccio di solito. Volevamo affrontare con leggerezza alcuni momenti e con questo stile funzionano di più. Indubbiamente il mio stile è molto erotico e non volevamo enfatizzare solo quell’aspetto.

E trovi che questo stile che hai adottato riduca il tasso di erotismo?
EV: Si. L'altro sarebbe sembrato troppo erotico.
LC: Chiaramente la storia di Riae non è una storia in cui accadono solo cose belle o solo cose brutte. È una storia che affronta diverse questioni di diversa natura e il disegno si adatta alle necessità narrative della storia.

Riae, Visto che sei un personaggio molto popolare, sicuramente ci sono aspetti positivi e aspetti negativi: hater, giudizi di altre donne… Come affronti tutto questo?
R: Litri di Gaviscon! [ride] Scherzo… Me ne frego. Mi arrivano sempre messaggi con insulti, ma me ne sono sempre fregata e continuerò a farlo. Non fare quello che faccio, altrimenti. Apprezzo una critica costruttiva, ma chi mi dice “potresti fare questo quello, copriti, ecc…” non la fa. Ad esempio: nelle Instagram Stories dove mi dicono “si, fai la sexy… Ma mostraci dell’altro!”, ecco, quello è costruttivo. Allora magari parlo o spiego delle cose.

LC: Da qui, anche l’idea di fare il fumetto: raccontare cose che magari lei non può, non vuole o non deve raccontare con quel medium.

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