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Intervista a Marino Neri: Nuno salva la Luna, storia di crescita e responsabilità

È disponibile da qualche settimana per Canicola il volume Nuno salva la Luna di Marino Neri (Il re dei fiumi, La coda del lupo, Cosmo, L’incanto del parcheggio multipiano). L'artista modenese, per la prima volta, si confronta con un libro per ragazzi agganciandosi alle celebrazioni per i 50 anni dell'allunaggio e dando vita a una storia di formazione e assunzione delle proprie responsabilità da parte di Nuno, un guardiano intergalattico che lavora sulla Luna. Abbiamo incontrato l'autore allo scorso Napoli Comicon per approfondire il suo lavoro sul volume. 

Ciao, Marino. Per Canicola è da poco uscito Nuno salva la Luna. Parlaci di questo tuo nuovo lavoro.
Era da un po' di tempo che Canicola mi aveva chiesto se volevo impegnarmi per un progetto per la loro collana per bambini. Era una cosa che non avevo mai affrontato, non avendo mai realizzato un fumetto per bambini, ma che avevo sempre desiderato fare. Anche perché sono stato anch'io un lettore di fumetti da bambino e perché la trovavo una buona sfida. Dopo un po' di rimpalli, approfittando del cinquantennale dell'allunaggio, i ragazzi di Canicola mi hanno suggerito questo tema e da lì ho iniziato a pensare a questa storia ed è nato Nuno salva la Luna.

Ho notato che spesso nei tuoi lavori i protagonisti sono molto giovani, se non addirittura bambini. C’è una ragione precisa per questo? È una scelta, ci avevi mai riflettuto?
Ci ho riflettuto spesso. È chiaro che quando lavori ad una storia il primo approccio è molto istintivo e quindi ti accorgi dopo di stare trattando temi che hanno una certa continuità da un libro all'altro. Mi sono chiesto anch'io come mai, sopratutto i primi tre libri, hanno protagonisti dei bambini o comunque dei ragazzini. Forse la risposta è questa: In tutti e tre i racconti giocavo sul binomio realtà/fantasia per cui avere un protagonista bambino o ragazzino con cui potessi "switchiare" da un argomento realistico a uno fantastico rendeva il tutto più facile.

Infatti, elementi surreali sono spesso presenti nelle tue opere, in Nuno salva la Luna hai potuto definitivamente abbandonarti a un elemento più favolistico e poco ancorato alla realtà.
Esatto, con Nuno finalmente ho potuto mollare i freni su alcune cose, è un fumetto  di fantascienza , quindi ho potuto disegnare esseri che vivono su altri mondi, navicelle spaziali, piante giganti e - appunto - anche un omino verde con le orecchie a punta . È stata una bella liberazione da questo punto di vista.

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Come fonte di ispirazione iconografica, ha avuto qualche riferimento in particolare o sei andata a ruota libera?
Essendo un appassionato di libri e di film di fantascienza, come tutti quelli della mia generazione cresciuto a serie animate giapponesi e a comics americani, ho attinto a tutto l’immaginario che mi ha accompagnato durante la mia formazione. Ho cercato di creare personaggi dallo stile un po' retro', i riferimenti erano anche ai film anni '50-'60 e anche l'utilizzo dei colori va in questa direzione. Ho guardato comunque molto a Leiji Matsumoto per la capacità di ibridare i generi e a Moebius per la sua maestria nel creare ambienti e atmosfere aliene.

La colorazione è ad opera tua, giusto?
La colorazione è stata realizzata insieme a Riccardo Pasqual che mi ha affiancato per gli stretti tempi di lavorazione. Lui aveva colorato Barcazza di Francesco Cattani, che mi era piaciuto, così quando è iniziato questo progetto ho chiesto di poter lavorare con lui. Abbiamo lavorato di pari passo, io ho dato la prima palette di colori e lui ha introdotto delle cose nuove, che forse io non avrei utilizzato, come ad esempio dei rosa molto forti.

Infatti è differente dalla tua solita palette di colori, essendo un libro per bambini è più accesa.

Esatto, di solito io utilizzo una palette di colori più adulta, con colori più tenui, più "seriosi", e l'apporto di Pasqual è stato quello di metterci una palette di colori appunto più pop.

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Tendi ad ambientare le storie nelle periferie, Nuno Salva la Luna potrebbe sembrare una svolta, ma anche qui troviamo una vicenda ai margini. Trovo che il tuo punto di vista sia sempre decentrato, se così vogliamo dire, ti ci ritrovi in questa definizione?
Sì, assolutamente! È una cosa che mi ha sempre caratterizzato, ma perché è la cosa che mi interessa: guardare dove gli altri non guardano. Anche perché, lì c'è molta vita, ci sono molte cose da raccontare.

Abbiamo già accennato all'argomento prima, ma ci dici qual è secondo te il filo conduttore che lega tutti i tuoi lavori, se esiste?
Nuno è un ragazzino, un guardiano intergalattico a cui gli è stato affidato il  compito di preservare e salvaguardare gli strani esseri che abitano la Luna. Semplicemente gli viene chiesto di cambiare l’acqua alle vasche dei Lunari, aprire i boccaporti ai Pesci Spaziali e parlare a un piccolo fiore di materia oscura. Qualcosa a cui nessuno di solito si interessa e che qualsiasi bambino riterrebbe noioso. Nello specifico Nuno pensa che sia una perdita di tempo. Solo nel momento di maggior climax della storia, quando il fiore si trasformerà in una minaccia Nuno capirà di essere l’unico a poter intervenire per risolvere la situazione. C'è una presa di coscienza del personaggio: prendersi cura delle piccole cose è importante tanto quanto fare una grande avventura. Anzi probabilmente di più.
Volevo fare una storia per bambini che parlasse di cura e attenzione verso l’altro, diciamo ponendomi controcorrente rispetto a quello che mi pare sia il senso comune di molta narrazione odierna dove l’ “azione” e “l’interventismo” spadroneggiano. Nella mia storia infatti questo ruolo è affidato ai “cattivi”: i terrestri!
Diciamo, dunque, che un filo che unisce le mie opere è questa attenzione alle piccole cose, alla cura che si deve avere verso quello che potremo chiamare il “mondo dell’invisibile”. Anche ne L'incanto del parcheggio multipiano il protagonista, Zolfo, libera il fantasma dandogli un nome, una piccola cosa che in genere diamo per scontato. Ma il nome è essenziale per dare una storia, un'identità a qualcuno. Zolfo stesso si “libera” seguendo l’intuizione data da un sogno e dialogando con un fantasma, ancora una volta dando ascolto quindi all’invisibile.
Difficile trovare un filo conduttore alla proprie opere, ma se ci sono temi in comune sicuramente sono anche questi.

Seppur godibile a tutte le età, Nuno salva la Luna è un racconto realizzato per un pubblico di ragazzi. Abbiamo già parlato del tuo differente approccio a quest'opera, ad esempio riguardo ai colori. Dal punto di vista narrativo, invece, com'è stato realizzato questo volume? Hai semplificato la tua narrativa, immagino che tu abbia lavorato per sottrazione.
Sì, ho lavorato di sottrazione. L'opera ha diversi livelli di lettura, può essere letta anche da un adulto, però deve avere una forte accessibilità per i ragazzini. La cosa difficile è renderla coinvolgente per loro, è molto più facile coinvolgere un adulto rispetto a un ragazzino, che tende ad annoiarsi presto. Questo è stato l'elemento più difficile, per cui ho lavorato cercando di immaginarmi il coinvolgimento di un ragazzo durante la storia. È stato difficile anche sintetizzare la storia in 40 pagine, che comunque non sono tante. Dal punto di vista del disegno, l'altra cosa che mi sono ripromesso è stata quella di togliere alcune "sporcature" che spesso utilizzavo in altre storie. In un fumetto per bambini devi togliere alcuni fronzoli autoriali che magari un adulto può apprezzare perché è consapevole della stratificazione che c'è dietro un disegno, trovarci riferimenti a un'arte pittorica piuttosto che a un'altra. Il bambino, invece, ha bisogno di chiarezza: per cui ho tolto alcuni “grigi” e alcune pennellate più sporche.

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In generale, come ti approcci ai tuoi lavori? Parti da una sceneggiatura o hai un approccio più grafico e istintivo?
Quando ho iniziato a far fumetti lavoravo in maniera più istintiva, disegnando subito, scrivendo poco. Piano piano, con l'esperienza, ho capito che una buona struttura può aiutarti molto, anche perché nei primi libri buttavo via un sacco di cose, era molto sofferente come modo di lavorare. Quindi, faccio una sorta di sceneggiatura, che non può proprio essere definitiva tale perché questo mi annoierebbe, è più un racconto che scrivo un po' senza pensare che poi debba essere trasposto a fumetti. Poi lo riadatto facendo uno storyboard e poi dopo ridisegnando tavola per tavola. È un metodo abbastanza sistematico, che però mi permette di lavorare con serenità e non arrivare a metà libro finito capendo di aver sbagliato strada.

Una progettazione non troppo rigida, diciamo.
Sì, è un minimo di progettazione. Ognuno ha un suo metodo che vale se funziona. E questo è quello che ho trovato per farlo funzionare.

Un'ultima domanda. A cosa stai lavorando attualmente?
Attualmente sto lavorando a una serie di illustrazioni. Sto illustrando un libro di poesie di un autore italiano, alcune copertine di libri e sto iniziando a lavorare a un nuovo graphic novel che conto di far uscire entro il prossimo anno o poco più.

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